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La Caritas italiana promuove l’advocacy

Si è concluso con uno sguardo aperto al contesto politico ed europeo la quarta e ultima giornata del Convegno nazionale di Caritas Italiana. Al centro della mattinata, il confronto tra esperienze e visioni sul rapporto tra partecipazione, cittadinanza e responsabilità pubblica, in un tempo segnato da trasformazioni profonde a livello nazionale e internazionale.

Ad aprire i lavori, la tavola rotonda ‘La politica, l’Europa’, che ha visto il contributo di Romano Prodi, in dialogo con alcuni giovani del mondo Caritas. Un’occasione di confronto che ha messo al centro il ruolo della politica come spazio di costruzione del bene comune e l’Europa come orizzonte di riferimento per affrontare le sfide contemporanee.

Il dialogo, moderato da Luca Servidati, ha offerto chiavi di lettura e prospettive concrete a partire dai territori, valorizzando il contributo delle nuove generazioni e delle comunità locali nel promuovere partecipazione, giustizia sociale e coesione. In questo contesto, la riflessione si apre a interrogativi cruciali sul futuro dell’Europa, sul significato dell’impegno politico oggi e sul contributo che il mondo Caritas può offrire nella costruzione di società più giuste, solidali e inclusive.

“Nel passato i giovani non avevano più potere di oggi”, ha affermato Prodi, “E’ un problema eterno. Credo che si debba stare attenti all’equilibrio, lasciare posto ai giovani è importante. Lasciare posto però non mi piace. Serve una categoria di giovani dinamica che il posto se lo costruisce. Non trovo che in teoria che il mondo politica sia governato da anziani, anzi. L’affermazione dei giovani deve essere costruttiva e non occasionale grazie a un lavoro di squadra”.

Ampio spazio è stato dedicato al tema dell’Europa, oggi attraversata da fragilità politiche e divisioni interne. Prodi ha richiamato con forza la necessità di un rinnovato slancio unitario, fondato non solo su interessi economici ma su valori condivisi e responsabilità comuni: “nessun piano economico può da solo costruire l’Europa”. In questo senso, ha evidenziato i rischi legati ai nazionalismi e ai meccanismi decisionali che rallentano l’azione comunitaria, come il diritto di veto, sottolineando l’urgenza di riforme capaci di rendere l’Unione più efficace e coesa.

Negli orientamenti finali il direttore di Caritas Italiana, don Marco Pagniello, ha indicato alcune traiettorie di lavoro per i prossimi mesi, rilanciando la vocazione ecclesiale e profetica della rete Caritas: “Il patrimonio di ascolto che la rete Caritas raccoglie ogni giorno non può essere custodito gelosamente. Va restituito come bene comune. Deve diventare lettura dei fenomeni, cultura dell’attenzione, proposta sociale, provocazione evangelica, stimolo per politiche più giuste e inclusive”.

Sul tema della pace, don Pagniello ha richiamato la responsabilità delle comunità cristiane nel tempo dei conflitti: “La pace non è neutralità comoda. Non è silenzio prudente. Non è equilibrio costruito evitando i temi scomodi. Pace significa anche compiere scelte concrete, personali e comunitarie”. Ed ha aggiunto un forte richiamo alla coscienza civile ed evangelica: “Le Caritas sono chiamate anche a stimolare una nuova obiezione di coscienza contro tutto ciò che umilia la persona e rende normale l’ingiustizia. E’ l’obiezione di chi rifiuta di adattarsi all’indifferenza e continua a credere che la dignità umana venga prima del profitto, della paura e dell’interesse di pochi”.

Infine, il rilancio del rapporto tra Vangelo e storia: “L’annuncio del Vangelo deve camminare insieme all’impegno per il bene comune, del singolo e di tutta la famiglia umana. E’ la Parola che genera movimento, che fa nascere processi, che rimette in cammino le persone e le comunità”. Il Convegno si è chiuso consegnando alle Caritas diocesane un mandato chiaro: continuare ad ascoltare, educare, promuovere giustizia e costruire pace, facendo della carità una forza capace di incidere nella storia.

