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Quasi 200 persone a Romena per il Terzo Paradiso umano: mano nella mano per la pace preventiva
Quasi 200 persone si sono unite mano nella mano domenica 4 ottobre a Romena, nel Comune di Pratovecchio Stia, per dare forma al Terzo Paradiso umano. Giovani, adulti e bambini hanno composto insieme il simbolo di Michelangelo Pistoletto, trasformando il prato presso la Pieve in un luogo di incontro e partecipazione.
L’iniziativa, promossa dalla Biennale Europea d’Arte Fabbrile in occasione degli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, ha messo in relazione il messaggio francescano di fraternità e attenzione alla natura con la ricerca di equilibrio tra il mondo naturale e quello creato dall’uomo espressa dal Terzo Paradiso.
Dopo il ritrovo al Castello di Romena i partecipanti hanno raggiunto la Pieve con una breve passeggiata. Nell’Auditorium della Fraternità di Romena si è tenuta la presentazione del progetto cui è seguita la composizione collettiva del simbolo nel campo della lavanda. Al gruppo si sono aggiunte anche numerose persone già presenti sul prato, ampliando il cerchio della partecipazione.
Il Terzo Paradiso umano ha così dato forma a un grande simbolo di ‘pace preventiva’, tema caro al maestro Michelangelo Pistoletto: una pace da costruire ogni giorno attraverso l’incontro, il dialogo e la responsabilità condivisa, creando le condizioni per affrontare le tensioni prima che diventino conflitti. Un principio reso visibile dal gesto semplice e concreto di tenersi per mano.
Nel pomeriggio, nella frazione di Ama, il gesto si è ripetuto lungo il ‘cammino di San Francesco’, dove i bambini dell’Istituto Comprensivo Alto Casentino hanno composto un altro Terzo Paradiso, unendosi mano nella mano. L’iniziativa, promossa con l’Istituto e Seeds APS, si inserisce in un percorso di educazione civica con attività prima e dopo l’evento, pensate per aiutare i bambini a conoscere e praticare i valori della pace.
I visitatori hanno inoltre potuto ammirare l’opera in ferro battuto presente a Romena, parte del percorso d’arte diffuso che attraversa Stia e il territorio del Comune di Pratovecchio Stia: un invito a scoprire il legame tra arte fabbrile, paesaggio e comunità.
L’iniziativa è stata promossa nell’ambito delle attività della Biennale Europea d’Arte Fabbrile, con il Comune di Pratovecchio Stia, Fondazione Pistoletto Cittadellarte e i curatori del progetto Loris Innocenti e Tommaso Venco di Hexisart.
L’appuntamento è ora con la Biennale del 2027. Nel frattempo, le prossime iniziative e gli aggiornamenti saranno pubblicati sul sito della Biennale.
Scienza forense ed arti visive al Lake Como Design festival
Che cosa accade quando immagini nate per osservare, identificare e documentare entrano nello spazio dell’arte e acquisiscono una nuova presenza pubblica? Quali responsabilità comporta lavorare con materiali legati ai corpi, all’identità e alla storia delle persone? E, in definitiva, cosa succede a un’immagine quando estende il suo significato, oltre il motivo per cui è stata prodotta?
E’ intorno a questo passaggio che si costruisce la partecipazione di IED e Accademia di Como Aldo Galli – che fa parte del Network IED – al Lake Como Design Festival, fino al 20 settembre 2026, attraverso un programma che esplora il tema del confine mettendo in relazione ricerca, restauro, archivi e progetto.
Cuore della partecipazione è la mostra After Evidence: from forensic purpose to public resonance, che esplora il confine tra ricerca forense e arti visive, prova e risonanza, passato e presente, esposta negli spazi dell’Accademia di Como. L’esposizione è l’esito di una sinergia aperta tra IED Milano (Scuola di Arti Visive) e LABANOF–MUSA, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell’Università degli Studi di Milano e il suo Museo.
Durante il Lake Como Design Festival sarà possibile, inoltre, accedere ai laboratori di Restauro dell’Accademia attraverso Studio Visit che permettono di entrare in contatto con i luoghi e le pratiche attraverso cui la conservazione diventa uno strumento per mantenere attiva la relazione con il passato.
Il programma si completa con due talk negli spazi dell’Accademia di Como (via Petrarca 9): 19 settembre, ore 17.00 – Consistere. Un dialogo tra Cristina Cattaneo, Direttrice del LABANOF–MUSA, e Carlotta Cattaneo, Creative Director e Head of Scuola Arti Visive IED Milano, dedicato al rapporto tra scienza forense, arti visive, percezione, identità, memoria e materia.
La mostra After Evidence: immagini forensi come archivio attivo: la mostra, un’esplorazione condotta nell’ambito del progetto europeo SISS – Sounding Images, Screening Sounds – nasce dall’incontro con l’archivio immagini della CAL – Collezione Antropologica Labanof – una delle più vaste collezioni scheletriche d’Europa che conserva i resti di circa 20.000 individui attraverso quasi 2000 anni di storia. Attraverso lo studio dei resti umani, la collezione consente di provare a ricostruire non soltanto singole identità e storie di vita, ma anche fenomeni che hanno segnato la società nel tempo, dalla violenza alle migrazioni, dalle condizioni di salute alle disuguaglianze, fino al tema della cura.
L’immersione in questo contesto scientifico e l’accesso alle fonti d’archivio – messi a disposizione da Cristina Cattaneo, direttrice del LABANOF–MUSA – ha fatto nascere sei opere che abitano uno spazio condiviso. Immagini, suoni, voci, dettagli e tracce appena percepibili vengono sottratti a una lettura immediata per costruire una modalità di osservazione e ascolto più lenta e consapevole.
Le opere non trasformano la materia forense in un racconto lineare e non cercano di rendere spettacolare ciò che mostrano. Interrogano, piuttosto, la possibilità di accompagnare il documento oltre il suo scopo originario, senza cancellarne il peso storico, sociale ed etico. Il gesto dell’artista si avvicina così a quello della ricerca forense: entrambi richiedono attenzione per ciò che è parziale, capacità di isolare una traccia e cura nel lasciarne emergere il significato.
Durante il Lake Como Design Festival sarà presentata una selezione di tre opere: ‘Dissolving Touch’ di Jacinta Bosch, ‘Evidence of Beauty’ di Defne Akin e Ahmet Berk Özmutaf ed ‘He Left in a Grey Ford Fiesta’ di Rocco Amati, Davide Consonni e Giulia Pirri. Il progetto è stato sviluppato sotto la guida dell’artista Erik Kessels, mentre concept, curatela e testi sono di Carlotta Cattaneo, Head of Scuola di Arti Visive IED Milano.
