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Per Francesco sorella è la morte: un nuovo linguaggio per comprendere la morte
“Le stelle che passarono sopra quel corpo scarno e consunto che giaceva rigido sul pavimento di pietra, per una volta in tutte le loro luminose rivoluzioni intorno a un mondo di umanità sofferente, guardando giù videro un uomo felice”: così si esprime G. K. Chesterton sul santo assisiate, nel libro ‘Francesco di Assisi’, che si era preparato a quel momento ed ebbe la forza di chiamarla ‘sorella morte’ quando ai più sembrava solo maledizione.
Da questo paradosso fecondo ha preso linfa il convegno nazionale, ‘Per Francesco sorella è la morte. Una provocazione alla vita’, svoltosi a Santa Maria degli Angeli fino a domenica 22 marzo, promosso dalla Provincia Serafica di Umbria e Sardegna con il patrocinio del Comitato Nazionale Centenari Francescani e dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Salute della CEI, si è concluso con la presentazione di un’opera segno di valore civile: il progetto di un hospice pediatrico come testimonianza tangibile di una carità che si fa struttura e cura.
L’Hospice Pediatrico regionale sorgerà ad Assisi, secondo l’illustrazione fatta dalla presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, dal dott. Emanuele Ciotti, direttore generale dell’USL Umbria 1 e dal dott. Gianni Mazzetti, responsabile della Rete di Cure Palliative. La struttura, che colmerà un vuoto assistenziale drammatico nel Centro Italia (attualmente privo di simili centri in Marche, Abruzzo e Molise), è stata definita con una frase emblematica: ‘Costruire una casa per chi non può stare a casa’.
L’opera è parte integrante della prima legge regionale del 2026 dedicata al Centenario Francescano e prevede un polo da 18 posti letto, inserito nella rete regionale di cure palliative pediatriche e terapia del dolore, supportato dall’Azienda Ospedaliera e dalla struttura di oncoematologia pediatrica. La sfida è creare un team multidisciplinare con psicologi e assistenti sociali, riducendo la disomogeneità territoriale e i gravosi trasferimenti fuori regione.
L’Hospice non sarà un’anticamera del lutto, ma uno spazio vitale per gestire sintomi complessi ed offrire ‘vacanze assistite’. Il design sarà d’eccellenza ed elaborerà alcune proposte progettuali. Qui le famiglie non saranno più sole nel peso della cura: potranno trovare momenti di stabilizzazione per i propri figli e, per i caregiver, il conforto di non dover fare tutto da soli in situazioni che spesso non trovano spazio adeguato nei reparti ospedalieri: “Questo è il modo più autentico per lasciarsi interrogare da san Francesco: trasformare la cura dei ‘piccoli’ in un segno che resta, un’opera che darà sollievo alle famiglie umbre per molti anni a venire, rendendo eterno il messaggio di questi Centenari”.
L’ultima giornata di questo cammino di riflessione era iniziata nella basilica di Santa Maria degli Angeli con una celebrazione eucaristica presieduta dal ministro generale dei Frati Minori, fra Massimo Fusarelli, concelebrata anche da don Massimo Angelelli (direttore dell’Ufficio Nazionale per la pastorale della salute della CEI) e da fra Francesco Piloni (ministro provinciale dei Frati Minori di Umbria e Sardegna) e proseguita da una riflessione teologica con don Massimo Angelelli, Francesca Di Maolo (presidente della Fondazione Istituto Serafico di Assisi), Enrico Petrillo (marito della Serva di Dio Chiara Corbello) e fra Francesco Piloni, che ha ripreso le ultime parole del Poverello per ricordare che ognuno di noi è chiamato a fare la propria parte. La testimonianza di Enrico, unita all’impegno quotidiano dell’Istituto Serafico, ha ricordato che ‘siamo nati e non moriremo mai più’, trasformando il limite della morte in un orizzonte di speranza.
L’apertura ufficiale del convegno è stata affidata al Cantico delle Creature, letto da fra Gianluca Busonera, uno dei responsabili organizzatori del Convegno. A Gianni Cervellera, esperto di formazione in sanità e coordinatore del Convegno, il compito di sottolineare come san Francesco abbia trasformato la paura della morte in accoglienza, citando Chesterton: ‘Le stelle… videro un uomo felice’.
Il ministro provinciale dei frati minori, fra Francesco Piloni, aveva spiegato l’intento del convegno per riflettere seriamente sul limite e sulla fragilità della vita attraverso tre parole chiave del Cantico: infirmitate, tribolazione e morte. Riferendosi alla lettera enciclica ‘Fides et Ratio’ di papa san Giovanni Paolo II ha ricordato che fede e ragione sono come due ali di una colomba: entrambe necessarie per comprendere la verità.
Ha evidenziato come la scienza, la fede e la cura siano strumenti complementari per affrontare la sofferenza, la malattia e la morte, cercando una verità luminosa che si ispira alla vita di Francesco, capace di suscitare una nostalgia delle nostre origini e dei valori autentici. Mentre don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio pastorale della salute CEI, ha ricordato la necessità di riportare la morte al suo significato naturale: “Abbiamo smesso di pensare la morte come un evento naturale… la morte non c’è, semplicemente non c’è, c’è la vita finché c’è la vita e poi c’è il decesso”.
Inoltre don Angelelli ha sottolineato la centralità del fine vita terrena nella vita cristiana e l’importanza di un linguaggio che accompagni la vita fino alla sua conclusione. Il prof. Massimo Antonelli, anestesista e rianimatore, ha evidenziato il ruolo quotidiano della morte nella professione medica e l’importanza di un approccio empatico: “La morte per noi rianimatori è un evento quotidiano… frequentiamo la dimensione che cerca di essere empatica nei confronti di chi sopravvive a un amato o congiunto”.
Mentre sabato i lavori sono entrati nel vivo con l’apertura di fra Pietro Maranesi, che ha saputo delineare la sottile ma cruciale differenza tra la morte intesa come rovina e quella accolta come sorella. Da questa premessa, il panel sul tema della ‘Morte’ ha esplorato il mistero del morire attraverso quattro ‘sguardi’ che hanno attraversato la psicologia, i media, la scuola e la sociologia.
La psicoterapeuta Beatrice Toro ha guidato l’assemblea tra le pieghe dei diversi tipi di lutto, indicando nella saggezza della presenza e nel coraggio di ‘stare’ nel dolore la postura più efficace per non restare intrappolati nel trauma. Il giornalista Alessandro Sortino ha poi scosso la platea con una provocazione necessaria, interrogandosi sul perché la morte, pur essendo il tabù per eccellenza, diventi così facilmente una ‘notizia’ di successo mediatico; una dinamica che forse nasconde il nostro bisogno inconfessato di confrontarci con l’unico evento che riguarda davvero ognuno di noi.
Il ritmo della riflessione si è fatto ancora più vitale con l’intervento dello scrittore, prof. Marco Erba, che parlando con il linguaggio di chi vive ogni giorno accanto agli adolescenti ha proposto tre coppie di parole come antidoti al nichilismo contemporaneo: sostituire il giudizio tagliente con lo sguardo che accoglie, il possesso egoistico con la logica del dono e la ricerca ossessiva della perfezione con la bellezza liberante del perdono. A chiudere questo blocco il sociologo Massimiliano Padula, che ha illustrato i concetti di spettacolarizzazione e mercificazione della vita digitale, descrivendo con tratti inquietanti il fenomeno del ‘foreverismo’ e dei cimiteri virtuali, dove la tecnologia tenta di attivare una memoria affettiva che rischia però di restare prigioniera dello schermo.
Il vertice teologico è stato raggiunto con la parola di fra Roberto Pasolini, predicatore della Casa Pontificia, che ha condotto i presenti nel cuore della Sacra Scrittura, mostrando come la Parola di Dio non ignori la drammaticità della morte, ma la attraversi e lo ha fatto partendo dal tema della nudità. Da quest’attenzione della Parola di Dio si è passati alla concretezza del quotidiano attraverso il dialogo tra un medico palliativista, dott.ssa Giulia Nazzicone, un rianimatore pediatrico, dott. Alberto Giannini, ed un cappellano d’ospedale, fra Luigi Cavagna. Da queste voci è scaturito un appello unanime alla costruzione di un’alleanza autentica con chi è nel dolore, fondata sulla cura della persona nella sua interezza.
