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Torna a Zoomarine la festa degli oratori estivi di Roma

Anche quest’anno gli oratori di Roma si raduneranno per una giornata di divertimento e di fraternità per la grande Festa degli Oratori Estivi che accompagna tradizionalmente le attività per bambini e ragazzi nelle parrocchie della città. La nuova edizione si terrà giovedì 18 giugno dalle ore 9.30 presso il parco divertimenti di Zoomarine pronto ad accogliere bambini, adolescenti, animatori, responsabili e sacerdoti. 

Sarà S.E. Mons. Andrea Carlevale, Vescovo ausiliare per il settore sud della diocesi a guidare il momento di preghiera iniziale accolto da Don Alfredo Tedesco, direttore del Servizio di Pastorale Giovanile della Diocesi, da Don Manrico Accoto, direttore dell’Ufficio per la Catechesi, il Catecumenato e l’Apostolato Biblico della Diocesi di Roma e da Stefano Pichierri, presidente del Centro Oratori Romani che da molti anni organizza e promuove questo appuntamento che raduna decine di oratori della città e migliaia di  bambini, spesso con le loro famiglie, che hanno scelto l’oratorio estivo come proposta educativa e di divertimento a conclusione delle attività scolastiche.

Sono, infatti, già partite le settimane di animazione, catechesi, gioco e attività per gli oratori estivi che ogni anno a Roma vengono organizzati dalle parrocchie per bambini e ragazzi, offrendo  una proposta che prosegua nel lavoro di accoglienza e di evangelizzazione delle giovani generazioni portata avanti nel corso dell’anno pastorale. Le attività estive consentono anche di coinvolgere nella formazione preparatoria e poi nell’animazione centinaia di adolescenti che possono così scoprire la bellezza di mettersi a servizio della comunità ecclesiale ma anche scoprire i loro talenti personali da far crescere e fruttificare.

La Festa degli Oratori Estivi si inserisce da molti anni all’interno della programmazione del sussidio diocesano, promosso dalla Diocesi di Roma e dal COR e realizzato per alcune aree specifiche di progettazione in collaborazione con la Caritas Diocesana, l’AGESCI (regione Lazio) e l’Azione Cattolica dei Ragazzi (Roma). Il sussidio 2026, dal titolo “Come mi vedi ? Il segreto della lampada e del diamante” accompagnerà per molte settimane le attività estive degli oratori di Roma (e anche in altre diocesi italiane) seguendo Aladin e i suoi amici in avventure inedite e appositamente create per la preziosa occasione pastorale rivolta alle giovani generazioni.

La Festa degli Oratori Estivi 2026 ha in programma un momento di preghiera ed animazione a partire dalle ore 9:30 per poi consentire a tutti i gruppi di godere delle attrazioni e degli spettacoli nel parco di Zoomarine. Gli oratori verranno accolti dagli animatori dell’associazione per sperimentare anche in questa occasione la bellezza di sentirsi parte di una grande famiglia. Sul sito dedicato sono già disponibili tutte le indicazioni per partecipare alla Festa degli Oratori Estivi (https://www.oresroma.org/appuntamenti/festa-ores ). 

Agli animatori degli oratori è anche rivolta la consueta proposta estiva del COR di ‘Villaggio Oratorio 2026’, un’esperienza residenziale allo stesso tempo individuale e comunitaria, vocazionale e di servizio, in cui adolescenti e giovani (dai 13 ai 23 anni) sono accompagnati nella loro personale relazione con Gesù, per scoprire la bellezza dello stare insieme intorno alla Parola e per innamorarsi dell’oratorio, come luogo dell’incontro e della crescita, del gioco e della preghiera, del dono di sé e dell’amicizia. Quest’anno Villaggio Oratorio si svolgerà dal 2 al 6 settembre a Genzano e le iscrizioni sono aperte fino al 30 giugno sul sito dell’associazione fondata oltre 80 anni fa dal Venerabile Arnaldo Canepa (https://www.centrooratoriromani.org/esperienze/villaggio-oratorio-young.html).

Padova celebra il ‘Transito di sant’Antonio’: da quasi otto secoli la solennità che unisce la città

Ritorna oggi venerdì 12 giugno l’atteso appuntamento con il ‘Transito di sant’Antonio’ all’Arcella, la rievocazione storico-spirituale che da quasi otto secoli (istituita per statuto dal Comune di Padova nel 1276) segna ufficialmente l’apertura cittadina della Festa del Santo. Tra i momenti devozionali e popolari più attesi dal grande pubblico, la celebrazione rinnova il legame indissolubile tra la comunità e il suo Patrono, anticipando la Solennità di sabato 13 giugno.

La rievocazione in costume ricorderà l’ultimo, drammatico viaggio intrapreso nel 1231 da frate Antonio che, sentendosi ormai prossimo alla morte, chiese ai confratelli di essere trasportato da Camposampiero a Padova, nell’amato convento di Santa Maria Mater Domini, nucleo originario attorno al quale sorse poi la Basilica.

Quest’anno l’orario di partenza è stato anticipato alle ore 20.15. L’avvio del corteo sarà sempre dalla chiesa di San Carlo Borromeo e invariato sarà anche il percorso della processione. Sacerdoti, religiosi e religiose, associazioni e figuranti in abiti storici sfileranno lungo le vie del quartiere Arcella, accompagnati dalle istituzioni civili di Padova e dei Comuni storicamente attraversati, quasi 800 anni fa, dal carro trainato da buoi con il francescano morente. Lo svolgimento ricalca fedelmente le cronache dell’Assidua, la prima biografia antoniana.

Ma c’è anche un’altra importante novità dell’edizione 2026. Per rispondere alla massiccia affluenza di fedeli e garantire a tutti una partecipazione serena, il corteo con la statua di Antonio morente si fermerà sul sagrato del Santuario dell’Arcella, e non all’interno della cella dove il Santo spirò. Questo permetterà alle moltissime persone attese di omaggiare il Taumaturgo senza accalcarsi. Si rinnoverà così il commovente e spontaneo atto di pietà popolare in cui la folla odierna si fa interprete di quella che nel 1231 accorse al grido dei fanciulli della città: ‘E’ morto il Padre Santo, è morto sant’Antonio!’

Il culmine della serata della vigilia avverrà alle ore 21.30 con l’avvio del tradizionale concerto delle campane di tutta la città, realizzato in stretta collaborazione con le parrocchie cittadine e la Diocesi di Padova. Il festoso risuonare dei bronzi, a partire dal Santuario arcellano, annuncerà ufficialmente al mondo l’inizio della Solennità di sabato 13 giugno. L’iniziativa evoca la celebre leggenda delle campane di Lisbona, città natale del Santo, che presero a suonare spontaneamente proprio nel momento esatto in cui Antonio spirava a Padova.