La partecipazione si inserisce nel tema scelto per questa edizione della Lake Como Design Festival, ‘The Border’, dedicato al confine non come linea di separazione, ma come territorio di relazione. Sotto il titolo ‘Future Memories’, IED invita a riflettere sul rapporto tra ciò che abbiamo ereditato, quello che viviamo nel presente e ciò che scegliamo di trasmettere al futuro.
La presenza di IED Milano e Accademia di Como al Lake Como Design Festival diventa così un percorso attraverso diversi significati del confine: un percorso in cui il passato non viene semplicemente preservato, ma torna a essere materia per nuove domande sul presente e sul futuro.
L’ingresso a tutti gli appuntamenti è libero e gratuito.
(Foto: DDlStudio)
Papa Leone XIV sottolinea l’importanza della musica sacra nella liturgia
Al termine dell’udienza generale, svoltasi ancora nella basilica di san Pietro per l’eccessivo caldo, papa Leone XIV ha esortato tutti ad ‘un forte e costante impegno’ per una pacifica convivenza tra i popoli, ‘seguendo con onestà e verità le vie che la costruiscono e la confermano nella società’; mentre nel saluto ai pellegrini polacchi ha ricordato il martirio di Władysław Findysz: “Il 23 agosto si celebra la Giornata europea di commemorazione delle vittime dello stalinismo e del nazismo. In quel giorno, nella liturgia, viene ricordato Władysław Findysz, Sacerdote e primo polacco beatificato come Martire delle persecuzioni comuniste. Durante il Concilio Vaticano II egli ne sosteneva spiritualmente i lavori, coinvolgendo i fedeli nell’ ‘Opera conciliare di bontà’ con atti di carità e di rinnovamento morale. La sua testimonianza ci ricordi che la civiltà dell’amore si costruisce perdonando e vincendo il male con il bene”.
Prima aveva dedicato la catechesi ancora alla Costituzione conciliare ‘Sacrosanctum Concilium’, soffermandosi sul capitolo sesto dedicato alla musica e al suo legame con la liturgia, perché il canto favorisce la comunione e la musica è parte dell’azione liturgica: “Il sesto capitolo della Costituzione ‘Sacrosanctum Concilium’ del Concilio Vaticano II è dedicato alla musica sacra…
Troviamo qui il nucleo dell’insegnamento conciliare, che conferma e approfondisce la funzione ministeriale della musica nella liturgia, già messa in luce da san Pio X nel Motu Proprio ‘Inter sollicitudines’ (22 novembre 1903). La musica, infatti, è parte dell’azione liturgica e non mera decorazione della celebrazione. Nella liturgia, cantare e suonare significa pregare, sintonizzando il proprio cuore con quello delle sorelle e dei fratelli e con Dio, nella partecipazione attiva al mistero celebrato… Questo è molto importante, perché aiuta ad aprire il cuore all’agire di Dio nella grazia e a lasciarsene plasmare”.
Inoltre il canto favorisce la comunione: “Attraverso la sinfonia delle voci contribuisce all’unione degli animi, superando le differenze tra le persone e riunendo tutti nella lode a Dio. Diventa così epifania della Chiesa, manifestazione sensibile della comunione che appartiene alla sua stessa natura”.
Però da ciò derivano alcune ‘esigenze’: “Dalla profonda valenza teologica del canto sacro, come parte integrante dell’azione liturgica, derivano alcune esigenze. Una prima è che, al di là delle mode o delle particolari sensibilità degli autori, esso deve rispondere a tutti i livelli a ciò che è più appropriato per il momento celebrativo. La forma, poi, specialmente nel suo aspetto melodico, dev’essere al tempo stesso nobile e semplice, di alta qualità musicale e facilmente eseguibile, soprattutto quando è destinata ad essere cantata da tutta l’assemblea”.
Ecco il motivo per cui le raccomandazioni conciliari sul canto: “Per lo stesso motivo il Concilio raccomanda che anche i testi siano adeguati, profondi e nel contempo agevolmente comprensibili, ispirati principalmente alla Sacra Scrittura, ai libri liturgici e alla Tradizione spirituale della Chiesa. Su questo occorre vigilare, perché si mantenga viva e cresca la dinamica espressa nell’antico principio ‘lex orandi lex credendi’, cioè la legge della preghiera è anche legge della fede”.
Inoltre il documento conciliare dedica spazio alla partecipazione dei fedeli, sottolineato anche da papa Benedetto XIV nell’esortazione apostolica ‘Sacramentum Caritatis’: “Essa ‘deve essere compresa… a partire da una più grande consapevolezza del mistero che viene celebrato e del suo rapporto con l’esistenza quotidiana’ in uno ‘spirito di costante conversione che deve caratterizzare la vita di tutti i fedeli’.
Quanto poi al modo concreto con cui essa si può realizzare attraverso lo specifico ruolo della musica sacra, la Costituzione offre una risposta chiara: ‘Si curino le acclamazioni dei fedeli, le risposte, il canto dei salmi, le antifone, i canti’ ed ‘un sacro silenzio’, ed esorta ciascuno, ministro o fedele, a compiere ‘tutto e soltanto ciò che, secondo la natura del rito e le norme liturgiche, è di sua competenza’, nell’armonico equilibrio tra i diversi ministeri, i vari interventi e i momenti di silenzio”.
Tutto ciò si collega al tema dell’inculturazione: “Un tema caro alla riforma conciliare è quello dell’inculturazione, anche nel campo della musica sacra. Si sottolinea, in particolare, in relazione alle tradizioni musicali delle diverse culture, l’importanza di tenerle in seria considerazione, come parte della vita religiosa e sociale delle persone…
Un compito particolare è riconosciuto, nel contesto liturgico, alla schola cantorum, strumento pastorale di cui si raccomanda la promozione, con il compito ‘di curare l’esecuzione esatta delle parti sue proprie, secondo i vari generi di canti, e favorire la partecipazione attiva dei fedeli nel canto’ (S. Congr. dei Riti, Istr. Musicam sacram, 19)”.
