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Prof. Masullo: papa Leone XIV invita la Cop30 ad ascoltare il grido della terra

“Auspico che i prossimi vertici internazionali (penso alla trentesima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP30), alla sessione del Comitato per la sicurezza alimentare della FAO e al vertice sull’acqua che l’ONU sta organizzando per il 2026)  possano ascoltare il grido della Terra e il grido dei poveri, il grido delle famiglie, dei popoli indigeni, dei migranti involontari, dei credenti di tutto il mondo. Al tempo stesso incoraggio tutti, soprattutto i giovani, i genitori e quanti operano nelle amministrazioni locali e nazionali e nelle istituzioni a dare il loro contributo alla ‘sfida culturale, spirituale ed educativa’, mirando sempre e tenacemente al bene comune. Non c’è spazio per l’indifferenza né per la rassegnazione”: questo appello di papa Leone XIV è risuonato ad inizio ottobre a Castel Gandolfo, dove al Centro Mariapoli dei Focolarini ha incontrato i partecipanti all’incontro ‘Raising Hope’ nel decennale dell’enciclica ‘Laudato sì’.

E la XXX Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite è in programma fino al 27 novembre a Belém, in Brasile, con la partecipazione di 162 Paesi, che affronteranno l’urgenza della crisi climatica e l’insufficienza degli impegni finora messi in campo. COP è acronimo di Conference of the Parties (Conferenza delle Parti) ed è il vertice annuale che riunisce i Paesi aderenti alla Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992, durante il Summit della Terra, con l’obiettivo di stabilizzare le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera e limitare l’impatto delle attività umane sul clima. 

Per comprendere meglio la situazione climatica e le prospettive per il creato abbiamo contattato il prof. Andrea Masullo, autore del libro ‘Il grido silenzioso della terra’, invitando a sconfiggere l’indifferenza, che è “come un tappo che impedisce di sentire il grido della Terra e lo rende silenzioso. Altrettanto fa la paura che ci fa coprire le orecchie per non sentire. Entrambe le cose rendono questo grido silenzioso”. Egli è anche direttore scientifico di Greenaccord, associazione culturale internazionale di ispirazione cristiana, che dal 2003 svolge attività di formazione per giornalisti, stimolando l’impegno di tutti sul tema della salvaguardia della natura.

Cosa si attende da COP 30?

“La COP 30 deve, rianimare le deludenti COP 28 e 29 e affrontare le nuove criticità legate alla crescente tensione internazionale, con il conseguente irrigidimento di alcuni paesi. La marcia indietro degli USA indebolisce enormemente la capacità della Conferenza di produrre la revisione dei Piani Nazionali di riduzione delle emissioni, necessaria per affrontare una crisi climatica che sta dimostrando sul campo un’accelerazione dei fenomeni estremi. E’ ormai praticamente impossibile restare sotto 1,5°C di aumento delle temperature. Bisogna fare il possibile per restare almeno sotto i 2°C, anche se il trend attuale va verso i 3°C e oltre.

In quale modo è possibile ascoltare il grido silenzioso della Terra, come ha chiesto papa Leone XIV?

“Bisogna ascoltare il grido dei poveri che aumenta e abbraccia la Terra intera, già oggi inospitale per gran parte della popolazione mondiale. Imparare a riconoscere con ammirazione e rispetto la bellezza e l’armonia della natura e saper riconoscerne le note stonate: la dispersione di veleni sui campi, il silenzio degli uccelli, la deviazione delle rotte migratorie, solitamente dovute a cementificazione, prosciugamento delle zone umide, desertificazione ed erosione, incendi boschivi. Dove le orecchie non possono percepire quel grido, con la mente e col cuore possiamo imparare a sentirlo. Se diamo voce e braccia alla natura che grida, facciamo un’opera generosa e santa per ogni essere vivente che soffre, inclusi noi esseri umani”.

Esiste un rapporto tra crisi ambientale e crisi sociale?

“C’è un collegamento diretto fra il consumismo che semina l’illusione di una crescita illimitata a cui sempre meno persone possono accedere, e l’insicurezza che aumenta nelle fasce sociali medie, che diviene frustrazione profonda fra i più poveri. La corsa al consumo stimolata dalle imprese con mezzi di persuasione potentissimi, fa sì che le persone si sentano insicure di riuscire a seguire il ritmo crescente di nuovi prodotti e la sostituzione di vecchi modelli. L’insicurezza sociale è divenuta una strategia di mercato, e così il consumismo distrugge contemporaneamente le reti ecologiche e le reti sociali”.

Infatti papa Leone XIV ha invitato alla cura del creato attraverso la giustizia ambientale. Quali sono i passi da intraprendere?

“Innanzitutto, interrompere la depredazione dei Paesi poveri, che detengono la maggior parte delle risorse necessarie ad alimentare il consumismo dei Paesi ricchi, ricevendone inquinamento e scarsi salari. Poi bisogna diffondere fra i giovani la consapevolezza che oggi l’industria bellica è la più fiorente per mantenere i privilegi. E quindi bisogna chiedere a gran forza la riconversione, per un mondo più giusto e pacificato. E lavorare per ridurre l’eccessivo divario di reddito all’interno di ciascun Paese, e a livello globale”.

In quale modo è possibile una convivenza nella casa comune?

“La casa è il luogo in cui la famiglia si riunisce attorno alla mensa. In una famiglia dove c’è chi ha il piatto abbondante e butta via ciò che avanza, accanto a chi ha il piatto quasi vuoto, nascono rancori, rabbia e scoppiano guerre. La convivenza si garantisce solo con un ambiente sano e una condivisione dei suoi frutti, prelevati senza arrecarvi danni”.

Dopo 800 anni il Cantico delle Creature a quale responsabilità personale e collettiva chiama?

“San Francesco, nella sua semplicità, in un’epoca in cui non c’era nessun allarme ambientale, ammirato davanti al Creato, intuisce che non è un insieme di cose belle distribuite qua e là, ma tutto è importante perché ogni cosa ha un senso che viene dal Creatore stesso. Allora lui cerca di capire l’importanza e legge il Vangelo delle Beatitudini. Se Dio dice ‘beati’ i poveri, lui cerca i più poveri fra i poveri, i lebbrosi che nessuno voleva avvicinare, i gigli del campo che hanno il vestito più bello che si possa avere pur essendo tra le più fragili delle creature, gli uccelli del cielo… Questa è una visione olistica del Creato, dove tutto è connesso. E noi uomini abbiamo ricevuto la missione di proteggerlo”.

Da Banca Etica un appello ai parlamentari europei: UE non torni indietro sulla sostenibilità e il Green Deal

Nei giorni scorsi Banca Etica ha scritto agli europarlamentari italiani per chiedere che apportino sostanziali correzioni al cosiddetto ‘pacchetto Omnibus’ proposto dalla Commissione UE e che ora deve essere approvato dal Parlamento Europeo che è chiamato a un primo voto già oggi.

