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Missionari di speranza in Ghana, il racconto di don Nicola Ciarapica
Il Ghana, una delle democrazie più solide in Africa, che può vantare anche un sistema giudiziario indipendente ed una eccellente libertà di stampa (è stabilmente sul podio delle nazioni più virtuose del continente africano, mentre Reporters sans frontières la colloca al 50° posto su 180 nella sua classifica globale 2024), ha deciso di voltare pagina e di affidare la presidenza della Repubblica al progressista John Dramani Mahama, 66 anni, leader del National Democratic Congress (NDC), che già aveva ricoperto la carica dal 2012 al 2016.
Il neoeletto presidente Mahama, che per la prima volta nella storia del Paese ha voluto come vicepresidente una donna, Jane Naana Opoku Agyemang (ex ministra dell’istruzione, insegnante e attivista per i diritti umani), ha promesso il ripristino delle licenze revocate alle banche fallite con l’obiettivo non soltanto di restituire fiducia al settore bancario, ma di creare nuove opportunità di lavoro e dare un nuovo slancio alle attività economiche, soprattutto nelle realtà rurali e semi-urbane, con l’impegno ad aprire nuove filiali. Ed anche la promessa di arginare: il degrado ambientale causato dall’estrazione mineraria illegale delle migliaia di cercatori d’oro più o meno improvvisati, senza alcuna licenza, che stanno avvelenando i grandi fiumi e distruggendo le foreste.
Però tra aumento globale dei tassi di interesse, impennata dell’inflazione (+54% nel 2023) innescata dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina e con una spesa pubblica fuori controllo, il governo di Accra si è ritrovato in 15 anni con $ 30.000.000.000 di debito esterno, il 40% del quale in mano a creditori privati internazionali, ed altri $ 34.000.000.000 di debito interno.
Per comprendere la situazione abbiamo incontrato nella sua città natale, Tolentino, su invito dell’OdV Sermit (per effettuare offerte versamenti, utilizzare il c.c.p. n° 14616627 intestato a: ‘Sermit ODV’, V.le Bruno Buozzi, 121 – 62029 Tolentino MC; bonifico tramite UBI Banca con IBAN: IT 91 K 03111 69201 000000018001 (specificando la causale del versamento), il salesiano don Nicola Ciarapica, dove mancava da tre anni, chiedendogli innanzitutto un’opinione sull’Italia, prima di ritornare a Sunyani: “Tornare in Italia dopo tre anni in Ghana è come entrare in un mondo parallelo. Ho ritrovato volti familiari, luoghi cari, ma anche una società diversa da quella che avevo lasciato, o forse sono cambiato io.
La prima impressione? Un’Italia più stanca e affaticata. Si avverte un clima di incertezza, un senso di sfiducia nel futuro. Tanti sembrano camminare, presi da mille corse, ma con il cuore spesso disorientato. Ho notato che il raporto con il Dio che Gesu Cristo ci ha portato, sta diventando un valore non desiderato e ricercato, come pure la dignità ed i diritti di ogni persona sono riconosciuti solo a singole Nazioni o alla Persona come singolo ignorando la Comunita globale e la Casa Comune.
In Ghana vivo con gente che anche con poco può essere felice. Ho vissuto in villaggi poveri, ma ricchi di umanità, dove il tempo si condivide e la vita è fatta di relazioni vere. Tornato qui, ho incontrato una povertà diversa, più sottile ma altrettanto dolorosa: la solitudine degli anziani, l’isolamento dei giovani, la fatica delle famiglie a restare unite, stadi e discoteche piene e chiese sempre meno frequentate.
Eppure, accanto a tutto questo, ho ritrovato tanta bellezza e speranza. Ho incontrato persone dal cuore grande, impegnate nella carità, nella scuola, nella pastorale. Comunità che, anche tra mille difficoltà, cercano di restare fedeli al Vangelo”.
Allora, ci racconti quale è la situazione in Ghana?
“In Ghana, la situazione attuale è caratterizzata da una crescita economica costante che non ha conosciuto guerre civili o colpi di stato militari. Ci sono ancora sfide significative legate alla povertà, all’accesso all’istruzione e alla salute. Molti giovani sono privati di opportunità di istruzione e formazione professionale a causa di una serie di fattori, tra cui la mancanza di risorse economiche e infrastrutture adeguate, specialmente per coloro che vivono nelle campagne e nei villaggi lontani da città. Dove l’istruzione e la formazione sono carenti, l’educazione non è per tutti o non copre tutti gli aspetti della persona umana: cognitivi, spirituali, emozionali … la povertà è più diffusa ed è più difficile da sradicare”.
Però il 45% della popolazione vive con meno di $ 1 al giorno: come salesiani cosa fate?
“I Salesiani di Don Bosco a Sunyani, in Ghana, si dedicano principalmente all’educazione e alla formazione dei giovani. Le loro attività includono scuole, centri di formazione professionale e programmi di orientamento giovanile. Offrono anche supporto sociale e spirituale, cercando di migliorare le condizioni di vita dei ragazzi e delle loro famiglie attraverso attività ricreative, corsi di formazione e iniziative comunitarie. Inoltre, promuovono valori come la responsabilità, il rispetto e la solidarietà, in linea con la missione di don Bosco.
