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Terra Santa: la Colletta per la Custodia e i cristiani

“Cari fratelli e sorelle, all’inizio della Settimana Santa, siamo più che mai vicini con la preghiera ai cristiani del Medio Oriente, che soffrono le conseguenze di un conflitto atroce e, in molti casi, non possono vivere pienamente i Riti di questi giorni santi”: con queste parole pronunciate prima della recita dell’Angelus della Domenica delle Palme papa Leone XIV aveva ricordato la grave situazione dei cattolici in Medio Oriente.

Infatti a causa della guerra in Terra Santa i cattolici ancora oggi soffrono gravi conseguenze a causa della loro fede: “Proprio mentre la Chiesa contempla il mistero della Passione del Signore, non possiamo dimenticare quanti oggi partecipano in modo reale alla sua sofferenza. La loro prova interpella la coscienza di tutti. Eleviamo la nostra supplica al Principe della pace, affinché sostenga i popoli feriti dalla guerra e apra cammini concreti di riconciliazione e di pace”.

E dopo un giorno di tensione, dovuto al respingimento all’ingresso della basilica del Santo Sepolcro del card. Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei latini, e del Custode di Terra Santa fra Francesco Ielpo, risuona come nota positiva: “Il Patriarcato latino di Gerusalemme e la Custodia di Terra Santa confermano che le questioni riguardanti la Settimana Santa e le celebrazioni pasquali presso la Chiesa del Santo Sepolcro sono state affrontate e risolte in coordinamento con le autorità competenti.

In accordo con la polizia israeliana, l’accesso per i rappresentanti delle Chiese è stato assicurato al fine di condurre le liturgie e le cerimonie e di preservare le antiche tradizioni pasquali presso la Chiesa del Santo Sepolcro. Naturalmente, e alla luce dello stato attuale della guerra, le restrizioni esistenti sulle riunioni pubbliche rimangono in vigore per il momento. Di conseguenza, le Chiese faranno in modo che le liturgie e le preghiere siano trasmesse in diretta ai fedeli in Terra Santa e nel mondo”.

Ma nella Settimana Santa i cristiani di tutto il mondo sono invitati a sostenere quelli della Terra Santa con la Colletta del Venerdì santo, come ha sottolineato con una lettera il prefetto del Dicastero per le Chiese Orientali, card. Claudio Gugerotti, con una lettera per la raccolta di offerte destinate ai luoghi ‘del Redentore’ nel Venerdì Santo: “Quanto abbiamo sperato che la pace finalmente potesse riportare vita e speranza in Terra Santa!

I cosiddetti dialoghi e gli accordi si sono moltiplicati, ma contemporaneamente le armi non tacevano. Si è detto di aver raggiunto la pace ma, pur parlandone i media molto meno di prima, le armi continuano a sparare, la gente a morire, le terre a essere contese, i cristiani a emigrare per salvarsi la vita. Perfino le scuole non ricevono spesso gli insegnanti perché non vengono fatti transitare”.

Per questo tale Colletta è importante: “Un gesto importante per loro, fondamentale per la Custodia di Terra Santa che da tanto tempo veglia sui luoghi che hanno segnato la vita del Signore Gesù. Si tratta di un gesto importante anche per noi, perché ci aiuta a pensare che senza un sacrificio, senza un mutamento nella nostra esistenza restiamo inerti in questo mondo in fiamme e quindi complici di chi gli dà fuoco”.

Partendo da queste sollecitazioni abbiamo chiesto a fra Matteo Brena, presidente della Conferenza dei Commissari di Terra Santa di lingua italiana, di raccontarci innanzitutto come i cristiani vivono oggi in Terra Santa: “Le comunità cristiane in Terra Santa stanno sicuramente soffrendo molto la crisi umanitaria, sociale ed economica che sta colpendo il Medio Oriente in questi mesi. Al di là di un conflitto che le coinvolge da vicino, uno dei problemi principali è la mancanza di pellegrini, che rappresentavano per queste comunità un sostentamento finanziario molto importante. Sia il Patriarcato Latino sia la Custodia di Terra Santa lavorano incessantemente per salvaguardare le comunità locali, ma la situazione non è rosea, soprattutto perché la crisi dura ormai da diversi mesi”.

Nella lettera il card. Gugerotti invita a non disperare: “Ma noi cristiani non possiamo che sperare, perché Dio è la nostra speranza, e Dio non tradisce. Quel Crocifisso appeso nelle nostre stanze, come nei nostri luoghi sacri, è il segno di una vita più forte della morte ma passata attraverso la morte”.E’ possibile donare pace e seminare speranza?

“E’ necessario. Al di là di ciò che possiamo fare concretamente per le persone che vivono in una situazione di conflitto, attraverso donazioni e piccoli gesti di carità, è importante conoscere quei luoghi ed educare anche le comunità delle nostre regioni alla realtà della Terra Santa, anche a distanza.

Come ha detto di recente il Patriarca di Gerusalemme, card. Pizzaballa, la Terra Santa non è solo un luogo geografico, ma il cuore pulsante della nostra fede. Vivere la fede in quei luoghi significa accettare la contraddizione che essa incarna. Gerusalemme, ad esempio, è il luogo della risurrezione, ma anche quello del Calvario. Il luogo dell’abbraccio di Dio è ancora segnato da troppo odio.

Tuttavia, la guerra in corso non cancellerà la risurrezione, così come il dolore non spegnerà la speranza di pace. Dobbiamo farci portatori di questo messaggio anche qui in Italia, affinché si possa comprendere meglio ciò che stanno vivendo i nostri fratelli in Terra Santa e contribuire alla costruzione di un futuro migliore”.

‘Oggi più che mai è urgente ricostruire, non solo edifici e infrastrutture, ma anche relazioni, fiducia e speranza. Questo cammino passa necessariamente dall’educazione: dalle scuole, dai giovani, dalle famiglie, dai luoghi in cui può germogliare una cultura dell’incontro, del dialogo e della pace’. Nella lettera, il Custode di Terra Santa, fra Francesco Ielpo, ha scritto che la pace passa dall’educazione: in quale  modo la Chiesa educa alla pace in una terra in guerra?