Il pacchetto Omnibus è un insieme di proposte legislative della Commissione Europea per semplificare le norme sulla sostenibilità aziendale. Il pacchetto è stato presentato il 26 febbraio 2025 con gli obiettivi dichiarati di ridurre gli oneri amministrativi per le imprese, migliorare la competitività dell’Unione Europea, coniugare semplificazione normativa e transizione ecologica.

Banca Etica riconosce che ci sia una necessità di semplificare le complesse normative europee in materia di sostenibilità e rendicontazione ambientale, ma ritiene che la proposta della Commissione UE denominata ‘pacchetto Omnibus’ usi la semplificazione come alibi per smantellare tutto l’impianto normativo faticosamente costruito dalle istituzioni europee negli ultimi 10 anni.

“Il pacchetto Omnibus si traduce in una deregolamentazione eccessiva – spiega la presidente di Banca Etica, Anna Fasano -. Se venisse confermato questo impianto, il risultato porterebbe a una minore responsabilità delle imprese, meno trasparenza su tutti i dati legati alla sostenibilità, minore disponibilità di informazioni per gli investitori, i risparmiatori e il pubblico, svuotando di senso l’idea stessa di finanza sostenibile e allontanando l’Unione Europea dagli obiettivi che essa stessa si è data in materia di cambiamenti climatici o di tutela dei diritti.

Con la proposta Omnibus è l’insieme del Green Deal europeo a subire una pesante battuta d’arresto. In particolare, si rischia di privare gli intermediari finanziari di dati robusti e comparabili, indispensabili per poter strutturare fondi d’investimento realmente sostenibili ai sensi della normativa europea SFDR sulla sostenibilità nel settore dei servizi finanziari, ampliando possibili situazioni di greenwashing; e di limitare la capacità delle banche di valutare i rischi derivanti dai fattori ESG, oramai integrati negli strumenti di analisi anche a seguito delle sollecitazioni in questo senso della Vigilanza”.

Nel documento inviato da Banca Etica agli europarlamentari si denuncia inoltre come cambiamenti così radicali in normative che, come nel caso della direttiva CSDDD sul dovere di diligenza per le imprese ai fini della sostenibilità, non erano ancora pienamente entrate in vigore creano confusione sia nel pubblico sia nel mondo delle imprese. Vengono penalizzate le aziende che si sono mosse per tempo e si sono già impegnate in un percorso verso la transizione e la sostenibilità, e vengono premiate quelle che si limitano a dichiarare tale impegno senza prendere misure concrete.

“Banca Etica, insieme alla Federazione delle Banche Etiche Europee (Febea) ha seguito con attenzione il percorso legislativo che ha portato l’Unione Europea a varare negli ultimi anni corpose normative in materia di transizione ecologica e finanza sostenibile. Spesso le normative approvate sono state deludenti rispetto alle aspettative di chi fa finanza etica, come quando l’Europa ha deciso di includere anche il gas e il nucleare tra gli investimenti sostenibili.

Ma mai ci saremmo aspettati una tale repentina marcia indietro dettata dalla necessità di rendere l’Europa più competitiva. Abbiamo scritto agli eurodeputati italiani per chiedere che si impegnino a migliorare il pacchetto Omnibus. La competitività non può essere una corsa al ribasso sull’ambiente e sui diritti: l’Europa vincerà la sfida anche sui mercati se punterà sull’eccellenza cercando di offrire prodotti e servizi che possano meglio rispondere alle richieste dei consumatori, che vogliono prodotti di qualità realizzati senza sacrificare ulteriormente la vivibilità sul pianeta o i diritti dei lavoratori e delle persone tutte.

Come attori di finanza etica continueremo a essere in prima fila per lavorare in questa direzione, sia facendo sentire la nostra voce, sia mostrando con il nostro impegno e la nostra operatività quotidiana che una sostenibilità definita in maniera trasparente e rigorosa è prima di tutto una necessità, e in secondo luogo un fattore decisivo della competitività e del modello ambientale, sociale ed economico che vogliamo promuovere”, conclude Fasano.

Con il Progetto ARABIKA dal 2021 sostenuta la crescita di 30.000 coltivatori di caffè in Kenya

Dal 2021 una rivoluzione silenziosa è in corso in Kenya grazie al Progetto ARABIKA, un’iniziativa nata per trasformare il settore del caffè coinvolgendo circa 30.000 piccoli produttori in 7 contee, organizzati in 21 cooperative agricole. Finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, il progetto è realizzato in collaborazione con CEFA – Il Seme della Solidarietà, Fondazione AVSI e E4Impact Foundation.

Il Kenya è noto per la produzione di caffè arabica di alta qualità, caratterizzato da un profilo aromatico complesso e da una spiccata acidità fruttata. Tuttavia, nonostante la sua tradizione secolare e le tecniche di coltivazione artigianali, molti piccoli produttori faticano a ottenere un prezzo equo. Il Progetto ARABIKA è nato proprio per migliorare la produttività e la qualità, garantendo al contempo un accesso equo ai mercati.

Tra gli obiettivi chiave del Progetto ARABIKA vi sono: migliorare la produzione e la lavorazione del caffè, introducendo pratiche agricole sostenibili per far fronte ai cambiamenti climatici; implementare un sistema di tracciabilità completa, garantendo la trasparenza della filiera per i consumatori; rafforzare la resilienza economica dei produttori, promuovendo l’accesso a mercati diretti e migliorando il valore aggiunto del loro prodotto; favorire l’inclusione di donne e giovani nella catena del valore del caffè, sostenendo un’occupazione equa e sostenibile.

Per migliorare l’apprendimento pratico, il progetto ha istituito 210 campi dimostrativi fornendo agli agricoltori formazione pratica su potatura, gestione del suolo, controllo delle malattie e tecniche di raccolta. Oltre 29.000 agricoltori sono stati formati nelle tecniche di produzione intelligenti rispetto al clima, garantendo sostenibilità nel settore, mentre 28.000 coltivatori hanno partecipato a corsi di formazione su governance, trasparenza e tracciabilità. Inoltre, l’iniziativa Young Service Providers ha formato 149 giovani in servizi agricoli chiave, garantendo la continuità della coltivazione del caffè tra le nuove generazioni.

A livello cooperativo, 63 formatori comunitari e 84 manager hanno ricevuto una formazione approfondita, dotandosi di competenze per guidare le loro cooperative verso il successo. Cooperative come Muisuni FCS e Gathaithi FCS hanno registrato un aumento significativo della produzione e dei prezzi per chilo.

Il progetto si è concentrato su formazione, governance e branding, creando un settore del caffè sostenibile e redditizio. Con la qualità e il branding migliorati, il caffè kenyota è stato poi presentato in fiere internazionali come SIGEP, World of Coffee a Copenaghen ed AFCA a Dar es Salaam. Questi eventi hanno connesso gli agricoltori a compratori globali, aumentando la visibilità e generando networking.

“Il Progetto ARABIKA ha gettato le basi per un’industria del caffè più sostenibile e redditizia in Kenya. Le strutture e le competenze acquisite, anche grazie alla formazione data da E4Impact, continueranno ad essere di supporto per i coltivatori, garantendo che il caffè kenyota mantenga la sua reputazione di eccellenza nei mercati locali e internazionali”, ha dichiarato Mario Molteni, CEO della Fondazione E4Impact.

