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Papa Francesco: un papa che ha amato la Chiesa e le persone

“In questa maestosa piazza di san Pietro, nella quale papa Francesco tante volte ha celebrato l’Eucarestia e presieduto grandi incontri nel corso di questi 12 anni, siamo raccolti in preghiera attorno alle sue spoglie mortali col cuore triste, ma sorretti dalle certezze della fede, che ci assicura che l’esistenza umana non termina nella tomba, ma nella casa del Padre in una vita di felicità che non conoscerà tramonto”: alla presenza di oltre 250.000 persone questa mattina in piazza san Pietro si è svolta la messa esequiale di papa Francesco, celebrata dal card. Giovanni Battista Re, decano del Sacro Collegio, che lo ha definito un papa con un cuore aperto a tutti.

E lo si è potuto constatare dall’amore del popolo accorso in questi giorni: “Il plebiscito di manifestazioni di affetto e di partecipazione, che abbiamo visto in questi giorni dopo il suo passaggio da questa terra all’eternità, ci dice quanto l’intenso pontificato di papa Francesco abbia toccato le menti ed i cuori”.

E  la sua immagine che ha voluto consegnare nella domenica di Pasqua è emblematica: “La sua ultima immagine, che rimarrà nei nostri occhi e nel nostro cuore, è quella di domenica scorsa, Solennità di Pasqua, quando papa Francesco, nonostante i gravi problemi di salute, ha voluto impartirci la benedizione dal balcone della basilica di san Pietro e poi è sceso in questa piazza per salutare dalla papamobile scoperta tutta la grande folla convenuta per la Messa di Pasqua. Con la nostra preghiera vogliamo ora affidare l’anima dell’amato Pontefice a Dio, perché Gli conceda l’eterna felicità nell’orizzonte luminoso e glorioso del suo immenso amore”.

Fin dall’inizio del suo pontificato la sua scelta è stata quella di essere pastore delle pecore: “Nonostante la sua finale fragilità e sofferenza, papa Francesco ha scelto di percorrere questa via di donazione fino all’ultimo giorno della sua vita terrena. Egli ha seguito le orme del suo Signore, il buon Pastore, che ha amato le sue pecore fino a dare per loro la sua stessa vita…

Quando il Card. Bergoglio, il 13 marzo del 2013, fu eletto dal Conclave a succedere a papa Benedetto XVI, aveva alle spalle gli anni di vita religiosa nella Compagnia di Gesù e soprattutto era arricchito dall’esperienza di 21 anni di ministero pastorale nell’Arcidiocesi di Buenos Aires, prima come ausiliare, poi come coadiutore e in seguito, soprattutto, come arcivescovo”.

Inoltre ha motivato la sua decisione di prendere il nome del santo di Assisi: “La decisione di prendere il nome Francesco apparve subito come la scelta di un programma e di uno stile su cui egli voleva impostare il suo pontificato, cercando di ispirarsi allo spirito di San Francesco d’Assisi”.

E come lui è stato in mezzo ai poveri: “Conservò il suo temperamento e la sua forma di guida pastorale, e diede subito l’impronta della sua forte personalità nel governo della Chiesa, instaurando un contatto diretto con le singole persone e con le popolazioni, desideroso di essere vicino a tutti, con spiccata attenzione alle persone in difficoltà, spendendosi senza misura, in particolare per gli ultimi della terra, gli emarginati. E’ stato un papa in mezzo alla gente con cuore aperto verso tutti. Inoltre è stato un Papa attento al nuovo che emergeva nella società ed a quanto lo Spirito Santo suscitava nella Chiesa”.

Anche con il suo linguaggio ha dato un’immagine nuova della Chiesa: “Con il vocabolario che gli era caratteristico e col suo linguaggio ricco di immagini e di metafore, ha sempre cercato di illuminare con la sapienza del Vangelo i problemi del nostro tempo, offrendo una risposta alla luce della fede e incoraggiando a vivere da cristiani le sfide e le contraddizioni di questi nostri anni di cambiamenti, che amava qualificare ‘cambiamento di epoca’. Aveva grande spontaneità e una maniera informale di rivolgersi a tutti, anche alle persone lontane dalla Chiesa”.

Il suo messaggio attraverso un linguaggio diretto e ricco di significati ha raggiunto tutti: “Ricco di calore umano e profondamente sensibile ai drammi odierni, papa Francesco ha realmente condiviso le ansie, le sofferenze e le speranze del nostro tempo della globalizzazione, e si è donato nel confortare e incoraggiare con un messaggio capace di raggiungere il cuore delle persone in modo diretto e immediato. Il suo carisma dell’accoglienza e dell’ascolto, unito ad un modo di comportarsi proprio della sensibilità del giorno d’oggi, ha toccato i cuori, cercando di risvegliare le energie morali e spirituali”.

Ha rivelato una Chiesa della gioia: “Il primato dell’evangelizzazione è stato la guida del suo pontificato, diffondendo, con una chiara impronta missionaria, la gioia del Vangelo, che è stata il titolo della sua prima esortazione apostolica ‘Evangelii gaudium’. Una gioia che colma di fiducia e speranza il cuore di tutti coloro che si affidano a Dio”.

Chiesa della gioia fondata sulla missione: “Filo conduttore della sua missione è stata anche la convinzione che la Chiesa è una casa per tutti; una casa dalle porte sempre aperte. Ha più volte fatto ricorso all’immagine della Chiesa come ‘ospedale da campo’ dopo una battaglia in cui vi sono stati molti feriti; una Chiesa desiderosa di prendersi cura con determinazione dei problemi delle persone e dei grandi affanni che lacerano il mondo contemporaneo; una Chiesa capace di chinarsi su ogni uomo, al di là di ogni credo o condizione, curandone le ferite”.

Ed ha ricordato le sue azioni: “Innumerevoli sono i suoi gesti e le sue esortazioni in favore dei rifugiati e dei profughi. Costante è stata anche l’insistenza nell’operare a favore dei poveri. E’ significativo che il primo viaggio di papa Francesco sia stato quello a Lampedusa, isola simbolo del dramma dell’emigrazione con migliaia di persone annegate in mare. Nella stessa linea è stato anche il viaggio a Lesbo, insieme con il patriarca ecumenico e con l’arcivescovo di Atene, come pure la celebrazione di una messa al confine tra il Messico e gli Stati Uniti, in occasione del suo viaggio in Messico”.

Oppure il viaggio apostolico in Iraq per supplicarla pace od in Oceania: “Dei suoi 47 faticosi Viaggi Apostolici resterà nella storia in modo particolare quello in Iraq nel 2021, compiuto sfidando ogni rischio. Quella difficile Visita Apostolica è stata un balsamo sulle ferite aperte della popolazione irachena, che tanto aveva sofferto per l’opera disumana dell’ISIS. E’ stato questo un viaggio importante anche per il dialogo interreligioso, un’altra dimensione rilevante della sua opera pastorale. Con la visita apostolica del 2024 a quattro Nazioni dell’Asia e dell’Oceania, il papa ha raggiunto la periferia più periferica del mondo”.

Nel suo pontificato la misericordia di Dio è stata centrale: “Papa Francesco ha sempre messo al centro il Vangelo della misericordia, sottolineando ripetutamente che Dio non si stanca di perdonarci: Egli perdona sempre qualunque sia la situazione di chi chiede perdono e ritorna sulla retta via. Volle il Giubileo Straordinario della Misericordia, mettendo in luce che la misericordia è il cuore del Vangelo”.

