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Papa Leone XIV al Meeting. Cronaca di una giornata memorabile

“Questa è la Cattedrale di Rimini, e qui voi siete a casa! Sì, perché il Signore Gesù, quando incontrava persone malate, o con disabilità, o povere, le accoglieva e le metteva al centro, per guarirle, per restituire loro una vita secondo la loro dignità. Così mostrava a tutti i segni dell’amore di Dio, della sua infinita misericordia. E poi queste persone, guarite e risollevate da Gesù, spesso lo seguivano ed entravano a far parte della comunità dei discepoli. Così dobbiamo fare anche noi: lasciarci guarire da Gesù, lasciarci perdonare, convertire, e poi camminare insieme nella sua Chiesa, la comunità che Lui ha formato per portare a tutti il Vangelo della sua vittoria sul peccato e sulla morte”.

Dopo essere stato accolto da circa 60.000 persone alla Fiera di Rimini per gioire del ritorno dopo 44 anni di un papa al Meeting dell’Amicizia tra i popoli, papa Leone XIV si è recato nella Cattedrale, dove era atteso da circa 500 ammalati, disabili, carcerati, donne liberate dalla tratta, giovani in recupero da dipendenze patologiche e poveri assistiti dalla Caritas diocesana e da altre realtà di accoglienza della città per fare festa insieme.

Contattato, Luca Luccitelli, addetto stampa della Comunità ‘Papa Giovanni XXIII’, così ci ha raccontato questa ora di ‘festa’ pomeridiana con il papa: “Nei giorni precedenti l’incontro, i ragazzi con disturbi dello spettro autistico che hanno partecipato all’appuntamento sono stati accompagnati in visita al Duomo, per familiarizzare in anticipo con l’ambiente in cui si è svolta la cerimonia. Tra i presenti, cinque storie raccontano il lavoro quotidiano delle realtà di accoglienza del territorio

riminese. Luca è stato seguito nella comunità terapeutica di Sant’Aquilina della Comunità ‘Papa Giovanni XXIII’, sotto la guida di don Nevio Faitanini, storico collaboratore di don Oreste Benzi. Dopo un percorso segnato da dipendenze legate all’uso di sostanze allucinogene, ha concluso il cammino terapeutico e si è laureato. Ha scelto di restare in comunità, dove oggi lavora come operatore”.

Mentre Cristina è ospite della Comunità di San Patrignano dal 1990: “Originaria della Bergamasca, ha iniziato a fare uso di eroina a 15 anni; dopo un periodo di sosta ai cancelli della comunità insieme al marito, è stata accolta da Vincenzo Muccioli il 23 aprile 1990. Oggi ha 61 anni, è nonna ed è volontaria nella casa alloggio della comunità, dove si occupa dell’organizzazione di attività e momenti ricreativi per gli ospiti”.

Karim, nome di fantasia scelto per tutelarne la privacy, è arrivato in Italia dal Marocco nel 2000, dopo un passaggio dalla Francia: “Dopo anni di lavoro come cameriere ed in una lavanderia industriale nel riminese, ha iniziato a frequentare la Caritas di Rimini prima come ospite, poi come volontario, fino a diventare operatore stabile dal 2017. Nel corso di questo percorso ha maturato la scelta di ricevere il Battesimo, al termine di un cammino di approfondimento durato circa tre anni”.

A queste testimonianze si aggiunge quella di Valerio, volontario del progetto ‘Girononni’ della Caritas di Rimini: “Il servizio, attivo tutti i giorni dell’anno, raggiunge quotidianamente una ottantina di persone anziane e sole in cinque zone della città, attraverso la consegna a domicilio di pasti caldi ed, insieme ad essi, di compagnia e ascolto per chi vive situazioni di solitudine”.

Questa festa si collega a quella dell’accoglienza riservata al papa dai giovani nei padiglioni della Fiera riminese, accolto dal tifo da stadio lungo il percorso  con striscioni e bans, anche se a dire la verità l’accoglienza più bella è stata offerta dai bambini (molte volte il papa si è fermato lungo il percorso per baciarli, abbracciarli, benedirli), al Villaggio dei bambini, che gli hanno cantato ‘Ho un amico grande grande’ di Claudio Chieffo, con qualche adattamento ‘strofico’ dedicato al papa, che ha apprezzato con un saluto.

Ed il sapore della festa è stato percepito fin dal mattino, con giovani e famiglie, composti da nonni/e, che avevano accolto alla ‘vecchia’ Fiera di Rimini papa san Giovanni Paolo II, con figli/e, nipoti in fila per entrare, come ci racconta Elisabetta, studentessa a Milano: “E’ un giorno fantastico e sono contenta di esserci con i miei amici. Il papa ci vuole bene. Ci sprona a testimoniare Gesù attraverso la nostra vita, in modo che chi ci guarda possa capire il grande dono di Gesù, che ci dona la comunione”.

Alcuni, qualche minuto prima dell’atterraggio dell’elicottero papale, hanno pensato bene all’improvviso di allestire una diretta del suo arrivo alla fiera e così in ‘fretta e furia’ sono corsi a recuperare tutti i mezzi tecnologici lasciati in disparte ed alcuni sono corsi fuori dai padiglioni per immortale la discesa dall’elicottero, mentre all’interno della fiera, attraverso i telefonini, altri davano le coordinate per la trasmissione.

Mentre il giorno dopo, di buon mattino, i volontari sono di nuovo ai propri posti di ‘lavoro’, sorridenti nonostante la fatica per tenere a bada chi voleva stringere la mano al papa, che ancora un po’ pesa, come ci dice Giovanni: “In effetti un po’ di stanchezza si sente, ma sono contento che il papa sia venuto a trovarci. E’ stato un incontro bellissimo. Ci ha dato una scossa per impegnarci nella vita quotidiana della città”. E dalla Spagna Marìa, sorridendo, è molto contenta: “Sono contenta di aver visto il papa. Ha detto parole molto belle, come quando è venuto da noi. Parole che non dimenticherò e che conserverò”.

Una festa insieme che ha permesso un ringraziamento al papa da parte del presidente della Fondazione del Meeting dell’Amicizia tra i Popoli, Bernhard Scholz: “Siamo più che grati della visita del Santo Padre che è stata un grande festa piena di entusiasmo, vissuta e partecipata da tutti, dai bambini fino agli anziani con grande gioia. Il messaggio che il Santo Padre ci ha consegnato segnerà la nostra strada. Ma già l’incontro stesso ha aperto immediatamente un orizzonte ampio e affascinante al nostro impegno”.

Infine anche il presidente della Cei, card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, nell’omelia della concelebrazione eucaristica alla fiera di Rimini, ha ripreso alcune parole del papa: “Ringraziamo il Signore per questa domenica, per questi giorni, per l’incontro di ieri dove abbiamo accolto il Successore di Pietro che ci ha slegato da ciò che divide per legarci al Signore, alla grande messe di questo mondo e, quindi, tra noi. Questo legame si chiama comunione che è sempre dinamica e inclusiva… Nel mondo è così facile pensare di essere sicuri e di star bene chiudendosi in enclave! Anzi, il papa ci ha invitato tutti a usare la comunità come ‘un trampolino da cui tuffarvi nell’intera realtà’, non per perdercisi ma per combattere l’inimicizia con l’amicizia”.

Per questo ha ricordato la richiesta che papa Francesco ha fatto al movimento di Comunione e Liberazione: “Papa Francesco vi chiese di aiutarlo nella conquista della pace in un mondo sempre più violento, e questo chiede speranza. Chi entra al Meeting esce per amare tutti, a cominciare dai poveri, che richiedono la gratuità dell’amore…

Quante esperienze, quanti fatti rivelano nell’ordinario il mistero che pure è sempre nascosto e ci aiutano a riconoscere nella vita di tutti i giorni questa forza che ‘move’ e sazia la domanda di eterno e di infinito che tutti portiamo scritta nella nostra debolezza e caducità! Quanta gioia nello sperimentare che siamo affidati a questa Chiesa che è Madre, che raduna una famiglia, universale, tanto più preziosa in una stagione dove prevale l’insolente e pericolosa ‘cultura della potenza’, la Babele di ‘io’ arroganti e imprevedibili ma anche di ‘noi’ chiusi e contrapposti ad altri noi! Lì trova tanto spazio il divisore e quindi la violenza”.