Le celebrazioni odierne si apriranno già dal tardo pomeriggio, a partire dalle ore 19.00, sul sagrato della Basilica del Santo. Dopo il grande successo riscontrato nelle scorse edizioni, torneranno all’opera i maestri infioratori di Fucecchio (FI) per la realizzazione della spettacolare ‘Infiorata a sant’Antonio’. Il grande tappeto floreale vedrà anche quest’anno il coinvolgimento diretto di cittadini, pellegrini e turisti, che potranno collaborare attivamente a fianco dei maestri alla composizione dell’opera visiva dedicata quest’anno a sant’Antonio e san Francesco, in occasione dell’ottavo secolo della morte del Serafico Padre. Sarà la prima volta che i due santi francescani vengono ritratti insieme in una infiorata. E’ sarà anche la prima volta che il tappeto floreale avrà una forma ‘orizzontale’, un risultato originale e altrettanto suggestivo, con i due santi che si guardano.

A Reggio Calabria la festa dei Popoli

Una mano sul cuore, lo sguardo lontano, il corpo irrigidito dall’emozione, al momento dell’inno nazionale: era un incanto vederli tutti così, grandi e piccoli, sul palco. Infatti, con l’alternarsi dei differenti gruppi di danza, scorreva l’inno dell’Ucraina, poi della Georgia, del Marocco, dell’Egitto, della Romania, dell’Italia o delle Filippine… Sì, sempre un forte impatto emotivo per questi migranti da tempo radicati a Reggio Calabria. La centrale piazza di sant’Agostino si trasformava, come per magia, in un pezzo di mondo. Era il pomeriggio di domenica 10 maggio.

La ‘Festa dei Popoli’ di quest’anno voleva essere un’oasi, in mezzo al grave clima conflittuale dei nostri tempi, un segno controcorrente. Un simbolo di resistenza degli animi e dei popoli. Una vera boccata di ossigeno, in fondo, sapendo che violenza e guerre non fanno che soffocare la vita, le relazioni tra i popoli, spezzare tradizioni e valori, seminare odio per generazioni. Il tema quest’anno era: la ‘cultura dell’incontro’.

Le comunità presenti sul territorio, dalla Romania alle Filippine, dall’Ucraina al Marocco, scendevano in campo proprio per questo a Reggio Calabria. Per manifestare, attraverso la musica, il canto e le danze, il desiderio profondo di ogni uomo: coltivare la pace, l’incontro con l’altro, colui che proviene da altre terre o da altri orizzonti. Il mondo vuole essere una casa comune, non una casa che brucia per un conflitto permanente. Polizia, carabinieri e vigili urbani presenti ne rimanevano pure loro conquistati. Come pure gli operatori di TV locali.

In una decina di gazebo di ogni Paese venivano esposti e distribuiti cibi tradizionali, prodotti tipici, informazioni, in un’atmosfera sorprendente di condivisione e di fratellanza: “Solo attraverso l’incontro, il rispetto reciproco e la collaborazione – afferma convinta Natividad, filippina – possiamo costruire una comunità più forte, inclusiva e ricca di umanità”.

Incontrare l’altro è un’arte esigente. Domanda di uscire di casa, uscire dalla propria mentalità, tradizione e abitudini. Valorizza la diversità come arricchimento reciproco per il bene comune. Si oppone alla ‘cultura dello scarto’ od alla ‘cultura dello scontro’ così praticate ai nostri giorni. Ma allarga l’orizzonte, amplia le prospettive, andando oltre il gruppo di appartenenza. Promuove, così, un mondo più fraterno e più umano.

In questo contesto si è fatto memoria, pure, delle centinaia di migliaia di calabresi nel mondo: vivono la stessa avventura migratoria in Argentina, Francia, Germania… Lo stesso coraggio. La stessa resilienza. La stessa passione.

Come ogni migrante hanno un cuore più grande del normale, amando con uguale amore la terra di origine e quella di accoglienza. Sanno mettere insieme valori, lingue, gusti differenti: sono diventati uomini e donne di sintesi. Hanno sposato il mondo. Come oggi, per davvero, questa piazza. Voilà, la cultura dell’incontro!

Fine settimana a Specchia con la festa di ‘san Nicola vescovo’

La Parrocchia della Presentazione Vergine Maria e il Comitato Feste Patronali comunicano che, proseguendo una tradizione secolare, nelle giornate di Sabato 9 e Domenica 10 maggio, con il Patrocinio del Comune, si svolgerà la ‘Festa di San Nicola Vescovo’, patrono principale della cittadina.

Luigi Tasselli, nell’opera ‘Antichità di Leuca’, risalente al 1693, citava esplicitamente il Santo come Protettore della comunità specchiese, e in un manoscritto conservato nell’archivio parrocchiale, datato 26 luglio 1897, mons. Luigi Pugliese, allora Vescovo di Ugento, assegnava San Nicola Vescovo come Patrono principale della cittadina, indicando la seconda domenica di maggio come festa patronale, come già permesso all’arcidiocesi di Bari da parte di Papa Leone XIII.

Lo storico locale prof. Antonio Penna, recentemente scomparso, nel suo libro ‘Chiese e Palazzi di Specchia’ (Libellula Edizioni 2014) scriveva: “In ossequio alla traslazione delle ossa di S. Nicola da Mira a Bari, avvenuta la domenica 9 maggio 1087, da tempo immemorabile nella seconda domenica di maggio si celebra la festa ‘estiva’ con processione, concerto bandistico in piazza, luminarie, fuochi pirotecnici e fiera. Il 5 maggio 1896, su richiesta della Deputazione ai festeggiamenti, il Consiglio Comunale, interrompendo tale tradizione, con delibera N. 91 decide di spostare la fiera alla prima domenica di giugno, ma, vista la contrarietà della popolazione, il 2 maggio 1897 con delibera n. 15 la riporta alla data precedente”.

Il monumento che meglio incarna l’identità civile e religiosa di Specchia è la Chiesa di San Nicola. L’edificio si distingue per un’armoniosa linearità architettonica e per il suo ideale orientamento verso l’Oriente greco, richiamo simbolico alle antiche migrazioni di popoli in cerca di una nuova patria.

Il luogo sacro testimonia l’antica devozione degli specchiesi per il Santo, probabilmente costruita tra il 1100 al 1300, confermato dall’abside a forma di catino, struttura tipica dell’arte bizantina, e allo stesso periodo risalgono le tombe ritrovate all’esterno, parzialmente riportate alla luce nel 1976 dal Prof. Francesco D’Andria dell’Università degli Studi di Lecce.

I festeggiamenti prevedono per Sabato 9 maggio, preceduta dalla collocazione della chiave della cittadina sul simulacro da parte del Sindaco, Avv. Anna Laura Remigi, alle ore 19.00 ci sarà l’avvio della processione dalla Chiesa Madre, durante la quale, presso la Villa Comunale, sarà possibile assistere allo spettacolo di fuochi pirotecnici della Ditta ‘Vitale’ di Matino. Un rito religioso che attraverserà le principali strade della cittadina, accompagnato dalle note musicali del Gran Concerto Bandistico ‘P. Librando’ – Città di Racale, con la partecipazione delle autorità istituzionali locali con il Gonfalone cittadino e degli specchiesi appartenenti alle Forze dell’Ordine e Armate in divisa militare.

Al rientro della processione, in Chiesa Madre, i partecipanti riceveranno da Don Antonio Riva, Parroco di Specchia, la benedizione con la Sacra Manna di San Nicola, un liquido, considerato una reliquia, che si forma nella sua tomba nella Basilica di Bari.