Il 45° Convegno nazionale di Caritas Italiana, dal titolo ‘Imparate a fare il bene, cercate la giustizia” (Is 1,17). Annunciare il Vangelo e promuovere l’umano’ era stato aperto dall’introduzione di mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, presidente di Caritas Italiana, ha richiamato con forza l’identità ecclesiale della Caritas: “La Caritas è la diocesi. E’ la dimensione caritativa della diocesi. La Caritas è la Chiesa che si impegna a vivere davvero il Vangelo”. Un invito a non considerare la carità come un ambito separato, ma come forma concreta e quotidiana dell’essere Chiesa.

Il direttore di Avvenire, Marco Girardo, ha offerto una riflessione sul tema del linguaggio e dello sguardo, sottolineando la responsabilità di ‘raccontare l’uomo per promuovere l’umano’ in un tempo segnato da frammentazione e polarizzazione: “Promuovere l’umano significa strappare l’uomo alle narrazioni che lo deformano”, ha evidenziato, indicando nella comunicazione un luogo decisivo di impegno culturale ed etico.

Uno sguardo internazionale è arrivato con la testimonianza del card. Giorgio Marengo, dalla Mongolia, che ha raccontato la forza della carità in una Chiesa di minoranza. L’intervento di mons. Giuseppe Baturi, segretario generale della CEI, che ha richiamato la funzione ‘profetica, critica ed educativa della Chiesa oggi’, indicando nella carità una forma alta di responsabilità ecclesiale e sociale, capace di interrogare le coscienze e orientare i processi.

La giornata ha visto anche il rilancio, con il contributo di Elisa Crupi (Libera), della Campagna ‘Diamo linfa al bene’. A seguire, Massimo Monzio Compagnoni ha evidenziato il valore del sostegno economico alla Chiesa come strumento di corresponsabilità e partecipazione. Un filo rosso ha attraversato tutti gli interventi: la necessità di una carità che non si limiti a rispondere ai bisogni, ma sappia ascoltare, comprendere e incidere sulle cause delle disuguaglianze. Un’advocacy che nasce dall’incontro con i poveri e si traduce in impegno per la giustizia.

(Foto: Caritas Italiana)

Macellai Confcommercio e Caritas Arezzo: un’amicizia solidale lunga 12 anni

Ogni settimana trenta chili di carne donata alle Mense e alle Accoglienze Caritas dall’Associazione Macellai di Confcommercio; fondamentale anche il loro contributo per l’iniziativa del 6 gennaio scorso promossa dagli scout dell’Arezzo 14 che ha permesso di donare € 1.300 alla Caritas diocesana, perché la solidarietà è un gesto concreto che passa dalla tavola.

Accade ad Arezzo, dove l’Associazione Macellai di Confcommercio, guidata dal presidente Alberto Rossi, continua a sostenere la Mensa della Caritas Diocesana offrendo ogni settimana 30 chili di carne selezionata, ormai dal 2014. Compie 12 anni infatti la collaborazione tra l’Associazione Macellai di Confcommercio e la Caritas diocesana. Una sinergia che ha permesso di raccogliere e donare carne fresca e di alta qualità per i servizi della rete Caritas, in primis le Mense diurne e serali che nel solo 2025 ha erogato circa 25mila pasti. Così, direttamente dai banchi delle macellerie, arrivano specialità e tagli diversi per arricchire la tavola delle tante persone che ogni giorno consumano i pasti nelle Mense, allestita oggi nelle sale della parrocchia di San Domenico, come ha sottolineato il presidente dell’Associazione Macellai di Confcommercio Alberto Rossi:

“Le nostre macellerie sono eredi della grande tradizione alimentare del nostro territorio, che intendiamo onorare e contraccambiare con la semplicità di questo gesto, che ci permette di sostenere la Caritas diocesana, sempre vicina a chi ha bisogno, “sono stati anni molto intensi, ma non abbiamo mai abbandonato la Caritas, con uno sforzo importante di tutta la categoria. Ringraziamo tutti i grossisti e i produttori che ci hanno confermato la stima di sempre aiutandoci a portare avanti il nostro impegno”. 

