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Papa Leone XIV invita ad avere fame di futuro
“Buongiorno! Un caloroso saluto a tutti voi! Vi ringrazio per la vostra presenza: è bello ritrovarci tutti uniti per lodare il Signore, rendere grazie per i suoi doni, ricevere la sua benedizione! E’ un giorno benedetto dal Signore. Ora, in questo momento, alla presenza di tutti voi, vogliamo chiedere la benedizione su ciascuno di voi e sulle vostre famiglie: lo faremo durante la celebrazione della Santa Messa. Ma in questo momento vogliamo chiedere la benedizione del Signore su questa prima pietra, portata qui, che sarà utilizzata per iniziare la costruzione della futura cattedrale o chiesa della Città della Pace”: così papa Leone XIV ha salutato un gruppo di bambini che hanno lanciato nel cielo palloncini a forma di Rosario.
Poi la benedizione della prima pietra destinata alla costruzione della cattedrale di Ciudad de La Paz: “Vogliamo rinnovare la nostra fede, vogliamo rinnovare il nostro impegno a seguire Gesù Cristo, con fedeltà, nella sua Chiesa, nella Chiesa Cattolica, stare tutti uniti sempre nella Chiesa Cattolica! Ed ora chiediamo la benedizione del Signore… Effondi, Signore, la tua benedizione su tutto il tuo popolo, oggi in modo particolare su questa pietra che rappresenta la forza della fede, la forza che ci unisce, la forza che fa di noi fratelli e sorelle in Gesù Cristo, figli e figlie dell’unico Dio”.
Iniziando l’omelia il papa si è detto felice per questa sua presenza: “Sono contento di poter celebrare insieme a voi, ringraziando il Signore per i 170 anni di evangelizzazione in queste terre della Guinea Equatoriale. Si tratta di un’occasione propizia per fare memoria di tutto il bene che il Signore ha operato e, allo stesso tempo, desidero esprimere la mia gratitudine ai tanti missionari, missionarie, sacerdoti diocesani, catechisti e fedeli laici che hanno speso la loro vita al servizio del Vangelo”.
Riprendendo l’omelia pronunciata nel 1969 da papa san Paolo VI li ha invitati ad essere missionari: “In questa prospettiva, siete chiamati a continuare oggi sulla strada tracciata dai missionari, dai pastori e dai laici che vi hanno preceduto. A tutti e a ciascuno è richiesto un impegno personale che coinvolge la vita totalmente, perché la fede, celebrata in modo così festoso nelle vostre comunità e nelle vostre liturgie, nutra le vostre attività caritative e la responsabilità nei confronti del prossimo, per la promozione del bene di tutti”.
E questo è un segno di essere Chiesa: “Questo impegno richiede perseveranza, costa fatica, talvolta sacrificio, ma è il segno che siamo davvero la Chiesa di Cristo. La prima Lettura che abbiamo ascoltato, infatti, ci narra in pochi versetti come una Chiesa che annuncia con gioia e senza timore il Vangelo sia anche una Chiesa che, proprio per questo, può essere perseguitata.
D’altra parte, però, il Libro degli Atti degli Apostoli ci dice che, mentre i cristiani sono costretti a scappare e si disperdono, moltissimi si avvicinano alla Parola del Signore e possono vedere con i loro occhi che i malati nel corpo e nello spirito vengono guariti: sono i segni prodigiosi della presenza di Dio, che generano grande gioia in tutta la città”.
Perciò anche se non sempre la situazione è ‘tranquilla’ Dio non abbandona: “Così, fratelli e sorelle, anche se non sempre le situazioni personali, familiari e sociali che viviamo sono favorevoli, possiamo confidare nell’opera del Signore, che fa germogliare il seme buono del suo Regno per vie a noi sconosciute, anche quando sembra che tutto attorno a noi sia arido, e perfino nei momenti di oscurità”.
Dio è il pane che nutre: “Con questa fiducia, radicata più nella forza del suo amore che nei nostri meriti, siamo chiamati a restare fedeli al Vangelo, ad annunciarlo, a viverlo in pienezza e a testimoniarlo con gioia. Dio non ci farà mancare i segni della sua presenza e, ancora una volta, come ci ha detto Gesù nel Vangelo che abbiamo appena ascoltato, sarà per noi ‘pane della vita’, che sazierà la nostra fame”.
L’appello del papa è quello di avere ‘fame’ di futuro: “Il motto per la mia visita è ‘Cristo, luce della Guinea Equatoriale verso un futuro di speranza’, e forse proprio questa oggi è la fame più grande: c’è fame di futuro, ma di un futuro che sia abitato dalla speranza, che possa generare una nuova giustizia, che possa portare frutti di pace e di fraternità. E non si tratta di un futuro ignoto, che dobbiamo attendere in modo passivo, ma di un avvenire che proprio noi, con la grazia di Dio, siamo chiamati a costruire”.
Quindi l’evangelizzazione è ‘compito’ di tutti: “Il futuro della Guinea passa attraverso le vostre scelte; è affidato al vostro senso di responsabilità e all’impegno condiviso per custodire la vita e la dignità di ogni persona. E’ necessario, perciò, che tutti i battezzati si sentano coinvolti nell’opera di evangelizzazione, diventino apostoli di carità e testimoni di una nuova umanità.
Quindi evangelizzare significa partecipare allo sviluppo ‘integrale’: “Si tratta di prendere parte, con la luce e la forza del Vangelo, allo sviluppo integrale di questa terra, al suo rinnovamento, alla sua trasformazione. Tante sono le ricchezze naturali di cui il Creatore vi ha dotato: vi esorto a cooperare affinché possano essere una benedizione per tutti.
Che il Signore vi aiuti a diventare sempre più una società in cui ciascuno, secondo le diverse responsabilità, opera al servizio del bene comune e non degli interessi particolari, superando le disuguaglianze tra privilegiati e svantaggiati. Crescano spazi di libertà, sia sempre salvaguardata la dignità della persona umana: penso ai più poveri, alle famiglie in difficoltà; penso ai carcerati, spesso costretti a vivere in condizioni igieniche e sanitarie preoccupanti”.
Prima della benedizione conclusiva il papa ha ‘offerto’ come dono alla comunità locale il calice con cui ha celebrato: “E desideriamo inoltre lasciare in dono a questa Comunità, a questa Chiesa, il calice che abbiamo utilizzato per celebrare l’Eucaristia su questo altare. Che possiamo essere sempre uniti in comunione con Cristo”.
(Foto: Santa Sede)
Da padre Dalle Carbonare un appello per la pace nel Sudan
Vista la paralisi diplomatica, molte realtà impegnate per la pace e il rispetto dei diritti umani in Sudan (Acli, Caritas italiana, Comunità di Sant’Egidio, Focolari, Focsiv. Amnesty International Italia, Aoi, Fondazione Nigrizia, Emergency, Medici senza frontiere, Missionari comboniani in Italia, Rete italiana pace e disarmo, Arci, Comitato internazionale per la pace in Sudan, Comunità sudanese in Italia, Emergency, Un Ponte Per) nelle settimane scorse hanno lanciato un appello di fronte al rapido deteriorarsi del conflitto che ha provocato quella che per l’Onu è diventata ‘la peggiore crisi umanitaria del mondo’ con almeno 150.000 morti e 14.000.000 di persone sfollate in un contesto in continuo peggioramento. Nonostante le dichiarazioni di cessate il fuoco, i combattimenti si sono intensificati con attacchi indiscriminati contro la popolazione civile in una escalation di orrori attraverso rapimenti, violenze sessuali, detenzioni arbitrarie e reclutamenti di minori.
Inoltre le associazioni hanno chiesto che gli aiuti promessi dal governo italiano arrivino nelle zone controllate da entrambi i belligeranti, in particolare nelle regioni del Darfur e del Kordofan, prendendo posizione contro chi sostiene i contendenti: numerose indagini indipendenti, provano il supporto degli Emirati Arabi uniti alle forze di supporto rapido (Rsf), responsabili di attacchi contro civili, infrastrutture mediche e convogli umanitari nonché dell’uso della fame come arma di guerra.
Per queste ragioni le organizzazioni firmatarie hanno chiesto al Governo italiano di intervenire con misure concrete: sospendere tutte le esportazioni militari verso gli Emirati arabi uniti e altri Paesi coinvolti nel conflitto; revocare le autorizzazioni già concesse che possano agevolare triangolazioni verso il Sudan; promuovere iniziative diplomatiche urgenti in sede europea e internazionale per aprire corridoi umanitari e avviare un negoziato multilaterale credibile e che coinvolga anche la società civile sudanese impegnata nella promozione della pace e nella risposta umanitaria; garantire la consegna reale e tempestiva degli aiuti umanitari annunciati, con l’impegno di metterne a disposizione altri, dando priorità alle regioni del Darfur e nelle aree a maggiore rischio di carestia; garantire l’erogazione dei fondi promessi e promuovere l’aumento dei fondi in sede europea e internazionale per il Piano di Risposta Umanitaria delle Nazioni Unite ad oggi sotto-finanziato.