Ha insistito per una ‘cultura dell’incontro’: “In contrasto con quella che ha definito ‘la cultura dello scarto’, ha parlato della cultura dell’incontro e della solidarietà. Il tema della fraternità ha attraversato tutto il suo pontificato con toni vibranti. Nella lettera enciclica ‘Fratelli tutti’ ha voluto far rinascere un’aspirazione mondiale alla fraternità, perché tutti figli del medesimo Padre che sta nei cieli. Con forza ha spesso ricordato che apparteniamo tutti alla medesima famiglia umana”.

Cultura dell’incontro per una pace tra l’umanità e con il creato, in quanto ‘nessuno si salva da solo’: “Nel 2019, durante il viaggio negli Emirati Arabi Uniti, Papa Francesco ha firmato un documento sulla ‘Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune’, richiamando la comune paternità di Dio.

Rivolgendosi agli uomini e alle donne di tutto il mondo, con la Lettera Enciclica ‘Laudato sì’ ha richiamato l’attenzione sui doveri e sulla corresponsabilità nei riguardi della casa comune. Nessuno si salva da solo”.

E non ha cessato di invocare la pace con una condanna esplicita della guerra: “Di fronte all’infuriare delle tante guerre di questi anni, con orrori disumani e con innumerevoli morti e distruzioni, papa Francesco ha incessantemente elevata la sua voce implorando la pace e invitando alla ragionevolezza, all’onesta trattativa per trovare le soluzioni possibili, perché la guerra (diceva) è solo morte di persone, distruzioni di case, ospedali e scuole. La guerra lascia sempre il mondo peggiore di come era precedentemente: essa è per tutti sempre una dolorosa e tragica sconfitta”.

Insomma era un ‘costruttore di  ponti’: “Costruire ponti e non muri è un’esortazione che egli ha più volte ripetuto e il servizio di fede come successore dell’apostolo Pietro è stato sempre congiunto al servizio dell’uomo in tutte le sue dimensioni. In unione spirituale con tutta la Cristianità siamo qui numerosi a pregare per papa Francesco perché Dio lo accolga nell’immensità del suo amore”.

In chiusura il card. Re ha chiesto al defunto papa di intercedere per tutti: “Caro Papa Francesco, ora chiediamo a Te di pregare per noi e che dal cielo Tu benedica la Chiesa, benedica Roma, benedica il mondo intero, come domenica scorsa hai fatto dal balcone di questa basilica in un ultimo abbraccio con tutto il popolo di Dio, ma idealmente anche con l’umanità che cerca la verità con cuore sincero e tiene alta la fiaccola della speranza”.

Ed al termine della celebrazione funebre la papamobile lo ha trasportato nella chiesa di Santa Maria Maggiore, luogo scelto per la sua sepoltura, salutato da circa 150.000 fedeli lungo il tragitto.

(Foto: Santa Sede)

Un ringraziamento a papa Francesco per la trasmissione della gioia del Vangelo

“Nel Nome della Santissima Trinità. Amen. Sentendo che si avvicina il tramonto della mia vita terrena e con viva speranza nella Vita Eterna, desidero esprimere la mia volontà testamentaria solamente per quanto riguarda il luogo della mia sepoltura. La mia vita e il ministero sacerdotale ed episcopale ho sempre affidato alla Madre del Nostro Signore, Maria Santissima. Perciò, chiedo che le mie spoglie mortali riposino aspettando il giorno della risurrezione nella Basilica Papale di Santa Maria Maggiore”.

Questo è il testamento di papa Francesco, redatto tre anni fa e reso noto dopo la sua morte, in cui ha dato disposizioni per la sua sepoltura; “Desidero che il mio ultimo viaggio terreno si concluda proprio in questo antichissimo santuario Mariano dove mi recavo per la preghiera all’inizio e al termine di ogni Viaggio Apostolico ad affidare fiduciosamente le mie intenzioni alla Madre Immacolata e ringraziarLa per la docile e materna cura.

Chiedo che la mia tomba sia preparata nel loculo della navata laterale tra la Cappella Paolina (Cappella della Salus Populi Romani) e la Cappella Sforza della suddetta Basilica Papale come indicato nell’accluso allegato. Il sepolcro deve essere nella terra; semplice, senza particolare decoro e con l’unica iscrizione: Franciscus”.

Quindi sabato 26 aprile alle ore 10, primo giorno dei Novendiali, sul sagrato della basilica di San Pietro sarà celebrata la Messa esequiale del Romano Pontefice Francesco, secondo quanto previsto nell’Ordo Exsequiarum Romani Pontificis (nn. 82-109), come ha reso noto l’Ufficio delle celebrazioni liturgiche pontificie: “La Liturgia esequiale sarà presieduta dal card. Giovanni Battista Re, decano del Collegio Cardinalizio. Dopo i funerali il feretro di Bergoglio sarà portato nella basilica di San Pietro e da lì nella basilica di Santa Maria Maggiore per la tumulazione, secondo le sue disposizioni testamentarie”.

Un papato che sarà ricordato per i suoi gesti ‘profetici’, come hanno ricordato i vescovi italiani: “Con parole incisive e gesti profetici, Francesco si è rivelato davvero Pastore di tutti secondo il cuore misericordioso del Padre. Sin dall’inizio del suo ministero petrino, ha mostrato una particolare vicinanza al suo gregge, che ha condotto con sapienza e coraggio. In particolare, i Vescovi italiani gli sono grati per il costante dialogo e, soprattutto, per aver incarnato per primo quello straordinario programma di vita che aveva sintetizzato invitando ad essere sacerdoti con l’odore delle pecore e il sorriso dei padri”.

Ritornando agli inizi del pontificato per i vescovi il saluto di presentazione ha delineato il suo rapporto con la gente: “Torna alla mente il ‘buona sera’ con cui si è presentato alla Chiesa e al mondo intero: quel saluto ha rappresentato uno spartiacque, l’inizio di un rapporto tra un padre e i suoi figli a cui ha ricordato quanto il Vangelo sia attraente, gioioso, capace di dare risposta alle tante domande della storia, anche a quelle sopite o soffocate. Da padre, ha indicato la via dell’ascolto e della prossimità, incoraggiando a uscire dalle logiche del consenso, dell’abitudine, dalla tentazione dello scoraggiamento o del potere che limita lo sguardo all’io senza aprirlo al noi”.

In questi giorni tutte le diocesi pregano con le messe in suffragio di papa Francesco ed alcuni messaggi per esprimere l’affetto per il papa deceduto, come il video messaggio da Gerusalemme del card. Pierbattista Pizzaballa: “Ieri abbiamo celebrato il giorno della Resurrezione, oggi Dio ha chiamato a sé papa Francesco. Una connessione significativa tra la celebrazione della vita e dell’amore con la Resurrezione ed oggi papa Francesco è stato chiamato a vedere il viso di Dio. Noi, come chiesa di Gerusalemme, preghiamo per la sua anima”.

Nel video il patriarca gerosolimitano ha ricordato “le continue telefonate, non solo Gaza, per avere informazioni sulla situazione esprimendo la sua preoccupazione e anche la sua solidarietà concreta quando riceveva offerte speciali dalla gente, donazioni, voleva sempre lasciare qualcosa per la parrocchia di Gaza e la gente del posto. In un certo senso, Gaza è stato in qualche maniera uno dei simboli del suo pontificato.

