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In Terra Santa nessuna possibilità di pace
“Se per pace si intende un epilogo felice dovremo aspettare qualche generazione. In questo momento non c’è il contesto adatto per arrivare alla pace, perché le ferite hanno bisogno di tempo per essere curate. I cristiani però non possono perdere la speranza; quindi è importante arginare la deriva di odio, che si manifesta soprattutto nel linguaggio; e occorre lavorare per creare occasioni per ricostruire la fiducia e questo non si fa solo con le parole, ma anche con i gesti. Come Chiesa possiamo costruire occasioni di incontro e di relazione attraverso le nostre istituzioni, i nostri ospedali, le nostre chiese”.
Lo ha affermato ieri sera il card. Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, intervenendo a Lodi al ‘Colloquio di San Bassiano’ che si tiene un mese dopo la festa patronale, come riportato da ‘Il Cittadino’, sottolineando la drammatica situazione di Gaza:
“A Gaza la situazione è drammatica: il 90% della popolazione è sfollata, e stiamo parlando di circa 1.800.000 persone. Gran parte della popolazione è ammassata nella zona di Rafah, per la strada, dove non c’è assolutamente nulla. Tutte le infrastrutture al momento sono distrutte. Per la ricostruzione ci vorranno anni, la domanda però è: nel frattempo cosa si fa?
In Cisgiordania ci sono circa 3.000.000 di palestinesi in un’area che, fino a un paio di settimane fa, era ermeticamente chiusa. E per effetto di questo si sono creati grossi problemi economici perché le due fonti di reddito della popolazione palestinese qui sono i pellegrini e il pendolarismo verso Israele”.
E secondo l’ong ‘Save the Children’ dopo che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non è riuscito ad approvare la risoluzione per il ‘cessate il fuoco’ a Gaza, la vita di almeno 1.000.000 di bambini rimane a rischio a causa dei combattimenti, della fame e delle malattie, oltre che per il grave disagio mentale causato da mesi di guerra.
La notizia giunge mentre il bilancio delle vittime tra i bambini di Gaza supera i 12.400, secondo il Ministero della Sanità di Gaza, e gli almeno 36 in Israele, secondo le Nazioni Unite, nonché dopo che il governo di Israele ha dichiarato Rafah, l’ultimo luogo che i civili ritenevano sicuro a Gaza, come prossimo obiettivo.
Più di 1.300.000 di civili palestinesi, tra cui più di 600.000 bambini, sono ora intrappolati lì, senza un altro posto dove fuggire, dopo aver seguito gli ‘ordini di evacuazione’ emessi da Israele che li indirizzavano verso l’area, con la falsa premessa che sarebbe stata sicura:
“Siamo sconcertati nell’apprendere di questo nuovo fallimento, l’ennesimo da parte della comunità internazionale. Dopo più di quattro mesi di violenze incessanti, non abbiamo più parole per descrivere ciò che stanno passando i bambini e le famiglie di Gaza, né gli strumenti per rispondere in modo adeguato.
L’entità della morte e distruzione è enorme, mentre i carri armati sono pronti a entrare a Rafah, dove la maggior parte della popolazione di Gaza è stata costretta a fuggire a causa della fame e delle malattie, questa guerra sta per entrare nella fase più letale possibile. I bambini sono una categoria particolarmente vulnerabile, con diritti e tutele uniche e, come in ogni guerra, stanno pagando il prezzo più alto.
E l’incapacità della comunità internazionale di proteggerli, un dovere legale, sta facendo lievitare questo prezzo a una velocità e con dimensioni mai viste prima. Anche dopo quattro mesi, il più alto organo decisionale delle Nazioni Unite per la pace e la sicurezza internazionale non è stato in grado di farlo.
I bambini vengono delusi dagli adulti che dovrebbero proteggerli. E’ giunto il momento che questi adulti si assumano le loro responsabilità e i loro obblighi legali nei confronti dei bambini, coinvolti in un conflitto in cui non hanno avuto alcun ruolo e che vogliono solo poter vivere”.
Inoltre Inger Ashing, direttrice di Save the Children International, ha riferito che a Gaza si sta assistendo ad una catastrofe: “Quanto accaduto in questi mesi è stato catastrofico, ma qualsiasi estensione delle operazioni militari da parte di Israele a Rafah sarebbe probabilmente fatale per i bambini e le loro famiglie. Oltre la metà della popolazione di Gaza, compresi più di 610.000 bambini, sono stipati in un frammento di terra che non può accoglierli né sostenere la loro sopravvivenza.
Nell’area sovraffollata non c’è nessun posto dove ripararsi dalle bombe, e nessun altro posto dove le famiglie possano fuggire. In concreto, i bambini sono in trappola. Nel caso di un’escalation a Rafah, ci sarà inevitabilmente un aumento significativo delle gravi violazioni contro i bambini, che sono già state commesse a un ritmo senza precedenti.