I giovani in Ghana affrontano diverse sfide significative oggi, tra cui la disoccupazione, la cui mancanza di opportunità di lavoro è una delle principali preoccupazioni. Molti giovani non riescono a trovare impieghi adeguati, nonostante abbiano completato l’istruzione. Altra sfida è quella dell’accesso all’istruzione: sebbene l’istruzione sia migliorata, ci sono ancora disparità nell’accesso, soprattutto nelle zone rurali. Le famiglie a basso reddito possono avere difficoltà a sostenere i costi scolastici.
Inoltre problemi di salute riguardanti l’HIV/AIDS, malattie mentali e cattive condizioni sanitarie sono preoccupazioni significative. La mancanza di accesso a servizi sanitari adeguati può aggravare questi problemi. Molti giovani vivono in condizioni di povertà, il che limita le loro opportunità di sviluppo personale e professionale e la ricerca di opportunità all’estero porta molti giovani a lasciare il Paese, spesso affrontando rischi significativi durante il viaggio. Anche se la tecnologia sta crescendo, non tutti i giovani hanno accesso a dispositivi digitali ed ad internet, limitando le loro possibilità di apprendimento e di connessione con il mondo.
Quindi sia ad Ashaiman-Accra che a Sunyani abbiamo il Centro Protezione dei Minori per ragazzi e ragazze a rischio e/o in difficoltà. Ad Ashaiman-Accra, a Tatale nel nord del Ghana, ed a Sunyani gestiamo gli Istituti Tecnici Professionali. Sotto il grande ‘ombrello’ del Segretariato Educativo Cattolico, ‘partnersship’ con il Governo del Ghana, ospitiamo gli studenti, ma dobbiamo mantenere tutte le spese per le infrastrutture, per la manutenzione, ordinaria e straordinaria.
Inoltre, aiutiamo i tanti ragazzi/e per i/le giovani degli Oratori- Centri Giovanilie degli Hostels, con attività di mentoring e supporto emotivo e spirituale, a sviluppare la loro autostima e capacità di leadership. Mirano a creare una nuova generazione di giovani responsabili e impegnati. creando un ambiente sicuro in cui i giovani possono esprimere le loro preoccupazioni e aspirazioni”.
Ed a livello catechistico e di cammino di fede?
“A Tatale la nostra parrocchia raggiunge anche 57 piccole comunità di fedeli. A Sunyani abbiamo aperto 14 outstations (centri Pastorali) per piccole comunitá di agricoltori; alcune sono distanti anche un’ora di macchina. Dieci di questi centri sono già stati forniti di una scuola primaria, del pozzo per l’acqua potabile, di una Cappella/Chiesa per le celebrazioni liturgiche. Con l’aiuto di diversi benefattori è stata costruita e dedicata la Chiesa di Maria Aiuto dei Cristiani, prima Chiesa Mariana in Ghana con questo titolo. Questi segni di speranza non solo migliorano la vita dei giovani in Ghana, ma contribuiscono anche alla costruzione di un futuro migliore per la comunità. Inoltre, collaborando con alcune Ong internazionali stiamo portando avanti progetti per eliminare la migrazione illegale, per combattere la tratta delle persone umane, il sostegno e promozione della donna e delle persone a rischio. Un altro ambito dicui ci stiamo prendendo cura è l’accompagnamento e la formazione di questi giovani”.
La Strenna (‘Ancorati alla speranza, pellegrini con i giovani) di quest’anno racconta di essere pellegrini di speranza con i giovani: in quale modo avviene in Ghana?
“Il programma pastorale della Conferenza Episcopale Cattolica del Ghana si basa su alcuni orientamenti principali, emersi durante l’Assemblea Plenaria dello scorso anno 2024. Questi sono i punti salienti: il tema centrale è ‘Proclamare Cristo come Speranza per la Chiesa e per il Ghana’. I Vescovi sottolineano l’importanza di rinnovare l’annuncio del Vangelo, considerato come la risposta alle attuali sfide sociali e spirituali, in seguito anche a un leggero calo demografico dei cattolici (rinnovo dello spirito missionario e formazione nei seminari) con una riflessione comunitaria sui temi della speranza, riconciliazione e perdono (specie nelle aree di conflitto come Bawku), collaborazione ecumenica (il 1^ luglio scorso è stata la giornata azionale di ringraziamento e preghiera) con attenzione all’attuazione dei diritti umani ed alla famiglia.
Inoltre i vescovi hanno anche evidenziato l’importanza dell’azione ambientale, incoraggiando i fedeli a prendersi cura del creato come parte integrante della loro missione pastorale (lotta al ‘Galamsey’, secondo l’enciclica ‘Laudato sì’ attraverso la formazione dei fedeli alla spiritualità ecologica ed alla cura del creato.
