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Win for Italia Team: per la Consulta Nazionale Antiusura ‘San Giovanni Paolo II’ c’è grande preoccupazione

Le quattro Fondazioni Antiusura della Puglia, -Fondazione San  Nicola e Santi Medici di Bari, Fondazione Buon Samaritano di Foggia, Fondazione San Giuseppe Lavoratore di Lecce e Fondazione Mons. Vito De Grisantis di Tricase-  e le 19 Caritas della Puglia, condividono la grande preoccupazione della Consulta Nazionale Antiusura San Giovanni Paolo II per l’ennesima scelta di introdurre un nuovo gioco d’azzardo ‘Win for Italia Team’, trasformando ancora una volta la fragilità dei cittadini in una fonte di entrate.

E’ inaccettabile che, di fronte a un’emergenza sociale ormai conclamata, le istituzioni continuino a considerare l’azzardo come una leva fiscale, ignorando deliberatamente le conseguenze devastanti che questo sistema produce nelle famiglie italiane.

Ancora più grave è associare un nuovo gioco d’azzardo all’evento sportivo per eccellenza come le Olimpiadi. Lo sport dovrebbe rappresentare vero divertimento e svago che mette al centro l’impegno individuale e di squadra nel rispetto delle regole e dell’altro, per una crescita personale e collettiva. L’azzardo non ha nulla di tutto questo. Legare il mondo olimpico a un meccanismo che genera povertà significa macchiare un ambito che dovrebbe invece educare, ispirare e dare speranza.

In Italia il gioco d’azzardo ha raggiunto dimensioni allarmanti: la raccolta nazionale ha superato € 157.000.000.000, con perdite per i cittadini vicine ad € 23.000.000.000. Numeri che raccontano un fenomeno trasversale, che compromette anziani, giovani (anche molti minori di età), studenti e le loro famiglie. L’azzardo è oggi una delle principali cause di indebitamento, e troppo spesso l’indebitamento sfocia nell’usura, come dimostrano gli ascolti in costante aumento presso le Fondazioni antiusura, dove ogni giorno arrivano persone che hanno perso tutto: risparmi, relazioni, fiducia, dignità.

Quando lo Stato continua a utilizzare l’azzardo come leva fiscale, i cittadini pagano un prezzo altissimo in termini economici, psicologici e sociali. E’ una contraddizione che non può più essere ignorata: da un lato si parla di prevenzione dell’azzardopatia o si promuove il cosiddetto gioco responsabile, dall’altro si moltiplicano le offerte di giochi che alimentano dipendenza, povertà e disperazione.

In un momento in cui migliaia di famiglie sono in difficoltà, il Paese avrebbe bisogno di tutt’altro: educazione finanziaria, percorsi di prevenzione dell’indebitamento, strumenti per un accesso al credito più efficaci, politiche di tutela dei più vulnerabili. Non di un nuovo gioco che rischia di diventare l’ennesima porta d’ingresso verso la rovina economica e psicologica.

Le quattro Fondazioni della Puglia condividono, insieme alla Consulta Nazionale Antiusura San Giovanni Paolo II l’ennesimo appello chiaro al Governo: faccia un gesto che risponda al vero spirito delle Olimpiadi rispettando la tregua olimpica, ritirando questa misura. Fermare l’ennesimo gioco d’azzardo significa proteggere le famiglie, difendere la dignità delle persone, restituire allo sport il valore che merita. La Puglia nel 2024 ha speso quasi € 12.000.000.000 per il gioco d’azzardo, più di € 3.000 per abitante compresi bambini. 

Arriva il gioco ‘Win for Italia Team’: ancora un aumento dell’offerta d’azzardo

Come accade ormai ininterrottamente da oltre 30 anni, quando c’è bisogno di drenare nuove risorse, lo Stato si rivolge all’azzardo. Aumentando l’offerta a disposizione dei giocatori. E’ notizia di alcuni giorni fa che nelle riformulazioni della Legge di Bilancio 2026, giunte in Commissione Bilancio al Senato, è prevista l’introduzione di un nuovo ‘gioco numerico a totalizzatore nazionale’ denominato Win For Italia Team.  La quota di gettito erariale derivante dalla raccolta del gioco sarà destinato al ‘finanziamento del Comitato Olimpico Nazionale Italiano’, in particolare per i progetti del Team Italia impegnato nei Giochi olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026.

Ma c’è da “scommettere” che, una volta terminate le Olimpiadi, questo gioco sarà in qualche modo reso strutturale nella già sterminata offerta d’azzardo a disposizione dei cittadini/consumatori. È già accaduto nel 2009 con il decreto Abruzzo che aprì le porte alle VideoLottery per finanziare la ricostruzione dell’Aquila e dei paesi devastati dal terremoto del 6 aprile. O nel 2024, quando venne introdotta la quarta estrazione settimanale del Lotto per sostenere la ricostruzione della Romagna investita da una pesante alluvione. Tutte offerte d’azzardo – teoricamente temporanee e con uno scopo benefico – rese definitive una volta passata l’emergenza.

Questa volta il ‘paravento’ utilizzato per giustificare l’ennesimo aumento di una già spropositata offerta di gioco d’azzardo non è di natura sociale e solidale, ma sportiva. Un’operazione che tenta di ammantare l’azzardo dei colori dello sport e dei grandi eventi, piegandone il significato a fini puramente economici. Riteniamo invece che il gioco d’azzardo non abbia nulla da spartire con i valori olimpici e sportivi di riferimento: il fair play, la lealtà, la solidarietà, la pace, l’uguaglianza. Valori che promuovono benessere, inclusione e responsabilità collettiva, e che risultano incompatibili con un’attività che produce dipendenza, fragilità sociali e gravi ricadute sulle persone e sulle comunità.

Ancora una volta la legge di Bilancio è terreno per colpi di mano sul settore azzardo. Lo scorso anno la manovra venne utilizzata per cancellare l’Osservatorio sul gioco d’azzardo istituito presso il Ministero della Salute, nonché per eliminare il fondo dedicato al contrasto del gioco d’azzardo patologico, inglobato (con meno risorse) in un generico fondo per le dipendenze patologiche.

E ancora una volta si legifera sull’azzardo in provvedimenti dell’ultimo minuto, sottoposti a voto di fiducia del Parlamento. Dimenticando che, in assenza – ancora oggi – di una legge quadro, si tratta di una materia costituzionalmente sensibile, che meriterebbe tutt’altro genere di approccio. La raccolta di gioco d’azzardo è ormai fuori controllo e la cifra record di 157 miliardi di euro di giocate registrata nel 2024, sarà presto superata dai dati del 2025.

