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A Roma la festa per gli 80 anni della FIDAE
La FIDAE si prepara a celebrare gli 80 anni di attività educativa con un programma articolato di tre giorni, dal 4 al 6 dicembre a Roma, che unisce memoria storica, sguardo al futuro e protagonismo delle comunità scolastiche.
Le celebrazioni si aprono oggi alle ore 17.00 nella sede di Via della Pigna 13/A, con una cerimonia inaugurale che vedrà la partecipazione di rappresentanti istituzionali e del mondo della scuola. Sono previsti la presenza del Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e del Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi e un collegamento video con il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, a testimonianza dell’attenzione verso il ruolo svolto dagli istituti cattolici nel sistema educativo italiano.
Dopo i saluti ufficiali, Novella Caterina modererà i vari interventi. Don Andrea Andretto proporrà un percorso attraverso le principali tappe della storia della FIDAE, dal 1945 a oggi, ripercorrendo otto decenni di impegno a servizio della crescita degli studenti e delle loro famiglie. A seguire sarà presentata la canzone ‘Il futuro siamo noi’, interpretata da Valentina Ambrosio e dedicata alle scuole cattoliche come simbolo di continuità e speranza. La serata proseguirà con l’apertura della mostra realizzata per gli 80 anni della FIDAE, con un’esibizione artistica degli Holy Dance ed, infine, con un momento conviviale nel cortile interno.
Le celebrazioni entreranno nel vivo venerdì 5 e sabato 6 dicembre con il convegno nazionale ‘80 anni di futuro. Generiamo speranza. La FIDAE tra memoria e profezia’, due giornate pensate come spazio di confronto tra dirigenti, docenti, studenti e famiglie sul presente e sul futuro della scuola cattolica.
Venerdì 5 dicembre, presso la Pontificia Università della Santa Croce, in piazza di Sant’Apollinare 49, si terrà una delle novità di questi eventi: FIDAEx – Idee che meritano di essere condivise, un format ispirato ai TEDx e reinterpretato dalla FIDAE in chiave educativa. Studenti e studentesse delle scuole cattoliche saliranno sul palco per raccontare esperienze, progetti e visioni nate a scuola e rivolte al futuro, offrendo una testimonianza autentica della creatività e dell’impegno delle nuove generazioni.
Tra gli interventi attesi, quelli di Rosy Russo, fondatrice di ‘Parole O Stili’, e Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, che offriranno una riflessione sul linguaggio, sulla cura e sulla comunità come elementi essenziali del percorso educativo.
Sabato 6 dicembre, sempre presso la Pontificia Università della Santa Croce, la FIDAE darà spazio al confronto sulle priorità della scuola del 2026. Dopo l’introduzione della Presidente nazionale, sarà ospite Eugenia Carfora, la dirigente scolastica simbolo del riscatto educativo dell’area di Caivano.
Nel successivo forum tematico interverranno Milena Piscozzo sul tema della valutazione nella scuola primaria, Piervincenzo Di Terlizzi sul voto di condotta nella secondaria, Emanuele Montemarano sul Protocollo FIDAE per la tutela dei minori e Ilaria Benedetti sulle prospettive educative legate all’alto potenziale cognitivo. Particolare attenzione sarà dedicata ai più giovani con
Le tre giornate costituiranno così un percorso complessivo che intreccia storia, identità, innovazione e comunità, nel segno della speranza che da ottant’anni accompagna la missione educativa della FIDAE.
Quarto Anno Rondine, dove la scuola si fa pace e futuro: bando aperto fino al 7 gennaio 2026
C’è un luogo, nel cuore della Toscana, dove la scuola diventa un laboratorio di pace e di futuro. È la Cittadella della Pace, alle porte di Arezzo. Qui, ragazzi e ragazze da tutta Italia vivono ogni anno il loro Quarto Anno Rondine: un’esperienza scolastica e umana riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione e del Merito come percorso di sperimentazione per l’innovazione didattica. Non è un semplice anno di liceo, ma un tempo di scoperta, di relazione e di crescita interiore. Un anno in cui si impara a conoscere il mondo e, insieme, a conoscersi davvero.
Gli studenti vivono e studiano fianco a fianco con i giovani della World House, lo Studentato Internazionale di Rondine che accoglie ragazzi provenienti da Paesi attraversati da guerre e conflitti. È un’esperienza quotidiana di convivenza, dialogo e ascolto reciproco, in un luogo dove le differenze diventano risorse e dove la parola “pace” prende forma concreta.