Per questo cerchiamo di promuovere un rinnovamento spirituale e pastorale attraverso la formazione continua dei laici ed un maggiore coinvolgimento nella vita della Chiesa. Ovviamente cerchiamo di valorizzare l’educazione cattolica con la richiesta al Governo di una partnership stabile con le scuole missionarie cattoliche, favorendo la promozione dell’istruzione tecnico professionale e chiedendo il riconoscimento del vasto ruolo educativo della Chiesa (5423 scuole primarie, 82 secondarie, 4 TVET, collegi)”.
‘Missionari di speranza tra le genti’ è il messaggio per la prossima giornata missionaria, che racconta la speranza: in quale modo si può essere costruttori di speranza tra le genti?
“Essere costruttori di speranza tra le genti significa incarnare e testimoniare, con la vita e con le parole, la presenza viva del Vangelo nei luoghi più segnati dalla sofferenza, dall’ingiustizia, dalla solitudine e dallo scoraggiamento. Il messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale che racconta la speranza ci ricorda che la missione non è mai solo un’attività da compiere, ma uno stile di vita evangelico che fa fiorire la speranza là dove sembra che tutto sia arido.
Quindi è necessario annunciare con gioia e umiltà la bella notizia che c’è per tutti, una felicità senza fine. Questo vuol dire portare la Buona Notizia non come chi impone, ma come chi condivide un dono ricevuto. Il Vangelo è speranza viva, perché annuncia un Dio che non abbandona nessuno.
Chi crede davvero nella risurrezione e nella presenza di Cristo nella storia trasmette fiducia anche nei momenti più bui. Il missionario è un segno visibile che Dio non ha dimenticato nessuno. Questo significa stare con chi è dimenticato, ai margini, scartato: questo è il luogo privilegiato della speranza. Come Gesù si è fatto prossimo, così anche noi siamo chiamati a ‘toccare la carne’ della speranza nei poveri. La speranza cresce dove ci sono rispetto, ascolto, perdono. In contesti di conflitto o tensione sociale, il missionario diventa artigiano di riconciliazione, mostrando che un futuro di fraternità è possibile. Occorre costruire Chiese vive, accoglienti, aperte, capaci di prendersi cura gli uni degli altri. La speranza nasce anche dove c’è comunità vera, che sostiene e incoraggia.
Essere costruttori di speranza significa credere che Dio agisce ancora, e che la nostra piccola fedeltà quotidiana può trasformare il mondo. La missione è il volto concreto di questa speranza: una speranza che non delude, perché è radicata in Cristo. La missione non è finita. Anche qui c’è sete di Dio, fame di ascolto, bisogno di speranza. L’esperienza vissuta in Africa mi ha insegnato che ovunque si può essere missionari: basta saper guardare, ascoltare, accogliere. Basta scegliere ogni giorno di essere costruttori di speranza”.
(Tratto da Aci Stampa)
Papa Francesco chiede impegno per debellare la tratta di esseri umani
“Sono felice di incontrarvi e di unirmi a voi che quotidianamente siete impegnati contro la tratta di persone. Ringrazio in particolare ‘Talitha Kum’ per il servizio che svolge. Grazie! Ci ritroviamo alla vigilia della festa di santa Giuseppina Bakhita, che fu vittima di questa terribile piaga sociale. La sua storia ci dà tanta forza, mostrandoci come, nonostante le ingiustizie e le sofferenze subite, con la grazia del Signore sia possibile rompere le catene, tornare liberi e diventare messaggeri di speranza per altri che sono in difficoltà”.
Pur non essendo in buona salute papa Francesco oggi ha incontrato a Casa Santa Marta una delegazione della rete contro la tratta delle persone, n occasione della XI Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone (istituita nel 2015), la cui promozione è stata affidata alla stessa rete, all’Unione internazionale delle superiori generali (Uisg) e all’Unione dei superiori generali (Usg), che si celebra domani, 8 febbraio, memoria liturgica di Santa Giuseppina Bakhita, vittima di questa piaga sociale:
“La tratta è un fenomeno globale che miete milioni di vittime e non si ferma davanti a nulla. Trova sempre nuovi modi per insinuarsi nelle nostre società, ad ogni latitudine. Di fronte a questo dramma non possiamo restare indifferenti e, proprio come fate voi, dobbiamo unire le nostre forze, le nostre voci e richiamare tutti alle proprie responsabilità, per contrastare questa forma di criminalità che guadagna sulla pelle delle persone più vulnerabili”.
Quindi ha esortato ad impegnarsi contro questo sfruttamento di milioni di persone: “Non possiamo accettare che tante sorelle e tanti fratelli siano sfruttati in maniera così ignobile. Il commercio dei corpi, lo sfruttamento sessuale, anche di bambini e bambine, il lavoro forzato sono una vergogna e una violazione gravissima dei diritti umani fondamentali”.
E’ stato un ringraziamento per questa ‘battaglia’ di sensibilizzazione: “So che siete un gruppo internazionale, alcuni di voi sono arrivati da molto lontano per questa settimana di preghiera e riflessione contro la tratta. Vi ringrazio! In modo speciale mi congratulo con i giovani ambasciatori contro la tratta che, con creatività ed energia, trovano sempre nuovi modi per sensibilizzare e informare”.
