Tag Archives: Società

Rivoluzione famiglia: a dialogo con il presidente del Forum delle Famiglie, Adriano Bordignon

“Per definizione, un ecosistema è l’insieme degli organismi viventi, i componenti biotici, e delle sostanze non viventi, i componenti abiotici, che interagiscono tra loro scambiandosi materiali ed energia, all’interno di un ambiente definito, come un lago, un bosco, un prato. Animali, piante, rocce, acqua, luce, terra, temperatura, batteri, funghi: tutti elementi che, attraverso le loro relazioni, rendono possibile la vita. Gli ecosistemi si basano sull’equilibrio tra tutti questi elementi, pertanto se uno di essi venisse a mancare oppure a modificarsi, automaticamente anche l’intera stabilità dell’ecosistema verrebbe intaccata rendendo necessario cercare di ristabilire un nuovo equilibrio”: con questa definizione il presidente del Forum delle Famiglie, Adriano Bordignon, presenta il suo libro ‘Rivoluzione famiglia: ecosistema per il futuro’.

Uguale logica è applicata alla famiglia: “Allo stesso modo, anche la famiglia (vista come un organismo vivente) è caratterizzata da una sua omeostasi: una tendenza naturale a mantenere quell’equilibrio interno, sia a livello chimico-fisico sia comportamentale, che accomuna tutti gli organismi viventi. Il sistema famiglia cerca costantemente di mantenere il suo equilibrio interno adattandosi alle pressioni esterne, ai cambiamenti sociali, attraverso la modificazione dei ruoli interni e delle pratiche quotidiane al fine di rispondere alle trasformazioni sociali”.

Quindi per capire cosa è ‘famiglia’ oggi gli chiediamo di darci una definizione: “E’ diffusa l’idea che la famiglia sia in crisi, ma chi osserva i fenomeni sociali sa che questo allarme ‘lampeggia’ da diversi decenni e anche che la famiglia, vivendo nel contesto storico, non può astrarsi dalle contraddizioni che coinvolgono questa nostra epoca. Troppi alzano bandiera bianca di fronte alle enormi sfide dell’oggi e la famiglia è vittima di due grandi errori di valutazione, sia politicamente che pastoralmente.

Da un lato, non le si riconosce una ‘soggettività’ sui generis, cioè l’essere qualcosa di diverso dal mero aggregato dei componenti che la costituiscono. Dall’altro, il focus sulla famiglia è sempre in chiave problematica: rileva solo quando è il luogo delle povertà economiche, educative sociali, ma anche pastorali. La famiglia, invece, è il perno strategico dell’educazione, della solidarietà ed anche del civismo e dello sviluppo economico. Se indossiamo gli occhiali giusti, sappiamo avvicinare questa potenziale fonte di bene affinché non si insterilisca o ripieghi su se stessa”.

In cosa consiste questa “Rivoluzione famiglia”?

“La rivoluzione non è fatta di slogan, ma di sguardi nuovi. ‘Rivoluzione famiglia’ nasce dall’urgenza di cambiare prospettiva: non parlare della famiglia, ma a partire dalla famiglia. E’ un invito a considerarla non come un tema settoriale o un problema da gestire, bensì come un organismo vivente, connesso al resto della società. In essa si apprendono la fiducia, la solidarietà, la gratuità: valori fondanti di ogni convivenza civile. In un tempo segnato da individualismo e fragilità relazionali, la famiglia può diventare la forza più rivoluzionaria perché insegna la reciprocità e la cura. È un bene comune, non un affare privato”.

Il sottotitolo parla di “Ecosistema per il futuro”: perché la famiglia è un ecosistema?

“La famiglia vive in equilibrio dinamico con ciò che la circonda: come un ecosistema naturale, respira, cresce, si adatta. Al suo interno tutto è legato, come nel corpo umano o nella Creazione stessa. Se il suolo delle relazioni è fertile di fiducia e dono, la famiglia fiorisce; se il clima sociale o economico è ostile, anche le famiglie più forti fanno fatica. E come ogni ecosistema, anche la famiglia ha bisogno di nutrienti (politiche pubbliche, servizi, lavoro, istruzione) e di luce, quella dimensione spirituale che le permette di riconoscersi parte di un disegno più grande. Guardare la famiglia come ecosistema significa comprendere che la vita è relazione: nessuno cresce da solo”.

Quindi la famiglia non è un’emergenza?

“No, non lo è. Parlare di emergenza rischia di ridurla a un problema da risolvere, mentre la famiglia è una risorsa da valorizzare. Certo, molte famiglie vivono difficoltà reali (economiche, educative, relazionali) ma la via d’uscita non è trattarle come pazienti da curare, bensì come soggetti attivi di cambiamento. Ogni giorno, nelle case e nei territori, le famiglie generano solidarietà, si prendono cura dei fragili, educano alla responsabilità. Sono il primo laboratorio di democrazia e di speranza. Non chiedono assistenza, ma fiducia e condizioni per poter fare ciò che già sanno fare: generare vita e futuro”.