“Come dicevo, l’educazione è una forma di prevenzione. E’ fondamentale partire dalle scuole e dalle nuove generazioni per costruire un futuro di pace e speranza. Negli anni, la Custodia di Terra Santa ha aperto diverse scuole che accolgono insieme studenti cristiani e musulmani, rispettandone le differenze culturali e religiose, ma facendoli crescere fianco a fianco, condividendo gli stessi banchi. Ne sono esempi la ‘Terra Santa School’ di Betlemme ed il ‘Terra Sancta College’ di Gerusalemme.

Si tratta di progetti importanti che, oltre a garantire un’educazione di base, promuovono la fratellanza e lo spirito di comunione nella diversità della fede. Lo stesso vale per il Magnificat, la scuola di musica della Custodia di Terra Santa nella Città Vecchia di Gerusalemme.

Esistono dunque iniziative che uniscono al di là delle differenze culturali, anche in una terra profondamente segnata dai conflitti: segni di speranza che superano i limiti e lavorano per educare alla pace attraverso la convivenza”.

Quali sono le possibili azioni che i cristiani possono compiere per non dimenticare la Terra Santa?

Innanzitutto, conoscere e scoprire, anche a distanza, le realtà di quei luoghi e i progetti della Custodia di Terra Santa. I commissariati, come il nostro, lavorano ogni giorno per raccontare i Luoghi Santi alle comunità locali. In momenti come questo, anche il sostegno concreto è fondamentale per i frati francescani impegnati nei numerosi progetti di carità a favore di famiglie, anziani e giovani. In questo senso, la Colletta del Venerdì Santo rappresenta un punto cardine: l’invito è quindi a donare, ciascuno secondo le proprie possibilità.

Infine, appena sarà possibile, è importante tornare a viaggiare verso la Terra Santa senza paura. I pellegrinaggi nei luoghi di Gesù sono momenti di crescita personale e spirituale, ma anche gesti concreti di pace e di sostegno per le comunità cristiane locali. La Terra Santa non è terra di paura, ma terra di Gesù”.

Infine ci può illustrare cosa sostiene questa Colletta?

“La Colletta sostiene sia la Chiesa locale sia i Luoghi Santi, contribuendo alla loro custodia e al loro mantenimento. Concretamente, i progetti sono molti e diversificati: dal sostegno alle parrocchie e alle scuole, alla formazione nei seminari locali, fino a iniziative di solidarietà e sviluppo che rispondono anche a emergenze in ambito medico e sociale. Questi progetti sono sparsi nei diversi luoghi di cui si prende cura la Custodia di Terra Santa: a Gaza, in Palestina, in Siria e in Libano”.

(Tratto da Aci Stampa)

Da Gerusalemme un appello al mondo per la Pasqua

“Nei giorni scorsi avevamo inviato ai Patriarchi di quella regione una lettera per ribadire la fraternità e la solidarietà delle Chiese in Italia. Le risposte ricevute ci hanno profondamente toccato. Tra le altre, il card. Pierbattista Pizzaballa ha ringraziato per 0’la vicinanza che la Chiesa in Italia continua a esprimere verso le comunità cristiane del Medio Oriente, culla della fede’, aggiungendo parole che evocano con forza il dramma di questo tempo…

Le ferite di quelle terre attraversano il corpo della Chiesa e interrogano la coscienza di tutti. Avremo modo di confermare la nostra solidarietà partecipando alla Colletta per la Terra Santa che tradizionalmente si raccoglie il Venerdì Santo (3 aprile). Auspichiamo che la voce di papa Leone sia ascoltata dai responsabili delle nazioni, si decida il cessate il fuoco perché la guerra non sia una spirale che faccia precipitare tutti in una voragine”: con queste parole il presidente della Cei, card. Matteo Zuppi, ha aperto i lavori del consiglio episcopale permanente.

Infatti poche ore prima il patriarca di Gerusalemme, card. Pierbattista Pizzaballa, aveva annunciato la chiusura dei Luoghi sacri da parte delle autorità israeliane per la sicurezza: “A causa della guerra, quest’anno non ci è stato possibile vivere il tradizionale cammino quaresimale a Gerusalemme, con le solenni celebrazioni al Santo Sepolcro e nei Luoghi Santi della Passione. Se abbiamo potuto pregare e prepararci personalmente, abbiamo sentito la mancanza del cammino comunitario verso la Pasqua. Ora ci troviamo a interrogarci sulle celebrazioni della Settimana Santa, cuore pulsante della nostra fede, a Gerusalemme e presso il Santo Sepolcro”.

A causa della situazione bellica è stata annullata anche la processione della domenica dell palme: “La tradizionale processione della Domenica delle Palme, che dal Monte degli Ulivi sale a Gerusalemme, è cancellata. Sarà sostituita da un momento di preghiera per la città di Gerusalemme, in un luogo da definire. La Messa crismale è rinviata a data da destinarsi, non appena la situazione lo consentirà, possibilmente entro il tempo pasquale. Il Dicastero per il Culto Divino ha già concesso il necessario assenso. Le chiese della diocesi restano aperte. Parroci e sacerdoti, nelle forme e con le modalità possibili, faranno il possibile per favorire la preghiera e la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni pasquali”.

Però ha invitato a non scoraggiarsi: “Alla durezza di questo tempo di guerra, che ci coinvolge tutti, si aggiunge oggi anche quella di non poter celebrare degnamente e insieme la Pasqua. E’ una ferita che si aggiunge a tante altre inferte dal conflitto. Ma non dobbiamo lasciarci scoraggiare. Se non possiamo riunirci come vorremmo, non rinunciamo alla preghiera”.

E’ stato un invito a ‘pregare sempre, senza stancarsi mai’: “Desideriamo quindi supplire a queste limitazioni con momenti di preghiera in famiglia e nelle nostre comunità religiose. So che già ovunque si prega, e mi consola vedere l’impegno per mantenere viva la tensione spirituale. Tuttavia, sento il bisogno di proporre una giornata particolare in cui, pur rimanendo ciascuno nei propri luoghi, ci si senta idealmente uniti nella preghiera per trovare conforto. Desideriamo la pace, innanzitutto per i nostri cuori turbati. Solo la preghiera può donarla”.

