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Papa Leone XIV racconta l’importanza di aiutare
“Vorrei ringraziare Renzo per la sua lettera e per le domande che mi ha posto; cercherò di rispondere ad alcune di esse. A quella a cui ho già risposto è che non ho mai desiderato diventare Papa, né da giovane né da anziano, ma quando il Signore chiama, bisogna dire di sì. Prima di rispondere alle domande, vorrei solo ringraziarvi di cuore per l’accoglienza e dirvi che mi sento davvero a casa qui. E grazie per tutto ciò che rappresentate”: c’è stata una comunità intera di carità ed assistenza diocesana che si è raccontata al papa nella chiesa di Sant’Agustí, conosciuta come la ‘cattedrale dei poveri’, per il legame sociale con il quartiere Raval, una delle zone più problematiche della città catalana per questioni legate a povertà, immigrazione ed esclusione sociale.
Ed ha ricordato che in questa chiesa lui c’è stato: “Potreste pensare che il motivo sia ovvio, evidente, perché si tratta della chiesa di Sant’Agostino, ma lasciatemi dire che la prima volta che sono venuto in questa chiesa (questo arcivescovo non era qui con me) era il 1984. Stavo viaggiando via terra da Roma a León e, quando sono arrivato, ho detto: guardate, c’è una chiesa di Sant’Agostino a Barcellona, andiamo a visitarla. Era chiusa; oggi è aperta. Ed è meraviglioso trovare una chiesa con una comunità agostiniana e così tante persone che vivono qui, che lodano Dio, che trovano comunità, accoglienza e integrazione in questa chiesa e in questo ministero sociale. Grazie di cuore a tutti, davvero”.
E’ stato un dialogo partendo dalla passione papale per lo sport: “Riguardo alla domanda sul calcio, tutti sanno che ora gioco a tennis. Da giovane giocavo a calcio, ma a football americano, un pò più fisico. Giocavo anche a calcio con i seminaristi quando ero a Trujillo, in difesa, se proprio volete saperlo. Non ero un grande goleador, ma quando ero a Roma, dove ho vissuto il mio primo Mondiale, nel 1982, che si è tenuto qui in Spagna, ho segnato diversi gol. Poi, in Perù con i seminaristi, ho seguito da vicino le squadre locali, ma ho anche giocato con loro”.
Per questo ha consigliato di praticare lo sport: “Un pò di sport fa bene a tutti; bisogna trovare il modo di mantenersi in salute: corpo, mente e spirito. Quindi sì, ha fatto parte della mia vita. Il calcio ci aiuta anche a ricordare una cosa molto importante: che la vita non è una corsa da affrontare da soli; è uno sport di squadra e bisogna imparare a correre insieme. Quindi, in questo senso, chi magari è una stella ma non passa mai la palla, beh, non permette agli altri di partecipare al gioco e probabilmente perderà”.
Ed ha risposto anche ad una domanda di Renzo: “Mi hai chiesto se, da piccolo, volevo diventare Papa. Beh, Renzo, non pensavo. Pensavo che ci avrei pensato. Ma posso dire una cosa: fin dall’inizio ho sentito il desiderio di dedicare la mia vita a Dio. Non sapevo come affrontare tutto, la gente comune si sarebbe presa cura del Signore. In questo momento scoprirete che Gesù ha mandato un servo per seguirlo come sacerdote, e che in questo cammino è passato attraverso la chiesa di Sant’Agostino. Ma ciò non vale solo per me. Ogni bambino è un sogno di Dio”.
Poi ha sottolineato l’importanza dei nonni: “Per quanto riguarda i nonni, sì, i nonni sono molto importanti nella vita familiare. Non dovrebbero mai essere lasciati soli. Spesso sono loro che si prendono cura dei nipoti mentre i genitori vanno a lavorare e, con amore e dedizione, aiutano i bambini a imparare l’amore per Dio e per il prossimo, affinché metta radici nei loro cuori e un giorno diventino uomini e donne buoni. E come dovremmo rispondere all’amore? Con amore. Questo è ciò che Gesù vuole che facciamo: prenderci cura dei nostri nonni e accompagnarli nella loro vecchiaia, proprio come loro, a suo tempo, si sono presi cura di noi. Non permettiamo che la solitudine e l’abbandono diventino la norma nella vita degli anziani”.
Ed anche l’importanza del perdono riprendendo il passo evangelico di san Matteo: “Con questo, Gesù intendeva dire: perdonate sempre. Ma dobbiamo comprendere cosa significhi perdonare. Perdonare non significa dire che ciò che è stato sbagliato era accettabile, né significa permettere a qualcuno di continuare a fare del male. Non significa costringere qualcuno a dimenticare, come se nulla fosse accaduto. Perdonare significa non lasciare che l’odio si impadronisca dei nostri cuori. Gesù ci chiede di perdonare perché è l’unico modo per sperimentare la pace di Dio e guarire le ferite spirituali. Quando perdoniamo, imitiamo l’esempio di Gesù, che perdonò coloro che lo crocifissero. La nostra disponibilità a perdonare è una condizione per il perdono che riceviamo da Dio”.
Tutto ciò è definito dalla carità: “La carità evangelica, fondata su Gesù Cristo e nutrita dal suo amore, plasma e definisce la vita personale e comunitaria di ogni cristiano. Pertanto, ogni comunità ecclesiale diocesana, mossa dalla carità e guidata dallo Spirito Santo, è chiamata ad accostarsi, secondo le proprie possibilità e capacità, con discrezione, sensibilità e perseveranza, alle ferite e ai bisogni dei più vulnerabili e indifesi, per alleviarne le sofferenze e porre rimedio alla loro povertà. Lo fa imitando la generosità del nostro Signore Gesù Cristo che, per amore nostro, pur essendo ricco, si fece povero per arricchirci con la sua grazia e la sua salvezza, e che ci chiama anche a riconoscerlo e ad assisterlo in coloro che sono più bisognosi”.
Ed ha ribadito che la dignità della persona umana è ‘sacra’: “Vorrei sottolineare che, come cristiani, siamo chiamati al compito di rendere presente l’amore di Dio per ogni uomo e donna nel tessuto concreto della storia. Il libro della Genesi ci dice che Dio creò ‘l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò’. In ciò risiede l’inalienabile dignità di ogni essere umano, che non dipende dalle sue capacità, dalle ricchezze che accumula o dal ruolo che svolge, ma dal dono che lo precede e lo supera, un dono di Dio come espressione del suo amore incrollabile”.