La didattica si fonda sul Metodo Rondine, che aiuta a riconoscere e trasformare i conflitti in occasioni di crescita, a valorizzare le emozioni e a coltivare empatia, responsabilità e cittadinanza attiva. È una scuola che educa alla vita, oltre che alla conoscenza: un modo di apprendere che mette al centro le persone e le relazioni.
Il Quarto Anno Rondine alterna lezioni, laboratori, incontri e attività all’aperto. Le aule si trasformano in spazi dinamici di apprendimento, le discipline dialogano tra loro e la scuola si intreccia con la vita comunitaria. Si studia, si riflette, si viaggia, si fa esperienza del mondo. I ragazzi partecipano a percorsi di team building, trekking, educazione alla memoria, dialogo interreligioso e laboratorio di teatro. Il sapere si intreccia alle emozioni, e lo studio diventa un modo per crescere come cittadini del mondo.
Lo racconta bene Sara Fiorentini, una delle ex studentesse del programma e oggi Rondinella d’Oro: «Ogni giorno è un’occasione per mettersi in discussione e scoprire nuovi lati di sé. Ho imparato ad accogliere le mie fragilità e a farne punti di forza. Le relazioni che si vivono ogni giorno aiutano a capire chi siamo e come possiamo dare il nostro contributo alla collettività».
Il bando per l’anno scolastico 2026-2027 è già aperto e grazie al supporto dei tanti partner che credono nel progetto saranno messe a disposizione borse di studio parziali e totali a sostegno del percorso degli studenti. Possono candidarsi gli studenti che frequentano, nell’anno 2025-2026, il terzo anno di un liceo classico, scientifico, delle scienze umane o linguistico di una scuola pubblica o parificata italiana.
La selezione non guarda solo ai voti: contano la motivazione, la curiosità, la capacità di dialogo e il desiderio di mettersi in gioco. Per partecipare occorre compilare l’application form online su quartoanno.rondine.org/partecipa-al-bando e inviare la documentazione richiesta entro il 7 gennaio 2026.
Tra aprile e maggio 2026, i candidati selezionati saranno invitati ai colloqui e alle attività di gruppo: momenti di conoscenza reciproca in cui contano la predisposizione al lavoro collettivo, la curiosità intellettuale e la volontà di contribuire al bene comune. L’obiettivo è costruire una classe eterogenea, con studenti provenienti da tutte le regioni italiane e da diversi indirizzi liceali, in equilibrio di genere e sensibilità.
Un’esperienza completa: lezioni curriculari e laboratori sperimentali ma anche tutoraggio quotidiano, incontri con esperti viaggi studio, materiali didattici e dispositivi digitali. A questo si aggiungono i percorsi Ulisse e Itaca, che accompagnano gli studenti nella progettazione del proprio futuro e nella realizzazione di iniziative di impatto sociale.
Al termine dell’anno e nel momento del rientro a scuola, infatti, i ragazzi entrano nel network Itaca, un percorso di progettazione che li aiuta a trasformare le idee nate a Rondine in progetti concreti per il territorio. Con il sostegno a distanza degli esperti di Rondine, il progetto ideato potrà essere realizzato così da prolungare l’esperienza anche nell’anno successivo.
Il Quarto Anno Rondine compie dieci anni: un traguardo importante che racconta la forza e la continuità di un progetto educativo capace di evolversi nel tempo, restando fedele ai propri valori originari. In questo decennio, centinaia di studenti e studentesse hanno vissuto questa esperienza, portando con sé non solo un nuovo modo di fare scuola, ma una visione più consapevole e aperta del mondo e progetti concreti che stanno già generando impatto in tutta Italia. Un percorso con una grande esperienza alle spalle e un grande futuro davanti, che continua a ispirare nuove generazioni di giovani pronti a costruire relazioni, dialogo e cambiamento.
«Ogni nuovo Quarto Anno è un atto di fiducia verso il futuro. Questi ragazzi arrivano a Rondine con le loro fragilità e le loro domande, ma anche con un’energia straordinaria. Il Quarto Anno Rondine non è solo una scuola: è un’esperienza che li aiuta a guardare dentro sé stessi, a trasformare i conflitti in relazioni e a scoprire che la pace non è un sogno, ma un lavoro quotidiano.
Vedere i volti dei ragazzi del QAR, le loro emozioni, la loro voglia di capire e di cambiare le cose, ci ricorda perché abbiamo iniziato questo cammino: per formare persone libere, consapevoli e capaci di costruire legami. È da loro che può nascere un nuovo modo di stare nel mondo», afferma Franco Vaccari, fondatore e presidente di Rondine Cittadella della Pace.