L’invito è fissato sabato prossimo: “Vi invito pertanto a unirvi in preghiera sabato prossimo, 28 marzo, recitando il Rosario per implorare il dono della pace e della serenità, specialmente per quanti soffrono a causa del conflitto. Lo faremo con cuore umile, certi che la nostra preghiera, anche se fisicamente distanti, è capace di attingere alla forza dell’amore di Dio, che ci unisce in spirito di speranza e di fiducia”.

Una preghiera per ricordare che la Pasqua alimenta la speranza: “La Pasqua, che celebriamo nel segno della passione, morte e risurrezione di Cristo, ci ricorda che nessuna oscurità, nemmeno quella della guerra, può avere l’ultima parola. Il sepolcro vuoto è il sigillo della vittoria della vita sull’odio, della misericordia sul peccato. Lasciamo che questa certezza illumini i nostri passi e sostenga la nostra speranza”.

Queste parole sono state anticipate da quelle dell’Amministratore Delegato, Sami El-Yousef: “La guerra è iniziata sabato, circa dodici giorni fa, e si è distinta per la rapidità con cui la situazione si è sviluppata. All’improvviso sono risuonate le sirene, c’è stata grande confusione e ci è stato chiesto di recarci nei rifugi. Razzi e aerei sorvolavano le nostre teste e la situazione è diventata estremamente drammatica in pochissimo tempo.

E’ tuttavia importante sottolineare che già mercoledì metà dei dipendenti era tornata al lavoro qui nella sede centrale, nel centro storico di Gerusalemme. Entro venerdì, tutto il nostro personale era tornato al lavoro, nonostante fosse stato dichiarato lo stato di emergenza e alla popolazione fosse stato praticamente chiesto di restare a casa per la maggior parte del tempo ed evitare di uscire all’aperto”.

E’ una testimonianza importante: “Questa è per tutti noi del Patriarcato Latino qui a Gerusalemme una testimonianza importante: siamo qui per servire e siamo qui per restare. La guerra non ci impedirà di continuare a offrire questi servizi alle migliaia di persone che ne dipendono. Continueremo a essere presenti per garantire la continuità del nostro lavoro e fare in modo che non venga interrotto, soprattutto in tempo di guerra, quando così tante persone soffrono”.

Significa che la Chiesa è sempre presente: “La Chiesa, dunque, si erge con orgoglio anche nei momenti di crisi, come ha fatto in tutte le crisi precedenti. Siamo orgogliosi di tutto il personale che presta servizio qui a Gerusalemme e in tutte le diocesi dei diversi Paesi in cui operiamo… Siamo qui per servire e continueremo a farlo”.

Colletta per la Terra Santa: aiutare per dare speranza

“Quanto abbiamo sperato che la pace finalmente potesse riportare vita e speranza in Terra Santa! I cosiddetti dialoghi e gli accordi si sono moltiplicati, ma contemporaneamente le armi non tacevano. Si è detto di aver raggiunto la pace ma, pur parlandone i media molto meno di prima, le armi continuano a sparare, la gente a morire, le terre a essere contese, i cristiani a emigrare per salvarsi la vita. Perfino le scuole non ricevono spesso gli insegnanti perché non vengono fatti transitare”: il prefetto del Dicastero per le Chiese Orientali, card. Claudio Gugerotti ha scrive una lettera per la raccolta di offerte destinate ai luoghi ‘del Redentore’ nel Venerdì Santo.

Nella lettera il prefetto rivolge un appello per contribuire alla tradizionale Collecta pro Terra Sancta, la raccolta di offerte destinate ai luoghi del ‘Redentore’ che si tiene ogni anno il Venerdì Santo: “So che rivolgermi a te e alla famiglia cristiana di cui sei responsabile è sempre più difficile e sempre più ripetitive sono le parole che di anno in anno ti rivolgo. So che diventa sempre più arduo pensare a tamponare e disinfettare, finché si può, le ferite di questo mondo così atrocemente dilaniato”.

Nonostante questa situazione la lettera è un invito a non disperare: “Ma noi cristiani non possiamo che sperare, perché Dio è la nostra speranza, e Dio non tradisce. Quel Crocifisso appeso nelle nostre stanze, come nei nostri luoghi sacri, è il segno di una vita più forte della morte ma passata attraverso la morte. Dobbiamo cambiare molto: mentalità, sensibilità, priorità nell’esistenza quotidiana, perché questo mondo ci disumanizza progressivamente e non ce ne accorgiamo”.

Oltre ad essere un invito alla preghiera, è anche un invito al sostegno dei cristiani, che abitano quei luoghi santi: “Non dimentichiamoci mai di pregare, perché Dio è la nostra speranza. Ma ora ecco che vengo a proporti un gesto piccolo, che però va proprio nel senso di questa conversione, di questo cambiamento: dare un po’ del nostro denaro per aiutare i fratelli e le sorelle in estremo pericolo a vivere un giorno di più, a trovare la possibilità di sperare e di ricominciare.

Un gesto importante per loro, fondamentale per la Custodia di Terra Santa che da tanto tempo veglia sui luoghi che hanno segnato la vita del Signore Gesù. Si tratta di un gesto importante anche per noi, perché ci aiuta a pensare che senza un sacrificio, senza un mutamento nella nostra esistenza restiamo inerti in questo mondo in fiamme e quindi complici di chi gli dà fuoco”.

Un gesto per dare speranza ai cristiani di quei luoghi: “Un gesto che si concretizzerà nel mondo quasi dovunque (perché qualche comunità ha scelto un’altra data) proprio nel Venerdì santo, giorno in cui si ricorda Colui che ha dato non un’elemosina, ma la sua stessa vita, il suo ultimo sospiro che è lo Spirito Santo, perché questo mondo guarisse e ricominciasse a sperare nell’insperato.

I Papi hanno voluto questo gesto e continuano a volerlo, perché sono convinti che soltanto nella paternità, nella condivisione e nell’amicizia solidale si può ricostruire una realtà che torni ad avere parvenze umane e a riprodurre il progetto di umanità voluto da Dio all’atto della creazione”.