Ha concluso l’incontro con un incoraggiamento ad essere testimoni della speranza: “Siate, quindi, testimoni credibili della speranza cristiana nel servizio sollecito ai fratelli e alle sorelle che, in una condizione di vita precaria, segnata dalla privazione, dalla fragilità o dalla marginalizzazione, oltre all’aiuto materiale e al sostegno morale, necessitano di Dio, della sua amicizia, della sua benedizione, della sua Parola, dei suoi Sacramenti e della proposta di un percorso di crescita e di maturazione nella fede”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Leone XIV ha invitato a tessere fili nuovi
“E’ un piacere incontrarvi in questo luogo, uno spazio che non solo ospita attività sportive, artistiche e culturali, ma anche le emozioni più profonde dell’essere umano: la gioia e l’ammirazione, l’entusiasmo e la speranza, così come la tristezza e la frustrazione. In questo splendido Paese è impossibile non ammirare l’impronta di creatività che attraversa la sua storia e ne plasma l’identità”: all’All’incontro conclusivo della seconda giornata spagnole, ‘Tessere reti con il mondo della cultura, dell’arte, dell’economia e dello sport’ nel Movistar Arena di Madrid, papa Leone XIV ha esortato a non rigettare il valore dell’eternità, caposaldo dell’identità europea, ed a intrecciarlo con il quotidiano.
Tale bellezza è visibile ovunque: “Una bellezza visibile nelle sue città, nelle sue strade e nei suoi monumenti, nelle sue piazze e nei suoi giardini, nelle sue università e chiese, nella musica, nella pittura e nella danza, nella sua gastronomia. Qui si percepisce anche l’anima delle generazioni che hanno trasformato il paesaggio e gli hanno dato un volto proprio, e questo ci rivela in ogni tratto l’intelligenza e la volontà che risiedono nell’anima umana”.
Quindi dopo aver ascoltato gli interventi il papa ha sollecitato a ‘custodire’ l’anima: “Ho ascoltato con grande interesse ciascuno degli interventi dei relatori; sono d’accordo con voi. La nostra società, infatti, possiede una straordinaria capacità di produrre, innovare e comunicare; tuttavia, sembra che abbiamo ancora bisogno di imparare a custodire l’anima di ciò che essa genera.
Altrimenti, corriamo il rischio di essere esperti nei mezzi di comunicazione ed efficaci nella produzione, ma incerti sul perché, a quale scopo, con chi e per chi si produce. In questo contesto, la Chiesa, consapevole sia dei propri successi che dei propri errori nel corso della storia, desidera rimanere in dialogo con il mondo contemporaneo”.
La custodia dell’anima è realizzata solo se si è capaci di essere umani, in quanto la Chiesa è ‘esperta di umanità’: “Nel DNA dell’umanità è radicato il desiderio di bene, di bellezza e di verità; ed è a partire da questa aspirazione profondamente umana e dalla nostra esperienza plurisecolare che la Chiesa propone percorsi per una vita dignitosa e per il bene comune.
A tal proposito, san Paolo VI affermò dinanzi alle Nazioni Unite che, indipendentemente dall’opinione che si possa avere del Pontefice di Roma, la sua missione è ben nota. In quanto ‘esperta in umanità’, la Chiesa non si disinteressa di nulla di veramente umano. Per questo motivo ‘l’attitudine al dialogo è parte integrante della sua vocazione’. Oggi constatiamo come la questione decisiva rimanga la stessa: che cosa significa essere veramente umani?”
Per questo la Chiesa propone Gesù: “La Chiesa condivide con umiltà ma anche con fermezza ciò che ha scoperto nell’esperienza di fede: che Gesù Cristo risponde alle grandi domande sulla vita umana e la sua pienezza, già in questo mondo e fino al suo culmine nell’eternità… E quindi, essa non può disinteressarsi della cultura, perché attraverso di essa l’uomo in quanto uomo ‘è’ di più”.
La cultura, quindi, è un richiamo a seminare: “E proprio perché il termine ‘cultura’ evoca il concetto di ‘coltivazione’, come suggerisce la radice etimologica comune a entrambi i termini, siamo chiamati a chiederci cosa stiamo seminando oggi, cosa sta fiorendo e cosa sta appassendo silenziosamente nella nostra società; quali valori stiamo preservando e quali stiamo lasciando morire. Sono domande profonde, necessarie e che non possono essere ignorate”.
Per questo è necessario il dialogo ‘sociale’: “Nei vari ambiti dell’attività umana dobbiamo prestare attenzione al linguaggio che si utilizza: scritto, orale e, nell’ambiente digitale, anche quello delle immagini; perché la comunicazione non è mai neutra. Ogni espressione comunica, trasmette; può ferire o guarire, distruggere aspettative o aprire nuovi orizzonti, seminare divisione o risvegliare la speranza nella possibilità di costruire insieme qualcosa di genuinamente umano”.
Un dialogo che si confronta sul valore della dignità umana: “Tessere reti è quindi un dialogo tra istituzioni incentrato sulla dignità umana. Ciò implica, ad esempio, che l’università non volti le spalle al mondo del lavoro né rinunci alla verità; che l’attività imprenditoriale non consideri il dipendente come un semplice fattore nell’equazione dei propri interessi; che l’arte non abbia come unico fine le élite; che lo sport non sia ridotto a spettacolo o trasformato in mero business; che il progresso tecnologico tenga conto degli anziani, dei poveri e di coloro che non hanno voce”.
Però è un dialogo che scaturisce dall’amore di Dio: “Il nostro contributo al dialogo, a partire da una visione cristiana della vita, muove dalla consapevolezza che il Creatore ha intessuto l’essere umano con fili d’amore; poiché egli è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, Dio che è amore. Qui risiede il fondamento dell’inalienabile dignità umana, il cui assoluto rispetto è la base del dialogo”.
Quindi la tessitura è anche servizio: “Uno sguardo obiettivo rivela che uomini e donne mossi dalla fede hanno costruito ospedali e scuole, hanno dato vita a iniziative di solidarietà e hanno parlato con un linguaggio che nobilita le persone. Per questo è lecito chiedersi con onestà se il mondo (ed in particolare l’Europa) avrebbe forgiato la propria identità senza l’impronta spirituale che ha permeato la sua storia”.
Da qui la sfida per un’Europa che sta perdendo la fede attraverso l’invito a spalancare le porte a Gesù: “Non si tratta di una provocazione, ma di un invito a riflettere se l’eternità, che ha fatto irruzione nel tempo e nello spazio attraverso l’incarnazione di Gesù Cristo, possa riconciliarsi con la quotidianità. E’ davvero possibile credere che l’Europa (che tanto amiamo) sarebbe la stessa senza l’impronta della fede? Perché temere che l’eternità permei la quotidianità? E’ ancora vivo il grido dei miei predecessori: Non temete! Spalancate le porte a Cristo! Gesù Cristo non ci toglie nulla e ci dona tutto”.