Perché è necessario guardare la società con gli occhi della famiglia?

“Significa indossare ‘gli occhiali della famiglia’, cioè adottare uno sguardo generativo e relazionale su ogni ambito: economia, ambiente, scuola, politica. È necessario chiedersi, prima di ogni scelta pubblica o privata: questa decisione rafforza o indebolisce le relazioni? Favorisce la solidarietà tra generazioni? Rende possibile la cura reciproca? Guardare con gli occhi della famiglia è un atto politico e spirituale insieme: rimette al centro l’umano, fa emergere la verità che ci lega gli uni agli altri. Come ricorda la filosofia africana dell’ubuntu, ‘io sono perché noi siamo’: la persona si realizza nella relazione, non nella solitudine”.

Attraverso quali riforme economiche e sociali è possibile valorizzare la risorsa famiglia?
“Servono riforme che riconoscano la famiglia come motore di sviluppo umano ed economico: una fiscalità equa che tenga conto dei carichi familiari, un welfare che sostenga la genitorialità, politiche abitative e lavorative che permettano di conciliare tempi di vita e di cura. Ma non bastano le leggi: occorre un cambiamento culturale. In un Paese che invecchia e fatica a generare futuro, investire sulla famiglia è la prima e più concreta politica industriale. La ‘Rivoluzione famiglia’ è, in fondo, un atto di speranza: credere che ricostruendo le relazioni possiamo ricostruire anche la società”.

A proposito di famiglia la vicenda di quella di Palmoli ha rimesso in discussione parole come affido ed adozione: perché il Forum delle Famiglie ha ’lanciato’ il progetto ‘Casa’?

“Con il progetto ‘Casa’, cioè Comunità, alleanze, solidarietà, accoglienza, che il Forum delle Famiglie sta realizzando in tutta Italia, ci rendiamo conto di quanto poco si conoscano le differenze tra affidamento familiare e adozione. Vale la pena rispiegarle: la dichiarazione di adottabilità segna la cessazione della responsabilità genitoriale dei genitori e quindi implica la necessità di una famiglia che accolga il bambino per sempre. Il ricorso all’affido, o comunque ad una struttura residenziale, avviene quando la responsabilità genitoriale è al massimo sospesa, spesso solo limitata, proprio perché si intravede una necessità di verifica e una possibilità di rientro in famiglia d’origine del bambino”.

Cosa rivela questa vicenda sul rapporto tra famiglie e istituzioni?

“Sulla vicenda specifica non ritengo di avere le informazioni sufficienti per esprimerci. Tuttavia come Forum delle Famiglie siamo persuasi che non esiste famiglia che possa vivere al di fuori da un contesto sociale ed istituzionale, soprattutto nel far fronte alle difficoltà. Sarebbe opportuno riuscire a rinforzare l’alleanza tra le famiglie (anche in reti associative) e le istituzioni. Alleanza che si basa sulla responsabilità, sulla comunicazione, sulla solidarietà. Una postura alternativa allontana, spaventa, inaridisce le comunità. Con ‘Casa’ stiamo lavorando anche su questo: dare fiducia, speranza alle famiglie perché accompagnate dalle associazioni e dalle istituzioni possano essere rigenerate per un’altra famiglia e per se stesse”.

(Tratto da Aci Stampa)

Papa Leone XIV: la missione di stare nella società

“Sono molto lieto di salutare il Superiore e la Superiora Generale presenti e tutti voi. Mi è cosa molto gradita incontrarvi in due momenti speciali della vita delle vostre Congregazioni: i duecento anni dall’approvazione papale delle Regole e Costituzioni per i Missionari Oblati di Maria Immacolata ed i 1500 anni di fondazione per le Suore di Nostra Signora degli Apostoli. Pur con storie diverse, sono molti i tratti che accomunano i vostri Istituti Religiosi: il periodo di fondazione, la terra di origine, ma soprattutto la vocazione missionaria”: papa Leone XIV questa mattina ha incontrato i Missionari Oblati di Maria Immacolata e le Suore di Nostra Signora degli Apostoli, ricordando ai primi le azioni intraprese dal loro fondatore, sant’Eugenio di Mazenod, in difesa della dignità di poveri, operai e contadini, ed esortando le seconde a portare avanti l’opera di evangelizzazione in contesti segnati da difficoltà, malattie, e martirio.

