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Stella di un mattino che non tramonta
La nuova pubblicazione di fra Fabio Nardelli, concepita come uno strumento teologico-pastorale per il Centenario della Pasqua di san Francesco (1226-2026) al fine di presentare la figura di Francesco d’Assisi quale uomo ancora ‘vivo’ oggi: è uscita la nuova pubblicazione di fra Fabio Nardelli, ‘Stella di un mattino che non tramonta’.
L’espressione ‘stella di un mattino che non tramonta’ richiama indirettamente il libro del Siracide 50,6 e intende descrivere lo splendore della santità di Francesco d’Assisi nelle ‘nubi’ del suo tempo, ma soprattutto intende cogliere l’attualità di questo uomo ‘confermato a Cristo’ che, dopo ottocento anni, ancora parla alla vita della Chiesa.
Otto secoli non sono pochi: eppure alla vicenda di Francesco d’Assisi è riconosciuta una forza d’attualità non indifferente. In occasione del centenario della Pasqua di san Francesco (1226-2026) si intende ripercorrere l’esperienza del Poverello di Assisi, particolarmente segnata dalla chiamata evangelica e vivere in fraternità e nella missionarietà.
Il modello che ha guidato Francesco di Assisi per animare la vita itinerante è quello dei discepoli di Gesù che vanno in missione. La vocazione di frate Francesco non è monastica: egli sa che la sua vita si realizza nel mondo, tra la gente, perché è stato chiamato a formare una ‘Fraternità in missione’. La realtà della fraternità missionaria, dall’esperienza originaria fino ai giorni nostri, si presenta come un dato essenziale e identitario.
Dopo un breve inquadramento di carattere introduttivo, che mette in luce la figura del Santo di Assisi, l’attenzione si concentrerà su alcune caratteristiche proprie della sua esperienza spirituale: egli, infatti, in quanto uomo convertito, evangelico, ecclesiale, missionario è attuale. In conclusione, si cercheranno di cogliere nella sua esperienza alcuni elementi significativi per il rinnovamento della Chiesa nel Terzo Millennio.
A conclusione di ogni capitolo, inoltre, sono stati pensati dei ‘riquadri’ di carattere magisteriale, che contengono il pensiero di alcuni pontefici, in ordine cronologici, riguardo alla figura di san Francesco, nel tentativo di presentarne un’attualizzazione nel contesto ecclesiale post-conciliare.
La proposta di frate Francesco, ancora viva e attuale, dopo ottocento anni, è un dono dello Spirito nella storia della Chiesa che si presenta come impegno comune e fraterno per vivere pienamente la chiamata evangelizzatrice, superando anche i confini culturali e religiosi. Il santo di Assisi rilancia la necessità di un legame stretto tra minorità, fraternità e missionarietà, che sono realtà interconnesse a tal punto che l’una non ha ragione di esistere senza l’altra.
Da itinerante e inviando i suoi frati per il mondo, egli obbediva alla chiamata di Dio che lo orientava solamente al Vangelo. L’esistenza di Francesco d’Assisi è un’unica risonanza della parola di Dio e quindi una sua manifestazione e, pertanto, ciò che dà inizio alla sua vita e alla storia dell’Ordine francescano è sicuramente la parola di Dio, che egli percepisce nel suo cuore e scopre negli avvenimenti, portandolo a considerare la sua esistenza come una ‘grazia ricevuta’.
Fra Fabio Nardelli è frate minore e sacerdote della Provincia Serafica di San Francesco d’Assisi. E’ docente di ecclesiologia presso la Pontificia Università Antonianum. E’ socio ordinario dell’Associazione Teologica Italiana.
Ha partecipato come membro del terzo Gruppo di Studio del Sinodo universale La missione nell’ambiente digitale. E’ autore di diversi contributi e volumi di ecclesiologia, tra cui ‘La Chiesa popolo missionario’ (Cittadella, 2023), ‘Un popolo missionario e sinodale’ (Cittadella, 2024), ‘Missionari tutti. Il cammino nel mondo digitale’ (Dicastero per la Comunicazione, 2025) e ‘Riforma nella Chiesa’ (Cittadella, 2025).
Il Rock Cristiano (live) di Nando Bonini: “Tutto per amore di Dio”
In occasione dell’uscita il 14 febbraio del CD dal vivo Tutto per amore di Dio, una raccolta dei brani più significativi dei vari musical e recital scritti negli ultimi anni, inizia a marzo il tour per l’Italia del chitarrista, compositore e produttore Nando Bonini. Il nuovo lavoro del musicista che ha alle spalle una lunga collaborazione con Vasco Rossi (dal 1993 al 2005) ed altri importanti artisti italiani, si compone di 14 tracce per la durata complessiva di un’ora e 5 minuti ed è la registrazione del concerto che porterà in varie città d’Italia nei prossimi mesi.