Per comprendere meglio cosa sta avvenendo in questo Stato africano abbiamo contattato p. Diego Dalle Carbonare, superiore provinciale dei comboniani in Egitto e Sudan: “Una guerra tra l’esercito regolare e le forze di supporto rapido che sono nate come forza paramilitare, che rispondeva solo al presidente, negli anni in cui Bashir ha portato avanti le sue politiche di pulizia etnica nel Darfur, Purtroppo, quando Omar Hasan Ahmad al-Bashīr (presidente del Sudan fino al 2019, ndr.) è stato rimosso dal potere, questa forte compagine paramilitare è rimasta molto potente, tanto da essere il numero due dopo l’esercito.
La guerra tra queste due parti è una guerra per il potere e di fatto adesso la Nazione risulta divisa tra zone in cui si combatte, soprattutto nel Darfur e nel Kordofan, in cui le forze di supporto rapido continuano a far valere la loro presenza e continuano ad imporre forza; dall’altra parte il Nord e l’Est del Sudan rimangono saldamente in mano all’esercito e qui la vita cerca di andare avanti con una certa normalità: le scuole hanno riaperto e la vita economica e sociale ha ripreso e si cerca di andare avanti. Comunque è un Paese che soffre moltissimo il peso di una guerra, dove i civili soffrono molto, perché è una guerra che ha dilaniato il Paese.
E’ una guerra iniziata nella capitale, un conglomerato urbano con circa 15.000.000 di abitanti; quindi ha causato enormi spostamenti di rifugiati interni ed un alto costo umano di vite. Quello che sta avvenendo in Sudan è detto dalle agenzie ONU da più di due anni: questa è la più grande crisi umanitaria al mondo, arrivando a 14.000.000 di persone che hanno abbandonato le proprie case: 12.000.000 sfollati interni e 2.000.000 che hanno abbandonato il Paese, fuggendo in Egitto, Ciad e Sud Sudan. Inoltre nel Paese 7.000.000 minori non frequentano le scuole e 25.000.000 persone su 45.000.000 vivono la carenza alimentare, di cui 5.000.000 soffrono la fame. Sono numeri enormi che parlano di una sofferenza indescrivibile da parte dei civili”.
Dopo la conquista di El Fasher da parte di RSF, avvenuto il 26 ottobre è di nuovo guerra etnica?
“Purtroppo la conquista di El Fasher fa capire che la guerra è molto lontana dalla conclusione. Il fatto che i media non ne abbiano parlato ha suggerito l’idea anche in Europa che la guerra stesse scemando. In realtà nel Darfur continua con molta violenza. Io spero che si possa evitare di arrivare alla guerra etnica, ma è chiaro che le componenti che sono in lotta si identificano con gruppi etnici e tribali diversi. Purtroppo anche questa guerra si sta rivelando una ‘scusa in più’ per incitare al linguaggio dell’odio tra etnie diverse e non tanto tra religioni, in quanto coloro che combattono sono tutti mussulmani. La linea di demarcazione che attraversa il Sudan è quella del mondo arabo; e su queste linee si ‘gioca’ l’identità della gente; purtroppo questa guerra non aiuta a creare un dialogo od una riconciliazione, ma riapre spesso vecchie ferite”.
Perché questa è una guerra ‘dimenticata’?
“Sicuramente è una guerra dimenticata dall’Europa e dall’Occidente, perché non tocca gli interessi geopolitici o non li tocca in maniera lampante come in Ucraina od in Medio Oriente; però è un fatto che la destabilizzazione del Sudan mette molto a rischio la via marittima del Mar Rosso, nodo centrale nella geopolitica mondiale, ed ha sollevato un’enorme ondata migratoria, che risulta problematica in Europa. Gli interessi per la pace dovrebbero esserci; purtroppo (questa è l’impressione che ci stiamo facendo sul ‘campo’) è quella che gli interessi della guerra sembrano essere più grandi degli interessi della pace, perché intanto che la guerra continua fanno soldi i mercanti di armi.
Questa non è una guerra fatta con pistole vecchie riciclate o kalashnikov vecchi di 40 anni, ma fatta con droni ed armi molto sofisticate, di cui molte (temo) di produzione europea. Purtroppo la guerra conviene ai fabbricanti di armi, perché parlare di pace a loro non conviene. Alla fine la domanda importante da porsi: chi prende le decisioni in Europa? Quindi se l’Europa e l’Occidente sono silenziose forse è perché a loro conviene così”.
Esiste una speranza ad una possibilità di pace?
“Penso che la speranza sia legata ad una educazione. Tornando a Khartoum nel tentativo di riaprire le nostre missioni, ci siamo resi conto che nei quartieri dove c’è un po’ di vita e la situazione sta tornando un po’ alla normalità, sono quartieri dove si vede i bambini giocare per strada; quindi sai che la vita sta tornando ad una certa normalità; mentre in altri quartieri, dove non vedi nessuno per strada e le case sono abbandonate, sai che c’è una forte tensione di guerra. I bambini sono l’emblema della speranza, per cui riaprire le scuole è un messaggio molto importante, che parla da sé.
Per noi missionari la riapertura delle scuole e delle chiese sono piccoli segnali di speranza: lunedì 8 dicembre abbiamo riaperto la parrocchia dell’Immacolata ed è stato molto bello che il nuovo parroco suonasse la vecchia campana che san Comboni aveva portato nel 1877 ed ancora suona, nonostante qualche crepa, per affermare che la Chiesa è ancora accanto alla popolazione: anche se pochi, continuiamo la nostra vita di comunità cristiana. Ci siamo e vogliamo fare la differenza”.
Allora, in quale modo la Chiesa e la congregazione comboniana supportano la popolazione?
“La Chiesa cattolica cerca di operare al meglio delle proprie possibilità; ricordo che in Sudan essa è una minoranza molto esigua in una popolazione al 97% mussulmana. Nel poco che si riesce a fare la Chiesa aiuta le persone che ci chiedono aiuto, soprattutto nelle prime necessità come salute ed educazione. Abbiamo aiutato molte famiglie ad ‘evacuare’. Offriamo aiuto anche attraverso la generosità dei benefattori che ci permettono di rispondere a questo tipo di esigenze, però a livello molto individuale, non avendo grandi strutture. Come comboniani continuiamo la presenza e recentemente ad Omdurman abbiamo riaperto le scuole: questo è un grande servizio che offriamo alla società civile in un periodo in cui c’è bisogno di far studiare i bambini”.
(Tratto da Aci Stampa)
Papa Leone XIV all’ONU: ci sarà pace se non ci sarà più fame
“Permettetemi, innanzitutto, di esprimere la mia più cordiale gratitudine per l’invito a condividere con tutti voi questa giornata memorabile. Visito questa prestigiosa Sede seguendo l’esempio dei miei predecessori sulla Cattedra di Pietro, che hanno accordato alla FAO speciale stima e vicinanza, consapevoli dell’importante mandato di questa organizzazione internazionale”: questa mattina papa Leone XIV ha visitato la sede dell’Organizzazione a Roma, in occasione della Giornata mondiale dell’Alimentazione ed gli 80 anni dell’Istituzione, denunciando lo scandalo di milioni di persone costrette a fame e malnutrizione e contemporaneamente chiedendo un’azione globale che vada oltre gli slogan e i paradigmi politici.
Nel discorso il papa ha sottolineato che ci può essere la pace solo se la fame sarà ‘sconfitta’: “Ottant’anni dopo la fondazione della FAO, la nostra coscienza deve nuovamente interrogarci di fronte alla tragedia sempre attuale della fame e della malnutrizione. Porre fine a questi mali non è solo responsabilità di imprenditori, funzionari pubblici o responsabili politici.
E’ un problema alla cui soluzione dobbiamo tutti contribuire: agenzie internazionali, governi, istituzioni pubbliche, ONG, enti accademici e società civile, senza dimenticare ogni individuo, che deve vedere nella sofferenza altrui qualcosa di proprio. Chi soffre la fame non è uno sconosciuto. E’ mio fratello e mia sorella, e devo aiutarlo senza indugio”.
Poi ha lanciato la ‘sfida’ per raggiungere l’obiettivo ‘Fame zero’: “L’obiettivo che ci unisce ora è tanto nobile quanto ineludibile: mobilitare tutte le energie disponibili, in uno spirito di solidarietà, affinché a nessuno al mondo manchi il cibo necessario, sia in quantità che in qualità. In questo modo, porremo fine a una situazione che nega la dignità umana, mette a repentaglio uno sviluppo auspicabile, costringe ingiustamente moltitudini di persone ad abbandonare le proprie case e ostacola la comprensione tra i popoli”.