Il simulacro del Santo è in cartapesta e risalente al 1878, in atto benedicente secondo il rito romano. Sempre su: ‘Chiese e Palazzi di Specchia’ viene riportato un parere dell’esperto Francesco Fersini: “Lo sconosciuto autore di quest’opera dimostra di possedere un substrato classico e un gusto di ascendenza barocca evidente nell’impostazione contorta della figura e nel panneggio svolazzante. I decori ornamentali che impreziosiscono i paramenti, i tratti fisionomici, l’espressione assorta e concentrata del santo, fanno pensare a qualche cartapestaio attivo nella seconda metà dell’Ottocento”.

A conclusione della serata di sabato 9 Maggio, alle ore 21.30, divertente spettacolo musicale con ‘BAR ITALIA’, una produzione artistica e musicale ‘Vanny Deejay’. Il party da ballare tricolore più famoso d’Italia, che dal 2001 ha portato il divertimento non solo nel nostro Paese, ma anche all’estero, con le hit italiane più amate, remixate in chiave dance, inoltre, durante lo show, un tuffo nei mitici anni ’90, con il momento ‘Nostalgia Canaglia’.

Nella mattinata di Domenica 10 Maggio si svolgerà l’antica e tradizionale ‘Fiera di San Nicola’; inoltre, durante i due giorni di festa, le vie centrali di Specchia, saranno addobbate dalla Ditta ‘Santoro’. Per tutto il giorno e in concerto alle ore 20.30, in Piazza del Popolo, sarà possibile ascoltare le note musicali del Gran Concerto Bandistico – Città di Castellana ‘L. Vinella’, diretto dalla Maestra Grazia Donateo.

Papa Leone XIV ha ringraziato chi ha collaborato al Giubileo

“Una menzione particolare va al Governo della Repubblica Italiana, al Commissario Governativo, al Comune di Roma (in particolare al Signor Sindaco e alla sua struttura organizzativa), ed alla Regione Lazio; come pure alle Forze di Sicurezza, alla Prefettura, che ne ha coordinato il lavoro, alla Protezione Civile e alle numerose Associazioni di volontariato, e all’Agenzia ‘Giubileo 2000’. Speciale gratitudine esprimo al Dicastero per l’Evangelizzazione – Sezione per le questioni fondamentali dell’evangelizzazione nel mondo, e agli altri Dicasteri coinvolti, alla Gendarmeria Vaticana, al Corpo della Guardia Svizzera Pontificia, al Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, alla Prefettura della Casa Pontificia, alle diverse Commissioni – pastorale, culturale, della comunicazione, ecumenica, tecnica, economica –, ai Sacerdoti Confessori, ai rappresentanti delle Diocesi e delle Conferenze Episcopali, agli esperti di varie categorie intervenuti per i singoli eventi e ai cinquemila “Volontari del Giubileo”, di ogni età e provenienza”.

E’ iniziata con un lungo ringraziamento l’udienza di papa Leone XIV ai collaboratori alla ‘buona’ riuscita del giubileo dell’Anno Santo, conclusosi nella solennità dell’Epifania per il loro prezioso ‘apporto’: “Avete dato un apporto multiforme, spesso nascosto, sempre impegnativo e carico di responsabilità, grazie al quale oltre trenta milioni di pellegrini hanno potuto compiere il cammino giubilare e partecipare alle celebrazioni e agli eventi, in un clima di festa e al tempo stesso di compostezza, raccoglimento, ordine e organizzazione. Grazie a voi Roma ha offerto a tutti il suo volto di casa accogliente, di comunità aperta, gioviale e al tempo stesso discreta e rispettosa, aiutando ciascuno a vivere con frutto questo grande momento di fede”.

In questa occasione ha citato alcuni luoghi importanti per la fede cristiana con una citazione di sant’Agostino: “La visita alle tombe di Pietro e Paolo, degli altri Apostoli e dei Martiri, il cammino verso la Porta Santa, l’esperienza del perdono e della misericordia di Dio, sono stati per tante persone momenti di incontro fecondo con il Signore Gesù, in cui toccare con mano che ‘la speranza non delude’, perché Egli vive e cammina in noi e con noi (nei momenti salienti dell’esistenza come nell’ordinarietà di ogni giorno), e perché con Lui possiamo arrivare alla meta… Con il vostro lavoro voi avete aiutato molti a trovare e ritrovare speranza, e a riprendere il viaggio della vita con fede rinnovata e propositi di carità”.

E non poteva richiamare la canonizzazione di due santi molto amati dai giovani: “Vorrei richiamare, in particolare, la presenza a Roma, in occasione del Giubileo, di tanti giovani e adolescenti di ogni nazione. E’ stato bello toccare con mano il loro entusiasmo, essere testimoni della loro gioia, vedere la serietà con cui hanno pregato, meditato e celebrato, osservarli, così numerosi e diversi tra loro, eppure uniti, ordinati (anche grazie al vostro servizio!), desiderosi di conoscersi e di vivere insieme momenti di grazia, di fraternità, di pace. Riflettiamo su ciò che ci hanno mostrato”.

Ecco il motivo per cui san Carlo Acutis e san Piergiorgio Frassati sono ‘modello’ di discernimento per i giovani: “Tutti, a vari livelli, siamo responsabili del loro futuro, in cui c’è il futuro del mondo. Chiediamoci, allora, alla luce di ciò che abbiamo visto: di che cosa hanno realmente bisogno? Cosa li aiuta davvero a maturare e a dare il meglio di sé? Dove possono trovare risposte vere alle domande più profonde che portano nel cuore? I giovani hanno bisogno di modelli sani, che li indirizzino al bene, all’amore, alla santità, come ci hanno mostrato le figure di san Carlo Acutis e di san Piergiorgio Frassati, canonizzati lo scorso settembre. Teniamo davanti a noi i loro occhi limpidi e vivi, pieni di energia e al tempo stesso tanto fragili: ci potranno essere di grande aiuto per discernere con saggezza e prudenza nelle gravi responsabilità che ci attendono nei loro confronti”.

Alla conclusione dell’udienza il papa ha dato loro il ‘compito’ di portare a tutti la speranza: “Sia questo il mandato che portiamo con noi, come continuazione feconda del lavoro compiuto, perché i molti semi di bene che, anche grazie al vostro aiuto, il Signore, nei mesi scorsi, ha posto in tanti cuori, possano crescere e svilupparsi”.

Congedandoli ha donato loro un crocifisso con l’augurio di buon anno: “Al termine di questo incontro, sono contento di poter donare ad ognuno di voi, come piccolo segno di riconoscenza, il Crocifisso del Giubileo: una miniatura della croce con il Cristo glorioso che ha accompagnato i pellegrini. Vi resti come ricordo di questa esperienza di collaborazione. Ed allora vi benedico e vi auguro ogni bene per questo nuovo anno”.

Inoltre è stato anche reso noto tutto l’intervento finale al Concistoro del papa, ringraziando i cardinali del ‘lavoro’ svolto: “Questa riunione è intimamente connessa a quanto abbiamo vissuto al Conclave. Avevate espresso, anche prima del Conclave, dell’elezione del successore di Pietro, il desiderio di conoscerci e di poter dare il vostro contributo e sostegno. Abbiamo fatto una prima esperienza il 9 maggio.