I brani sono eseguiti dallo stesso Bonini (chitarre/voce) e da musicisti di solida esperienza come Marco Maggi (tastiere), Mario Schmidt (basso) e Andy Ferrera (batteria), che condividono i progetti del rocker lombardo senza timore di testimoniare in musica la Fede cattolica. Ai tre componenti della band si aggiungono sul palco il cantante e attore Alessio Contini e la lettrice Marina Bonalberti.
Nando Bonini, che tra i suoi numerosi progetti ha anche firmato album hard rock o progressive come ad esempio il suo ultimo lavoro in studio intitolato The Knights of the Last Days (Videoradio Channel Edizioni Musicali, Alessandria2025), una sorta di concept album ispirato all’Apocalisse di san Giovanni (6,1-8), oltre alla lunga collaborazione con Vasco Rossi (quasi 13 anni), ha alle spalle significative esperienze con altri noti artisti come Edoardo Bennato, Alberto Fortis, i Righeira e gli Skiantos.
Poi, durante una tournée con Vasco Rossi visse una straordinaria illuminazione che lo ha portato ad abbracciare la Fede, tanto da diventare terziario francescano. Significativo da quest’ultimo punto di vista è il brano incluso nel live intitolato Tanto è il bene che mi aspetto, che riprende il noto passaggio dell’omelia che nel 1213 san Francesco d’Assisi (1181/1182-1226) rivolse al conte Orlando di Chiusi della Verna: «Tanto è il bene che mi aspetto che ogni pena mi è diletto».
Nella track list del CD segnaliamo in particolare le canzoni mariane come Madonna cara e C’eri tu sotto la Croce e il brano che dà il titolo all’album e al concerto dal titolo Tutto per amore di Dio. Per contatti (informazioni e/o richiesta del concerto) ci si può rivolgere alla casa di produzione musicale “Lux Mundi” (luxmundi02@gmail.com) e consultare il sito www.nandobonini.it. Il CD Tutto per amore di Dio, invece, può essere ordinato scrivendo a info@nandobonini.it (euro 13,50).
Imminente l’apertura ad Assisi delle celebrazioni ufficiali per l’VIII Centenario del Transito di San Francesco
Dopodomani, sabato 10 gennaio 2026, nella suggestiva cornice della Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola (Perugia), saranno aperte alle ore 10 le celebrazioni ufficiali dell’VIII Centenario del Transito di San Francesco di Assisi 1226/2026.
Il rito prenderà significativamente vita presso la ‘Cappella del Transito’ del Poverello d’Assisi, custodita dietro la Porziuncola, che è memoria degli ultimi momenti terreni di san Francesco che, ormai cieco e segnato dalle stimmate, qui volle essere deposto ‘nudo sulla nuda terra’, il 3 ottobre 1226, come gesto supremo di fede nella paternità di Dio e di accettazione della «sorella morte corporale».
Per l’occasione sarà eccezionalmente esposto nella Basilica il più antico dipinto raffigurante san Francesco di Assisi conservato presso il Museo della Porziuncola, ovvero l’opera del cosiddetto ‘Maestro di San Francesco’ (metà del XIII secolo), che raffigura il Santo con le stigmate chiaramente visibili, espressione della sua piena e definitiva conformatio Christi.
Saranno presenti i rappresentanti delle Famiglie Francescane del mondo, fra u quali fra Massimo Fusarelli OFM, Ministro generale dei Frati Minori, fra Carlos Alberto Trovarelli OFM Conv, Ministro generale dei Frati Minori Conventuali, fra Roberto Genuin OFM Cap, Ministro generale dei Frati Minori Cappuccini, Tibor Kauser OFS, Ministro generale dell’Ordine Francescano Secolare, fra Amando Trujillo Cano, Ministro generale del Terzo Ordine Regolare e suor Daisy Kalamparamban, Presidente della Conferenza Francescana Internazionale dei Fratelli e delle Sorelle del Terz’Ordine Regolare. L’intero rito sarà trasmesso in diretta streaming sui canali ufficiali della Provincia Serafica di San Francesco d’Assisi, che gestisce i luoghi francescani storici come la Porziuncola, San Damiano e l’Eremo delle Carceri e coordina la vita spirituale e missionaria dei frati minori in Umbria e Sardegna: https://assisiofm.it/.