E’ stato sempre vicino ai poveri, contro la guerra, che definiva ‘una sconfitta’, per il lavoro e per la pace… Ora dobbiamo pregare per lui; sicuramente ora sta pregando per noi, quindi siamo uniti nella preghiera con una serena fiducia e speranza che Dio continui ad accompagnare la vita della Chiesa, che papa Francesco ha servito per tanti anni”.   

In Italia dalla diocesi di Ascoli Piceno mons. Gianpiero Palmieri ha espresso un ringraziamento per il magistero di papa Francesco: “Noi sappiamo che egli vive in Dio e intercede per la Chiesa intera. Ringraziamo il Signore per averci donato Papa Francesco. Lo ringraziamo per il suo magistero grande e profondo, che ha dato alla Chiesa una nuova spinta missionaria, chiamandola a quella conversione che le permetta di essere più fedele al Vangelo. Ringraziamo il Signore per il magistero di Papa Francesco a favore del mondo intero, per la pace, la giustizia sociale, l’ecologia la difesa della dignità del lavoro, l’attenzione agli scartati della storia.

In particolare lo piangono i pescatori di San Benedetto, gli operai della Beko e tutti i poveri che da lui si sono sentiti capiti e difesi. La sua vicinanza si è concretizzata anche nel drammatico momento del terremoto che ha colpito la nostra comunità. Ricordiamo tutti con gratitudine la sua visita nell’ottobre del 2016 nelle zone devastate, portando conforto e speranza alle persone colpite dalla tragedia. Papa Francesco, non dimenticheremo mai il tuo insegnamento!”

Mentre l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo, ha espresso gratitudine per la sua fedeltà al Vangelo ed all’umanità: “Abbiamo visto la sua fragilità e la debolezza delle sue condizioni fisiche, e tuttavia sentiamo comunque un sentimento: siamo orfani. Il papa è il padre di tutti, la sua partenza ci ferisce e ci lascia soli, però abbiamo appena celebrato la Pasqua di Resurrezione del Signore e allora ci piace pensare che papa Francesco è accolto nella casa del Padre dall’abbraccio della misericordia di Dio.

Al papa va la nostra gratitudine per il servizio di pastore della Chiesa universale, per la sua dedizione alla causa del Vangelo e dell’uomo. Da lui impariamo a essere discepoli fedeli del Signore Gesù. Lo accompagniamo, con la nostra preghiera e la nostra riconoscenza, all’incontro con il Signore risorto perché possa anche lui partecipare di quella vita che non muore che Gesù ci ha donato risorgendo dalla morte e vincendo il male, lasciando il suo sepolcro vuoto dal quale ancora ci viene la Luce della vita che non muore”.

Il card. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, ha ringraziato il papa per aver comunicato la gioia del Vangelo: “Il papa se n’è andato nell’Anno della Speranza, il Giubileo che aveva tanto desiderato. Ora è davanti al Signore ed era questa la sua grande speranza, che papa Francesco ha cercato di condividerci: la notizia che un giorno saremo tutti nell’abbraccio di Dio”.

Ed ha comunicato questa gioia attraverso la misericordia di Dio: “Il papa Francesco ha cercato di comunicare l’amore di Dio con ogni mezzo e ad ogni latitudine, l’ha fatto con parole semplici che tutti potevano comprendere: ha spiegato ai potenti della Terra e agli ultimi, ai poveri, alle persone scartate, che il volto di Dio è innanzi tutto Misericordia e questo volto è in grado di cambiare il nostro cuore, può addirittura cambiare il corso della storia.

Speranza, Misericordia. Come suonano diverse, queste parole, di fronte alle regole imperanti della guerra e della sopraffazione! Basta prenderle sul serio. Credo che sia per questo messaggio mite e sorridente che il Papa è stato tanto amato dagli uomini e dalle donne del nostro tempo, anche da chi non crede; per questo messaggio è stato riconosciuto come riferimento fondamentale negli equilibri internazionali. Nelle ore dell’addio, vorrei che raccogliessimo le parole che il Papa ci ha lasciato in consegna”.

Anche i vescovi della Lombardia lo ringraziano per la testimonianza evangelica: “Appresa la notizia della morte del nostro amato Papa Francesco i Vescovi della Lombardia sono vicini alla chiesa di Roma per la perdita del loro Vescovo, segno visibile di comunione fra le Chiese sparse per tutta la terra e lo ringraziano per la sua coraggiosa e radicale testimonianza d’amore fino all’ultimo giorno della sua vita”.

Il vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, mons. Andrea Migliavacca, ha rivolto gratitudine a Dio per il papa: “Anche a nome di tutta la nostra comunità diocesana, desidero esprimere sentimenti di grande gratitudine al Signore per il generoso ministero di papa Francesco, per la sua radicale testimonianza del Vangelo e per il bene che ha fatto alla Chiesa, al mondo e a tutti noi. In un momento storico nel quale la guerra sembra tornare prepotentemente a occupare l’orizzonte delle nostre vite, con papa Francesco la Chiesa cattolica, i credenti e il mondo intero perdono un punto di riferimento fermo, che ha sempre richiamato, dall’inizio del suo pontificato e fino al suo compimento, l’urgenza della pace”.

“Il Papa della Speranza nasce oggi al Cielo”: con commozione la Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV si unisce al cordoglio della Chiesa universale per la morte di papa Francesco, che è stato vicino ai poveri: “Il Pontefice che ha dato voce agli ultimi, che ha camminato accanto ai poveri e che ha indicato al mondo la via della misericordia, lascia un’impronta indelebile nei cuori di milioni di persone. Oggi, in ogni città d’Italia, le nostre Conferenze si stringono in preghiera. La sua straordinaria attenzione verso i più fragili e il suo incessante appello a contrastare la cultura dello scarto e ad accogliere chi è ai margini, chi soffre la malattia, la solitudine, l’esclusione, la privazione della libertà, rappresentano valori che sentiamo profondamente nostri. Valori che costituiscono il cuore stesso del carisma della Società di San Vincenzo De Paoli”.

Per questo la presidente nazionale, Paola Da Ros, ha ricordato gli incontri dell’associazione con il papa: “Il Santo Padre ci ha sempre spronati ad essere ‘Chiesa in uscita’, testimoni di un Vangelo vivo, concreto, incarnato nei gesti quotidiani della Carità. Papa Francesco, ‘il Papa della Speranza’, ci lascia in eredità una testimonianza potente e umile, capace di parlare al cuore di ogni uomo e donna. La sua voce, che si è levata senza timore contro le ingiustizie, rimarrà viva nei nostri gesti, nel nostro servizio e nella nostra preghiera”.

Mentre Antonio Lissoni, presidente di AIFO, ha ricordato quella sera di cinque anni fa in una piazza san Pietro deserta: Non possiamo dimenticare quel 27 marzo 2020 quando quest’uomo, solo, stanco, preoccupato è in una piazza san Pietro inesorabilmente e disumanamente vuota a pregare per la pandemia. Ha scritto quattro encicliche, tutte importanti, nella ‘Laudato sì’ ci chiama alla responsabilità verso il creato, ma nella ‘Fratelli tutti’ ci ha concretamente mostrato il suo pensiero, che incarna l’amore di Dio per l’uomo”.

Non ha dimenticato il suo impegno per la pace ed il dialogo: “E’ il Papa della pace, del dialogo con tutti, in particolare con i non credenti, e con tutte le religioni, un dialogo improntato sull’umanità, sul rifiuto della forza e delle armi, sulla condanna costante della guerra, del terrore, della disumanità di atti che purtroppo continuano ad uccidere e ad offendere la dignità dell’essere persona. Ci ha lasciato come ha sempre vissuto, ieri era fra la gente, con la sua voce flebile e tutta la sua sofferenza, senza risparmiarsi, senza pensare a sé stesso, ma al bisogno di tutti di saperlo tra noi”.