Il governo da oltre due anni non trova il tempo per emanare il decreto legislativo di riordino del gioco d’azzardo su rete fisica, ma nel frattempo – oltre ad aumentare l’offerta – smantella ogni argine e strumento di contrasto al dilagare della dipendenza.

Giubileo dei detenuti: Luciana Delle Donne spiega le ragioni

L’ultimo appuntamento giubilare è quello dedicato ai detenuti, che si svolge fino ad oggi in Vaticano, dove papa Leone XIV presiede la messa nella basilica di san Pietro nella giornata conclusiva. Inoltre per questo evento giubilare si sono organizzando alcune iniziative promosse dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale (DSSUI), che ha promosso i ‘Giochi della Speranza’ in collaborazione con la Fondazione ‘Giovanni Paolo II per lo sport’, con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) e con la rete di magistrati ‘Sport e Legalità’.

I ‘Giochi della Speranza’ sono una ‘piccola olimpiade in carcere’, che si sono svolti per la prima volta a Roma nello scorso giugno. A tal riguardo, suor Alessandra Smerilli, segretario del DSSUI, ha affermato che “per chi vive la detenzione, lo sport assume un valore importante perché educa al rispetto, alla disciplina, al lavoro di squadra; aiuta a riconoscere i propri limiti ed a scoprire nuove energie. In carcere lo sport non è solo movimento: è un’esperienza di libertà possibile, di relazione, di fiducia restituita”.

Per questo la Fondazione ‘Giovanni Paolo II per lo sport’ ha spiegato che l’iniziativa ‘Giochi della Speranza’ vorrebbe creare “un modello replicabile anche in altri istituti di pena, per permettere anche alle persone recluse di vivere in armonia e serenità questo momento di gioco ma soprattutto per valorizzare sempre di più lo sport come strumento di crescita personale e reinserimento sociale dei detenuti”. Mentre venerdì 12 dicembre all’Università LUMSA di Roma si è svolto il convegno, intitolato ‘Il diritto alla speranza nel cinquantennale dell’Ordinamento Penitenziario, nell’anno del Giubileo della Speranza e nel triduo del Giubileo dei Detenuti’. Infine nel pomeriggio si svolge all’Auditorium della Conciliazione la commedia musicale ‘Oltre le grate’.

Per comprendere meglio le ragioni di questo evento giubilare abbiamo incontrato la fondatrice del brand ‘Made in carcere’, Luciana Delle Donne, chiedendo di spiegarci la ragione per cui la Chiesa ha indetto un giubileo anche per le detenute ed i detenuti: “Papa Francesco aveva fatto scelte molto forti e simboliche, perché i detenuti e le detenute sono persone scomode che nessuno vorrebbe vedere. Per questo papa Francesco ha testimoniato il modo in cui bisogna trasformare l’approccio nella vita.

L’idea di mettersi al servizio dell’altro mi rende particolarmente felice, perché è proprio quello che sento di fare. E’ una vocazione: quindi l’aver ricevuti questi premi è significativo, perché sono associati al bene, perché la fede e la filosofia cattolica implicano che l’universo restituisca il bene a chiunque. Quindi la preghiera di richiesta di aiuto è fondamentale; occorre abituarsi a chiedere aiuto ed a comprendere che l’altro ti può aiutare è una ricchezza, perchè dare e darsi è la nuova frontiera della ricchezza”.

Quali segni potrebbe offrire ai detenuti la società civile?

“Intanto l’accettazione di questa condizione, perché un detenuto, come diceva papa Francesco, non è sbagliato, ma ha commesso uno sbaglio; però sta ‘pagando’ e quindi deve essere reinserito attraverso le esperienze, come la nostra ‘Made in carcere’ , dove lì trasferiamo una ‘cassetta degli attrezzi’ per vivere in modo corretto e dignitoso nella società civile”.

Perché ‘Made in carcere’?

“E’ una seconda chance offerta alle donne detenute e allo stesso tempo alle stoffe di scarto destinate al macero. Il brand ‘Made in carcere’ nasce nel 2007 da un’idea della cooperativa sociale pugliese ‘Officina Creativa’, che inizia ad offrire un contratto di lavoro alle donne detenute per reati minori, proponendo ore di attività sartoriali all’interno delle stesse strutture di reclusione.

‘Made in carcere’ è una risposta concreta alla crisi, incoraggiata da quell’80% di donne carcerate che, dopo aver imparato un nuovo mestiere, non delinquono più lasciata la prigione. Così da 20 anni le impiegate del carcere femminile ‘Borgo S. Nicola’ di Lecce ricevono mensilmente un regolare stipendio cucendo braccialetti, borse e vestiti ecosostenibili ricavati da tessuti riciclati”.

Perché fare impresa sociale in carcere?

“La nostra sfida è stata quella di organizzare il lavoro di una cooperativa sociale (e quindi non-profit) come una qualsiasi impresa commerciale (produzione, logistica, marketing…). Ma con una differenza: ogni settore può (e deve) soccorrere gli altri in caso di bisogno. Ognuno di noi è cliente e fornitore dell’altro. Fare impresa sociale non è un ossimoro e persino in carcere lo abbiamo sperimentato”.

Quanto è importante il lavoro per chi vive in carcere?

​​“E’ fondamentale. Fa sentire le persone vive e soprattutto consente loro di riacquistare dignità e co​n ​​il ​tempo una nuova identità. Ricevere una busta paga per chi vive in carcere rappresenta un motivo di riscatto ed autostima. Le persone riescono a mantenere i figli fuori, ad avere una vita più decorosa e non sono un peso per chi sta fuori dal carcere. ​La percezione del​ tempo è completamente diversa tra le donne in stato di detenzione che lavorano e quelle che non lavorano: per le prime il tempo vola, per le altre il tempo non passa mai”.

In cosa consiste questa economia ‘circolare’?

“Abbiamo dimostrato che in un contesto di disagio si può fare qualcosa di impossibile. Dalla prigione si può creare un’economia circolare, dove tutti gli attori vincono coniugando etica ed estetica. Non solo vincono quelle donne che riacquistano una dignità ricostruendo il loro percorso di vita, ma diventa protagonista anche il mercato, che acquista oggetti rigenerati e sostenibili”.

In quale modo ‘Made in carcere’ può diventare un modello di giustizia riparativa?