’Audite poverelle’ di san Francesco 800 anni dopo
Nella primavera di quest’anno ricorreva l’ottavo centenario della composizione di un testo noto, dalle sue prime parole, come l’Audite poverelle: l’ultima volontà del Poverello di Assisi, lasciata a Chiara, alle donne di San Damiano e alle loro seguaci sparse ormai in diversi monasteri.
L’obbiettivo di questo volume è quello di studiare il canto di Francesco sia nelle circostanze della sua composizione, sia nei contesti legati alla sua trasmissione, analizzando in particolare l’ambiente delle Clarisse veronesi, dove furono prodotti e conservati i due testimoni manoscritti di questo testo. Si presenta perciò un vasto panorama della presenza clariana nel territorio della Provincia minoritica di Sant’Antonio (inizialmente detta della Marca Trevigiana).
Si risponde anche all’esigenza, sottolineata più volte da Jacques Dalarun, di studiare non solo i singoli testi, ma rileggerli insieme con i loro ‘compagni di viaggio’, cogliendo l’intenzione di chi ha organizzato l’intero corpus delle opere contenute in un determinato codice. La seconda parte del volume offre quindi l’edizione integrale di tutti e tre i manoscritti delle Clarisse veronesi, conservati ora a Novaglie. Per quanto possibile, i testi sono stati collazionati con altri testimoni.
La terza parte del volume raccoglie nove studi sul contenuto dei codici. Quattro saggi sono dedicati alla legislazione che determinava la vita dei monasteri clariani di Verona; uno esamina l’aspetto iconografico del Codice 1 di Novaglie, paragonando le sue immagini con altre rappresentazioni coeve di Francesco e Chiara. Finalmente, quattro saggi rileggono, da varie angolature, il testo dell’Audite poverelle e le sue origini.
Al volume hanno contribuito: Felice Accrocca, Milvia Bollati, Cristina Campo, Maria Flavia Cavazzana, Chiara Grazia Centolanza, Marco Guida, Aleksander Horowski, Alessia Luvisotto, Antonio Montefusco e Monica Benedetta Umiker.
Verso la canonizzazione di Carlo Acutis: Milano, Busto Arsizio e Gallarate dedicano tre momenti
Da Assisi a Milano nel nome di Carlo Acutis. Mercoledì 12 febbraio, il Vescovo di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e di Foligno, mons. Domenico Sorrentino, sarà nella Diocesi ambrosiana per ricordare la figura del giovane scomparso nel 2006 a soli 15 anni a causa di una leucemia fulminante, che sarà proclamato santo il 27 aprile durante il Giubileo degli adolescenti.
Un legame profondo, quello tra Acutis e la città di Assisi, che si è consolidato nei periodi trascorsi dal giovane nella località umbra, dove ha potuto respirare la spiritualità di San Francesco. È proprio ad Assisi che il 10 ottobre 2020 Carlo è stato beatificato e dove ora riposa nel Santuario della Spogliazione, meta di pellegrinaggio da parte di fedeli di tutto il mondo.
La giornata di mons. Sorrentino inizierà alle 10.30 con un incontro che si svolgerà nella chiesa di Santa Maria Segreta (piazza Nicolò Tommaseo), quella che Carlo frequentava quotidianamente: con lui interverranno don Giuseppe Como, Vicario episcopale per l’Educazione e la Celebrazione della fede e per la Pastorale scolastica della Diocesi di Milano, suor Monica Ceroni, ex insegnante di Carlo all’Istituto Marcelline Tommaseo, e Claudio Cogliati, presidente della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza, che rappresenterà l’ospedale in cui Acutis ha trascorso i suoi ultimi giorni.
Durante l’incontro sarà presentato ‘Carlo Acutis sulle orme di Francesco e Chiara d’Assisi – Originali non fotocopie’ (Edizioni Francescane italiane), il libro di mons. Sorrentino dedicato al beato ambrosiano e al suo legame ideale con Francesco e Chiara di Assisi: tre giovani che, seppure con esperienze di vita molto diverse, sono stati accomunati da un cammino di spogliazione e sacrificio. A moderare il dibattito sarà Catia Caramelli, giornalista di Radio24. All’evento sono invitati gli studenti delle tre scuole frequentate dal futuro santo: il Collegio arcivescovile San Carlo, l’Istituto Marcelline Tommaseo e il Leone XIII, dei gesuiti.