Infine anche Flavio Lotti, presidente della Fondazione ‘PerugiAssisi per la Cultura della Pace’, ha ringraziato il papa per l’incoraggiamento alla pace: “Grazie papa Francesco perché ci hai voluto bene. Grazie papa Francesco perché ti sei preso cura di noi e dell’umanità intera. Grazie papa Francesco perché hai fatto l’impossibile per rigenerare la nostra umanità. Grazie papa Francesco per il tuo fermo e costante impegno contro la guerra e la ‘peste’ delle armi che la alimenta senza pietà. Grazie papa Francesco per il tuo fermo e costante impegno per la pace che ci hai aiutato a conoscere, a difendere e soprattutto a fare, nel piccolo e nel grande, con i vicini e con i lontani, tra i popoli e con la natura.

Grazie papa Francesco perché hai voluto e saputo accogliere tutti e tutte nella tua chiesa, perché hai sempre cercato di riunire la famiglia umana contro tutti i Divisori che la vogliono indebolita e frammentata. Grazie papa Francesco per la guida sicura che sei stato in tutti questi anni duri, difficili e incerti. Della tua parola ci siamo nutriti e saziati ogni giorno mentre è cresciuta la fame di speranza. Ai tuoi gesti ci siamo ispirati rigenerando coraggio e coerenza. Grazie papa Francesco per averci insegnato che ‘la realtà è superiore all’idea’, ‘il tempo è superiore allo spazio’, ‘l’unità prevale sul conflitto’ ed ‘il tutto è superiore alla parte’. Continueremo a fare tesoro di questi principi…  Grazie Papa Francesco. Ti abbiamo voluto bene. Grazie a te e a tutti i tuoi collaboratori oggi noi siamo trasformati, pronti per continuare ad essere la tua voce per la pace”.

(Foto: Santa Sede)

Bahrain: inaugurata la Pontificia Opera della Santa Infanzia

“Seminare i semi delle Pontificie Opere Missionarie nel Vicariato Apostolico di Arabia del nord (AVONA) è un compito arduo a causa della sua giurisdizione in quattro paesi, Bahrain, Kuwait, Qatar e Arabia Saudita. Fortunatamente un ‘visionario’ vede una soluzione per ogni problema” scrive all’Agenzia Fides padre Marcus Fernandes OFM.Cap., delegato Missio-Avona.

Il riferimento è al Vicario Apostolico di Avona, vescovo Aldo Berardi, O.SS.T., definito appunto come “il Vescovo ‘visionario’ che ha promosso la missione nel Vicariato” grazie al quale è stata inaugurata la Pontificia Opera della Santa Infanzia (POSI). Durante la celebrazione della messa tenuta venerdì 28 marzo nella Cattedrale Nostra Signora d’Arabia (OLA), ad Awali, il vescovo Berardi ha accolto i primi 46 bambini volontari della POSI. “Pregare, aiutare e condividere il Vangelo è la missione dei bambini” ha ricordato il vescovo nella sua omelia richiamando i tre motti della Santa Infanzia e invitando tutti i presenti a pregare e condividere il Vangelo ogni giorno.

“Il 5 gennaio – prosegue p. Marcus – avevamo celebrato la giornata della Santa Infanzia e, per rendere questa giornata memorabile, l’ufficio Missio-Avona ha organizzato un concorso di saggi e disegni dal tema ‘I bambini sono i missionari della speranza’ con l’obiettivo di suscitare interesse e far conoscere la Santa Infanzia e le Pontificie Opere Missionarie.

Abbiamo ricevuto saggi e disegni bellissimi, i bambini si sono espressi al massimo delle loro emozioni. I vincitori dei concorsi sono stati dichiarati durante la messa del 28 marzo e i nomi saranno pubblicati sul numero, in preparazione per Pasqua, della nostra rivista digitale lanciata il 10 dicembre 2024 in occasione del terzo anniversario della dedicazione della Cattedrale di Nostra Signora d’Arabia”.

Insieme al vescovo Berardi, hanno concelebrato la messa p. Marcus, il Rettore della Cattedrale OLA p. Saji Thomas, ofm Cap., e altri coordinatori della Santa Infanzia. “Durante l’Eucaristia – aggiunge il Vicario Apostolico – abbiamo pregato per le popolazioni del Myanmar devastate dal grave terremoto proprio venerdì 28 marzo, Offriamo messe per loro. La distruzione dei luoghi di culto ci ha toccati nel profondo”.

‘Cosa chiedete alla Chiesa?’ è stata la domanda che il Vicario Apostolico ha rivolto ai bambini prima della benedizione finale: “I piccoli hanno recitato la promessa ed espresso il loro desiderio di renderli bambini missionari per diventare amici di Gesù e servire altri bambini. La giornata si è conclusa con una grande festa insieme alle famiglie. Ora l’intero gruppo operativo nella Cattedrale e i nostri quattro coordinatori sono pronti a portare avanti lo zelo missionario dei bambini – conclude il delegato delle Pom. Con l’istituzione della POSI nella cattedrale del Bahrain, sotto la guida del nostro vicario apostolico, le Pontificie Opere Missionarie stanno vivendo tempi memorabili per AVONA”.

(Tratto da Agenzia Fides)

Fabrizio Venturi lancia il primo Festival musicale al mondo realizzato con l’intelligenza artificiale

Al via il primo Festival Mondiale di Musica Cristiana generato dall’Intelligenza artificiale, un Festival musicale interamente realizzato dall’incontro tra talento umano e intelligenza artificiale. Fabrizio Venturi, Direttore artistico del Festival della Canzone Cristiana,  primo promotore della Christian Music italiana, e Andrea Poli, suo compagno di studi ed ex socio dell’Agenzia di Grafica Pubblicitaria fiorentina ‘Free Graphic’, oggi specialista in AI, daranno vita ad un’esperienza sonora unica e rivoluzionaria che guarda al futuro della creazione musicale.

“Siamo entusiasti di annunciare la nascita del primo Festival musicale al mondo interamente dedicato alla fusione di talento umano e intelligenza artificiale” hanno dichiarato all’unisono i due ideatori Fabrizio Venturi e Andrea Poli. Fabrizio Venturi ha, poi, puntualizzato: “L’AI rafforzerà, ancor di più, la missione e lo spirito del Festival della Canzone Cristiana, che è quello di evangelizzare mediante la musica, unico linguaggio che non conosce né limiti, né barriere, che, con l’avvento  di Al, assurge a livelli sempre più  universali e mondiali.

Il Festival della Canzone Cristiana Artificial Intelligence rappresenta un’innovazione nel panorama musicale, che offrirà la possibilità a cantanti di ogni provenienza di interpretare brani unici, composti interamente da algoritmi di intelligenza artificiale. Non sarà solo una competizione, ma un’esplorazione del futuro della musica, in cui la creatività umana si fonde con le illimitate possibilità offerte dalla tecnologia. Artisti opportunamente selezionati potranno lavorare con sistemi di AI all’avanguardia per creare performance indimenticabili, sfidando i confini tradizionali della composizione musicale”.