Ed infine al mondo sportivo, riprendendo le parole di papa san Giovanni Paolo II: “Permettetemi infine di rivolgere la vostra attenzione a un mondo che, come sapete, non mi è estraneo: quello dello sport. Pensiamo a quanti di noi hanno imparato il rispetto per l’avversario su un campo di gioco piuttosto che ascoltando un discorso. Quanti sportivi ci insegnano a perdere senza odiare, a vincere senza umiliare o a rialzarsi dopo essere caduti”.
Ecco la tessitura di fili nuovi: “Cari amici, vi invito quindi a essere fili nuovi per tessere reti nuove che armonizzino tutti gli ambiti della vita, per intrecciare una società rinnovata in cui il tempo si impregni di eternità, la cultura custodisca la memoria e favorisca il dialogo, l’educazione promuova la ricerca della verità con spirito critico, l’arte susciti stupore e generi emozioni nobili, l’impresa riconosca la dignità della persona e il lavoro continui a essere motore di speranza… Perché in tutto questo è in gioco che, in futuro, continui a risplendere la nostra magnifica umanità”.
Il discorso del papa è stato preceduto dalle testimonianze dell’attore Antonio Banderas, di due atlete, Marín e Perales, del rettore dell’Università Complutense, di rappresentanti del mondo del lavoro, che hanno invocato la difesa della dignità umana nel cambiamento portato dall’Intelligenza artificiale.
(Foto: Santa Sede)
Oltre 4.000 giovani in cammino per la pace: a Rondine aperto YouTopic Fest 2026, il festival del conflitto
I quattro giorni disarmanti di YouTopic Fest 2026 si sono aperti questa mattina con la Marcia ‘In Cammino per la Pace’, circa dieci chilometri colorati dall’energia dei giovani che da Arezzo hanno raggiunto Rondine. Partita alle ore 9.00 da Arezzo ha visto partecipare oltre 4.000 giovani arrivati intorno alle ore 12.00 alla Cittadella della Pace, nell’Arena di Janine, dove si è tenuta la cerimonia di inaugurazione di YouTopic Fest.
L’arrivo a Rondine è stato accompagnato da atlete e atleti paralimpici e dall’accoglienza delle studentesse e degli studenti internazionali della World House, giovani provenienti da luoghi segnati dal conflitto che a Rondine imparano ogni giorno a trasformare la distanza in relazione. Come Susana e Shadia che hanno raccontato l’esperienza vissuta in Colombia:
“Siamo cresciute ascoltando storie di violenza, di sfollamenti, di sedie vuote intorno ai tavoli di famiglia. Eppure abbiamo imparato anche un’altra cosa. A creare spazi di guarigione dentro la ferita. A costruire giustizia anche quando sembrava impossibile. A parlare di riconciliazione quando il rancore sembrava più facile. A perdonare senza rinunciare alla memoria. Tutto questo è nato da un’inquietudine che non si è lasciata spegnere. L’inquietudine non è il problema, ma la crepa da cui entra la luce”.
Benedetta Bisi, rondinella d’oro ex studentessa del Quarto Anno Rondine, ha spiegato che “Questa marcia vi ha portato fino a Rondine, ma Rondine, se funziona davvero, non finisce qui. Ve la portate addosso. Può essere una ferita luminosa: qualcosa che resta aperto, che continua a farvi domande, che non vi permette più di accontentarvi delle risposte facili. Siete arrivati alla fine di una strada, ma non pensate di essere arrivati. Avete soltanto imparato la direzione”.
L’apertura dell’evento si è caratterizzata anche per l’attenzione allo sport inteso come linguaggio civile, strumento di inclusione e possibilità concreta di superare limiti e barriere. Al centro la memoria viva di Alex Zanardi che nel 2015 condusse la prima lezione del Quarto Anno Rondine avviando il progetto con una straordinaria testimonianza di vita: una storia capace ancora oggi di generare coraggio, ironia, libertà e capacità di rialzarsi senza trasformare il dolore in retorica.
E’ stato emozionante riascoltare, a distanza di dieci anni, le sue parole che individuano un ‘comune denominatore’ che lo lega ai ragazzi: le sfide, le difficoltà e le prove che ciascuno è chiamato ad affrontare nel corso della vita. Accosta la propria esperienza personale a quella degli studenti, impegnati ogni giorno a confrontarsi con coetanei provenienti da contesti culturali diversi e talvolta educati a considerarsi nemici.
Daniele Bennati, ex commissario tecnico della Nazionale italiana di ciclismo, ha evidenziato la figura di Zanardi che ‘ci ha insegnato a guardare alle difficoltà come opportunità’, un ‘esempio di forza mentale’ che ‘non ha perso la speranza il sorriso e la positività’.
Tra le voci dell’inaugurazione ci sono state quelle di Alessandro Benvenuti, attore e regista cinematografico e teatrale; Chiara Bazzoli, scrittrice e autrice del libro C’era un albero in Giappone; Arturo Mariani, scrittore, calciatore della Nazionale italiana calcio amputati, speaker motivazionale e mental coach. Giada Rossi, campionessa paralimpica e medaglia d’oro che ha spiegato come “Dietro un traguardo ci sono tante sconfitte.
Lo sport è pace, equilibrio e inquietudine allo stesso tempo, ma soprattutto è il mezzo che permette di esprimermi al massimo delle mie possibilità, al di là da ogni confine”. Luciano Tagliaferri, che nelle edizioni passate ha sempre partecipato come dirigente scolastico e oggi per la prima volta in qualità di direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale: “Nelle scuole aretine accogliamo i ragazzi del Quarto Anno Rondine e in tantissime scuole toscane e di tutta Italia, abbiamo le Classi Rondine, esperienze bellissime e importanti che gettano nel mondo della scuola semi di pace. Oggi è una festa della scuola, una festa della pace, una festa dei giovani che si impegnano già dall’oggi alla costruzione di un futuro migliore, di pace, giustizia e benessere”.
La Marcia è promossa in collaborazione con la Consulta degli Studenti Provincia di Arezzo, del Parlamento Regionale degli Studenti della Toscana e dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana e con il sostegno del PR FSE+ 2021-2027 della Regione Toscana all’interno del progetto di Educazione alla Pace e alla Trasformazione dei Conflitti e dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale.