Nel pomeriggio, dopo un incontro privato con l’Arcivescovo di Milano, mons. Delpini, alle ore 16.00 mons. Sorrentino farà visita alla Casa circondariale di Busto Arsizio (via per Cassano Magnago 102), dove, dopo un momento di preghiera con i detenuti, consegnerà una reliquia del beato Acutis.
In serata, alle ore 21.00, nella Basilica di Santa Maria Assunta a Gallarate, dopo la preghiera del vespro, il Vescovo consegnerà un’altra reliquia di Carlo nell’ambito della ‘Staffetta di preghiera’, un’iniziativa promossa dalla FOM (Fondazione Oratori Milanesi).
Il progetto, avviato in ottobre, prevede che la reliquia venga portata nelle parrocchie della Diocesi che ne fanno richiesta: nell’occasione ogni parrocchia promuove momenti di meditazione e attività per avvicinare i giovani alla figura di Carlo e per far conoscere la sua testimonianza di fede.
All’Università Antonianum la festa dell’università
Giovedì 16 gennaio si è tenuta presso l’Auditorium Antonianum la tradizionale Festa dell’Università e del Gran Cancelliere: filologia, filosofia, musica, premi, recitazione, moderato dal prof. Ernesto Dezza.
L’appuntamento è stato aperto dal Quartetto Artemisia, che ha eseguito l’Aria sulla quarta corda dalla Suite n° 3 in re maggiore BWV 1068 e il Corale dalla Cantata BWV 147 di Johann Sebastian Bach. Dopo le parole di saluto del Rettore Magnifico della Pontificia Università Antonianum, prof. Agustín Hernández Vidales, spazio alla lettura del Cantico delle creature, affidata alla voce dell’attore Luca Lazzareschi; il prof. Roberto Antonelli, Presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei, che è intervenuto su ‘Il Cantico delle creature’ o Cantico di Frate Sole;
la prof.ssa Flavia Marcacci, Università degli Studi di Urbino ‘Carlo Bo’, che ha affrontato il tema ‘Cielo e terra si incontreranno, natura e creazione si baceranno: dallo sguardo di Francesco allo sguardo dei filosofi della natura’.
Dopo una breve pausa e una nuova esecuzione musicale del Quartetto Artemisia, fr. Massimo Fusarelli, Gran Cancelliere della Pontificia Università Antonianum e Ministro Generale dell’Ordine dei Frati Minori, ha pronunciato le parole conclusive sulla giornata e consegnato i premi Studente dell’anno.
(Foto: Università Antonianum)
Padre Bormolini: il Cantico delle Creature per un cambiamento di vita
“Altissimo, onnipotente, buon Signore, tue sono le lodi, la gloria e l’onore e ogni benedizione. A te solo, Altissimo, si confanno e nessun uomo è degno di ricordarti. Laudato sii, mio Signore, con tutte le tue creature, specialmente messèr fratello sole, il quale diffonde la luce del sole, e tu ci illumini per mezzo suo, e lui è bello, raggiante con gran splendore; di te, Altissimo, reca il significato. Lodato sii, mio Signore, per sorella luna e le stelle; le hai formate in cielo chiare e preziose e belle. Lodato sii, mio Signore, per fratello vento, e per ogni movimento del vento, per il nuvolo, il sereno e ogni tempo per il quale alle tue creature dà i sostegno. Lodato sii, mio Signore, per sorella acqua, che è molto utile, umile, preziosa e casta. Lodato sii, mio Signore, per fratello fuoco, per il quale illumini la notte, ed egli è bello, giocoso, robusto e forte.
Lodato sii, mio Signore, per sorella nostra madre terra, la quale ci sostenta e governa, e produce diversi frutti, con fiori colorati e erba. Lodato sii, mio Signore, per quelli che perdonano grazie al tuo amore, e sostengono malattie e guai. Beati quelli che sopporteranno in pace, che da te, Altissimo, saranno ricompensati. Lodato sii, mio Signore, per nostra sorella morte corporale, dalla quale nessun uomo che viva può scappare. Guai a quelli che morranno in peccato mortale; beati quelli che troverà nelle tue santissime volontà; che la seconda morte non gli farà male. Lodate e benedite il mio Signore e ringraziate, e servitelo con grande umiltà. Amen”.