E’ stato un invito a vivere nella comunione ecclesiale, come aveva sollecitato sabato scorso papa Leone XIV: “La comunione è liberazione dalla tirannia dell’io, che ha secolarizzato e ridotto la persona a individuo, facendogli credere di star bene affermando se stesso, possedendo, consumando, esaltandosi e finendo per distruggersi”.

E con una citazione di Dante Alighieri ha invitato a guardare il cielo: “Ringraziamo per questa compagnia affidabile, questa carovana che ci fa camminare perché diretta verso la casa del Padre. Possiamo essere tante stelle in un cielo reso troppo buio dal drago, che le stelle le fa cadere e rende deserta di umanità la terra con la cultura della potenza che lega solo alla aiuola che ci fa tanto feroci’ se non guardiamo al cielo”.

(Tratto da Aci Stampa)

Caritas italiana certifica che gli italiani sono sempre più poveri

“Il Report statistico di Caritas Italiana ci aiuta proprio a riconoscere quali ferite stanno diventando strutturali, quali legami si stanno assottigliando, quali domande bussano alle nostre parrocchie e ai nostri servizi chiedendo anzitutto di essere ascoltate e accompagnate. Ma ci invita anche ad avere il coraggio di pronunciare una parola pubblica sulle cause profonde che generano povertà, esclusione e disuguaglianze”: così il direttore della Caritas italiana, don Marco Pagniello, nei giorni scorsi ha presentato il Rapporto sulla situazione del Paese.

Dal Rapporto si evince che nello scorso anno sono state 282.539 le persone accompagnate, 3.520 i servizi attivi, 206 le diocesi coinvolte nella rilevazione: “Il segno di una Chiesa aperta, capace di intercettare il bisogno dentro la trama ordinaria dei territori. Anche la crescita dei presìdi parrocchiali ci dice che la povertà non è lontana, non è confinata, non è delegabile. E’ dentro i quartieri, accanto alle famiglie, nelle pieghe della nostra vita comune. Ed è proprio lì che scegliamo di incontrarla”.

Il rapporto della Caritas ha individuato tre dimensioni, di cui la più preoccupante è la durata della povertà: “L’aumento rispetto al 2024 è contenuto, pari al +1,7%, ma nell’ultimo decennio le persone accompagnate sono cresciute del 48%. Soprattutto, cresce la quota delle storie di lungo periodo: il 28,1% è seguito da almeno cinque anni e il numero medio di incontri annui per persona sale a 8,7.

Non siamo, dunque, davanti a una povertà episodica, ma a vulnerabilità che si sedimentano e chiedono tempi più lunghi, percorsi più pazienti, risposte più profonde. Quando quasi tre persone su dieci restano dentro un disagio che dura a lungo, l’emergenza ha già cambiato nome ed è diventata condizione ordinaria”.

L’altra dimensione riguarda il lavoro: “La povertà economica coinvolge il 78,1% degli assistiti e i problemi occupazionali il 44,2%, ma il dato che più interroga è quel 24% di persone occupate tra coloro che chiedono aiuto. In dieci anni gli occupati seguiti da Caritas sono quasi raddoppiati in termini di incidenza; nello stesso tempo, le famiglie con minori restano il 52% del totale e oltre due terzi degli assistiti possiedono un titolo di studio pari o inferiore alla scuola secondaria di primo grado. Il lavoro, insomma, non coincide più automaticamente con la possibilità di una vita dignitosa”.

Di conseguenza la terza dimensione riguarda le fragilità: “La vulnerabilità abitativa riguarda il 34,9% delle persone accompagnate; la fragilità sanitaria il 16,1%; gli over 65 sono il 15,4%; quasi un assistito su tre vive da solo. Tra le persone con fragilità sanitaria, quasi sei su dieci cumulano tre o più ambiti di bisogno, e quando è presente una sofferenza mentale la quota sale al 78,7%. Povertà, salute, casa, solitudine non sono capitoli separati, ma dimensioni di una stessa frattura che attraversa il Paese”.

Nello scorso anno la Caritas ha accompagnato 282.539 persone, numero che corrisponde ad altrettanti nuclei familiari poiché l’intervento mira sempre a rispondere ai bisogni dell’intero nucleo: è il livello più elevato di tutti gli anni dei report effettuati dalla Caritas, tantoché rispetto al 2024 c’è una crescita del +1,7%. Quindi in 10 anni il numero di persone accompagnate è cresciuto del +48%.

L’incremento più consistente si registra nel Nord Italia (+61,8) ed il numero medio di assistiti per centro si attesta intorno a 80 persone, in lieve calo rispetto al 2024 (83 persone), una diminuzione dovuta ad una maggiore diffusione territoriale dei punti di ascolto parrocchiali che dimostrano un progressivo rafforzamento del welfare di prossimità. Il Nord concentra la quota più elevata di persone accompagnate dalla rete Caritas e registra anche il carico medio più alto per servizio: quasi 100 assistiti per centro, con punte di 150 in Liguria e 106 in Piemonte-Valle d’Aosta.

Nel Mezzogiorno e nel Centro il numero medio di utenti per struttura risulta invece più contenuto (rispettivamente 72,8 e 65,5), pur con alcune eccezioni significative come la Calabria (116,9), la Sardegna (108,7) e la Campania (95), dove i livelli di presa in carico si attestano su valori superiori alla media delle rispettive aree. Complessivamente l’aiuto della rete Caritas ha raggiunto circa il 6 per mille dei nuclei familiari residenti in Italia e circa il 12% delle famiglie in povertà assoluta.

Le famiglie con figli continuano a rappresentare il nucleo principale della domanda di aiuto: il 52% ha figli minori, pari a circa 147mila nuclei ai quali corrisponde un numero almeno equivalente di bambini e ragazzi in ristrettezza economica supportati dalla rete Caritas. L’età media delle persone aiutate sale a 48 anni (era 46 due anni fa). Tra gli italiani raggiunge i 55 anni, mentre tra gli stranieri si ferma a 43. Particolarmente significativa la crescita degli anziani: gli over 65 rappresentano oggi il 15,4% del totale, contro il 7,7% di dieci anni fa: +191% in termini assoluti.

Diversamente dal passato, poi, il lavoro non è più un antidoto sufficiente contro la povertà: quasi la metà degli assistiti risulta disoccupata (47,3%), ma il 24% ha un lavoro, che però non garantisce risorse sufficienti per vivere dignitosamente. E’ il lavoro povero, che coinvolge soprattutto le fasce centrali dell’età lavorativa ( 31,7% tra i 35-44enni e il 31% tra i 45-54enni). Dieci anni fa gli occupati rappresentavano appena il 13,3% degli assistiti.

Accanto ai problemi economici, ci sono quelli relativi alla casa, alla salute, alla solitudine: nel 2025 il 55,6% delle persone accompagnate cumula almeno due ambiti di bisogno, il 30,6% tre o più. Questo dimostra quanto  la povertà sia un fenomeno multidimensionale, come emerge anche dalla varietà di interventi della rete Caritas. Inoltre nella ‘classifica’ degli interventi, al secondo posto dopo le erogazioni di beni e servizi materiali, c’è quello dell’alloggio: nel 2025 la vulnerabilità abitativa coinvolge infatti il 34,9% delle persone seguite (era il 33% nel 2024): il 23,1% vive condizioni di grave esclusione abitativa (senza casa, senza tetto o in sistemazioni di emergenza), mentre l’11,8% fatica a sostenere i costi dell’abitazione tra affitti, utenze e spese domestiche. La grave esclusione abitativa è più alta nel Nord-Est (31,5%), mentre le difficoltà di gestione della casa risultano più diffuse nelle Isole (16,4%) e nel Nord-Ovest (14,9%).