Il Festival della Canzone Cristiana Artificial Intelligence sarà trasmesso, in diretta mondiale, il 1^ Maggio 2025, sulla pagina Facebook de ‘La Luce di Maria’, che vanta più di 1.500.000 follower https://www.facebook.com/LaLucediMaria, sulla pagina Facebook La Luz De Maria (Spagna) con più di 2.200.000 follower https://www.facebook.com/LuzDeMariaOfficial?locale=it_IT , sul profilo Youtube con 360.000 iscritti https://www.youtube.com/@LaLucediMariaOfficial e su tutti i social del Festival della Canzone Cristiana.

Il Festival si rivolge ad un pubblico vasto e diversificato, costituito da appassionati di musica e di tecnologia, da artisti, da produttori e da ricercatori, a cui farà vivere un’esperienza immersiva ed interattiva. Parteciperanno al “Festival della Canzone Cristiana Artificial Intelligence”, con le esibizioni dal vivo,  i premiati della quarta edizione del Festival della Canzone Cristiana Sanremo 2025, tra cui Piero Chiappano (primo classificato), Gipsy Marta Fiorucci (seconda classificata), Gabylo (terzo classificato) e Renato Belluccio (vincitore miglior testo), i quali gareggeranno con gli artisti di AI.

I voti per decretare i vincitori saranno espressi dagli spettatori che seguiranno la kermesse musicale in AI sulle pagine Facebook de ‘La Luce di Maria’, de ‘La Luz de Maria’ e su tutti i profili social del Festival della Canzone Cristiana di Sanremo.

Si tratta di un’esperienza sonora senza precedenti che offrirà al pubblico un evento affascinante realizzato attraverso il connubio della creatività umana e dell’innovazione tecnologica, un’opportunità unica per artisti professionisti ed emergenti di esibirsi con brani interamente creati da algoritmi di Intelligenza Artificiale. Il Festival non sarà solo una vetrina musicale, ma un’occasione per riflettere sul futuro della composizione e del ruolo della tecnologia nell’arte in generale.

In attesa di dar corso a questa  kermesse musicale in Artificial Intelligence la Direzione del Festival della Canzone Cristiana invita cantanti solisti e gruppi musicali di ogni età e nazionalità a candidarsi per la prossima edizione del Festival della Canzone Cristiana, il Sanremo Cristian Music Festival 2026, che per la sua quinta edizione potrà fornire ai cantanti, i quali non avessero un loro brano, una canzone creata con l’AI, scrivendo alla Segreteria del Festival info@sanremofestivaldellacanzonecristiana.it

“Ogni partecipante, che vorrà realizzare un brano con l’AI, lavorerà con un team di esperti in intelligenza artificiale al fine di dar vita ad un brano che corrisponda alle proprie aspettative, basato su personali input tematici ed emotivi, tale da possedere un’elevata qualità artistica e stilistica, che dimostrerà come la tecnologia possa non solo supportare, ma anche stimolare la creatività musicale in modi inediti”, ha concluso Fabrizio Venturi.

Papa Francesco ai Missionari della Misericordia’: attenti ad ascoltare

“Cari fratelli, avrei voluto incontrarvi in occasione del vostro pellegrinaggio giubilare ed esprimere di persona a voi, Missionari della Misericordia, la mia gratitudine e il mio incoraggiamento”: ancora a riposo papa Francesco ha inviato un messaggio ai ‘Missionari della Misericordia’ che fino a domani vivono il loro Giubileo, letto da mons. Rino Fisichella, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, che ha presieduto la preghiera del Rosario presso la Grotta di Lourdes nei Giardini Vaticani.

Nel messaggio il papa ha espresso rammarico per non aver potuto incontrare personalmente i missionari, esortandoli a testimoniare il volto di Dio: “Vi ringrazio, perché con il vostro servizio date testimonianza del volto paterno di Dio, infinitamente grande nell’amore, che chiama tutti alla conversione e ci rinnova sempre con il suo perdono”.

Ed ha sottolineato due aspetti: “Conversione e perdono sono le due carezze con le quali il Signore terge ogni lacrima dai nostri occhi; sono le mani con le quali la Chiesa abbraccia noi peccatori; sono i piedi sui quali camminare nel nostro pellegrinaggio terreno. Gesù, il Salvatore del mondo, apre per noi la strada che percorriamo insieme, seguendolo con la forza del suo Spirito di pace”.

Inoltre il papa li ha incoraggiati all’ascolto: “Vi incoraggio perciò, nel vostro ministero di confessori, ad essere attenti nell’ascoltare, pronti nell’accogliere e costanti nell’accompagnare coloro che desiderano rinnovare la propria vita e ritornano al Signore. Con la sua misericordia, infatti, Dio ci trasforma interiormente, cambia il nostro cuore: il perdono del Signore è fonte di speranza, perché possiamo sempre contare su di Lui, in qualunque situazione. Dio si è fatto uomo per rivelare al mondo che non ci abbandona mai!”

Mentre ai fedeli pellegrini della Cechia ha ricordato i santi Adalberto, Cirillo e Metodio: “Essi portarono la luce del Vangelo con coraggio e pazienza, anche in luoghi dove sembrava impossibile. Il loro esempio ci insegna che la missione cristiana non si basa sui risultati visibili, ma sulla fedeltà a Dio… Il nostro compito è seminare e annaffiare con amore e perseveranza, senza scoraggiarci”.

Sono ‘esempi da seguire ricordando che Dio opera nel mondo: “Dio ci chiede di offrire il poco che siamo e che abbiamo. Pensiamo a quei cinque pani e due pesci: nelle mani di Gesù diventarono nutrimento abbondante per una moltitudine. Così avviene anche con il nostro impegno nella fede: se lo affidiamo al Signore con cuore generoso, sarà Lui a moltiplicarlo e a farlo fruttificare in modi che non possiamo nemmeno immaginare.

Per questo, non dobbiamo mai perdere la fiducia. Dio opera anche quando non ne vediamo subito gli effetti. La storia dei vostri santi ce lo insegna: pensiamo alla perseveranza di Giovanni Nepomuceno e di tanti altri testimoni della fede della vostra terra. La loro vita ci mostra che chi confida in Dio non è mai abbandonato, anche nei momenti di prova, come quelli della persecuzione”.

E’ stato un invito a camminare nella fede: “Camminiamo insieme, pastori e popolo, su questa bella strada della fede. Sosteniamoci gli uni gli altri e diventiamo, con la nostra vita, testimoni di pace e di speranza in un mondo che ne ha tanto bisogno, anche in Europa. La nostra fede non è solo per noi, ma è dono da condividere con gioia”.

Infine nel messaggio A Sua Beatitudine Joan, arcivescovo ortodosso di Tirana, Durazzo e di tutta l’Albania, il papa ha indicato come modello il suo predecessore, Anastas, scomparso ad Atene il 25 gennaio scorso e testimone di uno zelo apostolico: “Sono certo che Vostra Beatitudine, seguendo l’esempio del Suo predecessore, continuerà a promuovere il dialogo come mezzo per superare le divisioni e promuovere la ricerca della piena comunione tra tutti i discepoli di Cristo. Infatti, in questi tempi difficili segnati dalla guerra e dalla violenza, è sempre più urgente che i cristiani diano una testimonianza credibile di unità, affinché il mondo possa accogliere pienamente il messaggio evangelico di solidarietà fraterna e di pace. Abbiamo quindi la responsabilità di procedere insieme per manifestare in modo sempre più visibile la comunione reale, anche se ahimè non ancora completa, che già ci unisce”.