Il ‘Cantico delle creature’ è stato composto nel 1224 da san Francesco d’Assisi composto intorno al 1224 ed è una lode a Dio e alle sue creature che si snoda con intensità e vigore attraverso le sue opere, divenendo così anche un inno alla vita; è una preghiera permeata da una visione positiva della natura, poiché nel creato è riflessa l’immagine del Creatore: oggi, 800 anni dopo, quelle parole continuano ad essere un invito a riconoscere la sinfonia del creato e il canto che vibra nel cuore di ognuno di noi, come prova il libro ‘Vivere il Cantico delle creature. La spiritualità cosmica e cristiana di san Francesco’, scritto da un poeta, David Rondoni, e da un monaco tanatologo, p. Guidalberto Bormolini, al quale chiediamo di raccontarci il motivo per cui san Francesco d’Assisi scrisse il Cantico delle Creature:
“San Francesco scrisse il Cantico in un momento particolare, soprattutto in tempo di una forte sofferenza. L’ispirazione gli cambiò la percezione di questa sofferenza e la prospettiva verso la vita; ma la cosa più bella è che san Francesco compose questo Cantico delle Creature, perché fosse portato a tutte le persone in vista della vera penitenza ed i suoi frati avrebbero dovuto cantarlo, concludendo: ‘siamo giullari del Signore, la penitenza che desideriamo è che entriate nella vera penitenza’. Ma la penitenza non è punizione, ma cambiamento di rotta. Se andavano nella direzione sbagliata, questo Cantico li avrebbe condotti nella direzione giusta”.
Quale era la spiritualità di san Francesco?
“La spiritualità di san Francesco era una spiritualità incarnata. In un tempo in cui l’amore per la natura non era lo stesso che abbiamo noi, che la consideriamo romantica. La natura era nemica, perché distruggeva il raccolto ed il bestiame. La sua spiritualità, in un epoca che niente era scontato, aveva la capacità di vedere il divino nella materia. Era la spiritualità di un vero cristiano. Soprattutto se vista in un tempo in cui la contrapposizione con i catari era forte; uno spiritualismo disincarnato ha visto contrapposta la mistica di un santo come Francesco, che vedeva nella materia la bellezza del Creatore”.
La spiritualità cosmica può essere anche spiritualità cristiana?
“La spiritualità cosmica e la spiritualità cristiana non sono assolutamente in contraddizione, soprattutto se sappiamo che tutto ciò che esiste nel cosmo forma una salda unità. Esiste un vincolo di concordia e di pace, come se tutti gli elementi fossero inseparabili, come afferma il card. Splidik che dice che i Padri della Chiesa consideravano l’unità del mondo come un tema molto familiare. Clemente Alessandrino affermava che i dannati simpatizzavano con i viventi nell’unità cosmica.
Sarebbero tanti i mistici cristiani che ci fanno intravedere questa spiritualità cosmica, cioè una spiritualità che vede l’artefice divino in tutta la bellezza che è stata creata. Soprattutto vede nella creazione e nei suoi elementi una scala cosmica, che ci protende verso il Cielo per andare incontro alla scala che dal Cielo è stata gettata. Questo, forse, potrebbe far comprendere in un senso profondamente mistico ed antropologico il meraviglioso Cantico delle Creature di san Francesco d’Assisi”.
Cura del creato e cura della vita: in quale modo coniugare?
“La cura è sempre cura integrale. L’essere umano non può essere curato solo fisicamente, se anche nei documenti scientifici psiche e corpo non sono disgiunti. Da qui bisogna abbracciare e coniugare sempre l’interezza umana, altrimenti una parte dell’essere sarà fuori dalla cura e non sarà sicuramente vera cura. Quindi la cura del creato e la cura della persona (la cura in generale) è sempre un abbraccio unico; siamo parte di tutto. Siamo dentro ad una comunione o, cristianamente, nel Corpo mistico con Cristo che abbraccia tutto ciò che esiste. Infatti, anche la creazione, come dice san Paolo, geme nelle doglie di un parto, perché è protesa verso questa Trasfigurazione: curare gli esseri umani e creare il creato è qualcosa di strettamente collegato alla vita”.
Il cantico può essere considerato un accompagnamento a vivere bene la morte?
“Sicuramente il Cantico delle Creature è un accompagnamento alla morte, perché è dentro in un tutto, in cui gli elementi sono insieme in un tutto, per cui il nostro ritorno alla terra è il nostro tornare al Cielo: ci mette in un’altra dimensione. E’ però anche un canto d’amore, perché amore è immortalità, o meglio è sostanza divina. Ben a ragione il Cantico delle Creature si conclude chiamando la morte ‘sorella’, perché non ci è nemica. La morte non è all’opposto della vita, ma è la porta della vita stessa”.