“Il progetto ARABIKA dimostra che, anche di fronte alle crisi climatiche ed economiche più difficili, la formazione e la cooperazione possono trasformare il futuro di intere comunità. In questi cinque anni, oltre 30.000 persone hanno acquisito competenze fondamentali per una produzione di caffè sostenibile, resiliente e di qualità. Vedere le cooperative crescere, raddoppiare la produzione e raggiungere mercati internazionali è la conferma che investire sulle persone è la chiave per un cambiamento duraturo” ha aggiunto Alice Fanti, direttrice CEFA.

“Questo tipo di intervento di cooperazione contribuisce allo sviluppo di comunità resilienti e sostenibili. In un’epoca di crisi e forte incertezza occorre definitivamente uscire dalla narrazione della cooperazione come mero aiuto solidaristico-volontaristico ai poveri, per entrare in quella della cooperazione come strumento di politica estera, essenziale a costruire un mondo di pace, di economie stabili, di tutela dell’ambiente e crescita per tutti. Il progetto ARABIKA ne è un esempio” dichiara Giampaolo Silvestri, segretario generale AVSI.

Fondazione Migrantes: il diritto d’asilo per i migranti è a rischio

L’ottava edizione del report (‘Il Diritto d’asilo 2024. Popoli in cammino senza diritto d’asilo’), curata da Mariacristina Molfetta e Chiara Marchetti, e che la Fondazione Migrantes dedica al mondo delle migrazioni forzate, anche quest’anno legge e interpreta dati, norme, politiche e storie, portando alla luce come nell’Unione europea e nel nostro Paese a essere sempre più a rischio sia il diritto d’asilo stesso. Le persone in fuga nel mondo hanno superato quota 122.000.000 a causa di guerre e conflitti che si allargano di anno in anno, portando a un ulteriore incremento delle vittime, specie tra i civili. In Medio Oriente la guerra tra Hamas ed Israele si è estesa con il coinvolgimento della Cisgiordania, dell’Iran e del Libano:

“Le armi continuano ad essere le uniche a parlare tra Ucraina e Russia, mentre anche situazioni estreme legate al cambiamento climatico contribuiscono a far crescere il numero delle persone costrette ad abbandonare la propria casa e la propria terra per un tempo sempre più lungo. Non sono invece altrettanto celeri le nostre risposte alle cause profonde di queste migrazioni forzate, e troppo poche le autorità di governo e le istituzioni che, con serietà ed autorevolezza, intendono perseguire obiettivi di pace e giustizia, mentre prosegue una folle corsa agli armamenti. Nel frattempo, poco prima della chiusura della scorsa legislatura europea è stato approvato il ‘nuovo’ Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, un compromesso al ribasso in cui si assiste a un ulteriore impoverimento dei diritti di richiedenti asilo e rifugiati”.

Partiamo da questa introduzione per farci spiegare dalla dott.ssa Mariacristina Molfetta, addetta all’area ‘ricerca e documentazione’ della fondazione ‘Migrantes’, cosa emerge dal report: “E’ l’ottavo anno che la Fondazione Migrantes dedica un rapporto specifico al mondo delle migrazioni forzate. Le persone in fuga nel mondo a fine 2024 hanno superato quota 122.000.000 a causa di guerre e conflitti che si allargano di anno in anno, portando a un ulteriore incremento delle vittime, specie tra i civili.

Nel mentre, sempre di più situazioni estreme legate al cambiamento climatico contribuiscono a far crescere il numero delle persone costrette ad abbandonare la propria casa e la propria terra per un tempo sempre più lungo, senza contare che un numero ancora molto elevato di persone soffre la fame e la sete e la mancanza di libertà civili. Non sono invece altrettanto celeri le nostre risposte alle cause profonde di queste migrazioni forzate, e troppo poche le autorità di governo e le istituzioni che, con serietà e autorevolezza, intendono perseguire obiettivi di pace e giustizia, mentre prosegue una folle corsa agli armamenti”.

Per quale motivo il diritto d’asilo è a rischio?

“Da anni si portano avanti politiche europee e nazionali per provare a limitare l’accesso al continente e ai singoli Paesi attraverso pratiche sempre più estese e discutibili di esternalizzazione (ne sono un esempio gli accordi con la Turchia, la Libia, la Tunisia, il Niger, e ora l’Albania).

Nel frattempo, poco prima della chiusura della scorsa legislatura europea, nello scorso anno è stato approvato il ‘nuovo’ Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, un compromesso al ribasso in cui si assiste a un ulteriore impoverimento dei diritti di richiedenti asilo e rifugiati. Nonostante la dichiarazione solenne sul diritto d’asilo come inviolabile, le recenti riforme limitano l’accesso a tale diritto.

In particolare, l’introduzione di procedure accelerate e di restrizioni per chi richiede asilo alle frontiere esterne dell’UE accentua il ricorso alla detenzione in aree di transito; e riduce l’efficacia del ricorso legale contro il respingimento. Inoltre, si introduce la finzione giuridica del ‘non ingresso’, che considera alcuni richiedenti asilo come non presenti sul territorio, permettendo l’adozione di misure restrittive e respingimenti immediati.

Tutte queste pratiche hanno un fine: provare a limitare l’accesso, ma anche i diritti dei richiedenti asilo e rifugiati, anche una volta che entrano nel territorio dell’Unione Europea e per questo abbiamo scelto come sottotitolo: popoli in cammino… senza diritto d’asilo”.

Quale accoglienza offre l’Italia ai minori non accompagnati?

“Nonostante il divieto di trattenimento per i MSNA previsto dalla legge italiana, molti minori sono trattenuti in centri inadeguati, quali hotspot e centri governativi di accoglienza, spesso in condizioni critiche e promiscue con adulti. Questi centri non garantiscono un’adeguata tutela legale, né la possibilità di chiedere asilo o permessi di soggiorno, lasciando i minori in uno stato di isolamento e incertezza. La recente legge 176/2023 ha legalizzato il collocamento dei MSNA sopra i 16 anni in strutture per adulti, una misura che contrasta con il superiore interesse del minore sancito dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia.

Le ripetute violazioni dei diritti fondamentali sono state confermate da sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), che ha condannato l’Italia per trattamenti inumani e degradanti nei confronti di minori collocati proprio in strutture per adulti. Nonostante le condanne, tuttavia, le prassi non sono state modificate e la gestione emergenziale continua a prevalere. Un vero peccato perché in generale le normative che riguardano i minori nel nostro paese sono tra le più avanzate in Europa se venissero applicate correttamente”.

Per quale motivo il report dedica un capitolo alle suore?

“Ogni anno scegliamo di mappare alcune esperienze che reputiamo interessanti e quest’anno la scelta è ricaduta su un inedito monitoraggio che ha coinvolto le congregazioni religiose femminili presenti in aree di transito e permanenza. Abbiamo preso questa decisione anche perché tali esperienze spesso non ricevono l’attenzione e l’ascolto che meriterebbero. Il lavoro fatto innanzi tutto evidenzia come in Italia l’esperienza della ‘frontiera’ venga interpretata in modo vario e poliedrico dalle religiose.