In ultimo un richiamo al compito del compositore: “A tal fine, il compositore di musica sacra è chiamato a conoscere e custodire il patrimonio musicale della Chiesa, lasciandosi ispirare da esso per dare vita a nuove composizioni al servizio della liturgia, nel rispetto della sensibilità contemporanea e delle diverse tradizioni culturali… Per tutte queste ragioni i Padri Conciliari raccomandano di promuovere la formazione e la pratica della musica sacra, ‘nei seminari, nei noviziati dei religiosi e delle religiose e negli studentati, come pure negli altri istituti e scuole cattoliche’, e di assicurare ai musicisti e ai cantori una solida formazione liturgica”.
(Foto: Santa Sede)
FISH ETS: Atleti con disabilità lasciati a terra. Un diritto negato. Ora si accertino le responsabilità
FISH ETS (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) esprime profonda indignazione per quanto accaduto presso l’Aeroporto ‘Leonardo da Vinci” di Roma Fiumicino, dove gli atleti della Nazionale italiana di Powerchair Football non hanno potuto imbarcarsi su un volo della compagnia EasyJet, nonostante la Federazione Italiana Paralimpica Powerchair Sport (FIPPS) avesse richiesto e ottenuto, con largo anticipo, tutte le autorizzazioni necessarie al trasporto.
Qualora le circostanze finora emerse fossero confermate, ci troveremmo di fronte a un episodio di estrema gravità che impone un immediato accertamento delle responsabilità e una rigorosa verifica del rispetto della normativa nazionale ed europea poste a tutela dei diritti delle persone con disabilità.
“Se quanto ricostruito fino ad oggi dovesse trovare conferma, dichiara il presidente della FISH ETS, Vincenzo Falabella, saremmo di fronte a una grave compressione del diritto alla mobilità e dei principi di pari opportunità e di uguaglianza delle persone con disabilità. Non è accettabile che autorizzazioni regolarmente rilasciate vengano disattese, impedendo ad atleti che rappresentano l’Italia in una competizione internazionale di imbarcarsi. Un episodio di questo tipo, se confermato, non solo appare inaccettabile sotto il profilo giuridico e civile, ma evidenzia anche possibili criticità organizzative e procedurali che devono essere chiarite senza ambiguità”.
Il Regolamento (CE) n. 1107/2006 tutela in modo inequivocabile i diritti delle persone con disabilità e delle persone a mobilità ridotta nel trasporto aereo, vietando il rifiuto della prenotazione o dell’imbarco per ragioni connesse alla disabilità, salvo gli specifici e tassativi casi previsti dalla normativa europea.
L’accaduto richiama, inoltre, i principi sanciti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, che riconosce il diritto all’accessibilità, alla mobilità personale, alla non discriminazione, alla piena partecipazione e all’uguaglianza, impegnando gli Stati e tutti i soggetti coinvolti a rimuovere ogni barriera che ne ostacoli l’effettivo esercizio.
La vicenda appare altresì incompatibile con i principi fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana, che agli articoli 2 e 3 riconosce e garantisce i diritti inviolabili della persona e impone la rimozione degli ostacoli che limitano la libertà, l’uguaglianza e la piena partecipazione di tutti i cittadini alla vita del Paese, nonché con l’articolo 16, che tutela la libertà di circolazione.
“Episodi come questo, conclude Falabella, non possono essere liquidati come meri disservizi. Quando viene impedito l’esercizio di un diritto fondamentale, è lo Stato di diritto a essere chiamato in causa. La tutela dei diritti non può essere rimessa a valutazioni discrezionali o a prassi organizzative difformi dalla legge”.
Nasce l’Oasi Santa Rita, dove la vacanza è un diritto per tutti
Un luogo in cui la vacanza diventa diritto per persone con disabilità, una rivoluzione per promuovere libertà, partecipazione e dignità. È questa la visione da cui nasce l’Oasi Santa Rita, il progetto del Monastero Santa Rita da Cascia, promosso e sostenuto dalla Fondazione Santa Rita da Cascia Ente Filantropico Ets – creata dalle monache nel 2012 – che punta a trasformare un immobile fronte mare a Porto Recanati, nelle Marche, in una struttura ricettiva non-profit dedicata a persone con disabilità e a chi si prende cura di loro.
Non solo una riqualificazione edilizia, ma una sfida culturale, sociale e umana in tema di disabilità, per generare un cambio di paradigma fondamentale, dall’assistenzialismo alla piena partecipazione, dall’accessibilità al design universale: creare un modello innovativo di accoglienza attraverso uno spazio garanzia di autonomia e vita piena, dove la dignità della persona è al centro e il tempo libero, la bellezza, il benessere, le relazioni, che sempre più spesso mancano a chi vive la disabilità, non siano più privilegio ma parte integrante dell’esistenza.
Con l’obiettivo di avviare le prime fasi del progetto, il cui fabbisogno finanziario per la ristrutturazione dell’edificio ha un valore stimato di € 2.400.000, e di sostenere tutti i progetti attivi in Italia e nel mondo per i più fragili, è attiva la campagna di raccolta fondi e sensibilizzazione, lanciata dalla Fondazione per la Festa di Santa Rita, del 22 maggio prossimo. ‘Il cuore di Santa Rita batte insieme al tuo’ è lo slogan che invita a sposare la missione, nel nome della santa, simbolo universale di speranza, accoglienza e umanità. Chi contribuirà, con una donazione minima di 16 euro, riceverà il bracciale della Festa di Santa Rita, segno del proprio impegno. Per sostenere la raccolta fondi festadisantarita.org
Un nuovo modello di accoglienza e umanità – Oasi Santa Rita sorgerà a Porto Recanati (Macerata), attraverso la riqualificazione di un immobile fronte mare, di proprietà del Monastero agostiniano di Cascia, attualmente inutilizzato. La struttura, di circa 1200 metri quadrati, sarà progettata secondo il design universale per rispondere a ogni bisogno, prima di tutto quello di un’inclusione e partecipazione vera, con 8 appartamenti, una sala polivalente e una spiaggia attrezzata.
Pensata per accogliere persone con diverse tipologie di disabilità, insieme a familiari e caregiver, e fasce fragili della società, grazie anche alla presenza di personale qualificato, la struttura offrirà un ambiente sicuro, inclusivo e orientato al benessere globale della persona. Elemento centrale, insieme alla spiaggia che garantirà pieno godimento del mare e della sua bellezza, sarà la sala polivalente, spazio di relazione, cultura e svago. Il progetto si inserisce in un percorso pluriennale che prevede la progettazione nel 2026, l’avvio dei lavori nel 2027, il completamento nel 2028 e l’apertura nel 2029. L’Oasi Santa Rita potrà ospitare oltre 500 persone all’anno, offrendo non solo accoglienza, ma un’esperienza di autonomia, dignità e qualità della vita.