E’ stato un invito a mantenere vive le relazioni tra le due Chiese: “E’ mio vivo auspicio, pertanto, che sotto la Sua guida paterna, le relazioni tra la Chiesa d’Albania e la Chiesa cattolica si sviluppino ulteriormente, cercando nuove forme di fruttuosa cooperazione nell’annuncio del Vangelo, nel servizio ai più bisognosi e nel rinnovamento del nostro impegno per risolvere le questioni che ancora ci separano attraverso il dialogo della carità e della verità”.

A Roma la peregrinatio delle reliquie del primo beato del Giubileo

Il 12 gennaio scorso nell’Arcibasilica Papale di San Giovanni in Laterano, alla presenza di circa 3.000 fedeli, il card. Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, ha proclamato beato il Servo di Dio don Giovanni Merlini, terzo Moderatore Generale della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue e guida spirituale di santa Maria de Mattias, fondatrice delle Suore Adoratrici del Sangue di Cristo.

“L’evento è stato emozionante, significativo e incoraggiante, afferma don Benedetto Labate, direttore della Provincia Italiana dei Missionari del Preziosissimo Sangue, al punto che la Postulazione della causa ha proposto alle varie realtà delle Province Italiane dei Missionari e delle Suore Adoratrici di accogliere le reliquie del beato per promuoverne la venerazione e così far conoscere la figura di quest’uomo santo lì dove i consacrati servono il popolo di Dio.

E’ così che il 26 gennaio scorso, nella cattedrale di Benevento, città natale dell’uomo miracolato che ha messo in moto la macchina della beatificazione, è cominciata la peregrinatio delle reliquie del beato Giovanni, itinerario che ha previsto anche le tappe di Spoleto, città natale del beato, e Albano Laziale, luogo dove per oltre vent’anni lui ha svolto il ministero di formatore e consigliere generale dell’Istituto.

Qual è il senso di questa peregrinatio e perché la Chiesa permette che le ossa di un santo siano spostate dal luogo del loro culto? Partiamo dalla considerazione che la venerazione dei santi non è una forma di superstizione o di idolatria. Noi adoriamo l’unico Dio in Tre Persone, la cui gloria però risplende come in uno specchio nella vita dei santi. Questi, appunto, ci stimolano a percorrere la via del Vangelo perché è la proposta di fede e salvezza offerta a noi dal Figlio di Dio fatto uomo, Lui che si è presentato come Via per giungere alla felicità, Verità che porta alla comunione con Dio e Vita piena di senso e gioia per chi cammina tra le tenebre del mondo.

La preghiera rivolta ai santi è richiesta di intercessione rivolta a loro, che vedono il volto di Dio e in virtù dell’offerta del Sangue dell’Agnello sono entrati al cospetto della gloria del Padre. E’ lo stesso motivo per cui ci rivolgiamo alla Vergine Maria come segno di consolazione e sicura speranza”.

Pertanto, da giovedì 27 marzo a domenica 30 marzo, l’urna contenente le reliquie del beato Giovanni Merlini sarà accolta presso la Parrocchia San Gaspare del Bufalo a Roma. Tutte le sere, alle ore 18:30, si terrà la Santa Messa con predicazione di don Matteo Merla, Missionario del Preziosissimo Sangue, preceduta dalla recita della coroncina del Preziosissimo Sangue. Sabato 29 marzo alle ore 18:00 si terrà un incontro con Feliciano Cefalo, figlio del miracolato.

Papa Francesco: l’incontro con Gesù svela la vita

Papa Francesco

“Cari fratelli e sorelle, dopo aver meditato sull’incontro di Gesù con Nicodemo, il quale era andato a cercare Gesù, oggi riflettiamo su quei momenti in cui sembra proprio che Lui ci stesse aspettando proprio lì, in quell’incrocio della nostra vita. Sono incontri che ci sorprendono, e all’inizio forse siamo anche un po’ diffidenti: cerchiamo di essere prudenti e di capire che cosa sta succedendo”: in questa seconda catechesi, annullata per la convalescenza a Casa Santa Marta dopo il ricovero di oltre un mese al Policlinico Gemelli per una infezione polimicrobica e una polmonite bilaterale, dedicata a ‘La vita di Gesù. Gli incontri’ il papa si è soffermato sul colloquio fra Cristo e la samaritana.

In questo incontro tra Gesù e la samaritana il papa ha sottolineato l’esperienza fatta da questa donna: “Lei non si aspettava di trovare un uomo al pozzo a mezzogiorno, anzi sperava di non trovare proprio nessuno. In effetti, va a prendere l’acqua al pozzo in un’ora insolita, quando è molto caldo. Forse questa donna si vergogna della sua vita, forse si è sentita giudicata, condannata, non compresa, e per questo si è isolata, ha rotto i rapporti con tutti”.

Tale presenza non è stata casuale, ma scelta proprio da Gesù: “Per andare in Galilea dalla Giudea, Gesù avrebbe potuto scegliere un’altra strada e non attraversare la Samaria. Sarebbe stato anche più sicuro, visti i rapporti tesi tra giudei e samaritani. Lui invece vuole passare da lì e si ferma a quel pozzo proprio a quell’ora! Gesù ci attende e si fa trovare proprio quando pensiamo che per noi non ci sia più speranza. Il pozzo, nel Medio Oriente antico, è un luogo di incontro, dove a volte si combinano matrimoni, è un luogo di fidanzamento. Gesù vuole aiutare questa donna a capire dove cercare la risposta vera al suo desiderio di essere amata”.

E’ un tentativo di dialogo attraverso un desiderio: “Il tema del desiderio è fondamentale per capire questo incontro. Gesù è il primo a esprimere il suo desiderio: ‘Dammi da bere!’. Pur di aprire un dialogo, Gesù si fa vedere debole, così mette l’altra persona a suo agio, fa in modo che non si spaventi. La sete è spesso, anche nella Bibbia, l’immagine del desiderio. Ma Gesù qui ha sete prima di tutto della salvezza di quella donna”.

Inoltre il papa ha sottolineato che nel racconto evangelico l’incontro avviene a mezzogiorno: “Se Nicodemo era andato da Gesù di notte, qui Gesù incontra la donna samaritana a mezzogiorno, il momento in cui c’è più luce. E’ infatti un momento di rivelazione. Gesù si fa conoscere da lei come il Messia e inoltre fa luce sulla sua vita. La aiuta a rileggere in modo nuovo la sua storia, che è complicata e dolorosa: ha avuto cinque mariti e adesso sta con un sesto che non è marito. Il numero sei non è casuale, ma indica di solito imperfezione. Forse è un’allusione al settimo sposo, quello che finalmente potrà saziare il desiderio di questa donna di essere amata veramente. E quello sposo può essere solo Gesù”.

Da tale confidenza il discorso si sposta sulla questione religiosa: “Questo capita a volte anche a noi mentre preghiamo: nel momento in cui Dio sta toccando la nostra vita coi suoi problemi, ci perdiamo a volte in riflessioni che ci danno l’illusione di una preghiera riuscita. In realtà, abbiamo alzato delle barriere di protezione. Il Signore però è sempre più grande, e a quella donna samaritana, alla quale secondo gli schemi culturali non avrebbe dovuto neppure rivolgere la parola, regala la rivelazione più alta: le parla del Padre, che va adorato in spirito e verità… E’ come una dichiarazione d’amore: Colui che aspetti sono io; Colui che può rispondere finalmente al tuo desiderio di essere amata”.