Le loro comunità, dalla Sicilia alla Lombardia, sono esposte a situazioni difficili, fornendo assistenza umanitaria a migranti che affrontano povertà, violenze e vulnerabilità sociali. Operano spesso in collaborazione con enti locali, associazioni laiche e strutture sanitarie, ma si scontrano con risorse insufficienti e politiche restrittive.

Attraverso scuole di lingua, supporto psicologico e integrazione lavorativa costruiscono percorsi di riscatto in particolare a favore delle donne vittime di tratta. La mappatura ha portato alla luce, in realtà, un’ampia varietà di risposte ed esperienze, dai dormitori per migranti in transito alle strutture educative per donne e bambini. Le religiose sono animate da un carisma che intreccia fede e giustizia sociale e cerca di superare le divisioni culturali e religiose. Mentre la loro testimonianza, un vero esempio di resistenza solidale, sottolinea tutto il disagio delle ‘frontiere’ e la necessità di politiche più inclusive.

Le suore affermano, fra l’altro, l’importanza di interventi pubblici per una migliore gestione delle migrazioni, sottolineando che solo attraverso un coinvolgimento attivo di tutte le istituzioni, religiose e civili, sarà possibile costruire una società più giusta e accogliente”.

Perché ci sono sempre difficoltà per figli di migranti nati in Italia di rinnovare il permesso di soggiorno?

Nel report abbiamo mappato anche alcune delle ‘cattive pratiche’ che portano sia i richiedenti asilo che chi deve rinnovare un permesso di soggiorno, inclusi quindi anche i figli di migranti nati in Italia, a dover fare delle lunghe code fuori dai diversi uffici immigrazione delle Questure d’Italia. Questo avviene già da almeno 10 anni. Persone spesso esposte dall’alba al freddo o al caldo, a seconda delle stagioni, per giorni, senza avere la certezza di entrare, creando quindi gravi ripercussioni sulla possibilità di svolgere un’attività lavorativa regolare o anche di andare a scuola.

Succede anche perché i rinnovi di permesso di persone migranti e dei loro figli (persone che abbiamo già registrato e controllato), non vengono considerate semplici pratiche amministrative decentrabili in altri uffici della pubblica amministrazione, ma sempre pratiche da svolgere solo agli sportelli degli uffici immigrazioni delle Questure”.

(Tratto da Aci Stampa)

Greenaccord Onlus e Fondazione For A Bright Future: partnership strategica per affrontare l’impatto dei cambiamenti climatici sui bambini svantaggiati

In un’iniziativa innovativa volta a coniugare la consapevolezza ambientale con l’empowerment dei giovani, Greenaccord Onlus e la Foundation For A Bright Future (‘For A Bright Future’ – FABF) di Louis Hernandez Jr. sono liete di annunciare una partnership strategica. Questa collaborazione, scaturita dal 16° Forum Internazionale dei Media tenutosi a Roma e Frascati lo scorso ottobre, mira a evidenziare l’importante connessione tra il cambiamento climatico e il suo impatto sproporzionato sui bambini provenienti da contesti svantaggiati.

La partnership unisce l’impegno di For A Bright Future nel supportare i giovani più vulnerabili con l’esperienza di Greenaccord nella formazione giornalistica ambientale. L’alleanza si propone di sensibilizzare i giornalisti che partecipano ai programmi formativi di Greenaccord riguardo all’impatto dei cambiamenti climatici sui bambini che vivono in contesti svantaggiati, tra i più colpiti da questa crisi; promuovere congiuntamente iniziative editoriali e mediatiche dedicate all’educazione ambientale rivolta ai bambini più vulnerabili.

“La nostra fondazione ha sempre creduto nel potere trasformativo dell’istruzione. Collaborando con Greenaccord, non stiamo solo aprendo opportunità ai bambini svantaggiati, ma stiamo fornendo loro gli strumenti per diventare custodi dell’ambiente. Questa partnership rappresenta un passo fondamentale nella formazione di una generazione che comprenda il valore della sostenibilità e della responsabilità comunitaria”, ha dichiarato Louis Hernandez Jr., fondatore e presidente del consiglio di amministrazione di For A Bright Future.

Alfonso Cauteruccio, Presidente di Greenaccord, ha aggiunto: “Da 23 anni Greenaccord è all’avanguardia nel promuovere il giornalismo ambientale. La collaborazione con For A Bright Future ci consente di ampliare il nostro impatto sulle nuove generazioni. Concentrandoci sui bambini svantaggiati, affrontiamo alla radice sia la consapevolezza ambientale che l’equità sociale”.

La visione di rendere l’istruzione accessibile a tutti i bambini è sempre stata la forza trainante dei programmi di For A Bright Future: “Unire le forze con Greenaccord per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle questioni ambientali è davvero stimolante. Questa collaborazione si allinea perfettamente con il nostro obiettivo di formare futuri leader a tutto tondo, socialmente consapevoli e responsabili”, ha dichiarato Gina Rogoto, vicepresidente senior delle operazioni e dei programmi di For A Bright Future.

La Louis Hernandez Jr.’s Foundation For A Bright Future è un’organizzazione no-profit 501(c)(3) dedicata a supportare i bambini sottorappresentati e svantaggiati attraverso programmi mirati all’istruzione, all’assistenza sanitaria, alle arti e allo sviluppo della leadership giovanile. Le iniziative della fondazione offrono pari opportunità e strumenti per aiutare ogni bambino a realizzare i propri obiettivi di vita e diventare membri attivi e costruttivi della comunità globale. Per ulteriori informazioni, visitate il sito forabrightfuturefoundation.org.

Greenaccord è un’associazione culturale senza scopo di lucro, ispirata ai valori cristiani e dedicata alla sensibilizzazione e al coinvolgimento di persone di ogni credo e religione per la protezione della ‘casa comune’. Greenaccord organizza forum nazionali e internazionali rivolti ai professionisti dei media, con l’obiettivo di approfondire il ruolo e la responsabilità del giornalismo nell’affrontare le questioni ecologiche.

Attraverso la collaborazione con esperti scientifici e giornalisti altamente qualificati, Greenaccord contribuisce a colmare le lacune comunicative e promuove una comprensione più approfondita delle problematiche ambientali. Fornisce strumenti essenziali per la creazione di un’opinione pubblica informata, capace di rispondere con efficacia alle sfide ecologiche. Per ulteriori informazioni, visitate il sito www.greenaccord.org.

COP29: La Global Alliance for Banking on Values (GABV) è la prima rete finanziaria a sostenere l’Iniziativa del Trattato di Non Proliferazione dei Combustibili Fossili 

Durante il ‘Finance Day’ alla COP29 la Global Alliance for Banking on Values (GABV) ha annunciato che 25 delle banche che fanno parte del network hanno aderito all’iniziativa del Trattato di Non Proliferazione dei Combustibili Fossili, segnando la prima adesione collettiva all’iniziativa da parte di istituzioni finanziarie. Il Trattato è una proposta per un piano globale vincolante per fermare l’espansione di nuovi progetti di carbone, petrolio e gas, e per gestire una transizione globale lontano dai combustibili fossili.