E’ un appello accorato a favore dei cristiani che odono solo bombe: “Per vivere c’è bisogno anche del vostro contributo. Moltissimi cristiani di Terra Santa hanno perso tutto, compreso quel lavoro che veniva dal servizio ai pellegrini. Ora la quasi totalità di questi tende, impaurita, a non avventurarsi più in quelle terre. I nostri fratelli e sorelle nella fede che abitano i Luoghi Santi sanno che con il vostro contributo, e forse solo con esso, se la loro incolumità non potrà essere garantita tuttavia almeno le loro scuole potranno riprendere a funzionare, qualche nuova casa potrà essere costruita e, laddove la distruzione è totale, qualche cura sarà garantita. Bombe prima, catastrofi naturali poi, hanno deturpato la loro terra, rendendola inabitabile, per non parlare di quei lutti sempre più numerosi, senza che vi sia un giorno in cui si possa respirare sereni”.

E’ un appello diretto ai vescovi per sensibilizzare i fedeli: “Ti prego di far risuonare, con le parole che più si adattano alla sensibilità della tua gente, il nostro dovere di prenderci cura della Terra Santa, così come di tanti altri luoghi devastati. Mostra immagini, sensibilizza attraverso le mille fonti che rendono accessibile la fatica quotidiana dei pochi cristiani che riescono a mantenere la possibilità di rimanere nella loro terra. Ci sono tanti strumenti in giro, a partire dall’appello dei Papi e dei dediti pastori del luogo”.

E’ un appello per ‘risvegliare’ le coscienze sul dramma mediorientale: “Cerchiamo di fare in modo che la nostra gente arrivi alla Colletta cosciente che dare è un forte segno di fede, che una Terra Santa senza credenti è una terra perduta, perché si smarrisce la memoria viva, che è la continuità con la fonte della salvezza che ci ha rigenerati in Cristo.

Esorta, convinci, risveglia le coscienze, richiamale alla solidarietà di quest’unico Corpo di Cristo che è la Chiesa, estesa su tutte le terre del mondo. Sacrilegio non è solo un atto compiuto contro l’Eucarestia; sacrilegio è anche l’atto compiuto contro il Corpo di Cristo che è la Chiesa. Sant’Agostino, quanto insiste su questo concetto: quando ricevi il corpo di Cristo all’altare sappi che tu ricevi quello che sei! “Diventate ciò che vedete e ricevete ciò che siete”.

Richiamando un invito di papa Leone XIV il prefetto del dicastero si appella alla sensibilità cristiana: “Io sono convinto che la nostra gente, la tua gente, non sarà insensibile a questo richiamo, perché le fibre più vibranti, quelle che il Battesimo ha reso parte integrante della voglia universale di bene che ci prepara all’incontro con Dio, aspettano solo di essere rinforzate o anche semplicemente allenate”.

E’ una chiara richiesta di aiuto per non far scomparire i cristiani dalla Terra Santa: “Quante volte ho personalmente visitato quelle minoranze cristiane che ogni giorno si svegliano col pericolo di non trovare più spazio per esistere!

Aiutateci a dare loro una speranza concreta e non soltanto parole di consolazione, perché noi che li visitiamo sappiamo che di lì ce ne andremo, mentre essi rimangono con le loro paure, perfino con il terrore che, proprio perché sono cristiani, possono essere eliminati. La Colletta per la Terra Santa, con l’inestimabile aiuto quotidiano dei nostri francescani e di quanti animano e lavorano nelle comunità sul posto, sarà una goccia nell’oceano, ma l’oceano, a forza di perdere gocce, sta diventando un deserto”.

Mentre qualche settimana prima il nuovo Custode di Terra Santa, fr. Francesco Ielpo, aveva raccontato la situazione in Terra Santa: “Gli ultimi anni sono stati particolarmente gravosi per le comunità cristiane del Medio Oriente. La guerra ha portato morte, distruzione e paura, non solo a Gaza, ma anche in Cisgiordania, in Israele, in Libano e in Siria. Alla sofferenza provocata dal conflitto si è aggiunta la lunga assenza dei pellegrini, che ha aggravato una già profonda crisi economica e occupazionale”.

Queste assenze stanno causando difficoltà alle famiglie: “Molte famiglie cristiane, che traevano sostentamento dai Luoghi Santi e dalle attività connesse ai pellegrinaggi, si trovano oggi in grande difficoltà. Abbiamo appena concluso l’Anno Giubilare della Speranza e la speranza stessa appare ferita: a Betlemme, a Gerusalemme, nel Nord di Israele, così come nelle comunità cristiane del Libano e della Siria. La mancanza di sicurezza e di lavoro rende sempre più difficile sostenere le famiglie e, ancor più, immaginare un futuro per i giovani e per le nuove generazioni”.

Infine il nuovo Custode di Terra Santa invita a sostenere in modo particolare le scuole: “Oggi più che mai è urgente ricostruire, non solo edifici e infrastrutture, ma anche relazioni, fiducia e speranza. Questo cammino passa necessariamente dall’educazione: dalle scuole, dai giovani, dalle famiglie, dai luoghi in cui può germogliare una cultura dell’incontro, del dialogo e della pace. Sostenere l’educazione significa investire nel futuro della Terra Santa e nel ruolo delle comunità cristiane come fermento di riconciliazione in una società segnata da divisioni e ferite profonde”.

Sostenere vuol dire non dimenticare: “Nel Venerdì Santo, mentre contempliamo il Crocifisso, vi chiediamo di non dimenticare la Terra Santa, di ricordare nella preghiera e nella carità concreta coloro che continuano a vivere e a testimoniare il Vangelo nei Luoghi della Redenzione. La vostra vicinanza è un segno prezioso di speranza e di fraternità: aiutaci a donare speranza e seminare la pace!”

Colletta per la Terra Santa: p. Brena invita a partecipare

“Mentre vi scrivo, il nostro cuore è sollevato dalla tregua in atto. Sappiamo che è fragile e che, per natura sua, non basterà da sola a risolvere i problemi e ad estinguere l’odio in quell’area. Ma almeno gli occhi non vedono ulteriori esplosioni e non perpetuano l’angoscia dell’irreparabile.

Abbiamo visto pianti, disperazione, distruzione ovunque. Ora la nostra speranza è che il trionfo della morte inferta non sia la sua eterna vittoria. E ci torna la speranza di vedere il Risorto, Gesù Cristo nostro Signore, che proprio in quella terra mostrò, vivo, le piaghe della sua passione”.