Per questo Catiuscia Fei, direttore aggiunto della Confcommercio, ha affermato: “Attraverso una categoria importante come i Macellai la nostra associazione conferma la sua vocazione alla solidarietà e all’impegno sociale grazie all’impegno dei nostri macellai possiamo recuperare quella cultura della prossimità che fa parte della nostra storia. Quell’impegno e quella stessa vocazione che nel 1978, grazie all’intuizione di alcuni imprenditori, ha fatto nascere il Calcit (Comitato Autonomo Lotta contro I Tumori), che ancora oggi svolge un ruolo fondamentale per la nostra comunità”.

Mons. Fabrizio Vantini, direttore della Caritas diocesana, ha ribadito che è una bella iniziativa: “Per noi è un’occasione bellissima per dire grazie ai macellai di Confcommercio per quello che hanno fatto in tutti questi lunghi anni e per quello che continueranno a fare. La loro presenza è un segno grande per tutta la diocesi ed è per noi un sostegno fondamentale che ci permette di aiutare un gran numero di persone. Vogliamo vivere questo momento come un’occasione di gratitudine a Dio per averci donato queste persone e una gratitudine a queste persone per tutto quello che fanno”.

Oltre che nelle Mense, la carne viene utilizzata anche nelle Case di Accoglienza per persone in difficoltà, come nella Casa di prima accoglienza ‘San Vincenzo’, che ha una capienza di 26 persone e nella Casa Santa Luisa, che ospita nuclei familiari bisognosi (attualmente 4, per un totale di 16 persone). Un servizio portato avanti con costanza, grazie all’impegno di operatori e volontari della Caritas diocesana e grazie alla generosità e professionalità dei macellai aderenti alla Confcommercio che ha permesso di raccogliere e redistribuire, oltre che ai 30 chili di carne fresca ogni settimana, a necessità impreviste o eventi straordinari.

Va in questa direzione l’iniziativa svoltasi il 6 gennaio scorso, quando grazie all’impegno dei ragazzi del clan e noviziato (i ragazzi tra i 16 e 20 anni) del Gruppo scout Arezzo 14 dell’Agesci è stato organizzato all’interno della basilica di San Domenico, insieme alla parrocchia e alla Caritas diocesana, un pranzo speciale per festeggiare in parrocchia l’Epifania. Un momento di fraternità che ha visto partecipare le persone che solitamente frequentano la Mensa, le famiglie degli scout, parrocchiani, anziani soli, le realtà caritative del territorio parrocchiale con in prima linea l’associazione Federico Bindi e Thevenin e tante persone che hanno voluto condividere un momento comunitario all’insegna della solidarietà.

Nell’occasione sono state messe a tavola quasi 200 persone e sono stati consegnati circa 100 regali ai partecipanti (piccoli giochi, pennarelli, cioccolatini, creme e profumi, magliette, vestiti pesanti, buoni colazione…) offerti dagli esercenti del territorio. Anche in questa occasione i macellai di Confcommercio hanno aggiunto, oltre alle consuete donazioni settimanali, circa 25 chili di fesa di tacchino per questo evento. Un’iniziativa che, tolte le spese, ha permesso di raccogliere 1.300 euro che i ragazzi del clan del Gruppo scout Agesci Arezzo 14, hanno donato alla Caritas diocesana.

In conclusione è stata una festa, ha detto Enrico Neri, maestro dei novizi de del Gruppo Arezzo 14:

“I ragazzi e le ragazze del Clan ‘Sangue Pazzo’ hanno deciso di impegnarsi nell’organizzazione di questo pranzo dove non sentirsi ospiti, ma in famiglia, soprattutto durante il periodo delle festività natalizie, per avere l’opportunità di celebrarle insieme, parlare e scartare regali. Il nostro grazie va alla cittadinanza e alle imprese che si sono mosse con generosità, mettendo a disposizione i prodotti da regalare.