A rendere possibile tutto questo il Liceo Vittoria Colonna di Arezzo, titolare della sperimentazione ministeriale e capofila della della rete scolastica provinciale costituita a sostegno del progetto e composta dal Liceo F. Petrarca, Liceo F. Redi, ITIS Galilei e Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II. Non solo, una rete di alleanze che unisce fondazioni, enti, imprese e partner privati garantisce ogni anno borse di studio parziali e totali per permettere a studenti di ogni provenienza di partecipare.
Le borse di studio rappresentano il cuore solidale del Quarto Anno Rondine: strumenti concreti per garantire pari opportunità, valorizzare il merito e rendere accessibile un’esperienza formativa unica anche a chi non dispone di risorse economiche. Ogni borsa di studio è un investimento nella persona, nel suo potenziale e nella sua capacità di generare futuro.
Il progetto Quarto Anno Rondine, infatti, è realizzato con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, dell’Otto per Mille dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Piacenza e Vigevano, della Fondazione Cariplo, della Fondazione di Sardegna, della Fondazione Cattolica, di Gecofin, della Fondazione Mondo Unito, della Fondazione ONLUS Niccolò Galli, della Banca del Valdarno Credito Cooperativo con la “Borsa di studio in memoria di Bani Giovanni”, della Fondazione Compagnia di San Paolo, della Fondazione Friuli, della Fondazione Vincenzo Casillo, della Fondazione Andrea Biondo Istituto di Cultura, della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato, di Aboca S.p.A., di DHL Express Italy, della Fondazione Banca Popolare di Milano, del Fondo Portaverta, della Rotary Foundation – Distretto 2071 Toscana, del BLM Group, nonché del Fondo di solidarietà Quarto Anno insieme ad amici e sostenitori. Un sistema di alleanze che si estende anche ai percorsi di approfondimento come Ulisse e Itaca, nati grazie alla collaborazione con realtà quali Fondazione Finanza Etica, Istituto Jacques Maritain, Nuovo Laboratorio di Psicologia e Goel Gruppo Cooperativo.
Frequentare il Quarto Anno Rondine significa uscire dalla propria zona di comfort, accettare la sfida di conoscersi, imparare ad ascoltare e a trasformare i conflitti in possibilità. È scegliere di studiare in un luogo dove la scuola diventa vita condivisa, dove l’apprendimento è fatto di dialogo, coraggio e responsabilità. Le iscrizioni per l’anno scolastico 2026-2027 sono aperte fino al 7 gennaio 2026. Tutte le informazioni e il bando completo sono disponibili su quartoanno.rondine.org. Per domande e approfondimenti: segreteria@quartoanno.rondine.org. Un anno che non è solo scuola, ma un modo nuovo di guardare al futuro. Un anno a Rondine: dove nascono i cittadini di domani.
Cei per la giornata dell’Università Cattolica: ‘Università, laboratorio di speranza’
“Tutti sperano. Nel cuore di ogni persona è racchiusa la speranza come desiderio e attesa del bene, pur non sapendo che cosa il domani porterà con sé…Possa il Giubileo essere per tutti occasione di rianimare la speranza”: inizia con uno spunto della lettera della bolla giubilare di papa Francesco, ‘Spes non confundit’, il messaggio dei vescovi italiani, intitolato ‘Università: laboratorio di speranza’, in occasione della 101 giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore che si celebrerà domenica 4 maggio.
Nel messaggio i vescovi sottolineano la necessità della speranza: “Di speranza, infatti, abbiamo particolarmente bisogno di fronte a scenari incerti e, per alcuni versi, davvero drammatici. Ci preoccupano il quadro politico ed economico gravato da tensioni e incertezze, i conflitti che non sembrano trovare via di soluzione, i ritardi nell’attuazione di uno sviluppo sostenibile in grado di custodire la casa comune e di sviluppare accoglienza e solidarietà di fronte ai crescenti flussi migratori. Sono solo alcune delle situazioni dentro cui si gioca la vita di ciascuno, spesso segnata da non minori preoccupazioni personali e sociali legate alla fragilità delle relazioni familiari e ai rapporti intergenerazionali, alla precarietà nel campo del lavoro e alle incertezze rispetto al futuro”.
E l’Università Cattolica è chiamata a dar ragione della speranza: “Non servono speranze effimere e illusorie, purtroppo ampiamente veicolate da una cultura che privilegia le banalità ed esalta l’apparenza, ma visioni di ampio respiro e prospettive solide… Il tema scelto, ‘Università, laboratorio di speranza’, pone in evidenza come in un contesto così difficile il mondo accademico sia chiamato a farsi interprete dell’anelito alla speranza che è proprio delle nuove generazioni… L’Università Cattolica del Sacro Cuore, alla luce della sua storia e della sua peculiare missione, è chiamata a farsi interprete coraggiosa e creativa di questo invito, rafforzando e ampliando il suo impegno a servizio della formazione umana, professionale e spirituale degli universitari”.