Poi in questi due giorni, con un metodo semplice, ma non necessariamente facile, che ci potesse aiutare a incontrarci e conoscerci meglio. Personalmente ho sentito una profonda comunione e sintonia con tutti voi e tra tanti interventi. Abbiamo fatto anche un’esperienza di sinodalità, non vissuta come tecnica organizzativa, ma come strumento per crescere nell’ascolto e nelle relazioni. E certo dobbiamo continuare e approfondire questi incontri”.

Ha ribadito la centralità del Concilio Vaticano II: “I temi che sono stati scelti sono profondamente radicati nel Concilio Vaticano II e in tutto il cammino che è scaturito dal Concilio. Non sottolineeremo mai abbastanza l’importanza di continuare con il cammino che si è aperto con il Concilio. Vi incoraggio a farlo. Ho scelto questo tema, come sapete (i documenti e l’esperienza del Concilio), per le udienze pubbliche di quest’anno. E questo cammino è un processo di vita, di conversione, di rinnovamento di tutta la Chiesa. ‘Evangelii gaudium’ e la sinodalità sono elementi importanti di questo cammino”.

E la sinodalità è importante per la missione: “Il cammino della sinodalità è un cammino di comunione per la missione, in cui tutti siamo chiamati a partecipare. Per questo i legami tra noi sono importanti. Avete sottolineato l’importanza della connessione del Santo Padre in particolare con le Conferenze episcopali e con le Chiese locali; e l’importanza delle Assemblee continentali. Anche queste però non devono diventare riunioni ‘in più’ da aggiungere a una lista, ma luoghi di incontro e di relazioni tra Vescovi con i presbiteri e i laici, e tra Chiese, che aiutano tanto a promuovere un’autentica creatività missionaria”.

Parlando della formazione il papa ha evidenziato il problema degli abusi, che devono essere al centro dell’attenzione dei vescovi: “Non possiamo chiudere gli occhi e neanche i cuori. Vorrei dire, anche incoraggiando voi a condividerlo a vostra volta con i vescovi: tante volte il dolore delle vittime è stato più forte per il fatto che non sono state accolte e ascoltate.

L’abuso stesso causa una ferita profonda che forse dura tutta la vita; ma tante volte lo scandalo nella Chiesa è perché la porta è stata chiusa e le vittime non sono state accolte, accompagnate con la vicinanza di autentici pastori. Una vittima, poco tempo fa, mi ha detto che veramente per lei la cosa più dolorosa era precisamente che nessun vescovo voleva ascoltarla. E quindi anche lì: l’ascolto è profondamente importante”.

Ed ha concluso con l’invito a trasmettere la speranza: “Speranza che ci sentiamo di trasmettere al nostro mondo. E con questo, vogliamo tutti insieme manifestare la preoccupazione che abbiamo condiviso nei dialoghi e negli incontri personali, e anche in qualche intervento nel gruppo, per tutti quelli che soffrono nel mondo. Non siamo riuniti qui sordi alla realtà della povertà, della sofferenza, della guerra, della violenza che affligge tante Chiese locali. E qui, con loro nei nostri cuori, vogliamo dire anche che siamo vicini a loro. Molti di voi siete venuti da Paesi dove state vivendo con questa sofferenza della violenza e della guerra”.

E’ stato un invito a farsi carico della speranza anche di fronte a chi l’ha perduta: “Siamo chiamati a farci carico di questo cammino di speranza anche davanti alle giovani generazioni: ciò che viviamo e decidiamo oggi non riguarda soltanto il presente, ma incide sul futuro prossimo e su quello più lontano. E’ la speranza che abbiamo vissuto nel Giubileo che si è appena concluso. E’ veramente un messaggio che vogliamo offrire al mondo: abbiamo chiuso la Porta Santa, ma ricordiamo: la porta di Cristo e del suo amore rimane sempre aperta!”

Papa Leone XIV invita ad ammirare la sapienza del Natale

“Buonasera. Benvenuti tutti! Bienvenidos! Welcome! La Basilica di San Pietro è una Basilica molto grande, è molto grande, ma purtroppo non abbastanza grande per accogliervi tutti. Vi ammiro, vi rispetto e vi ringrazio per il vostro coraggio e la vostra disponibilità a essere qui questa sera. Tante grazie per essere qui questa sera, anche con questo clima. Vogliamo celebrare insieme la festa di Natale. Gesù Cristo che è nato per noi ci porta la pace, ci porti l’amore di Dio. Tanti auguri a tutti voi. Seguite la celebrazione negli schermi. Dio vi protegga e benedica tutte le vostre famiglie. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Tanti auguri a tutti!”: prima di celebrare la santa messa della notte di Natale nella basilica di san Pietro papa Leone XIV si è recato nella piazza per salutare 5.000 fedeli che non sono potuti entrati nella basilica piena di oltre 6.000  persone, partecipando alla messa sotto la pioggia.

A precedere la celebrazione eucaristica la lettura di alcuni brani biblici contraddistinta dal canto della Kalenda, l’antico annuncio liturgico del Natale del Signore (otto giorni prima delle kalendae di gennaio) come riportato nel Martirologio Romano. Un testo che racchiude tutti gli episodi fondamentali della storia universale fino alla venuta di Cristo, culmine del tempo di Avvento. Il lettore, infatti, ne proclama il senso: ricordarsi che Gesù Cristo, nato dalla Vergine Maria, è il centro della storia e del cosmo.

Nell’omelia il papa haa richiamato il desiderio dell’umanità di scrutare il cielo: “Per millenni, in ogni parte della terra, i popoli hanno scrutato il cielo dando nomi e forme a stelle mute: nella loro fantasia, vi leggevano gli eventi del futuro cercando in alto, tra gli astri, la verità che mancava in basso, tra le case. Come a tentoni, in quel buio restavano però confusi dai loro stessi oracoli. In questa notte, invece, ‘il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse’…

Nel tempo e nello spazio, lì dove noi siamo, viene Colui senza il quale non saremmo stati mai. Vive con noi chi per noi dà la sua vita, illuminando di salvezza la nostra notte. Non esiste tenebra che questa stella non rischiari, perché alla sua luce l’intera umanità vede l’aurora di una esistenza nuova ed eterna”.

Ed a chi scrutava il cielo una stella ha indicato una direzione: “E’ il Natale di Gesù, l’Emmanuele. Nel Figlio fatto uomo, Dio non ci dona qualcosa, ma Sé stesso, ‘per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro’. Nasce nella notte Colui che dalla notte ci riscatta: la traccia del giorno che albeggia non è più da cercare lontano, negli spazi siderali, ma chinando il capo, nella stalla accanto”.

Sono stati proprio magi e pastori che hanno saputo capire la direzione indicata dalla stella sulla terra: “Il chiaro segno dato al mondo buio è infatti ‘un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia’. Per trovare il Salvatore, non bisogna guardare in alto, ma contemplare in basso: l’onnipotenza di Dio rifulge nell’impotenza di un neonato; l’eloquenza del Verbo eterno risuona nel primo vagito di un infante; la santità dello Spirito brilla in quel corpicino appena lavato e avvolto in fasce. E’ divino il bisogno di cura e di calore, che il Figlio del Padre condivide nella storia con tutti i suoi fratelli. La luce divina che si irradia da questo Bambino ci aiuta a vedere l’uomo in ogni vita nascente”.