“Made in carcere è un modello che dà spazio a tante altre realtà, perché è pieno di sfaccettature, perché esso è un metodo. Anche la consapevolezza che queste persone hanno commesso un reato e stanno ‘pagando’ aiuta a capire che hanno commesso un reato con la possibilità di riparare al danno”. 

Quando è venuto in mente questo desiderio di aiutare le donne in carcere?

“Quando ho capito che era complicato attivare un asilo, che era il mio primo obiettivo. Senza immaginare poi quanto fosse complesso entrare in un carcere. Ma ho pensato fosse più facile occuparmi di quelle mamme che avevano lasciato i figli fuori dal carcere. Aiutare loro significava aiutare anche il resto della famiglia, in particolare i figli”.

Allora quali difficoltà ha incontrato prima di collaborare con maison blasonate?

“Non mancano mai le delusioni o i fallimenti: chi genera cambiamento e costruisce innovazione ha sempre tutti contro. Molti hanno paura del cambiamento e sono rinchiusi nella loro comfort zone. Siamo stati pionieri del lavoro in carcere utilizzando materiali di recupero. Da una parte c’era il mercato curioso di questa nuova esperienza, anche se non è stato facile sdoganare la parola carcere; dall’altra le istituzioni: il sistema carcere non era abituato, soprattutto al sud, a mettersi a disposizione per il lavoro.

Continua peraltro ad esserci sempre il problema del sottodimensionamento delle risorse, contro il sovraffollamento dei detenuti, quindi è veramente complesso; le direzioni e la polizia penitenziaria sono però nostri compagni di viaggio e ci sostengono. Nonostante le tante difficoltà il nostro è diventato un modello sistemico di riferimento”.

Inoltre con i ragazzi ha scelto anche di dare vita ad una linea che si chiama ‘pane di vita’?

“Realizziamo nel carcere di Bari una forma di panettone con fichi secchi, mandorle e nocciole tostate ed ha un sapore fantastico combinato con il lavoro di questi ragazzi, che vivono un momento difficile, in quanto non hanno riferimenti di adulti, che li aiutano ad imparare a sognare, sperare ed avere fiducia in se stessi. Con ‘Pane di vita’ facciamo questo”.

Onorificenza al merito della Repubblica Italiana, Premio ‘Madre Maria Teresa Fasce’ a Cascia e premio ‘La Fornarina’ a San Ginesio sono alcuni riconoscimenti ricevuti in questi anni: cosa si prova a ricevere questi premi?

“Sono forti emozioni perché ripagano di tutta la fatica quotidiana fatta ed avere riconoscimenti così importanti e profondi è motivante. Dedico questi riconoscimenti a tutte le colleghe e colleghi, partner, ambassador, imprenditori, manager e altri stakeholder di questo lungo viaggio che continua con tanti prossimi progetti”.

(Foto: Made in carcere)

Rapporto Immigrazione: i giovani sono una risorsa

I giovani di origine straniera, nati o cresciuti in Italia, sono i protagonisti silenziosi della trasformazione del Paese. Non solo destinatari di interventi, ma generatori di speranza, portatori di identità plurali e di un futuro da costruire insieme: è il messaggio al centro della 34^ edizione del ‘Rapporto Immigrazione’, realizzato da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, intitolato ‘Giovani, testimoni di speranza’, con gli interventi di mons. Carlo Redaelli (presidente di Caritas Italiana), Manuela Di Marco (Caritas Italiana), Simone Varisco (Migrantes), Maurizio Ambrosini (Uni Milano), Noura Ghazoui (presidente Conngi), Rosanna Rabuano (Ministero dell’Interno), Alberto Caldana (Festival della migrazione), mons. Pierpaolo Felicolo (direttore Migrantes).

Il volume (392 pagine, con la firma di 48 tra curatori e collaboratori), dopo una premessa sul contesto internazionale, offre una rappresentazione della situazione degli immigrati residenti in Italia secondo otto ambiti di vita quotidiana: cittadinanza, economia, scuola, sanità, disagio sociale, sport, comunicazione e appartenenza religiosa.

La sfida raccolta dal Rapporto è quella di provare a fare dei tanti volti della mobilità il volto composito di un Paese. In Italia, gli stranieri regolarmente residenti sono oltre 5.400.000, pari al 9,2% della popolazione. Nel 2024, più del 21% dei nuovi nati aveva almeno un genitore straniero. I principali Paesi di origine dei cittadini stranieri in Italia restano i medesimi rispetto al recente passato, ma negli ultimi anni si osserva una crescita significativa di nuovi arrivi dal Perù e Bangladesh. Tutto questo si registra in un contesto globale in cui, nel 2025, nel mondo si contano 304.000.000 migranti internazionali, il doppio rispetto al 1990, ed oltre 123.000.000 profughi e sfollati.

Il Rapporto 2025 pone al centro i giovani con background migratorio, che rappresentano una risorsa vitale per la società italiana. Molti di loro affrontano difficoltà nel riconoscimento e nella partecipazione, ma la loro esperienza è una narrazione vivente di speranza e cambiamento. «Dare loro spazio non è un favore, ma un investimento per il futuro dell’Italia, che si costruisce anche – e soprattutto – con chi ha il coraggio di sognarlo, da dentro e da fuori», sottolineano Caritas Italiana e Fondazione Migrantes nell’introduzione al volume.

Nel 2024 gli occupati in Italia sono stati 24.000.000, di cui oltre 2.500.000 stranieri (10,5%) e crescono i rapporti di lavoro attivati con cittadini stranieri (+5,8% in un anno), ma persistono disuguaglianze e sfruttamento, soprattutto nel settore agricolo e in quello dei servizi. Le difficoltà abitative restano un nodo cruciale: l’indagine Caritas-Migrantes evidenzia forti discriminazioni e barriere di accesso alla casa per le famiglie straniere. Sul fronte economico, mentre l’incidenza della povertà tra i cittadini italiani si attesta al 7,4%, tra gli stranieri raggiunge il 35,1% (sono 1.727.000 i cittadini stranieri in condizione di povertà assoluta).

La disoccupazione, pur calando nel complesso (-14,6%), migliora soprattutto per gli italiani (-16%), meno per i non comunitari (-5,9%), che restano a un tasso del 10,2% contro il 6,1% degli italiani. Anche sul fronte dell’inattività, il quadro è diseguale: se dal 2021 il calo è stato di 2,2 punti, tra il 2023 e il 2024 il dato resta stabile, con un preoccupante +6,1% per i non comunitari. Nel complesso, emerge un mercato del lavoro fortemente segmentato, dove le opportunità non si distribuiscono in modo omogeneo né tra italiani e stranieri, né tra uomini e donne.