Molto richiesto anche l’aiuto sanitario: anche curarsi per molti è difficile, se non impossibile: nello scorso anno il 16,1% degli assistiti (oltre 44.000 persone) presenta una fragilità sanitaria legata a malattie croniche, disabilità, problemi di salute mentale o condizioni di salute aggravate dalla povertà e dall’esclusione sociale. Numeri particolarmente alti in Basilicata, dove la quota raggiunge il 32,1%.

Tra le persone accompagnate da Caritas nel 2025, quasi una su tre (32,9%) vive da sola, a fronte di un’incidenza nazionale del 19,9% e con una crescita di quasi il 10% rispetto a 10 anni fa (23,8%).  La solitudine dilaga nel nostro Paese e colpisce pesantemente, accompagnandosi spesso a una crescita dei bisogni. In termini assoluti, le persone sole che si sono rivolte ai Centri di ascolto sono aumentate del 74,9%, a fronte del 48% dell’utenza complessiva.

Anche la solitudine è una fragilità multidimensionale: riguarda infatti spesso persone anziane (54,3 anni l’età media, contro i 48 anni dell’utenza complessiva), più frequentemente separate, divorziate o vedove e spesso con redditi molto bassi. Oltre un terzo (35,2%) presenta infatti un Isee inferiore ad € 3.000 e meno di un quinto (17,9%) ha un’occupazione.

Il dato più significativo riguarda l’accumulo delle difficoltà: quasi 6 persone sole su 10 (59,9%) sperimentano forme di povertà multipla, una quota più che doppia rispetto a chi vive in nuclei con due o più componenti (28%). Alle difficoltà economiche si associano infatti più frequentemente problemi sanitari, abitativi e di autonomia personale.

Papa Leone XIV nella struttura della Caritas invita a coltivare i sogni

“…sono davvero molto contento di cominciare qui la mia visita a Madrid. Come ha detto Sua Eminenza, chi è a Madrid, è di Madrid. E dunque anch’io sto in mezzo a voi come un madrileno: grazie, Madrid, per questo benvenuto, un benvenuto che mi fa sentire parte di una grande, meravigliosa famiglia in cui, come in tutte le famiglie, avvengono miracoli d’amore. In particolare in questa casa, dove nessuno è lasciato solo”: dopo l’incontro con le autorità spagnole papa Leone XIV ha visitato la struttura per senzatetto gestita dalla Caritas diocesana, ricevendo il benvenuto del card. José Cobo Cano: ‘Oggi sono i più vulnerabili ad accoglierla per primi e a manifestarle il loro affetto’.

Salutando gli ‘ospiti’ il papa ha sottolineato che le sfide che il mondo pone si affrontano insieme, come ha scritto papa Benedetto XVI nell’enciclica ‘Deus caritas est’: “Qui la gioia e il dolore di ciascuno sono la gioia e il dolore di tutti e, nell’ascolto reciproco, le sfide si affrontano insieme, senza ignorare la complessità delle situazioni e al tempo stesso senza venir meno alle esigenze della carità e della giustizia, ‘nel dialogo con tutti coloro che si preoccupano seriamente dell’uomo e del suo mondo’.

Così il CEDIA cammina sulla strada del Vangelo, sulle orme di Gesù, il Figlio di Dio che si è fatto uomo non solo per guarire le nostre infermità e miserie, ma per farle sue eccetto il peccato, vivendo come uno di noi nella debolezza e identificandosi con ogni persona che soffre fino a dirci: ‘tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me’.

In questo senso possiamo interpretare le parole che poco fa abbiamo sentito cantare: ‘En cada sueño te busqué, y ninguno fue en Balde’ (In ogni sogno ti ho cercato, e nessuno è stato vano). Esse ben sintetizzano le testimonianze che abbiamo ascoltato e il lavoro che qui si svolge ogni giorno”.

Ed ha ripercorso le storie di molti ospiti raccontate dall’arcivescovo: “Grazie a un sogno, infatti, e a una piccola porta aperta (piccola nelle dimensioni, ma immensa nella misericordia, come ha detto sua Eminenza) Niurka ha dato ad Ares e Atenea la vita, il suo amore di mamma, la grazia del Battesimo e la promessa di un futuro felice.

Ecco allora l’incentivo a non abbandonare i sogni: “Grazie a un sogno e alla stessa piccola porta, Khadri ha affrontato il tunnel buio della pandemia e un viaggio pieno di incognite. Con l’aiuto di chi gli ha teso una mano, mostrandogli di stimarlo e di credere in lui, ha trovato un lavoro e soprattutto la voglia rinnovata non solo di continuare il cammino, ma di essere a sua volta di sostegno ad altri, come altri lo hanno sostenuto.

Sempre grazie ad un sogno e alla medesima piccola porta, ogni giorno Alicia e gli altri volontari del Progetto speranza aiutano tante donne a ritrovare dignità, autonomia, speranza e rispetto del valore sacro della loro persona, e a iniziare una vita nuova”.

E’ stato un ringraziamento per il messaggio comunicato: “Anche i simboli che mi avete donato sono un messaggio per tutti: il nastro con i nomi dei bambini dice la gioia che ogni nascita porta nel mondo; il permesso di soggiorno racconta una storia di fatica, ma soprattutto di impegno, onestà e accoglienza; i sandali, che ricordano l’incontro con Dio di Mosè, sull’Oreb, richiama la ‘terra santa’ che tutti siamo tenuti a rispettare in ogni umana esistenza. Per questo ringrazio di cuore tutti voi per aver condiviso esperienze dolorose, ma soprattutto luminose, che riflettono, come specchi, la carità di Dio”.

Le testimonianze hanno un valore: Le vostre testimonianze aprono per noi una finestra su un panorama immenso, abitato da un numero grandissimo di mamme come Niurka, di bambini e bambine, di donne e uomini, di volontari e volontarie: tante persone, tanti fratelli e sorelle, tante storie, così numerose che, come dice san Giovanni: ‘se fossero scritte una per una… il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere’. Ed il paragone evangelico non è forzato, perché in queste storie continuano le ‘cose compiute da Gesù’ a cui si riferisce l’Evangelista”.

E’ stato un richiamo alla mangiatoia del presepe: “L’Arcivescovo, nel suo intervento, ha evocato il cammino che da Betlemme porta in Paradiso. Madrid è famosa anche per i Presepi di cui si impreziosisce nel tempo di Natale. La loro bellezza, però è solo una pallida scintilla di una meraviglia ancora più grande e profonda, che noi oggi ritroviamo qui.

Le luci, le voci, i suoni che durante le Feste natalizie ci toccano il cuore e ci inumidiscono gli occhi, in realtà li portiamo in noi, con noi e tra noi tutto l’anno, e oggi sono più che mai vivi e accesi in questi spazi, attorno a questa ‘mangiatoia’ semplice e accogliente che, con l’aiuto di Dio, voi continuate a preparare giorno per giorno (anzi letteralmente giorno e notte) a Gesù, presente nelle membra di chi si affaccia alla soglia del Centro in cerca di aiuto”.

La mangiatoia è stato un invito ad alzare lo sguardo: “Sono un invito a guardare le messi che, mature, attendono la mietitura, e ci ricordano che la carità non permette ritardi. Se non si miete quando il grano è maturo, il raccolto va perduto, e questa è la nostra responsabilità di fronte a chi ha bisogno: una responsabilità che consacra ogni incontro con l’altro come un kairos, un momento di grazia unico e irripetibile per amare, da non perdere e da non rimandare. L’amore di Cristo ci spinge verso e i fratelli e la carità e la sollecitudine con cui rispondiamo ai suoi impulsi sono la verifica della nostra fede”.