Ad 800 anni di distanza quale è l’attualità del suo messaggio?
“Ad 800 anni di distanza il messaggio del Cantico delle Creature è attualissimo. Sta dicendo che tutto il cosmo è dentro di noi e che se noi visitiamo la nostra interiorità abbiamo accesso ad esperienze che ci collegano con Dio; soprattutto ci insegnano che c’è una scala per protenderci verso Dio, ma non è quella di Prometeo e né quella della Torre di Babele, ma è una scala che è stata gettata per la salvezza; è una scala che la mistica cristiana fa coincidere con i ‘gradini’ delle ferite di Cristo, quindi noi possiamo parlare di tutto questo ad un mondo fortemente attratto da nuove spiritualità, in cui dobbiamo anche vedere il buono, cioè lo slancio verso qualcosa di grande.
Però, come cristiani, abbiamo da fare un dono ai ricercatori: questo slancio verso il più grande deve essere uno slancio verso un Amico divino, che ha cura di te e che è pronto a tutto per amore di te. Questa spiritualità cosmica del Cantico delle Creature è non solo attuale, ma la via di uscita ai tempi bui che stiamo attraversando e ci annuncia che nessuno buio può soffocare questo Amore divino, che si protende verso noi e vuole entrare nel nostro corpo e nella nostra anima attraverso un abbraccio infinito”.
(Tratto da Aci Stampa)
A scuola con Francesco e Lutero
Ogni docente lo sa. Non è facile far comprendere un personaggio storico vissuto in un’epoca totalmente diversa dalla nostra. Anche perché le logiche politiche, economiche e religiose possono essere diverse. Non è facile andare al di là, oltre gli stereotipi, i pregiudizi, il ‘mito’ che si è creato attorno ad un personaggio. Tanto se più questo è Francesco d’Assisi o Martin Lutero. Non è facile, però è possibile.
Quanto è avvenuto quest’anno scolastico al liceo Bottoni di Milano con alcune terze è stato un esperimento che il professore di religione ha replicato, ma con un occhi diverso. Prima di tutto si è trattato di far comprendere cosa animava profondamente sia Francesco sia Lutero, cosa davvero li ha resi e li rende unici, perfino attuali. Inoltre si è dovuto lavorare sui ragazzi per togliere dalla testa alcune idee strane come la questione della ricchezza.
Sì la Chiesa del 1200 o del 1500 era ricca, ma il papa non possedeva – per dirla con una battuta – una Ferrari o uno yacht o abitava nella reggia di Versailles. Si è cercato di far comprendere come entrambi i personaggi non siano esenti da errori, erano e rimangono figli del loro tempo, ma non per questo vanno sottovalutati o sviliti.
Francesco va da buon cristiano dal sultano per convertirlo perché di altra religione ma non ci riesce. Lutero non vuole rompere la comunione con la Chiesa di Roma ma, alla fine, dichiarato eretico, brucia la bolla di scomunica del 1520 e pensare che la sua ‘battaglia’ era iniziata nel 1517. Il risultato di questo sforzo?
Dei video elaborati dagli studenti che cercano di restituire la verità del personaggio indagato. Alcuni di questi video sono stati pubblicati sul canale YouTube e tutti possono vedere e apprezzare quanto lavoro c’è stato dietro. Il canale è https://www.youtube.com/@theologicalmind al quale ci si può iscrivere e si può lasciare un commento.
Con san Francesco il presepe è promessa di pace
Ma torniamo al Natale del 1223. Il terreno di Greccio era stato messo a disposizione del Poverello di Assisi da un nobile signore di nome Giovanni che, stando alle parole di Celano, per quanto di alto lignaggio e malgrado la sua posizione elevata, “non annetteva alcuna importanza alla nobiltà del sangue e cercava piuttosto di raggiungere la nobiltà dell’anima”, tanto da meritarsi l’affetto di Francesco.
Con san Francesco il presepe è promessa di pace
Quanto avvenuto a Greccio nella notte di Natale del 1223 è stato narrato, raffigurato e persino cantato più volte. Molto significative risultano le diverse letture e interpretazioni e tra queste si distingue quella dell’allora cardinal Joseph Ratzinger – che nel 2005 sarà eletto papa assumendo il nome pontificio di Benedetto XVI – dal significativo titolo Il bue e l’asino del presepe:




