Il richiamo del papa è un ulteriore incoraggiamento ad essere ‘ambasciatori’ di speranza: “Incoraggio tutte le organizzazioni di questa rete e tutti i singoli che ne fanno parte a continuare ad unire le forze, mettendo al centro le vittime e i sopravvissuti, ascoltando le loro storie, prendendovi cura delle loro ferite e amplificando la loro voce. Questo significa essere ambasciatori di speranza; spero che in questo Giubileo tante altre persone seguano il vostro esempio”.
E per tale occasione papa Francesco ha indirizzato un messaggio a questi nuovi ambasciatori di speranza: “Con gioia mi unisco a voi nell’undicesima Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone. Questo evento ricorre nella memoria liturgica di santa Giuseppina Bakhita, donna e religiosa sudanese, sin da bambina vittima di tratta, divenuta simbolo del nostro impegno contro questo terribile fenomeno. In questo anno giubilare camminiamo insieme, come ‘pellegrini di speranza’, anche sulla strada del contrasto alla tratta”.
Il messaggio papale offre una concreta risposta alle domande impellenti per la dignità umana: “Ma come è possibile continuare a nutrire speranza davanti ai milioni di persone, soprattutto donne e bambini, giovani, migranti e rifugiati, intrappolate in questa schiavitù moderna? Dove attingere sempre nuovo slancio per contrastare il commercio di organi e tessuti umani, lo sfruttamento sessuale di bambini e bambine, il lavoro forzato, compresa la prostituzione, il traffico di droghe e di armi? Come facciamo a registrare nel mondo tutto questo e a non perdere la speranza?
Solo sollevando lo sguardo a Cristo, nostra speranza, possiamo trovare la forza di un rinnovato impegno che non si lascia vincere dalla dimensione dei problemi e dei drammi, ma nel buio si adopera per accendere fiammelle di luce, che unite possono rischiarare la notte finché non spunti l’aurora”.
Per questo i giovani sono un bell’esempio: “Ci offrono un esempio i giovani che in tutto il mondo lottano contro la tratta: ci dicono che bisogna diventare ambasciatori di speranza e agire insieme, con tenacia e amore; che occorre mettersi a fianco delle vittime e dei sopravvissuti”.
E’ una richiesta a combattere contro ogni ingiustizia: “Con l’aiuto di Dio possiamo evitare di assuefarci all’ingiustizia, allontanare la tentazione di pensare che certi fenomeni non possano essere debellati. Lo Spirito del Signore risorto ci sostiene nel promuovere, con coraggio ed efficacia, iniziative mirate per indebolire e contrastare i meccanismi economici e criminali che traggono profitti dalla tratta e dallo sfruttamento.
Ci insegna anzitutto a metterci in ascolto, con vicinanza e compassione, delle persone che hanno fatto esperienza della tratta, per aiutarle a rimettersi in piedi e insieme con loro individuare le vie migliori per liberare altri e fare prevenzione. La tratta è un fenomeno complesso, in continua evoluzione, e trae alimento da guerre, conflitti, carestie e conseguenze dei cambiamenti climatici. Pertanto richiede risposte globali e uno sforzo comune, a tutti i livelli, per contrastarlo.
E’ un invito alla promozione della dignità umana: “Invito dunque tutti voi, in modo particolare i rappresentanti dei governi e delle organizzazioni che condividono questo impegno, a unirsi a noi, animati dalla preghiera, per promuovere le iniziative in difesa della dignità umana, per l’eliminazione della tratta di persone in tutte le sue forme e per la promozione della pace nel mondo…
Sorelle e fratelli, vi ringrazio per il coraggio e la tenacia con cui portate avanti quest’opera, coinvolgendo tante persone di buona volontà. Andate avanti con la speranza nel Signore, che cammina con voi!”
(Foto: Santa Sede)
Papa Francesco condanna lo sfruttamento dei bambini
“Ringrazio tanto queste donne e uomini che ci hanno fatto ridere con il circo. Il circo ci fa ridere come dei bambini. I circensi hanno questa missione, anche da noi: farci ridere e fare cose buone. Ringrazio tanto tutti voi… E non dimentichiamo di pregare per la pace. Non dimentichiamo la martoriata Ucraina; non dimentichiamo Nazareth, Israele. Non dimentichiamo tutti i Paesi in guerra. Chiediamo la pace. E non dimentichiamo che la guerra sempre, sempre, è una sconfitta”: al termine della catechesi papa Francesco ha salutato gli artisti di ‘CircAfrica’, circo itinerante per la prima volta in Italia, che è a Roma fino al 2 febbraio, che è composto da circa 50 artisti provenienti da 32 nazioni africane, ringraziandoli per lo spettacolo, con un invito a pregare per la pace nel mondo.
Mentre nell’udienza generale di oggi papa Francesco ha dedicato la catechesi ai bambini, concentrando la riflessione sul vangelo dell’apostolo Luca (la prossima volta affronterà la piaga del lavoro minorile): “Oggi sappiamo volgere lo sguardo verso Marte o verso mondi virtuali, ma facciamo fatica a guardare negli occhi un bambino che è stato lasciato ai margini e che viene sfruttato e abusato. Il secolo che genera intelligenza artificiale e progetta esistenze multiplanetarie non ha fatto ancora i conti con la piaga dell’infanzia umiliata, sfruttata e ferita a morte. Pensiamo su questo”.