I responsabili devono essere chiamati a risponderne. Tutte le parti in conflitto, comprese le Forze di Difesa israeliane, le Brigate Qassam (Hamas) e la Jihad islamica, devono essere aggiunte alla lista degli autori di gravi violazioni contro i bambini nei conflitti armati e impegnarsi a compiere azioni immediate per garantire la protezione dei bambini. La responsabilità è essenziale per riconoscere i gravi danni procurati ai bambini, per spezzare i cicli di violenza e prevenire ulteriori violazioni e per ricostruire società pacifiche basate sullo stato di diritto”.
CEI: la Colletta nazionale per sostenere la Terra Santa
La Presidenza della CEI indice per domenica 18 febbraio (prima di Quaresima) una colletta nazionale in tutte le chiese italiane, quale segno concreto di solidarietà e partecipazione di tutti i credenti ai bisogni, materiali e spirituali, delle popolazioni colpite dal conflitto in Terra Santa.
Le offerte raccolte, da inviare a Caritas Italiana entro venerdì 3 maggio, renderanno possibile una progettazione unitaria degli interventi anche grazie al coordinamento con la rete delle Caritas internazionali impegnate sul campo, come ha precisato il direttore della Caritas Italiana, don Marco Pagniello:
“Caritas Italiana è in costante contatto con la Chiesa locale: dopo aver sostenuto, nella fase iniziale dell’emergenza, gli interventi di Caritas Gerusalemme, continua a seguire l’evolversi della situazione, accompagnando le Chiese locali nell’organizzazione delle diverse iniziative per far fronte ai bisogni dei più poveri e favorire un clima di pace e riconciliazione”.
Nel materiale informativo Caritas Italiana delinea sei finalità specifiche a ricostruire un tessuto sociale e urbano ridotto in macerie: ristrutturare ed equipaggiare la clinica di Caritas Jerusalem a Gaza City; fornire attrezzature mediche alla clinica di Caritas Jerusalem a Taybeh, in Cisgiordania; garantire assistenza sanitaria a chi ne ha bisogno nelle aree interessate dal conflitto; fornire aiuti nel campo della salute mentale alle persone traumatizzate dalla guerra (in particolare donne e bambini); fornire aiuti economici alle famiglie vulnerabili; collaborare con la rete internazionale nei progetti di ricostruzione (nella Striscia) una volta raggiunto il cessate il fuoco.
L’iniziativa non sostituisce, ma integra, la ‘Colletta pro Terra Sancta’, che per volontà del papa si svolge nelle Chiese di tutto il mondo il Venerdì Santo e che serve a sostenere i bisogni ‘ordinari’ delle comunità cristiane in quella regione, che riguardano anche la manutenzione e la custodia dei santuari e Luoghi Santi affidati ai francescani; ad assicurare il regolare funzionamento delle scuole gestite dalla Chiesa (istituti in cui si formano, crescendo fianco a fianco, allievi palestinesi cristiani e musulmani); il pagamento degli stipendi del personale docente e non docente; il sostegno alle famiglie che traggono il proprio reddito dal settore del turismo e pellegrinaggi.
Nel frattempo alcune settimane fa un gruppo di intellettuali ebrei ha scritto una lettera per prendere posizione contro la guerra condotta da Netanyahu a Gaza, in cui hanno deplorato l’attacco terroristico di Hamas: “Siamo un gruppo di ebree ed ebrei italiani che, dopo la ricorrenza del Giorno della Memoria e nel vivere il tempo della guerra in Medio Oriente, si sono riuniti e hanno condiviso diversi sentimenti: angoscia, disagio, disperazione, senso d’isolamento. Il 7 ottobre, non solo gli israeliani ma anche noi che viviamo qui siamo stati scioccati dall’attacco terroristico di Hamas e abbiamo provato dolore, rabbia e sconcerto”.
Però al contempo sono stati sconvolti dalla posizione del governo israeliano: “E la risposta del governo israeliano ci ha sconvolti: Netanyahu, pur di restare al potere, ha iniziato un’azione militare che ha già ucciso oltre 28.000 palestinesi e molti soldati israeliani, mentre a tutt’oggi non ha un piano per uscire dalla guerra e la sorte della maggior parte degli ostaggi è ancora incerta. Purtroppo sembra che una parte della popolazione israeliana e molti ebrei della diaspora non riescano a cogliere la drammaticità del presente e le sue conseguenze per il futuro”.