Nei panel del pomeriggio si parla dell’inquietudine come parte centrale dell’esperienza scolastica proponendo uno sguardo sulla scuola come spazio di relazione, confronto e trasformazione dei conflitti interiori e relazionali che accompagnano la crescita. Spazio anche alle esperienze delle Sezioni Rondine per raccontare come il metodo di trasformazione dei conflitti viene applicato nella quotidianità. Nel pomeriggio si torna a parlare di sport, ambito dove ciascuno sperimenta il limite e il suo superamento.
Ecco allora il panel ‘Il limite è un punto di partenza: l’inquietudine nello sport’, per portare a galla l’inquietudine di chi tocca con mano difficoltà e contrasti e trova dentro di sé e in relazione con gli altri il percorso creativo per individuare strade nuove. Il panel, sostenuto dall’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale. Il Fondo sociale europeo plus a sostegno della cultura di pace viene raccontato in una presentazione e illustrazione dei progetti vincitori dell’Avviso pubblico per la selezione e il finanziamento di progetti per la realizzazione di attività di sensibilizzazione rivolta agli Istituti scolastici toscani in materia di Educazione alla Cittadinanza Globale su valori fondanti dell’Unione Europea con particolare riferimento alla pace e ad altri temi di Agenda 2030.
Altro spazio caratteristico di YouTopic è l’Angolo del conflitto, dove le persone mettono a nudo il proprio vissuto e condividono come hanno affrontato le proprie inquietudini. Tra loro Giulia Cicoli, co-fondatrice di Still I Rise, regista Alessandro Benvenuti e Luciana Ciliento con Carola Benedetto, le scrittrici che hanno raccontato “La storia di due padri contro la guerra”.
Dopo la marcia ‘In cammino per la pace’, ha preso ufficialmente il via il cartellone di eventi di YouTopic Fest 2026 il Festival internazionale sul conflitto che ogni anno si svolge a Rondine Cittadella della Pace, alle porte di Arezzo. Da giovedì 4 a domenica 7 giugno quattro giorni di incontri, panel, workshop e mostre – con protagonisti studenti, cittadini, artisti, campioni dello sport, imprenditori, esperti, giornalisti e giovani da tutto il mondo – che avranno al centro una domanda: ‘Inquietudine. Come custodire la scintilla dell’umano?’
Nei panel del pomeriggio si parla dell’inquietudine come parte centrale dell’esperienza scolastica proponendo uno sguardo sulla scuola come spazio di relazione, confronto e trasformazione dei conflitti interiori e relazionali che accompagnano la crescita. Spazio anche alle esperienze delle Sezioni Rondine per raccontare come il metodo di trasformazione dei conflitti viene applicato nella quotidianità.
Lo hanno raccontato nell’incontro moderato da Antonella Mariani, caporedattrice Avvenire, Agnese, Alessia, Sara e Viola, che hanno descritto come il Metodo Rondine abbia permesso di ricomporre uno scollamento tra la ‘vita vera’ e la scuola, ‘tra quello che vivevamo ogni giorno e le domande che ci attraversano nell’adolescenza’, uno ‘strumento potentissimo’ che ha permesso di affrontare con la mentalità giusta anche una bocciatura, ‘un cantiere umano fatto di errori, cadute, fatica e ripartenze’, strumento capace di aiutare a trovare la risposta alla domanda ‘cosa vuoi fare da grande?’, domanda che spesso genera inquietudine e che tramite il metodo Rondine ‘Non ci ha dato una risposta pronta, ma uno spazio di ascolto e di autoascolto, di condivisione e confronto’, essere ‘Solutionary’ per non restare fermi davanti ai problemi, ma trasformare l’inquietudine in azione di fronte a un’ingiustizia sociale o ambientale e chiedersi che cosa possiamo fare per cambiarla alla radice. Nel corso del confronto Luciano Tagliaferri, Direttore dell’ufficio scolastico regionale, ha detto che con le sezioni Rondine “abbiamo cercato sin dall’inizio di creare un ambiente dove ognuno trova il proprio posto, dove le ragazze e i ragazzi veramente crescono”.
A seguire uno spazio tutto dedicato alle esperienze delle Sezioni Rondine di tutta Italia per raccontare come il metodo di trasformazione dei conflitti è stato applicato nella quotidianità. Le giovani e i giovani hanno raccontato il lavoro della propria scuola, espressione e restituzione di un processo di riflessione, elaborazione e approfondimento svolto in classe sul tema dell’Inquietudine e altre esperienze di valore realizzate o vissute concretamente durante l’anno scolastico.
Il progetto è realizzato nell’ambito del protocollo n. 21 del 27/09/2023 – Accordo di collaborazione sottoscritto con il Ministero dell’Istruzione e del Merito per la diffusione della sperimentazione ‘Sezione Rondine’ a livello nazionale e internazionale, nell’ottica della diminuzione della dispersione scolastica, della promozione dei valori del dialogo, dell’inclusione, della convivenza pacifica, della cittadinanza attiva e digitale e del contrasto al bullismo e alla violenza. Il progetto delle Sezioni Rondine è realizzato anche grazie al contributo di Fondazione Roma, Fondazione CR Pesaro e il comune di Roccella Jonica. Tra le esperienze raccontate anche i risultati del progetto “Una Rondine Vola in Friuli” è realizzato in collaborazione con la rete delle scuole friulane aderenti e con il sostegno della Fondazione Friuli.
Ma si è tornati a parlare anche di sport, ambito dove ciascuno sperimenta il limite e il suo superamento con il panel ‘Il limite è un punto di partenza: l’inquietudine nello sport’ per portare a galla l’inquietudine di chi tocca con mano difficoltà e contrasti e trova dentro di sé e in relazione con gli altri il percorso creativo per individuare strade nuove. Il panel, sostenuto dall’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale e realizzato in collaborazione con il Gruppo Sportivo Paralimpico della Difesa ha visto intervenire Giada Rossi, campionessa paralimpica tennis tavolo, il gen. Roberto Como, campione paralimpico, Giovanni Galli, ex calciatore e campione del mondo nel 1982, Amedeo Carboni, ex Nazionale di calcio. Con contributi da mar. magg. Mattia Dal Pastro e da Capo 2° Cl. Andrea Quarta.
Nel pomeriggio il borgo di Rondine si è animato anche con numerosi eventi, visite guidate ed esperienze, tra questi i workshop “La pittura: bussola degli stati interiori”, per esplorare la storia della pittura attraverso il prisma dell’evoluzione degli stati interiori dell’ansia e l’armonia, “Il conflitto in movimento: Agire, Pensare, Trasformare”, laboratorio intensivo per trasformare l’inquietudine in un motore di cambiamento, “Giro del Mondo in un caffè” trasforma il caffè in un linguaggio universale di incontro.