“Noi monache abbiamo pensato a un nome che abbracciasse i valori che Santa Rita ha vissuto e ciò che oggi rappresenta: ristoro, spiritualità, respiro, pace. Questo desideriamo offrire all’Oasi Santa Rita: uno spazio dove ogni persona possa sentirsi accolta, custodita e libera, nel corpo e nell’animo. Un luogo pensato e costruito per essere all’altezza delle persone che lo faranno rivivere” – afferma Madre Maria Grazia Cossu, Presidente della Fondazione Santa Rita da Cascia e Badessa del Monastero ritiano di Cascia.
Rivoluzione culturale sul diritto alla vacanza – Il progetto nasce in un contesto sociale in cui la disabilità è ancora fortemente legata a condizioni di esclusione. In Italia, i dati più recenti evidenziano un quadro di crescente fragilità, che parla di povertà, difficoltà lavorative e inclusive e carenza di servizi adeguati. Situazioni che si amplificano quando si parla di dimensioni oltre aspetti medici – tempo libero, relazioni, spazio per respirare e ricaricarsi – non sufficientemente percepite come essenziali per chi vive direttamente o indirettamente la disabilità. Le disuguaglianze si riflettono anche nell’accesso ai servizi turistici: le strutture realmente accessibili sono solo il 9% in Europa, come sottolineato al World Summit on Accessible Tourism, a Torino lo scorso ottobre.
Ed, in Italia meno dell’1% dei comuni (65 su quasi 8000) è Bandiera Lilla, riconoscimento di località accessibili. Un’offerta ancora limitata, dunque, e spesso economicamente non sostenibile. In generale, la disabilità fatica ad essere riconosciuta come dimensione da valorizzare, con conseguenze pesanti sulla qualità della vita. A 20 anni dalla convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, che ha sancito il passaggio da un approccio assistenziale a uno fondato su diritti e inclusione, resta centrale la necessità di tradurre tali principi in esperienze concrete. In questo scenario, l’Oasi Santa Rita si propone come risposta viva e innovativa, capace di coniugare accessibilità architettonica ed economica, promuovendo un’idea di vacanza a 360°. Non solo turismo accessibile, ma un diritto universale per la vita.
“Vogliamo contribuire a generare benessere accessibile a tutti, sottolinea Monica Guarriello, Direttrice Generale della Fondazione Santa Rita da Cascia. Lo stare bene è un bisogno fondamentale, fatto di ristoro fisico e mentale, bellezza, respiro e socialità. Ciò che ci permette di affrontare il quotidiano con forza e serenità. Spesso si dimentica che anche le persone con disabilità, e chi si prende cura di loro, condividono questi stessi bisogni, le stesse emozioni, la stessa urgenza di vivere esperienze che nutrono la vita e ci rendono umani.
Si tratta di andare oltre l’accessibilità fisica, oltre all’assistenza medica, che devono essere garantite, ma senza tralasciare anche quel diritto a una vita piena, che passa anche per la vacanza, non limitata o vissuta in un ambiente simile a una camera di ospedale. Oasi Santa Rita nasce come luogo di vita, relazione e libertà, dove la bellezza è parte integrante dell’accoglienza. Perché stare bene è ciò che ognuno cerca e dev’essere davvero alla portata di tutti”.
A sostenere l’ambiziosa missione della Fondazione, ci pensa anche l’evento nazionale di raccolta fondi e sensibilizzazione delle Rose di Santa Rita, che compie 10 anni di impegno a sostegno dei più fragili. Sono oltre 400 i punti di distribuzione, presenti in tutte le regioni e nelle principali città italiane – tra cui Milano, Torino, Firenze, Roma, Bari, Napoli, Palermo e Cagliari – che vedranno le speciali piantine di rose fiorire sabato 16 e domenica 17 maggio. A dare forza all’evento sono i volontari della Fondazione Santa Rita, che mettono a disposizione tempo ed energie con autentico spirito solidale. Per la mappa coi punti di distribuzione o per ordinare online le piantine si può visitare il sito rosedisantarita.org
La Fondazione Santa Rita da Cascia nasce nel 2012 per volere delle monache agostiniane custodi dei valori e del messaggio della santa degli impossibili, per rendere la loro storica propensione alla carità più strutturata ed efficace. In quattordici anni di attività, la Fondazione ha sviluppato e sostenuto tanti progetti in Italia e nel mondo a favore delle persone più fragili, con particolare attenzione ad infanzia, salute e inclusione sociale. Ha chiuso il 2025 contando 27 progetti attivi ed € 1.500.000 erogati. In Europa e in Italia, sostiene progetti specialistici ad alta intensità di risorse per bisogni complessi (disabilità e infanzia).
In Africa, Asia e America Latina è attiva verso interventi significativi principalmente in materia di nutrizione/sicurezza alimentare, formazione, salute, istruzione. Ovunque, il suo impegno si fonda sull’idea che la speranza sia una responsabilità condivisa, un percorso da costruire attraverso gesti concreti. In questa prospettiva si inserisce anche l’Oasi Santa Rita, che rappresenta un’evoluzione della missione della Fondazione: un progetto ambizioso che trasforma i valori di accoglienza e cura in uno spazio concreto di vita, relazione e inclusione.
Festa della Mamma: il Monastero di Santa Rita presenta le ‘Donne di Rita’ 2026
In occasione della Festa della Mamma, il Monastero di Monastero di Santa Rita da Cascia presenta le tre donne che riceveranno il Riconoscimento Internazionale Santa Rita 2026: storie di maternità segnate da prove profonde, ma capaci di diventare testimonianza concreta di speranza. Sono Fannì Curi, Lucia Di Mauro e Mirna Pompili le “Donne di Rita” di quest’anno: madri e mogli che incarnano i valori più autentici della Santa Rita da Cascia – il perdono, la fede e la capacità di trasformare la sofferenza in amore per gli altri. In un giorno dedicato alla maternità, il Monastero richiama il significato più profondo dell’essere madre e donna, sulle orme di Santa Rita: una figura che ha attraversato il dolore più grande senza smettere di credere nella possibilità del bene.
«In queste donne e madri ritroviamo il volto più autentico di Santa Rita – afferma la Badessa del Monastero – donne che hanno conosciuto il dolore più profondo e che, proprio lì dove tutto sembrava perduto, hanno scelto di generare ancora vita, speranza, amore. In un tempo segnato da divisioni e ferite, le loro storie ci ricordano che il perdono non è debolezza, ma una forza capace di cambiare il cuore delle persone e delle comunità. È questo il messaggio che vogliamo condividere nel giorno della Festa della Mamma: anche nelle prove più dure, è sempre possibile scegliere il bene».