E’ la rivelazione di Dio all’uomo, citando papa Benedetto XVI: “Per illuminare la nostra cecità, il Signore ha voluto rivelarsi da uomo all’uomo, sua vera immagine, secondo un progetto d’amore iniziato con la creazione del mondo… Così attuali, le parole di papa Benedetto XVI ci ricordano che sulla terra non c’è spazio per Dio se non c’è spazio per l’uomo: non accogliere l’uno significa non accogliere l’altro. Invece là dove c’è posto per l’uomo, c’è posto per Dio: allora una stalla può diventare più sacra di un tempio e il grembo della Vergine Maria è l’arca della nuova alleanza”.

Questa è la sapienza del Natale: “Ammiriamo, carissimi, la sapienza del Natale. Nel bambino Gesù, Dio dà al mondo una vita nuova: la sua, per tutti. Non un’idea risolutiva per ogni problema, ma una storia d’amore che ci coinvolge. Davanti alle attese dei popoli Egli manda un infante, perché sia parola di speranza; davanti al dolore dei miseri Egli manda un inerme, perché sia forza per rialzarsi; davanti alla violenza e alla sopraffazione Egli accende una luce gentile che illumina di salvezza tutti i figli di questo mondo…

Sì, mentre un’economia distorta induce a trattare gli uomini come merce, Dio si fa simile a noi, rivelando l’infinita dignità di ogni persona. Mentre l’uomo vuole diventare Dio per dominare sul prossimo, Dio vuole diventare uomo per liberarci da ogni schiavitù. Ci basterà questo amore, per cambiare la nostra storia?”

A questa domanda hanno risposto i pastori: “La risposta viene appena ci destiamo, come i pastori, da una notte mortale alla luce della vita nascente, contemplando il bambino Gesù. Sopra la stalla di Betlemme, dove Maria e Giuseppe, pieni di stupore, vegliano il Neonato, il cielo stellato diventa ‘una moltitudine dell’esercito celeste’. Sono schiere disarmate e disarmanti, perché cantano la gloria di Dio, della quale la pace è manifestazione in terra: nel cuore di Cristo, infatti, palpita il legame che unisce nell’amore il cielo e la terra, il Creatore e le creature”.

Riprendendo un’affermazione di papa Francesco in apertura dell’Anno Santo papa Leone XIV ha ribadito l’impegno di portare ovunque la speranza: “Ora che il Giubileo si avvia al suo compimento, il Natale è per noi tempo di gratitudine e di missione. Gratitudine per il dono ricevuto, missione per testimoniarlo al mondo”.

In questo modo Natale diventa una festa: “Sorelle e fratelli, la contemplazione del Verbo fatto carne suscita in tutta la Chiesa una parola nuova e vera: proclamiamo allora la gioia del Natale, che è festa della fede, della carità e della speranza. E’ festa della fede, perché Dio diventa uomo, nascendo dalla Vergine. E’ festa della carità, perché il dono del Figlio redentore si avvera nella dedizione fraterna. E’ festa della speranza, perché il bambino Gesù la accende in noi, facendoci messaggeri di pace. Con queste virtù nel cuore, senza temere la notte, possiamo andare incontro all’alba del giorno nuovo”.

(Foto: Santa Sede)

Halloween: a colloquio con il prof. Castaldini

Dobbiamo pensare che Halloween per il solo fatto di presentare abbigliamento horror, sangue, arti mutilati è un evento che viene dal male perché in maniera accattivante ci fa abituare all’orrido. Halloween fa diventare ‘il mostruoso’ un modo di fare ‘normale’!  Di seguito riportiamo un’importante intervista che ci apre gli occhi su questa presunta festa ‘innocua’. Alberto Castaldini, giornalista e docente di filosofia della storia nell’Università di Cluj, in Romania. È portavoce dell’Associazione Internazionale Esorcisti. Gli abbiamo posto alcune domande.

Prima domanda: ‘Halloween trasmette e istiga al male, all’ orrore, alla violenza e danneggia e plagia i bambini’. Così tuonava Fratel Biagio missionario palermitano volato in cielo nel 2023. Ci spieghi meglio?

“Possiamo affermare che la festa di Halloween presenta origini arcaiche e derive moderne. Sul sostrato pagano della festa di Samhain, che nel calendario celtico segnava il passaggio dall’estate all’inverno, in età medievale si sovrappose la ricorrenza di Tutti i Santi, chiamata nell’inglese antico All Hallows, con la sua vigilia “All Hallows’ Even”. Da qui il nome Halloween ormai conosciuto in tutto il mondo. L’antica festa cristianizzata era osservata dalle genti irlandesi. Dopo la loro emigrazione in Nordamerica nell’Ottocento, lo sradicamento dall’ambiente originario e la pressione esercitata dal mondo protestante convertirono Halloween in una festa consumistica, dove la memoria cattolica di Ognissanti fu rimossa, veicolando di nuovo i contenuti pagani.

Seconda domanda: Quale è la verità di Halloween?

“Oggi Halloween, con la scusa della festa, del divertimento e della trasgressione, è diventata anche un’occasione per avvicinare le giovani generazioni all’occultismo e al neo-paganesimo. In questo fenomeno di massa non c’è più nemmeno il senso della rinascita stagionale presente in passato in molte usanze della civiltà contadina, anche nel nostro Paese: si tratta di un recupero artefatto che apre una finestra su un mondo tenebroso. Con Padre Francesco Bamonte, esorcista della Diocesi di Roma e Vicepresidente dell’Associazione Internazionale esorcisti, ne abbiamo parlato nel libro scritto a quattro mani intitolato Il fascino oscuro di Halloween. Domande e risposte, edito dalle Paoline, tradotto anche in portoghese”.

Terza domanda: È vero che Halloween è legato a stregoneria e satanismo?

“Al di là della ‘festa per bambini’, attorno all’evento c’è una ‘narrazione’ che associa questa ricorrenza alla riscoperta di supposte radici sepolte, persino alla riemersione di ‘energie’ collettive di sapore New Age. È un’operazione davvero ben orchestrata su cui si inserisce il neo-paganesimo e la neo-stregoneria Wicca. La ricorrenza è inoltre celebrata dai gruppi satanisti come una sorta di “capodanno satanico”. Da qui la necessità sul piano pastorale e culturale di sensibilizzare e tutelare le nuove generazioni valorizzando il significato autentico della festa di Tutti i Santi, favorendo il discernimento fra ciò che è innocuo e ciò che non lo è. Il tutto in una condivisione comunitaria che in alcune regioni italiane si esprime ancora oggi nelle feste e veglie di piazza, in una relazione mai interrotta fra i vivi, i cari defunti e i modelli di santità”.

Quarta domanda: Ci racconti di persone che hanno avuto problemi seri perché tramite Halloween sono stati affascinati dal male?