E si è concentrato sul messaggio offerto dalla Sacra Scrittura sulla parola ‘figlio’ riportata per quasi 5.000 volte, come ‘eredità’ di Dio: “E’ curioso notare come la parola che ricorre maggiormente nell’Antico Testamento, dopo il nome divino di Jahweh, sia il vocabolo ben, cioè ‘figlio’: quasi cinquemila volte… I figli sono un dono di Dio. Purtroppo, questo dono non sempre è trattato con rispetto. La Bibbia stessa ci conduce nelle strade della storia dove risuonano i canti di gioia, ma si levano anche le urla delle vittime.
Ad esempio, nel libro delle Lamentazioni leggiamo: ‘La lingua del lattante si è attaccata al palato per la sete; i bambini chiedevano il pane e non c’era chi lo spezzasse loro’; ed il profeta Naum, ricordando quanto era accaduto nelle antiche città di Tebe e di Ninive, scrive: ‘I bambini furono sfracellati ai crocicchi di tutte le strade’. Pensiamo a quanti bambini, oggi, stanno morendo di fame e di stenti, o dilaniati dalle bombe”.
Anche Gesù non è stato esente dal subire violenza da bambino: “Anche sul neonato Gesù irrompe subito la bufera della violenza di Erode, che fa strage dei bambini di Betlemme. Un dramma cupo che si ripete in altre forme nella storia. Ed ecco, per Gesù e i suoi genitori, l’incubo di diventare profughi in un paese straniero, come succede anche oggi a tante persone, a tanti bambini. Passata la tempesta, Gesù cresce in un villaggio mai nominato nell’Antico Testamento, Nazaret; impara il mestiere di falegname del suo padre legale, Giuseppe”.
Per questo Gesù indica i bambini come ‘modello’ da seguire: “Nella sua vita pubblica, Gesù andava predicando per i villaggi insieme ai suoi discepoli. Un giorno si avvicinano a Lui alcune mamme e gli presentano i loro bimbi perché li benedica, ma i discepoli li rimproverano. Allora Gesù, rompendo la tradizione che considerava il bambino solo come oggetto passivo, chiama a sé i discepoli e dice: ‘Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno di Dio’. E così indica i piccoli come modello per gli adulti”.
Riprendendo gli ammonimenti di Gesù papa Francesco ha sollecitato i cristiani a prevenire gli abusi: “Fratelli e sorelle, i discepoli di Gesù Cristo non dovrebbero mai permettere che i bambini siano trascurati o maltrattati, che vengano privati dei loro diritti, che non siano amati e protetti. I cristiani hanno il dovere di prevenire con impegno e di condannare con fermezza le violenze o gli abusi sui minori”.
Per questo il papa ha condannato il lavoro minorile: “Ancora oggi, in particolare, sono troppi i piccoli costretti a lavorare. Ma un bambino che non sorride, un bambino che non sogna non potrà conoscere né fare germogliare i suoi talenti. In ogni parte della terra ci sono bambini sfruttati da un’economia che non rispetta la vita; un’economia che, così facendo, brucia il nostro più grande giacimento di speranza e di amore. Ma i bambini occupano un posto speciale nel cuore di Dio, e chiunque danneggia un bambino, dovrà renderne conto a Lui”.
E’ stato un invito a non restare indifferenti allo sfruttamento dei minori: “Cari fratelli e sorelle, chi si riconosce figlio di Dio, e specialmente chi è inviato a portare agli altri la buona novella del Vangelo, non può restare indifferente; non può accettare che sorelline e fratellini, invece di essere amati e protetti, siano derubati della loro infanzia, dei loro sogni, vittime dello sfruttamento e della marginalità. Chiediamo al Signore che ci apra la mente e il cuore alla cura e alla tenerezza, e che ogni bambino ed ogni bambina possa crescere in età, sapienza e grazia, ricevendo e donando amore”.
(Foto: Santa Sede)
In morte di Satnam Singh contro il lavoro nero
“Contro questa grande civiltà stridono, gravi ed estranei, episodi e comportamenti come quello avvenuto tre giorni fa, quando il giovane Satnam Singh, lavoratore immigrato, è morto, vedendosi rifiutati soccorso e assistenza dopo l’ennesimo incidente sul lavoro. Una forma di lavoro che si manifesta con caratteri disumani e che rientra in un fenomeno, che affiora non di rado, di sfruttamento del lavoro dei più deboli e indifesi, con modalità e condizioni illegali e crudeli. Fenomeno che, con rigore e con fermezza, va ovunque contrastato, totalmente eliminato e sanzionato, evitando di fornire l’erronea e inaccettabile impressione che venga tollerato ignorandolo”.
Con questo inciso in un discorso sul valore del volontariato il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, ha parlato in un incontro a Solferino (Mantova) in occasione dei 160 anni dalla fondazione della Croce Rossa, contro quelle forme di sfruttamento del lavoro che si manifestano ‘con caratteri disumani’, come è successo a Satnam Singh, bracciante indiano di 31 anni, lasciato agonizzante in strada dopo aver perso il braccio destro in un incidente sul lavoro in un’azienda agricola a Borgo Santa Maria, nelle campagne della provincia di Latina.