Riflettendo sull’enciclica ‘Dilexit nos’ i vescovi ribadiscono le ‘ragioni’ del cuore: “Il primo luogo dove la speranza può essere coltivata e deve crescere è il cuore dell’essere umano. Non a caso l’Ateneo è stato affidato dai fondatori alla custodia del Sacro Cuore. Dobbiamo riscoprire il significato profondo e sempre attuale di questa dedicazione che oggi risalta in modo ancora più fulgido grazie alla Lettera enciclica di papa Francesco ‘Dilexit nos’ dedicata proprio al valore spirituale, culturale e sociale del Cuore di Cristo… Cercando la verità attraverso tutte le vie del sapere e ponendo sempre al centro dell’attività accademica l’attenzione alla dignità di ogni essere umano, l’Università Cattolica continua ad offrire il suo peculiare contributo alla formazione di personalità che siano in grado di dare senso compiuto alla propria esistenza e di mettersi con competenza e generosità a servizio del bene comune”.
Però per essere ‘faro di speranza’ è necessario che l’università attui processi di innovazione: “Per dare piena attuazione a questa ‘impresa educativa’ l’Ateneo dei cattolici italiani deve affrontare anche importanti processi di innovazione e di ampliamento in tutti gli ambiti: dall’offerta formativa ai nuovi campi di ricerca fino agli orizzonti sempre più vasti di quella che viene definita ‘terza missione’, ovvero tutte le attività con cui l’Università interagisce con la società”.
Infine una particolare attenzione da parte dell’Università Cattolica al continente africano: “I già numerosi progetti di collaborazione a livello accademico, culturale e sociale, troveranno così ancora più organicità e potranno rappresentare un ulteriore ‘volano di speranza’ per un Continente, tanto martoriato quanto ricco di risorse e potenzialità. L’Ateneo assume così un volto ancora più solidale nell’esplicitazione di quella terza missione che a ben vedere è l’anima vera e il principio ispiratore delle altre due: la didattica e la ricerca”.
Per questo è necessario che l’Università Cattolica diventi sempre più ‘laboratorio di speranza’: “Per essere all’altezza di queste grandi sfide l’Ateneo non può che essere sempre più un ‘laboratorio di speranza’ misurandosi con i grandi cambiamenti in atto, soprattutto sul versante della ricerca scientifica e tecnologica, delle innovazioni legate all’intelligenza artificiale e delle grandi questioni sociali affinché, contro la spinta al riarmo e alla contrapposizione tra le nazioni, si sviluppino relazioni giuste, fraterne e pacifiche”.
(Foto: Università Cattolica)
All’Istituto ‘Zaveria Cassia’ di Roma per la ‘Giornata delle avanguardie educative
Robotica, podcast, fotografia, costruzione di oggetti, ma anche orticoltura e lezioni all’aperto. Sono questi gli elementi della prima ‘Giornata delle avanguardie educative’, l’originale iniziativa organizzata dall’Istituto Comprensivo Paritario ‘Zaveria Cassia’, che si svolgerà sabato 5 aprile negli spazi della struttura scolastica nel quartiere San Basilio (via Corridonia 40, ore 8:30-12:30). Questa iniziativa gratuita, aperta anche ai bambini che non frequentano l’istituto e alle loro famiglie, prevede una serie di stand e laboratori per scoprire il futuro dell’educazione:
“Sarà un evento dedicato all’innovazione didattica e alle nuove metodologie di insegnamento”, spiega Alessandro Capponi, presidente della cooperativa Kairos, che gestisce la struttura dal 2018. “La nostra scuola si trasformerà in un laboratorio di idee e sperimentazione: attraverso stand interattivi, dimostrazioni pratiche e laboratori esperienziali, docenti e studenti mostreranno come la tecnologia, la creatività e le metodologie innovative possano rivoluzionare l’apprendimento”.