A questo punto abbiamo chiesto al prof. Marco Erba di raccontarci come i giovani affrontano la morte: “Da un la lato dai ragazzi la morte viene rimossa, mentre dall’altro lato viene sfidata nel senso che ci sono a volte atteggiamenti estremi negli adolescenti, che però hanno una fame di vita, in quanto la sfida che lanciano è una ricerca di fame del senso di vivere.
Gli adolescenti di oggi spesso sono feriti, fragile e non hanno punti di riferimento; quindi il nostro compito non è quello di limitarci di dire ciò che debbono fare, ma provare a condividere con loro risposte di senso alte, in quanto loro hanno fame di vivere la vita come un dono, ma sono in ricerca di loro stessi: hanno desiderio di una vita piena e di relazione con gli altri. Forse la crisi degli adolescenti, di cui si parla molto spesso, in realtà è una domanda profonda di senso e di bellezza”.
In quale modo raccontare loro la vita?
“Credo che sia fondamentale, come modalità, il racconto di esperienze, in quanto si dice che le parole convincono, ma gli esempi trascinano. Penso che raccontare storie non sganciate dalla realtà, vedere testimoni credibili ed avere un’alta qualità della vita e per gli adolescenti incontrare persone che fanno della loro vita un dono, per la quale, come diceva Etty Hillesum nel campo di concentramento di Auschwitz, la vita è bella e ricca di significato: questo può toccare il loro cuore ed aprire la domanda su come anche loro possono dare un contributo al mondo che li circonda”.
Quindi attraverso il racconto della morte i giovani pongono domande di vita?
“Assolutamente sì! La morte è parte della vita e quindi le domande di vita passano anche attraverso gli atteggiamenti che a me adulto sembrano più estremi”.
Esiste un modo per ‘dare peso’ alle domande vitali dei giovani?
“I fatti di cronaca riportano solo situazioni drammatiche, ma c’è una bellezza sommersa tra gli adolescenti: i ragazzi che fanno volontariato, l’esperienza scout, in ambito sportivo i giovani allenatori con gli atleti più piccoli. Cicerone scriveva che i suoi tempi erano i peggiori della storia, Sallustio sottolineava che il mondo era corrotto e senza via d’uscita. Eppure…. Siamo ancora qui a parlare del futuro. C’è bisogno di uno sguardo di fiducia, di tenere aperta la domanda: cosa si può fare?
E’ lo sguardo di fede che un cristiano deve avere. Io non amo i cristiani apocalittici e fustigatori dei costumi. Mi piace un cristianesimo che cammina con le persone. Ed è l’esperienza che ho fatto nell’incontro con i salesiani, a cui devo la mia formazione. Don Bosco ripeteva che la santità consiste nello stare molto allegri. La testimonianza più grande che possiamo dare è quella di essere felici ed avere una qualità di vita elevata e quindi contagiosa. Come educatori siamo chiamati a credere nella scintilla di bellezza che c’è nell’altro, anche quando sembra non vedersi”.
(Foto: OFM Assisi)
Il Festival della Canzone Cristiana a bordo di MSC Crociere
Il Festival della Canzone Cristiana torna con un evento straordinario, dal 21 al 25 ottobre 2026 a bordo di una nave da crociera MSC nel Mediterraneo, con l’obiettivo di diffondere il messaggio del Signore attraverso la musica, linguaggio universale e potente.
Il Festival è ideato dal cantautore e direttore artistico Fabrizio Venturi, si ispira allo spirito del celebre Festival della Canzone Cristiana che si è appena concluso a Sanremo, con la missione di evangelizzare attraverso la musica, portando la gioia della fede a un pubblico sempre più ampio. Il motto dell’evento resta fedele a questa visione: “Chi canta prega due volte!”
L’evento, offrendo un contesto suggestivo e originale in cui vivere un’esperienza unica, unisce musica, fede e viaggio. L’apertura ufficiale del Festival sarà caratterizzata da un esclusivo Cocktail di benvenuto in uno spazio riservato ai partecipanti del Festival. Durante tutta la durata dell’evento sarà attivo un desk organizzativo dedicato, punto di riferimento per artisti e ospiti.
Le esibizioni degli artisti, cuore pulsante del Festival, si terranno dal 22 al 24 ottobre 2026 nell’imponente teatro della nave, con capienza fino a 1.600 spettatori. Ogni serata avrà una durata compresa tra le due e le tre ore. Inoltre, l’organizzazione, sta lavorando, compatibilmente con le esigenze di bordo, per poter utilizzare la discoteca della nave in una data specifica, così da arricchire l’evento con ulteriori riprese in una location diversa.
Durante i momenti liberi, i partecipanti potranno usufruire dei numerosi servizi e comfort disponibili a bordo, tra cui ristorazione, attività ricreative, spazi dedicati al relax e all’intrattenimento, non mancheranno eventi gastronomici speciali come il buffet di mezzanotte e sorprese culinarie.
La crociera prevede due scali, uno a Marsiglia e uno a Barcellona, con la possibilità di visitare queste splendide città, offrendo così l’opportunità di arricchire l’esperienza con momenti culturali e turistici.
Le iscrizioni sono aperte fino al 30 marzo 2026. Un’occasione unica per vivere un’esperienza che unisce musica, fede e viaggio in un contesto suggestivo e coinvolgente. Per ulteriori informazioni è possibile contattare la Segreteria del Festival al seguente indirizzo e-mail: info@sanremofestivaldellacanzonecristiana.it
Papa Leone XIV agli atleti: siate testimoni di pace
“Vi accolgo con gioia, poco dopo la fine dei Giochi Invernali di Milano-Cortina, che hanno diffuso nel mondo, insieme a competizioni di altissimo livello, anche un nobile messaggio umano, culturale e spirituale”: incontrando i partecipanti ai Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano-Cortina papa Leone XIV ha affermato che la filosofia del’vincere senza umiliare’ e della sconfitta ‘senza perdere sé stessi’ si applica anche alla politica e alle relazioni tra popoli.
Esprimendo gratitudine al Dicastero per la Cultura e l’Educazione che, con Athletica Vaticana, ha curato la preparazione dell’incontro con un ringraziamento al presidente Luciano Buonfiglio, del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI), e il Presidente Marco Giunio De Sanctis, del Comitato Italiano Paralimpico (CIP), il papa ha sottolineato che anche lo sport è linguaggio:
“Davvero lo sport, quando viene autenticamente vissuto, non resta soltanto una prestazione: è una forma di linguaggio, un racconto fatto di gesti, di fatica, di attese, di cadute e di ripartenze. Durante i Giochi abbiamo visto non solo corpi in movimento, ma storie: storie di sacrificio, di disciplina, di tenacia. In modo particolare, nelle competizioni paralimpiche abbiamo osservato come il limite possa diventare luogo di rivelazione: non qualcosa che ostacola la persona, ma che può essere trasformato, persino trasfigurato in ritrovate qualità. Voi atleti siete diventati biografie che ispirano moltissime persone”.
Quindi lo sport aiuta nella crescita personale e comunitaria: “Lo sport, infatti, concorre alla maturazione del nostro carattere, richiede una spiritualità salda ed è una forma feconda di educazione. Dallo sport si impara a conoscere il proprio corpo senza idolatrarlo, a governare le emozioni, a competere senza perdere il senso della fraternità, ad accogliere la sconfitta senza disperazione e la vittoria senza arroganza”.
Insomma lo sport è anche un allenamento mentale: “Allenando la mente, insieme alle membra, lo sport è autentico quando resta umano, cioè quando rimane fedele alla sua prima vocazione: essere scuola di vita e di talento. Una scuola nella quale si impara che il vero successo si misura dalla qualità delle relazioni: non dall’ammontare dei premi, ma dalla stima reciproca, dalla gioia condivisa nel gioco”.
Inoltre lo sport aiuta ad un dialogo di pace: “Nel tempo attuale, così segnato da polarizzazioni, rivalità e conflitti che sfociano in guerre devastanti, il vostro impegno assume un valore ancora maggiore: lo sport può e deve diventare davvero uno spazio di incontro! Non un’esibizione di forza, ma un esercizio di relazione. Ho voluto ricordare, in occasione di questi Giochi, il valore della tregua olimpica. Voi, con la vostra presenza, avete reso visibile questa possibilità di pace come una profezia niente affatto retorica: spezzare la logica della violenza per promuovere quella dell’incontro”.