Quello del papa è stato un invito stringente: “Fin dalla sua fondazione, la FAO ha instancabilmente indirizzato il suo servizio a rendere lo sviluppo agricolo e la sicurezza alimentare obiettivi prioritari della politica internazionale. A questo proposito, cinque anni dopo l’attuazione dell’Agenda 2030, dobbiamo ricordare con forza che raggiungere ‘Fame Zero’ sarà possibile solo se ci sarà una reale volontà di farlo, e non solo con solenni dichiarazioni. Per questo motivo, con rinnovata urgenza, oggi siamo chiamati a rispondere a una domanda fondamentale: a che punto siamo nella lotta contro il flagello della fame che continua a flagellare atrocemente una parte significativa dell’umanità?”
Per tale motivo ha ricordato che la fame deve essere considerato un crimine: “Gli attuali scenari di conflitto hanno portato a una rinascita dell’uso del cibo come arma di guerra, contraddicendo tutto il lavoro di sensibilizzazione svolto dalla FAO in questi otto decenni. Il consenso espresso dagli Stati che considera la fame deliberata un crimine di guerra, così come l’impedimento intenzionale di intere comunità o popoli di accedere al cibo, sembra sempre più lontano.
Il diritto internazionale umanitario proibisce, senza eccezioni, di attaccare civili e beni essenziali per la sopravvivenza delle popolazioni. Alcuni anni fa, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha condannato all’unanimità questa pratica, riconoscendo il legame tra conflitto armato e insicurezza alimentare e stigmatizzando l’uso della fame inflitta ai civili come metodo di guerra.
Ciò sembra dimenticato, mentre assistiamo dolorosamente al continuo utilizzo di questa strategia crudele, che condanna uomini, donne e bambini alla fame, negando loro il diritto più elementare: il diritto alla vita. Tuttavia, il silenzio di chi muore di fame urla nella coscienza di tutti, anche se spesso ignorato, silenziato o distorto. Non possiamo continuare così, perché la fame non è il destino dell’uomo fino alla sua morte”.
La domanda fondamentale riguarda il futuro delle nuove generazioni, in quanto hanno diritto ad una vita sostenibile: “E’ possibile che non si riesca a porre fine a così tanti atti arbitrari laceranti che hanno un impatto negativo sulla famiglia umana? I leader politici e sociali possono rimanere polarizzati, sprecando tempo e risorse in discussioni inutili e virulente, mentre coloro che dovrebbero servire continuano a essere dimenticati e strumentalizzati per interessi di parte? Non possiamo limitarci a proclamare valori. Dobbiamo incarnarli. Gli slogan non ci sollevano dalla miseria. Abbiamo urgente bisogno di superare un paradigma politico così aspro, basato su una visione etica che prevalga sull’attuale pragmatismo che sostituisce le persone con il profitto. Non basta invocare la solidarietà: dobbiamo garantire la sicurezza alimentare, l’accesso alle risorse e uno sviluppo rurale sostenibile”.
Quindi ha rilanciato il ‘multilateralismo’: “Eccellenze, conoscendo la portata di questo consesso internazionale, vorrei sottolineare inequivocabilmente l’importanza del multilateralismo di fronte alle tentazioni dannose che tendono a presentarsi come autocratiche in un mondo multipolare e sempre più interconnesso. E’ quindi più che mai necessario ripensare con coraggio le modalità della cooperazione internazionale. Non si tratta solo di individuare strategie o di formulare diagnosi dettagliate”.
Multilateralismo significa ascoltare le voci dei poveri: “Ciò che i Paesi più poveri attendono con speranza è che le loro voci siano ascoltate senza filtri, che le loro mancanze siano veramente riconosciute e che venga loro offerta un’opportunità, affinché si possa contare su di loro quando si tratta di risolvere i loro veri problemi, senza imporre soluzioni inventate in uffici distanti, in riunioni dominate da ideologie che spesso ignorano culture ancestrali, tradizioni religiose o usanze profondamente radicate nella saggezza degli anziani. E’ imperativo costruire una visione che consenta a ogni attore sulla scena internazionale di rispondere in modo più efficace e tempestivo ai bisogni autentici di coloro che siamo chiamati a servire attraverso il nostro impegno quotidiano”.
Mentre in inglese ha sottolineato i fallimenti del mondo occidentale: “Oggi non possiamo più illuderci che le conseguenze dei nostri fallimenti colpiscano solo coloro che sono nascosti alla vista. I volti affamati di tanti che ancora soffrono ci sfidano e ci invitano a riesaminare i nostri stili di vita, le nostre priorità e il nostro modo di vivere nel mondo di oggi.
Proprio per questo motivo, desidero portare all’attenzione di questo forum internazionale le moltitudini che non hanno accesso all’acqua potabile, al cibo, alle cure mediche essenziali, a un alloggio dignitoso, all’istruzione di base o a un lavoro dignitoso, affinché possiamo condividere il dolore di coloro che si nutrono solo di disperazione, lacrime e miseria.
Come non ricordare tutti coloro che sono condannati a morte e difficoltà in Ucraina, Gaza, Haiti, Afghanistan, Mali, Repubblica Centrafricana, Yemen e Sud Sudan, per citare solo alcuni luoghi del pianeta dove la povertà è diventata il pane quotidiano di tanti nostri fratelli e sorelle? La comunità internazionale non può voltarsi dall’altra parte. Dobbiamo fare nostra la loro sofferenza”.
Se non ci si attiva si diventa complici: “Non possiamo aspirare a una vita sociale più giusta se non siamo disposti a liberarci dall’apatia che giustifica la fame come se fosse una musica di sottofondo a cui ci siamo abituati, un problema irrisolvibile o semplicemente una responsabilità altrui. Non possiamo pretendere che gli altri agiscano se noi stessi non rispettiamo i nostri impegni.
Con la nostra omissione, diventiamo complici della promozione dell’ingiustizia. Non possiamo sperare in un mondo migliore, in un futuro luminoso e pacifico, se non siamo disposti a condividere ciò che noi stessi abbiamo ricevuto. Solo allora potremo affermare (con verità e coraggio) che nessuno è stato lasciato indietro”.
Infine ha lanciato la ‘sfida’per eliminare tutte le fami, riprendendo il passo evangelico marciano: “Le sfide che ci attendono sono immense, ma lo sono anche il nostro potenziale e le possibili linee d’azione! La fame ha molti nomi e grava sull’intera famiglia umana. Ogni persona umana ha fame non solo di pane, ma anche di tutto ciò che le consente di maturare e crescere verso la felicità per la quale tutti sono stati creati. C’è una fame di fede, speranza e amore che deve essere incanalata nella risposta globale che siamo chiamati a realizzare insieme. ..
Con il piccolo contributo dei discepoli, Gesù compì un grande miracolo. Non stancatevi, dunque, di chiedere oggi a Dio il coraggio e l’energia per continuare a lavorare per una giustizia che produca risultati duraturi e benefici. Nel proseguire i vostri sforzi, potrete sempre contare sulla solidarietà e sull’impegno, sull’impegno della Santa Sede e delle istituzioni della Chiesa cattolica, pronte a uscire e a servire i più poveri e svantaggiati in tutto il mondo”.
Mentre ha invitato i rappresentanti del Celam al dialogo: “Pertanto, nel dialogo e nell’incontro, impariamo dai diversi sguardi sul mondo, apprezziamo ciò che è proprio e originale di ogni cultura e scopriamo insieme la vita in abbondanza che Cristo offre a tutti i popoli. Questa nuova vita ci è donata proprio perché condividiamo la fragilità della condizione umana segnata dal peccato originale e perché siamo stati toccati dalla grazia di Cristo, che ha versato l’ultima goccia del suo Sangue per tutti, affinché potessimo avere ‘Vita in abbondanza’, guarendo e redimendo tutti coloro che aprono il loro cuore alla grazia che ci è stata donata”.
Però è stato anche un chiaro segnale a non rinunciare ad annunciare il cristianesimo: “Nel concerto delle nazioni, i popoli indigeni devono presentare con coraggio e libertà le proprie ricchezze umane, culturali e cristiane. La Chiesa ascolta e si arricchisce delle loro voci uniche, che occupano un posto insostituibile nel magnifico coro in cui tutti proclamiamo: Signore, Dio eterno, a te cantiamo con gioia la nostra lode. Ed in questa lode comune, ricordiamo anche l’appello evangelico a evitare la tentazione di porre al centro ciò che non è Dio, che si tratti di potere, dominio, tecnologia o qualsiasi realtà creata, affinché i nostri cuori rimangano sempre rivolti verso l’unico Signore, fonte di vita e di speranza”.