Questa idea nata dai nostri Rover e Scolte (i ragazzi tra i 16 e 20 anni) è la conferma che i giovani hanno a cuore il territorio e le realtà che lo abitano. Il primo contatto è stato con la parrocchia e con la Mensa, in cui i ragazzi svolgono servizio durante la settimana e si è poi allargato alle altre realtà. L’iniziativa, che è stata davvero una festa per tutti, vorrebbe essere l’inizio di una tradizione di convivialità che vorremmo portare avanti, coinvolgendo la parrocchia e le associazioni perché possa diventare un momento atteso, di gioia e condivisione”.

(Diocesi di Arezzo)

Caritas di Fabriano e Matelica: in aumento le povertà nel territorio

Un +4% di residenti di Fabriano si sono rivolti ai centri di ascolto della Caritas diocesana in crescita: i giovani tra i 18 ed i 24 anni saliti del 28% in un anno; mentre l’età media è di 50 anni e sono in aumento anche gli stranieri con +12%. Sono 908 le famiglie (1.033 le persone) accolte nei centri di ascolto di Genga, Sassoferrato, Fabriano, Cerreto D’Esi e Matelica.

Nel 2024 si è registrato un boom di richieste di lavoro (più 34.5%) e sono stati erogati € 46.000 in contributi al lavoro (più 39%) rispetto al 2023, più l’attivazione di tirocini e contratti a termine. Le richieste in ambito sanitario sono state 529 e 145 quelle in ambito educativo. Sono stati erogati € 11.000 in contributi alla sanità +41% rispetto al 2023 ed € 22.000 per scuola e oratori; complessivamente le erogazioni nel 2024 ammontano al 20% in più rispetto all’anno precedente.

Complessivamente sono oltre 2.600 le persone toccate dalla rete Caritas nello scorso anno, di cui il 55% sono donne ed il 45% sono uomini, come spiega il rapporto della Caritas diocesana: “Il rapporto nasce dall’impegno quotidiano della Caritas Diocesana di Fabriano – Matelica nel farsi prossima alle persone in difficoltà. Attraverso il servizio dei Centri di Ascolto, l’azione delle parrocchie e il lavoro in rete con tante realtà del territorio, abbiamo raccolto dati, storie e testimonianze che offrono una fotografia delle povertà vecchie e nuove che attraversano la nostra comunità.

Non si tratta solo di numeri, ma di volti, famiglie, relazioni spezzate, vite che chiedono ascolto, accompagnamento e risposte concrete. Uno strumento di conoscenza e di stimolo all’azione, rivolto a tutta la comunità civile ed ecclesiale, affinché nessuno si senta escluso o dimenticato. Il nostro compito, come Chiesa, non è solo quello di aiutare i poveri, ma di camminare con loro, riconoscendoli come fratelli e sorelle, custodi di un’umanità che ci interroga e ci arricchisce. Perché solo insieme possiamo costruire una comunità più giusta, accogliente e solidale”.

Inoltre il vescovo di Fabriano – Matelica ed arcivescovo di Camerino – San Severino Marche, mons. Francesco Massara ha spiegato la ‘novità’ della rete dell’ambulatorio sociale: “Un altro tassello si aggiunge alla rete dell’ambulatorio sociale. Dal mese di novembre anche l’oculistica è entrato tra i servizi gratuiti offerti a chi vive situazioni di fragilità economica. Un risultato possibile grazie alla collaborazione tra Caritas, Croce Rossa, Ambito 10 e tanti medici volontari. Perché la salute è un diritto di tutti non un privilegio”.