Fondata nel 2009, la GABV è una rete di 70 banche sostenibili che operano in tutte le principali regioni del mondo, unite dalla missione di “finanziare il cambiamento e cambiare la finanza”. Con l’adesione alla proposta del Trattato di Non Proliferazione dei Combustibili Fossili, queste 25 banche della GABV sollecitano il settore finanziario a intraprendere azioni concrete nella lotta contro i cambiamenti climatici, interrompendo i finanziamenti all’espansione dei combustibili fossili. Insieme queste banche, gestiscono un patrimonio di 117 miliardi di dollari USA e servono oltre 11,3 milioni di persone in tutto il mondo.

Le banche aderenti alla GABV rappresentano alcuni degli esempi più ambiziosi di finanza sostenibile. Le banche della GABV stanno fissando obiettivi ambiziosi per raggiungere emissioni nette zero già nel 2035, dimostrando che la finanza sostenibile non è solo possibile, ma essenziale.

“Nonostante gli impegni dichiarati, molte banche tradizionali continuano a finanziare l’industria dei combustibili fossili, alimentando ulteriori impatti climatici dannosi.

Se il settore finanziario è serio riguardo ai suoi impegni di sostenibilità, dovrebbe sostenere iniziative come il Trattato per la non proliferazione delle fonti fossili che stanno creando soluzioni reali per la crisi. Un Trattato internazionale aiuterà a collaborare direttamente con i governi, in particolare nei Paesi del Sud del Mondo, più vulnerabili ai cambiamenti climatici incontrollati”, ha detto Martin Rohner, Direttore Esecutivo di GABV.

“I trattati internazionali nella storia recente dell’umanità hanno avuto successo per arginare e contrastare alcuni dei fenomeni più pericolosi che l’umanità ha dovuto fronteggiare: pensiamo al trattato internazionale volto a ridurre la produzione e l’uso delle sostanze che minacciano lo strato di ozono, o a quelli di non proliferazione delle armi nucleari o delle mine anti-persona. Per questo siamo convinti che un trattato di non proliferazione delle fonti fossili sia uno strumento utile e raggiungibile per arginare la crisi climatica, anche con l’impegno di quante più banche possibile”, aggiunge il direttore generale di Banca Etica, Nazzareno Gabrielli.

“Il sostegno di un numero crescente di banche per il Trattato sui Combustibili Fossili riflette una vera leadership nel settore finanziario e un riconoscimento che la graduale eliminazione dei combustibili fossili non è solo auspicabile, ma realizzabile. Queste banche visionarie stanno facendo un passo audace come leader nella lotta contro la crisi climatica, riconoscendo il loro ruolo fondamentale nel promuovere una transizione giusta ed equa lontano dai combustibili fossili. Incoraggiamo altre banche ad unirsi a loro.

Sappiamo che la crescente minaccia di inondazioni, incendi e tempeste violente è causata da petrolio, gas e carbone e abbiamo bisogno che le istituzioni finanziarie, sia pubbliche che private, si impegnino e supportino una transizione verso sistemi energetici puliti e sicuri per proteggere ciò che amiamo. Da troppo tempo sentiamo banche dichiararsi leader sul clima mentre continuano a finanziare l’espansione del problema.

Il sostegno della GABV stabilisce un punto di riferimento per altre istituzioni finanziarie e invia un chiaro messaggio di supporto ai governi che hanno aderito al Trattato dei Combustibili Fossili e stanno iniziando a progettare questo complemento fondamentale all’Accordo di Parigi”, ha aggiunto Tzeporah Berman, Presidente e Fondatrice dell’Iniziativa del Trattato di Non Proliferazione dei Combustibili Fossili.

L’Accordo di Parigi sul Clima ha riconosciuto il settore finanziario come un fattore abilitante per raggiungere gli obiettivi climatici più ambiziosi. Da allora, ogni COP ha esplicitamente menzionato il ruolo del sistema finanziario nel sostenere una transizione giusta. Inoltre, questa COP29 è stata soprannominata la “COP della Finanza”, segnando il momento critico affinché i paesi ricchi finanzino la lotta contro la devastazione climatica.

Questa richiesta si applica anche al settore finanziario privato. Secondo il rapporto “Banking on Climate Chaos 2024”, le 60 maggiori banche del mondo hanno impegnato 6,9 trilioni di dollari in 8 anni per l’industria dei combustibili fossili, alimentando il caos climatico e causando impatti devastanti sulle comunità locali. Un rapporto di Topo Finance ha scoperto che se le maggiori banche e gestori di asset degli Stati Uniti fossero un paese, sarebbero il terzo maggior emissore al mondo, dopo Cina e Stati Uniti. 

L’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) stima che il mondo debba investire circa 4 trilioni di dollari all’anno entro il 2030 solo per l’energia pulita. Le banche giocheranno un ruolo cruciale nel finanziare il passaggio verso modelli di business e pratiche sostenibili. Sebbene il numero di banche con impegni di zero emissioni entro il 2050 sia aumentato, un’analisi più approfondita mostra che non sono sulla buona strada per raggiungere i loro obiettivi.

Le Banche che hanno aderito all’iniziativa del Trattato sui Combustibili Fossili sono:

    Amalgamated Bank (USA)

    Alternative Bank Schweiz (Svizzera)

    Banca Etica (Italia, Spagna)

    BancoSol (Bolivia)

    Banco Popular (Honduras)

    Bank of Karditsa (Grecia)

    Beneficial State Bank (USA)

    Centenary Bank (Uganda)

    Charity Bank (UK)

    Clearwater Credit Union (USA)

    Climate First Bank (USA)

    Cultura Bank (Norvegia)

    Ekobanken (Svezia)

    Freie Gemeinschaftsbank (Svizzera)

    Finca DRC (Repubblica Democratica del Congo)

    Merkur Cooperative Bank (Danimarca)

    NMB Bank (Nepal)

    Summit Credit Union (USA)

    Sunrise Banks (USA)

    3Bank (Serbia)

    Triodos Bank (Paesi Bassi, Belgio, UK, Spagna, Germania)

    Umwelbank (Germania)

    Unity Trust Bank (UK)

    Vancity (Canada)

    vdk bank (Belgio)

La Global Alliance for Banking on Values (GABV) è una rete di banche indipendenti che utilizzano la finanza per promuovere uno sviluppo economico, sociale e ambientale sostenibile. Il loro obiettivo collettivo è cambiare il sistema bancario affinché sia più trasparente, supporti la sostenibilità economica, sociale e ambientale, e serva l’economia reale. La GABV conta oltre 70 membri e opera in 45 paesi, servendo più di 50 milioni di clienti, impiegando 145.000 persone e gestendo oltre 265 miliardi di dollari in asset. [gabv.org](https://www.gabv.org)