(Foto: Santa Sede)
Azione contro la fame presenta la mappa delle 10 (+3) principali emergenze alimentari globali
Azione Contro la Fame presenta le Giornate Contro la Fame, una grande mobilitazione annuale che coinvolgerà famiglie, aziende, istituzioni, media, testimonial, content creator, scuole e ristoranti con un obiettivo comune: garantire a tutte le persone il diritto al cibo e a un’alimentazione sana, in Italia e nel mondo.
“Oggi più che mai serve un approccio integrato, capace di rispondere alle emergenze ma anche di costruire autonomia nel lungo periodo: questo è l’unico modo per spezzare davvero il ciclo della fame e della malnutrizione. E questo vale ovunque — non solo nelle geografie lontane, ma anche nelle fasce più vulnerabili delle nostre città. Con Giornate Contro la Fame vogliamo attivare quante più persone possibili perché fermare la fame è possibile.”- dichiara Simone Garroni, direttore di ‘Azione Contro la Fame’ Italia.
Nei giorni scorsi presso la Triennale di Milano si è tenuto il primo appuntamento legato all’iniziativa: la presentazione della “Mappa delle 10 (+3) principali emergenze alimentari globali”. Il report, integrando i dati dello State of Food Security and Nutrition in the World 2025 (SOFI) e del Global Report on Food Crises 2025 (GRFC), fornisce un quadro completo delle crisi più significative nel mondo. Il documento non si limita ai numeri: raccoglie testimonianze dirette, propone una lettura dai Paesi oggetto di analisi, basata sui progetti di aiuto di Azione Contro la Fame e indica possibili interventi concreti per migliorare le situazioni di crisi.
La mappa analizza i 10 Paesi con il maggior numero di persone in insicurezza alimentare acuta (IPC Fase 3 o superiore): Nigeria, Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Bangladesh, Etiopia, Yemen, Afghanistan, Pakistan, Myanmar e Siria. Qui si concentrano oltre 196.000.000 persone che soffrono la fame acuta, due terzi del totale mondiale. A questa analisi si aggiungono tre contesti particolarmente critici perché combinano un’elevata incidenza della fame e un rischio concreto di carestia (IPC Fase 5): la Striscia di Gaza, il Sud Sudan e Haiti.
“In tutti questi contesti noi di Azione Contro la Fame lavoriamo da anni. I tagli ai finanziamenti, le barriere all’intervento umanitario e la mancanza di sicurezza interrompono le catene di approvvigionamento e rallentano le operazioni umanitarie, compromettendo la distribuzione di aiuti salvavita.” – commenta Garroni – “Non è il momento di effettuare tagli. E’ il momento di garantire finanziamenti adeguati e accesso umanitario”.
“Mi chiamo Zuwaira Shehu e vivo in un piccolo villaggio nello Stato di Sokoto, in Nigeria. La vita qui è dura: il cibo non basta e l’acqua non è pulita, così i bambini si ammalano spesso. Ho perso cinque figli nello stesso mese. Anni dopo sono diventata di nuovo madre, ma anche la mia bambina si è ammalata. Era debole e temevo la stessa sorte. Gli operatori l’hanno accolta e curata gratuitamente. Dopo due giorni, ha riaperto gli occhi e pochi giorni dopo siamo potute tornare a casa. E’ stata la prima paziente guarita in questa clinica” racconta Zuwaira, assistita nella clinica locale nello Stato di Sokoto.
“Cerco altre parole, ma non credo possano davvero esprimere ciò che abbiamo vissuto. Abbiamo perso familiari, cugini, amici e i luoghi che amavamo esistono ormai solo nei nostri ricordi. Le nostre vite di prima della guerra sembrano dimenticate per sempre” narra un residente sfollato nel nord di Gaza.
Nel mese di novembre 2025 presso la Camera dei Deputati sarà presentato l’ ‘Atlante della Fame in Italia’, un report sull’insicurezza alimentare, l’accesso al cibo e le politiche di welfare nel nostro Paese realizzato in collaborazione con Percorsi di Secondo Welfare (Laboratorio di ricerca e informazione dell’Università degli Studi di Milano) e ISTAT. Anche nel nostro Paese, infatti, oltre 1.500.000 persone nell’ultimo anno hanno vissuto momenti o periodi in cui non avevano risorse economiche sufficienti per acquistare il cibo necessario e quasi 5 milioni non hanno accesso a una alimentazione adeguata.
Dal 16 ottobre al 31 dicembre 2025 andrà in onda una campagna nazionale con la partecipazione di Miriam Candurro, Germano Lanzoni e Giorgio Pasotti, diffusa sui principali media offline e online, con spot TV, iniziative di comunicazione e contenuti sviluppati insieme a divulgatori e content creator. Tutti gli appuntamenti è possibile andare su: azionecontrolafame.it/giornate-contro-la-fame.
Le Giornate Contro la Fame sono sostenute da una vasta rete di partner, tra cui Capgemini, Cielo e Terra, Radio Deejay e Radio Capital, EDUCatt, Ferrari Trento, FIPE, Fondazione Conad, Fondazione De Agostini, Fondazione SNAM, Gastronomika, Gruppo Enercom, Metro Italia, Michelin Italiana, Reporter Gourmet, Sole365, Surgiva, The Fork e Ticketmaster Italia. Una collaborazione che dimostra come la lotta contro la fame richieda l’impegno condiviso di imprese, istituzioni e cittadini, in un’ottica di corresponsabilità e impegno globale.
Gaza è a corto di acqua: la carenza di carburante minaccia di paralizzare i rifornimenti nel sud del Paese
La crisi umanitaria già senza precedenti si sta ulteriormente aggravando. Una grave carenza di carburante in tutta la Striscia di Gaza, infatti, sta per paralizzare la fornitura di acqua potabile in diverse aree meridionali, soprattutto a Khan Younis, dove il 96% dell’acqua distribuita ogni giorno rischia di scomparire.
Secondo le valutazioni dell’equipe di Azione Contro la Fame sul campo, la distribuzione giornaliera di acqua da parte dei fornitori pubblici ha registrato un deficit di oltre il 60% e di quasi l’85% per i fornitori privati. Questa situazione rischia di compromettere criticamente l’accesso all’acqua potabile per almeno 78.000 persone nel sud del Paese nei prossimi giorni.
Dall’inizio della guerra, circa il 90% delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie di Gaza sono state danneggiate o distrutte, compresi oltre 230 pozzi d’acqua e parti essenziali della principale conduttura idrica di Gaza, la conduttura Mekerot. Gli impatti sugli impianti di desalinizzazione, sui pozzi d’acqua e i sistemi di pompaggio hanno più che dimezzato la produzione di acqua dei livelli pre-crisi, lasciando quasi la totalità della popolazione di Gaza senza accesso all’acqua potabile.
Se non sarà possibile accedere alle riserve di carburante, si stima che oltre 120 strutture municipali, tra cui pozzi e stazioni di pompaggio delle acque reflue, rimarranno senza carburante entro la fine di giugno, con un impatto evidente sulle modalità di sostegno ad 1.000.000 di persone in tutta Gaza.
Senza carburante, infatti, le infrastrutture umanitarie e la fornitura di servizi non potranno regolarmente funzionare e migliaia di persone non avranno accesso all’acqua potabile. Per esempio: gli impianti di trattamento dell’acqua hanno bisogno di 10.000 litri di carburante al giorno per funzionare; un’organizzazione umanitaria che distribuisce acqua ha bisogno di 260 litri di carburante al giorno; un’azienda locale che distribuisce acqua nell’area centrale e meridionale ha bisogno di oltre 440 litri al giorno per funzionare regolarmente; solo un accesso umanitario immediato e senza ostacoli (a tutti i valichi di Gaza, ai movimenti all’interno di Gaza, alle famiglie bisognose e alle scorte di carburante) eviterà una grave catastrofe.
Azione Contro la Fame gestisce più di 100 punti di rifornimento idrico a Gaza, Deir el Balah e nel sud, mentre tutti i punti nel nord di Gaza sono attualmente soggetti a ordini di spostamento e le restrizioni di movimento continuano a influenzare le operazioni. In più, Azione Contro la Fame continua a sostenere i centri sanitari e i campi per sfollati con attività di educazione alimentare, igienico-sanitaria, assistenza in denaro per le famiglie e fornitura di cibo in collaborazione con le cucine comunitarie.
Sebbene Azione Contro la Fame continui a rimuovere i rifiuti solidi, le squadre locali hanno osservato una netta diminuzione della quantità di rifiuti prodotti. Ciò è in parte dovuto al fatto che i rifiuti vengono spesso bruciati e usati come combustibile, una pratica pericolosa e tossica che testimonia la crescente inaccessibilità e scarsità di risorse nella Striscia.