Parallelamente, cresce il ruolo attivo degli stranieri: nel 2024 sono stati attivati 2.673.696 rapporti di lavoro con cittadini stranieri, pari al 25% del totale (+5,8% rispetto al 2023). Le assunzioni si concentrano nel Nord-Ovest (340.000) e nel Nord-Est (267.000), dove la quota di stranieri  supera il 21%, mentre il Sud e le Isole, pur con un’incidenza minore (16,6%), registrano l’incremento più marcato (+13,6%).

Accanto a questi elementi di dinamismo, restano aperte diverse criticità: la bassa partecipazione dei cittadini stranieri alle attività formative, le contraddizioni della gig economy, la diffusione del caporalato (tradizionale e digitale) e le incognite legate al futuro della care economy. Nonostante ciò, il mercato del lavoro italiano mostra una crescente dipendenza dalla manodopera immigrata, indispensabile per industria, servizi e welfare. L’agricoltura è un esempio emblematico: dal 2010 al 2024 il numero di lavoratori stranieri è raddoppiato, superando le 426.000 unità, con un’incidenza passata da un lavoratore su quattro ad uno su tre.

Nell’anno scolastico 2023/2024 è stata registrata la presenza di 910.984 alunni con cittadinanza non italiana, con un’incidenza pari all’11,5%, segno di una società sempre più multiculturale. La grande maggioranza dei figli di immigrati è nata e cresciuta in Italia: ragazze e ragazzi italiani di fatto, ma privi di cittadinanza formale. Sebbene la presenza di giovani con background migratorio nelle classi italiane sia di norma un valore aggiunto, negli ultimi mesi politica e mezzi di comunicazione hanno proposto analisi preoccupate e allarmi educativi e sociali in relazione a fatti di violenza che hanno avuto come protagonisti ragazzi e ragazze di origine straniera, spesso minorenni. La scuola (come l’università) può svolgere un ruolo importante nel necessario lavoro di costruzione e di cura dei legami sociali e di prossimità, di invenzione e di moltiplicazione di spazi e forme di interazione.

Lo sport si conferma terreno fertile di inclusione e cittadinanza attiva; tuttavia, soltanto il 35% delle ragazze straniere pratica attività sportiva, contro il 62% delle coetanee italiane, e merita attenzione il fenomeno dello sport trafficking, cioè il traffico internazionale di giovani atleti Sul piano della appartenenza religiosa, tassello fondamentale nella comprensione del senso di partecipazione alla comunità, si stima che all’inizio del 2025 il totale dei cristiani abbia superato ancora la maggioranza assoluta degli stranieri residenti in Italia, raggiungendo il 51,7%, seppure in netto calo rispetto al 53% stimato per il 2024.

Nel Messaggero di sant’Antonio di settembre l’età dei social: più connessi o più soli?

In anteprima l’ultima intervista a papa Francesco di Marcello Semeraro, giovani medici specializzandi a Lampedusa con i migranti, diario di un pellegrino dalla Francia all’Italia sulle orme di Antonio, la mostra sul dilemma della ricchezza, l’intervista al violinista Alaa Arsheed fuggito dalla Siria, i miti erediteranno la terra, la rubrica del rettore della Basilica del Santo

 Filo conduttore del numero di settembre del «Messaggero di sant’Antonio» è il tema dell’educazione, con riferimenti particolari alle nuove tecnologie usate non solo dalle giovani generazioni, ma anche da quelle più âgé. Perché l’uso assiduo dei device e dei social sta cambiando il funzionamento delle nostre menti e le nostre abitudini sociali, anche se non sempre lo percepiamo.

Nell’era dell’iperconnessione, come tutelare le nostre capacità mnemoniche, l’attenzione, il pensiero critico e addirittura l’empatia? Ne scrive Sabina Fadel in ‘Cervelli al frullatore’, che tra i ‘consigli ai naviganti’ indica la diminuzione dei tempi online e la riscoperta dei libri come àncore di salvezza.

Nel dossier ‘Genitori al tempo della performance’ di Giulia Cananzi la psicologa dello sviluppo Daniela Lucangeli spiega come e perché l’essere genitori è diventato così complicato (pdf integrale in allegato). È possibile un’alternativa che renda più leggero il compito e più efficace e serena la relazione educativa con i bambini?

Le connessioni a 360°, sia dal punto di vista tecnologico che relazionale, sono anche il tema della XVII edizione del Festival Francescano, a Bologna dal 25 al 28 settembre, intitolato ‘Il Cantico delle Connessioni’. Un’occasione per riscoprire il legame profondo che ci unisce tutti e per aprire spazi di riflessione sulle tecnologie che plasmano la nostra quotidianità, orientandone l’utilizzo secondo un senso di corresponsabilità fraterna. L’articolo ‘Fratelli e connessi’ è di Cristiana Meloni.

Una speciale anteprima è dedicata all’ultima intervista a papa Francesco, frutto degli intimi colloqui che il pontefice ha avuto con il cardinale Marcello Semeraro nelle ultime settimane di vita. A metà settembre esce infatti postumo il libro di papa Francesco intitolato ‘Il mio san Francesco’ (ed. Emp), frutto di una serie di intimi colloqui tra Bergoglio e il cardinale. Al centro delle pagine, il rapporto del Papa argentino con la figura di san Francesco. Il ‘Messaggero di sant’Antonio’ ne anticipa eccezionalmente alcuni stralci in ‘Il mio san Francesco’ del card. Marcello Semeraro.

Fabio Dalmasso con ‘Miya-Miya, va tutto bene’ porta i lettori a Lampedusa, dove da tre anni, a rotazione, gruppi di giovani medici specializzandi della Scuola in Malattie infettive e tropicali dell’Università di Bari, accolgono sul Molo Favaloro i migranti. Dalla loro esperienza un libro ricchissimo di testimonianze: ‘Miya Miya. Riflessioni da uno scoglio di confine’ (ed. Edizioni La meridiana).

‘Diario di un pellegrino’ di Alberto Friso è la breve cronaca del primo mese di ‘En Route con sant’Antonio’, il progetto giubilare dei francescani conventuali del Nord Italia, che ripercorre il cammino del Santo dalla Francia a Padova, dove i pellegrini giungeranno il 21 settembre.

Nelle pagine di cultura Luisa Santinello nell’articolo ‘Il dilemma della ricchezza’ indaga il tema della ricchezza attraverso gli occhi di grandi artisti dal Quattrocento al Novecento presentati alla mostra ‘Ricchezza. Dilemma perenne’, alla Casa delle Esposizioni di Illegio (UD), fino al 9 novembre.