Le esperienze delle premiate raccontano con forza questo messaggio. Fannì Curi ha conosciuto il dolore della perdita del figlio Luca, nato con una grave malattia cardiaca e sottoposto a più interventi, fino alla morte. Un dolore immenso che non l’ha spezzata. «Ho sempre ringraziato Dio per il dono della vita di Luca», racconta. La sua vita è segnata anche da una scoperta tardiva e dolorosa: la verità sulla sua adozione, che le ha rivelato di non essere stata abbandonata, ma amata da una madre impossibilitata a tenerla. Da quella ferita è nato un percorso di perdono e riconciliazione con la propria storia. Accanto al marito Sante, Fannì ha trasformato il dolore in impegno concreto: volontariato accanto ai più fragili, dalle strade con le prostitute ai senzatetto, fino al sostegno ad altri genitori che hanno perso un figlio.
«Tutto l’amore che non ho avuto, sento di doverlo dare», dice. Lucia Di Mauro ha vissuto la tragedia della perdita del marito, guardia giurata, ucciso da quattro ragazzi. Tra loro, il più giovane, appena diciassettenne, viene condotto nel carcere minorile dove, grazie all’intuizione di un direttore illuminato e all’incontro con Luigi Ciotti, prende avvio un percorso inatteso. Lucia sceglie di incontrare quel ragazzo e di non fermarsi all’odio: lo accompagna nel tempo, prendendosi cura di lui e continuando ancora oggi a seguirne il cammino. Anche di fronte a un dolore così profondo, ha scelto una strada radicale: quella del perdono, sfidando ogni convenzione per salvare una vita.
Una scelta che rompe la logica della vendetta e apre alla possibilità di una giustizia che passa attraverso l’umanità. Mirna Pompili, dopo la morte della figlia Camilla in un incidente, ha compiuto un gesto di straordinaria compassione verso la donna coinvolta. Ha sentito il bisogno di rassicurarla, dicendole che il suo cuore e quello della sua famiglia non erano abitati dal rancore. Nel tentativo di sostenere l’altra persona, Mirna ha trovato una strada per non cedere alla disperazione, trasformando il dolore in un’esperienza condivisa. Da questo incontro è nato un cammino di fede che ha avvicinato entrambe alla preghiera e ai sacramenti. Una testimonianza che richiama, per molti aspetti, la figura di Santa Rita, capace di attraversare il dolore senza lasciarlo diventare odio.
Il Riconoscimento e la Festa – Le “Donne di Rita” 2026 saranno presentate ufficialmente il 21 maggio alle ore 10 a Cascia. Il giorno successivo, 22 maggio, si celebrerà la Festa di Santa Rita, momento centrale di fede e partecipazione che ogni anno richiama migliaia di pellegrini da tutto il mondo.
Dai valori alla realtà: nasce l’Oasi Santa Rita – Gli stessi valori incarnati dalle “Donne di Rita” si traducono oggi in un impegno concreto attraverso l’azione della Fondazione Santa Rita, ente filantropico nato per volontà del Monastero, che sostiene i più fragili in Italia e nel mondo. Per la Festa 2026, la Fondazione lancia la realizzazione dell’Oasi Santa Rita, un progetto delle claustrali che sorgerà a Porto Recanati: una struttura ricettiva non profit dedicata a persone con disabilità e alle loro famiglie. Non si tratta solo di riqualificare un immobile fronte mare, ma di promuovere un vero cambio di paradigma culturale: dall’assistenzialismo alla piena partecipazione, dall’accessibilità al design universale.
L’Oasi sarà uno spazio pensato per garantire autonomia, dignità e qualità della vita, dove il tempo libero, la bellezza, il benessere e le relazioni diventino diritti e non privilegi. Il progetto, sviluppato in più fasi, prevede un investimento stimato di oltre 2,4 milioni di euro e rappresenta una sfida sociale e umana che mette al centro la persona. Per sostenere questo e tutti i progetti della Fondazione, è attiva la campagna di raccolta fondi e sensibilizzazione lanciata in occasione della Festa di Santa Rita. “Il cuore di Santa Rita batte insieme al tuo” è lo slogan che invita a partecipare a questa missione di solidarietà. Per sostenere la missione e ricevere in dono lo speciale bracciale della Festa di Santa Rita, è possibile visitare il sito festadisantarita.org
Papa Leone XIV saluta il Camerun con l’invito a non abbandonare nessuno
“Cari fratelli e sorelle, la pace sia con voi! La pace di Cristo, la cui presenza illumina il nostro cammino e placa le tempeste della vita. Celebriamo questa Santa Messa al termine della mia visita in Camerun, e vi sono molto grato per come mi avete accolto e per i momenti di gioia e di fede che abbiamo vissuto insieme. Come abbiamo sentito nel Vangelo, la fede non ci risparmia tumulti e tribolazioni, e in alcuni momenti può sembrare che la paura abbia la meglio. Noi però sappiamo che anche in essi, com’è successo ai discepoli sul mare di Galilea, Gesù non ci abbandona”: questa mattina papa Leone XIV all’aeroporto militare di Yaoundè-Ville ha celebrato la messa, che ha concluso il viaggio apostolico in Camerun, prima della partenza per l’Angola.
Comparando il testo riportato nei tre evangelisti il papa ha sottolineato l’incredulità degli apostoli: “Ben tre evangelisti riportano l’episodio che abbiamo ascoltato, ciascuno a modo suo, con un messaggio diverso in funzione dei lettori a cui si rivolge. San Marco presenta il Signore che raggiunge i discepoli, mentre questi faticano a remare a causa del vento contrario, che però si placa non appena Egli sale con loro sulla barca. San Matteo aggiunge un dettaglio: Pietro vuole andare dal Maestro camminando sui flutti. Una volta sceso dalla barca, però, si lascia sopraffare dal timore e comincia ad affondare. Cristo lo afferra per la mano, lo salva e gli rimprovera la sua incredulità”.
Il brano evangelico proclamato oggi è tratto dal Vangelo di san Giovanni si sofferma invece sulla parola ‘acque’: “Nella versione di san Giovanni, che oggi è stata proclamata, il Salvatore, camminando sulle acque, si avvicina ai discepoli e dice: ‘Sono io, non abbiate paura’, e l’Evangelista sottolinea che ‘era ormai buio’ Per la tradizione ebraica le ‘acque’, con la loro profondità e il loro mistero, richiamano spesso il mondo degli inferi, il caos, il pericolo, la morte.