Azione Contro la Fame è un’organizzazione umanitaria internazionale impegnata a garantire a ogni persona il diritto a una vita libera dalla fame. Specialisti da 46 anni, prevediamo fame e malnutrizione, ne curiamo gli effetti e ne preveniamo le cause. Siamo in prima linea in 57 paesi del mondo per salvare la vita dei bambini malnutriti e rafforzare la resilienza delle famiglie con cibo, acqua, salute e formazione. Guidiamo con determinazione la lotta globale contro la fame, introducendo innovazioni che promuovono il progresso, lavorando in collaborazione con le comunità locali e mobilitando persone e governi per realizzare un cambiamento sostenibile. Ogni anno sono aiutate 26.500.000 persone.
Papa Leone XIV invita a cambiare prospettiva
“Sono lieto di incontrarvi, alcune di voi in occasione del Capitolo Generale, altre per il pellegrinaggio giubilare. In tutti e due i casi venite presso la tomba di Pietro per rinnovare il vostro amore al Signore e la vostra fedeltà alla Chiesa”: oggi papa Leone XIV ha ricevuto le Figlie della Divina Carità, le Suore dell’Ordine di San Basilio Magno e della Congregacion Agustinas Hermanas del Amparo, e le Hermanas Franciscanas de los Sagrados Corazones, in occasione dei rispettivi Capitoli generali.
Ed ha trovato un ‘filo conduttore’ comune di questi Ordini religiosi: “Eppure le vostre storie mostrano una dinamica comune, per cui la luce di grandi modelli di vita spirituale del passato (come Agostino, Basilio, Francesco) attraverso l’ascesi, il coraggio e la santità di vita di fondatori e fondatrici, ha suscitato e fatto crescere nuove vie di servizio, soprattutto nei confronti dei più deboli: bambini, ragazze e ragazzi poveri, orfani, migranti, a cui si sono aggiunti col tempo anziani e malati, oltre a tanti altri ministeri di carità”.
Alla base di tutto ciò, però, c’è la fedeltà al Vangelo: “Le alterne vicende del vostro passato e la vivacità del presente fanno toccare con mano come la fedeltà alla sapienza antica del Vangelo sia il miglior propellente per chi, spinto dallo Spirito Santo, intraprende nuove vie di donazione, votate all’amore di Dio e del prossimo in ascolto attento dei segni dei tempi”.
Quindi ha ripreso un passo del Commento al Vangelo di san Giovanni di sant’Agostino per ribadire il ‘primato’ della Parola di Dio (‘Dio è il tuo tutto. Se hai fame, Dio è il tuo pane; se hai sete, Dio è la tua acqua; se sei nelle tenebre, Dio è la tua luce che non ha tramonto; se sei nudo, Dio è la tua veste immortale’): “Sono parole da cui ci fa bene lasciarci interrogare: in che misura questo è vero per me? Quanto il Signore sazia la mia sete di vita, d’amore, di luce?
Sono domande importanti. Infatti è questo radicamento in Cristo che ha portato chi ci ha preceduto (uomini e donne come noi, con doti e limiti come i nostri) a fare cose che forse mai avrebbero pensato di poter realizzare, permettendo loro di lanciare semi di bene che, traversando secoli e continenti, oggi hanno raggiunto praticamente tutto il mondo, come dimostra la vostra presenza”.
Mentre nel messaggio ai partecipanti alla 44^ sessione della Conferenza FAO, in svolgimento in questi giorni, papa Leone XIV ha stigmatizzato il fatto che tante persone soccombono al flagello della fame: “La Chiesa incoraggia tutte le iniziative per porre fine allo scandalo della fame nel mondo, condividendo i sentimenti del suo Signore, Gesù, il quale, come raccontano i Vangeli, vedendo una grande folla avvicinarsi a lui per ascoltare la sua parola, si preoccupò soprattutto di sfamarla e, a tal fine, chiese ai suoi discepoli di farsi carico del problema, benedicendo abbondantemente i loro sforzi”.
Ed ha fatto rifermento alla ‘moltiplicazione dei ‘pani’, sottolineando il bisogno della condivisione, offerto da Gesù: “Qualcosa che oggi abbiamo forse dimenticato perché, nonostante alcuni passi importanti siano stati compiuti, la sicurezza alimentare globale continua a deteriorarsi, rendendo sempre più improbabile il raggiungimento dell’obiettivo ‘Fame Zero’ dell’Agenda 2030. Ciò significa che siamo ben lontani dall’adempiere al mandato che ha dato vita a questa istituzione intergovernativa nel 1945”.
Nel messaggio il papa ha denunciato l’uso della fame come strumento di guerra: “D’altro canto, assistiamo oggi, sgomenti, all’uso iniquo della fame come arma di guerra. Far morire di fame una popolazione è un modo molto economico per fare la guerra. Pertanto, oggi, quando la maggior parte dei conflitti non è combattuta da eserciti regolari, ma da gruppi di civili armati con poche risorse, incendiare terre, rubare bestiame e bloccare gli aiuti sono tattiche sempre più utilizzate da coloro che cercano di controllare intere popolazioni indifese. Così, in questi tipi di conflitti, i primi obiettivi militari diventano le reti di approvvigionamento idrico e le vie di comunicazione. Gli agricoltori non possono vendere i loro prodotti in ambienti minacciati dalla violenza e l’inflazione sale alle stelle. Questo porta un gran numero di persone a soccombere al flagello della fame e a morire, con l’aggravante che, mentre i civili sono indeboliti dalla povertà, i leader politici sono ingrassati dalla corruzione e dall’impunità”.
I conflitti e le economie sono fattori determinanti che aggravano la crisi alimentare: “Crisi politiche, conflitti armati e sconvolgimenti economici giocano un ruolo centrale nell’aggravare la crisi alimentare, ostacolando gli aiuti umanitari e compromettendo la produzione agricola locale, negando così non solo l’accesso al cibo, ma anche il diritto a una vita dignitosa e ricca di opportunità. Sarebbe un errore fatale non sanare le ferite e le fratture causate da anni di egoismo e superficialità”.
Solo la pace determina la stabilità: “Inoltre, senza pace e stabilità, non sarà possibile garantire sistemi agroalimentari resilienti né assicurare cibo sano, accessibile e sostenibile per tutti. Da qui la necessità di un dialogo, in cui le parti coinvolte siano disposte non solo a dialogare, ma anche ad ascoltarsi, a comprendersi e ad agire insieme. Gli ostacoli non mancheranno, ma con un senso di umanità e fraternità, i risultati non potranno che essere positivi”.
Infine il papa ha sottolineato che i sistemi alimentari influenzano il cambiamento climatico: “L’ingiustizia sociale causata dai disastri naturali e dalla perdita di biodiversità deve essere invertita per realizzare una giusta transizione ecologica che ponga al centro l’ambiente e le persone. Per proteggere gli ecosistemi e le comunità svantaggiate, compresi i popoli indigeni, dobbiamo mobilitare risorse da governi, enti pubblici e privati, e organizzazioni nazionali e locali per adottare strategie che diano priorità alla rigenerazione della biodiversità e della ricchezza del suolo”.
Ecco quindi la richiesta di un nuovo atteggiamento contro lo sfruttamento alimentare: “Senza un’azione climatica decisa e coordinata, sarà impossibile garantire sistemi agroalimentari in grado di nutrire una popolazione globale in crescita. Produrre cibo non è sufficiente; è anche importante garantire che i sistemi alimentari siano sostenibili e offrano diete sane e accessibili a tutti. Ciò significa ripensare e rinnovare i nostri sistemi alimentari in una prospettiva di solidarietà, superando la logica dello sfruttamento selvaggio del creato e orientando meglio il nostro impegno nella coltivazione e nella cura dell’ambiente e delle sue risorse, per garantire la sicurezza alimentare e procedere verso un’alimentazione sufficiente e sana per tutti”.
(Foto: Santa Sede)
In Afghanistan riaperte due unità sanitarie per bambini malnutriti
Chiuse per mesi a causa dei tagli USA, le strutture di Kabul e Badakhshan tornano operative in un contesto sanitario al collasso: nel 2025 previsti 3.500.000 di casi di malnutrizione infantile. Le due cliniche pediatriche di Azione Contro la Fame a Kabul e Badakhshan – fondamentali per la sopravvivenza di centinaia di bambini malnutriti – sono tornate operative dopo mesi di chiusura. I tagli ai finanziamenti statunitensi ne avevano imposto lo stop. Ora, grazie al sostegno dell’Unione Europea, le unità hanno riaperto in un momento in cui l’Afghanistan affronta una delle peggiori crisi sanitarie della sua storia recente.