Il direttore della Caritas diocesana di Fabriano-Matelica, Gian Luigi Farneti, ci racconta cosa emerge da questo rapporto sulla povertà: “Il rapporto Caritas evidenzia un aumento significativo delle persone in difficoltà economica, sociale e relazionale. La povertà non è più un fenomeno circoscritto a determinate fasce di popolazione, ma colpisce sempre di più i giovani e cresce la componente straniera. La dimensione della povertà è ampia e diffusa e il 2024 registra un vero e proprio boom delle richieste di lavoro, segnale che il problema non riguarda solo il reddito insufficiente, ma anche la precarietà o l’assenza di occupazione stabile. Parallelamente, cresce la difficoltà delle famiglie ad affrontare spese essenziali come quelle sanitarie o scolastiche, a testimonianza di una fragilità crescente.

L’impegno complessivo della Caritas aumenta, indicando che i bisogni delle persone assistite sono più numerosi, complessi e costosi. Il rapporto non si limita ai dati statistici, ma racconta storie di persone e famiglie che vivono rotture, solitudini, mancanza di reti di sostegno e fragilità psicologiche e sociali. La povertà, dunque, non è solo economica, ma anche relazionale, educativa, lavorativa e sanitaria. La Caritas ribadisce che la risposta alla povertà non può essere delegata a pochi: serve una comunità capace di riconoscere la fragilità, non lasciare indietro nessuno e camminare accanto ai più vulnerabili, costruendo una società più giusta, accogliente e solidale”.

Chi si rivolge alla Caritas e cosa chiede?

“Persone e famiglie in difficoltà economica e relazionale, giovani, stranieri, adulti in età lavorativa e un numero crescente di donne. Le richieste principali riguardano il lavoro, supporto sanitario ed educativo, aiuti economici per beni e spese essenziali, oltre a ascolto, vicinanza ed accompagnamento. In particolare, l’aumento dei giovani che si rivolgono alla Caritas è legato a una combinazione di precarietà economica, mancanza di lavoro, costi elevati della vita, fragilità familiari e relazionali, e scarse opportunità locali. La Caritas diventa per loro un luogo di ascolto, orientamento e ripartenza”.

Quante ‘povertà’ esistono nel territorio diocesano?

“Nel territorio diocesano si riconoscono almeno sette forme di povertà in crescita: economica, lavorativa, sanitaria, educativa, relazionale, abitativa e alimentare/materiale. Non si tratta solo di numeri, ma di volti e storie concrete di famiglie, giovani e adulti che chiedono ascolto, accompagnamento e risposte concrete”.

Altro aspetto riguarda il lavoro: come è la situazione?

“La situazione lavorativa è critica, con un aumento delle richieste di aiuto soprattutto tra i giovani. La Caritas interviene con tirocini, contratti a termine, contributi e orientamento, cercando di trasformare l’assistenza in opportunità di inclusione e autonomia”.

Quali progetti la Caritas sta mettendo in atto per arginare le povertà?

“Per arginare le diverse povertà, la Caritas ha avviato numerosi progetti: l’Emporio della Carità, centri di ascolto e sostegno economico mirato, tirocini e progetti lavorativi, interventi sanitari attraverso l’Ambulatorio Sociale, l’Emporio della Salute ed il progetto ‘Ben-essere  senior’, sostegno educativo e per l’infanzia, promozione di attività sportive, percorsi di accompagnamento relazionale e lavoro di rete con enti e comunità. Tutte queste iniziative hanno l’obiettivo comune di non limitarsi all’assistenza, ma promuovere autonomia, dignità e partecipazione, costruendo una comunità inclusiva in cui nessuno resti indietro”.

(Tratto da Aci Stampa)

A Taurisano ‘Fili d’erba nelle crepe – risposte di speranza’

La diocesi di Ugento – S. Maria di Leuca comunica che domani a Taurisano dalle ore 10.30 alle ore 12.00 presso il Salone – Oratorio ‘Don Bosco’, in via Casarano, 52, la Caritas diocesana in collaborazione con le Caritas parrocchiali di Taurisano, si svolgerà l’incontro pubblico: ‘Fili d’erba nelle crepe – Risposte di speranza’.