YouTopic Fest 2026 ha ricevuto la Medaglia del Presidente della Repubblica; è realizzato con il patrocinio di: UNESCO, Regione Toscana, Provincia di Arezzo, Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, Comune di Castiglion Fibocchi, Comune di Terranuova Bracciolini, Unione dei Comuni del Pratomagno; con il contributo del PR FSE+ 2021-2027 della Regione Toscana, Poste Italiane, Sebach; con il sostegno di Stride S.r.l., Temera S.r.l., Banca Popolare di Cortona, ElleErre S.r.l., Estra S.p.A., Chimet S.p.A. e Unoaerre Industries S.p.A., Coingas S.p.A., Camera di Commercio Arezzo e Siena, Unioncamere; Itas Mutua; Giacca S.r.l., Federcasse; con il supporto di Unicoop Firenze e Fondazione Il Cuore si Scioglie, Caporali & Bruni S.r.l., Centro Chirurgico Toscano; Fondazione Baracchi; partner tecnici Fattoria La Vialla, Fondazione Cattolica, Fabianelli, Habitech, Confcommercio, Confindustria Toscana Sud, Assifero, Miniconf S.p.A. L’iniziativa è promossa nell’ambito di Giovanisì, il progetto della Regione Toscana per l’autonomia dei giovani.
Tutto questo e molto altro in un programma ricco e tutto da scoprire nel sito https://youtopicfest.rondine.org/ dove è possibile anche registrarsi ai singoli momenti e approfondire le informazioni.
Papa Leone XIV agli atleti: siate testimoni di pace
“Vi accolgo con gioia, poco dopo la fine dei Giochi Invernali di Milano-Cortina, che hanno diffuso nel mondo, insieme a competizioni di altissimo livello, anche un nobile messaggio umano, culturale e spirituale”: incontrando i partecipanti ai Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano-Cortina papa Leone XIV ha affermato che la filosofia del’vincere senza umiliare’ e della sconfitta ‘senza perdere sé stessi’ si applica anche alla politica e alle relazioni tra popoli.
Esprimendo gratitudine al Dicastero per la Cultura e l’Educazione che, con Athletica Vaticana, ha curato la preparazione dell’incontro con un ringraziamento al presidente Luciano Buonfiglio, del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI), e il Presidente Marco Giunio De Sanctis, del Comitato Italiano Paralimpico (CIP), il papa ha sottolineato che anche lo sport è linguaggio:
“Davvero lo sport, quando viene autenticamente vissuto, non resta soltanto una prestazione: è una forma di linguaggio, un racconto fatto di gesti, di fatica, di attese, di cadute e di ripartenze. Durante i Giochi abbiamo visto non solo corpi in movimento, ma storie: storie di sacrificio, di disciplina, di tenacia. In modo particolare, nelle competizioni paralimpiche abbiamo osservato come il limite possa diventare luogo di rivelazione: non qualcosa che ostacola la persona, ma che può essere trasformato, persino trasfigurato in ritrovate qualità. Voi atleti siete diventati biografie che ispirano moltissime persone”.
Quindi lo sport aiuta nella crescita personale e comunitaria: “Lo sport, infatti, concorre alla maturazione del nostro carattere, richiede una spiritualità salda ed è una forma feconda di educazione. Dallo sport si impara a conoscere il proprio corpo senza idolatrarlo, a governare le emozioni, a competere senza perdere il senso della fraternità, ad accogliere la sconfitta senza disperazione e la vittoria senza arroganza”.
Insomma lo sport è anche un allenamento mentale: “Allenando la mente, insieme alle membra, lo sport è autentico quando resta umano, cioè quando rimane fedele alla sua prima vocazione: essere scuola di vita e di talento. Una scuola nella quale si impara che il vero successo si misura dalla qualità delle relazioni: non dall’ammontare dei premi, ma dalla stima reciproca, dalla gioia condivisa nel gioco”.
Inoltre lo sport aiuta ad un dialogo di pace: “Nel tempo attuale, così segnato da polarizzazioni, rivalità e conflitti che sfociano in guerre devastanti, il vostro impegno assume un valore ancora maggiore: lo sport può e deve diventare davvero uno spazio di incontro! Non un’esibizione di forza, ma un esercizio di relazione. Ho voluto ricordare, in occasione di questi Giochi, il valore della tregua olimpica. Voi, con la vostra presenza, avete reso visibile questa possibilità di pace come una profezia niente affatto retorica: spezzare la logica della violenza per promuovere quella dell’incontro”.
Al contempo il papa ha messo in guardia contro le’scorciatoie’: “Al contempo, sappiamo bene che lo sport porta con sé anche delle tentazioni: quella della prestazione a ogni costo, che può condurre fino al doping. Quella del profitto, che trasforma il gioco in mercato e lo sportivo in divo. Quella della spettacolarizzazione, che riduce l’atleta a un’immagine o a un numero. Contro queste derive, la vostra testimonianza è essenziale”.
E’ stato un invito ad offrire una testimonianza di pace nella società: “Portate l’idea che si possa gareggiare senza odiarsi. Che si possa vincere senza umiliare. Che si possa perdere senza perdere sé stessi. E questo vale anche oltre lo sport. Vale nella vita sociale, nella politica, nelle relazioni tra i popoli. Perché lo sport, se vissuto bene, diventa un laboratorio di umanità riconciliata, dove la diversità non è una minaccia, ma una ricchezza. In un’epoca di grandi sfide climatiche, questi Giochi ci ricordano anche il legame tra sport e natura e il nostro dovere di prenderci cura della casa comune”.
Infine ha invitato a guardare il Crocifisso, riprendendo una frase di papa san Giovanni Paolo II: “Oggi, in questa sala, guardiamo alla Croce degli Sportivi (la Croce olimpica e paralimpica) che dai Giochi di Londra 2012 a quelli di Milano-Cortina raccoglie preghiere, attese e speranze, paure e sofferenze delle donne e degli uomini che, a ogni età, condividono le loro esperienze sportive. Davanti a questo supremo ed essenziale Segno di dedizione, rinnoviamo il desiderio di dare il nostro meglio, insieme, in ogni attività.