Ricordando il motto di sant’Eugenio de Mazenod per gli Oblati, fondati per annunciare il Vangelo ai poveri: “Sono forti le parole da lui spese e le azioni intraprese in difesa della dignità di poveri, operai e contadini, sfruttati come risorse produttive e ignorati nelle esigenze più profonde della loro umanità. Ed è forte e provocatoria l’audacia con cui non ha esitato, già Vescovo di Marsiglia, a rispondere alla richiesta di aiuto del confratello nell’episcopato mons. Bourget, arcivescovo di Montréal, inviando religiosi prima in Canada e poi in altre parti del mondo: in Europa, Africa e Asia”.

Ed anche oggi continua questa missione: “Ancora oggi, con più di tremila religiosi sparsi in settanta paesi del mondo, voi continuate a svolgere il vostro ministero con la stessa apertura preferenziale agli ultimi, arricchiti dal dono prezioso di una estesa famiglia carismatica e di una crescente interculturalità. Accogliete questa vitalità come un dono e come un segno, che vi sproni a mantenere vivo e a rendere attuale lo spirito delle vostre origini”.

Anche alle suore di Nostra Signora degli Apostoli ha ricordato il significato del loro motto: “Ve le ha affidate padre Agostino Planque che, un secolo e mezzo fa, ha fondato la vostra Congregazione per assicurare l’indispensabile presenza femminile alle Opere della Società delle Missioni Africane. Tante donne hanno risposto al suo appello, dalla Francia e da molti altri Paesi, accettando la sfida di stare con Maria, per essere come Lei testimoni di Cristo tra gli apostoli e nel mondo.

A molte di loro quel ‘sì’ è costato la vita, per la durezza del lavoro missionario, per l’esposizione alle malattie, per il martirio, in tempi recenti. E ancora adesso voi siete presenti in contesti difficili, dove offrite il vostro servizio con fede e nel rispetto di tutti”.

Infine ha evidenziato l’aspetto della familiarità con Dio, che accomuna entrambi gli ordini religiosi: “Entrambi, infatti, hanno raccomandato ai loro figli e figlie spirituali di conservare nelle comunità un sincero e generoso spirito di famiglia. Per dei consacrati, per delle consacrate, e per dei laici cristiani veramente impegnati, esso nasce prima di tutto dall’incontro con Dio, dall’Eucaristia, dalla preghiera e dall’Adorazione, dall’ascolto della Parola e dalla celebrazione dei Sacramenti. Da lì, dall’Altare e dal Tabernacolo, cresce nei cuori riempiendoli di quei sentimenti di condivisione e di affetto, di cura e di paziente vicinanza, che devono sempre caratterizzarci, e che ci rendono specchio dell’amore di Dio nel mondo”.

Mentre ai partecipanti del Progetto Policoro ha ricordato i 30 anni di attività: “Il Progetto Policoro ha raggiunto il traguardo dei trent’anni: un’occasione che ci deve aiutare a guardare avanti con gratitudine e fiducia. Voi giovani siete il volto bello dell’Italia che non si arrende, non si rassegna, si rimbocca le maniche e si rialza. In trent’anni avete seminato un’immensa quantità di bene che vale la pena raccontare: giovani che si sono impegnati nel sociale e nella politica; vite che si sono rimotivate grazie al Vangelo e alla dottrina sociale della Chiesa”.

Quello del papa è stato un ringraziamento per il loro impegno a favore di un lavoro giusto ed onesto: “Sono stati detti tanti ‘no’ a scorciatoie di corruzione, sfruttamento del lavoro e ingiustizie; alcuni beni confiscati alle mafie sono diventati investimenti nel sociale; sono nate cooperative che hanno fatto fiorire città e territori; molti giovani sono stati accompagnati nel creare attività imprenditoriali.

In più, avete speso ore nelle scuole e nelle parrocchie per educare al senso del lavoro e della giustizia, per formare alla pace, per sensibilizzare al bene comune. Avete medicato le ferite di giovani tenuti ai margini, delusi e disimpegnati. Grazie per tutto questo bene seminato! Grazie perché avete ben chiaro che nessun giovane nella vita può essere lasciato ‘in panchina’, ma va sostenuto nel realizzare i suoi sogni e nel migliorare il mondo”.

E dopo 30 anni di attività quest’opera ancora continua: “C’è ancora bisogno del vostro impegno, soprattutto in una stagione di inverno demografico, di spopolamento delle aree più fragili del Paese, di giovani che rischiano di essere demotivati e di chiudersi. Nessuno dev’essere trascurato.

Nessuno deve sentirsi abbandonato. Il Progetto Policoro è nato come esperienza ecclesiale ed è il frutto della fantasia di una Chiesa che non solo vuole fare qualcosa per i giovani, ma li rende protagonisti del suo cammino e del futuro di ogni territorio. Con voi siamo Chiesa al servizio del mondo, come lievito nella pasta”.

Il Progetto è sempre contagioso: “In questo modo, il vostro impegno per rispondere alla crisi lavorativa e sociale del Mezzogiorno si è trasformato in rinnovato coinvolgimento anche di altri territori. E’ sempre il momento di contagiare col vostro entusiasmo e con la vostra sensibilità anche i luoghi più refrattari e le persone più rassegnate.