Una morte di lavoro ‘nero’, che succede molto spesso in Italia, con la complicità di uno Stato immobile contro il caporalato, come ha spiegato il direttore della Caritas diocesana, Angelo Raponi, ad Avvenire: “Nel territorio pontino il caporalato purtroppo è una dimensione strutturale del lavoro in agricoltura, oggi con gli stranieri ma in passato con gli stessi italiani per quei pochi giorni di picco l’imprenditore agricolo prendeva la manovalanza necessaria e la pagava a tu per tu. Si va avanti così ancora oggi”.
A luglio dello scorso anno l’ong ‘Save the Children’ aveva denunciato le condizioni drammatiche di vita in cui si trovano i minori e le loro famiglie vittime dello sfruttamento lavorativo nel settore agricolo, in due tra le aree italiane a maggior rischio: la provincia di Latina e la Fascia Trasformata di Ragusa:
“Il fenomeno dello sfruttamento lavorativo nel settore agricolo si concentra dove c’è più lavoro, come nel caso di alcuni distretti strategici per l’agroalimentare italiano, proprio come le province di Latina e Ragusa, dove ci sono terreni che consentono la coltivazione intensiva, e che richiedono una forte presenza di manodopera anche per la raccolta e l’imballaggio dei prodotti agricoli, e dove sono nati due dei mercati ortofrutticoli più importanti del Paese, il MOF – Centro Agroalimentare all’Ingrosso di Fondi (LT), e l’Ortomercato di Vittoria.
Secondo una stima del 2021, gli occupati irregolari nel settore dell’agricoltura in Italia erano circa 230.000, con una massiccia presenza di stranieri non residenti e un numero consistente di donne coinvolte, ovvero 55.000. La maggior parte delle vittime di tratta e sfruttamento nel mondo restano invisibili: quelle identificate nel periodo 2017-2020 a livello globale non hanno superato i 190.000 casi. Chi ha sofferto di più per mano dei trafficanti, secondo gli ultimi dati, sono state le donne, cioè il 42% e i minori, il 35%, mentre le principali forme di sfruttamento sono state di tipo lavorativo o sessuale”.
Il fenomeno non è una novità, anche se è comodo per le nostre coscienze crederci, tanto è che nel 2019 era stato avviato il progetto ‘Diagrammi Nord’ approvato dal ministero del Lavoro all’interno dell’Avviso 1/2019 “che vuole provare a misurarsi su un percorso che ha al centro la persona migrante vittima di sfruttamento in agricoltura e che, attraverso interventi integrati e armonici, si vuole rendere protagonista del proprio presente e futuro.
Questo coinvolgendo reti istituzionali e imprese agricole, sviluppando un’azione di emersione che individui situazioni concrete di sfruttamento, proponendo un percorso progressivo di motivazione, affrancamento, protezione sociale, orientamento, formazione linguistica e professionale. Tutto per poter davvero sviluppare una proposta di dignità, di qualità, di sfida nell’ambito dello sfruttamento lavorativo in agricoltura”.
Fabio Sorgoni, responsabile dell’area ‘Tratta e sfruttamento’ della cooperativa sociale ‘On the road’ ha denunciato che ogni giorno muoiono tre lavoratori in agricoltura: “Satnam Singh era un lavoratore indiano, come altre decine di migliaia nelle campagne laziali dell’Agro Pontino. Molti di loro per venire in Italia hanno pagato trafficanti, intermediari, datori di lavoro. Hanno debiti enormi da restituire e devono accettare di lavorare per due o tre euro all’ora.
Nelle serre in cui lavorano ogni tanto qualcuno si impicca, perché non ce la fa più. Gli vengono somministrate anfetamine od altre droghe prestazionali (doping lavorativo) per sopportare il lavoro, il caldo, il dolore, Vengono picchiati, insultati, minacciati. A volte uccisi. E la stessa sorte subiscono le famiglie a casa, se non vengono pagati i debiti… Abbiamo in carico decine di persone sfruttate nelle regioni dove lavoriamo: Marche, Abruzzo e Molise. Sfruttate nell’agricoltura, nell’edilizia, nelle fabbriche”.
Mentre il CNCA (Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza) ha chiesto più ispezioni, un nuovo atteggiamento da parte di istituzioni e comunità locali, attenzione non solo sui caporali ma anche su commercialisti e consulenti del lavoro compiacenti: “Se vogliamo porre termine a situazioni come questa, occorre in primo luogo aumentare notevolmente il numero delle ispezioni dell’Ispettorato del lavoro, mandando un segnale chiaro di svolta a tutto il territorio.
Questo cambiamento è perciò possibile solo se le istituzioni e le comunità locali decidono di affrontare le situazioni si sfruttamento fin qui tollerate. E’ poi importante cominciare a colpire tutta la filiera che sta tra il datore di lavoro e il lavoratore: non solo i caporali, ma anche quei consulenti del lavoro e commercialisti compiacenti che creano le condizioni per rendere possibile lo sfruttamento.