Prendendo spunto dalla lettera per l’appello per la Colletta dei Cristiani in Terra Santa, che si svolge nelle chiese di tutto il mondo nella giornata del Venerdì Santo, del prefetto del dicastero per le Chiese orientali, card. Claudio Gugerotti, abbiamo chiesto al presidente della Conferenza dei Commissari di Terra Santa di lingua italiana, p. Matteo Brena, di illustrarci la situazione in Terra Santa: “La situazione è molto critica. Con la ripresa dei bombardamenti su Gaza è ritornato un clima di forte sfiducia verso il futuro e la tensione sociale sia in Israele che in Palestina si è riaccesa”.

Nello scorso ottobre papa Francesco scriveva una lettera ai cattolici del Medio Oriente: ‘Voi, fratelli e sorelle in Cristo che dimorate nei Luoghi di cui più parlano le Scritture, siete un piccolo gregge inerme, assetato di pace. Grazie per quello che siete, grazie perché volete rimanere nelle vostre terre, grazie perché sapete pregare e amare nonostante tutto. Siete un seme amato da Dio’. Cosa significa custodire quei luoghi santi?

“Custodire significa tenere viva la memoria e far sì che il messaggio e la grazia di quei luoghi rimanga viva e accessibile a tutti coloro che si fanno pellegrini. I frati francescani sono impegnati da secoli in questa missione di custodia dei Luoghi Santi, come le basiliche del Santo Sepolcro e della Natività. Oltre a rappresentare un patrimonio inestimabile per il mondo cristiano questi luoghi aiutano tutti noi a ‘leggere e reggere’ in questo tempo così difficile”.

Ma a cosa serve la Colletta dei Cristiani in Terra Santa?

“E’ la principale risorsa per sostenere le attività e la vita che si svolgono attorno ai Luoghi Santi. Le offerte raccolte dalle comunità parrocchiali e dai vescovi sono trasferite, attraverso i Commissari di Terra Santa, alla Custodia di Terra Santa. Questi fondi sono utilizzati per preservare i siti sacri e per sostenere le comunità cristiane locali, spesso definite le ‘pietre vive’ di questa regione. In Palestina ed Israele operano in un contesto segnato dal conflitto e da tensioni quotidiane. Il loro messaggio si concentra sulla promozione della pace e della speranza, invitando i parrocchiani ad essere portatori di serenità e a non lasciarsi sopraffare dalle difficoltà. Uno degli interventi principali riguarda l’istruzione.

La Custodia lavora per preservare l’identità cristiana attraverso diverse iniziative per evitare la dispersione delle comunità locali e garantire la loro continuità. In Giordania, oltre al lavoro educativo, i frati si dedicano alla comunità di migranti presente nel Paese, offrendo loro un aiuto concreto. I francescani continuano a sostenere le persone più vulnerabili, mettendo al centro la solidarietà e l’attenzione al prossimo.

In Libano, oltre al loro ruolo spirituale, che include la celebrazione dei sacramenti e l’accompagnamento delle famiglie nei matrimoni, i francescani si dedicano a numerose attività pastorali quali il catechismo e la formazione religiosa, con un’attenzione particolare ai bambini ed ai giovani, i campi estivi e le relative iniziative rivolte alla gioventù francescana, che promuovono l’istruzione e i valori cristiani.

Nella Siria devastata da anni di guerra civile, i frati distribuiscono generi alimentari e forniscono supporto medico a chi ne ha più bisogno. Ogni mese circa 300 persone ricevono le medicine essenziali per trattare malattie croniche”.

Per quale motivo è stata istituita tale Colletta?

“La Colletta per i Cristiani in Terra Santa è stata istituita con l’intento di rafforzare il legame fra i cristiani di tutto il mondo ed i Luoghi Santi ed è una delle raccolte ufficiali della Chiesa cattolica. La Colletta, che solitamente si svolge nelle liturgie del Venerdì Santo, quest’anno il 18 aprile, trova origine nell’esortazione apostolica di san Paolo VI ‘Nobis in Animo’ del marzo 1974. Quest’anno la raccolta promossa attraverso la campagna: ‘Dona speranza, semina la pace’, sarà possibile anche online attraverso la pagina: https://sostieni.collettavenerdisanto.it/”.  

In quale modo la comunità cristiana di Terra Santa si prepara a vivere la Pasqua?​

“Si prepara con grande fede e coraggio per mantenere viva la memoria (anche a nome nostro) e guardare al futuro con speranza. I tempi sono molto difficili, non solo per la mancanza di pellegrini, ma anche per le difficoltà che sta creando il governo per motivi di ‘sicurezza’. Accessi limitati ai luoghi santi ed i pochi permessi concessi ai cristiani palestinesi che desiderano partecipare alle liturgie nella Città Santa sono il segno di un clima di oppressione che genera altra tensione”.

Nella sua storia personale cosa la lega alla Terra Santa?

“La mia vocazione è emersa in modo chiaro frequentando il Santuario della Verna, luogo delle stimmate di san Francesco ed oggi chiamato ‘Calvario Francescano’. Quel mistero di amore e dolore che san Francesco ha accolto nella sua carne nei segni della passione non può essere compreso a pieno senza aver attraversato il ‘Quinto Vangelo’. Questo l’ho capito nel 2009 quando con miei compagni di studentato ho avuto la grazia di vivere la Settimana Santa a Gerusalemme”.

Che cosa vuol dire per lei essere ‘ponte’ tra i cristiani della Terra Santa ed i cristiani in Italia?

“Essere ponti tra la complessa e poliedrica Terra di Gesù e le comunità cristiane italiane è una grande sfida e richiede molte energie. In sintesi, per me è esperienza di evangelizzazione, relazione e comunione. Sento questo ‘essere ponte’ in piena sintonia con il carisma francescano. Incontro, ascolto e condivisione sono parole chiave di questo servizio”.

E come si declina in pratica l’essere ponte?