Fuggito nel 2011 dal feroce regime siriano di Bashar al-Assad, il violinista Alaa Arsheed è approdato in Libano e poi in Italia. La Siria sta attraversando un momento delicato, racconta: il rischio del ritorno di una dittatura, seppure diversa da quella di Assad, è dietro l’angolo. Lo intervista Lieta Zanatta in ‘Occhi aperti sulla Siria’.

A fare da contraltare alle violenze e alle guerre che funestano il nostro tempo è l’editoriale ‘I miti erediteranno la terra’ del direttore fra Massimiliano Patassini. Mite è chi sta nel presente senza ansie di controllo e volontà di prevalere. Chi sa creare spazi di accoglienza. Chi sa abitare la terra con gentilezza.

Tra le rubriche di questo mese da segnalare infine “Seguendo il Santo” firmata da fra Antonio Ramina, rettore della Pontificia Basilica di Sant’Antonio a Padova, che rilegge e attualizza le parole dei Sermoni antoniani. A settembre la rubrica è dedicata alla Città del Sole, espressione con cui sant’Antonio definiva gli occhi e lo sguardo.

Inoltre la copertina del ‘Messaggero dei Ragazzi’ di settembre è dedicata a Maria José Giorio, atleta paralimpica italo-venezuelana nel lancio del disco e getto del peso, che tra una gara e l’altra si dedica ad aiutare il prossimo con diverse iniziative di solidarietà. E’ lei la protagonista dell’articolo nella sezione speciale Giubileo ‘Maria la pellegrina atleta’ di Angelo Andrea Vegliante di Abilitychannel.tv.

All’interno ampio spazio è dedicato alla scuola e di come affrontarla, che sia una prima volta, un cambio di istituto, un nuovo corso di studi o semplicemente un nuovo anno scolastico. Tra i consigli ce n’è uno che può sembrare banale, ma non lo è affatto: fare una sana colazione! Ne scrive Davide Penello nell’inchiesta ‘Per una salutare partenza’. Insieme a un gruppo di adolescenti il giornalista ha discusso di questo tema: tante volte finiamo col sacrificare questo momento della giornata, e ci troviamo senza energie prima del tempo, perdendo l’attenzione e la voglia di fare, e tutto diventa tremendamente pesante.

Il dossier del mese ‘Caccia alle fake news’ a firma di Fabio Cruccu si occupa di quelle che una volta si chiamavano ‘bufale’. Il 70% dei giovani ritiene di riconoscerle, ma quasi uno su 3 mette un like a una fake news. Nel bombardamento di informazioni che arrivano dal web e dai social media non è facile riconoscere le notizie vere nemmeno per gli adulti, ma il MeRa propone alcune tecniche per riuscire a smascherarle.

Un’altra fonte di distrazione sono i tanti dispositivi elettronici a disposizione degli adolescenti e la montagna di possibilità o criticità (ad esempio il bullismo, l’ansia, disturbi del sonno, solo per citarne alcuni). Laura Pisanello in ‘Scuola libera dallo smartphone’ ha intervistato un esperto, Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta, che ha condiviso preoccupazioni e soluzioni.

Proseguono infine i due fumetti francesi pubblicati in esclusiva per il MeRa ed entrambi tradotti da Luisa Varotto: ‘La valle dei misteri’ disegnato dallo spagnolo Pau Valls e sceneggiato dal francese Chris Stygryt, con protagonisti l’adolescente Pietro, che trascorre le vacanze estive nella casa dei nonni, e l’amica coetanea Milly; e ‘Fratelli nel pallone’, sceneggiato da Mx18 e Ludovic Danjou e disegnato dall’italiano Alessio Zonno, con protagonisti Florian, calciatore di talento destinato a una grande carriera, e il fratello minore, Ezio, affetto da un disturbo autistico, di cui è tutore.

(Foto: EMP)

Un’estate tutta da leggere nel ‘Messaggero dei Ragazzi’ di luglio

Due fumetti lunghi (‘Fratelli nel pallone’ e ‘La valle dei misteri’) ed un racconto (‘Briciola’ di Laura Tangorra) in esclusiva per il MeRa, il fascino delle foreste coralline, ciclisti  imbattibili di ieri e oggi, il ‘primo bacio’ nell’arte. Fumetti in copertina per il ‘Messaggero dei Ragazzi’ di luglio, che al suo interno dedica molto spazio alle strisce e ai racconti con finalità educative per accompagnare gli adolescenti durante le vacanze estive.

A campeggiare nella prima pagina del MeRa il fumetto ‘Fratelli nel pallone’, sceneggiato da Mx18 e Ludovic Danjou e disegnato dall’italiano Alessio Zonno, il cui esordio come disegnatore nel mercato Franco-Belga avvenne nel 2021 proprio con ‘Frères de Foot’ per le Editions Soleil. Di questo fumetto, composto attualmente da quattro volumi, viene ora ripubblicato in esclusiva per la rivista antoniana, con traduzione di Luisa Varotto, la prima parte intitolata ‘Uniti per la vita’.

Quattro le puntate fino a ottobre. Florian, calciatore di talento destinato a una grande carriera, è anche il tutore del fratello minore, Ezio, affetto da un disturbo autistico, che rende difficile per lui stare nella socialità, a scuola e in altri ambiti. Ma Ezio sviluppa un incredibile dono per il calcio e così inizia una nuova pagina della loro storia.

Anche quest’anno torna il sequel di ‘La valle dei misteri’, altro fumetto francese la cui prima parte era stata pubblicata da luglio dello scorso anno. Il fumetto, disegnato dallo spagnolo Pau Valls e sceneggiato dal francese Chris Stygryt, con traduzione sempre di Luisa Varotto, è pubblicato per la prima volta in Italia sempre in esclusiva per il MeRa e farà compagnia ai lettori del MeRa per quattro puntate.

Gli ingredienti principali sono l’incontro e l’amicizia, con un po’ di suspense. Il co-protagonista, l’adolescente Pietro, trascorre le vacanze estive nella casa dei nonni e in compagnia della coetanea, Milly. Li avevamo lasciati un anno fa con un insolito incontro con un extraterrestre, mentre oggi sono alle prese con un misterioso tesoro da scoprire, che li porterà a fronteggiare una banda di bulli della zona, collaborare per il raggiungimento dell’obiettivo e consolidare la loro amicizia.