Il programma della “Giornata delle avanguardie educative” prevede sei attività principali: 1) ‘Classe senza muri’, una lezione interattiva all’aperto in lingua, utilizzando gli spazi esterni dell’Istituto, con una gara finale sulla piattaforma online Kahoot per definire gli apprendimenti; ‘Coltiviamo pensieri’, si lavorerà per riqualificare l’orto didattico dell’Istituto e poi, dopo averlo ripristinato, si lavorerà alla creazione di una rete idrica per lo stesso orto; ‘Making Lab’, gli studenti parteciperanno ad una lezione di ‘making’ per imparare a costruire oggetti;
‘Fotodidattica’, attraverso l’immagine e la fotografia, gli studenti creeranno un piccolo ‘sketchbook’ relativo alla mini-lezione affrontata; ‘Podcasting’, gli studenti simuleranno la produzione di un breve ‘podcast’, confrontandosi con il mondo della tecnologia audiovisiva e dello streaming; ‘Robotic Lab’, gli studenti parteciperanno ad una lezione per familiarizzare con le tecnologie robotiche. La partecipazione alla “Giornata delle avanguardie educative” è gratuita e aperta a tutti, soprattutto a bambini e famiglie del quartiere San Basilio, previa iscrizione via mail a segreteria@zaveriacassia.it. Per ulteriori informazioni: www.zaveriacassia.it.
Per una visione antropocentrica dell’Intelligenza Artificiale
Risulta essere sempre più impattante l’Intelligenza Artificiale sulla quotidianità di ciascuno; che lo faccia in maniera diretta o trasversalmente, sta cambiando inevitabilmente il mondo e le relazioni rispetto a come lo abbiamo conosciuto fino ad ora. Ciò accade soprattutto a seguito dello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale Generativa, con la capacità, oltre che di auto-apprendere, di produrre contenuti complessi che imitano sempre più la creatività umana.
Trova sempre maggiore applicazione, in diversi ambiti, la così detta GenAI, ad esempio in ambito clinico per una maggiore accuratezza delle diagnosi, in campo farmacologico per rendere più tempestiva la progettazione e lo sviluppo di nuove terapie, per aumentare l’accuratezza dei sistemi di identificazione facciale, contrastare le frodi e tanto altro.
A fronte di questo incremento e sviluppo positivo dell’Intelligenza Artificiale, sono cospicui gli investimenti delle grandi imprese, che vi vedono giustamente una fonte di affari. Basti pensare che per gli investimenti globali sull’Intelligenza Artificiale, il Fondo Monetario Internazionale prevede una costante e significativa progressione: circa 300 miliardi di dollari per il 2024, fino a 1847 miliardi di dollari per il 2030, mentre il McKinsey Global Institute stima addirittura che il potenziale economico dell’Intelligenza Artificiale potrebbe raggiungere cifre fino a 4,4 trilioni di dollari ogni anno.
E’ chiaro, pertanto, che questo modo di procedere nella “privatizzazione” in poche mani di tali mezzi, tenderà a concentrare il potere dell’Intelligenza Artificiale sempre più nelle mani dei grandi investitori, correndo il rischio che, questi ultimi, indirizzino e sviluppino la tecnologia con il solo fine di massimizzare i profitti, magari a discapito del bene comune e, soprattutto, di uno sviluppo etico.
Più volte Papa Francesco ci ha messo in guardia da questo rischio. Oltre all’intervento tenuto in Puglia il 14 giugno 2024 al G7, il Santo Padre, lo scorso 22 giugno, nel discorso ai partecipanti al Convegno Internazionale promosso dalla Fondazione Centesimus Annus Pro Pontefice sui temi dell’Intelligenza Artificiale, parlando di ‘pericolo di un rafforzamento del paradigma tecnocratico’ aveva lanciato una provocazione affermando: ‘siamo sicuri di voler continuare a chiamare intelligenza ciò che intelligenza non è?’.
Questo paradigma tecnocratico a discapito di una visione antropocentrica, si è riscontrato proprio in questi giorni, in alcune indiscrezioni dell’agenzia Reuters riguardanti la nota azienda OpenAI, la quale, forte degli investimenti finanziari che sta accumulando, intenderebbe raggiungere un nuovo obiettivo: con il progetto ‘Strawberry’, appartenente alla galassia della GenAI, avrebbe l’ardire di migliorare significativamente le capacità di ragionamento dell’Intelligenza Artificiale, eseguendo induzioni e deduzioni pari, se non superiori a quelli dell’essere umano.
Uno sviluppo dell’Intelligenza Artificiale che non sia nutrita di valori e non sia governata dalla persona umana, può portare al rischio che si ponga l’attenzione ad uno sviluppo tecnologico finalizzato solo alla massimizzazione del profitto a scapito del bene comune. Con una visione ristretta e settoriale dell’innovazione, nella quale viene meno il rapporto con l’etica, si giunge inevitabilmente ad assumere una visione miope e frazionata, che non porta beneficio globale ma individuale.