L’iniziativa, moderata dalla giornalista, Luana Prontera, che sarà possibile seguire anche in diretta streaming su https://radiodelcapo.it,  prevede i saluti di Luigi Guidano, sindaco di Taurisano e di Angelo Palmisano, responsabile Ambito Sociale di Casarano, ai quali seguiranno gli interventi dei relatori: Don Marco Pagniello,  direttore della Caritas italiana, che illustrerà il tema: ‘I Poveri: tesoro e volto vivo della Chiesa- Dilexi te’, si proseguirà con Don Gionatan De Marco, parroco ‘Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo’ di Taurisano, che relazionerà su: ‘Una mensa per la promozione della convivialità e dell’inclusione’, a seguire interverrà don Lucio Ciardo, direttore della Caritas Ugento – S. Maria di Leuca, che presenterà il Bilancio sociale 2024 della Caritas diocesana. Le conclusioni saranno di mons. Vito Angiuli, Vescovo di Ugento – S. Maria di Leuca. Al termine, alle ore 12.00, sarà benedetta la Mensa della Parrocchia ‘Trasfigurazione di N.S. Gesù Cristo’ di Taurisano presso l’oratorio di Via Casarano.

 Il ‘bilancio Caritas diocesano 2024’, che sarà illustrato da don Lucio Ciardo, andrà a raccontare la storia di uomini e donne che hanno incrociato i vari servizi promossi dalla Caritas diocesana e dalle Caritas parrocchiali dandogli l’opportunità di riscattarsi. Un documento utile a comprendere le dinamiche sociali, monitorare l’impatto delle diverse forme di povertà (non solo economica, ma anche abitativa, sanitaria, ecc.) e a orientare l’azione pastorale e sociale della Caritas stessa.

Nel Rapporto annuale dalla Caritas Italiana dal titolo ‘Fuori Campo –  Lo Sguardo Della Prossimità – Rapporto su povertà ed esclusione  sociale in Italia 2025’, presentato in occasione della IX Giornata Mondiale dei Poveri, svoltasi lo scorso 16 novembre, si evidenzia, secondo gli ultimi dati ISTAT, che in Italia la povertà assoluta coinvolge il 9,8% della popolazione, pari a oltre 5.700.000 persone, con 2.200.000 famiglie che vivono in condizioni di indigenza (l’8,4% dei nuclei familiari totali).

Un dato ancora più critico riguarda la vulnerabilità finanziaria: almeno 10 milioni di adulti in Italia dispongono di risparmi liquidi inferiori ai 2.000 euro, una somma ritenuta insufficiente per assorbire uno shock economico improvviso, come la perdita del lavoro o una malattia grave. Nel 2024, Caritas Italiana ha sostenuto 277.775 famiglie, pari a circa il 12% delle famiglie in povertà assoluta. Questo numero registra un aumento significativo: +3% rispetto al 2023 e un balzo del +62,6% rispetto al 2014.

La mensa, finanziata da Caritas Italiana con il contributo di FIPE, non sarà solo un luogo dove trovare un pasto caldo, ma anche un luogo di ascolto  e conviviale dove ognuno si sente a casa. Un’altra mensa si aggiunge nel territorio diocesano dopo le tre: la ‘Locanda della Fraternità’ a Tricase, la Mensa Solidale a Ugento e presso la Città della Domenica a Ruffano, ammodernate o realizzate, negli anni scorsi, grazie al contributo a fondo perduto erogato dal GAL Capo di Leuca.