Guardando avanti, non perdete di vista i riferimenti che vi hanno condotto fino a qui e che vi permetteranno di camminare ancora a lungo. In questo momento, vorrei idealmente riconsegnarli di nuovo a tutti voi. La bussola del vostro impegno è il Vangelo: in esso sta la vera forza che trasforma i cuori e il mondo”.

L’altro riferimento riguarda l’insegnamento sociale della Chiesa: “Lo studio della dottrina sociale vi permette di amare questo tempo e vi offre gli strumenti per interpretare la realtà. Non lasciatevi ammaliare da profeti di sventura che vedono tutto negativo; ma non siate così ingenui da pensare che tutto va bene…  La centralità della persona umana, il bene comune, la solidarietà, la sussidiarietà, la destinazione comune dei beni, la partecipazione, l’ecologia integrale e la pace ci guidano nel costruire una società conforme al disegno d’amore di Dio sull’umanità”.

L’altra ‘risorsa’ è la comunità: “La terza risorsa è la comunità come incubatore di futuro. La cultura attuale tende a pensarci isolati e in competizione. Invece il lavoro, l’economia, la politica, la comunicazione non si sostengono sul genio di leader solitari, ma su esperti di relazioni sociali. Quando cresce la vita comunitaria, nella società come nella Chiesa, allora abbiamo creato la condizione perché possa germogliare la vita”.

Una comunità rigenerativa: “Sarete generativi ogni volta che avrete cura delle reti comunitarie. L’intelligenza, il talento, la conoscenza, l’organizzazione sociale, la laboriosità si sviluppano grazie a relazioni buone. Se sognerete insieme, se dedicherete tempo a far crescere percorsi condivisi, se amerete le vostre città, diventerete come il sale che dà sapore a tutto”.

Ed ecco i santi a cui fare riferimento: “Come non ricordare figure quali Francesco d’Assisi, nell’ottavo centenario dalla sua morte, Caterina da Siena, Giovanni Bosco, Bartolo Longo, Francesca Cabrini, Armida Barelli, Luigi Sturzo, Piergiorgio Frassati, Alberto Marvelli, Giorgio La Pira, Lorenzo Milani, Primo Mazzolari, Maria di Campello, Aldo Moro, Tina Anselmi, Pino Puglisi, Tonino Bello, Annalena Tonelli? L’elenco potrebbe continuare e questo è bellissimo”.

Un invito a conoscere le loro biografie per ‘trasformare’ la comunità: “E’ un esercizio che vi invito a fare: conoscere biografie segnate dalla presenza dello Spirito nei luoghi in cui abitate. Conoscerle e narrarle. C’è un fiume di santità che ha reso fertili le nostre comunità. E’ il segno concreto che Dio non ci lascia mai soli. Egli ci ha amato, continua ad amarci e non si stanca di rendersi presente con persone in carne e ossa capaci di trasformare la vita sociale e di evangelizzare il mondo del lavoro. Da loro imparate il coraggio e l’apertura quotidiana alla Grazia”.

E’ un invito a continuare a sognare: “Carissimi, andate avanti insieme con fiducia. L’Italia e l’Europa hanno bisogno di voi e del vostro entusiasmo. Non smettete di sognare e di stringere legami con altri giovani europei e di altri Continenti che come voi amano la Chiesa e lavorano in suo nome nella società. Vi seguo con speranza, vi ricordo nella preghiera e di cuore imparto a voi e alle vostre famiglie la benedizione apostolica”.

(Foto: Santa Sede)

Maimone (RMTR): ‘Difendere il Turismo Religioso dalla mercificazione della Fede’

“Il turismo religioso non dovrebbe essere relegato a un mero e indiscriminato fenomeno commerciale. Risulta, invece, imprescindibile preservare il valore spirituale e culturale che caratterizza questi percorsi e le esperienze ad essi connesse. Questi itinerari rappresentano un’occasione unica per la crescita interiore dell’individuo e per il rafforzamento del legame con la dimensione spirituale. Si osserva, a tal proposito, una tendenza crescente a trasformare percorsi intrinsecamente spirituali e profondamente umani in occasioni esclusivamente economiche, con il rischio di comprometterne il significato più autentico”, ha dichiarato Biagio Maimone, Coordinatore per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso.

“E’ certamente legittimo promuovere la crescita economica dei territori interessati e delineare nuovi modelli di sviluppo in grado di favorire l’occupazione e l’inserimento lavorativo delle giovani generazioni. Tuttavia, risulta altrettanto necessario contrastare ogni forma di sfruttamento e speculazione da parte di chi, come accade non di rado, tende a strumentalizzare la dimensione religiosa e la fede per finalità meramente lucrative.