“Una testimonianza che fa riflettere è quella risalente a una quindicina di anni fa e raccolta dal giornalista Pino Ciociola per il quotidiano ‘Avvenire’. Il protagonista era un giovane, all’epoca nemmeno ventenne, dell’Italia settentrionale. Lui e i suoi amici videro una locandina per una festa di Halloween vietata a minori di sedici anni che includeva un corso gratuito per diventare ‘cacciatori di streghe’. Si presentarono mascherati all’appuntamento e si trovarono immersi in un ambiente trasgressivo, alle pareti c’erano quadri con immagini di serial killer e di Charles Manson, icona satanista e spietato criminale americano. Alla fine vennero avvicinati dal proprietario del locale, che chiese loro se volessero fare quel corso.

Il ragazzo accettò, chiamò un numero telefonico per poi recarsi all’indirizzo fornito, trovandosi con altri cinque coetanei, tre ragazzi e tre ragazze. Una donna spiegò loro che la notte di Halloween era un momento di concentrazione di tutte le energie cosmiche dell’universo, dal potenziale positivo ed esoterico. La partecipazione alla festa li aveva resi dei privilegiati. La donna aggiunse che ora appartenevano al dio Samhain e che potevano realizzare i loro desideri. Il ragazzo iniziò a frequentare questa ‘scuola energetica’ (così veniva chiamata) una volta alla settimana. Venne costretto a odiare genitori, parenti, insegnanti. Plagiato, scappò più volte di casa, ma dovette mantenere il massimo segreto per non perdere i vantaggi promessi. La ‘scuola’ era un gruppo di satanisti. I genitori successivamente gli fecero fare un percorso terapeutico e ne uscì. E pensare che da questa testimonianza il fenomeno Halloween, anche grazie ai social, è cresciuto ed è sempre più diffuso”.

Questo è uno dei tanti inganni del male, che non avrà l’ultima parola, ma sarà inesorabilmente sconfitto da Gesù e Maria, con l’Avvento del Regno Dio. A tal proposito pubblichiamo un brano del Libro di Cielo (volume 26, 25 maggio 1929, vergato dalla serva di Dio Luisa Piccarreta in cui trascrive i dialoghi avuti con Gesù) che decreta la fine dei demoni e che così riporta:

“Continuando il mio solito abbandono nel Fiat, mi sono trovata fuori di me stessa e con mia meraviglia mi sono trovata il nemico infernale vicino, come si volesse menare sopra di me; io son sentita tal forza da mettermi sopra di lui e, come mi mettevo sopra, così restava tutto fracassato e in frantumi. Io mi sentivo impressionata e pensavo tra me: ‘E’ da tanto tempo che non lo vedevo il nemico, anzi se lo vedevo fuggiva da me; Ed ora che cosa vuole con questo suo avvicinarci!’ Ed il mio amabile Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto: ‘Figlia mia, l’anima che possiede il mio Fiat Divino tiene tal potenza da mettere in frantumi la potenza diabolica; ed Io ho permesso di farti toccare con mano che solo con il menarti sopra di lui è restato stritolato, affinché non lo temi, e lui sentisse la potenza di chi possiede il mio Volere, che sperde come polvere al vento la forza diabolica. Perciò non ti dar pensiero di lui e continua la vita nel mio Fiat’.

Intervista tratta dal sito L’Altroparlante https://www.laltroparlante.it/

A Tolentino il Perdono di san Nicola è una festa

Il 10 settembre a Tolentino si festeggia san Nicola ed il sabato successivo alla festa del Santo chi si reca nel Cappellone del Santuario può ‘prendere’ l’indulgenza plenaria concessa da papa Bonifacio IX con la Bolla papale ‘Splendor paternae gloriae’ del 1 gennaio 1390.

Lo riportano le cronache di Gaetano Moroni nel ‘Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica: da S. Pietro sino ai nostri giorni’, edito nel 1856: “Bonifacio IX con una bolla, concesse l’indulgenza plenaria nella domenica dentro l’ottava della festa del santo (dunque si celebrava prima della canonizzazione di Eugenio IV), indulgenza che veniva anche accordata a chi visitava la Porziuncola, onore confermato anche da altri Papi”.

Egli nacque nel 1245 a Sant’Angelo in Pontano (provincia di Macerata). La sua vita rappresentata da un ignoto pittore giottesco detto Maestro della Cappella di San Nicola, narra come i suoi genitori, ormai anziani, si fossero recati a Bari, su consiglio di un angelo, in pellegrinaggio sulla tomba di san Nicola di Mira, per avere la grazia di un figlio. Ritornati a Sant’Angelo in Pontano la grazia fu esaudita e chiamarono il figlio con il nome del santo. Nel 1269 fu ordinato sacerdote nell’Ordine degli Eremitani di Sant’Agostino. Dopo la sua ordinazione, predicò soprattutto a Tolentino, dove fu trasferito intorno al 1275 vivendoci fino alla sua morte, avvenuta il 10 settembre 1305. Il processo di canonizzazione iniziò nel 1325 con papa Giovanni XXII, ma si concluse soltanto nel 1446 con papa Eugenio IV. Tuttavia già fin dalla metà del 1300 era raffigurato con l’aureola.

Dal priore della basilica di san Nicola, p. Massimo Giustozzo ci ci siamo fatti raccontare il motivo per cui il perdono è una festa: “E’ una festa, perché ha una radice biblica, in quanto la parabola evangelica del Padre misericordioso evidenzia che il ritorno a casa del figlio minore corrisponde ad un amore smisurato nel cuore del Padre, che decide di fare festa con tutto quello che ne consegue come usanza nelle feste di nozze”.

Il perdono è preceduto dal sacramento della confessione e san Nicola passava molte ore nel confessionale: per quale motivo?

“Il perdono di san Nicola è un invito a confessarsi per tutti i battezzati, perché nella confessione si riceve la misericordia di Dio e in questi due giorni ‘particolari’ della festa del Perdono il tesoro della Chiesa, ad immagine della festa del Padre, si apre anche a favore delle persone ‘lontane’, in quanto è un dono smisurato. Non solo nelle confessioni ‘normali’ non siamo più colpevoli davanti a Dio, pur rimanendo la pena dei nostri peccati; invece nel perdono, attraverso l’indulgenza, si ha anche la remissione della pena.

Quindi la Chiesa vuole quasi significare concretamente questo perdono che oltrepassa le aspettative umane: non solo Dio non si ricorda più della colpa del penitente, ma ha un amore così grande che, in occasione delle feste come quelle di san Nicola da Tolentino o san Francesco d’Assisi od ad altri santi, che nella vita hanno fatto penitenza a favore dei fedeli, apre il ‘tesoro’ della misericordia di Dio per tutti i fedeli.

Ecco il motivo per cui in queste feste ci si confessa molto: non è solo una confessione ‘esteriore’, ma soprattutto interiore, che aiuta a comprendere che in quel momento è la Chiesa che abbraccia il fedele e consegna questo dono grande dell’amore di Dio attraverso la vita ed i meriti del Santo: quello che il Santo ha fatto a favore di tutti i fedeli (naturalmente Gesù attraverso il Santo) si riverbera nei giorni della festa del perdono di san Nicola”.

In quel periodo la nostra città era molto turbolenta: in quale modo san Nicola riusciva a riappacificare le persone?