Cari atleti, ringrazio tutti voi per il vostro impegno. Prego che Gesù Cristo, il ‘vero atleta di Dio’, ispiri a ciascuno sfide sempre più virtuose e doni la forza per viverle con passione. Mentre vi accompagno con la mia benedizione, vi affido una missione: continuare a far sì che la persona rimanga al centro dello sport in tutte le sue espressioni”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Leone XIV invita ad annunciare la Resurrezione agli oppressi
“Invio il mio pensiero a quanti, in diverse parti del mondo, partecipano alle iniziative promosse in occasione della Giornata Internazionale dello Sport per lo Sviluppo e la Pace, rinnovando l’appello perché lo sport, con il suo linguaggio universale di fraternità, sia luogo di inclusione e di pace”: al termine della recita del Regina Coeli’ papa Leone XIV ha invitato a chiedere la pace per tutto il mondo, anche attraverso il linguaggio universale di fraternità e inclusione insito nello sport a cui oggi è dedicata, sotto l’egida dell’Onu, la Giornata internazionale dello Sport per lo Sviluppo e la Pace.
Prima della recita della preghiera del tempo pasquale papa Leone XIV ha invitato i pellegrini ad esultare per la nuova vita donataci dalla Pasqua: “Cari fratelli e sorelle, Cristo è risorto! Buona Pasqua! Questo saluto, pieno di stupore e di gioia, ci accompagnerà tutta la settimana. Festeggiando il giorno nuovo, che il Signore ha fatto per noi, la liturgia celebra l’ingresso dell’intera creazione nel tempo della salvezza: la disperazione della morte è tolta per sempre, nel nome di Gesù”.
Oggi il Vangelo invita alla scelta di credere ad uno dei due racconti su uno stesso episodio: “Il Vangelo di oggi ci chiede di scegliere tra due racconti: o quello delle donne, che hanno incontrato il Risorto, o quello delle guardie, che sono state corrotte dai capi del sinedrio.
Le prime annunciano la vittoria di Cristo sulla morte; le seconde annunciano che la morte vince sempre e comunque. Nella loro versione, infatti, Gesù non è risorto, ma il suo cadavere è stato rubato. Da uno stesso fatto, il sepolcro vuoto, sgorgano due interpretazioni: una è fonte di vita nuova ed eterna, l’altra di morte certa e definitiva”.
E’ stato un invito a soppesare la veridicità della notizia ed a non credere alle fake news: “Questo contrasto ci fa riflettere sul valore della testimonianza cristiana e sull’onestà della comunicazione umana. Spesso, infatti, il racconto della verità viene oscurato da fake news, come si dice oggi, cioè da menzogne, allusioni e accuse senza fondamento. Davanti a tali ostacoli, però, la verità non resta celata, anzi: ci viene incontro, viva e raggiante, illuminando le tenebre più fitte”.
Gesù Risorto invita a non temere la paura della morte: “Come alle donne giunte al sepolcro, anche a noi oggi Gesù dice: ‘Non temete! Andate ad annunciare’. Egli stesso diventa così la buona notizia da testimoniare nel mondo: la Pasqua del Signore è la nostra Pasqua, la Pasqua dell’umanità, perché quest’uomo, che è morto per noi, è il Figlio di Dio, che per noi ha donato la sua vita. Come il Risorto, sempre vivo e presente, libera il passato da una fine distruttiva, così l’annuncio pasquale redime dal sepolcro il nostro futuro”.
Proprio per questa ‘forza propulsiva’ del Vangelo il papa ha esortato tutti ad annunciare la speranza agli ‘oppressi’: “Carissimi, quanto è importante che questo Vangelo raggiunga soprattutto quanti sono oppressi dalla malvagità, che corrompe la storia e confonde le coscienze! Penso ai popoli tormentati dalla guerra, ai cristiani perseguitati per la loro fede, ai bambini privati dell’istruzione.
Annunciare in parole e opere la Pasqua di Cristo significa dare nuova voce alla speranza, altrimenti soffocata tra le mani dei violenti. Quando viene proclamata nel mondo, infatti, la Buona Novella rischiara ogni ombra, in ogni tempo”.
E’ stato anche un invito a non dimenticare la testimonianza di papa Francesco: “Con particolare affetto, alla luce del Risorto ricordiamo oggi papa Francesco, che proprio il Lunedì dell’Angelo dello scorso anno ha consegnato la vita al Signore. Mentre facciamo memoria della sua grande testimonianza di fede e di amore, preghiamo insieme la vergine Maria, Sede della sapienza, perché possiamo diventare annunciatori sempre più luminosi della verità”.
Ed anche il patriarca di Gerusalemme, card. Pier Battista Pizzaballa, nell’omelia pasquale ha invitato ad abbandonare le proprie sicurezze: “Il Vangelo di oggi ci mette subito in movimento. Maria di Magdala arriva ‘di buon mattino’, quando è ancora buio. Va nel luogo dove pensa di trovare Gesù. E’ un gesto pieno di amore, ma anche pieno di abitudine: cerca dove lo aveva lasciato, dove l’aveva posto la morte…
Ecco la prima provocazione pasquale, qui, nel luogo più santo e più fragile della nostra memoria: Dio non si lascia possedere. Il Risorto non è dove noi lo avevamo messo. Non è dove le nostre sicurezze lo avevano sistemato. Il Risorto ci precede. Questa è l’idea forte della Pasqua: non siamo noi a custodire Dio; è Dio che libera noi”.
La resurrezione cambia i pensieri di ciascuno: “Noi, invece, vorremmo una fede che non scombini. Vorremmo trovare Gesù ‘al suo posto’: dentro le nostre immagini, le nostre formule, i nostri schemi religiosi che a volte diventano gabbie, dentro le nostre nostalgie. Ed invece, a Pasqua, Dio fa una cosa che non avevamo chiesto: si sottrae. Non per fuggire, ma per salvarci da un equivoco: che la fede sia qualcosa da possedere, un controllo, una prova in tasca”.
La Pasqua è una vita ‘altra’: “La Pasqua non ci promette una vita ‘facile’. Pasqua ci promette una vita aperta. E per aprirla, spesso Dio deve prima portarci via delle certezze. Ecco perché la Risurrezione, prima di consolare, inquieta. Prima di riempire, svuota. Prima di dare, toglie. Toglie l’idea di un Dio addomesticato. Toglie una religione che è solo abitudine. Toglie una speranza che non rischia niente”.
Quindi la Pasqua è una porta da attraversare: “Pasqua non è una frase da ripetere; è una porta da attraversare. La pietra è stata tolta. Il varco è aperto. Ma noi dobbiamo decidere se restare dentro o uscire. Uscire significa, concretamente: scegliere il perdono quando sarebbe più facile irrigidirsi; scegliere la verità quando sarebbe più comodo adattarsi; scegliere la speranza quando tutto suggerisce il contrario; scegliere di fare il bene, come Gesù ‘passò facendo del bene’, anche se non fa rumore, anche se non dà prestigio”.