In esclusiva per il Messaggero dei Ragazzi anche il racconto di Laura Tangorra, originale narratrice italiana che ha pubblicato per Mondadori e per le Edizioni Messaggero Padova (Sul mio divano blu), malata di Sla da molti anni, madre di tre figli, ora anche nonna. “Briciola”, questo il titolo del suo nuovo racconto, è una storia straordinaria di un bambino particolare, che invece di crescere diventa sempre più piccolo. Le illustrazioni sono di Cristina Pieropan, illustratrice di fama mondiale che quest’anno è stata selezionata per la 59° Mostra Illustratori della Bologna Children’s Book Fair (BCBF).

Nel MeRa di luglio ci sono anche tante altre sorprese, a partire dalle ‘MeRaviglie’ del mare, di cui scrive Fabio Dalmasso nell’articolo ‘Foreste coralline’, ecosistemi tropicali, veri e propri tesori naturali che affascinano per la loro bellezza, ma che vanno tutelati.

Nella rubrica di sport, Adalberto Scemma in ‘Gli imbattibili’ propone un giro sulle due ruote con il ciclismo del passato e del presente, aspettando quel che verrà, soprattutto nel Tour de France. Dal “Diavolo rosso” Giovanni Gerbi al “Campionissimo” Costante Girardengo, passando per Fausto Coppi e Gino Bartali, fino ai nuovi campioni di oggi, nostrani e non: Filippo Ganna, Tadej Pogačar, Wout Van Aert, Remco Evenepoel, Mathieu Van der Poel, Jonas Vingegaard.

 Un tocco di bellezza e di passione è quello che porta Mattia Tridello, che parla del bacio e di come l’arte l’ha rappresentato. In occasione della giornata internazionale del bacio, che si è celebrata il 6 luglio, ‘Il primo bacio non si scorda mai, nemmeno nell’arte’ è il viaggio del MeRa nei quadri degli artisti di ieri e di oggi.

Papa Leone XIV agli sportivi: lo sport aiuta ad incontrare la Trinità

“Vi esorto a vivere l’attività sportiva, anche ai livelli agonistici, sempre con spirito di gratuità, con spirito ‘ludico’ nel senso nobile di questo termine, perché nel gioco e nel sano divertimento la persona umana assomiglia al suo Creatore’: prima della recita dell’Angelus per la solennità della Santissima Trinità papa Leone XIV ha concluso il giubileo degli sportivi sottolineando il valore del gesto ludico.

In questo periodo il papa ha ribadito che lo sport deve servire per costruire la pace: “Mi preme poi sottolineare che lo sport è una via per costruire la pace, perché è una scuola di rispetto e di lealtà, che fa crescere la cultura dell’incontro e della fratellanza. Sorelle e fratelli, vi incoraggio a praticare questo stile in modo consapevole, opponendovi ad ogni forma di violenza e di sopraffazione”.

Ed ha elencato alcune delle molte guerre in atto nel mondo, invocando la fine dei conflitti: “Il mondo oggi ne ha tanto bisogno! Sono molti, infatti, i conflitti armati. Nel Myanmar, nonostante il cessate-il-fuoco, continuano i combattimenti, con danni anche alle infrastrutture civili. Invito tutte le parti a intraprendere la strada del dialogo inclusivo, l’unica che può condurre a una soluzione pacifica e stabile.

Nella notte tra il 13 e il 14 giugno, nella città di Yelwata, nell’area amministrativa locale di Gouma, nello Stato di Benue in Nigeria, si è verificato un terribile massacro, in cui circa duecento persone sono state uccise con estrema crudeltà, la maggior parte delle quali erano sfollati interni, ospitati dalla missione cattolica locale. Prego affinché la sicurezza, la giustizia e la pace prevalgano in Nigeria, Paese amato e così colpito da varie forme di violenza. E prego in modo particolare per le comunità cristiane rurali dello Stato di Benue, che incessantemente sono state vittime della violenza”.

Non ha dimenticato la situazione nel Sudan, in Medio Oriente ed in Ucraina: “Penso anche alla Repubblica del Sudan, da oltre due anni devastata dalle violenze. Mi è giunta la triste notizia della morte del Rev.do Luke Jumu, parroco di El Fasher, vittima di un bombardamento. Mentre assicuro le mie preghiere per lui e per tutte le vittime, rinnovo l’appello ai combattenti affinché si fermino, proteggano i civili e intraprendano un dialogo per la pace.

Esorto la comunità internazionale a intensificare gli sforzi per fornire almeno l’assistenza essenziale alla popolazione, duramente colpita dalla grave crisi umanitaria. Continuiamo a pregare per la pace in Medio Oriente, in Ucraina e nel mondo intero”.

Mentre nella celebrazione eucaristica il papa ha collegamento lo sport alla solennità della Trinità: “Il binomio Trinità-sport non è esattamente di uso comune, eppure l’accostamento non è fuori luogo. Ogni buona attività umana, infatti, porta in sé un riflesso della bellezza di Dio, e certamente lo sport è tra queste. Del resto, Dio non è statico, non è chiuso in sé. E’ comunione, viva relazione tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, che si apre all’umanità e al mondo. La teologia chiama tale realtà pericoresi, cioè ‘danza’: una danza d’amore reciproco”.

Quindi ha messo in evidenzia che anche a Dio piace ‘giocare’: “E’ da questo dinamismo divino che sgorga la vita. Noi siamo stati creati da un Dio che si compiace e gioisce nel donare l’esistenza alle sue creature, che ‘gioca’, come ci ha ricordato la prima Lettura. Alcuni Padri della Chiesa parlano addirittura, arditamente, di un Deus ludens, di un Dio che si diverte. Ecco perché lo sport può aiutarci a incontrare Dio Trinità: perché richiede un movimento dell’io verso l’altro, certamente esteriore, ma anche e soprattutto interiore. Senza questo, si riduce a una sterile competizione di egoismi”.

Ed ha segnalato tre parole, di cui la condivisione è importante, perché unisce: “In primo luogo, in una società segnata dalla solitudine, in cui l’individualismo esasperato ha spostato il baricentro dal ‘noi’ all’ io, finendo per ignorare l’altro, lo sport (specialmente quando è di squadra) insegna il valore della collaborazione, del camminare insieme, di quel condividere che, come abbiamo detto, è al cuore stesso della vita di Dio. Può così diventare uno strumento importante di ricomposizione e d’incontro: tra i popoli, nelle comunità, negli ambienti scolastici e lavorativi, nelle famiglie!”