E’ stato un invito ad avere un cuore ‘sensibile’ con un riferimento a papa Francesco: “Le parole di Gesù sono, poi, anche un invito a coltivare un cuore sensibile di fronte ai bisogni degli altri, tenendo vivo in noi il desiderio del bene che Dio ha posto nella nostra stessa umanità e che la fede libera e rafforza… Un cuore vivo è caldo e pulsante, e dà vita. Un cuore gelido è immobile, non pompa più sangue, e comporta la morte della persona”.

E’ stato anche un invito ad essere attenti verso chi soffre: “Vorrei però sottolineare un ultimo aspetto dell’invito del Signore: esso è infatti anche una chiamata a guardare negli occhi chi soffre e a fare dell’aiuto prima di tutto un incontro di fratelli uniti nell’unico abbraccio del Padre. Anche su questo Papa Francesco insisteva molto…

E potremmo concludere guardando a Maria, nella cui carità tutto questo trova compimento: nel suo amore premuroso a Cana, trepidante sulle orme del Figlio, vicino e partecipe fino in fondo ai piedi della croce”.

(Foto: Santa Sede)

L’Associazione Sichem diventa ‘Sichem Caritas’ per il riconoscimento della personalità giuridica

L’Associazione Sichem – Crocevia dei Popoli ODV, ente operativo della Caritas diocesana di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, ha approvato in Assemblea straordinaria una riforma del proprio statuto che segna una tappa importante nel suo percorso istituzionale. Le modifiche, deliberate con il consenso richiesto dalla legge, riguardano due ambiti principali: l’adozione della nuova denominazione ‘Sichem Caritas – Crocevia dei Popoli ODV’ e l’avvio del processo di riconoscimento della personalità giuridica ai sensi del Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017).

La nuova denominazione rende esplicito ciò che Sichem è da sempre nella sostanza: il braccio operativo della Caritas diocesana, all’interno del quale opera l’ufficio pastorale e che gestisce direttamente il Centro d’Ascolto, la Mensa e il Dormitorio diocesani. L’aggiunta del termine ‘Caritas’, sottoposta in via preventiva al Vescovo diocesano con apposita nota esplicativa, conserva il nome storico dell’ente, di richiamo biblico, e ne integra il riferimento ecclesiale, allineandosi ad una prassi diffusa nelle realtà diocesane italiane:

“Non cambiamo natura: rendiamo leggibile ciò che siamo, ha dichiarato Mons Fabrizio Vantini direttore Caritas e vicepresidente Sichem Caritas. Le persone che incontriamo ogni giorno alla Mensa, al Dormitorio, al Centro d’Ascolto hanno il diritto di sapere che dietro queste opere c’è la comunità ecclesiale aretina. E chi sostiene il nostro lavoro – donatori, volontari, istituzioni – ha il diritto di riconoscere immediatamente la matrice diocesana del nostro servizio”.

La seconda modifica risponde alla crescita dell’ente negli ultimi anni. Con un bilancio annuale prossimo al milione di euro, una pluralità di servizi gestiti, dipendenti regolarmente assunti con contratto CCNL UNEBA e rapporti continuativi con istituzioni pubbliche, Sichem ha avviato l’iter per il riconoscimento della personalità giuridica previsto dalla riforma del Terzo Settore. Il passaggio comporta la dotazione di un fondo patrimoniale di garanzia indisponibile e produce, come effetto principale, l’autonomia patrimoniale perfetta: una maggiore tutela degli amministratori e una più solida affidabilità dell’ente nei rapporti con terzi:

“E’ il passaggio naturale per un ente cresciuto nel servizio, ha spiegato Umberto Valiani, Economo dell’Associazione. Una struttura giuridica adeguata permette di operare con maggiore serenità, di costruire collaborazioni più stabili e di garantire continuità alle persone che ogni giorno si rivolgono a noi”.

La riforma statutaria non altera scopi, attività, governance né il legame organico con la Diocesi. L’Associazione continuerà a operare sotto la guida del Consiglio Direttivo in carica e nel quadro pastorale definito dall’Ordinario diocesano, in piena coerenza con i principi della dottrina sociale della Chiesa e con le indicazioni di Caritas Italiana.

Sichem Caritas – Crocevia dei Popoli ODV è il braccio operativo della Caritas diocesana di Arezzo-Cortona-Sansepolcro. Gestisce il Centro d’Ascolto, la Mensa e il Dormitorio diocesani, oltre a progetti di accoglienza, accompagnamento e promozione umana sul territorio diocesano. Iscritta al RUNTS (n. 48233), opera con sede in Via Fonte Veneziana 19, Arezzo.

La Caritas italiana promuove l’advocacy

Si è concluso con uno sguardo aperto al contesto politico ed europeo la quarta e ultima giornata del Convegno nazionale di Caritas Italiana. Al centro della mattinata, il confronto tra esperienze e visioni sul rapporto tra partecipazione, cittadinanza e responsabilità pubblica, in un tempo segnato da trasformazioni profonde a livello nazionale e internazionale.

Ad aprire i lavori, la tavola rotonda ‘La politica, l’Europa’, che ha visto il contributo di Romano Prodi, in dialogo con alcuni giovani del mondo Caritas. Un’occasione di confronto che ha messo al centro il ruolo della politica come spazio di costruzione del bene comune e l’Europa come orizzonte di riferimento per affrontare le sfide contemporanee.

Il dialogo, moderato da Luca Servidati, ha offerto chiavi di lettura e prospettive concrete a partire dai territori, valorizzando il contributo delle nuove generazioni e delle comunità locali nel promuovere partecipazione, giustizia sociale e coesione. In questo contesto, la riflessione si apre a interrogativi cruciali sul futuro dell’Europa, sul significato dell’impegno politico oggi e sul contributo che il mondo Caritas può offrire nella costruzione di società più giuste, solidali e inclusive.

“Nel passato i giovani non avevano più potere di oggi”, ha affermato Prodi, “E’ un problema eterno. Credo che si debba stare attenti all’equilibrio, lasciare posto ai giovani è importante. Lasciare posto però non mi piace. Serve una categoria di giovani dinamica che il posto se lo costruisce. Non trovo che in teoria che il mondo politica sia governato da anziani, anzi. L’affermazione dei giovani deve essere costruttiva e non occasionale grazie a un lavoro di squadra”.

Ampio spazio è stato dedicato al tema dell’Europa, oggi attraversata da fragilità politiche e divisioni interne. Prodi ha richiamato con forza la necessità di un rinnovato slancio unitario, fondato non solo su interessi economici ma su valori condivisi e responsabilità comuni: “nessun piano economico può da solo costruire l’Europa”. In questo senso, ha evidenziato i rischi legati ai nazionalismi e ai meccanismi decisionali che rallentano l’azione comunitaria, come il diritto di veto, sottolineando l’urgenza di riforme capaci di rendere l’Unione più efficace e coesa.

Negli orientamenti finali il direttore di Caritas Italiana, don Marco Pagniello, ha indicato alcune traiettorie di lavoro per i prossimi mesi, rilanciando la vocazione ecclesiale e profetica della rete Caritas: “Il patrimonio di ascolto che la rete Caritas raccoglie ogni giorno non può essere custodito gelosamente. Va restituito come bene comune. Deve diventare lettura dei fenomeni, cultura dell’attenzione, proposta sociale, provocazione evangelica, stimolo per politiche più giuste e inclusive”.

Sul tema della pace, don Pagniello ha richiamato la responsabilità delle comunità cristiane nel tempo dei conflitti: “La pace non è neutralità comoda. Non è silenzio prudente. Non è equilibrio costruito evitando i temi scomodi. Pace significa anche compiere scelte concrete, personali e comunitarie”. Ed ha aggiunto un forte richiamo alla coscienza civile ed evangelica: “Le Caritas sono chiamate anche a stimolare una nuova obiezione di coscienza contro tutto ciò che umilia la persona e rende normale l’ingiustizia. E’ l’obiezione di chi rifiuta di adattarsi all’indifferenza e continua a credere che la dignità umana venga prima del profitto, della paura e dell’interesse di pochi”.