Le due Unità di Alimentazione Terapeutica (UTF) erano state costrette a sospendere le attività, lasciando centinaia di bambini senza accesso alle cure salvavita di cui necessitavano. I bambini malnutriti che ricevono cure presso le nostre unità presentano un rischio di morte 12 volte superiore a quello dei bambini sani.
La chiusura aveva interrotto un servizio essenziale. Solo nel 2024, più di 1.000 bambini avevano ricevuto cure nutrizionali in queste strutture. In Afghanistan, dove il sistema sanitario è al collasso, l’accesso a trattamenti specialistici è estremamente difficile da reperire.
Da pochi giorni le unità di Kabul e Badakhshan sono state riaperte grazie al sostegno dell’UE, che giunge in un momento critico: si stima che la malnutrizione infantile in Afghanistan aumenterà del 20% nel 2025.
“L’Unione Europea ha sostenuto Azione Contro la Fame con cinque unità di alimentazione terapeutica (TFU) in tutto il Paese”, spiega Cobi Rietveld, direttore nazionale di ACF in Afghanistan. “A partire da questo mese, l’UE è intervenuta anche per sostenere le due unità di alimentazione terapeutica che erano state chiuse a causa dei tagli ai finanziamenti statunitensi. Grazie a questo sostegno, siamo in grado di salvare le vite dei bambini in condizioni critiche. Inoltre, il nostro personale sanitario dedicato alle TFU, che altrimenti rischierebbe la disoccupazione nell’attuale difficile situazione economica, può continuare a eseguire la propria professione”.
La perdita di questi posti di lavoro avrebbe colpito duramente le donne, che rappresentano il 68% del personale medico nelle strutture di Azione Contro la Fame. Wazhma N., che si è unita due anni fa al team sanitario presso l’unità di Kabul come infermiera, racconta quanto sia cruciale la struttura per il personale medico femminile: “Per molte di noi, non si tratta di un semplice posto di lavoro: è l’unico luogo in cui noi donne possiamo prestare servizio come professioniste mediche. La sua riapertura porta un immenso sollievo non solo a noi, ma anche ai pazienti che hanno un disperato bisogno di cure. Nutriamo la speranza che questa ancora di salvezza non sia temporanea, ma rimanga aperta per sempre”.
Nonostante l’intervento dell’UE permetta di garantire la continuità del servizio per i prossimi mesi, il contesto rimane critico. Dopo la sospensione dei finanziamenti statunitensi, in tutto il Paese sono stati chiusi circa 400 siti nutrizionali e oltre 400 strutture sanitarie. Le agenzie internazionali avvertono: nei prossimi mesi si rischia una grave carenza di farmaci essenziali, poiché le scorte stanno progressivamente esaurendosi.
L’Afghanistan è oggi tra i 15 Paesi con i più alti tassi di malnutrizione acuta: nel 2025, il numero di bambini sotto i cinque anni che necessitano di trattamenti nutrizionali è salito a 3,5 milioni, rispetto ai 3 milioni dell’anno precedente**. Il bisogno di aiuti umanitari resta urgente e crescente.
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Azione Contro la Fame è un’organizzazione umanitaria internazionale impegnata a garantire a ogni persona il diritto a una vita libera dalla fame. Specialisti da 46 anni, prevediamo fame e malnutrizione, ne curiamo gli effetti e ne preveniamo le cause. Siamo in prima linea in 56 paesi del mondo per salvare la vita dei bambini malnutriti e rafforzare la resilienza delle famiglie con cibo, acqua, salute e formazione. Guidiamo con determinazione la lotta globale contro la fame, introducendo innovazioni che promuovono il progresso, lavorando in collaborazione con le comunità locali e mobilitando persone e governi per realizzare un cambiamento sostenibile. Ogni anno aiutiamo 21.000.000 persone.
A Gaza un bambino su due è gravemente malnutrito a causa del blocco totale degli aiuti umanitari
Alcuni giorni fa IPC (Integrated Food Security Phase Classification, in italiano si traduce Classificazione Integrata delle Fasi di Sicurezza Alimentare), la scala standardizzata che analizza la sicurezza alimentare a livello globale, ha lanciato un nuovo, gravissimo allarme: tutta la Striscia di Gaza è ora classificata al livello 4 della scala IPC su 5, indicando una situazione di emergenza alimentare diffusa, con rischio di morte per la popolazione.
Questo segna un peggioramento drammatico rispetto alle precedenti analisi, quando il 93% di Gaza era già stato classificato almeno al livello di crisi (livello 3 o superiore). Il collasso è arrivato dopo oltre due mesi di assedio totale, durante il quale nessun aiuto umanitario ha potuto entrare: niente cibo, acqua, assistenza medica o altri beni essenziali per la sopravvivenza.
La situazione è più difficile per i bambini tra i 6 mesi e i 5 anni di età: attualmente si registrano oltre 70.000 casi di malnutrizione acuta, dei quali oltre 14.000 di malnutrizione acuta grave. Inoltre, si stima che oltre 18.000 donne in stato di gravidanza e allattamento avranno bisogno di accedere a delle cure mediche entro aprile 2026 per prevenire problemi di salute irreversibili e potenzialmente letali tanto per le madri stesse quanto per i bambini.
“Oggi lavoro come consulente per l’allattamento con Azione Contro la Fame e ogni consulenza conferma le mie peggiori paure: non c’è fine a questa crisi. La situazione sta diventando sempre più catastrofica e la carenza acuta di aiuti e assistenza è sempre più allarmante. Soprattutto per le donne in stato di gravidanza e allattamento, che affrontano un doppio rischio: oltre alla stanchezza del corpo, sono chiamate ad affrontare una fame estrema, una privazione prolungata e una grave mancanza di tutti i beni essenziali per la salute e la nutrizione”, ha raccontato un membro dello staff di Azione Contro la Fame a Gaza.
Azione Contro la Fame, nel mese di aprile, ha condotto una valutazione in tre governatorati della Striscia, intervistando i tutori di oltre 1.000 bambini sotto i 5 anni. Il risultato è allarmante: tutti i bambini risultano in condizione di insicurezza alimentare, e uno su due è affetto da insicurezza alimentare moderata o grave. Sempre ad aprile, il numero di bambini ammessi ai programmi mensili di trattamento per malnutrizione acuta ha superato l’intero numero registrato nel primo trimestre 2025.
“L’unica cosa che al momento impedisce una carestia tra i Palestinesi è l’assistenza umanitaria” ha spiegato Natalia Anguera, Responsabile delle Operazioni per il Medio Oriente di Azione Contro la Fame. “I nostri team a Gaza hanno distribuito gli ultimi pacchi alimentari secchi rimasti, con scorte sufficienti solo per una cucina comunitaria. Molte altre organizzazioni hanno esaurito le proprie risorse già da settimane”.
Le scorte alimentari stanno terminando: dall’inizio dell’assedio, oltre 177 cucine comunitarie e panifici sono stati costretti a chiudere. Nel frattempo, il costo della farina di grano è aumentato di oltre il 3.000% da febbraio 2025, arrivando a costare tra i 235 e i 520 dollari statunitensi per 25 chilogrammi in tutta Gaza. Secondo le proiezioni IPC, 250.000 persone si trovano già in condizioni di fame estrema, e questo numero è destinato a raddoppiare se non si permette l’ingresso degli aiuti umanitari.
Azione Contro la Fame ribadisce le sue richieste a tutte le parti coinvolte nel conflitto: riaprire immediatamente e incondizionatamente tutti i valichi di frontiera, garantire un cessate il fuoco immediato e permanente, il rilascio di tutti gli ostaggi e la protezione dei civili e delle infrastrutture civili. Bloccare l’ingresso del cibo porterà alla carestia. La soluzione appare inequivocabile: occorre agire presto e permettere l’accesso agli alimenti.
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In 10 anni di ‘ristoranti contro la fame’ raccolti quasi € 1.000.000
L’ultima edizione si è conclusa con oltre 250.000 euro raccolti grazie a chef, ristoratori e catene in tutta Italia. Presentate durante l’evento le storie e i risultati dei progetti sostenuti in Italia, Sahel, India, Libano, Rep. Centrafricana e Rep. Democratica del Congo. Dai ristoranti stellati MICHELIN alle catene di ristorazione: Lombardia, Veneto e Piemonte sono le prime tre regioni per numero di riconoscimenti ottenuti. L’ultima edizione della campagna si è conclusa con una raccolta totale superiore ad € 250.000 ottenuta attraverso l’offerta di piatti solidali e cene di raccolta fondi
Dieci anni di collaborazione solidale con il mondo della ristorazione. Dieci anni di idee, piatti solidali, eventi e coinvolgimento attivo per garantire a ogni persona una vita libera dalla fame. Questo e tanto altro è “Ristoranti Contro la Fame”, iniziativa promossa da Azione Contro la Fame, che oggi ha celebrato la conclusione dell’edizione numero dieci con un evento organizzato presso la Fondazione IBVA di Milano, una delle due sedi che ospita il programma di Azione Contro la Fame a Milano.