L’Iniziativa del Trattato di Non Proliferazione dei Combustibili Fossili è uno sforzo globale per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, promuovendo la cooperazione internazionale per accelerare la transizione verso l’energia pulita per tutti, fermare l’espansione dei combustibili fossili e ridurre gradualmente la produzione esistente. Questo deve avvenire in modo rapido, giusto e finanziato, affinché nessun lavoratore, comunità o paese venga lasciato indietro, in linea con ciò che la scienza dimostra essere necessario per affrontare la crisi climatica. [fossilfueltreaty.org]

Età degli alberi e delle foreste ‘impatta’ sugli ecosistemi forestali sottoposti al cambiamento climatico

Un team di ricerca del Forest Modelling Lab del Cnr-Isafom ha svelato importanti informazioni sui fattori che influenzano la resilienza, produttività e stabilità dei boschi europei, concentrandosi in particolare sull’impatto dovuto all’età degli alberi e dei popolamenti forestali. I risultati sono in due studi condotti in collaborazione con l’Università di Firenze, pubblicati sulle riviste Journal of Environmental Management e Forests

L’età degli alberi e dei popolamenti forestali, come risultato della passata gestione forestale che ne ha modellato la diversità e le caratteristiche strutturali e fisiologiche, influenza significativamente il funzionamento di questi ecosistemi, e condiziona la loro capacità di mitigazione dei cambiamenti climatici.

E’ quanto hanno messo in luce due ricerche dell’Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche di Perugia (Cnr-Isafom) che hanno coinvolto anche il Laboratorio di Geomatica Forestale dell’Università degli Studi di Firenze, pubblicate sulle riviste Journal of Environmental Management e Forests. Parte delle attività è stata svolta nell’ambito dell’impegno su NBFC, il National Biodiversity Future Center coordinato dal Cnr.

Gli studi sono stati condotti all’interno del Forest Modelling Lab del Cnr-Isafom, una struttura multidisciplinare specializzata nello studio degli ecosistemi forestali anche attraverso sistemi di simulazione avanzata: proprio mediante l’utilizzo del Three Dimensional – Coupled Model Carbon Cycle (3D-CMCC) – un modello tridimensionale che simula la dinamica dei flussi di carbonio, azoto, energia e acqua in foreste e con diverse specie vegetali, età, diametri degli alberi e classi di altezza-  è stato rilevato come l’età dei popolamenti influisca in maniera fondamentale sul bilancio del carbonio, sulla sua assimilazione e quindi sulla produttività dei popolamenti con effetti sulla resilienza e stabilità delle foreste sia nelle condizioni climatiche attuali che future.

In particolare, sono stati presi in esame siti europei di pino silvestre, abete rosso e faggio, tre specie tra le più importanti e comuni in Europa con diverse età: su tali popolamenti forestali, è stato applicato il modello bio-geo-chimico del Cnr, indagandone gli scenari di evoluzione naturale in un futuro “indisturbato”, cioè privo di interventi antropici.

Spiega Elia Vangi, postdoc presso il Forest Modelling Lab del Cnr-Isafom, primo autore di entrambi i lavori: “Analizzando l’impatto del cambiamento climatico e dell’età sulle foreste europee,  utilizzando cinque scenari diversi, si evince che – per tutte le specie studiate- le differenze tra età delle foreste risultano più significative rispetto a quelle tra scenari climatici.

La produttività delle foreste raggiunge il picco nei popolamenti giovani e di mezza età (16-50 anni), indipendentemente dalle condizioni climatiche. In particolare le faggete si dimostrano stabili e resilienti con l’aumento di CO2 atmosferica e temperatura mostrando un aumento della biomassa epigea -cioè chiome e tronchi- che invece  diminuisce nelle foreste di abete rosso, soprattutto nelle classi di età avanzate.

Il pino silvestre mantiene una capacità di stoccaggio della CO2 più stabile rispetto alle altre specie, ma vede una diminuzione dell’incremento annuo di volume. Comprendere queste dinamiche è cruciale per sviluppare strategie di gestione efficaci. Promuovere la diversità delle specie e delle età all’interno delle foreste può rafforzare la loro resilienza e adattabilità ai cambiamenti climatici futuri.

Gherardo Chirici, Professore Ordinario di Inventari forestali, pianificazione ed ecologia forestale presso l’Università degli Studi di Firenze e direttore e coordinatore scientifico del Laboratorio di Geomatica Forestale (geoLAB), aggiunge: “Questi risultati sottolineano la necessità di tenere conto della diversità delle classi di età – mancante nella maggior parte, se non in tutti, i modelli globali di vegetazione – per valutazioni affidabili e robuste degli impatti del cambiamento climatico sulla stabilità e capacità di resilienza delle foreste future”.

I risultati ottenuti hanno implicazioni significative per la gestione forestale futura a livello europeo. “L’incertezza climatica futura influenzerà in modo disomogeneo la funzionalità e i servizi ecosistemici delle foreste, variando in base alla specie, struttura e sviluppo del popolamento considerato.

Le foreste giovani potrebbero crescere più rapidamente ma anche vivere decisamente meno, mentre quelle mature mostreranno maggiore stabilità e resilienza grazie alla maggiore quantità di carbonio accumulata e ad una migliore capacità di adattamento. E’ cruciale considerare età e risposte adattative peculiari delle diverse specie per comprendere l’impatto del cambiamento climatico e adottare quindi approcci di gestione forestale appositamente mirati”, conclude Alessio Collalti, responsabile del Forest Modelling Lab del Cnr-Isafom, coordinatore di entrambi i lavori.

(Foto: CNR)

Da Banca Etica € 50.000.000 per la transizione energetica

In occasione dell’Earth Overshoot Day 2024, che cade domani, Banca Etica rinnova l’impegno per sostenere la transizione energetica: ‘entro la fine del 2024 vogliamo erogare € 50.000.000 di nuovi crediti per finanziare la rivoluzione green e il contrasto ai cambiamenti climatici’.

Domani cadrà l’Earth Overshoot Day 2024, il giorno in cui l’umanità avrà consumato le risorse che la Terra è in grado di generare in un anno. Adottando una visione orientata al benessere collettivo globale e alla tutela degli ecosistemi, Banca Etica (prima e tuttora unica banca italiana interamente dedita alla finanza etica) ha deciso di allocare una quota cospicua dei nuovi impieghi del 2024, 50 milioni di euro, per le domande di finanziamento mirate all’efficientamento energetico e allo sviluppo delle rinnovabili.

Attraverso un sistema organico di strumenti finanziari e di partnership Banca Etica vuole accompagnare persone, imprese e comunità nel percorso responsabile ed economicamente vantaggioso della transizione energetica, in piena sintonia con l’impegno nel promuovere progetti innovativi e nel rendicontare l’impatto ambientale e sociale, anche indiretto, di tutti i propri crediti.

Tra le iniziative di Banca Etica c’è il sostegno a chi vuole sviluppare Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) e Comunità Energetiche Rinnovabili Solidali (CERS), ovvero modalità d’intervento che realizzano concretamente iniziative di autoproduzione, autoconsumo e condivisione solidale dell’energia da fonti rinnovabili.