Infine, il rilancio del rapporto tra Vangelo e storia: “L’annuncio del Vangelo deve camminare insieme all’impegno per il bene comune, del singolo e di tutta la famiglia umana. E’ la Parola che genera movimento, che fa nascere processi, che rimette in cammino le persone e le comunità”. Il Convegno si è chiuso consegnando alle Caritas diocesane un mandato chiaro: continuare ad ascoltare, educare, promuovere giustizia e costruire pace, facendo della carità una forza capace di incidere nella storia.

Il 45° Convegno nazionale di Caritas Italiana, dal titolo ‘Imparate a fare il bene, cercate la giustizia” (Is 1,17). Annunciare il Vangelo e promuovere l’umano’ era stato aperto dall’introduzione di mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, presidente di Caritas Italiana, ha richiamato con forza l’identità ecclesiale della Caritas: “La Caritas è la diocesi. E’ la dimensione caritativa della diocesi. La Caritas è la Chiesa che si impegna a vivere davvero il Vangelo”. Un invito a non considerare la carità come un ambito separato, ma come forma concreta e quotidiana dell’essere Chiesa.

Il direttore di Avvenire, Marco Girardo, ha offerto una riflessione sul tema del linguaggio e dello sguardo, sottolineando la responsabilità di ‘raccontare l’uomo per promuovere l’umano’ in un tempo segnato da frammentazione e polarizzazione: “Promuovere l’umano significa strappare l’uomo alle narrazioni che lo deformano”, ha evidenziato, indicando nella comunicazione un luogo decisivo di impegno culturale ed etico.

Uno sguardo internazionale è arrivato con la testimonianza del card. Giorgio Marengo, dalla Mongolia, che ha raccontato la forza della carità in una Chiesa di minoranza. L’intervento di mons. Giuseppe Baturi, segretario generale della CEI, che ha richiamato la funzione ‘profetica, critica ed educativa della Chiesa oggi’, indicando nella carità una forma alta di responsabilità ecclesiale e sociale, capace di interrogare le coscienze e orientare i processi.

La giornata ha visto anche il rilancio, con il contributo di Elisa Crupi (Libera), della Campagna ‘Diamo linfa al bene’. A seguire, Massimo Monzio Compagnoni ha evidenziato il valore del sostegno economico alla Chiesa come strumento di corresponsabilità e partecipazione. Un filo rosso ha attraversato tutti gli interventi: la necessità di una carità che non si limiti a rispondere ai bisogni, ma sappia ascoltare, comprendere e incidere sulle cause delle disuguaglianze. Un’advocacy che nasce dall’incontro con i poveri e si traduce in impegno per la giustizia.

(Foto: Caritas Italiana)

Macellai Confcommercio e Caritas Arezzo: un’amicizia solidale lunga 12 anni

Ogni settimana trenta chili di carne donata alle Mense e alle Accoglienze Caritas dall’Associazione Macellai di Confcommercio; fondamentale anche il loro contributo per l’iniziativa del 6 gennaio scorso promossa dagli scout dell’Arezzo 14 che ha permesso di donare € 1.300 alla Caritas diocesana, perché la solidarietà è un gesto concreto che passa dalla tavola.

Accade ad Arezzo, dove l’Associazione Macellai di Confcommercio, guidata dal presidente Alberto Rossi, continua a sostenere la Mensa della Caritas Diocesana offrendo ogni settimana 30 chili di carne selezionata, ormai dal 2014. Compie 12 anni infatti la collaborazione tra l’Associazione Macellai di Confcommercio e la Caritas diocesana. Una sinergia che ha permesso di raccogliere e donare carne fresca e di alta qualità per i servizi della rete Caritas, in primis le Mense diurne e serali che nel solo 2025 ha erogato circa 25mila pasti. Così, direttamente dai banchi delle macellerie, arrivano specialità e tagli diversi per arricchire la tavola delle tante persone che ogni giorno consumano i pasti nelle Mense, allestita oggi nelle sale della parrocchia di San Domenico, come ha sottolineato il presidente dell’Associazione Macellai di Confcommercio Alberto Rossi:

“Le nostre macellerie sono eredi della grande tradizione alimentare del nostro territorio, che intendiamo onorare e contraccambiare con la semplicità di questo gesto, che ci permette di sostenere la Caritas diocesana, sempre vicina a chi ha bisogno, “sono stati anni molto intensi, ma non abbiamo mai abbandonato la Caritas, con uno sforzo importante di tutta la categoria. Ringraziamo tutti i grossisti e i produttori che ci hanno confermato la stima di sempre aiutandoci a portare avanti il nostro impegno”. 

Per questo Catiuscia Fei, direttore aggiunto della Confcommercio, ha affermato: “Attraverso una categoria importante come i Macellai la nostra associazione conferma la sua vocazione alla solidarietà e all’impegno sociale grazie all’impegno dei nostri macellai possiamo recuperare quella cultura della prossimità che fa parte della nostra storia. Quell’impegno e quella stessa vocazione che nel 1978, grazie all’intuizione di alcuni imprenditori, ha fatto nascere il Calcit (Comitato Autonomo Lotta contro I Tumori), che ancora oggi svolge un ruolo fondamentale per la nostra comunità”.

Mons. Fabrizio Vantini, direttore della Caritas diocesana, ha ribadito che è una bella iniziativa: “Per noi è un’occasione bellissima per dire grazie ai macellai di Confcommercio per quello che hanno fatto in tutti questi lunghi anni e per quello che continueranno a fare. La loro presenza è un segno grande per tutta la diocesi ed è per noi un sostegno fondamentale che ci permette di aiutare un gran numero di persone. Vogliamo vivere questo momento come un’occasione di gratitudine a Dio per averci donato queste persone e una gratitudine a queste persone per tutto quello che fanno”.

Oltre che nelle Mense, la carne viene utilizzata anche nelle Case di Accoglienza per persone in difficoltà, come nella Casa di prima accoglienza ‘San Vincenzo’, che ha una capienza di 26 persone e nella Casa Santa Luisa, che ospita nuclei familiari bisognosi (attualmente 4, per un totale di 16 persone). Un servizio portato avanti con costanza, grazie all’impegno di operatori e volontari della Caritas diocesana e grazie alla generosità e professionalità dei macellai aderenti alla Confcommercio che ha permesso di raccogliere e redistribuire, oltre che ai 30 chili di carne fresca ogni settimana, a necessità impreviste o eventi straordinari.

Va in questa direzione l’iniziativa svoltasi il 6 gennaio scorso, quando grazie all’impegno dei ragazzi del clan e noviziato (i ragazzi tra i 16 e 20 anni) del Gruppo scout Arezzo 14 dell’Agesci è stato organizzato all’interno della basilica di San Domenico, insieme alla parrocchia e alla Caritas diocesana, un pranzo speciale per festeggiare in parrocchia l’Epifania. Un momento di fraternità che ha visto partecipare le persone che solitamente frequentano la Mensa, le famiglie degli scout, parrocchiani, anziani soli, le realtà caritative del territorio parrocchiale con in prima linea l’associazione Federico Bindi e Thevenin e tante persone che hanno voluto condividere un momento comunitario all’insegna della solidarietà.

Nell’occasione sono state messe a tavola quasi 200 persone e sono stati consegnati circa 100 regali ai partecipanti (piccoli giochi, pennarelli, cioccolatini, creme e profumi, magliette, vestiti pesanti, buoni colazione…) offerti dagli esercenti del territorio. Anche in questa occasione i macellai di Confcommercio hanno aggiunto, oltre alle consuete donazioni settimanali, circa 25 chili di fesa di tacchino per questo evento. Un’iniziativa che, tolte le spese, ha permesso di raccogliere 1.300 euro che i ragazzi del clan del Gruppo scout Agesci Arezzo 14, hanno donato alla Caritas diocesana.