All’evento hanno partecipato oltre cento persone, tra ristoratori, rappresentanti istituzionali, partner e appassionati del mondo food. La giornata ha alternato momenti di riconoscimento ufficiale, testimonianze dirette dei beneficiari dei programmi e la condivisione dei risultati raggiunti, resi possibili anche grazie ai fondi raccolti attraverso l’iniziativa Ristoranti Contro la Fame.
La mattinata si è aperta con una visita al social market Solidando, progetto di IBVA nato nel 2017, ed è proseguita con gli interventi di Azione Contro la Fame e dei partner. La conclusione dell’evento ha visto la consegna dei premi ai ristoranti e alle catene che si sono distinti per l’impegno nella raccolta fondi sia nell’ultimo anno sia nel corso del decennio. La raccolta fondi di € 250.000 euro nel 2024 ha portato il totale complessivo dei 10 anni a quasi € 1.000.000.
“Ristoranti Contro la Fame è sicuramente buon cibo e convivialità, ma è soprattutto un modo per realizzare progetti concreti di risposta alle emergenze e di costruzione dell’autonomia delle persone che partecipano ai nostri programmi. In Italia abbiamo supportato più di 400 persone vulnerabili a Milano e Napoli. Nel mondo, abbiamo potuto verificare lo stato di nutrizione di oltre 8.000 bambini in India, Repubblica Centrafricana e Repubblica Democratica del Congo, dato accesso all’acqua potabile a quasi 30.000 persone in Libano e rafforzato 21 strutture sanitarie in contesti fragili”, ha dichiarato Simone Garroni, Direttore di Azione Contro la Fame in Italia.
Oltre 300 le realtà aderenti tra ristoranti, osterie, pizzerie e catene. A queste ultime si deve una delle principali novità della decima edizione che, per la prima volta, ha visto un equilibrio numerico tra catene e ristoranti indipendenti. Tra i brand più attivi: Bomaki, Bun Burgers, Greeat, Investfood (NIMA Sushi, Pokéria by NIMA, This Is Not a Sushi Bar, Poké Factory e Maui Hawaiian Restaurant), Il Mannarino, Lievità – Pizzeria Gourmet, Macha, Roadhouse Restaurant e Wiener Haus. Al risultato del 2024 hanno contribuito anche Giano Lai e Francesca Manunta (del canale YouTube @cosamangiamooggi) che, nel loro viaggio-documentario attraverso l’India, hanno raccontato i progetti di Azione Contro la Fame e raccolto oltre 30.000 euro attraverso la loro community.
Tra i riconoscimenti con il Premio Platinum 2024 (oltre 3.000 euro raccolti): Madama Piola di Torino, Da Vittorio di Brusaporto – BG (3 Stelle MICHELIN 2025), Yard Restaurant di Verona, Nobu di Milano, Il Sereno Al Lago di Torno – CO (1 Stella MICHELIN 2025), Il Fagiano di Gardone Riviera – BS (1 Stella MICHELIN 2025), Locanda Margon di Trento (1 Stella MICHELIN 2025), Osteria Brunello di Milano e Denis Pizza di Montagna di Alano di Piave – BL.
I riconoscimenti con il Premio Gold 2024 (oltre 1.500 euro raccolti) sono per: Innocenti Evasioni di Milano, Ristorante Famiglia Rana di Vallese di Oppeano – VR (1 Stella MICHELIN 2025), Venissa di Mazzorbo – VE (1 Stella MICHELIN 2025), Lanterna Verde di Villa di Chiavenna – SO (1 Stella MICHELIN 2025), Orma di Roma (1 Stella MICHELIN 2025), Osteria dai Coghi di Costermano sul Garda – VR e Oseleta di Cavaion Veronese – VR (1 Stella MICHELIN 2025).
Premi Fedeltà assegnati a ristoranti che sostengono l’iniziativa dall’inizio come Ceresio 7 di Milano, Glass Hostaria di Roma (1 Stella MICHELIN 2025), Il Credenziere di Annone Veneto – VE, Innocenti Evasioni di Milano, La Locanda dei Matteri di Sant’Elpidio a Mare – FM, La Pineta Marina di Bibbona – LI (1 Stella MICHELIN 2025), Lanterna Verde di San Barnaba – SO (1 Stella MICHELIN 2025), Piazza Duomo di Alba – CN (3 Stelle MICHELIN 2025), Poporoya di Milano, Sadler di Milano (1 Stella MICHELIN 2025), San Domenico di Imola – BO (2 Stelle MICHELIN 2025) e Terrazza Palestro di Milano.
In Italia, fino a fine 2024, il programma ha coinvolto 410 famiglie tra Milano e Napoli, offrendo un percorso integrato che comprende supporto alla spesa, educazione nutrizionale, formazione e accompagnamento all’inserimento lavorativo. I risultati sono rilevanti: il 59% dei partecipanti ha trovato lavoro o ripreso la formazione e anche la qualità dell’alimentazione è migliorata sensibilmente, con progressi evidenti su idratazione, varietà della dieta e riduzione del consumo di zuccheri e cibi ultra-processati.
Nel mondo, i programmi sono stati portati avanti in India, dove oltre 6.000 bambini hanno avuto accesso a screening nutrizionali e 2.400 donne hanno ricevuto consulenza su salute e nutrizione. Nel Sahel (Burkina Faso, Mauritania, Niger e Senegal), Azione Contro la Fame ha sviluppato progetti di adattamento climatico, guidando le comunità nomadi – grazie all’uso di immagini satellitari e intelligenza artificiale – verso le aree più adatte al pascolo e alla coltivazione. In Repubblica Centrafricana, sei strutture sanitarie sono state rinforzate e dotate delle risorse necessarie, più di 2.300 bambini sono stati sottoposti a screening e 246 famiglie hanno ricevuto supporto psicosociale.
Nella Repubblica Democratica del Congo, sostenute 15 strutture per il trattamento della malnutrizione grave, oltre 6.000 famiglie sono state formate sulla diagnosi precoce della malnutrizione e più di 1.600 bambini sono stati curati. In Libano, oltre 29.000 persone hanno avuto accesso all’acqua potabile e più di 39.000 hanno beneficiato di servizi di igiene e gestione delle acque reflue, in un contesto segnato da crisi economica e sociale.
L’edizione 2024 della campagna ha visto il supporto di partner strategici, tra cui Ferrari Trento, METRO Italia, Michelin Italiana e Radio DEEJAY: “La partnership con Azione Contro la Fame è particolarmente significativa per noi perché unisce a filo doppio ristorazione di eccellenza e solidarietà, due ambiti a cui sia Ferrari Trento sia l’acqua Surgiva sono da sempre molto vicini. Sapere che i fondi ricavati da Ristoranti Contro la Fame, anche grazie al contributo del nostro progetto ‘Bollicine Solidali’, si sono tradotti in azioni concrete a sostegno di tante persone vulnerabili, in Italia e nel mondo, è per noi motivo di grande soddisfazione”, ha dichiarato Camilla Lunelli, Direttrice Comunicazione e Sostenibilità Gruppo Lunelli.
“Come METRO Italia, siamo orgogliosi di essere al fianco di Azione Contro la Fame per celebrare dieci anni di Ristoranti Contro la Fame, un progetto che dimostra quanto la ristorazione possa essere protagonista anche fuori dalle cucine. I ristoratori che aderiscono a questa iniziativa mettono al servizio degli altri non solo il loro lavoro, ma anche il loro senso di responsabilità e il loro cuore. In qualità di partner d’eccellenza della ristorazione, METRO crede con convinzione nell’importanza di iniziative come questa per mettere il talento e l’impegno dei professionisti del fuori casa a sostegno di chi è più in difficoltà”, ha dichiarato David Martínez Fontano, CEO di METRO Italia.
Si ringraziano: ABI Professional, Federazione Italiana Cuochi, GAG, Gastronomika, Honor Consulting, IBVA, International Pizza Academy, Italian Gourmet, Jeunes Restaurateurs, Le Soste, Restworld e Unione Brand Ristorazione Italiana – UBRI. Si aggiunge nel 2025 il prezioso contributo della Federazione Italiana Pubblici Esercizi – FIPE.
(Foto: Azione contro la fame)
Giornata mondiale dell’acqua: l’intervento di ‘Azione contro la fame’ per garantire acqua potabile
L’acqua è vita, ma per milioni di persone nel mondo resta un lusso inaccessibile. Oggi, una persona su 4 non ha accesso all’acqua potabile. In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, ‘Azione Contro la Fame’ riporta storie di chi ogni giorno affronta questa emergenza nel mondo: senza acqua non c’è futuro.