I firmatari hanno concluso l’appello con l’invito a costruire dialoghi di pace: “Per combattere l’odio antiebraico crescente in questo preciso momento, pensiamo che l’unica possibilità sia provare a interrogarci nel profondo per aprire un dialogo di pace costruendo ponti anche tra posizioni che sembrano distanti… Sappiamo bene che cosa sia l’antisemitismo e non ne tolleriamo l’uso strumentale. Vogliamo preservare il nostro essere umani e l’universalismo che convive con il nostro essere ebree ed ebrei. In questo momento, quando tutto è difficile, stiamo vicino a chi soffre provando a pensare e sentire insieme”.
Papa Francesco agli ebrei: l’antisemitismo è contro Dio
Venerdì 2 febbraio papa Francesco ha condannato con forza l’antisemitismo in una lettera indirizzata ‘ai fratelli ed alle sorelle ebrei di Israele’, inviata alla teologa Karma Ben Johanan, tra le promotrici di un appello al pontefice sottoscritto da circa 400 tra rabbini e studiosi per il consolidamento dell’amicizia ebraico-cristiana dopo la tragedia del 7 ottobre, che ha espresso all’Osservatore Romano un sincero apprezzamento: “Siamo profondamente grati per la fiducia e lo spirito di amicizia con cui il Papa, e con lui l’intera Chiesa, ha voluto riaffermare la speciale relazione che unisce le nostre comunità, cattolica ed ebraica”.
La situazione in Terra Santa attraverso il racconto di Nadine Bahbah
“Si avvicini in Israele e Palestina, dove la guerra scuote la vita di quelle popolazioni. Le abbraccio tutte, in particolare le comunità cristiane di Gaza, la parrocchia di Gaza, e dell’intera Terra Santa. Porto nel cuore il dolore per le vittime dell’esecrabile attacco del 7 ottobre scorso e rinnovo un pressante appello per la liberazione di quanti sono ancora tenuti in ostaggio.
Dialogo ebraico cristiano e speranze di pace per la Terra Santa
“La situazione descritta dal profeta appare disperata. Le ‘ossa inaridite’ richiamano l’immagine della sconfitta dopo la battaglia; la ‘speranza svanita’ dice la sfiducia nel futuro e la paura. Su tutto domina un senso di morte e di pessimismo. Trionfano le ‘passioni tristi’: impotenza, delusione, inutilità, paura… Rimestiamo in questo pessimismo e viviamo da vittime impotenti. Lo stesso pessimismo, a volte unito a rabbia e rassegnazione, aleggia anche nella nostra società, spesso ripiegata sul presente, aggrappata al presente, incapace di fiducia nel futuro”.
Card. Pizzaballa: pace è il linguaggio per la Terra Santa
Ieri è stato inaugurato il nuovo anno accademico dell’Università Cattolica a Roma con la prolusione del patriarca di Gerusalemme dei Latini, card. Pierbattista Pizzaballa, che ha tracciato alcune proposte per superare l’impasse in Terra Santa, dove dal 7 ottobre oltre alla guerra è avvenuto anche ‘uno spartiacque nel dialogo interreligioso, che non potrà essere più come prima, almeno tra cristiani, musulmani ed ebrei’:
Giuseppe Cafulli racconta Natale in Terra Santa
Sono trascorsi più di due mesi dal 7 ottobre, giorno che ha segnato l’inizio di questa sanguinosa fase nelle relazioni tra israeliani e palestinesi e mentre sul territorio israeliano continua la pioggia di razzi da Gaza, dal Libano meridionale e dallo Yemen, le vittime tra gli abitanti di Gaza sono oltre 18.000 morti (7 su 10 sono donne e minori), tra i quali anche almeno 90 giornalisti, secondo lo statunitense Comitato per la protezione dei giornalisti. Ed anche i soldati israeliani continuano a morire: i caduti in combattimento dall’inizio dell’invasione della Striscia di Gaza sono 87, mentre 137 ostaggi restano ancora da liberare.
Da Assisi un grido di pace per la Terra Santa
“75 anni fa, il 10 dicembre 1948, veniva firmata la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Essa è come una via maestra, sulla quale molti passi avanti sono stati fatti, ma tanti ancora ne mancano, e a volte purtroppo si torna indietro. L’impegno per i diritti umani non è mai finito! A questo proposito, sono vicino a tutti coloro che, senza proclami, nella vita concreta di ogni giorno, lottano e pagano di persona per difendere i diritti di chi non conta”.
Papa Francesco: il presepe aiuta a capire il cristianesimo
Dai vescovi un messaggio di speranza per l’Italia
Ad Assisi si è conclusa la 78^ Assemblea Generale Straordinaria della CEI sotto la guida del card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della CEI, a cui hanno partecipato il Nunzio Apostolico in Italia, card. Emil Paul Tscherrig, 202 membri e 10 Vescovi emeriti, alcuni rappresentanti di presbiteri, religiosi e religiose, degli Istituti secolari e della Consulta Nazionale delle Aggregazioni laicali.





