Si nota, infatti, che negli ultimi mesi il turismo religioso viene talvolta presentato come una mera firma commerciale, come se rappresentasse una nuova frontiera del turismo tradizionale, riducendolo a un prodotto standardizzato da promuovere sul mercato, come farebbe un’agenzia di viaggi. Questa visione rischia di svilire la dimensione spirituale del percorso e di allontanarlo dal suo scopo autentico, che è quello di nutrire lo spirito e favorire la crescita interiore dell’individuo.

Il mio invito è quello di non perdere mai di vista il senso profondo del turismo religioso, concepito come fattore di evoluzione umana e spirituale, nonché come occasione di valorizzazione del patrimonio culturale e umano. Non è accettabile attribuire al turismo religioso una connotazione predatoria o finalizzata allo sfruttamento.

Il turismo religioso, se interpretato correttamente, può costituire un autentico fenomeno di civilizzazione: un’opportunità per migliorare l’essere umano, sviluppare valori etici e morali, rafforzare la fede e lo spirito, e contribuire alla costruzione di società più consapevoli e rispettose del patrimonio spirituale e culturale.

E’ necessario favorire la crescita di questa nuova frontiera del turismo, la quale deve certamente generare benefici economici, ma senza compromettere l’integrità della religione e della fede attraverso logiche esclusivamente speculative. A tal fine, risulta imprescindibile un monitoraggio costante e un sistema di controllo rigoroso.

Il turismo dell’anima deve rappresentare un nuovo linguaggio per lo spirito e un modello di turismo improntato all’umanesimo, capace di conciliare sviluppo culturale, arricchimento personale, crescita spirituale e sostenibilità sociale. Solo così esso può assumere pienamente il ruolo di strumento di evoluzione umana, di crescita della coscienza e di promozione dei valori profondi che fondano la nostra civiltà”, ha concluso Maimone.

Le Edizioni Frate Indovino presentano ‘Rivoluzione Famiglia – Un ecosistema per il futuro’

E’ stato pubblicato dalle Edizioni ‘Frate Indovino’ il nuovo volume della collana ‘Familiando’, ‘Rivoluzione Famiglia – Un ecosistema per il futuro’, di Adriano Bordignon, presidente del Forum delle Associazioni Familiari, con la prefazione del Cardinale Matteo Maria Zuppi. Si tratta di un’opera corale che affronta con profondità e visione il ruolo della famiglia nella società contemporanea, tra sfide educative, crisi relazionali e nuove prospettive di speranza.

‘Rivoluzione Famiglia – Un ecosistema per il futuro’ non è solo un libro, ma un manifesto culturale e sociale che invita a ripensare la famiglia come organismo vivente, soggetto sociale attivo e motore di speranza per la società. Attraverso un linguaggio accessibile, uno stile coinvolgente e profondo e una narrazione ricca di metafore naturali (dal suolo all’acqua, dal clima alla luce) Adriano Bordignon ci guida in un viaggio che intreccia scienza, spiritualità, educazione e politica. Affronta temi cruciali come la natalità, la scuola, il lavoro, la spiritualità domestica, le politiche familiari e il ruolo dell’associazionismo, offrendo proposte concrete per un cambiamento culturale e politico che metta davvero la famiglia al centro.

Il testo propone una visione sistemica della famiglia, paragonandola a un ecosistema complesso, fatto di relazioni, valori, risorse e fragilità, che ha bisogno di essere nutrito, protetto e valorizzato. La famiglia è presentata come luogo generativo, capace di produrre capitale sociale, educare alla reciprocità, affrontare le crisi e contribuire al bene comune. In un tempo segnato da solitudini diffuse, crisi educative e relazioni sempre più fragili, la famiglia torna al centro del dibattito culturale e sociale grazie a queste pagine che sono insieme riflessione, proposta e visione.

Per Adriano Bordignon la famiglia è un’ecosistema: “Attraverso la metafora dell’ecosistema ho voluto rappresentare la famiglia come un organismo vivo interconnesso ed essenziale alla vita del Paese, una realtà in continuo movimento che deve essere protetta, tutelata. Solo ripartendo dalla famiglia, recuperando speranza e fiducia nei concreti, resistenti e resilienti nuclei familiari, possiamo costruire davvero un futuro più umano, giusto e sostenibile”.

Inoltre per Adriano Bordignon la famiglia è un ‘bene comune’: “La famiglia è un corpo vivo, tanto fragile quanto resistente. E’ anche un bene comune, è il primo luogo dove si apprende la democrazia, la solidarietà, la gratuita. Chi avrà la pazienza di leggere il mio libro scoprirà come i temi sociali, economici, culturali e spirituali possano essere affrontati a partire dalla famiglia. E’ una proposta concreta, visionaria e realista insieme. La famiglia ha in sé stessa una innata e potente chiamata a prendersi cura del mondo. Il testo vuole offrire strumenti e prospettive, ma anche stimolare i lettori e le lettrici a farsi protagonisti del cambiamento. E’ un invito ad essere e ad agire”.