I raccolti appassiscono, il bestiame muore, il cibo diventa un lusso. Queste alcune delle disastrose conseguenze della mancanza di acqua, l’ingrediente invisibile di ogni pasto che nutre il suolo, regola il clima e mantiene in vita gli ecosistemi. Quando il cibo scarseggia, i prezzi salgono, lasciando milioni di persone, soprattutto bambini, senza un pasto garantito.
Tra le cause principali di questa situazione ci sono i cambiamenti climatici, che alterano i modelli di precipitazioni e accrescono la frequenza di siccità e alluvioni. Inoltre, la scarsità d’acqua potabile è aggravata dai conflitti armati, che distruggono le infrastrutture idriche, e dall’inquinamento ambientale.
Il 27% dei decessi di bambini di età inferiore ai cinque anni è direttamente collegato a gravi malattie prevenibili trasmesse dall’acqua contaminata. In zone di conflitto, i bambini hanno una probabilità 20 volte maggiore di morire a causa di malattie legate all’acqua non sicura rispetto alle violenze dirette della guerra. Colera, dissenteria e infezioni intestinali non solo mettono in pericolo la vita, ma impediscono al corpo di assorbire i nutrienti, portando a uno stato di malnutrizione acuta.
L’impatto delle carenze idriche non si limita alla salute. In molte regioni del mondo, sono le donne e le bambine a farsi carico della raccolta dell’acqua, percorrendo chilometri ogni giorno per raggiungere fonti spesso contaminate. Questo significa meno tempo per studiare, meno opportunità di lavorare, più fatica fisica e più rischi. Inoltre, la mancanza di bagni adeguati e acqua nelle scuole costringe molte ragazze a interrompere la frequenza scolastica dopo l’arrivo del ciclo mestruale. Un ostacolo in più, ancora del tutto reale, in molti paesi del mondo.
‘Azione Contro la Fame’ è attiva in situazioni di emergenza, come conflitti e disastri naturali, dove interviene rapidamente per alleviare le sofferenze, fornendo nutrizione, acqua potabile e assistenza sanitaria. Parallelamente, l’organizzazione implementa progetti di sviluppo che puntano a rafforzare le capacità locali e a garantire la sostenibilità, contribuendo alla ricostruzione e al miglioramento delle condizioni di vita a lungo termine delle comunità.
Per quanto riguarda l’acqua, le principali attività includono: riabilitazione e manutenzione delle fonti d’acqua: decontaminazione delle fonti non sicure e installazione di infrastrutture per garantire l’accesso all’acqua potabile; promozione dell’igiene: distribuzione di kit igienici e costruzione di latrine e stazioni per il lavaggio delle mani in comunità, scuole e centri sanitari; educazione sanitaria: formazione sull’igiene, fornendo informazioni ai genitori per prevenire le recidive della malnutrizione; coinvolgimento comunitario: organizzazione di team sanitari locali e comitati per l’acqua, composti da membri eletti della comunità, per promuovere la collaborazione locale.
Inoltre ‘Azione Contro la Fame’ ha fornito aiuto ad oltre 1.000.000 di persone a Gaza ed in Cisgiordania attraverso interventi emergenziali, distribuendo pasti e acqua potabile, sostenendo agricoltori e piccole imprese, incentivando la produzione locale di cibo e verdure fresche e garantendo la rimozione dei rifiuti solidi. Tuttavia, l’accesso all’acqua potabile rimane critico: il 62% della popolazione di Gaza, pari a 1.400.000 persone, dispone di meno di 6 litri d’acqua al giorno per persona, una quantità drammaticamente inferiore rispetto ai 75-90 litri utilizzati in una doccia di cinque minuti.
Oltre alla grave malnutrizione, la popolazione da più di un anno non ha accesso a cibo fresco e ad altri beni essenziali. La crisi idrica è aggravata dalla distruzione o dal danneggiamento del 67% delle strutture idriche e igienico-sanitarie. La maggior parte dei palestinesi consuma acqua inquinata e non sicura, mettendo a rischio la propria salute.
Nel Corno d’Africa si sta manifestando la peggiore siccità degli ultimi 70 anni. In Kenya più di 5 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile e oltre 1 milione di bambini soffre di malnutrizione acuta. Habiba, madre di tre figli, ogni giorno era costretta a svegliarsi molto presto e a camminare per chilometri per raggiungere la fonte più vicina. A causa della difficoltà di accedere a cibo e ad acqua pulita, i suoi tre bambini si trovavano sull’orlo della malnutrizione.
E la situazione si ripete in tutto il Kenya. La vita di Habiba è cambiata da quando, nei pressi della sua abitazione, ‘Azione Contro la Fame’ ha installato un distributore automatico di acqua che funziona ad energia solare: lo Smart Water Tap. Il sistema sfrutta l’energia solare per purificare l’acqua, incanalarla dal sottosuolo e immagazzinarla in un serbatoio. La gestione è data interamente alla comunità, in modo da promuoverne l’autonomia.
Ernest Bikorimana Desire, 29 anni, è fuggito dal Burundi in seguito ai disordini civili e ha attraversato il confine con la Tanzania a piedi insieme ai suoi due figli, Mukunzi di quattro anni e Asiimwe di due. Arrivato in Uganda, si è stabilito nell’insediamento di rifugiati di Nakivale e ha iniziato a lavorare la terra per sopravvivere. Inizialmente, coltivava solo quanto bastava per sfamare la sua famiglia e arrotondava con lavori occasionali per la comunità ospitante, ma non era sufficiente: ‘Spesso ho lottato con la fame. Mi ero sposato da poco e guadagnavo a malapena per sfamare la mia famiglia’, racconta Ernest.
La svolta è arrivata quando si è unito a un’iniziativa agricola di ‘Azione Contro la Fame’ basata sul modello di utilizzo ottimizzato del terreno (Optimized Land Use Model – OLUM), che promuove l’uso efficiente delle risorse idriche per adattarsi ai cambiamenti climatici e migliorare la qualità delle coltivazioni. Grazie a un migliore sistema di irrigazione e alla raccolta dell’acqua piovana, Ernest ha iniziato a coltivare pomodori e cipolle. Alla fine dell’anno, il raccolto è stato abbondante: circa 3 tonnellate di cipolle per un guadagno di $ 1.350 e 1,1 tonnellate di pomodori, che gli hanno fruttato oltre 3.250 dollari.
Grazie a questi profitti, ha potuto acquistare una moto-taxi per spostarsi più velocemente e guadagnare qualcosa in più trasportando persone, mentre sua moglie ha aperto un piccolo negozio. Il suo prossimo obiettivo è comprare un tuk-tuk per facilitare la vendita dei prodotti agricoli. L’iniziativa di ‘Azione Contro la Fame’ ha trasformato la sua vita: oltre a garantirgli un reddito stabile, gli ha restituito speranza per il futuro.
La Giordania è il secondo paese al mondo per stress idrico. Il rapido aumento della popolazione e l’afflusso di rifugiati siriani hanno aggravato la crisi, facendo sì che la domanda di acqua superasse di gran lunga l’offerta. Azione Contro la Fame lavora per migliorare le condizioni di vita dei rifugiati e delle comunità ospitanti, promuovendo pratiche di conservazione dell’acqua e garantendo l’accesso ai servizi igienico-sanitari.
Nel campo profughi di Azraq, che ospita oltre 41.500 rifugiati siriani, la mancanza di acqua potabile è un’emergenza quotidiana, soprattutto nei mesi estivi, quando le temperature diventano insostenibili. Ikram, rifugiata siriana e volontaria comunitaria per ‘Azione Contro la Fame’, sensibilizza le donne del campo sull’importanza della conservazione dell’acqua e delle pratiche igieniche.
‘Azione Contro la Fame’ è un’organizzazione umanitaria internazionale impegnata a garantire a ogni persona il diritto a una vita libera dalla fame. Specialisti da 46 anni, prevediamo fame e malnutrizione, ne curiamo gli effetti e ne preveniamo le cause. Siamo in prima linea in 56 paesi del mondo per salvare la vita dei bambini malnutriti e rafforzare la resilienza delle famiglie con cibo, acqua, salute e formazione. Guidiamo con determinazione la lotta globale contro la fame, introducendo innovazioni che promuovono il progresso, lavorando in collaborazione con le comunità locali e mobilitando persone e governi per realizzare un cambiamento sostenibile. Ogni anno aiutiamo 21 milioni di persone.
Azione contro la Fame | www.azionecontrolafame.it




