E dall’esperienza di un incontro nasce la missione: “A quel punto la donna corre a chiamare la gente del villaggio, perché è proprio dall’esperienza di sentirsi amati che scaturisce la missione. E quale annuncio potrà mai aver portato se non la sua esperienza di essere capita, accolta, perdonata? E’ un’immagine che dovrebbe farci riflettere sulla nostra ricerca di nuovi modi per evangelizzare”.

Da questo incontro con Gesù nasce la riconciliazione che rigenera la vita: “Il passato non è più un peso; lei è riconciliata. Ed è così anche per noi: per andare ad annunciare il Vangelo, abbiamo bisogno prima di deporre il peso della nostra storia ai piedi del Signore, consegnare a Lui il peso del nostro passato. Solo persone riconciliate possono portare il Vangelo. Cari fratelli e care sorelle, non perdiamo la speranza! Anche se la nostra storia ci appare pesante, complicata, forse addirittura rovinata, abbiamo sempre la possibilità di consegnarla a Dio e di ricominciare il nostro cammino. Dio è misericordia e ci attende sempre!”

‘Immagino che state seguendo quello che è accaduto a Goma’ il racconto di un missionario

“Immagino che state seguendo quello che è accaduto a Goma. Le ultime notizie parlano di 3.000 morti senza contare i corpi insepolti . C’è il rischio di epidemie! Qui a Bukavu c’è molta tensione per il timore che la guerra arrivi fin qui. La Conferenza Episcopale Congolese ed il Consiglio delle Chiese protestanti cercano una via per la pace”: alcuni giorni fa ci ha scritto il missionario saveriano, p. Gabriele Cimarelli, che, dopo 10 anni di residenza in Italia, a metà gennaio è ripartito in missione nella Repubblica Democratica del Congo, pochi giorni prima dell’inasprimento del conflitto.

Infatti la regione orientale della Repubblica Democratica del Congo è un posto complicato e instabile, in cui sono attivi diversi gruppi armati; da ormai un anno l’M23, storicamente radicato nelle città di Masisi e Rutshuru, ha esteso il territorio che controlla ed all’inizio di quest’anno aveva completato l’accerchiamento di Goma, occupando Minova e Sake, i due principali centri urbani attorno al capoluogo; è lo stesso saveriano che ci scrive che tale Stato non ha mai conosciuto la parola pace:

“La Repubblica Democratica del Congo non ha mai vissuto un periodo di pace duraturo e stabile. L’indipendenza del Paese dalla colonizzazione belga, nel 1960, ha fatto precipitare il paese nella guerra civile; con l’ascesa al potere del presidente Mobutu la situazione securitaria è migliorata, ma a prezzo di una dittatura che ha mantenuto le tensioni nascoste sotto la cenere. La guerra nel vicino Rwanda nel 1994 ha riversato nel paese oltre due milioni di rifugiati, che hanno fatto nuovamente precipitare la situazione politica e scatenare nel 1996 quella che viene chiamata la ‘prima guerra del Congo’, estesa su tutte le regioni del paese”.

Prima della sua ripartenza missionaria avevo incontrato p. Gabriele Cimarelli a Tolentino, nelle Marche, chiedendo di spiegare questa nuova missione nella Repubblica Democratica del Congo: “Io sono un missionario saveriano ed il nostro carisma e quello della missione ‘ad gentes’  (ai non cristiani), ‘ad extra’ (al di fuori del proprio Paese) ed ‘ad vitam’ (per tutta la vita). Nella mia vita missionaria ho alternato periodi in Italia e nella Repubblica Democratica del Congo per ridare slancio alla mia vocazione. Ormai i saveriani sono una comunità internazionale, per cui concretamente ciascuno di noi vive la propria missione nel Paese destinato.

Sono già stato per 22 anni nella Repubblica Democratica del Congo ed è stata un’esperienza molto bella, assaporando i frutti che la Parola di Dio porta, perché ci sono comunità cristiane molto vive anche in situazioni difficili, in quanto la Repubblica Democratica del Congo ha vissuto e sta vivendo momenti difficili con molte situazioni di guerra. Ho 73 anni e non sono più giovane, però sento ancora questa carica missionaria, perché, come ripete continuamente papa Francesco, quando uno incontra Gesù sente sempre il bisogno di dare testimonianza ad altre persone. Siamo nel giubileo, che ha a tema la speranza, ed occorre essere testimoni di Gesù risorto, che è la nostra speranza, perché porta la riconciliazione e la pienezza di vita”.

Cosa significa essere missionari?

“Le nuove Costituzioni del 2008 hanno riaffermato in modo inequivocabile la nostra identità: ‘Fine unico ed esclusivo dell’Istituto è l’annuncio della Buona Novella del Regno di Dio ai non cristiani’. Oggi la nostra famiglia saveriana ha assunto un volto multicolore con l’arrivo di confratelli provenienti dall’Africa, America Latina ed Asia. La missione oggi tocca tutti i continenti, compresa l’Europa. Come noi siamo partiti dal nostro Paese per annunciare il Vangelo negli altri continenti, allo stesso modo giovani  missionari lasciano l’Africa, l’America Latina e l’Asia per venire ad annunciare il Vangelo nel nostro continente”.

Alcuni mesi fa sono stati beatificati tre missionari saveriani italiani Luigi Carrara, Giovanni Didonè (presbiteri) e Vittorio Faccin (religioso) ed il sacerdote diocesano franco-congolse Albert Joubert, uccisi il 28 novembre 1964 a Baraka e a Fizi in odium fidei: come è possibile trovare il fervore missionario da questa beatificazione, avvenuta nello scorso agosto?

“Questi martiri (tre saveriani ed un sacerdote franco congolese) sono stati beatificati lo scorso 18 agosto ad Ovida, martirizzati il 28 novembre 1964, poco dopo l’indipendenza dalla Francia. Questo martirio ci ricorda che ogni cristiano è chiamato ad essere testimone di Gesù risorto, anche fino all’effusione del sangue. Questi martiri erano giovani ‘ordinari’, che sono voluti rimanere accanto alla ‘loro’ gente pur sapendo che in quella situazione molto grave rischiavano di essere messi a morte, ma hanno voluto testimoniare questa fedeltà a Gesù fino in fondo.

La loro testimonianza diventa uno stimolo a non ‘sederci’: in Italia ed in Europa la Chiesa sta diventando sempre più minoranza con il rischio dello scoraggiamento; l’esempio di questi martiri ci dice che il Signore è capace di fare cose grandi con persone fragili e con piccole comunità cristiane, che come la Vergine Maria siamo disponibili a compiere la volontà del Signore rinnovando il nostro ‘sì’. Gesù come mezzi molto semplici è capace di compiere grandi cose”.

‘Perché è la speranza che vi anima, ben sapendo che se a tutti sta promesso il regno dei cieli, a coloro che abbandonano ogni cosa per seguire Cristo è riservato il centuplo nella vita eterna che ci attende’: così si esprimeva san Guido Maria Conforti, fondatore della congregazione saveriana, nell’omelia pasquale del 1929. Per quale motivo, secondo san Guido Maria Conforti, la speranza ci anima?

“Perché san Guido Maria Conforti ha sperimentato la speranza sulla sua ‘pelle’: seminarista a Parma a fine del XIX secolo ha scoperto la vocazione missionaria leggendo la vita di san Francesco Saverio, uno dei primi compagni di sant’Ignazio di Loyola, che è stato missionario in Oriente ed è morto alle ‘porte’ della Cina. Leggendo la sua vita san Conforti ha sentito il desiderio di partire per la missione; però aveva problemi di salute, per cui si è reso conto che non poteva partire per la missione ed ha deciso di fondare un istituto missionario.