Evocano, assieme alle tenebre, le forze del male, che l’uomo da solo non può dominare. Allo stesso tempo, però, nella memoria dei prodigi dell’esodo, esse sono percepite anche come un luogo di passaggio, un guado attraverso il quale Dio, con potenza, libera il suo popolo dalla schiavitù”.
Ed anche se sembra che Gesù abbandona Lui è sempre presente: “La Chiesa ha sperimentato tante volte, nel suo navigare lungo i secoli, tempeste e “venti contrari”, e anche noi possiamo identificarci con i sentimenti di paura e di dubbio provati dai discepoli durante la traversata del lago di Tiberiade. E’ ciò che proviamo nei momenti in cui ci sembra di affondare, sopraffatti da forze avverse, quando tutto appare oscuro e ci sentiamo soli e fragili.
Ma non è così. Gesù è con noi, sempre, più forte di qualsiasi potenza del male; in ogni bufera ci raggiunge e ci ripete: ‘Io sono qui con te: non aver paura’. Per questo ci rialziamo da ogni caduta e non ci lasciamo fermare da nessuna tempesta, ma andiamo avanti, con coraggio e con fiducia, sempre”.
E ha ribadito che Gesù non abbandona nessuno: “Gesù si fa vicino a noi: non placa immediatamente le tempeste, ma ci raggiunge in mezzo ai pericoli, e invita anche noi, nelle gioie e nei dolori, a stare insieme, solidali, come i discepoli, sulla stessa barca; a non guardare da lontano chi soffre, ma a farci prossimi, a stringerci gli uni agli altri.
Nessuno deve essere lasciato solo ad affrontare le avversità della vita, e ogni comunità ha il compito, a tal fine, di creare e sostenere strutture di solidarietà e di aiuto reciproco in cui, di fronte alle crisi (siano esse sociali, politiche, sanitarie o economiche) tutti possano dare e ricevere aiuto, in base alle proprie capacità e secondo i propri bisogni”.
Per questo è necessario la partecipazione di tutti: “Le parole di Gesù, ‘sono io’, ci ricordano che, in una società fondata sul rispetto della dignità della persona, l’apporto di tutti è importante e ha un valore unico, indipendentemente dallo status o dalla posizione di ciascuno agli occhi del mondo”.
E’ stato un invito all’impegno sociale e politico: “L’esortazione «non abbiate paura», allora, assume una dimensione ampia, anche a livello sociale e politico, come incoraggiamento ad affrontare problematiche e sfide (particolarmente quelle legate alla povertà e alla giustizia) insieme, con senso civico e responsabilità civile. La fede non separa lo spirituale dal sociale, anzi dà al cristiano la forza di interagire con il mondo, per rispondere ai bisogni degli altri, specialmente dei più deboli”.
Ha infine ricordato che il servizio ai poveri è fondamentale nella Chiesa: “Il servizio quotidiano ai poveri era una pratica essenziale nella Chiesa primitiva, e mirava a sostenere i più fragili, in particolare gli orfani e le vedove. Bisognava integrarlo, però, con le necessità dell’annuncio e dell’insegnamento, che pure erano impellenti, e la soluzione non era semplice.
Gli Apostoli, allora, si sono riuniti, hanno condiviso le preoccupazioni, si sono confrontati alla luce degli insegnamenti di Gesù e hanno pregato insieme, giungendo a superare ostacoli e incomprensioni che a prima vista sembravano insormontabili. Hanno così dato vita a qualcosa di nuovo, scegliendo uomini di ‘buona reputazione, pieni di Spirito Santo e di saggezza’, e destinandoli, mediante l’imposizione delle mani, a un servizio pratico che era anche una missione spirituale”.
(Foto: Santa Sede)
Chi comanda?: a Milano il festival dei Diritti Umani
Si terrà da martedì 14 a giovedì 16 aprile al Parco Center di Milano l’undicesima edizione del Festival dei Diritti Umani, dedicata al tema ‘Chi comanda?’: tre giorni di incontri, dibattiti e spettacoli per interrogarsi su dove si concentra oggi il potere, come si esercita e perché viene così raramente messo in discussione.
Nel crepuscolo delle democrazie si fa strada chi vuole comandare. Non governare o dialogare, ma imporre. E’ uno spirito del tempo che attraversa le relazioni internazionali e quelle quotidiane: nelle guerre che si moltiplicano, nelle disuguaglianze che si radicalizzano, nell’ossessione per la sicurezza, nel controllo dei corpi, nella paura del dissenso. Da qui nasce il tema dell’edizione: una domanda diretta, ‘Chi comanda?’, non teorica ma politica e concreta.
Novità di quest’anno è l’organizzazione congiunta di Fondazione Diritti Umani e Fondazione Gariwo, che uniscono competenze e reti per ampliare lo spazio di confronto tra educazione, informazione e partecipazione civica.
Per tre giorni Milano diventa un laboratorio aperto in cui studenti e cittadinanza si confrontano con alcune voci del dibattito pubblico italiano. Al centro anche le scuole: non come pubblico passivo, ma come protagoniste chiamate a rielaborare in modo critico gli stimoli ricevuti sul tema del potere.
Tra gli ospiti, l’attivista Pegah Moshir Pour, simbolo delle battaglie per i diritti delle donne e della libertà in Iran, la giornalista Tonia Mastrobuoni, tra le principali osservatrici delle dinamiche politiche europee, e Matteo Pucciarelli, cronista politico per la Repubblica.
Accanto a loro, Tiziana Ferrario, storica inviata Rai e voce del giornalismo internazionale, Danilo De Biasio, direttore artistico del Festival e già direttore di Radio Popolare, Nicoletta Dentico, analista delle disuguaglianze globali, Alessandro Volpi, studioso del potere finanziario, don Claudio Burgio, fondatore della comunità Kayros, e Giulia De Florio, impegnata nella difesa dei dissidenti.
In programma anche interventi di educatori, attivisti e professionisti dell’informazione, tra cui Paola Barretta, Vittorio Di Trapani, Paolo Maggioni, Giulia Riva, Joshua Evangelista, Luisa Rizzitelli, Simone Ficicchia, Paolo Giulini e Chiara Ronzani.