“Si declina attraverso le classiche attività del commissariato come le giornate pro Terra Sancta e la proposta dei pellegrinaggi che oltre alla visita ai luoghi santi includono sempre un incontro con la realtà locale o la realtà della Custodia. Chiaramente in un contesto come quello italiano è necessario trovare continuamente nuove forme di incontro con realtà anche lontane dai contesti ecclesiali. Questo sta avvenendo attraverso incontri informativi sulla realtà dei cristiani di Terra Santa presso le università e le scuole superiori, ma anche attraverso eventi artistici che mirano a divulgare e sostenere anche economicamente l’opera della Custodia di Terra Santa”.

(Tratto da Aci Stampa)

Terra Santa: l’Azione Cattolica per la Colletta del Venerdì Santo

L’Azione Cattolica scende in campo per sostenere la Colletta del Venerdì Santo, che si svolgerà venerdì 18 aprile per la Terra Santa, in quanto attraverso questa raccolta, la Custodia di Terra Santa sostiene la tutela dei Luoghi Santi (e pietre della memoria) e la presenza dei cristiani in quei territori (le pietre vive), promuovendo iniziative di solidarietà e assistenza, secondo le parole dell’appello del Custode di Terra Santa, fra Francesco Patton, ‘Aiutaci a donare speranza e seminare pace’, che la Presidenza nazionale dell’Azione Cattolica Italiana ha deciso di accogliere e rilanciare, invitando soci e amici dell’associazione (presente in oltre 5.000 parrocchie delle diocesi italiane) a promuovere la raccolta fondi per il mantenimento dei Luoghi Santi e il sostegno delle comunità cristiane di Terra Santa, donne e uomini che lì vivono e testimoniano quotidianamente il Vangelo.

Grazie a questo sostegno, sul sito www.collettavenerdisanto.it è disponibile, tra i materiali e i sussidi, una Via Crucis commentata dai Frati francescani della Custodia di Terra Santa, arricchita dalle meditazioni e testimonianze delle pietre vive. In un video messaggio rivolto all’Azione Cattolica Italiana, il Custode di Terra Santa ringrazia l’Associazione per il suo sostegno, come ha sottolineato fra Patton: “Il coinvolgimento dell’Azione Cattolica Italiana nella promozione della Colletta rientra pienamente nello spirito di amicizia che mira a rafforzare il legame tra i fedeli di tutto il mondo e i Luoghi Santi, attraverso attività di servizio e azioni concrete di vicinanza alle pietre vive. Non è la prima volta che l’Azione Cattolica Italiana manifesta in modo concreto la sua attenzione verso i bisogni della Terra Santa, e per questo desidero ringraziare tutti gli associati per il loro impegno a promuovere la Colletta in un momento così difficile per la nostra missione”.

Fra Francesco Patton ha ricordato anche le gravi difficoltà affrontate nell’ultimo anno in Terra Santa, dove la guerra ha portato morte e distruzione, privando molte famiglie del lavoro, impedendo a tanti bambini di frequentare la scuola e rendendo difficoltoso l’accesso alle cure mediche: “Il Venerdì Santo, quando nelle vostre diocesi e parrocchie si terrà la Colletta a favore dei Luoghi Santi, ricordatevi di noi e siate generosi. Sollecitate i vostri parroci a non dimenticare noi, che per mandato della Chiesa universale ci prendiamo cura dei santuari di Terra Santa e dei cristiani che vivono accanto ad essi. Incoraggiate i membri delle vostre comunità a essere generosi, ricordando le parole di Gesù: ‘C’è più gioia nel dare che nel ricevere’.

Aiutateci a donare speranza e a seminare la pace! L’aiuto alla Terra Santa è una priorità per i cristiani di tutto il mondo. Per questo la Presidenza nazionale dell’Azione Cattolica Italiana invita a non dimenticare questo santo impegno e vitale responsabilità. Partecipare e offrire il proprio contributo per la custodia dei Luoghi Santi e il sostegno delle comunità cristiane locali è un segno concreto di speranza e pace”.

A tal proposito il card. Claudio Gugerotti, prefetto del Dicastero per le Chiese Orientali, ha evidenziato il difficile momento che vivono i cristiani in Terra Santa: “Se vogliamo rinforzare la Terra Santa e assicurare il contatto vivo con i Luoghi Santi, occorre sostenere comunità cristiane che, nella loro varietà, offrano al Dio-con-noi la loro lode perenne, anche a nome nostro… Facendo memoria delle immagini di distruzione e di morte che sono passate costantemente sotto i vostri occhi in questi tempi di nuovo Calvario, fate della Colletta una delle vostre priorità pastorali”.

Mentre nell’omelia della solennità dell’Annunciazione, il card. Pierbattista Pizzaballa, ha invitato a non ‘avere paura’: “In questo tempo dove si costruiscono narrative di violenza e di potere, dove la storia fatta dai grandi sembra essere quella di guerra e di sopraffazione, noi vogliamo essere quelli che con il loro stile, nei loro incontri, con la parola e con la vita, costruiscono una narrativa diversa, scrivono un’altra storia. Con mitezza, ma anche con la forza della parola e della testimonianza, vogliamo dire il nostro ‘si’ a Dio, ed essere costruttori di una città diversa, piena di luce e di vita”.

Un invito ad ‘alzare lo sguardo’: “Seguendo la Vergine Maria, noi vogliamo invece seguire la Parola di Dio, che crea futuro, apre all’incontro e genera vita. Vogliamo quindi ripartire da Nazareth rafforzati dallo sguardo materno di Maria, che ci chiede di alzare lo sguardo, di non arrenderci alle paure che ci paralizzano, e vedere l’opera che Dio ancora compie attraverso tanti uomini e donne che danno concretezza alla nostra speranza. Di più, vogliamo essere tra loro”.

Card. Gugerotti: Colletta pro Terra Santa tra le priorità pastorali

“Mentre vi scrivo, il nostro cuore è sollevato dalla tregua in atto. Sappiamo che è fragile e che, per natura sua, non basterà da sola a risolvere i problemi e ad estinguere l’odio in quell’area. Ma almeno gli occhi non vedono ulteriori esplosioni e non perpetuano l’angoscia dell’irreparabile. Abbiamo visto pianti, disperazione, distruzione ovunque. Ora la nostra speranza è che il trionfo della morte inferta non sia la sua eterna vittoria. E ci torna la speranza di vedere il Risorto, Gesù Cristo nostro Signore, che proprio in quella terra mostrò, vivo, le piaghe della sua passione”.