Al contempo il papa ha messo in guardia contro le’scorciatoie’: “Al contempo, sappiamo bene che lo sport porta con sé anche delle tentazioni: quella della prestazione a ogni costo, che può condurre fino al doping. Quella del profitto, che trasforma il gioco in mercato e lo sportivo in divo. Quella della spettacolarizzazione, che riduce l’atleta a un’immagine o a un numero. Contro queste derive, la vostra testimonianza è essenziale”.
E’ stato un invito ad offrire una testimonianza di pace nella società: “Portate l’idea che si possa gareggiare senza odiarsi. Che si possa vincere senza umiliare. Che si possa perdere senza perdere sé stessi. E questo vale anche oltre lo sport. Vale nella vita sociale, nella politica, nelle relazioni tra i popoli. Perché lo sport, se vissuto bene, diventa un laboratorio di umanità riconciliata, dove la diversità non è una minaccia, ma una ricchezza. In un’epoca di grandi sfide climatiche, questi Giochi ci ricordano anche il legame tra sport e natura e il nostro dovere di prenderci cura della casa comune”.
Infine ha invitato a guardare il Crocifisso, riprendendo una frase di papa san Giovanni Paolo II: “Oggi, in questa sala, guardiamo alla Croce degli Sportivi (la Croce olimpica e paralimpica) che dai Giochi di Londra 2012 a quelli di Milano-Cortina raccoglie preghiere, attese e speranze, paure e sofferenze delle donne e degli uomini che, a ogni età, condividono le loro esperienze sportive. Davanti a questo supremo ed essenziale Segno di dedizione, rinnoviamo il desiderio di dare il nostro meglio, insieme, in ogni attività.
Cari atleti, ringrazio tutti voi per il vostro impegno. Prego che Gesù Cristo, il ‘vero atleta di Dio’, ispiri a ciascuno sfide sempre più virtuose e doni la forza per viverle con passione. Mentre vi accompagno con la mia benedizione, vi affido una missione: continuare a far sì che la persona rimanga al centro dello sport in tutte le sue espressioni”.
(Foto: Santa Sede)
Giornata per l’eliminazione della discriminazione razziale: Parola, fede, cultura ed economia più umana a favore dell’inclusione
In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale, si è svolta a Milano, presso la Sala Ghilardotti di Palazzo Pirelli, sede del Consiglio Regionale della Lombardia, la conferenza dal titolo ‘La parola strumento di Pace, di Verità e di Giustizia’.
L’iniziativa, promossa da Héctor Villanueva e dal Consigliere regionale Paolo Romano, si è aperta con i saluti istituzionali di quest’ultimo, che ha richiamato il valore di momenti di confronto pubblico volti a contrastare ogni forma di discriminazione e a rafforzare il ruolo delle istituzioni nella promozione della coesione sociale.
Ai saluti istituzionali si è unito anche il Vice Presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Francesco Caroprese, il quale ha sottolineato il ruolo fondamentale del giornalismo nella sensibilizzazione sui temi del razzismo e della discriminazione, evidenziando come un’informazione etica e responsabile contribuisca a contrastare stereotipi, pregiudizi e disinformazione, promuovendo consapevolezza e inclusione nella società.
Di particolare rilievo è stato l’intervento video del dott. Mattia Peradotto, Direttore dell’UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nel suo contributo, Peradotto ha evidenziato come il linguaggio costituisca un dispositivo fondamentale di inclusione, capace di orientare le dinamiche sociali e contrastare stereotipi e pregiudizi, soprattutto nei contesti digitali e nei social media, dove si manifestano nuove forme di discriminazione. Ha inoltre sottolineato la necessità di una responsabilità condivisa tra istituzioni e società civile, richiamando il significato della Giornata internazionale quale momento di consapevolezza collettiva e di rinnovato impegno.
Nel delineare il quadro degli strumenti operativi, ha richiamato il Piano Nazionale di Contrasto al Razzismo, alla Xenofobia e all’Intolleranza e la rete delle antenne territoriali antidiscriminazione, indicandoli come presìdi essenziali per la tutela dei diritti e per la costruzione di una società inclusiva, fondata sull’uguaglianza e sulla partecipazione.
Il Dottor Commercialista Marcello Guadalupi della Milano PerCorsi Srl Impresa Sociale ha sviluppato un intervento approfondito sul tema dell’inclusione nel mondo del lavoro, evidenziando il ruolo strategico delle imprese nei processi di integrazione delle persone con background migratorio. In particolare ha sottolineato come l’accesso al lavoro rappresenti uno degli strumenti principali per garantire dignità, autonomia e piena partecipazione alla vita sociale.
Guadalupi ha richiamato l’importanza di politiche aziendali inclusive e di modelli organizzativi capaci di valorizzare le competenze delle persone provenienti da contesti diversi, superando barriere culturali e stereotipi ancora presenti nel mercato del lavoro. Ha inoltre evidenziato come l’inclusione lavorativa non costituisca soltanto un dovere etico e sociale, ma anche un fattore di crescita economica e innovazione per il sistema produttivo, in grado di generare valore per l’intera collettività.
In tale prospettiva ha ribadito la necessità di rafforzare la collaborazione tra istituzioni, imprese e terzo settore al fine di costruire percorsi strutturati di inserimento lavorativo, capaci di favorire integrazione, stabilità e sviluppo sostenibile.
Nel corso dell’incontro, Héctor Villanueva, CEO e Founder di Expo dei Popoli, delle Culture e della Solidarietà e ideatore del progetto “Milano Siamo Noi”, ha sottolineato con forza l’importanza del dialogo tra popoli, culture ed etnie diverse quale fondamento di una convivenza pacifica e duratura.
Villanueva ha evidenziato come i cosiddetti “nuovi italiani” rappresentino una componente strutturale della società contemporanea, ribadendo la necessità di promuovere percorsi di inclusione basati sulla partecipazione attiva, sul riconoscimento reciproco e sulla valorizzazione delle diversità come risorsa per lo sviluppo sociale, culturale ed economico.
La conferenza ha visto la partecipazione del giornalista e scrittore Biagio Maimone, Direttore della Comunicazione della Fondazione Bambino Gesù del Cairo, il cui Presidente è Monsignor Yoannis Lazhi Gaid, già Segretario personale di Sua Santità Papa Francesco e Coordinatore per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso.
Autore del volume “La Comunicazione Creativa per lo sviluppo socio-umanitario”, Maimone è stato riconosciuto per il suo contributo allo studio del dialogo interreligioso e interculturale, ponendo al centro l’etica della parola.
Secondo Maimone, “la parola non è mai neutra: può dividere o unire, escludere o includere, ferire o guarire”. In una società contemporanea segnata da razzismo, disuguaglianze economiche e discriminazioni, la comunicazione consapevole è diventata un atto etico e spirituale: “usare la parola con responsabilità significa riconoscere l’altro nella sua piena umanità e costruire ponti invece di muri”.
“La comunicazione – ha continuato Maimone – è uno strumento di coesione sociale e di trasformazione interiore: ogni parola può avvicinare le persone o allontanarle, può alimentare giustizia e dignità oppure perpetuare esclusione e ingiustizia”. La parola, quindi, ha assunto una dimensione spirituale: non solo veicolo di informazioni, ma pratica concreta di umanesimo, capace di guidare la società verso maggiore inclusione, dialogo e solidarietà.
In questo contesto, il linguaggio etico è diventato anche uno strumento di contrasto al razzismo e alla discriminazione, valorizzando le differenze culturali e religiose come risorsa condivisa e promuovendo un rinnovato senso di responsabilità collettiva. Il razzismo e ogni forma di discriminazione – ha sottolineato Maimone – sono stati frutto di una subcultura deteriorata, chiusa e sterile, orientata all’abbattimento dell’altro anziché al suo riconoscimento. Essi hanno rappresentato l’espressione di un’umanità involuta, incapace di elevarsi sul piano spirituale e relazionale, che rinuncia alla propria vocazione più alta: quella dell’incontro, della comprensione e della fraternità.