Infine riteniamo che si debba agire sulle cosiddette ‘procedure illegittime’, cioè su quelle richieste delle istituzioni o di altri enti non necessarie a norma di legge che rendono più difficile alle persone migranti ottenere il permesso di soggiorno, un IBAN presso le Poste o le banche o un altro documento rilevante per la propria vita personale e sociale, rendendo così più difficile la loro integrazione nel contesto locale”.
Il Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR) ha pubblicato un rapporto sull’accoglienza
Lo scorso anno è stato un anno particolarmente impegnativo per l’asilo in Italia e in Europa, non solo per il numero in crescita degli arrivi via mare, ma soprattutto per le tante risposte messe in campo e le modifiche al sistema d’asilo e protezione, come ha dichiarato Roberto Zaccaria, presidente del Consiglio Italiano per i Rifugiati:
“II Governo italiano ha stabilito un vero e proprio record emanando quattro decreti-legge in poco più di un anno, caratterizzandosi per una bulimia legislativa in materia di immigrazione. Un metodo che riteniamo critico e nel quale crediamo si sia fatto un uso eccessivo, sotto il continuo richiamo all’emergenza, di strumenti che nascono per rispondere a urgenze e che, per loro natura, devono essere omogenei.
I Decreti di cui parliamo hanno legiferato invece su temi strutturali, quali sono i flussi migratori, e si sono caratterizzati per la grande eterogeneità delle norme contenute. Il loro unico comune denominatore è l’obiettivo: restringere, fortemente, lo spazio di protezione in Italia e i diritti di chi chiede protezione nel nostro Paese… Un anno che si chiude nel peggiore dei modi, con l’annuncio dell’Accordo con l’Albania e le gravi violazioni che rischia inevitabilmente di produrre”.
Dal punto di vista dei numeri nel 2023 sono state presentate nei 27 Stati membri dell’Unione europea un totale di 1.129.640 richieste di asilo, il numero più alto registrato dal 2018. In Italia le richieste di protezione internazionale presentate sono state 135.820, a fronte delle 351.510 presentate in Germania, delle 166.880 in Francia e delle 162.420 in Spagna. L’Italia ha quindi registrato poco più di un terzo (il 38,5%) delle domande d’asilo presentate in Germania.
Il sistema d’asilo italiano ha esaminato 41.415 domande d’asilo: 49,8% i dinieghi (20.625), 11,9% i riconoscimenti dello status di rifugiato (4.910), il 14,9% sono stati i beneficiari di protezione sussidiaria (6.185), il 23,4% i beneficiari di protezione speciale (9.690), secondo i dati dell’Eurostat.
Per quanto riguarda gli arrivi via mare, 157.652 le persone giunte sulle nostre coste (dati Ministero dell’Interno) e ben 2.476 i morti e dispersi nel Mediterraneo centrale, che continua ad essere la rotta più letale del mondo (dati OIM):
“Sono anni che diciamo che l’emergenza non è nei numeri, seppur in crescita, di quanti arrivano e cercano protezione. Ma è nella mancanza di risposte adeguate in termini di accesso protetto, accoglienza, integrazione, ritorno volontario assistito e salvataggio in mare. Ovvero di tutti quegli strumenti che renderebbero la gestione di questo fenomeno adeguata alla sua complessità e al rispetto dei diritti di queste persone. Diritti che sono sempre più in sofferenza”.
Ed ha elencato gli interventi effettuati nello scorso anno, che hanno raggiunto 3.667 persone bisognose di protezione: “Abbiamo sviluppato 18 progetti, realizzando interventi di sostegno diretto, tutela e integrazione a favore di 1.686 persone bisognose di protezione.
sfruttI nostri sportelli informativi hanno garantito assistenza a 1.493 persone con interventi legali e accompagnamenti sociali in sei territori: Gorizia, Bergamo, Verona, Roma, Badolato e Lecce. Nei nostri centri, all’interno del sistema SAI, abbiamo dato accoglienza qualificata a 488 persone, 217 adulti, 77 minori, 165 minori stranieri non accompagnati e 29 neo maggiorenni”.
Un momento particolare ha riguardato i minori non accompagnati: “In un anno che si è contraddistinto per un forte arrivo di minori stranieri non accompagnati, 17.319 quelli arrivati sulle nostre coste, il nostro impegno si è concentrato per accompagnare questo gruppo verso una reale tutela e piena integrazione, dando risposte alle loro esigenze e valorizzando le loro grandi potenzialità.
Abbiamo assistito 616 MSNA e neo maggiorenni con interventi di accoglienza, protezione e inclusione in Friuli-Venezia Giulia, terminale della Rotta Balcanica, nel Veneto, in Sicilia, regione che vede la presenza del maggior numero di MSNA, e nel Lazio. I percorsi elaborati hanno sempre visto una partecipazione attiva dei ragazzi, gli attori principali di un progetto educativo e inclusivo che spazia da aspetti sociali a quelli legali, e che punta a renderli pienamente consapevoli dei propri diritti”.