In conclusione è stata una festa, ha detto Enrico Neri, maestro dei novizi de del Gruppo Arezzo 14:

“I ragazzi e le ragazze del Clan ‘Sangue Pazzo’ hanno deciso di impegnarsi nell’organizzazione di questo pranzo dove non sentirsi ospiti, ma in famiglia, soprattutto durante il periodo delle festività natalizie, per avere l’opportunità di celebrarle insieme, parlare e scartare regali. Il nostro grazie va alla cittadinanza e alle imprese che si sono mosse con generosità, mettendo a disposizione i prodotti da regalare.

Questa idea nata dai nostri Rover e Scolte (i ragazzi tra i 16 e 20 anni) è la conferma che i giovani hanno a cuore il territorio e le realtà che lo abitano. Il primo contatto è stato con la parrocchia e con la Mensa, in cui i ragazzi svolgono servizio durante la settimana e si è poi allargato alle altre realtà. L’iniziativa, che è stata davvero una festa per tutti, vorrebbe essere l’inizio di una tradizione di convivialità che vorremmo portare avanti, coinvolgendo la parrocchia e le associazioni perché possa diventare un momento atteso, di gioia e condivisione”.

(Diocesi di Arezzo)

Caritas di Fabriano e Matelica: in aumento le povertà nel territorio

Un +4% di residenti di Fabriano si sono rivolti ai centri di ascolto della Caritas diocesana in crescita: i giovani tra i 18 ed i 24 anni saliti del 28% in un anno; mentre l’età media è di 50 anni e sono in aumento anche gli stranieri con +12%. Sono 908 le famiglie (1.033 le persone) accolte nei centri di ascolto di Genga, Sassoferrato, Fabriano, Cerreto D’Esi e Matelica.

Nel 2024 si è registrato un boom di richieste di lavoro (più 34.5%) e sono stati erogati € 46.000 in contributi al lavoro (più 39%) rispetto al 2023, più l’attivazione di tirocini e contratti a termine. Le richieste in ambito sanitario sono state 529 e 145 quelle in ambito educativo. Sono stati erogati € 11.000 in contributi alla sanità +41% rispetto al 2023 ed € 22.000 per scuola e oratori; complessivamente le erogazioni nel 2024 ammontano al 20% in più rispetto all’anno precedente.

Complessivamente sono oltre 2.600 le persone toccate dalla rete Caritas nello scorso anno, di cui il 55% sono donne ed il 45% sono uomini, come spiega il rapporto della Caritas diocesana: “Il rapporto nasce dall’impegno quotidiano della Caritas Diocesana di Fabriano – Matelica nel farsi prossima alle persone in difficoltà. Attraverso il servizio dei Centri di Ascolto, l’azione delle parrocchie e il lavoro in rete con tante realtà del territorio, abbiamo raccolto dati, storie e testimonianze che offrono una fotografia delle povertà vecchie e nuove che attraversano la nostra comunità.

Non si tratta solo di numeri, ma di volti, famiglie, relazioni spezzate, vite che chiedono ascolto, accompagnamento e risposte concrete. Uno strumento di conoscenza e di stimolo all’azione, rivolto a tutta la comunità civile ed ecclesiale, affinché nessuno si senta escluso o dimenticato. Il nostro compito, come Chiesa, non è solo quello di aiutare i poveri, ma di camminare con loro, riconoscendoli come fratelli e sorelle, custodi di un’umanità che ci interroga e ci arricchisce. Perché solo insieme possiamo costruire una comunità più giusta, accogliente e solidale”.

Inoltre il vescovo di Fabriano – Matelica ed arcivescovo di Camerino – San Severino Marche, mons. Francesco Massara ha spiegato la ‘novità’ della rete dell’ambulatorio sociale: “Un altro tassello si aggiunge alla rete dell’ambulatorio sociale. Dal mese di novembre anche l’oculistica è entrato tra i servizi gratuiti offerti a chi vive situazioni di fragilità economica. Un risultato possibile grazie alla collaborazione tra Caritas, Croce Rossa, Ambito 10 e tanti medici volontari. Perché la salute è un diritto di tutti non un privilegio”.

Il direttore della Caritas diocesana di Fabriano-Matelica, Gian Luigi Farneti, ci racconta cosa emerge da questo rapporto sulla povertà: “Il rapporto Caritas evidenzia un aumento significativo delle persone in difficoltà economica, sociale e relazionale. La povertà non è più un fenomeno circoscritto a determinate fasce di popolazione, ma colpisce sempre di più i giovani e cresce la componente straniera. La dimensione della povertà è ampia e diffusa e il 2024 registra un vero e proprio boom delle richieste di lavoro, segnale che il problema non riguarda solo il reddito insufficiente, ma anche la precarietà o l’assenza di occupazione stabile. Parallelamente, cresce la difficoltà delle famiglie ad affrontare spese essenziali come quelle sanitarie o scolastiche, a testimonianza di una fragilità crescente.

L’impegno complessivo della Caritas aumenta, indicando che i bisogni delle persone assistite sono più numerosi, complessi e costosi. Il rapporto non si limita ai dati statistici, ma racconta storie di persone e famiglie che vivono rotture, solitudini, mancanza di reti di sostegno e fragilità psicologiche e sociali. La povertà, dunque, non è solo economica, ma anche relazionale, educativa, lavorativa e sanitaria. La Caritas ribadisce che la risposta alla povertà non può essere delegata a pochi: serve una comunità capace di riconoscere la fragilità, non lasciare indietro nessuno e camminare accanto ai più vulnerabili, costruendo una società più giusta, accogliente e solidale”.

Chi si rivolge alla Caritas e cosa chiede?

“Persone e famiglie in difficoltà economica e relazionale, giovani, stranieri, adulti in età lavorativa e un numero crescente di donne. Le richieste principali riguardano il lavoro, supporto sanitario ed educativo, aiuti economici per beni e spese essenziali, oltre a ascolto, vicinanza ed accompagnamento. In particolare, l’aumento dei giovani che si rivolgono alla Caritas è legato a una combinazione di precarietà economica, mancanza di lavoro, costi elevati della vita, fragilità familiari e relazionali, e scarse opportunità locali. La Caritas diventa per loro un luogo di ascolto, orientamento e ripartenza”.

Quante ‘povertà’ esistono nel territorio diocesano?

“Nel territorio diocesano si riconoscono almeno sette forme di povertà in crescita: economica, lavorativa, sanitaria, educativa, relazionale, abitativa e alimentare/materiale. Non si tratta solo di numeri, ma di volti e storie concrete di famiglie, giovani e adulti che chiedono ascolto, accompagnamento e risposte concrete”.

Altro aspetto riguarda il lavoro: come è la situazione?

“La situazione lavorativa è critica, con un aumento delle richieste di aiuto soprattutto tra i giovani. La Caritas interviene con tirocini, contratti a termine, contributi e orientamento, cercando di trasformare l’assistenza in opportunità di inclusione e autonomia”.

Quali progetti la Caritas sta mettendo in atto per arginare le povertà?

“Per arginare le diverse povertà, la Caritas ha avviato numerosi progetti: l’Emporio della Carità, centri di ascolto e sostegno economico mirato, tirocini e progetti lavorativi, interventi sanitari attraverso l’Ambulatorio Sociale, l’Emporio della Salute ed il progetto ‘Ben-essere  senior’, sostegno educativo e per l’infanzia, promozione di attività sportive, percorsi di accompagnamento relazionale e lavoro di rete con enti e comunità. Tutte queste iniziative hanno l’obiettivo comune di non limitarsi all’assistenza, ma promuovere autonomia, dignità e partecipazione, costruendo una comunità inclusiva in cui nessuno resti indietro”.