Per contrastare in modo efficace tali derive, Maimone ha indicato la necessità di rafforzare il ruolo della cultura e della fede, riconoscendole come elementi essenziali e imprescindibili nella costruzione di una società a misura d’uomo. La cultura, intesa come educazione alla conoscenza, al pensiero critico e al rispetto delle differenze, ha consentito di comprendere e valorizzare le diversità sociali ed economiche, trasformandole in occasione di crescita e non di divisione. La fede, dal canto suo, ha richiamato l’uomo alla sua dimensione più profonda, orientandolo verso principi universali quali la dignità della persona, la solidarietà, la giustizia e l’amore per il prossimo.
Accanto a questi pilastri, è emersa con forza la necessità di promuovere un modello di economia umana, capace di includere ogni individuo nei processi economici, senza lasciare indietro nessuno. Un’economia che non generi dislivelli estremi tra ricchi e poveri, ma che favorisca equilibrio, equità e partecipazione, riconoscendo il valore di ogni persona e garantendo pari opportunità. Solo attraverso un impegno condiviso, che unisse cultura, fede ed economia etica, è stato possibile contrastare realmente il razzismo e costruire una società più giusta, inclusiva e armoniosa.
“Comunicare significa prendersi cura della comunità e contribuire alla costruzione di un mondo più giusto”, ha concluso Maimone. Sono inoltre intervenuti Juan Carlos Castrillón, Console Generale dell’Ecuador a Milano, Federico Bottelli, Presidente della Commissione Casa e Piano Quartieri del Comune di Milano, e Giulia Pelucchi, Presidente del Municipio 8, insieme a rappresentanti del mondo associativo, culturale e professionale impegnati nei processi di integrazione e partecipazione civica.
L’iniziativa si è configurata come un momento di confronto tra istituzioni e società civile, ponendo al centro il ruolo delle comunità migranti e dei nuovi italiani nei processi di sviluppo del territorio. In tale prospettiva, la conferenza ha contribuito a rafforzare la riflessione sul ruolo del linguaggio, del dialogo interculturale, della fede e della cultura nella costruzione di una società più equa, consapevole e orientata alla pace.
Milano, Giornata contro discriminazione razziale: a Palazzo Pirelli la conferenza ‘La Parola strumento di Pace, di Verità e di Giustizia’
In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale, oggi dalle ore 15.00 alle 18.00, si terrà a Milano la conferenza dal titolo ‘La Parola strumento di Pace, di Verità e di Giustizia’, che si svolgerà presso la Sala Ghilardotti di Palazzo Pirelli, sede del Consiglio Regionale della Lombardia, in via Fabio Filzi 22.
L’evento è promosso dal Consigliere regionale Paolo Romano, promotore dell’iniziativa istituzionale, e si avvale del contributo di Héctor Villanueva, CEO e Founder di Expo dei Popoli, delle Culture e della Solidarietà, nonché ideatore e promotore del progetto ‘Milano Siamo Noi’. Villanueva è da anni impegnato nella promozione del dialogo interculturale e nella valorizzazione delle comunità migranti quali attori attivi dello sviluppo territoriale.
Attraverso Expo dei Popoli, delle Culture e della Solidarietà, ha promosso numerose iniziative orientate alla cooperazione tra i popoli, alla diffusione della cultura della solidarietà e alla costruzione di reti tra istituzioni, associazioni e società civile. Il progetto ‘Milano Siamo Noi’ si inserisce in questa visione come piattaforma civica finalizzata a rafforzare il senso di appartenenza condivisa, riconoscendo la pluralità culturale quale elemento costitutivo dell’identità contemporanea della città.
Il tema della conferenza richiama il valore della parola quale dispositivo etico e sociale. In una società caratterizzata da pluralismo culturale e religioso, la qualità del linguaggio pubblico incide direttamente sulla coesione collettiva. La comunicazione, in questa prospettiva, può generare conflitto oppure favorire comprensione, riconoscimento reciproco e integrazione.
La conferenza si aprirà con i saluti istituzionali del Dott. Paolo Romano, Consigliere Regionale della Lombardia e promotore dell’iniziativa, il cui impegno istituzionale ha reso possibile la realizzazione dell’evento presso il Consiglio Regionale, e con i saluti del Dott. Mattia Peradotto, Direttore e Coordinatore dell’UNAR – Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le Pari Opportunità, Ufficio per la promozione della Parità di Trattamento e la Rimozione delle Discriminazioni fondate sulla razza o sull’origine etnica, figura di riferimento a livello nazionale nelle politiche di contrasto al razzismo e alle discriminazioni.
La conferenza vedrà la partecipazione del giornalista e scrittore Biagio Maimone, direttore della Comunicazione della Fondazione Bambino Gesù del Cairo, il cui presidente è mons. Yoannis Lazhi Gaid, già segretario personale di Sua Santità papa Francesco e coordinatore per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso. autore del volume ‘La Comunicazione Creativa per lo sviluppo socio-umanitario’, Maimone è riconosciuto per il suo contributo allo studio del dialogo interreligioso e interculturale, ponendo al centro l’etica della parola.
Secondo Maimone, “la parola non è mai neutra: può dividere o unire, escludere o includere, ferire o guarire”. In una società contemporanea segnata da razzismo, disuguaglianze economiche e discriminazioni, la comunicazione consapevole diventa un atto etico e spirituale: “usare la parola con responsabilità significa riconoscere l’altro nella sua piena umanità e costruire ponti invece di muri”.
“La comunicazione – continua Maimone – è uno strumento di coesione sociale e di trasformazione interiore: ogni parola può avvicinare le persone o allontanarle, può alimentare giustizia e dignità oppure perpetuare esclusione e ingiustizia”. La parola, quindi, assume una dimensione spirituale: non solo veicolo di informazioni, ma pratica concreta di umanesimo, capace di guidare la società verso maggiore inclusione, dialogo e solidarietà.
In questo contesto, il linguaggio etico diventa anche strumento di contrasto al razzismo e alla discriminazione, valorizzando differenze culturali e religiose come risorsa condivisa e promuovendo un rinnovato senso di responsabilità collettiva: ‘comunicare significa prendersi cura della comunità e contribuire alla costruzione di un mondo più giusto’, conclude Maimone.
Seguiranno gli interventi dell’Amb. Juan Carlos Castrillón, Console Generale dell’Ecuador a Milano e Presidente del Gruppo Consolare dell’America Latina e dei Caraibi nel Nord Italia; della Dott.ssa Diana Alessandra De Marchi, Consigliera delegata alle Politiche del Lavoro, Politiche Sociali e Pari Opportunità della Città Metropolitana di Milano; del Dott. Federico Bottelli, Presidente della Commissione Casa e Piano Quartieri del Comune di Milano; della Dott.ssa Giulia Pelucchi, Presidente del Municipio 8 del Comune di Milano; del Dott. Marcello Guadalupi, Milano PerCorsi Srl – Impresa Sociale; di Nabil Bougarech, Movimento Internazionale Sociale ALLATRA / ALLATRA TV Italia; di Maria Cristina Toma, Toma Style; di Indira Acosta, Donne per le Donne; di Susan Simayai, Festival Lo Spirito del Pianeta; di Fabio Nalin, Associazione Nuova Generazione Italo-Cinese; di Carlos Gamarra, Studio Gamarra e Associati – Consulenza aziendale e migratoria in Consulenza del Lavoro Milano; di Ammr Mohamed AbdelSayed, dottorando presso l’Università di Bologna, ricercatore sui processi di integrazione delle persone con background migratorio, con particolare attenzione alle relazioni con la Pubblica Amministrazione e ai percorsi partecipativi; e di
Graziela Saez, Milano Golden Fashion. Seguiranno ulteriori interventi su prenotazione.
L’iniziativa si propone come spazio di confronto tra istituzioni e società civile, con particolare attenzione al ruolo dei “nuovi italiani” e delle donne nei processi di partecipazione civica. Le comunità migranti vengono riconosciute come componenti strutturali del tessuto urbano, capaci di contribuire allo sviluppo culturale, economico e relazionale del territorio lombardo, in una prospettiva di rinnovato umanesimo inclusivo.
Il richiamo alla parola quale strumento di pace si colloca idealmente nella tradizione di quanti, nel corso della storia, hanno contrastato il razzismo e le discriminazioni attraverso l’impegno civile e morale, da Martin Luther King Jr. a Nelson Mandela, fino alle più recenti prese di posizione di papa Francesco, che ha più volte denunciato la ‘cultura dello scarto’ e ogni forma di esclusione, e di papa Leone XIV, nel cui magistero si richiama con forza il principio della dignità della persona e della giustizia tra i popoli.
La Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale, istituita dalle Nazioni Unite nel 1966, si celebra ogni anno il 21 marzo, in memoria del Massacro di Sharpeville.
La ricorrenza richiama l’impegno della comunità internazionale nel contrasto al razzismo e nella promozione dell’uguaglianza e della dignità umana. In tale cornice, la conferenza milanese si configura come un significativo momento di riflessione pubblica sul ruolo della comunicazione e della cooperazione interculturale nella costruzione di una società più inclusiva, consapevole e orientata alla pace.
Avvenga di me quello che hai detto. Un viaggio visivo e sonoro nel mistero dell’Annunciazione
Un’esperienza immersiva tra fede, arte e comunicazione contemporanea: fino a domenica 15 marzo il Bastione Sangallo di Loreto ospita ‘Avvenga di me quello che hai detto. Un viaggio visivo e sonoro nel mistero dell’Annunciazione’, a cura della prof.ssa Francesca Coltrinari con la regia di Francesco De Melis, che, pensato a conclusione dell’anno giubilare, propone un percorso multimediale dedicato all’Annunciazione, l’evento fondante della storia cristiana, esplorato attraverso i capolavori della storia dell’arte.
Realizzato con la consulenza scientifica della prof.ssa Francesca Coltrinari, storica dell’arte dell’Università di Macerata e con la regia dell’antropologo e musicologo Francesco De Melis, l’evento accompagna i visitatori in un viaggio digitale spettacolare attraverso alcune delle Annunciazioni più celebri dell’arte, grazie a sistemi multimediali avanzati e a letture visive sviluppate anche tramite intelligenza artificiale: colori, gesti, simboli e dettagli prendono vita per svelare la complessità narrativa e teologica di uno dei temi più rappresentati della storia dell’arte.
Tra le ‘Annunciazioni’ più significative presenti nel video, ci sono opere di Carlo Crivelli, Giambattista Tiepolo, El Greco, Sandro Botticelli, Antonello da Messina, Guido Reni, Pieter de Witte ed altri grandi artisti, ma è anche occasione per valorizzare le ‘Annunciazioni’ conservate nelle Marche, promuovendo itinerari culturali e spirituali tra chiese, musei e città d’arte, come quelle di Pietro Alamanno e Guido Reni conservate nella Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno, l’arazzo su cartone di Rogier van der Weyden nei Musei Civici di Fermo, il capolavoro di Lorenzo Lotto e l’affresco strappato di Olivuccio di Ciccarello nei Musei Civici di Recanati, l’opera di Bernardino di Mariotto nella Pinacoteca Civica di San Severino Marche, l’Annunciazione di Sperimento di Giovanni Angelo di Antonio a Camerino, gli affreschi strappati del Maestro di Campodonico nella Pinacoteca Civica di Fabriano, le opere di Lotto nella Pinacoteca Civica di Jesi, le Annunciazioni di Pietro Perugino a Senigallia e di Guido Reni a Fano, oltre a diverse Annunciazioni nella Galleria Nazionale delle Marche di Urbino.
Il video è accompagnato da una lettura dal ‘Vangelo secondo Luca’, per raccontare la realtà luminosa del mistero in un fluire di tinte, musiche, parole e figure, secondo il commento di Francesco De Melis: “La semplicità delle parole di Luca nel suo racconto evangelico dell’evento premonitore per antonomasia del ‘regno che non avrà fine’ è disarmante e sconcertante a un tempo, nel senso ossimorico di una luminosità del mistero. Questa semplicità misteriosa è alla base dell’ispirazione pittorica sul tema dell’Annunciazione attraverso i secoli, nel senso, sempre ossimorico, della naturale sprezzatura che sgorga dai capolavori. Il passo del Vangelo di Luca, nella sua chiarezza lampante e scura, è dunque il testo che fa testo in quanto alla luminosa semplicità dell’Annunciazione”.
Per la docente di storia dell’arte moderna all’Università di Macerata e curatrice della mostra, Francesca Coltrinari, è importante lo sguardo con cui gli artisti hanno rappresentato l’Annunciazione: “Gli artisti di ogni epoca lo hanno raccontato con soluzioni diverse, in cui ogni dettaglio parla: il gesto dell’angelo, la sorpresa o l’umiltà di Maria, la luce che irrompe dall’alto, il fiore, il libro, il silenzio sospeso di un istante che cambia la storia. Al centro di tutto c’è la casa: la Casa di Nazareth, luogo reale della vita di Maria e dell’Annuncio. A Loreto questa meditazione si fa ancora più viva, perché la Santa Casa custodita qui è il segno concreto di quel luogo originario. Il nostro percorso invita a rileggere l’Annunciazione con occhi nuovi, attraverso alcune delle più straordinarie opere dell’arte, per rivivere il momento in cui l’Eterno entrò nel tempo e la storia cambiò per sempre”.
Perché un mostra multimediale sull’Annunciazione?
“La mostra intendeva valorizzare l’evento sacro che ha avuto luogo nella Casa di Nazareth conservata, secondo la tradizione cristiana, nella Basilica di Loreto, mostrando come questa semplice casa, in cui ancora oggi pellegrini e visitatori possono entrare, sia stata interpretata dagli artisti nei modi più diversi, spesso come un meraviglioso palazzo ricchissimo di oggetti, altre volte come una abitazione borghese, oppure come un luogo semplice e umile, nobilitato dalla luce del miracolo divino. L’uso del multimediale ha avuto due ragioni: poter mostrare alcuni capolavori dell’arte altrimenti difficilmente spostabili ed i loro straordinari dettagli e offrire un racconto artistico, una narrazione a sé, potremo dire, in cui immagini e testi sacri si fondessero”.
Cosa rappresenta questo progetto ‘immersivo’?
“Un modo suggestivo ed evocativo di accompagnare il visitatore dentro alcuni capolavori dell’arte, alla scoperta di dettagli e particolari che spesso nemmeno la visione diretta permette di cogliere”.
Per quale motivi gli artisti hanno raffigurato l’Annunciazione?
“Perché è uno dei più importanti (se non il più importante) misteri del Cristianesimo: è il momento in cui avviene l’incarnazione di Gesù che si fa uomo nel seno di Maria: da quel giorno, fissato al 25 marzo, inizia una nuova era, quella cristiana ‘della grazia’. Si pensi che in numerosi stati italiani, come a Venezia e Firenze, fra Medioevo ed età moderna l’anno iniziava proprio il 25 marzo. L’Annunciazione è poi raccontata nel Vangelo di Luca come una vera e propria azione teatrale, dove l’Angelo e la Vergine si parlano e dove vengono descritti diversi stati d’animo di Maria, la cui rappresentazione ha rappresentato uno stimolo per gli artisti che li hanno restituiti con estrema sensibilità e varietà dagli artisti”.
La mostra si avvale di sistemi multimediali avanzati, tra cui anche l’Intelligenza Artificiale: quanto questi sistemi possono rendere ‘appetibili’ le opere d’arte?
“Il video di Loreto ha posto molta attenzione a un uso consapevole dell’Intelligenza artificiale, usandola per animare una sola opera d’arte, la ‘Traslazione della Santa Casa’ di Giovanni Battista Tiepolo, che fa da introduzione al video, realizzato invece con sistemi cinematografici ‘più tradizionali’. Sia io che Francesco de Melis, il regista autore del video, crediamo infatti che sia importante non proporre manipolazioni e forzature dei dipinti del passato, opere in sé perfette e che offrono una possibilità di osservazione e contemplazione alternativa al mondo delle immagini in movimento. Certamente l’Intelligenza Artificiale offre opportunità incredibili dal punto di vista della ricostruzione di contesti perduti oppure di opere frammentarie”.
Una mostra con una particolare attenzione ai giovani: in quale modo l’arte può raccontare loro la bellezza della fede?
“Il medium tecnologico può di per sé attirare i giovani che sono costantemente immersi in immagini, spesso consumate in fretta e passivamente. Questa esperienza vuole essere un invito a guardare senza correre, a permettere a queste immagini di entrare nella mente. L’arte resta un veicolo fondamentale per trasmettere, oltre che la bellezza, dei significati profondi”.
Le Marche posseggono un patrimonio di opere d’arte, spesso sconosciuto: in quale modo si potrebbero valorizzare?