Inoltre il CIR ha partecipato alla realizzazione di tre progetti di contrasto allo sfruttamento lavorativo in campo agricolo, in Puglia, Sicilia e nel Lazio, attraverso l’assistenza diretta a 159 persone vittime di sfruttamento: “Il tema dello sfruttamento agricolo si intreccia con quello dell’asilo, perché spesso sono proprio i rifugiati che a causa delle loro condizioni di vulnerabilità e bisogno finiscono nelle sue maglie.
Parlare di sfruttamento lavorativo e di caporalato ci pone a confrontarci anche con l’efficacia del sistema di protezione e accoglienza, spingendoci a costruire alternative a quanti si trovano schiacciati in questa condizione. I nostri interventi hanno inoltre promosso un’efficace interconnessione con i soggetti istituzionali e le parti sociali per eradicare questo sfruttamento nei singoli contesti territoriali”.
Ed infine nello scorso anno si è concluso il progetto del ‘Ritorno Volontario Assistito’ grazie al quale sono state accompagnate nei Paesi di origine 461 persone: “L’approccio personalizzato adottato ci ha permesso di definire un progetto individuale di reintegrazione e di prevedere la specifica assistenza in loco necessaria per la sua realizzazione”.
Concludendo il rapporto il CIR ha garantito al migrante un piano individuale: “A tutti i migranti interessati alla misura abbiamo garantito l’orientamento e/o il counselling. Quest’ultimo ha riguardato non solo l’accertamento della volontarietà ma, anche la valutazione di elementi quali: lo status giuridico del migrante, la sua condizione lavorativa e abitativa e il connesso quadro psicofisico, il livello di inserimento presso la comunità di origine, il grado di vulnerabilità.
In un colloquio successivo l’operatore ha supportato il migrante nella definizione, redazione e sottoscrizione di un accurato Piano Individuale di Reintegrazione (PIR) contenente la descrizione del progetto che il ritornante e/o il nucleo intendeva realizzare nel Paese di origine. La fattibilità del PIR è stata verificata, prima della partenza, con i referenti locali che hanno accertato la sussistenza delle condizioni individuali e di contesto affinché il progetto potesse essere sostenibile”.
Oggi contro la tratta di esseri umani
“Saluto i giovani di tanti Paesi venuti per la Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta, che si celebrerà l’8 febbraio prossimo, memoria di Santa Giuseppina Bakhita, la suora sudanese che da ragazza era stata schiava. Anche oggi tanti fratelli e sorelle vengono ingannati con false promesse e poi sottoposti a sfruttamenti e abusi. Uniamoci tutti per contrastare il drammatico fenomeno globale della tratta di persone umane”: così al termine della recita dell’Angelus di domenica scorsa ha ricordato che oggi è la giornata di preghiera contro la tratta di esseri umani sul tema ‘Camminare per la dignità’.
L’attività della Comunità ‘Papa Giovanni XXIII’ contro la tratta delle persone
Save the Children documenta i ‘piccoli schiavi’ in Italia
La XIII edizione del rapporto ‘Piccoli Schiavi Invisibili’, pubblicata dall’ong ‘Save the Children’, mette in luce e denuncia le condizioni dei minori, vittime o a rischio di tratta e sfruttamento nel nostro Paese, dedicando il focus di questo rapporto a bambini, bambine e adolescenti che crescono in aree dove la condizione di sfruttamento dei genitori li rende vittime, sin dalla nascita, della violazione dei loro diritti basilari in maniera sistematica e ‘normalizzata’, esponendoli anche al rischio di divenire loro stessi vittime dello sfruttamento ed esposti ad abusi. Nello specifico, la ricerca è stata condotta in due tra le aree a maggior rischio, la provincia di Latina, nel Lazio, e la ‘Fascia Trasformata’ di Ragusa in Sicilia.
Save the Children monitora il lavoro minorile in Italia
“Il lavoro minorile è un fenomeno globale che non risparmia nemmeno l’Italia e che mette a repentaglio i diritti fondamentali di bambine, bambini e adolescenti. Oltre al rischio per la propria salute ed il proprio benessere psicofisico, i bambini e gli adolescenti che iniziano a lavorare prima dell’età legale consentita, senza alcuna tutela giuridica, rischiano di vedere compromesso, o addirittura interrotto, il loro percorso di apprendimento e di sviluppo, alimentando notevolmente il circolo vizioso di povertà ed esclusione, anche in età adulta”.
Gli studenti dell’Azione Cattolica per cambiare la realtà
“E’ vero questo? Voi siete capaci di cambiare la realtà? State attenti, eh. C’è una realtà buona, che ti fa abbassare, quando sei in orbita. Ma c’è una realtà cattiva, e questa va cambiata”: lo ha detto papa Francesco agli studenti dell’Azione Cattolica Italiana in un breve video che è stato registrato la mattina di sabato 25 marzo in occasione dell’udienza a mons. Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’AC italiana e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, riferendosi ad una sorta di duplice ‘realtà’: quella ‘buona’ che ci riporta con i piedi per terra, in atteggiamento umile, e quella che invece risucchia in un vortice di negatività, che appiattisce nel comune pensare: ‘si è sempre fatto così’.




