Il programma intreccia più linguaggi e temi: sicurezza e spazio pubblico, dissenso e attivismo, questione di genere, disuguaglianze economiche e (novità di questa edizione) sport, come luogo in cui si riflettono identità e conflitti sociali. Molti dei temi sono stati suggeriti dagli studenti, a conferma di una partecipazione attiva delle nuove generazioni.
Le mattine sono pensate come uno spazio di dialogo diretto tra ospiti e studenti, seguite da workshop; il pomeriggio e la sera il festival si apre alla città con corsi di formazione per giornalisti, proiezioni e spettacoli teatrali.
Tra gli appuntamenti anche lo spettacolo teatrale ‘I memoriosi’, dedicato alla responsabilità individuale e alla memoria del Bene. Durante il Festival sarà presentata una versione inedita legata al mondo dello sport, che intreccia le storie dei ‘Giusti’ con il linguaggio sportivo e il tema della responsabilità dentro e fuori dal campo.
Nel programma anche la proiezione del documentario ‘Blu. Il colore dell’autismo’, dedicato alla cooperativa ‘Luna Blu’ che si occupa di aiutare nell’inclusione e nell’avvicinamento al lavoro dei ragazzi con neuro-divergenze e che collabora con il Festival da due anni per la parte food.
“Tira una brutta aria: guerre, violazioni dei diritti umani, egoismi. E il cattivo esempio viene dall’alto, da chi comanda. Compito di associazioni come Fondazione Diritti Umani e Fondazione Gariwo è innanzitutto fare rete, proporre pensieri alternativi e dare voce alle nuove generazioni”, dichiara Paolo Bernasconi, presidente della Fondazione ‘Diritti Umani’.
“La democrazia non si perde tutta insieme: si svuota quando le persone rinunciano a interrogarsi su chi esercita il potere e su come lo esercita, aggiunge Gabriele Nissim, presidente Fondazione Gariwo. Per questo oggi è essenziale creare spazi in cui i giovani possano confrontarsi, sviluppare pensiero critico e immaginare alternative. È lì che la democrazia può ancora rigenerarsi”.
Il Festival dei Diritti Umani si svolge dal 14 al 16 aprile 2026 al Parco Center di Milano (via Ambrogio Binda 30). L’ingresso è libero fino a esaurimento posti. Il programma completo è disponibile su gariwo.net/festival. Non è un festival per parlare di diritti umani. E’ un festival per capire perché tutti rischiamo di perderli e progettare come evitarlo. Per maggiori informazioni: https://it.gariwo.net
Oltre 13.000 persone per riflettere insieme sul tema ‘Mistero, il canto del mondo’ alla 3^ edizione di SOUL Festival di Spiritualità
Grande partecipazione agli oltre 70 appuntamenti diffusi con 100 protagonisti d’eccezione, a partire dall’apertura del festival con lo scrittore Javier Cercas nell’Aula Magna dell’Università Cattolica per arrivare alla serata finale affidata alla poetessa Mariangela Gualtieri.
Milano, quando vuole, sa accogliere l’invito a rallentare, a concedersi una pausa di riflessione, per condividere e ritrovarsi nel ‘noi’: a dimostrarlo è stata ancora una volta l’edizione appena terminata, la terza, di SOUL Festival di Spiritualità Milano, l’appuntamento promosso da Università Cattolica del Sacro Cuore e Arcidiocesi di Milano con il patrocinio del Comune di Milano, che ha visto più di 13.000 persone prendere parte agli oltre 70 appuntamenti del palinsesto ideato dal comitato curatoriale composto da mons. Luca Bressan, Armando Buonaiuto, Valeria Cantoni Mamiani e Aurelio Mottola sul tema ‘Mistero, il canto del mondo’.
Un successo misurato non solo da una crescente partecipazione del pubblico rispetto agli anni precedenti, ma soprattutto grazie a una presenza straordinariamente attenta e coinvolta a lecture, dialoghi, reading, spettacoli, performance e laboratori in programma. In un tempo segnato da grande complessità e incertezza, per cinque giorni il festival ha saputo offrire alla città la possibilità di cambiare il suo passo, attraverso uno spazio inedito di condivisione, dove poterci interrogare e fare esperienza di una ricerca comune.
A renderlo possibile, lo sguardo d’eccezione di 100 protagonisti fra scrittori, filosofi, teologi, artisti, giornalisti e scienziati chiamati a riflettere e a confrontarsi esplorando un tema complesso e suggestivo quale il ‘mistero, come canto del mondo’, a partire dai versi di Rainer Maria Rilke. Mistero come postura che alberga nel mondo e in ognuno di noi, come dimensione non visibile e indisponibile della nostra realtà e che tuttavia entra costantemente in risonanza con le nostre vite.
Tra gli ospiti della terza edizione ricordiamo: Cristina Arcidiacono, Antonio Ballista, Teresa Bartolomei, Giovanni Bazoli, Stefano Boeri, Anna Bonaiuto, Roberto Casati, Adolfo Ceretti, Pablo d’Ors, Ferruccio de Bortoli, Pietro Del Soldà, Mariangela Di Santo, mons. Mario Delpini Arcivescovo di Milano, Massimo Donà, Anaïs Drago, Josep Maria Esquirol, Stefano Faravelli, Antoine Garapon, Dario Doshin Girolami, Gilles Gressani, Lino Guanciale, Isabella Guanzini, François Jullien, L’Antidote, Nicola Lagioia, Marie Leborgne Lucas, Simona Lo Iacono, Domenica Lorusso, Mauro Magatti, don Luca Peyron, Silvano Petrosino, Edwige Pezzulli, Yarona Pinhas, Amir Ra, Massimo Recalcati, Pierangelo Sequeri, card. Jean-Paul Vesco Arcivescovo di Algeri, e molti altri.
Un ringraziamento particolare per aver reso possibile SOUL Festival di Spiritualità Milano va ai Main Partner Intesa Sanpaolo, Humanitas University, Edison e al Partner CFMT – Centro di Formazione Management del Terziario. Un sentito grazie anche a Fondazione Cariplo e Fondazione Rocca per il loro contributo, ad Avvenire e Rai con Content Partner Rai Radio 3 per la media partnership, Comieco, Fondazione Amplifon e Aboca. Grande sostegno è arrivato anche per questa terza edizione dal Comune di Milano che, oltre al patrocinio, ha accompagnato la manifestazione con un’ampia campagna di comunicazione diffusa in città.