“Valorizzare vuol dire riconoscere il valore… spesso questo valore non è neppure visto perché manca un’accessibilità fisica ai luoghi e alle opere (pensiamo per le Marche al dramma del terremoto del 2016 che ha danneggiato o resto inagibili moltissimi edifici). Quindi, per prima cosa, sarebbe necessario aprire e gestire il più possibile chiese, musei, palazzi…
Ma poi c’è necessità di render accessibili le opere d’arte dal punto di vista del loro significato e della loro storia. E questa è una sfida che aprirebbe molte opportunità: perché per rendere accessibili le opere, specie del passato, è necessario conoscerle, studiarle e poi divulgarle con linguaggi accessibili a tutti, comprensibili e che si avvalgano anche di mezzi comunicativi odierni. In questo senso, il video di Loreto, in cui sono inserite anche opere marchigiane, può essere un piccolo contributo”.
(Tratto da Aci Stampa)
Papa Leone XIV: Quaresima tempo di conversione attraverso l’ascolto ed il digiuno
“La Quaresima è il tempo in cui la Chiesa, con sollecitudine materna, ci invita a rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita, perché la nostra fede ritrovi slancio e il cuore non si disperda tra le inquietudini e le distrazioni di ogni giorno. Ogni cammino di conversione inizia quando ci lasciamo raggiungere dalla Parola e la accogliamo con docilità di spirito”: nel messaggio per il tempo di preparazione alla Pasqua di quest’anno, ‘Ascoltare e digiunare. La Quaresima come tempo di conversione’, papa Leone XIV ha chiesto forme di ‘astensione concreta’ come ‘disarmare il linguaggio’ e coltivare la gentilezza, ma anche di ascoltare la Parola di Dio e il grido degli ultimi, e di farlo insieme, nelle nostre comunità, aperte all’accoglienza di chi soffre .
Nel messaggio quaresimale il papa ha invitato ad ascoltare la Parola di Dio: “Vi è un legame, dunque, tra il dono della Parola di Dio, lo spazio di ospitalità che le offriamo e la trasformazione che essa opera. Per questo, l’itinerario quaresimale diventa un’occasione propizia per prestare l’orecchio alla voce del Signore e rinnovare la decisione di seguire Cristo, percorrendo con Lui la via che sale a Gerusalemme, dove si compie il mistero della sua passione, morte e risurrezione”.
Una sottolineatura importante, perché l’ascolto è relazione: “Quest’anno vorrei richiamare l’attenzione, in primo luogo, sull’importanza di dare spazio alla Parola attraverso l’ascolto, poiché la disponibilità ad ascoltare è il primo segno con cui si manifesta il desiderio di entrare in relazione con l’altro”.
Per questo anche Dio si è messo in ascolto: “Dio stesso, rivelandosi a Mosè dal roveto ardente, mostra che l’ascolto è un tratto distintivo del suo essere: ‘Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido’. L’ascolto del grido dell’oppresso è l’inizio di una storia di liberazione, nella quale il Signore coinvolge anche Mosè, inviandolo ad aprire una via di salvezza ai suoi figli ridotti in schiavitù”.
Dio ascolta perché è coinvolgente: “E’ un Dio coinvolgente, che oggi raggiunge anche noi coi pensieri che fanno vibrare il suo cuore. Per questo, l’ascolto della Parola nella liturgia ci educa a un ascolto più vero della realtà: tra le molte voci che attraversano la nostra vita personale e sociale, le Sacre Scritture ci rendono capaci di riconoscere quella che sale dalla sofferenza e dall’ingiustizia, perché non resti senza risposta”.
Però l’ascolto ha bisogno dell’azione del digiuno: “Se la Quaresima è tempo di ascolto, il digiuno costituisce una pratica concreta che dispone all’accoglienza della Parola di Dio. L’astensione dal cibo, infatti, è un esercizio ascetico antichissimo e insostituibile nel cammino di conversione. Proprio perché coinvolge il corpo, rende più evidente ciò di cui abbiamo ‘fame’ e ciò che riteniamo essenziale per il nostro sostentamento. Serve quindi a discernere e ordinare gli ‘appetiti’, a mantenere vigile la fame e la sete di giustizia, sottraendola alla rassegnazione, istruendola perché si faccia preghiera e responsabilità verso il prossimo”.
Quindi il digiuno è un orientamento al bene, come affermava sant’Agostino: “Il digiuno, compreso in questo senso, ci consente non soltanto di disciplinare il desiderio, di purificarlo e renderlo più libero, ma anche di espanderlo, in modo tale che si rivolga a Dio e si orienti ad agire nel bene.
Tuttavia, affinché il digiuno conservi la sua verità evangelica e rifugga dalla tentazione di inorgoglire il cuore, deve essere sempre vissuto nella fede e nell’umiltà. Esso domanda di restare radicato nella comunione con il Signore, perché ‘non digiuna veramente chi non sa nutrirsi della Parola di Dio’… Vorrei per questo invitarvi a una forma di astensione molto concreta e spesso poco apprezzata, cioè quella dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo”.
Ed ecco una prima indicazione concreta: “Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Sforziamoci invece di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane. Allora tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace”.
Mentre la seconda indicazione consiste in un cammino insieme: “Infine, la Quaresima mette in evidenza la dimensione comunitaria dell’ascolto della Parola e della pratica del digiuno. Anche la Scrittura sottolinea questo aspetto in molti modi. Ad esempio, quando narra, nel libro di Neemia, che il popolo si radunò per ascoltare la lettura pubblica del libro della Legge e, praticando il digiuno, si dispose alla confessione di fede e all’adorazione, in modo da rinnovare l’alleanza con Dio”.
Da qui deriva la conversione, che è uno stile di vita comunitario: “Allo stesso modo, le nostre parrocchie, le famiglie, i gruppi ecclesiali e le comunità religiose sono chiamati a compiere in Quaresima un cammino condiviso, nel quale l’ascolto della Parola di Dio, come pure del grido dei poveri e della terra, diventi forma della vita comune e il digiuno sostenga un pentimento reale”.
Una conversione che è frutto di relazioni: “In questo orizzonte, la conversione riguarda, oltre alla coscienza del singolo, anche lo stile delle relazioni, la qualità del dialogo, la capacità di lasciarsi interrogare dalla realtà e di riconoscere ciò che orienta davvero il desiderio, sia nelle nostre comunità ecclesiali, sia nell’umanità assetata di giustizia e riconciliazione”.
Relazione con Dio e con gli altri per la ‘civiltà dell’amore: “Carissimi, chiediamo la grazia di una Quaresima che renda più attento il nostro orecchio a Dio e agli ultimi. Chiediamo la forza di un digiuno che attraversi anche la lingua, perché diminuiscano le parole che feriscono e cresca lo spazio per la voce dell’altro. E impegniamoci affinché le nostre comunità diventino luoghi in cui il grido di chi soffre trovi accoglienza e l’ascolto generi cammini di liberazione, rendendoci più pronti e solerti nel contribuire a edificare la civiltà dell’amore”.
Papa Leone XIV: la Sacra Scrittura è spazio per incontrare Dio
“Esorto tutti a sostenere con la preghiera i nostri fratelli e sorelle dell’Ucraina duramente provati dalle conseguenze dei bombardamenti che hanno ripreso a colpire anche le infrastrutture energetiche. Esprimo la mia gratitudine per le iniziative di solidarietà promosse nelle diocesi cattoliche della Polonia e di altri Paesi, che si adoperano per aiutare la popolazione a resistere in questo tempo di grande freddo”: l’appello conclusivo dell’udienza generale odierna di papa Leone XIV è di nuovo per la popolazione ucraina, colpita ancora da azioni militari russe con un ringraziamento per le iniziative di solidarietà, in particolare da parte della Polonia.
Inoltre ha ricordato che domani scade il trattato ‘New START’ per il contenimento degli armamenti nucleari con un appello, affinché non si abbandoni l’intesa: “Domani giunge a scadenza il Trattato New START sottoscritto nel 2010 dai presidente degli Stati Uniti e della Federazione Russia, che ha rappresentato un passo significativo nel contenere la proliferazione delle armi nucleari. Nel rinnovare l’incoraggiamento ad ogni sforzo costruttivo in favore del disarmo e della fiducia reciproca rivolgo un pressante invito a non lasciare cadere questo strumento senza cercare di garantirgli un seguito concreto ed efficace”.