(Foto: Santa Sede)
TumiAmi’: Sport ed inclusione a Palermo con la partecipazione di 200 studenti
Hanno partecipato circa 200 studenti , di cui 30 in maniera assidua, al progetto sportivo di ‘TumíAmí’ all’ ICS Perez Madre Teresa di Calcutta di Palermo, pensato come strumento di aggregazione e crescita e inclusione in un contesto di fragilità sociale a rischio di devianza: “Questo progetto si inserisce in attività già strutturate nella scuola – ha spiegato la Dirigente scolastica Sabrina Marino-, è stato un arricchimento ulteriore, un utile strumento di contrasto ai fenomeni di dispersione scolastica.
I nostri studenti hanno avuto un ulteriore spazio per incontrarsi il pomeriggio; il progetto iniziato già da tempo sta dando i suoi frutti e continuerà fino a fine anno scolastico. Gli studenti possono confrontarsi su un terreno neutro, con educatori esterni, non sono soggetti a valutazione ma li aiuta a crescere”.
“Ringrazio la Life and Life per avere coinvolto la associazione sportiva Piume D’Argento – ha spiegao il presidente Paolo Caracausi- con il Badminton, sport che si pratica con le racchette e il volano. Abbiamo coinvolto tantissimi bambini e bambine ( 8, 9, 10 anni ) che stanno portando avanti con grande sacrificio e interesse questo sport, molti sono anche molto capaci, siamo molto contenti.
A giugno prevediamo di fare una gara, metteremo tutti i bambini in competizione tra di loro. A tutti daremo un gadget, ai più bravi contiamo di dare un premio speciale, per invogliare questi bambini a praticare il Badminton anche ai massimi livelli”.
“Il Progetto TumíAmí ideato e promosso da Life and Life -sottolinea la Vice Presidente Valentina Cicirello- è stato finanziato dall’ assessorato Regionale della Famiglia, della Politica Sociale e del Lavoro. E’ stato scelto il Badminton perché tra gli studenti del ICS Perez Madre Teresa di Calcutta c’ è una grossa componente di bengalesi e in Bangladesh questo è uno sport molto diffuso. Nell’occasione abbiamo anche donato, per conto della Regione Sicilia, diversi attrezzi sportivi per mini volley tra cui una struttura portatile, 14 palloni, 40 casacchine”.
A Palermo lo sport diventa inclusione: studenti protagonisti al plesso Madre Teresa di Calcutta con il progetto ‘TumìAmì’
Mercoledì 18 marzo alle ore 10.30, presso l’ICS Perez Madre Teresa di Calcutta di Palermo (Via Vincenzo Errante 13), si terrà una delle tappe importanti del progetto ‘TumìAmì’. Un progetto, che utilizza lo sport come strumento di aggregazione, crescita personale e inclusione sociale.
Il progetto è rivolto a minori e giovani maggiorenni ancora inseriti nel percorso scolastico che vivono condizioni di particolare fragilità sociale o rischio di devianza nel territorio del Comune di Palermo. Durante l’incontro presso il plesso Madre Teresa di Calcutta, via Maqueda 53, partner ufficiale del progetto, verranno donati alla scuola diversi attrezzi sportivi che permetteranno di proseguire le attività avviate nel corso del progetto, consolidando così il percorso educativo e sportivo intrapreso dagli studenti.
L’iniziativa è stata promossa dalla ‘LIFE and LIFE ETS’, Capofila del progetto, con il partner sportivo l’Associazione Sportiva Dilettantistica Piume d’Argento Badminton Club. Il progetto è promosso e finanziato dall’Assessorato Regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro. La mattinata sarà animata anche da un momento sportivo: i bambini saranno protagonisti di una partita dimostrativa di badminton, uno degli sport di racchetta più veloci al mondo, simbolo delle attività svolte durante il progetto.
Dall’arcidiocesi di Milano un invito ad investire nella formazione sportiva
“Lo sport è una ricchezza inaspettata riguardo al coinvolgimento delle persone: giocatori, società, volontari, famiglie, con una diffusione capillare nei nostri oratori. L’ampiezza e l’attrattività dell’attività sportiva non possono non interessare la missione della Chiesa… Siamo convinti che al centro dell’attività sportiva ci debba essere la persona, riconosciuta nella sua dignità unica ed inviolabile, da accompagnare nella sua crescita umana e spirituale, rispetto alla quale l’attività sportiva, pur in tutta la sua attività di aspetti, è mezzo e non fine”: è un passaggio del documento ‘Sport, vita cristiana e missione’ dell’arcidiocesi ambrosiana che domenica 15 febbraio, ‘For Each Other’ (dal nome del progetto ideato dalla Diocesi per il periodo di Olimpiadi e Paralimpiadi invernali), è stato diffuso in tutte le Comunità pastorali e le parrocchie della Chiesa ambrosiana.
Il documento è il frutto della riflessione sul valore dello sport per tutte le comunità, che il Consiglio pastorale diocesano, insieme all’arcivescovo, ha condotto nella sessione degli scorsi 22-23 novembre 2025, richiamando la responsabilità di custodire nello sport la dignità della persona, lo stile delle relazioni e il bene della comunità.
Il documento, articolato in nove punti, è frutto di lavoro di confronto svolto nell’ultima sessione del Consiglio Pastorale Diocesano, organismo consultivo a servizio dell’arcivescovo e della Chiesa ambrosiana, composto da 143 membri, in gran parte laici e laiche.
Nel testo si sottolinea l’importanza di ‘investire nella formazione a tutto campo’, coinvolgendo allenatori, dirigenti, volontari e tutti i soggetti della comunità cristiana in percorsi che promuovano gli aspetti educativi. Particolare attenzione è rivolta alle famiglie: “Occorre indirizzare ai genitori, spesso molto influenti sulle scelte di impegno sportivo dei figli, una cura educativa circa un modo di intendere l’attività sportiva attento alla centralità della persona”.
Il documento evidenzia il ruolo centrale dei soggetti formativi: “La responsabilità di una formazione pastorale va definita dalla Diocesi tramite i suoi organismi (Fom, Fondazione oratori milanesi, e altri) ed attuata dal CSI (Comitato Sportivo Italiano) e da altri enti di promozione sportiva di ispirazione cristiana, che abbiano ampia esperienza e competenza in questo ambito e una diffusione capillare”.