Don Marco Pagniello, direttore della Caritas italiana, nell’introduzione del Rapporto ha scritto: “Il ‘fuori campo’ e ciò che non si vede, ma che pure da senso a tutto il resto. E’ la parte invisibile, laterale, quella che sfugge allo sguardo immediato, ma che sostiene la scena e che, se non ci fosse, anche ciò che generalmente osserviamo perderebbe il suo senso più profondo. Cosi è la povertà oggi: non sempre visibile, spesso silenziosa, frammentata, trasversale e multidimensionale”. Diretta Streaming – https://radiodelcapo.it

Ad Arezzo presentato il Rapporto diocesano sulle povertà: oltre 2000 le persone accolte nel 2024

Nei giorni scorsi è stato presentato il Rapporto diocesano sulle povertà relativo al 2024, redatto dalla Caritas di Arezzo in collaborazione con l’associazione Sichem. ‘Cercando l’invisibile’ è il titolo scelto per questa edizione, che intende far emergere le situazioni di fragilità spesso celate nel territorio e restituire visibilità a chi vive condizioni di disagio.

Il Rapporto si basa sui dati provenienti dal Centro di Ascolto della diocesi di Arezzo e dalle 35 Caritas parrocchiali. Il quadro che emerge mostra l’ampliarsi della cosiddetta ‘fascia grigia’, composta da persone e famiglie che non rientravano nei circuiti di aiuto ma che, per la prima volta, hanno richiesto sostegno: 378 nuovi utenti solo nel 2024, una parte di quel sommerso che tende a non manifestarsi.

Nel complesso, nel 2024 sono state registrate 2.086 prese in carico nominali, 19 in meno rispetto all’anno precedente. Il dato conferma una situazione stabile, in cui alcuni riescono a uscire da percorsi di povertà mentre altri vi entrano improvvisamente, rendendo fondamentale un accompagnamento costante verso forme reali di autonomia.

Accanto a un nucleo stabile di circa 1.500–1.600 utenti ricorrenti, si registra una crescita delle situazioni complesse: le richieste riguardano sempre più spesso problemi intrecciati, che richiedono interventi personalizzati, ha spiegato mons. Andrea Migliavacca: “E’ importante il lavoro di questo Rapporto sulle povertà, perché ci consente di avere un quadro di riferimento e di conoscenza della situazione aiutandoci a essere operativi e quindi passare dalle parole ai fatti nel vivere la carità nella nostra diocesi. Il mio grazie va a tutti gli operatori della Caritas diocesana”.

Gli ha fatto eco don Fabrizio Vantini, direttore della Caritas diocesana: “Spesso siamo disturbati dal virus dell’indifferenza verso chi, con la sua povertà, interrompe il nostro percorso ordinario. Questo Rapporto richiama ciascuno alla responsabilità civica e umana: agire per il bene ci rende tutti più umani, oltre appartenenze e differenze. E’ anche un appello alla Politica affinché le scelte di governo mettano al centro gli ultimi. I poveri non possono essere lasciati soli fino a diventare invisibili”.

Ecco le prime cinque nazionalità di chi ha fruito dei servizi: Italia (35,2%), Marocco (12,8%), Romania (8,7%), Albania (6,6%), Nigeria (5,4%). Le donne sono leggermente prevalenti (53,4%). Il 23,8% dei richiedenti ha più di 60 anni, spesso con difficoltà economiche e problemi sanitari o di solitudine. Il 33,1% ha figli minori a carico: 1.211 minori sostenuti indirettamente, ai quali si aggiungono 608 figli maggiorenni, per un totale di 1.819.

Invece queste sono le condizioni abitative di chi si è rivolto alla Caritas: Affitto: 58,3%; Edilizia popolare: 8,3%; Abitazione propria: 8,3%; Struttura di accoglienza/CAS: 7,6%; Ospitalità presso amici/familiari: 6,4%; Senza alloggio: 4,3%; Altre situazioni (datore di lavoro, baracca, auto, camper, tenda…): 6,8%.

Invece questa è la loro condizione lavorativa: disoccupati/inoccupati: 62,3%; occupati (inclusa cassa integrazione): 20%; pensionati: 7,5%; altre condizioni (invalidità, inabilità, assenza permesso lavoro): 10,2%; mentre le problematiche segnalate sono state 2.889, pari a una media di 1,4 per persona. Problematiche così ripartite: problemi economici: 67,2%; lavoro: 8,5%; salute: 7,1%; problemi familiari: 5,4%; casa: 3,9%; migrazione: 3,1%; istruzione: 1,7%; disabilità: 1,2%; dipendenze: 1%; altro: 0,6%; detenzione/giustizia: 0,3%.