Per questo ha chiesto agli Stati di scegliere la pace come ‘bene comune’: “La situazione attuale esige di fare tutto il possibile per scongiurare una nuova corsa agli armamenti che minaccia ulteriormente la pace tra le nazioni. E’ quanto mai urgente sostituire la logica della paura e della diffidenza con un’etica condivisa capace di orientare le scelte verso il bene comune e di rendere la pace un patrimonio custodito da tutti”.
Mentre la catechesi dell’udienza generale è continuata nel solco del Concilio Vaticano II attraverso la catechesi sulla Costituzione conciliare ‘Dei Verbum’: “La Costituzione conciliare ‘Dei Verbum’, sulla quale stiamo riflettendo in queste settimane, indica nella Sacra Scrittura, letta nella Tradizione viva della Chiesa, uno spazio privilegiato d’incontro in cui Dio continua a parlare agli uomini e alle donne di ogni tempo, affinché, ascoltandolo, possano conoscerlo e amarlo”.
E lo ha fatto con una precisazione importante: “I testi biblici, tuttavia, non sono stati scritti in un linguaggio celeste o sovrumano. Come ci insegna anche la realtà quotidiana, infatti, due persone che parlano lingue differenti non s’intendono fra loro, non possono entrare in dialogo, non riescono a stabilire una relazione. In alcuni casi, farsi comprendere dall’altro è un primo atto di amore. Per questo Dio sceglie di parlare servendosi di linguaggi umani e, così, diversi autori, ispirati dallo Spirito Santo, hanno redatto i testi della Sacra Scrittura…Pertanto, non solo nei suoi contenuti, ma anche nel linguaggio, la Scrittura rivela la condiscendenza misericordiosa di Dio verso gli uomini e il suo desiderio di farsi loro vicino”.
Infatti nei testi sacri si può notare una specifica ‘sintonia’ tra Dio e gli autori: “Nel corso della storia della Chiesa, si è studiata la relazione che intercorre tra l’Autore divino e gli autori umani dei testi sacri. Per diversi secoli, molti teologi si sono preoccupati di difendere l’ispirazione divina della Sacra Scrittura, quasi considerando gli autori umani solo come strumenti passivi dello Spirito Santo.
In tempi più recenti, la riflessione ha rivalutato il contributo degli agiografi nella stesura dei testi sacri, al punto che il documento conciliare parla di Dio come ‘autore’ principale della Sacra Scrittura, ma chiama anche gli agiografi «veri autori» dei libri sacri… Dio non mortifica mai l’essere umano e le sue potenzialità!”
Sono due dimensioni che non possono essere disgiunte: “Se dunque la Scrittura è parola di Dio in parole umane, qualsiasi approccio ad essa che trascuri o neghi una di queste due dimensioni risulta parziale. Ne consegue che una corretta interpretazione dei testi sacri non può prescindere dall’ambiente storico in cui essi sono maturati e dalle forme letterarie utilizzate; anzi, la rinuncia allo studio delle parole umane di cui Dio si è servito rischia di sfociare in letture fondamentaliste o spiritualiste della Scrittura, che ne tradiscono il significato”.
E questo ‘criterio’ deve essere utilizzato anche per la Parola di Dio: “Questo principio vale anche per l’annuncio della Parola di Dio: se esso perde contatto con la realtà, con le speranze e le sofferenze degli uomini, se utilizza un linguaggio incomprensibile, poco comunicativo o anacronistico, esso risulta inefficace. In ogni epoca la Chiesa è chiamata a riproporre la Parola di Dio con un linguaggio capace di incarnarsi nella storia e di raggiungere i cuori”.
Inoltre il papa ha avvertito di un altro rischio, affinché la lettura della Parola di Dio non sia parziale: “Altrettanto riduttiva, d’altra parte, è una lettura della Scrittura che ne trascuri l’origine divina, e finisca per intenderla come un mero insegnamento umano, come qualcosa da studiare semplicemente dal punto di vista tecnico oppure come ‘un testo solo del passato’.
Piuttosto, soprattutto quando proclamata nel contesto della liturgia, la Scrittura intende parlare ai credenti di oggi, toccare la loro vita presente con le sue problematiche, illuminare i passi da compiere e le decisioni da assumere. Questo diventa possibile soltanto quando il credente legge e interpreta i testi sacri sotto la guida dello stesso Spirito che li ha ispirati”.
Riprendendo le parole di sant’Agostino il papa ha sollecitato i credenti ad ‘alimentarsi’ della Sacra Scrittura: “In tal senso, la Scrittura serve ad alimentare la vita e la carità dei credenti… L’origine divina della Scrittura ricorda anche che il Vangelo, affidato alla testimonianza dei battezzati, pur abbracciando tutte le dimensioni della vita e della realtà, le trascende: esso non si può ridurre a mero messaggio filantropico o sociale, ma è l’annuncio gioioso della vita piena ed eterna, che Dio ci ha donato in Gesù”.
Inoltre nel messaggio per la Giornata Mondiale della Fratellanza Umana in occasione della presentazione del Premio Zayed ad essa dedicato, il papa ha indicato la fratellanza come una ‘necessità urgente’: “Oggi, il bisogno di questa fratellanza non è un ideale lontano, ma una necessità urgente. Non possiamo ignorare il fatto che troppi nostri fratelli e sorelle stanno attualmente soffrendo gli orrori della violenza e della guerra…
In un’epoca in cui il sogno di costruire insieme la pace viene spesso liquidato come un’ ‘utopia superata’, dobbiamo proclamare con convinzione che la fratellanza umana è una realtà vissuta, più forte di tutti i conflitti, le differenze e le tensioni. E’ un potenziale che deve essere realizzato attraverso un impegno quotidiano e concreto di rispetto, condivisione e compassione”.
Per questo i vincitori del Premio ‘Zayed per la Fratellanza Umana’ sono ‘seminatori di speranza’: “I nostri vincitori (Sua Eccellenza Ilham Aliyev, Presidente della Repubblica dell’Azerbaigian, Sua Eccellenza Nikol Pashinyan, Primo Ministro della Repubblica d’Armenia, la Sig.ra Zarqa Yaftali e l’organizzazione palestinese Taawon) sono seminatori di speranza in un mondo che troppo spesso costruisce muri invece di ponti. Scegliendo la via impegnativa della solidarietà rispetto a quella facile dell’indifferenza, hanno dimostrato che anche le divisioni più profonde possono essere sanate attraverso azioni concrete. Il loro lavoro testimonia la convinzione che la luce della fraternità possa prevalere sulle tenebre del fratricidio”.
Papa Leone XIV: la diplomazia è esercizio di speranza
“Il vostro pellegrinaggio attraverso la Porta Santa qualifica questo nostro incontro e ci permette di condividere la speranza che portiamo nell’animo e che desideriamo testimoniare al prossimo. Questa virtù, infatti, non riguarda un confuso desiderio di cose incerte, ma è il nome che la volontà assume quando tende fermamente al bene e alla giustizia che sente mancare”: nel discorso ai partecipanti al Giubileo della diplomazia italiana papa Leone XIV ha esortato a curare non solo bellezza e precisione dei discorsi, ma anzitutto onestà e prudenza.
Quindi nella diplomazia è importante l’esercizio della speranza: “La speranza mostra allora un prezioso significato per il servizio che svolgete: in diplomazia, solo chi spera davvero cerca e sostiene sempre il dialogo fra le parti, confidando nella comprensione reciproca anche davanti a difficoltà e tensioni. Poiché speriamo di capirci, ci impegniamo a farlo cercando i modi e le parole migliori per raggiungere l’intesa”.
E la speranza parla del cuore: “A riguardo, è indicativo che patti e trattati siano suggellati da un accordo: questa vicinanza del cuore (ad cor) esprime la sincerità di gesti, come una firma o una stretta di mano, altrimenti ridotti a formalità procedurali. Appare così un tratto caratteristico, che distingue l’autentica missione diplomatica dal calcolo interessato a tornaconti di parte o dall’equilibrio tra rivali che nascondono le rispettive distanze”.
E’ stata questa la testimonianza di Gesù: “Carissimi, per resistere a tali derive guardiamo all’esempio di Gesù, la cui testimonianza di riconciliazione e di pace brilla come speranza per tutti i popoli. A nome del Padre, il Figlio parla con la forza dello Spirito Santo, compiendo il dialogo di Dio con gli uomini. Perciò tutti noi, fatti a immagine di Dio, sperimentiamo nel dialogo, ascoltando e parlando, le relazioni fondamentali della nostra esistenza”.