E’ un invito a guardare la società con gli occhi della famiglia: “E’ un invito a superare l’individualismo e ad assumere la famiglia come criterio trasversale di lettura e di azione. Indossare questi ‘occhiali’ significa chiedersi: questa scelta migliora o danneggia le relazioni? Favorisce l’equità tra generazioni? Sostiene chi si prende cura dell’altro? Rende il futuro accessibile ai più giovani? Non è romanticismo. E’ una postura culturale e politica. E’ la lente attraverso cui comprendere che il benessere di una persona dipende anche dalla salute delle sue relazioni. E’ un modo per rimettere al centro l’umano”. 

Il volume è disponibile sul sito ufficiale www.frateindovino.eu e in libreria.

Il papa ai giovani: parlate il linguaggio dell’Amore

Prima di partire per Dili, capitale di Timor Leste, papa Francesco ha incontrato nello stadio di Port Moresby i giovani con l’invito a prendersi cura degli altri, rispondendo alle loro domande con l’indicazione di parlare attraverso il linguaggio dell’amore: “La vostra lingua comune è quella del cuore, dell’amore, della vicinanza e del servizio” con l’augurio che “tutti parliate questa lingua e siate Wantok dell’amore!”, perché “l’indifferenza è una cosa brutta, tu lasci gli altri per strada, non ti interessi degli altri, l’indifferenza ha radice dell’egoismo.  Nella vita dovete avere inquietudine del cuore, l’inquietudine di prendersi cura degli altri dovete fare amicizia tra voi e avere vicinanza ai nonni”.

Inoltre papa Francesco ha esortato i giovani a riconoscere uno sbaglio: “Tutti possiamo sbagliare. Tutti. Ma l’importante è rendersi conto dello sbaglio. E dobbiamo sempre correggerci. “Un giovane può sbagliare, un adulto può sbagliare, tutti possiamo sbagliare, ma l’importante è rendersi conto noi non siamo superman, noi possiamo sbagliare, questo ci dà una certezza: che  dobbiamo sempre correggerci.

Nella vita tutti possiamo cadere. L’importante è non rimanere caduti,  e se vedi un amico che è caduto tu devi guardarlo e aiutarlo a rialzarsi. Vorrei ringraziare tutti coloro che hanno preparato questo bell’incontro… E se vedete un amico, un compagno, un’amica, una compagna della vostra età che è caduto, che è caduta, cosa dovete fare? Ridere di quello?”.

Alla risposta negativa il papa ha esortato i giovani all’aiuto: “Tu devi guardarlo e aiutarlo a rialzarsi. Pensate che noi soltanto in una situazione della vita possiamo guardare l’altro dall’alto in basso: per aiutarlo a sollevarsi… Quando voi trovate qualcuno caduto sulla strada, per tanti problemi, cosa dove fare, dare una botta?”.

Ai ragazzi e ragazze del Paese, che sono ‘la speranza per il futuro’, papa Francesco ha chiesto di riflettere ‘su come si costruisce il futuro’ attraverso l’episodio biblico della Torre di Babele, dove si scontrano due modi opposti di vivere e di costruire la società: “uno porta alla confusione e alla dispersione, l’altro porta all’armonia dell’incontro con Dio e con i fratelli”.

Prima di dialogare con i giovani il papa si è messo in ascolto delle loro testimonianze: Patricia Harricknen-Korpok, che fa parte dell’Associazione dei professionisti cattolici ed ha parlato della difficoltà di testimoniare la fede e la morale cattolica in una società che subisce l’influenza negativa ‘delle industrie dello sport e del divertimento, dei social media e della tecnologia’, molto attrattive.

Poi è stata la volta di Ryan Vulum che ha raccontato la difficile infanzia in una famiglia divisa, e che la Chiesa ‘è diventata il mio rifugio’; mentre Bernadette Turmoni, quarta e ultima figlia di una famiglia numerosa, ha raccontato il dramma degli abusi in famiglia: “Chi ne è vittima si sente non amato e non rispettato. Perde la speranza e può suicidarsi o lasciare la famiglia”.

(Foto: Santa Sede)

8 Marzo: il contributo della donna nella società

“Donne e arte o, meglio, donne dell’arte è il tema che abbiamo scelto per questa giornata della donna 2024. Un argomento che vuole sottolineare il contributo femminile nella immaginazione, nella creatività delle arti”: in questo modo inizia il discorso del presidente della repubblica italiana, Sergio Mattarella, per la Giornata Internazionale della Donna con tema ‘Donne dell’arte’, condotta da Teresa Saponangelo ed aperta dalla proiezione di un video di Rai Storia, ‘Lavinia e Artemisia, donne pittrici del ‘600’ con le testimonianza della cantautrice Etta Scollo, Francesca Cappelletti, storica dell’arte e direttrice della Galleria Borghese, la scrittrice Helena Janeczek, l’artista di strada Chiara Capobianco, ed Eugenia Maria Roccella, ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità.