Un secondo elemento riguarda il contatto con la vita: “In secondo luogo, in una società sempre più digitale, in cui le tecnologie, pur avvicinando persone lontane, spesso allontanano chi sta vicino, lo sport valorizza la concretezza dello stare insieme, il senso del corpo, dello spazio, della fatica, del tempo reale. Così, contro la tentazione di fuggire in mondi virtuali, esso aiuta a mantenere un sano contatto con la natura e con la vita concreta, luogo in cui solo si esercita l’amore”.

Infine lo sport insegna a convivere con l’imperfezione, richiamando le parole di san Giovanni Paolo II durante il Giubileo degli sportivi del 2000: “In terzo luogo, in una società competitiva, dove sembra che solo i forti e i vincenti meritino di vivere, lo sport insegna anche a perdere, mettendo l’uomo a confronto, nell’arte della sconfitta, con una delle verità più profonde della sua condizione: la fragilità, il limite, l’imperfezione. Questo è importante, perché è dall’esperienza di questa fragilità che ci si apre alla speranza. L’atleta che non sbaglia mai, che non perde mai, non esiste. I campioni non sono macchine infallibili, ma uomini e donne che, anche quando cadono, trovano il coraggio di rialzarsi”.

Concludendo l’omelia ha ricordato uno sportivo d’eccezione, Pier Giorgio Frassati: “Pensiamo al Beato Pier Giorgio Frassati, patrono degli sportivi, che sarà proclamato santo il prossimo 7 settembre. La sua vita, semplice e luminosa, ci ricorda che, come nessuno nasce campione, così nessuno nasce santo. E’ l’allenamento quotidiano dell’amore che ci avvicina alla vittoria definitiva e che ci rende capaci di lavorare all’edificazione di un mondo nuovo.

Lo affermava anche san Paolo VI, vent’anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, ricordando ai membri di un’associazione sportiva cattolica quanto lo sport avesse contribuito a riportare pace e speranza in una società sconvolta dalle conseguenze della guerra”.

(Foto: Santa Sede)

Giubileo dello Sport: atleti della speranza

“Nel programmare questo Giubileo dello Sport, il Dicastero per la Cultura e l’Educazione, l’organismo responsabile del rapporto tra la Chiesa e il mondo dello sport, ha deciso di elaborare un programma poliedrico, che unisse i diversi attori e realtà della pratica e della pastorale sportive. Più che un programma di gare, il Dicastero ha voluto collegare lo sport alla sua essenza, cioè ascoltarlo come quello che è: una grande esperienza umana di ricerca di senso, di maturazione positiva della importanza del collettivo e della comunità. L’esperienza sportiva, infatti, chiede oggi da essere prospettata come una ricca e decisiva azione culturale, perché, di fatto, lo è profondamente”: con queste parole iniziali il card. José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede, ha presentato il Giubileo dello Sport che si svolgerà in questo fine settimana.

Ed ha ricordato il Giro d’Italia di passaggio nelle strade della Santa Sede: “Serve a molto ricordare che lo sport è oggi una dell’esperienze culturali più estese e determinanti in termine della trasmissione dei valori. Durante lo storico passaggio del Giro d’Italia in Vaticano il 1° giugno, promosso da questo Dicastero per la Cultura e l’Educazione e dal Governatorato della Città del Vaticano, Papa Leone ha detto ai ciclisti: ‘Siete modelli per i giovani di tutto il mondo’. Questa frase mette bene in luce la alta responsabilità che lo sport rappresenta per la società”.

Ed ha auspicato che gli sportivi possano essere ‘missionari’ della speranza: “Auspichiamo che questo Giubileo dello Sport possa risvegliare negli atleti e nell’ampio pubblico interessato questa consapevolezza: che anche loro sono missionari della speranza. Parlare dello sport non è solo parlare di sport: è sempre parlare dell’umano, delle sue ragioni di vita, delle sue gioie, dei suoi desideri di trascendenza e d’infinito. Vale la penna ascoltare con attenzione il mondo dello sport”.

Molto intense saranno le giornate: “Così, sabato mattina, dopo che avremo ascoltato insieme la catechesi di papa Leone XIV nell’udienza giubilare, dove si aspetta un riferimento preciso al giubileo dello sport, organizzeremo il convegno internazionale ‘Lo slancio della speranza’, che si propone di riflettere sul valore umano, pedagogico e spirituale dello sport. Seguendo la metodologia della reciproca condivisione, ci propone di ascoltare le voci di chi è impegnato in prima persona nella pratica sportiva e di chi lavora nella pastorale dello sport. L’obiettivo è quello di discernere le strade che vanno percorse per affermare sempre di più lo sport come segno condiviso di speranza per tutti”.

Seguirà la premiazione dei vincitori del concorso fotografico ‘Sport in Motion’, promosso dal Dicastero: “In altre parole, abbiamo voluto rileggere lo sport attraverso gli occhi dei giovani, perché loro sono privilegiati ricercatori e portatori di uno “sguardo di speranza”. In questo senso, vorrei ricordare le cinque categorie del concorso: Sport e famiglia; Sport e disabilità; Sport e politica; Sport ed ecologia; Sport e speranza”.

Mentre l’atleta paralimpico, Amelio Castro Grueso, ha raccontato la propria partecipazione alle Paaralimpiadi di Parigi 2024 con la nazionale dei rifugiati: “Un anno fa, a Parigi, ho tirato di scherma con i più forti al mondo. Sono stato ammesso ai Giochi proprio all’ultimo momento. Ho perso e ho vinto. Sempre “per poco”. Mi sono mancate qualche stoccata e soprattutto tanta esperienza. A sostenermi a Parigi era con me, nello stile del volontario, Daniele Pantoni, tecnico della nazionale italiana (alle Olimpiadi ha vinto la medaglia d’oro con due schermitrici da lui allenate) che mi è accanto come un secondo padre da quando l’ho conosciuto, nel 2018 a Calì, in una competizione internazionale. Mi sono avvicinato ed è scoccata l’amicizia.

Nella squadra paralimpica dei rifugiati mi sento, umilmente, una piccola voce di coloro che non hanno voce, attraverso l’esperienza sportiva. A Parigi non ho vinto la medaglia. Ma ci ho creduto e ho imparato anche a godermi la sconfitta come momento fondamentale di crescita dopo che hai dato tutto te stesso. Con questo atteggiamento spero di vincere alle Paralimpiadi di Los Angeles nel 2028”.