Probabilmente a tal proposito, qualche interrogativo riguardo cosa sia prioritario, se il beneficio individuale o quello globale, era già sorto anche a Jane Leike, ricercatore di alto livello e uomo chiave dell’azienda OpenIA, il quale venerdì 17 maggio 2024 si era dimesso sostenendo che, nello sviluppo di ChatGPT, ‘la sicurezza è stata messa in secondo piano rispetto alla creazione di prodotti sempre più scintillanti da vendere’.
In questo variegato mondo dell’Intelligenza Artificiale, c’è anche chi investe nelle competenze umanistiche come punto di partenza fondamentale per comprendere e guidare la GenAI nei processi aziendali. E’ il caso della ‘Generative AI Tamers – Domatori di Intelligenza Artificiale Generativa’: un corso di Alta Formazione realizzato da Umana, Agenzia per il lavoro, aperto ai laureati in discipline umanistiche, la quale ha avuto l’idea di formare dei veri e propri ‘domatori’ dell’Intelligenza Artificiale e il successivo inserimento nel mondo lavorativo.
Non mancano quindi le buone prassi per incentivare non solo il concetto di algoretica, ma anche la saggia intuizione di formare gli sviluppatori e gli utilizzatori dell’Intelligenza Artificiale, così che si possa avere una tecnologia fruibile dall’umanità e a favore del bene comune. Potrebbe essere auspicabile un’analoga formazione nelle Facoltà di teologia, a vantaggio dei futuri preti e dei laici che dovranno gestire una nuova e mai del tutto prevedibile situazione.
A San Miniato il Teatro del Cielo ‘pellegrino’ in Terra Santa
E’ nel dna del Teatro del Cielo quella ricerca complessa degli interrogativi che scuotono le coscienze. Succede così, dal 1947 ad oggi per mano della Fondazione Istituto del Dramma Popolare di San Miniato, oggi guidato da Marzio Gabbanini. E quest’anno, per la scena sacra di piazza Duomo, è l’ora di ‘Chi sei tu? La Sfida di Gerusalemme’, versione teatrale del diario del viaggio in Terra Santa di Éric-Emmanuel Schmitt.
Lo scrittore francese ha trascorso un mese tra Betlemme, Nazareth, la Galilea, Gerusalemme, scrivendo un vero e proprio itinerario tra i dubbi della ragione e le aperture della fede che quei luoghi suscitano. Ecco Betlemme, Nazareth e,soprattutto, Gerusalemme: la città della contraddizione, luogo che parla di coesistenza, ma anche di tensioni mai sopite. Con una riflessione non scontata, resa ancora più urgente dalla cronaca attuale, l’autore, e quindi lo spettacolo, indaga la città dei tre monoteismi, cercando tra le sue vie piene di storia e di suggestioni una parola credibile di pace.
Gli incontri e i luoghi, veri coprotagonisti della messa in scena, sono evocati con gli interventi musicali dal vivo, con le scene, con l’ensemble di interpreti. La drammaturgia asciuga il testo in un montaggio di stile cinematografico che crea ritmo con la giustapposizione di scene evocative e narrative.
‘Chi sei tu? La Sfida di Gerusalemme’ (in scena dal 20 al 24 luglio) è un’occasione per dirsi in pubblico la complessità e l’urgenza della provocazione che giunge dalle terre di Israele e Palestina, come ha spiegato il presidente Marzio Gabbanini: “Per il Dramma significa proseguire in quella che è una missione storica: in tempi così complessi, quali quelli attuali, in cui si assiste a un progressivo indebolimento delle coscienze sia sul piano individuale, sia globale, con l’abbattimento di innumerevoli barriere alle quali l’umanità sembra, però, incapace di non sostituirne e innalzarne altre;
il Dramma, la cui essenziale finalità è quella di interrogare e interrogarsi su questioni di fondo del nostro esistere, propone una riflessione sul valore e sulla forza della fede quale strumento di cambiamento soprattutto di fronte alle difficoltà, ai conflitti interiori e non, e particolarmente quale motivo di dialogo tra creature che, al di là di differenze di tipo etnico, culturale, linguistico, sono fatte della stessa materia e figlie di uno stesso Padre”.
Firma la regia dello spettacolo Otello Cenci. Nel cast spicca il nome dell’attore Ettore Bassi. Musiche eseguite dal vivo da Mirna Kassis, Matteo Damele, Filippo Dionigi, Tomas Milner. Con la partecipazione in video di Eric-Emmanuel Schmitt. Lo spettacolo è frutto della sinergia, nella produzione, fra Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli, Centro Teatrale Bresciano e Fondazione Istituto Dramma Popolare di San Miniato.