E’ diventato anche vescovo di Ravenna e di Parma ed ha iniziato con pochissime forze: ad inizio del secolo scorso ha inviato in Cina un sacerdote ed un diacono, perché aveva grande fiducia in Gesù, che gli ha dato questa grande carica. Aveva ‘scoperto’ la vocazione da bambino ed un giorno, passando davanti al crocifisso di una scuola cattolica, ha iniziato un dialogo con Gesù: ‘io guardavo Lui e Lui guardava me’; da lì ha scoperto la sua vocazione sacerdotale.

Quando noi partiamo per le missioni ci danno questo crocifisso: il crocifisso è il grande libro sul quale si sono formati i santi, è una sua frase. Ogni missionario, che parte, sa che Gesù lo accompagna, perché l’unica sua ‘forza’ è il Crocifisso e nella sua unione con Cristo è capace di superare gli ostacoli e di portare il Vangelo. Il suo motto era: fare del mondo una famiglia in Cristo”.

Allora, si può vivere senza speranza?

“Si può vivere senza speranza, però non è una vita. San Conforti nella vita ha avuto alcune ‘crisi’ a cui sono seguite le ‘ripartenze’, perché ha sperimentato che Gesù Cristo è la nostra speranza. Nella nostra spiritualità saveriana ci sono cinque caratteristiche: finalità missionaria; poi ha voluto che fossimo consacrati alla missione attraverso i tre voti di obbedienza, castità e povertà; altra caratteristica missionaria è quella di essere una famiglia in Cristo; infine il volto umano del saveriano. Oggi siamo saveriani provenienti da ogni parte del mondo ed è una ‘sfida’ vivere questo spirito di famiglia in un mondo lacerato da discordie. E’ una testimonianza per le nostre comunità: si può essere fratello pur facendo parte di culture diverse”.  

Avevamo concluso l’intervista con questo suo augurio di buon anno ai fedeli della parrocchia ‘Santa Famiglia’ di Tolentino: “In Gesù, Dio si è fatto uomo, si è messo al nostro servizio. Con Gesù, non dobbiamo più aspettare la venuta di Dio, ma accoglierlo nella nostra vita. La fede di un cristiano, la sua comunione con Dio appare da come ama, da quanto presta ascolto ai bisogni degli altri; dal sacrificarsi per il bene di tutti”.

Ecco i modi per sostenere la missione di p. Gabriele Cimarelli: Banca Nazionale del Lavoro IBAN: IT 09 F 01005 69200 000000 002001: Intesa San Paolo IBAN: IT 94 D 03069 69200 100000 006377; Poste Italiane: IBAN: IT 66 N 07601 13400 000014 616627, specificando la causale.

(Tratto da Aci Stampa)

Il dodicesimo anniversario del pontificato di Papa Francesco dal Policlinico Gemelli

Papa Francesco

Oggi Papa Francesco celebrerà il dodicesimo anniversario della sua elezione al soglio pontificio nel suo letto dell’ospedale romano nel quale è ricoverato da quasi un mese. Il Santo Padre, infatti, è come noto ricoverato dal 14 febbraio scorso al Policlinico ‘Agostino Gemelli’ di Roma per una grave infezione delle vie respiratorie.

Diciamo innanzitutto che non ci pare senza significato che Bergoglio trascorra nella malattia il tredicesimo ‘compleanno’ del suo Pontificato. Come quello di San Pietro Apostolo, infatti, il cammino del Vicario di Cristo è da sempre accompagnato dalla sofferenza e dalla Croce. Pregare quindi per la sua guarigione e per la sua capacità di continuare ad offrire le prove e le sofferenze (anche morali) che sta subendo per il bene della Chiesa e del mondo è l’unica manifestazione a nostro avviso di amore concreto alla sua persona ed alla sua missione universale.

Per ripercorrere l’ultimo anno di pontificato di Papa Francesco, forse il più intenso vissuto fino adesso tra Giubileo, Sinodo, Concistoro, viaggi all’estero e visite in Italia e nelle parrocchie di Roma, partiremo dalla sua quarta enciclica, la “Dilexit nos” pubblicata il 24 ottobre 2024 e dedicata alla devozione al Cuore di Gesù.

Come sappiamo, la prima enciclica di Bergoglio è stata la “Lumen fidei” (2013), la seconda la “Laudato si’” (2015) e la terza la “Fratelli tutti” (2020) ma, com’è stato rilevato, fra tutte la Dilexit nos è stata l’unica ignorata dai grandi media e dagli ambienti cattolici culturalmente “elevati”. Ciò perché si tratta di un documento che «evidentemente non si presta a polemiche particolari» (Marco Invernizzi, L’enciclica dimenticata, in Alleanza Cattolica.org, 2 dicembre 2024). Se ci pensiamo questa circostanza spiega molto della sofferenza e della Croce che, non solo nel corpo, sta portando il Santo Padre…

Venendo invece al suo Magistero, sappiamo che fin dall’inizio del Pontificato Bergoglio ha sempre attribuita una grande importanza al tema della famiglia e della fertilità, come ha ribadito straordinariamente il 10 maggio 2024 agli Stati Generali sulla Natalità, un convegno annuale che si tiene a Roma, a poca distanza dal Vaticano.

Anche durante il viaggio apostolico in Lussemburgo e Belgio (26-29 settembre 2024), Papa Francesco ha elogiato il coraggio di un re come Baldovino che, nel 1990, abdicò per 36 ore per non firmare la legge sulla legalizzazione dell’aborto. Dopo un incontro nella Basilica di Koekelberg, il Pontefice si è quindi recato nella Chiesa di Nostra Signora di Laeken accolto dal re Philippe e dalla regina Mathilde, fermandosi davanti alla tomba di Re Baldovino in preghiera, del quale ha poi avviato l’iter della causa di beatificazione e canonizzazione.

Il Santo Padre con questi suoi gesti e insegnamenti ci sta avvertendo che, nonostante si parli di sovrappopolazione e di ‘diritto di scelta’ in materia di vita nascente, il calo delle nascite e la paura del futuro a livello globale è un fenomeno in crescita. Ne è un esempio l’Italia dove, come riportano i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), nel 2022 il tasso di fertilità è sceso da 1,24 a 1,20 figli per donna, ben al di sotto del tasso di 2,1 necessario per conservare un livello di popolazione stabile.

Ma nel giorno che segna il dodicesimo anniversario del pontificato di Bergoglio, vogliamo condividere le sue più recenti e chiare parole su un tema che spesso viene utilizzato contro di lui da chi lo giudica come “complice” dell’ideologia gender o dell’agenda politica delle lobby LGTBQ+. «Oggi il pericolo più brutto è l’ideologia del gender, che annulla le differenze», ha affermato infatti rivolgendosi ai partecipanti al Convegno Internazionale “Uomo-Donna immagine di Dio. Per una antropologia delle vocazioni”, il primo marzo 2024.

Proprio nel segno dell’amore umano e divino del Cuore di Gesù Cristo insegnato nel solco della Tradizione dalla Dilexit nos vorremmo quindi commemorare l’anniversario dei dodici anni di Pontificato. L’amore voluto da Dio fra un uomo e una donna nel matrimonio e votato da questi ultimi ai figli trovi nel culto del Sacro Cuore, attraverso la pratica dei Primi nove venerdì del mese, la forza per ricevere per sé e per le persone care il dono della Redenzione

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