Nell’intervento il presidente della Repubblica italiana ha evidenziato l’importanza dell’arte nella società: “L’arte non è fuga dalla realtà, non rappresenta il superfluo. Chi la valuta così ha una visione angusta e distorta dell’esistenza e nega alla radice la natura stessa della persona umana, il suo innato e insopprimibile desiderio di ricerca, di ispirazione, di interpretazione della realtà. L’arte è parte essenziale della storia dell’umanità. Senza di essa il mondo sarebbe grigio e spento. Eugène Ionesco sosteneva: il bisogno di immaginare, di creare è fondamentale quanto quello di respirare. Respirare è vivere e non evadere dalla vita”.

Nell’arte la donna è stata ispiratrice fondamentale: “E’ facile constatare che la donna, nella pittura, nella musica, nella letteratura, è stata, a lungo, feconda e continua fonte di ispirazione, celebrata, dipinta, raccontata: ma, a ben vedere, lo è stata prevalentemente come oggetto, come motivo di ispirazione della creazione artistica. Ben di rado come soggetto operante. Ispiratrice di capolavori,ma raramente artefice e realizzatrice. Ma lo sguardo delle donne, nell’arte, ha attraversato i millenni, spesso assumendo il volto della tragedia e della spinta al cambiamento; sin dall’antica Grecia. Il volto della tragedia, il volto della speranza”.

L’arte è libertà: “L’arte, difatti, è libertà. Libertà di creare, libertà di pensare, libertà dai condizionamenti. Risiede in questa attitudine il suo potenziale rivoluzionario: e non è un caso che i regimi autoritari guardino con sospetto gli artisti e vigilino su di loro con spasmodica attenzione, spiandoli, censurandoli, persino incarcerandoli.

Le dittature cercano in tutti i modi di promuovere un’arte e una cultura di Stato, che non sono altro che un’arte e una cultura fittizia, di regime, che premia il servilismo dei cantori ufficiali e punisce e reprime gli artisti autentici”.

Per questa espressione di libertà le donne finiscono incarcerate od uccise: “Le donne, con la loro sensibilità e la loro passione, hanno dato e danno molto all’arte, alla letteratura, allo spettacolo, ad ogni ambito della cultura…

Donne di grande tempra, di sicuro e immenso talento, personalità che hanno percorso un cammino di emancipazione, favorendo la crescita libera e consapevole di tutte le altre donne, artiste o con altre vocazioni”.

Ed infine ha espresso che le donne raggiungano pari opportunità e pari dignità senza subire più alcuna violenza: “Non esistono più settori, campi, recinti, barriere che limitino la creatività delle donne e la loro libera capacità di scelta. E’ una nuova primavera, che dobbiamo accogliere con soddisfazione, senza però dimenticare i tanti ostacoli che tuttora esistono, di natura materiale e culturale, per il raggiungimento di una effettiva piena parità. Senza ignorare che sono ancora frequenti inaccettabili molestie, violenze, pressioni illecite nel mondo del lavoro, discriminazioni, così come da anni viene denunciato”.

In effetti nel report ‘8 marzo. Giornata internazionale dei diritti della donna. Donne vittime di violenza’, diffuso dal Servizio analisi criminale della Direzione Centrale Polizia Criminale sono state 120 le donne uccise nel 2023, delle quali 64 da partner o ex compagni. Nel rapporto è definito ‘interessante’ il dato inerente all’applicazione del ‘Codice rosso’ a causa di un ‘significativo incremento’ sia dei delitti commessi che delle ‘segnalazioni a carico dei presunti autori noti’, come la violazione di provvedimenti di allontanamento della casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa.

Anche suor Maria Rosa Bernardinis, priora del monastero Santa Rita da Cascia, ha rivolto un pensiero per questa giornata attraverso l’esempio di tre donne che saranno premiate nel prossimo mese di maggio: “In questo 8 marzo, tra bilanci di morte e un clima di grande sfiducia, celebriamo le donne che sono culle di vita e ali di speranza. Da donna e per l’umanità, oggi che si fa un gran parlare di intelligenza artificiale, invito tutti a riscoprire e allenare una ‘intelligenza materna’, più tipica ma non esclusiva delle donne. Quella che chiama ogni essere umano al coraggio, alla gioia e alla speranza della vita, per costruire una fiducia ritrovata, nel domani e nella vita stessa, di cui c’è estremo bisogno.