Da qui deriva l’importanza delle parole nella costruzione della pace: “Le parole sono quel patrimonio comune attraverso le quali fioriscono le radici della società che abitiamo. In un clima multietnico diventa allora indispensabile aver cura del dialogo, favorendo la comprensione reciproca e interculturale come segno di accoglienza, di integrazione, di fraternità. A livello internazionale, questo stesso stile può portare frutti di cooperazione e di pace, a patto che perseveriamo a educare il nostro modo di parlare”.
La Parola è fondamento nella vita cristiana: “In particolare, il cristiano è sempre uomo della Parola: quella che ascolta da Dio, anzitutto, corrispondendo nella preghiera al suo appello paterno. Quando siamo stati battezzati, è stato tracciato sulle nostre orecchie il segno della Croce, dicendo: ‘Effatà’, cioè ‘Apriti’. In quel gesto, che ricorda la guarigione operata da Gesù, viene benedetto il senso attraverso il quale riceviamo le prime parole di affetto e gli indispensabili elementi culturali che sostengono la nostra vita, in famiglia e nella società”.
E la Parola non è mai doppiezza: “Sia essere autentici cristiani, sia essere cittadini onesti significa condividere un vocabolario capace di dire le cose come stanno, senza doppiezza, coltivando la concordia fra le persone. Perciò è nostro e vostro impegno, specialmente come Ambasciatori, favorire sempre il dialogo e tesserlo nuovamente, qualora si interrompesse”.
Nelle parole del papa riecheggia quelle pronunciate da papa san Paolo VI all’ONU: “Impegniamoci con speranza a disarmare proclami e discorsi, curandone non solo la bellezza e la precisione, ma anzitutto l’onestà e la prudenza. Chi sa cosa dire, non ha bisogno di molte parole, ma solo di quelle giuste: esercitiamoci dunque a condividere parole che fanno bene, a scegliere parole che costruiscono intesa, a testimoniare parole che riparano i torti e perdonano le offese. Chi si stanca di dialogare, si stanca di sperare la pace…
Sì, la pace è il dovere che unisce l’umanità in una comune ricerca di giustizia. La pace è l’intento che dalla notte di Natale accompagna tutta la vita di Cristo, fino alla sua Pasqua di morte e risurrezione. La pace è il bene definitivo ed eterno, che speriamo per tutti”.
In precedenza il papa aveva ricevuto artisti, organizzatori e sponsor dell’evento musicale di questa sera, sostenuto dalla Fondazione ‘Gravissimum Educationis’ per un progetto missionario nella Repubblica Democratica del Congo: “Il presente Concerto di Natale sostiene un progetto missionario salesiano nella Repubblica del Congo: la costruzione di una scuola primaria, capace di accogliere 350 bambini. Anche questo può farci riflettere, ricordandoci che la bellezza, quando è autentica, non rimane chiusa in sé stessa, ma genera scelte di responsabilità per la cura del mondo. Così la cultura diventa respiro per la dignità di tutti, specie dei più fragili.
Perciò vi invito a vivere questo momento come un pellegrinaggio interiore. In occasione del Natale, la musica sia luogo dell’anima: uno spazio in cui il cuore prende voce, avvicinandoci a Dio e rendendo la nostra umanità sempre più ispirata dal suo amore”.
Infatti Natale ricorda che Dio si è fatto uomo: “Il Natale, del resto, ci ricorda che Dio, per manifestarsi, sceglie una trama umana. Non si serve di scenografie imponenti, ma di una casa semplice; non si mostra da lontano, ma si fa vicino; non resta in un punto inaccessibile del cielo, ma ci raggiunge nel cuore stesso delle nostre piccole storie. Ci rivela, in questo modo, che la vita quotidiana, così com’è, può diventare il luogo dell’incontro con Lui”.
Ad inizio giornata il papa aveva incontrato i figuranti ed i presepisti del presepe vivente della basilica di santa Maria Maggiore: “Dalla grotta di Betlemme, dove stanno Maria, Giuseppe e il Bambino nella loro disarmante povertà, si riparte per cominciare una vita nuova sulle orme di Cristo. Voi lo testimonierete nel pomeriggio, con il corteo che si snoderà per le vie della città…
Il Presepe, carissimi, è un segno importante: ci ricorda che siamo parte di una meravigliosa avventura di Salvezza in cui non siamo mai soli e che, come diceva Sant’Agostino, ‘Dio si è fatto uomo perché l’uomo si facesse Dio… perché l’uomo abitatore della terra potesse trovare dimora nei cieli’. Diffondete questo messaggio e mantenete viva questa tradizione. Sono un dono di luce per il nostro mondo che ha tanto bisogno di poter continuare a sperare”.
(Foto: Santa Sede)
A Roma la festa per gli 80 anni della FIDAE
La FIDAE si prepara a celebrare gli 80 anni di attività educativa con un programma articolato di tre giorni, dal 4 al 6 dicembre a Roma, che unisce memoria storica, sguardo al futuro e protagonismo delle comunità scolastiche.
Le celebrazioni si aprono oggi alle ore 17.00 nella sede di Via della Pigna 13/A, con una cerimonia inaugurale che vedrà la partecipazione di rappresentanti istituzionali e del mondo della scuola. Sono previsti la presenza del Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e del Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi e un collegamento video con il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, a testimonianza dell’attenzione verso il ruolo svolto dagli istituti cattolici nel sistema educativo italiano.
Dopo i saluti ufficiali, Novella Caterina modererà i vari interventi. Don Andrea Andretto proporrà un percorso attraverso le principali tappe della storia della FIDAE, dal 1945 a oggi, ripercorrendo otto decenni di impegno a servizio della crescita degli studenti e delle loro famiglie. A seguire sarà presentata la canzone ‘Il futuro siamo noi’, interpretata da Valentina Ambrosio e dedicata alle scuole cattoliche come simbolo di continuità e speranza. La serata proseguirà con l’apertura della mostra realizzata per gli 80 anni della FIDAE, con un’esibizione artistica degli Holy Dance ed, infine, con un momento conviviale nel cortile interno.
Le celebrazioni entreranno nel vivo venerdì 5 e sabato 6 dicembre con il convegno nazionale ‘80 anni di futuro. Generiamo speranza. La FIDAE tra memoria e profezia’, due giornate pensate come spazio di confronto tra dirigenti, docenti, studenti e famiglie sul presente e sul futuro della scuola cattolica.
Venerdì 5 dicembre, presso la Pontificia Università della Santa Croce, in piazza di Sant’Apollinare 49, si terrà una delle novità di questi eventi: FIDAEx – Idee che meritano di essere condivise, un format ispirato ai TEDx e reinterpretato dalla FIDAE in chiave educativa. Studenti e studentesse delle scuole cattoliche saliranno sul palco per raccontare esperienze, progetti e visioni nate a scuola e rivolte al futuro, offrendo una testimonianza autentica della creatività e dell’impegno delle nuove generazioni.
Tra gli interventi attesi, quelli di Rosy Russo, fondatrice di ‘Parole O Stili’, e Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, che offriranno una riflessione sul linguaggio, sulla cura e sulla comunità come elementi essenziali del percorso educativo.
Sabato 6 dicembre, sempre presso la Pontificia Università della Santa Croce, la FIDAE darà spazio al confronto sulle priorità della scuola del 2026. Dopo l’introduzione della Presidente nazionale, sarà ospite Eugenia Carfora, la dirigente scolastica simbolo del riscatto educativo dell’area di Caivano.
Nel successivo forum tematico interverranno Milena Piscozzo sul tema della valutazione nella scuola primaria, Piervincenzo Di Terlizzi sul voto di condotta nella secondaria, Emanuele Montemarano sul Protocollo FIDAE per la tutela dei minori e Ilaria Benedetti sulle prospettive educative legate all’alto potenziale cognitivo. Particolare attenzione sarà dedicata ai più giovani con
Le tre giornate costituiranno così un percorso complessivo che intreccia storia, identità, innovazione e comunità, nel segno della speranza che da ottant’anni accompagna la missione educativa della FIDAE.




