“San Nicola non faceva gesti particolari, ma metteva in atto uno stile di vita: era considerato un paciere, in quanto conosceva le famiglie di Tolentino. Cercava di porre ‘rimedio’ nelle famiglie in lite, andandole a visitare: i testi del ‘processo’ di canonizzazione dicono che frequentava settimanalmente molte famiglie; quindi o in confessione o andando nelle case san Nicola conosceva molto bene la città, così da proporre alcuni gesti per la riappacificazione. Inoltre, visto che era un valente oratore, ci immaginiamo che attraverso le omelie riusciva a far riappacificare le persone.

Infatti i testi del processo di canonizzazione dicono che chi ascoltava le sue omelie rimaneva ‘edificato’ e non si voleva ‘allontanarne’. Eppoi san Nicola faceva quello che a volte i fedeli non riuscivano a fare attraverso le preghiere, le testimonianze, i digiuni e le penitenze, che erano a favore di tutti i penitenti, che non riuscivano a compiere un cammino di riconciliazione. Quindi aveva una compassione per tante famiglie che si combattevano tra loro: lui chiedeva a Dio di ascoltare la sua preghiera e supplicava Dio a posto loro, che non riuscivano. Pregava, così come alcuni secoli dopo ha fatto santa Rita”.

Per quale motivo fu affascinato da sant’Agostino?

“Sant’Agostino era uno dei Padri della Chiesa. Non sappiamo quale tipo di influenza poteva aver avuto quando san Nicola era bambino. Più che i testi di sant’Agostino, che immaginiamo abbia letto, quando già era entrato nel convento, rimase affascinato dalla vita di alcuni eremiti agostiniani religiosi, conosciuti nella sua città natale che era Sant’Angelo in Pontano. Quindi da bambino ha conosciuto alcuni testimoni che facevano vita agostiniana come eremiti.

Subito era rimasto affascinato per la concordia tra loro e la sobrietà di vita condotta, così dicono i testi. Poi nella formazione accademica ha conosciuto anche i testi agostiniani, però è entrato nell’Ordine agostiniano non per il motivo che conosceva i testi, ma per aver frequentato gli Eremiti di sant’Agostino. Ci immaginiamo che avrà conosciuto quello stile di vita comunitaria, che come eremiti, dovevano avere”.      

C’è un insegnamento che si può trarre per la nostra vita dall’amore del santo tolentinate a Dio ed agli uomini?

“Amava i poveri e li nutriva con la parola e con la fede; procurava per loro vestiti e cibi. Accoglieva volentieri i frati ospiti, come se fossero angeli di Dio. Era letizia ai tristi, consolazione degli afflitti, pace dei divisi, refrigerio degli affaticati, sussidio ai poveri, rimedio singolare per i prigionieri. San Nicola non è voluto mai apparire, lavorando di nascosto per il Signore e per la comunità.

Ha fatto molto bene nascondendosi sempre dietro a Dio. Quindi oggi ci può insegnare a non pretendere di mettere sempre la firma sul nostro lavoro ed a lavorare con una grandissima fiducia in Dio, che vede ogni cosa e scruta le viscere dell’uomo. Eppoi il grande amore verso l’Eucarestia,  che per lui era la sorgente di ogni attività. Ancora oggi questo esempio è valido per noi”.

(Tratto da Aci Stampa)

A Specchia festa dedicata alla Madonna del Passo

La Parrocchia Presentazione della Vergine Maria e il Comitato Festeggiamenti, con il Patrocinio del Comune di Specchia, in collaborazione con la Pro Loco comunicano che nei giorni: 7 e 8 Settembre prossimi si svolgerà la Festa della Madonna del Passo, un momento importante per la devozione e per la conservazione della cultura locale che unisce la comunità in un’esperienza collettiva, rafforzando il legame tra le persone e il territorio, dove la tradizione e la fede si incontrano in un legame che va oltre il tempo e lo spazio.

Festeggiamenti che quest’anno avranno un significativo valore per tutta la comunità, sarà l’occasione per conoscere la sua più antica immagine, una tavola, dimensioni 25 x 20 cm, raffigurante la Madonna con Bambino benedicente, che secondo l’iconografia bizantina significa: ‘colei che indica la Via’, come scrive lo storico locale, prof. Giovanni Perdicchia. Le analisi stilistiche e scientifiche, insieme al recente restauro, hanno permesso di determinare la sua realizzazione alla fine del ‘500, eleggendola a testimonianza artistica più antica di Specchia. Secondo le ricostruzioni storiche, la tavola era originariamente collocata al centro della nicchia dell’altare maggiore della cripta della Madonna del Passo. Nel corso dell’Ottocento, a seguito di interventi di ristrutturazione e decorazione, l’icona fu rimossa e sostituita da un nuovo dipinto su tela, oggi purtroppo trafugato, che riprendeva la composizione originaria ma con uno stile più aggiornato.

I due giorni di festa  inizieranno alle ore 18.00 di Domenica 7 settembre con l’esibizione della “Zagor Street Band”, che suonerà fino alle ore 20.30 in Piazza del Popolo. Formata nel 2015, la band propone con la propria musica l’innovativo progetto di mescolare il suono tradizione delle band pugliesi con le rumbe balcaniche. Il suono degli ottoni, mixato a quello dei sassofoni e delle percussioni.

Allo stesso modo, dalle ore 18.30, altri momenti di spettacolo per le vie principali del paese, grazie agli Artisti di Strada Puglia, che si concluderanno alle ore 22.00 in Piazza del Popolo.  Dalle ore 20.00 in Piazza del Popolo sarà possibile ammirare l’ “Infiorata” dedicata alla Madonna, grandezza di 5 x 5 metri, con la stessa tecnica del noto evento del Capo di Leuca, grazie alla disponibilità Gruppo Volontari Infiorata Patù e Parrocchia Patù, coordinati da don Carmine Peluso, che, per il terzo anno consecutivo, hanno raccolto l’invito del Comitato organizzatore specchiese. Alle ore 20.30 in Piazza del Popolo, divertimento per i più piccoli con i Transformers Show New Edition, uno spettacolo in esclusiva per il Sud Italia.

Alle ore 21.30 di Domenica 7 Settembre, in Piazza del Popolo, a Specchia, si potrà assistere al Concerto de “I Calanti”, un gruppo di cinque giovani musicisti e due coppie di ballerini quasi tutti appartenenti alla Famiglia Colitti di Ugento, che rinnovano una tradizione musicale di famiglia nella quale la passione per la cultura e le tradizioni popolari del Salento hanno creato questo gruppo, che nel 2018 ha celebrato vent’ anni di attività, sempre con la parola magica che unisce le varie generazioni dei Colitti: “pizzica”.

Nella mattinata dell’8 Settembre, nei pressi della cripta dedicata alla Madonna del Passo, si svolgerà la Fiera – mercato d’istituzione secolare. Fino a quella data, all’esterno del luogo sacro, alle ore 19.00, verrà celebrata la Novena dedicata alla Madonna. Al termine della Santa Messa dell’8 settembre, prenderà avvio la processione, che sarà aperta dal Gruppo “Zzi Banda” di Alezio Bassa Musica, composto da soli 5 elementi.