Lo sanno bene le donne che ogni giorno sono terreni fertili e custodi di vita e futuro. Come Cristina Fazzi, che da medico nello Zambia cura i bambini che sono gli ultimi della società, Virginia Campanile, che ha perso suo figlio ma è mamma per tanti genitori e ragazzi in difficoltà, ed Anna Jabbour, profuga siriana che per sua figlia ha attraversato la guerra divenendo testimone di pace. Sono le donne che premieremo a maggio alla Festa di Santa Rita: tre donne diverse ma unite, come tante nel mondo, dalla scelta di essere strumenti di vita oggi, come Rita ieri”.

Inoltre la Fondazione ISMU ETS, in collaborazione con Fondazione Cariplo, ha fatto il punto sulla condizione lavorativa delle donne con cittadinanza non italiana e background migratorio in Italia, secondo cui i dati dell’European Institute for Gender Equality EIGE collocano l’Italia al 13° posto tra i paesi europei con 68,2 punti su 100 del Gender Equality Index nel periodo 2021-2022.

Il punteggio italiano si trova al di sotto della media europea che corrisponde a 70,2 punti e il principale ambito in cui si rileva discriminazione di genere è proprio quello lavorativo, con 65 punti, collocando l’Italia al 27° e ultimo posto tra i paesi europei, anche se dal 2020 vi è stato un leggero miglioramento.

Inoltre, l’Italia evidenzia anche un importante dato di disparità nell’ambito del potere politico,economico e sociale, con 62,7 punti. Le elaborazioni di Fondazione ISMU sui dati Eurostat del 2022, riportati all’interno del Ventinovesimo Rapporto sulle migrazioni 2023, relativi alla partecipazione al mercato del lavoro italiano e alla disoccupazione per cittadinanza e genere segnalano una forte penalizzazione delle donne con cittadinanza non italiana (CNI) non comunitarie per i livelli di disoccupazione stimati al 15,2% rispetto al 9,6% degli uomini.

Mentre Amnesty International punta il focus sulla situazione della donna in Afghanistan: “Da quando i talebani sono tornati al potere nell’agosto del 2021, i diritti e le libertà delle donne afgane sono progressivamente scomparsi in un clima di violenze e oppressione. Una vera e propria guerra contro le donne fatta di divieti, torture e sparizioni.

Oggi, in Afghanistan, donne e ragazze non possono lavorare, studiare, frequentare gli spazi pubblici, viaggiare e vestirsi come vogliono. Sono state escluse dai ruoli pubblici e dalla maggior parte degli impieghi nel settore pubblico. Ragazze e bambine non possono studiare dopo la scuola primaria e l’accesso all’università è stato proibito. Tutte queste limitazioni si accompagnano a imprigionamenti, sparizioni forzate, torture e maltrattamenti”.

Davanti alla repressione Amnesty International ha ricordato i nomi di chi lotta per la libertà: “Nonostante ciò, donne e ragazze continuano a guidare proteste pacifiche contro i talebani in varie città afgane, tra cui Kabul, Faizabad, Herat e Mazar-i-Sharif, e a battersi per riottenere libertà e diritti.

Tra loro, ci sono Neda Parwani, popolare Youtuber detenuta per tre mesi con il figlio di quattro anni,  l’attivista Parisa Azada, Zholia Parsi, una delle fondatrici del Movimento spontaneo delle donne afgane, e Manizha Seddiqi, sparita per settimane e attualmente ancora detenuta. Mentre le donne afgane continuano a sfidare questa tempesta, siamo sempre al loro fianco per difendere il loro diritto a vivere in libertà”.

Verso il Giubileo con progetti di promozione sociale

Martedì 5 dicembre sono stati presentati due progetti di promozione sociale, rivolti a persone rifugiate e carcerate, preparati dalla basilica di san Pietro in preparazione al Giubileo del 2025, illustrate dal card. Mauro Gambetti, arciprete della basilica papale di san Pietro, ricordando il giubileo biblico:

Bordignon neo presidente del Forum delle Famiglie: la famiglia è determinante per l’Italia

Intervenendo agli Stati generali della Natalità papa Francesco aveva sottolineato la preoccupazione per le poche nascite,sintomo per il futuro di ogni Nazione: “Oggi mettere al mondo dei figli viene percepito come un’impresa a carico delle famiglie. E questo, purtroppo, condiziona la mentalità delle giovani generazioni, che crescono nell’incertezza, se non nella disillusione e nella paura. Vivono un clima sociale in cui metter su famiglia si è trasformato in uno sforzo titanico, anziché essere un valore condiviso che tutti riconoscono e sostengono”.

Per le scuole cattoliche è urgente ‘fare coro’

Ieri il Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica ed il Dicastero per la Cultura e L’Educazione hanno scritto una lettera rivolta a quanti sono coinvolti nella missione educativa delle scuole cattoliche, in cui si sottolinea la ‘missione’ educativa delle scuole cattoliche:

151.11.48.50