(Tratto da Aci Stampa)

A Taurisano ‘Fili d’erba nelle crepe – risposte di speranza’

La diocesi di Ugento – S. Maria di Leuca comunica che domani a Taurisano dalle ore 10.30 alle ore 12.00 presso il Salone – Oratorio ‘Don Bosco’, in via Casarano, 52, la Caritas diocesana in collaborazione con le Caritas parrocchiali di Taurisano, si svolgerà l’incontro pubblico: ‘Fili d’erba nelle crepe – Risposte di speranza’.

L’iniziativa, moderata dalla giornalista, Luana Prontera, che sarà possibile seguire anche in diretta streaming su https://radiodelcapo.it,  prevede i saluti di Luigi Guidano, sindaco di Taurisano e di Angelo Palmisano, responsabile Ambito Sociale di Casarano, ai quali seguiranno gli interventi dei relatori: Don Marco Pagniello,  direttore della Caritas italiana, che illustrerà il tema: ‘I Poveri: tesoro e volto vivo della Chiesa- Dilexi te’, si proseguirà con Don Gionatan De Marco, parroco ‘Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo’ di Taurisano, che relazionerà su: ‘Una mensa per la promozione della convivialità e dell’inclusione’, a seguire interverrà don Lucio Ciardo, direttore della Caritas Ugento – S. Maria di Leuca, che presenterà il Bilancio sociale 2024 della Caritas diocesana. Le conclusioni saranno di mons. Vito Angiuli, Vescovo di Ugento – S. Maria di Leuca. Al termine, alle ore 12.00, sarà benedetta la Mensa della Parrocchia ‘Trasfigurazione di N.S. Gesù Cristo’ di Taurisano presso l’oratorio di Via Casarano.

 Il ‘bilancio Caritas diocesano 2024’, che sarà illustrato da don Lucio Ciardo, andrà a raccontare la storia di uomini e donne che hanno incrociato i vari servizi promossi dalla Caritas diocesana e dalle Caritas parrocchiali dandogli l’opportunità di riscattarsi. Un documento utile a comprendere le dinamiche sociali, monitorare l’impatto delle diverse forme di povertà (non solo economica, ma anche abitativa, sanitaria, ecc.) e a orientare l’azione pastorale e sociale della Caritas stessa.

Nel Rapporto annuale dalla Caritas Italiana dal titolo ‘Fuori Campo –  Lo Sguardo Della Prossimità – Rapporto su povertà ed esclusione  sociale in Italia 2025’, presentato in occasione della IX Giornata Mondiale dei Poveri, svoltasi lo scorso 16 novembre, si evidenzia, secondo gli ultimi dati ISTAT, che in Italia la povertà assoluta coinvolge il 9,8% della popolazione, pari a oltre 5.700.000 persone, con 2.200.000 famiglie che vivono in condizioni di indigenza (l’8,4% dei nuclei familiari totali).

Un dato ancora più critico riguarda la vulnerabilità finanziaria: almeno 10 milioni di adulti in Italia dispongono di risparmi liquidi inferiori ai 2.000 euro, una somma ritenuta insufficiente per assorbire uno shock economico improvviso, come la perdita del lavoro o una malattia grave. Nel 2024, Caritas Italiana ha sostenuto 277.775 famiglie, pari a circa il 12% delle famiglie in povertà assoluta. Questo numero registra un aumento significativo: +3% rispetto al 2023 e un balzo del +62,6% rispetto al 2014.

La mensa, finanziata da Caritas Italiana con il contributo di FIPE, non sarà solo un luogo dove trovare un pasto caldo, ma anche un luogo di ascolto  e conviviale dove ognuno si sente a casa. Un’altra mensa si aggiunge nel territorio diocesano dopo le tre: la ‘Locanda della Fraternità’ a Tricase, la Mensa Solidale a Ugento e presso la Città della Domenica a Ruffano, ammodernate o realizzate, negli anni scorsi, grazie al contributo a fondo perduto erogato dal GAL Capo di Leuca.

Don Marco Pagniello, direttore della Caritas italiana, nell’introduzione del Rapporto ha scritto: “Il ‘fuori campo’ e ciò che non si vede, ma che pure da senso a tutto il resto. E’ la parte invisibile, laterale, quella che sfugge allo sguardo immediato, ma che sostiene la scena e che, se non ci fosse, anche ciò che generalmente osserviamo perderebbe il suo senso più profondo. Cosi è la povertà oggi: non sempre visibile, spesso silenziosa, frammentata, trasversale e multidimensionale”. Diretta Streaming – https://radiodelcapo.it

Ad Arezzo presentato il Rapporto diocesano sulle povertà: oltre 2000 le persone accolte nel 2024

Nei giorni scorsi è stato presentato il Rapporto diocesano sulle povertà relativo al 2024, redatto dalla Caritas di Arezzo in collaborazione con l’associazione Sichem. ‘Cercando l’invisibile’ è il titolo scelto per questa edizione, che intende far emergere le situazioni di fragilità spesso celate nel territorio e restituire visibilità a chi vive condizioni di disagio.

Il Rapporto si basa sui dati provenienti dal Centro di Ascolto della diocesi di Arezzo e dalle 35 Caritas parrocchiali. Il quadro che emerge mostra l’ampliarsi della cosiddetta ‘fascia grigia’, composta da persone e famiglie che non rientravano nei circuiti di aiuto ma che, per la prima volta, hanno richiesto sostegno: 378 nuovi utenti solo nel 2024, una parte di quel sommerso che tende a non manifestarsi.

Nel complesso, nel 2024 sono state registrate 2.086 prese in carico nominali, 19 in meno rispetto all’anno precedente. Il dato conferma una situazione stabile, in cui alcuni riescono a uscire da percorsi di povertà mentre altri vi entrano improvvisamente, rendendo fondamentale un accompagnamento costante verso forme reali di autonomia.

Accanto a un nucleo stabile di circa 1.500–1.600 utenti ricorrenti, si registra una crescita delle situazioni complesse: le richieste riguardano sempre più spesso problemi intrecciati, che richiedono interventi personalizzati, ha spiegato mons. Andrea Migliavacca: “E’ importante il lavoro di questo Rapporto sulle povertà, perché ci consente di avere un quadro di riferimento e di conoscenza della situazione aiutandoci a essere operativi e quindi passare dalle parole ai fatti nel vivere la carità nella nostra diocesi. Il mio grazie va a tutti gli operatori della Caritas diocesana”.

Gli ha fatto eco don Fabrizio Vantini, direttore della Caritas diocesana: “Spesso siamo disturbati dal virus dell’indifferenza verso chi, con la sua povertà, interrompe il nostro percorso ordinario. Questo Rapporto richiama ciascuno alla responsabilità civica e umana: agire per il bene ci rende tutti più umani, oltre appartenenze e differenze. E’ anche un appello alla Politica affinché le scelte di governo mettano al centro gli ultimi. I poveri non possono essere lasciati soli fino a diventare invisibili”.

Ecco le prime cinque nazionalità di chi ha fruito dei servizi: Italia (35,2%), Marocco (12,8%), Romania (8,7%), Albania (6,6%), Nigeria (5,4%). Le donne sono leggermente prevalenti (53,4%). Il 23,8% dei richiedenti ha più di 60 anni, spesso con difficoltà economiche e problemi sanitari o di solitudine. Il 33,1% ha figli minori a carico: 1.211 minori sostenuti indirettamente, ai quali si aggiungono 608 figli maggiorenni, per un totale di 1.819.

Invece queste sono le condizioni abitative di chi si è rivolto alla Caritas: Affitto: 58,3%; Edilizia popolare: 8,3%; Abitazione propria: 8,3%; Struttura di accoglienza/CAS: 7,6%; Ospitalità presso amici/familiari: 6,4%; Senza alloggio: 4,3%; Altre situazioni (datore di lavoro, baracca, auto, camper, tenda…): 6,8%.