Allo stesso tempo il documento invita a ‘rafforzare e/o riannodare la comunicazione tra società sportive e comunità cristiana’, favorendo incontri, momenti di confronto e strumenti condivisi che rendano chiara l’identità educativa della proposta sportiva.
Il documento ha intenzione di rilanciare il patto educativo: “Si propone la ripresa della stesura o definizione del patto educativo, quale strumento semplice ed attuabile, condiviso dai consigli pastorali e dai consigli dell’oratorio, laddove esistessero. Tale patto deve essere conosciuto da tutta la Comunità ed essere verificato nel tempo e fatto oggetto di confronto con i progetti educativi delle società sportive presenti a vario titolo negli spazi della comunità cristiana”.
Un’altra dimensione è quella della cultura dello sport, vista come un linguaggio che ‘educa corpo, mente e spirito’, invitando a promuovere ‘la cultura della cura’, il rispetto delle regole e del limite, contrastando modelli competitivi esasperati e pratiche come il doping, perché il risultato sia sempre subordinato ‘al bene delle persone, delle relazioni e della comunità’.
Per questo è necessario mettere in campo una comunicazione tra comunità cristiana e società sportive: “Buone pratiche sportive nascono quando oratorio e società sportiva condividono visioni, linguaggi ed obiettivi. Si propone di favorire momenti di incontro e verifica tra responsabili dell’oratorio e responsabili sportivi, anche con l’ausilio della sezione Sport della FOM e del Servizio per l’Oratorio e lo Sport.
Si propone anche di valorizzare la presenza comune nei momenti significativi della vita comunitaria e di promuovere strumenti condivisi che rendano più chiara l’identità educativa della proposta sportiva”.
Mons. Delpini agli atleti: ascoltare il corpo
Giovedì scorso si è celebrata nella basilica di san Babila a Milano la messa di accoglienza della ‘Croce degli Sportivi’, presieduta da mons. Mario Delpini, che ha segnato l’avvio ufficiale del progetto ‘For each other’ (L’uno per l’altro), promosso dalla diocesi di Milano in occasione delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina con un calendario pieno di iniziative educative, culturali e sportive diffuse sul territorio cittadino, rivolte in particolare ai giovani.
La Croce degli Sportivi, inviata dal Dicastero vaticano della Cultura e consegnata da Athletica Vaticana (associazione polisportiva della Santa Sede), è affidata a ogni Diocesi che ospita i Giochi estivi e invernali sin da Londra 2012. Prima dell’omelia dell’arcivescovo ambrosiano è stato letto un messaggio di papa Leone XIV, in cui è stato sottolineato “il valore dello sport al servizio dello sviluppo integrale della persona umana’, ‘assicurando la sua preghiera affinché queste giornate di sana competizione contribuiscano a costruire ponti tra culture e popoli, promuovendo l’accoglienza, la solidarietà e la pace”.
Nell’omelia mons. Delpini ha riflettuto sul valore educativo e formativo della pratica sportiva come scuola di ascesi: “Ascolta: parla il corpo, parla, come si immagina san Paolo il piede, l’orecchio, parla l’occhio, parla la testa. Ascolta: il corpo ti parla, il tuo corpo parla a chi ti incontra.
Non ridurre il corpo a una macchina da sfruttare, non ridurre il corpo a un meccanismo complicato che ogni tanto deve essere aggiustato, non ridurre il corpo tuo e altrui a un oggetto da desiderare, non ridurre il corpo a una prigione di cui liberarsi, a una apparenza di cui vergognarsi.
Il corpo ti parla, il corpo parla: dice della gioia del benessere, dice dell’ardore appassionato dell’atleta che affronta la gara, dice della ferita per cui tutto soffre, non solo il piede, ma anche la mente, anche l’umore: se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme”.
Le gare sono una scuola per apprezzare il corpo: “In queste settimane i Giochi olimpici e paralimpici saranno una specie di festival del corpo. Gli atleti affronteranno le gare per cui si sono preparati da tanto tempo. Ed il corpo racconterà le sue avventure e potrà istruire la città e tutti coloro che sanno ascoltare: il racconto infatti è come una lezione di vita, è come una predica severa, è come una confidenza commovente”.
Ecco il motivo per cui lo sport è una scuola di ascesi: “Il corpo degli atleti delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi dirà di quanta volontà sia necessaria per affrontare gli sforzi, le fatiche dell’allenamento. Una scuola di ascesi. Dirà di quanta virtù sia necessaria per custodire le passioni, i capricci, le seduzioni della prestazione artefatta, la pigrizia che cede alla stanchezza, l’incostanza che si concede alle trasgressioni. Una scuola di morale”.
Inoltre lo sport aiuta a sviluppare uno spirito di squadra: “Dirà di quanta amabilità sia necessaria per coltivare lo spirito di squadra, coordinare i movimenti con gli altri e le altre della squadra; dirà quale umiltà richieda lasciarsi condurre dall’allenatore per correggersi e per migliorarsi. Una scuola di umanità”.
Lo sport è una scuola di vita: “Dirà di quale fortezza sia necessaria per accettare la sconfitta senza deprimersi, per vivere la vittoria senza esaltarsi, per vivere le reazioni scomposte degli altri, le rabbie impreviste, i puntigli irritanti, gli scoraggiamenti paralizzanti. Una scuola di vita”.
Inoltre lo sport aiuta a conoscere il proprio corpo: “Dirà di quanta libertà sia necessaria per riconoscere di non essere perfetti e confrontarsi con le prestazioni degli atleti bellissimi e giovani, e riconoscere la condizione della disabilità senza farne un tormento e viverla invece come la propria condizione per esprimere i talenti e sfidare il limite. Una scuola di audacia e di fantasia”.
Concludendo l’omelia l’arcivescovo ha invitato gli atleti ad accogliere la Croce degli sportivi: “La croce degli sportivi è più uno spiraglio che una figura: il corpo di Cristo, crocifisso per amore, è l’apertura per andare oltre e accogliere il mistero. Il corpo assente incoraggia le domande, lo sguardo, l’attenzione…
Se volete sapere che cos’è l’amore, se volete sapere se ci sia una speranza, se volete sapere come possano i molti diventare uno e quale potenza di Dio rende possibile che tutte le membra del corpo, pur essendo molte, siano un corpo solo, se chiedete che cosa significhi il comandamento di Gesù di amarci gli uni gli altri, ecco che cosa vogliamo dire: Guardate a Gesù, adorate il corpo crocifisso e risorto, ascoltate le sue parole e seguitelo, perché lui è la via, la verità, la vita”.
(Foto: Arcidiocesi di Milano)




