La processione attraverserà le strade principali di Specchia con i balconi delle abitazioni addobbati con festoni e luci e all’avvio del rito sacro, al quale parteciperanno le autorità civili e militari, sarà possibile assistere ai fuochi pirotecnici della “Fireworks Salento” da Corsano.

Il simulacro sarà accompagnato da varie rappresentanze di associazioni di militari in pensione, in ricordo delle madri e mogli specchiesi che a lei si rivolsero nei momenti particolarmente drammatici della II° Guerra Mondiale, quando le donne, con il cuore colmo di fede, si recavano alla cripta, alcune camminando sulle ginocchia, implorando la Madonna del Passo di far tornare incolumi i figli e i mariti dal terribile conflitto, in quanto, dopo l’8 settembre 1943, a seguito dell’ annuncio dell’armistizio, le truppe naziste occuparono il Nord Italia, considerando nemici anche i militari italiani che non passavano dalla loro parte, diventando, purtroppo, soggetti per rappresaglie e cruenti ritorsioni, con grande spargimento di sangue ne numerose vittime.

Per tutta la giornata dell’8 settembre, anche in  serata in Piazza del Popolo e per la processione, presterà servizio con le sue note musicali il Gran Concerto Bandistico “A. Reino” Città di Veglie, diretto dal Maestro Cosimo Costa.

Nelle due serate dell’evento Piazza del Popolo e le strade circostanti, saranno illuminate dalla Ditta “Luminarie Santoro” da Alessano, mentre l’addobbo della Chiesa Madre sarà curato dalla Ditta “Aventaggiato Addobbi” da Castrignano dei Greci. Sarà possibile acquistare dal Mercatino Artigianale, curato dalle Associazioni: “Crazy Art Group. Informale” e “Artigianato che piace Zarathustra”, inoltre, grazie a “SelfieFun, coloro che raggiungeranno l’evento, avranno la possibilità di fotografarsi gratuitamente per avere un ricordo della festa, mentre i bambini potranno divertirsi nel Piccolo Luna park, collocato in Piazza S. Oronzo e i più grandi il parco dei divertimenti lo troveranno nei pressi dell’Ex Convento dei Francescani Neri.

A Specchia la festa di santa Fumìa  

L’Associazione Santa Eufemia di Specchia comunica che, dopo 15 anni dall’ultima edizione, nella serata di oggi, nei pressi dell’omonima chiesa (raggiungibile dalla Strada Comunale Paduligne), si svolgerà ‘La Festa di Santa Fumìa’, evento, con il patrocinio del Comune di Specchia, che permetterà di ritornare alle radici della storia di questo luogo sacro simbolico, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio storico, artistico, culturale e spirituale del territorio. La festa si svolgerà in un clima di rispetto, sobrietà e attenzione al valore del luogo, avendo come obiettivo principale quello di trasmettere ‘senso di comunità, radicamento e bellezza’ e il rispetto dell’ambiente.

Il programma della serata prevede la celebrazione della Santa Messa alle ore 19.00, presieduta da don Antonio Riva, Parroco di Specchia. Alle ore 20.00 si svolgerà ‘Kids Diy!’ Creative workshop, a cura di Cicciopasticcio, un laboratorio artistico/espressivo per i più piccoli (Info 3394667605 per prenotare il kit). Dalle bancarelle collocate nel Parchetto della Chiesa di santa Eufemia, sarà possibile acquistare dei manufatti artigianali e gustare dei prodotti tipici agroalimentari dallo stand gastronomico.

Alle ore 21.30, sarà possibile seguire il concerto della band ‘Io te e Puccia’. Il gruppo musicale coordinato dal cuore e dalla mente di Puccia (voce e fisarmonica degli Après La Classe), è nato dall’idea di riproporre in chiave attuale, i grandi classici della tradizione musicale salentina e non! Un “orchestra” di 5 musicisti salentini, da tempo affermati sulla scena musicale nazionale: Manu Pagliara e Mike Minerva (chitarra e basso dei Bundamove), Gabriele Blandini (tromba di Manu Chao e Bundamove), Gianmarco Serra (batterista degli Après La Classe) ed Edo Zimba (tamburellista degli Zimbaria, nonché figlio del grande Pino).

Il live e lo spettacolo di ‘Io, te e Puccia’, infatti, nascono dall’idea di riproporre in chiave contemporanea, quasi punk-folk, i grandi classici della canzone salentina e non, passando dal grande Bruno Petrachi, al Tango di Piazzolla, dal poliedrico Renzo Arbore al maestro Pino Zimba, fino agli stornelli popolari.

La Chiesa di Santa Eufemia, o ‘Santa Fumìa’ come gli specchiesi la chiamano, è un piccolo luogo sacro, di origine bizantina, di circa 150 metri quadrati, situata nelle campagne tra Specchia e Miggiano, dove vi era un insediamento di età romana denominato Grassano, un agglomerato urbano di cui è scomparso persino il ricordo nella Specchia attuale, ma del quale non sono scomparsi i resti architettonici ed i reperti archeologici.

La Chiesa, costruita riutilizzando conci e colonne in pietra leccese provenienti dal casale di Grassano, presenta una pianta longitudinale (15,30 X 8,55 metri) e un’abside di tipo poligonale esternamente e semicircolare internamente, di chiara derivazione altomedievale, rivolta ad oriente, ossia il punto in cui sorge il sole (simbolo della divinità cristiana) nel giorno in cui si celebrava la festa della santa alla quale la chiesa è dedicata. Il luogo sacro è tra i tre più antichi della Diocesi di Ugento – S. Maria di Leuca, insieme alla Chiesa di San Giovanni di Patù e quella di San Pietro a Giuliano di Lecce.

Come il culto della santa sia arrivato in Occidente e perché a Specchia, i libri di storia locale non lo riportano, come pure è ignoto se sia giunto direttamente dalla Grecia o per altre vie. Si suppone che la devozione sia stata portata a Specchia da qualche pellegrino o mercante, o crociato o sacerdote che dall’Oriente si rifugiò nel Salento, dato che in paese, esistono altre testimonianze della grecità.

Nell’anno in corso del Giubileo, questo luogo sacro assume un significato storico, in quanto è situato poco distante dall’antica ‘Via dei Pellegrini’, l’itinerario che i fedeli dei secoli scorsi percorrevano per raggiungere il Santuario di S. Maria di Leuca, oppure in senso contrario, la città santa di Roma, eleggendo la chiesa a luogo di riposo spirituale e fisico.

Le ricerche effettuate intorno alla chiesa, dalla Soprintendenza archeologica, hanno portato alla luce numerosi esempi dell’arte della creta di certa provenienza africana che testimoniano come S. Eufemia sorgesse lungo l’importante via di comunicazione tra Adriatico e Jonio, da Vaste a Vereto.

La chiesa, ridotta a un rudere, circa cinquant’anni fa, fu oggetto di un lungo e laborioso intervento di ricostruzione, e lo scorso anno, grazie ai finanziamenti del PNRR – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sono stati eseguiti dei lavori di recupero conservativo che hanno riguardato, soprattutto, la sostituzione del tetto in metallo con uno in legno e degli infissi. Dal 1992 è curata e fatta conoscere grazie all’impegno del sodalizio specchiese, che valorizza, promuove e tutela il monumento storico e l’annesso terreno adibito a Parco.

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