Con queste parole, firmate dal card. Claudio Gugerotti, prefetto del Dicastero per le Chiese Orientali e da mons. Michel Jalakh, segretario della stessa istituzione, comincia l’Appello per la Colletta dei Cristiani in Terra Santa, in cui si ribadisce la necessità della pace in Terra Santa con le parole del profeta Ezechiele:

“Subito torna alla mente il nostro dovere (e uso questo termine con trepidazione, ma con decisione) di correre per aiutare, appena concretamente possibile, la vita a rinascere… Tutti, a partire dai bambini, hanno diritto a vivere in pace e a riavere case e scuole, a giocare insieme senza la paura di rivedere il ghigno satanico della morte. E’ vero. Per noi cristiani i Luoghi Santi hanno un valore particolare, sono incarnazione dell’Incarnazione. Essi sono stati custoditi fin dagli inizi dalle comunità cristiane, nella varietà delle loro tradizioni, e da secoli i Frati minori della Custodia li curano con fedeltà mirabile”.

Quindi hanno ricordato le opere di carità che la Chiesa promuove in Terra Santa: “Intorno a quei luoghi sono sbocciate iniziative di grande valore pastorale: parrocchie, scuole, ospedali, case per anziani, centri di assistenza a migranti, sfollati, rifugiati. Proprio per aiutare a sostenere tutto questo il Santo Papa Paolo VI ha istituito la Colletta per i Luoghi Santi, nella forma che da allora viene annualmente ripetuta il venerdì santo o in altra data localmente fissata”.

Per questo la Colletta diventa un sostegno essenziale: “Quest’anno la Colletta diventa una risorsa imprescindibile: dopo la pandemia, la quasi completa interruzione dei pellegrinaggi e delle piccole attività che soprattutto i cristiani hanno creato a lato di essi, molti sono stati costretti all’esilio. Se vogliamo rinforzare la Terra Santa e assicurare il contatto vivo con i Luoghi Santi, occorre sostenere comunità cristiane che, nella loro varietà, offrano al Dio-con-noi la loro lode perenne, anche a nome nostro. Ma perché questo avvenga, abbiamo assoluto bisogno del dono generoso delle vostre comunità”.

In questo senso la Colletta è una ‘priorità’ pastorale’: “Vorrei che voi, Fratelli vescovi, facendo memoria delle immagini di distruzione e di morte che sono passate costantemente sotto i vostri occhi in questi tempi di nuovo Calvario, vi faceste apostoli persuasivi di questo impegno. La Terra Santa, i Luoghi Santi, il Popolo Santo di Dio sono la vostra famiglia, perché sono patrimonio di tutti noi.

Sentite, vi prego, la Colletta come una delle vostre priorità pastorali: qui è in gioco la sopravvivenza di questa nostra preziosa presenza, che risale direttamente ai tempi di Gesù. Sono certo che il vostro entusiasmo e la vostra cura affettuosa si trasmetteranno alle comunità che vi sono affidate”.

L’appello si conclude con l’invito a rendere tale gesto come ‘liturgia’: “Per cortesia, evitate che le nostre Chiese promuovano collette parallele per lo stesso scopo, perché non siano compromessi il significato e l’efficacia della vostra carità, iniziativa universale del Successore di Pietro, il Vescovo di Roma. Quanto avrete raccolto potrà essere rimesso direttamente a questo Dicastero dai Commissariati di Terra Santa del vostro Paese. Ci aspettiamo che nessuna comunità consideri questa ‘liturgia’, come veniva chiamata in antico, quale cosa che non la riguarda”.

La ‘Colletta per la Terra Santa’ nasce dalla volontà dei papi di mantenere saldo il legame tra tutti i Cristiani del mondo e i Luoghi Santi. Essa rappresenta una fonte principale di sostentamento per la vita che si svolge attorno ai Luoghi Santi e costituisce lo strumento con cui la Chiesa si pone accanto alle comunità ecclesiali del Medio Oriente. Con l’Esortazione Apostolica ‘Nobis in Animo’ (25 marzo 1974), il Santo Papa Paolo VI ha dato un impulso decisivo a favore della Terra Santa, che aveva visitato nel suo storico pellegrinaggio del 1964.

Attraverso la Colletta, la Custodia Francescana può portare avanti la sua missione fondamentale: custodire i Luoghi Santi, le pietre della memoria, e favorire la presenza cristiana, le pietre vive della Terra Santa. Questo avviene mediante numerose attività di solidarietà, come il mantenimento delle strutture pastorali, educative, assistenziali, sanitarie e sociali. Di norma, la Custodia di Terra Santa riceve il 65% dei proventi della Colletta, mentre il restante 35% viene destinato al Dicastero per le Chiese Orientali, che provvede a distribuirlo.

Colletta per la Terra Santa: fate sentire il cuore solidale della Chiesa

‘E ora i nostri piedi si fermano alle tue porte, Gerusalemme’: con queste parole tratte dal salmo 122 il prefetto del dicastero per le Chiese orientali, card. Claudio Gugerotti, ha scritto una lettera ai cattolici per esortarli a partecipare alla ‘Colletta pro Terra Sancta’, che si svolge nel Venerdì Santo, nata dalla volontà dei papi di mantenere forte il legame tra i cristiani e quelli dei Luoghi Santi:

“In tutto il mondo risuona il rombo delle armi portatrici di morte. E non si vede tregua, anche se Dio ci ha assicurato che ‘Ogni calzatura di soldato nella mischia e ogni mantello macchiato di sangue sarà bruciato, sarà esca del fuoco’. Questa è la profezia di Isaia. Abbiamo visto e vediamo uomini in armi spargere sangue e uccidere la vita stessa. Eppure nel versetto successivo Isaia annunciava che ‘un bimbo ci è stato donato… il Principe della pace’. Per noi Cristiani quel bimbo è Gesù, il Cristo, il Dio fatto uomo, il Dio con noi”.

Ed ha ricordato il significato del pellegrinaggio a Gerusalemme per i cristiani: “Il pellegrinaggio a Gerusalemme ha una storia antica quanto il cristianesimo, e non solo per i Cattolici. Questo è reso ancora oggi possibile dall’opera generosa dei Francescani della Custodia di Terra Santa e dalle Chiese Orientali ivi presenti. Essi mantengono e animano i santuari, segni della memoria dei passi e delle azioni di Gesù, testimoni materiali di un Dio che assunse la materia per salvare noi, fango animato dal soffio dello Spirito. Per la loro dedizione in quei luoghi si continua a pregare incessantemente per il mondo intero”.