Tutti gli spettacoli della Festa del Teatro, come tradizione, hanno un unico comune denominatore che, quest’anno, mette sotto la lente la fede al centro di una dura prova in un mondo di dubbi e conflitti. Il direttore artistico, Masolino D’Amico, evidenzia la missione del Dramma Popolare: “Fra tradizione ed innovazione, questa la linea guida che ogni anno il Festival propone alternando sul palcoscenico autori registi e attori della nuova scena emergente a nomi di spicco della scena teatrale italiana. Il comune denominatore degli spettacoli del Festival 2024 (la fede messa alla prova: una forza di pace interiore,
individuale e collettiva, in un mondo di dubbi e conflitti) trova, negli spettacoli proposti, modalità attuali di essere affrontato dando particolare spazio e rilievo alla promozione di una drammaturgia sia di autori affermati che giovani drammaturghi, di cui valorizzare creatività, capacità multidisciplinari ed espressive, volontà di innovazione”.
Si comincia il 20 giugno con ‘Poveri noi – Storia di una famiglia nella tragedia della guerra’ di e con Silvia Frasson. Poi il 25 giugno ‘Figlio, non sei più giglio’ con Daniela Poggi e Mariella Nava. Quindi il 27 giugno con ‘l libro dei Numeri’ con Angela Torriani Evangelisti e Riccardo Massai. Si prosegue con ‘Giobbe, storia di un uomo semplice’, il primo luglio con Roberto Anglisani.
Avanti il 4 luglio con ‘In nome della Madre’ di Erri De Luca con Patrizia Punzo. L’8 luglio è la volta di ‘Celeste’, testo e regia Fabio Pisano. Infine ‘Topi’ l’11 luglio del collettivo Usine Baug. Tutti gli spettacoli collaterali del Festival si terranno alle 21,30 nel Giardino della Cisterna della Misericordia. La Festa del Teatro di San Miniato è sostenuta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato e Crédit Agricole Italia.
(Foto: Afif H. Amireh)
Cei: l’Università Cattolica sia motore di speranza per i giovani
Nei giorni scorsi è stato diffuso il Messaggio della Presidenza della CEI per la 100ª Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore che si celebrerà domenica 14 aprile sul tema: ‘Domanda di futuro. I giovani tra disincanto e desiderio’, scelto per celebrare, domenica 14 aprile, la 100^ giornata dedicata all’Università Cattolica del Sacro Cuore, offrendo la possibilità di sviluppare alcune considerazioni utili a comprendere la missione dell’Ateneo dei cattolici italiani:
“In questi ultimi anni un susseguirsi di eventi sta modificando in profondità la percezione della realtà e dell’esperienza umana, soprattutto in rapporto al futuro. Guardando in particolare al mondo giovanile si registra una situazione di grande incertezza che oscilla tra paure e slanci, smarrimento e ricerca di sicurezze, senso di solitudine e rincorsa ad abitare i social media”.
E’ un invito a prendere la domanda dei giovani sul futuro seriamente: “Ci troviamo ad affrontare scenari imprevedibili, determinati dai cambiamenti climatici, dai devastanti conflitti in corso, dai precari equilibri internazionali, dalle criticità economiche. A questi macro-fattori si aggiungono le situazioni personali e contingenti percepite in modo più diretto dai giovani come la mancanza di lavoro, la fragilità dei legami affettivi, i rapidi cambiamenti sociali determinati dalle innovazioni tecnologiche, la crisi demografica che fa dell’Italia un Paese in progressivo e rapido invecchiamento”.
Per i vescovi italiani la vita dei giovani si muove tra la speranza e la disillusione, specchio della società contemporanea: “C’è tutta la disillusione rispetto a un futuro che non offre certezze e finisce per scoraggiare e demotivare. Nello stesso tempo, però, resta forte la ricerca del senso da dare alla propria esistenza, del posto da assumere nel mondo e delle strade da percorrere per non sentirsi vecchi prima del tempo.
I giovani sono il termometro di una società in deficit di speranza e incapace di vivere il presente come piattaforma reale e concreta per costruire il futuro. Tutto sembra consumarsi nel vissuto quotidiano senza più considerare il futuro, troppo fluido e confuso, mentre dovremmo costruirlo assieme valutando in tale prospettiva le scelte di oggi”.
I giovani sono in ricerca di luoghi in grado di offrire concretezza ai desideri e l’Università è uno dei luoghi: “I giovani cercano luoghi che siano in grado di alimentare i loro desideri, che sappiano dare concretezza ai loro sogni e che non soffochino la loro speranza. L’Università Cattolica del Sacro Cuore è nata sulle macerie di una guerra mondiale e in un quadro sociale e politico di grande incertezza”.