Banca Etica crede fortemente in questo tipo di soluzioni per decarbonizzare le comunità e ridurre la povertà energetica, e ha creato, in collaborazione con numerosi partner, la piattaforma di servizi per le CER cooperative RESPIRA,  proponendo inoltre opportunità di finanziamento a tasso agevolato e di bancassicurazione. Verso la riduzione dell’impatto ambientale collettivo è nata anche la partnership tra Banca Etica e Up2You finalizzata a creare un ecosistema unico di ascolto e rimando tra servizi finanziari e ambientali per le imprese, includendo consulenze, strumenti di calcolo dell’impronta di carbonio e supporti all’implementazione dei piani di transizione energetica ed ecologica. 

Mentre il rapporto Banking on climate chaos 2024 ci dice che 60 grandi banche globali hanno finanziato per 6.900 miliardi di dollari in 8 anni (2016-2023) le aziende che sfruttano gas, petrolio o carbone (quasi il triplo del PIL di un Paese del G7 come l’Italia), di cui 750 miliardi nel solo 2023 (in aumento rispetto al 2022), Banca Etica mostra il volto ben diverso della finanza etica che esclude a priori qualsiasi investimento nelle fonti fossili.

Così commenta Nazzareno Gabrielli, direttore generale di Banca Etica: “Dopo il boom della cosiddetta ‘finanza sostenibile’degli scorsi anni, da qualche tempo si susseguono analisi e rapporti che denunciano il greenwashing dilagante delle istituzioni finanziarie. Banca Etica continua a marcare la differenza: da sempre escludiamo dal credito la filiera dei combustibili fossili e sosteniamo invece la diffusione e lo sviluppo di energie rinnovabili e dell’efficientamento.

Ogni anno ci diamo degli obiettivi di impatto (IAF-Impact Appetite Framework): in ambito di “contrasto ai cambiamenti climatici ed economia circolare” quest’anno vogliamo impiegare ulteriori 50 milioni di euro, incrementando di circa il 10% le somme del 2023. Il nostro approccio integrale alla finanza etica include anche una puntuale misurazione degli impatti che effettivamente riusciamo a generare e che vengono resi pubblici con il Report di Impatto”.

Nel report di ‘Impatto 2024’ sono rendicontate tutte le emissioni di gas serra (dirette e indirette) connesse all’attività operativa e creditizia, nonché l’impatto sociale e ambientale di ogni finanziamento. Nel 2023 Banca Etica ha finanziato per quasi 63 milioni di euro circa 120 organizzazioni e più di 200 persone fisiche e famiglie che hanno utilizzato queste risorse economiche direttamente per attività di contrasto al cambiamento climatico.

L’impatto generato dai clienti ha consentito di evitare l’emissione di 150 mila tonnellate di CO2 equivalenti. In particolare, 36 organizzazioni con un impatto diretto in quest’area, grazie ai finanziamenti deliberati a loro favore nel 2023, hanno installato 143 impianti a energia rinnovabile per una potenza di 7 MW e hanno effettuato 105 interventi di efficientamento energetico risparmiando 214 MWh.

Inoltre Banca Etica, in collaborazione con Etifor persegue l’azzeramento degli impatti ambientali dei propri eventi.

(Foto: Banca Etica)

Papa Francesco: proteggere le persone e la natura

Oggi papa Francesco ha ricevuto in udienza i membri delle Pontificie Accademie delle Scienze e delle Scienze Sociali, che partecipano all’incontro ‘Dalla crisi climatica alla resilienza climatica’, che alla Casina Pio IV riunisce anche sindaci e governato, ribadendo l’urgenza di azioni concrete per difendere la vita delle persone e la natura:

“I dati sul cambiamento climatico si aggravano di anno in anno, ed è pertanto urgente proteggere le persone e la natura. Mi congratulo con le due Accademie per aver guidato questo impegno e aver prodotto un documento universale di resilienza. Le popolazioni più povere, che hanno ben poco a che fare con le emissioni inquinanti, dovranno ricevere maggior sostegno e protezione. Sono delle vittime”.

Ai partecipanti il papa ha posto una scelta, quella tra la difesa della vita e l’accettazione della morte: “Voi avete risposto che dobbiamo essere attenti al grido della terra, ascoltare la supplica dei poveri, essere sensibili alle speranze dei giovani e ai sogni dei bambini! Che abbiamo la grave responsabilità di garantire che non venga loro negato il futuro. Avete dichiarato di scegliere uno sviluppo umano sostenibile”.

E’ un invito ad affrontare seriamente i problemi, che si presentano oggi nel panorama mondiale: “Ci troviamo di fronte a sfide sistemiche distinte ma interconnesse: il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità, il degrado ambientale, le disparità globali, l’insicurezza alimentare e una minaccia alla dignità delle popolazioni coinvolte. A meno che non vengano affrontati collettivamente e con urgenza, questi problemi rappresentano minacce esistenziali per l’umanità, per gli altri esseri viventi e per tutti gli ecosistemi”.

Occorre risolvere questi problemi, perché colpiscono i poveri: “Ma sia chiaro: sono i poveri della terra a soffrire maggiormente, nonostante contribuiscano in misura minore al problema. Le Nazioni più ricche, circa un miliardo di persone, producono oltre la metà degli inquinanti che intrappolano il calore. Al contrario, i tre miliardi di persone più povere contribuiscono per meno del 10%, ma sopportano il 75% delle perdite che ne derivano. I 46 Paesi meno sviluppati, per lo più africani, rappresentano solo l’1% delle emissioni globali di CO2. Al contrario, le nazioni del G20 sono responsabili dell’80% di queste emissioni”.

Comunque è consapevole della difficoltà di tale ‘conversione’: “I dati emersi da questo vertice rivelano che lo spettro del cambiamento climatico incombe su ogni aspetto dell’esistenza, minacciando l’acqua, l’aria, il cibo e i sistemi energetici. Altrettanto allarmanti sono le minacce alla salute pubblica e al benessere. Assistiamo alla dissoluzione delle comunità e allo sfollamento forzato delle famiglie. L’inquinamento atmosferico miete prematuramente milioni di vite ogni anno.

Oltre tre miliardi e mezzo di persone vivono in regioni altamente sensibili alle devastazioni del cambiamento climatico, e questo spinge alla migrazione forzata. Vediamo in questi anni quanti fratelli e sorelle perdono la vita nei viaggi disperati, e le previsioni sono preoccupanti. Difendere la dignità e i diritti dei migranti climatici significa affermare la sacralità di ogni vita umana ed esige di onorare il mandato divino di custodire e proteggere la casa comune”.

Davanti a questa crisi mondiale occorre prendere decisioni rapide: “In primo luogo è necessario adottare un approccio universale e un’azione rapida e risoluta, in grado di produrre cambiamenti e decisioni politiche. In secondo luogo, bisogna invertire la curva del riscaldamento, cercando di dimezzare il tasso di riscaldamento nel breve arco di un quarto di secolo. Allo stesso tempo, occorre puntare a una de-carbonizzazione globale, eliminando la dipendenza dai combustibili fossili.