Ed ha svelato il suo sogno: “Semplice: fare la volontà di Dio, essere suo strumento per testimoniare il suo amore alle persone che incontro in particolare nella realtà dello sport. So di non essere mai stato solo nella mia vita. E so che non sarò mai solo, perché Dio è accanto a me. Mi dicono che sono un po’ ‘loco’ perché sorrido sempre, nonostante le mie vicissitudini. Ma come si fa a non sorridere quando tocchi con mano che il Signore mai ti abbandona? Con la grazia e l’amore di Dio non mi lascerò mai rubare la speranza”.

Infine Giampaolo Mattei, presidente di Athletica Vaticana, ha sottolineato che il giubileo dello sport sarà un’esperienza cristiana, che avrà il suo momento più ‘bello’ nel passaggio della Porta santa: “Su queste linee vivrà il Giubileo dello Sport che non è un evento agonistico, un campionato, un torneo. E’ un’esperienza cristiana che gli sportivi (professionisti e amatori di ogni età, con dirigenti, allenatori, organizzatori, appassionati e i loro familiari) vivranno insieme. Come un’unica grande squadra, tutti con la stessa dignità senza guardare al medagliere. Un’esperienza di conversione che potrà consentire al mondo dello sport di prendere più consapevolezza del proprio ruolo, anche sulle questioni centrali di carattere inclusivo e sociale e della pace”.

Ed avverrà anche la consegna della ‘Croce degli sportivi’: “In questo contesto, una rappresentanza della Conferenza episcopale francese consegnerà ad Athletica Vaticana (l’Associazione polisportiva ufficiale della Santa Sede) la ‘Croce degli sportivi’, riferimento spirituale per le Olimpiadi e Paralimpiadi parigine del 2024 nella Cappella degli atleti nella chiesa della Maddalena. A questo passaggio sarà presente Thomas Bach, presidente del Comitato olimpico internazionale.

La stessa Croce è stata collocata nella Cappella per gli sportivi ai Giochi di Londra nel 2012 e Rio de Janeiro nel 2016. Benedetta da papa Francesco in occasione della Giornata mondiale della Gioventù di Rio de Janeiro nel 2013, è stata portata anche alla Gmg di Lisbona nel 2023”.

(Foto: Media Vaticani)

Papa Leone XIV si congratula con il Napoli campione d’Italia

“Forse non volevano applaudire perché nella stampa si dice che io sono romanista… Ma benvenuti! Questo lo dice la stampa. Non tutto quello che leggete sulla stampa è vero! Cari amici, benvenuti! E congratulazioni per la vittoria del campionato! E’ una grande festa per la città di Napoli!”: con questa battuta scherzosa papa Leone XIV ha ricevuto in udienza i giocatori ed i dirigenti del Napoli, vincitrice del quarto scudetto della sua storia.

 Insomma anche per questo papa, tifoso come papa Francesco, la vittoria di un campionato è il frutto del buon funzionamento di una squadra: “E proprio su questo vorrei fare con voi una riflessione. Vincere il campionato è un traguardo che si raggiunge al termine di un lungo percorso, dove ciò che conta di più non è l’exploit di una volta, o la prestazione straordinaria di un campione. Il campionato lo vince la squadra, e quando dico ‘squadra’ intendo sia i giocatori, sia l’allenatore con tutto il team, sia la società sportiva”.

Quindi la vittoria di un campionato riveste anche un valore sociale: “Perciò, sono davvero contento di accogliervi adesso, per mettere in risalto questo aspetto del vostro successo, che ritengo il più importante. E direi che lo è anche dal punto di vista sociale. Sappiamo quanto il calcio sia popolare in Italia e praticamente in tutto il mondo.

Ed allora, anche sotto questo profilo, mi sembra che il valore sociale di un avvenimento come questo, che supera il fatto meramente tecnico-sportivo, è l’esempio di una squadra, in senso lato, che lavora insieme, in cui i talenti dei singoli sono messi al servizio dell’insieme”.

Inoltre ha messo in luce l’aspetto educativo dello sport: “Purtroppo, quando lo sport diventa business, rischia di perdere i valori che lo rendono educativo, e può diventare addirittura dis-educativo. Su questo bisogna vigilare, specialmente quando si ha a che fare con gli adolescenti. Faccio appello ai genitori e ai dirigenti sportivi: bisogna stare bene attenti alla qualità morale dell’esperienza sportiva a livello agonistico, perché c’è di mezzo la crescita umana dei giovani. Penso che ci siamo capiti, e non c’è bisogno di tante parole”.

Ha concluso l’incontro con un pensiero alla signora Rosa, la cuoca che prepara il pranzo al papa: “Vi ringrazio per la vostra visita. E ancora complimenti! Complimenti anche da una signora che in questi giorni sta facendo da mangiare per me e che è di Napoli e vi dice: tanti auguri! Vorrebbe essere qui anche lei, la signora Rosa, molto tifosa!”

Mentre ieri papa Leone XIV aveva salutato nella Basilica Vaticana i partecipanti al pellegrinaggio giubilare per la pace in Africa degli ambasciatori africani accreditati presso la Santa Sede e presso l’Italia, in occasione della 62^ Giornata Internazionale dell’Africa, che ha visto la partecipazione di circa 500 persone. Al termine della messa, presieduta dal card. Francis Arinze e concelebrata dal card. Peter Kodwo Appiah Turkson e da mons. Fortunatus Nwachukwu, segretario del Dicastero per l’Evangelizzazione., il papa aveva sottolineato l’importanza del battesimo per essere speranza: “Com’è importante che ogni persona battezzata si senta chiamata da Dio a essere segno di speranza nel mondo di oggi.

E’ la nostra fede che ci dà la forza. E’ la nostra fede che ci permette di vedere la luce di Gesù Cristo nella nostra vita e di capire quanto sia importante vivere la nostra fede. Non solo la domenica, non solo durante un pellegrinaggio, ma ogni giorno, di modo che saremo ricolmi della speranza che solo Gesù Cristo può darci e tutti insieme continueremo a camminare uniti come fratelli e sorelle per lodare il nostro Dio, per riconoscere che tutto ciò che abbiamo e tutto ciò che siamo è un dono di Dio, e per mettere questi doni al servizio degli altri”.

Infine papa Leone XIV aveva salutato gli ambasciatori, i loro collaboratori e tutti i familiari, ringraziandoli per vivere la fede in Gesù Cristo: “Sono molto lieto di potervi salutare tutti questo pomeriggio, anche solo per un attimo, e di poter dire a ognuno di voi: grazie perché vivi la tua vita, la tua fede in Gesù Cristo”.

(Foto: Santa Sede)

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