“Dopo la meraviglia e la fiducia, temi delle due passate edizioni, quest’anno SOUL Festival ha invitato il pubblico ad aprirsi al mistero e al canto del mondo: un invito ad ascoltare, a vedere oltre il visibile e a lasciarsi emozionare dalla bellezza nascosta della vita. In un momento storico segnato da guerre e tensioni globali, emerge più che mai la necessità di costruire un ‘noi’, di sentirsi parte di una comunità.
Il festival ha offerto spazi per rallentare, riflettere e riscoprire il valore del dialogo e della vicinanza. La grande e attenta partecipazione dimostrata dal pubblico ha confermato quanto sia vivo il desiderio di sostare davanti all’inaccessibile, di aprirsi all’ignoto e lasciarsi emozionare dalla poesia del reale”, afferma il comitato curatoriale del festival, mons. Luca Bressan, Armando Buonaiuto, Valeria Cantoni Mamiani e Aurelio Mottola.
La gratitudine va anche a tutte le istituzioni culturali artistiche, educative, sociali, laiche e religiose che hanno ospitato il palinsesto, insieme a importanti luoghi cittadini, a partire dai partner culturali del Festival: Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Memoriale della Shoah di Milano, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Triennale Milano, a cui si sono aggiunti quest’anno ADI Design Museum, Anteo Palazzo del Cinema, Castello Sforzesco, Chiesa di Santa Maria presso San Satiro, Circolo Filologico Milanese, Museo Diocesano Carlo Maria Martini, Refettorio Ambrosiano, Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, La Grande Brera – Pinacoteca di Brera, Orto Botanico di Brera dell’Università degli Studi di Milano, Teatro alla Scala, Liceo Virgilio. Hanno inoltre partecipato: Associazione Amici di Brera e dei Musei Milanesi, Centro Culturale delle Basiliche, Philo – Pratiche Filosofiche, Ponderosa Music&Art. Tra i luoghi del festival anche Auditorium San Fedele, Basilica di San Simpliciano, Biblioteca in Chiesa Rossa, Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, Gallerie d’Italia-Milano, Palazzo Edison, Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa.
Dalle navate delle chiese ai palcoscenici dei teatri, dalle Terrazze del Duomo di Milano alle sale di musei, biblioteche e cinema, fino a contesti raccolti e inattesi come il Caveau delle Gallerie d’Italia-Milano, il festival ha offerto un’esperienza diffusa, gratuita e aperta a tutti, per esplorare le molteplici sfaccettature del mistero attraverso discipline diverse: dalla letteratura alla scienza, dalla medicina alla filosofia, fino alle arti e alle tradizioni spirituali laiche e religiose, antiche e moderne.
A dare il via al festival è stato lo scrittore Javier Cercas, in dialogo con il co-curatore Aurelio Mottola e con l’accompagnamento del violoncellista Issei Watanabe, che ha inaugurato la manifestazione nell’Aula Magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, gremita di pubblico. Emozionante anche la serata conclusiva al Piccolo Teatro Strehler con il rito sonoro Un niente più grande di e con Mariangela Gualtieri, con la guida di Cesare Ronconi (produzione Teatro Valdoca): un monologo poetico di grande intensità, concepito per SOUL Festival, capace di raccogliere il pubblico in un ascolto raro, sospeso, restituendo attraverso la parola il senso più intimo e condiviso del mistero.
Tra i momenti più suggestivi, la meditazione all’alba sulle Terrazze del Duomo, guidata da mons. Mario Delpini con letture di Lino Guanciale – in collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa – ha offerto un’esperienza di contemplazione sospesa tra notte e giorno, accolta da un pubblico profondamente coinvolto. Di grande impatto emotivo anche le cene monastiche al Refettorio Ambrosiano, con don Paolo Alliata e Cristina Arcidiacono, dove il gesto quotidiano del condividere il cibo si è trasformato in occasione di ascolto e nutrimento spirituale; l’incontro nel Duomo di Milano con l’Arcivescovo di Algeri card. Jean-Paul Vesco, accompagnato dagli strumenti dell’Orchestra del Mare; il concerto di canto gregoriano in Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa; il progetto inedito realizzato in collaborazione con Fondazione Amplifon che ha trasformato ricordi e pensieri di alcuni ospiti di RSA italiane in un’esperienza teatrale sul mistero della vita e della morte, seguita da una riflessione di Vittorio Lingiardi; l’incontro notturno in Santa Maria presso San Satiro; i cicli di incontri dedicati ai Maestri dell’oltre e ai Maestri di mistero.
Molto apprezzati dal pubblico anche gli incontri capaci di tessere un dialogo originale tra discipline diverse, come la riflessione di François Jullien per una filosofia dell’esistenza tra pensiero cinese e greco che invita a indagare l’incommensurabile e l’infinito in noi; il racconto della spiritualità contemporanea di Pablo d’Ors, che ha mostrato come il silenzio e la meditazione cristiana possano diventare strumenti di connessione profonda per conoscersi meglio; l’esplorazione del rapporto tra fede, comunità e società digitale a cura di Chiara Giaccardi, che ha sollevato interrogativi sul modo in cui la tecnologia plasma la nostra capacità di relazione e di ascolto; lo sguardo di Elisabetta Moro e Marino Niola sul bisogno umano di interrogare il domani attraverso segni e presagi, dalle pratiche divinatorie dell’antichità fino alle moderne forme di futurologia e previsione tecnologica; l’indagine di Massimo Polidoro sulla scienza e il pensiero critico, che ha invitato il pubblico a confrontarsi con i misteri della percezione, del paranormale e dell’inspiegabile; il confronto tra Edwige Pezzulli e Roberto Casati sui confini tra scienza e conoscenza, per mostrare come osservazione e ragione possano aprire nuovi sguardi sulla realtà e sulle domande più profonde della vita.
Significativa anche la partecipazione dei giovani agli appuntamenti di SOUL Young, la rassegna ideata da under 30 coordinati da Francesca Fimeroni e Francesca Monti, curatrici del progetto, ospitati all’ADI Design Museum. Tra i momenti più seguiti, l’incontro con il cantautore e scrittore Vasco Brondi.
Con questa terza edizione SOUL Festival di Spiritualità Milano ha esplorato il desiderio di comprendere il mondo e abitare il suo mistero, confermando la vocazione della manifestazione quale spazio autentico di ascolto, riflessione e condivisione sui grandi temi dell’esistenza, capace di nutrire mente e cuore in un’epoca di conflitti, divisioni e disorientamento. Appuntamento alla prossima edizione 2027!






