Da tale pellegrinaggio è nata la solidarietà con i cristiani della Terra Santa; “Fin dalle sue origini la Chiesa ha coltivato ininterrottamente e con passione la solidarietà con la Chiesa di Gerusalemme. In epoca tardo-medievale e moderna, più volte i Sommi Pontefici intervennero per promuovere e regolamentare la colletta a favore del Luoghi Santi. L’ultima volta fu riformata dal santo papa Paolo VI nel 1974 attraverso l’Esortazione Apostolica ‘Nobis in Animo’. Anche papa Francesco ha spesso sottolineato l’importanza di questo gesto ecclesiale”.

Ed ha spiegato perché la Colletta per la Terra Santa è un ‘obbligo’: “Cari fratelli e sorelle, non si tratta di una pia tradizione per pochi. Ovunque nella Chiesa Cattolica si fa obbligo ai fedeli di offrire il loro aiuto nella cosiddetta Colletta Pontificia per la Terra Santa che si raccoglie il Venerdì Santo o, per alcune aree, in un altro giorno dell’anno. Lo faremo anche quest’anno, sperando in una vostra particolare generosità.

E sapete perché? Perché, oltre alla custodia dei Luoghi Santi che hanno visto Gesù, ci sono, ancora viventi e operanti pur fra mille tragedie e difficoltà spesso causate dall’egoismo dei grandi della terra, i cristiani della Terra Santa. Molti nella storia sono morti martiri per non veder recise le radici della loro antichissima cristianità. Le loro Chiese sono parte integrante della storia e della cultura d’Oriente.

Ma oggi molti di loro non ce la fanno più e abbandonano i luoghi dove i loro padri e le loro madri hanno pregato e testimoniato il Vangelo. Lasciano tutto e fuggono perché non vedono speranza. E lupi rapaci si dividono le loro spoglie”.

Con tale Colletta si aiuta tutti i cristiani della Terra Santa, dal Libano alla Siria: “Io mi rivolgo a voi perché il loro grido non resti inascoltato e il Santo Padre possa sostenere le Chiese locali a trovare nuove vie, occasioni di abitazione, di lavoro, di formazione scolastica e professionale, perché rimangano e non si perdano nel mondo sconosciuto di un Occidente, così diverso dal loro sentire e dal loro modo di testimoniare la fede. Se partiranno, se a Gerusalemme e in Palestina lasceranno i loro piccoli commerci destinati ai pellegrini che non vi si recano più, l’Oriente perderà parte della sua anima, forse per sempre. Fate che sentano il cuore solidale della Chiesa!”

 La Custodia Francescana attraverso la ‘Colletta pro Terra Sancta’ può sostenere l’importante missione a cui è chiamata: custodire i Luoghi Santi, le pietre della memoria, e favorire la presenza cristiana, le pietre vive di Terra Santa, attraverso tante attività di solidarietà, come ad esempio il mantenimento delle strutture pastorali, educative, assistenziali, sanitarie e sociali.

I territori che beneficiano sotto diverse forme di un sostegno proveniente dalla Colletta sono i seguenti: Gerusalemme, Palestina, Israele, Giordania, Cipro, Siria, Libano, Egitto, Etiopia, Eritrea, Turchia, Iran e Iraq.

Di norma, la Custodia di Terra Santa riceve il 65% della Colletta, mentre il restante 35% va al Dicastero per le Chiese Orientali, che lo utilizza per la formazione dei candidati al sacerdozio, il sostentamento del clero, l’attività scolastica, la formazione culturale e i sussidi alle diverse circoscrizioni ecclesiastiche in Medio Oriente.

La Colletta per la Terra Santa, grazie all’opera della Custodia Francescana, è “la fonte principale per il sostentamento della vita che si svolge intorno ai Luoghi Santi e lo strumento che la Chiesa si è data per mettersi a fianco delle comunità ecclesiali del Medio Oriente”.

Le attività di solidarietà portate avanti grazie alla Colletta, vanno dal mantenimento delle strutture pastorali, a quelle educative, assistenziali, sanitarie e sociali, nei territori di Gerusalemme, Palestina, Israele, Giordania, Cipro, Siria, Libano, Egitto, Etiopia, Eritrea, Turchia, Iran e Iraq. In totale, le offerte arrivate nel 2023 per la Colletta di Terra Santa hanno raggiunto € 6.571.893,96 che riusciranno anche a sostenere giovani seminaristi e sacerdoti, religiosi e religiose e, compatibilmente con i fondi disponibili, alcuni laici.

Il Banco Alimentare raccoglie sempre più generi alimentari

Si è svolta sabato scorso la 27^ Giornata Nazionale della Colletta Alimentare alla quale hanno aderito 11.800 supermercati (+6% rispetto all’anno precedente) e oltre 140.000 volontari che hanno raccolto 7.350 tonnellate (+9% rispetto alla scorsa edizione) di prodotti a lunga conservazione, grazie ai cittadini che ancora una volta, con grande generosità, hanno scelto di fare ‘un gesto concreto insieme’, nonostante le difficoltà che in molti stanno incontrando.

Appello per la Colletta dei Cristiani in Terra Santa

“Proprio mentre l’umanità si stava lentamente risollevando dalle conseguenze della pandemia, abbiamo assistito poche settimane orsono agli sconvolgimenti provocati dal terribile terremoto. Esso è stato percepito anche a Gerusalemme, ma ha provocato danni e seminato un numero altissimo di morti in Siria e nel sud della Turchia, terre visitate dalla predicazione apostolica e luoghi in cui è fiorito il cristianesimo delle origini con insigni tradizioni monastiche ed eremitiche, o scuole teologiche che hanno contribuito allo sviluppo della comprensione del mistero di Cristo di cui noi tutti siamo debitori, anche se spesso non le conosciamo, a causa delle persecuzioni che le estinsero”: è questo il cuore dell’appello per la Colletta dei Cristiani in Terra Santa.

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