L’Università Cattolica mette a disposizione competenze capaci di renderli protagonisti: “L’Ateneo ha preso forma grazie alla intraprendenza di p. Agostino Gemelli e della beata Armida Barelli, in una stagione certamente non più facile dell’attuale e da oltre cento anni con la sua proposta formativa, originale e integrale, vuole essere uno spazio fecondo e creativo per dare ai giovani non tanto aspettative per il futuro quanto certezze per un presente da protagonisti e da veri artefici di un domani che sia più sostenibile, fraterno e pacifico per tutta l’umanità. Sono però necessarie alcune condizioni per non rendere evanescente il futuro e per radicarlo piuttosto in un vissuto ricco di senso e di solide prospettive umane e spirituali”.
L’Università Cattolica è nata grazie ai cattolici, che hanno impresso una ‘matrice popolare’: “La sua matrice popolare, anche se oggi non si registra la mobilitazione del passato, si manifesta nel suo essere comunità educante di respiro nazionale e nel suo essere sotto molteplici aspetti a servizio della comunità ecclesiale, sia curando la formazione delle nuove generazioni sia offrendo un rilevante apporto culturale alla presenza dei cattolici nel Paese. L’attuale cammino di ripensamento sinodale della vita e della missione della Chiesa potrà certamente ricevere un prezioso contributo da questa presenza culturale e formativa a servizio della comunità ecclesiale e della società in Italia”.
La seconda dimensione caratterizzante l’Università Cattolica riguarda l’innovazione: “Gli sviluppi dell’intelligenza artificiale interpellano la comunità scientifica e la società civile sotto diversi profili. E’ certamente doveroso valorizzare le tante opportunità offerte sapendo, allo stesso tempo, valutare le implicazioni etiche, culturali, sociali ed economiche.
Ricerca scientifica, valutazione etica, processi formativi, implicazioni socioculturali richiedono, pertanto, una visione d’insieme e un approccio transdisciplinare. Sono le caratteristiche proprie di una comunità accademica plasmata da un approccio davvero unitario e universale, come quello che scaturisce da un sentire autenticamente cattolico, aperto cioè alla totalità e attento a tutti i valori in gioco”.
La terza dimensione riguarda l’aiuto ai giovani, secondo il magistero della Chiesa: “Compito di un Ateneo cattolico, alla luce delle indicazioni offerte dal magistero di papa Francesco, è quello di aiutare i giovani: a essere artefici di uno sviluppo davvero sostenibile e attento alle necessità di tutti, soprattutto i più poveri ed emarginati;
ad essere protagonisti di una cultura della fratellanza che sappia valorizzare le differenze e disarmare con la solidarietà la violenza che sta distruggendo relazioni e convivenze tra popoli; a ridisegnare il volto dell’umano sfigurato da visioni e modelli che snaturano il senso degli affetti, la dimensione trascendente della vita umana, la domanda di verità e di bene che abita il cuore di ogni donna e di ogni uomo”.
A Bergamo e Brescia ‘Donne sante & Sante donne. Il prendersi cura di una società che cambia’
Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa, Santa Teresa Verzeri, Paola Elisabetta Cerioli e tante altre: donne straordinarie che nell’Ottocento, prima della nascita delle politiche pubbliche volte a garantire lo stato sociale, hanno creato grazie alla loro sensibilità e intraprendenza opere per l’accoglienza e il sostegno dei più fragili. Costruirono scuole, ospedali, asili e orfanotrofi, avviando una stagione di grande vitalità del mondo cattolico, a servizio della società in cui vivevano.
Banca Etica premiata al Salone della CSR per il Report di impatto
Premiato al Salone della CSR e dell’innovazione sociale di Milano il Report di Impatto 2023, il documento con cui Banca Etica misura annualmente, da quattro anni, gli impatti sociali e ambientali di tutti i crediti erogati. Ritirato da Sonia Cantoni, consigliera di amministrazione di Banca Etica, il Premio Impatto è giunto alla sua la seconda edizione e onora un lavoro meticoloso generato in sinergia da tutte le persone di Banca Etica, certificando la volontà di trasparenza e l’assunzione di responsabilità praticate quotidianamente.
Al Giffoni Film Festival al centro gli adolescenti in difficoltà
‘Indispensabili’ per la crescita delle comunità e per lo sviluppo dei territori, per innescare il cambiamento, far circolare idee, alimentare emozioni, condividere valori: è questo il tema della 53esima edizione del Giffoni Film Festival che ha scelto di iniziare il suo racconto in uno degli spazi più suggestivi della Campania, la Casina Vanvitelliana di Bacoli (Na), dove è stato presentato il programma del festival, previsto dal 20 al 29 luglio.




