In terzo luogo, vanno rimosse le grandi quantità di anidride carbonica dall’atmosfera, mediante una gestione ambientale che abbraccia diverse generazioni. E’ un lavoro lungo, ma è anche lungimirante, e dobbiamo intraprenderlo tutti insieme. E in questo sforzo la natura ci è fedele alleata, mettendoci a disposizione i suoi poteri, i poteri che la natura ha di rigenerare, poteri rigenerativi”.

L’unica soluzione per affrontare tale crisi è la cooperazione: “La crisi climatica richiede una sinfonia di cooperazione e solidarietà globale. Il lavoro dev’essere sinfonico, armonicamente, tutti insieme. Mediante la riduzione delle emissioni, l’educazione degli stili di vita, i finanziamenti innovativi e l’uso di soluzioni collaudate basate sulla natura, rafforziamo quindi la resilienza, in particolare la resilienza alla siccità”.

Ed anche un’altra finanza, in grado di riconoscere il ‘debito ecologico’: “Infine, va sviluppata una nuova architettura finanziaria che risponda alle esigenze del Sud del mondo e degli Stati insulari gravemente colpiti dai disastri climatici. La ristrutturazione e riduzione del debito, insieme allo sviluppo di una nuova Carta finanziaria globale entro il 2025, riconoscendo una sorta di ‘debito ecologico’ (dovete lavorare su questa parola: il debito ecologico), possono essere di valido aiuto alla mitigazione dei cambiamenti climatici”.

In precedenza il papa aveva ricevuto il metropolita Agathanghelos, direttore generale della Apostolikì Diakonia della Chiesa di Grecia e la delegazione del Collegio Teologico di Atene, sottolineando il cammino comunitario compiuto in questi anni, privilegiando la formazione culturale: “In questi vent’anni, superando anche periodi difficili (come per esempio quello della crisi economica che ha colpito la Grecia e quello della pandemia), l’Apostolikì Diakonia e il Comitato Cattolico per la Collaborazione Culturale hanno lavorato insieme per promuovere progetti di comune interesse sul piano culturale ed educativo.

Mi rallegro per la vostra scelta di privilegiare la formazione culturale, teologica ed ecumenica delle nuove generazioni. Infatti, proprio i giovani, sostenuti dalla speranza che si fonda sulla fede, possono spezzare le catene fatte di risentimenti, incomprensioni e pregiudizi, che per secoli hanno tenuto prigionieri cattolici e ortodossi, impedendo loro di riconoscersi fratelli uniti nella diversità, capaci di testimoniare l’amore di Cristo, specialmente in questo mondo così diviso e conflittuale”.

(Foto: Santa Sede)

Un mondo polarizzato,disuguale e pericoloso

“… Possiamo fare di meglio. Meglio dei cambiamenti climatici e delle pandemie fuori controllo. Meglio di un’ondata di trasferimenti di potere incostituzionali in un contesto di populismo crescente in tutto il mondo. Meglio di una cascata di violazioni dei diritti umani, meglio del massacro sfacciato di persone nelle loro case e nei loro luoghi di vita, negli ospedali, nelle scuole e nei campi dei rifugiati. Dobbiamo fare meglio di un mondo costantemente sull’orlo del collasso, un castello di carte socio-ecologico. Lo dobbiamo a noi stessi e agli altri, ai nostri figli e ai loro figli…” (Dal ‘Rapporto sullo sviluppo umano 2024’, PNUD)

Nel frattempo ci si riarma come non da tempo non accadeva. Senza inibizioni di sorta si torna a far parlare le guerre come unica strategia di risoluzione dei conflitti internazionali e locali . La radice di tutti i mali, la dimenticanza, sembra aver preso il potere nell’immaginario culturale e politico dei popoli. Senza la memoria delle macerie e del deturpamento irreversibile dei volti umani tutto ridiventa possibile.

Le parole, espressione del pensiero e  della visione del mondo che l’accompagna, si trasformano in armi di distruzione totale. Hiroshima e Nagasaki hanno gradualmente smarrito, col passar degli anni e dei testimoni, di essere un baluardo simbolico alle efferatezze umane. Forse non si è imparato nulla dalle sofferenze degli innocenti e le forze del male assoluto tornano a sedurre gli spiriti da tempo svuotati e espropriati dalla mercificazione del sistema capitalista. Uscire dal vicolo cieco nel quale è piombato il mondo è il titolo del rapporto.

Lo sviluppo umano, per le sue analisi, prende in considerazione tre aspetti. La speranza di vita, l’educazione e il reddito procapite dei cittadini. Questi fattori, combinati assieme e messi in relazione forniscono elementi di comprensione nell’ambito dello sviluppo umano integrale. Nove dei dieci Paesi nei quali lo sviluppo umano è più debole si trovano nell’Africa sub sahariana. Si tratta della Sierra Leone, il Burkina Faso, il Burundi, il Mali, il Ciad, il Niger, la Repubblica Centrafricana, il Sud Sudan e la Somalia. Unico Paese extra africano è lo Yemen.

Il rapporto del PNUD ricorda che i Paesi a governo populista presentano un tasso del Prodotto Interiore Bruto più debole degli altri Paesi. Il Niger, Paese nel quale ho il privilegio di risiedere da ormai 13 anni, continua, secondo l’indice del rapporto, a conservarsi fedelmente tra gli ultimi posti del pianeta. Ci si è gradualmente abituati a guardare la realtà dal basso che poi è un luogo di verità in quanto rivelatore del tipo di mondo che ci troviamo ad abitare.

 Un mondo polarizzato,disuguale e pericoloso recita il sottotitolo del rapporto citato. Polarizzato nel senso che si trova diviso all’interno come all’esterno tra minoranze abbienti e masse escluse,marginalizzate o semplicemente ‘zavorra’ del sistema globale di apartheid. La polarizzazione è frutto e radice della graduale sparizione dei poveri e non della povertà.

Le disuguaglianze si esprimono anche e soprattutto tramite le frontiere che di esse sono forse la metafora più eloquente. Frontiere economiche, politiche, culturali, religiose e simboliche. Un pezzo di carta e un visto possono radicalmente cambiare l’identità e il futuro di una persona. Le detenzioni, le deportazioni e i rimpatri forzati sono una delle espressioni più amare delle disuguaglianze umane.

Un mondo pericoloso, ricorda il rapporto. Pericoloso come, per chi e per quanto … Si vive, non da oggi, in questa continua strategia del ‘terrore’, ostaggi di paure, minacce, epidemie, guerre, carestie e mostri che ogni epoca inventa. Non tarderà dunque ad apparire, come da copione, il don Chisciotte della situazione che, col fedele scudiero che inutilmente cercava di farlo ravvedere, si batteva contro i mulini a vento come i  nemici da abbattere. Facciamo invece nostre le parole di Rosa Luxemburg che diceva…’io mi sento a casa mia dappertutto in questo vasto mondo, posto che siano nubi, uccelli e lacrime’.

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