Invece questa è la loro condizione lavorativa: disoccupati/inoccupati: 62,3%; occupati (inclusa cassa integrazione): 20%; pensionati: 7,5%; altre condizioni (invalidità, inabilità, assenza permesso lavoro): 10,2%; mentre le problematiche segnalate sono state 2.889, pari a una media di 1,4 per persona. Problematiche così ripartite: problemi economici: 67,2%; lavoro: 8,5%; salute: 7,1%; problemi familiari: 5,4%; casa: 3,9%; migrazione: 3,1%; istruzione: 1,7%; disabilità: 1,2%; dipendenze: 1%; altro: 0,6%; detenzione/giustizia: 0,3%.

Inoltre nel Centro di Ascolto diocesano (Via Fonte Veneziana) sono state accolte 470 persone/famiglie (42,3% italiani; 57,7% stranieri) con 8173 contatti front office; nell’ambulatorio medico sono state compiute 399 visite per un totale di 121 persone seguite, di cui il 13,2% sono italiani.

Inoltre sono stati erogati 263 buoni spesa (+40 per ospiti delle strutture) e 251 persone registrate nelle mense per 23.401 pasti erogati; mentre i prodotti alimentari ritirati da collette sono ammontati a 17.567 kg freschi/caldi + 9.805 kg a lunga conservazione. Infine queste sono state le accoglienze: Casa San Vincenzo: 39 persone; Casa Santa Luisa: 15 adulti e 9 minori; Dormitorio invernale: 30 persone (nov. 2024 – apr. 2025); Accoglienza profughi: 70 persone (19 nuovi ingressi).

(Foto: Diocesi di Arezzo – Cortona – SanSepolcro)

Ad Ancona i ragazzi hanno vissuto una giornata da ‘poveri’

Mettersi nei panni di un senzatetto, un migrante, una donna vittima di violenza, un povero o un ex detenuto: è stato il gioco in cui nel mese di marzo si sono confrontati 16 studenti del liceo ‘Galileo Galilei’ di Ancona con l’obiettivo di sperimentare le difficoltà e il senso di colpa che provano le persone più emarginate, come ha spiegato Stefano Ancona, volontario della Caritas che ha organizzato e gestito il gioco insieme all’associazione ‘Tenda di Abramo’: “Nella scuola c’è stato un gruppo di ragazzi interessati ad approfondire i temi dell’attualità e della solidarietà”.

A ciascuno dei partecipanti è stata consegnata una busta, con la scheda del personaggio, le istruzioni e la missione da compiere, quali ottenere un permesso di protezione internazionale, cercare un posto per dormire o trovare una coperta per allestire un letto di fortuna in macchina. I ragazzi hanno girovagato nella città, passando dal centro di ascolto, dalla mensa, dai dormitori fino alla scuola di italiano. Al termine di questo ‘gioco’ i ragazzi hanno riflettuto su come hanno vissuto la giornata, ha raccontato l’organizzatore: “Nessuno aveva mai pensato a cosa passano gli ultimi ed invece dopo l’esperienza è emersa sfiducia e frustrazione verso questa condizione”.

A distanza di alcuni mesi abbiamo chiesto a Stefano Ancona di raccontarci questo ‘gioco’:

“L’esperienza vissuta dagli studenti del liceo ‘Galileo Galilei’ di Ancona è nata dalla collaborazione tra la scuola, la Caritas diocesana di Ancona-Osimo e l’associazione ‘La Tenda di Abramo’. Questo ‘gioco di ruolo immersivo’ ha avuto origine dalla volontà di sensibilizzare i giovani sul tema della povertà estrema, permettendo loro di immedesimarsi, anche solo per poche ore, nella realtà quotidiana delle persone senza dimora. L’idea ha preso forma grazie al lavoro congiunto di educatori, volontari e operatori sociali che, conoscendo da vicino le difficoltà affrontate da chi vive in strada, hanno creato delle ‘schede personaggio’ con missioni ispirate a esperienze reali”.

Quale era lo scopo prefissato?

L’obiettivo principale era quello di andare oltre la semplice conoscenza teorica del fenomeno della povertà, offrendo un’esperienza diretta che potesse lasciare un segno profondo nei partecipanti. Non si trattava solo di “mettersi nei panni” di chi non ha una casa, ma di sperimentare in prima persona le difficoltà quotidiane: il freddo, i rifiuti ricevuti, la mancanza di un posto sicuro dove dormire e la necessità di muoversi continuamente per poter accedere ai pochi servizi disponibili”,

Quale è la situazione di povertà nella diocesi?

Nella diocesi di Ancona, la povertà è una realtà che coinvolge sempre più persone. L’aumento del costo della vita, la precarietà lavorativa e la carenza di alloggi accessibili hanno spinto molte famiglie e singoli individui verso la marginalità. Il dormitorio comunale, purtroppo, dispone di soli 20 posti, un numero insufficiente rispetto al bisogno reale. Molte persone, tra cui numerosi stranieri in attesa di documenti, si trovano a vivere ai margini, senza un riparo stabile e senza accesso a servizi essenziali. La mensa diocesana Caritas ospita ogni sera oltre 120 persone.

Nel territorio sono carenti servizi importanti come docce pubbliche e i servizi di lavanderia, elementi indispensabili per chi vive in strada. Inoltre, non esistono servizi di accompagnamento stabili e duraturi che possano offrire un reale supporto per uscire dalla condizione di senza dimora. La frammentarietà degli interventi assistenziali costringe le persone a una continua ricerca di soluzioni temporanee, senza una prospettiva concreta di reinserimento”.

Come vive una persona senza fissa dimora?

“Chi vive in strada deve affrontare una serie di ostacoli costanti: la difficoltà di trovare un luogo sicuro dove riposare, l’accesso limitato ai servizi igienici, la necessità di cercare cibo ogni giorno e il peso dello stigma sociale. La giornata di una persona senza dimora è caratterizzata da un continuo spostamento tra i luoghi in cui può ricevere assistenza, intervallato da lunghe ore di attesa e solitudine. I servizi ‘a bassa soglia’ disponibili sono concentrati in alcune fasce orarie e in determinati punti della città, costringendo le persone a muoversi rapidamente per non perdere l’opportunità di mangiare, ricevere un cambio di vestiti, poter usufruire di una visita medica…

Questo porta ad una gestione della giornata estremamente frammentata: momenti di grande frenesia, in cui bisogna correre per non perdere l’apertura di una mensa o di un centro di ascolto, alternati a lunghi periodi di vuoto in cui non resta altro che aspettare, spesso da soli, senza un posto dove stare”.

Quali sono state le ‘reazioni’ dei partecipanti?

“L’iniziativa ha suscitato una forte risposta emotiva nei partecipanti. Molti studenti, pur conoscendo il tema della povertà, non si erano mai resi conto di quanto fosse difficile vivere senza una casa. Il peso dei ‘no’ ricevuti, la difficoltà di trovare un posto per riposare o semplicemente il freddo provato durante la giornata hanno reso l’esperienza estremamente toccante.

Dopo l’esperienza, i ragazzi si sono ritrovati per un momento di confronto, sorseggiando un tè caldo e condividendo le loro impressioni. Il senso di frustrazione e impotenza provato ha aperto un dibattito su cosa si potrebbe fare concretamente per aiutare chi si trova in difficoltà. Molti hanno espresso il desiderio di impegnarsi attivamente nel volontariato e nelle iniziative della Caritas.

Questa esperienza ha dimostrato che la consapevolezza nasce dal contatto diretto con la realtà. E’ fondamentale che le istituzioni, insieme alle associazioni e ai cittadini, lavorino per garantire servizi più adeguati e percorsi di accompagnamento reali per chi si trova in difficoltà. La speranza è che, attraverso iniziative come questa, si possa costruire una società più attenta e solidale, in cui nessuno venga lasciato indietro”.

(Tratto da Aci Stampa)

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