Inoltre nel Centro di Ascolto diocesano (Via Fonte Veneziana) sono state accolte 470 persone/famiglie (42,3% italiani; 57,7% stranieri) con 8173 contatti front office; nell’ambulatorio medico sono state compiute 399 visite per un totale di 121 persone seguite, di cui il 13,2% sono italiani.

Inoltre sono stati erogati 263 buoni spesa (+40 per ospiti delle strutture) e 251 persone registrate nelle mense per 23.401 pasti erogati; mentre i prodotti alimentari ritirati da collette sono ammontati a 17.567 kg freschi/caldi + 9.805 kg a lunga conservazione. Infine queste sono state le accoglienze: Casa San Vincenzo: 39 persone; Casa Santa Luisa: 15 adulti e 9 minori; Dormitorio invernale: 30 persone (nov. 2024 – apr. 2025); Accoglienza profughi: 70 persone (19 nuovi ingressi).

(Foto: Diocesi di Arezzo – Cortona – SanSepolcro)

Ad Ancona i ragazzi hanno vissuto una giornata da ‘poveri’

Mettersi nei panni di un senzatetto, un migrante, una donna vittima di violenza, un povero o un ex detenuto: è stato il gioco in cui nel mese di marzo si sono confrontati 16 studenti del liceo ‘Galileo Galilei’ di Ancona con l’obiettivo di sperimentare le difficoltà e il senso di colpa che provano le persone più emarginate, come ha spiegato Stefano Ancona, volontario della Caritas che ha organizzato e gestito il gioco insieme all’associazione ‘Tenda di Abramo’: “Nella scuola c’è stato un gruppo di ragazzi interessati ad approfondire i temi dell’attualità e della solidarietà”.

A ciascuno dei partecipanti è stata consegnata una busta, con la scheda del personaggio, le istruzioni e la missione da compiere, quali ottenere un permesso di protezione internazionale, cercare un posto per dormire o trovare una coperta per allestire un letto di fortuna in macchina. I ragazzi hanno girovagato nella città, passando dal centro di ascolto, dalla mensa, dai dormitori fino alla scuola di italiano. Al termine di questo ‘gioco’ i ragazzi hanno riflettuto su come hanno vissuto la giornata, ha raccontato l’organizzatore: “Nessuno aveva mai pensato a cosa passano gli ultimi ed invece dopo l’esperienza è emersa sfiducia e frustrazione verso questa condizione”.

A distanza di alcuni mesi abbiamo chiesto a Stefano Ancona di raccontarci questo ‘gioco’:

“L’esperienza vissuta dagli studenti del liceo ‘Galileo Galilei’ di Ancona è nata dalla collaborazione tra la scuola, la Caritas diocesana di Ancona-Osimo e l’associazione ‘La Tenda di Abramo’. Questo ‘gioco di ruolo immersivo’ ha avuto origine dalla volontà di sensibilizzare i giovani sul tema della povertà estrema, permettendo loro di immedesimarsi, anche solo per poche ore, nella realtà quotidiana delle persone senza dimora. L’idea ha preso forma grazie al lavoro congiunto di educatori, volontari e operatori sociali che, conoscendo da vicino le difficoltà affrontate da chi vive in strada, hanno creato delle ‘schede personaggio’ con missioni ispirate a esperienze reali”.

Quale era lo scopo prefissato?

L’obiettivo principale era quello di andare oltre la semplice conoscenza teorica del fenomeno della povertà, offrendo un’esperienza diretta che potesse lasciare un segno profondo nei partecipanti. Non si trattava solo di “mettersi nei panni” di chi non ha una casa, ma di sperimentare in prima persona le difficoltà quotidiane: il freddo, i rifiuti ricevuti, la mancanza di un posto sicuro dove dormire e la necessità di muoversi continuamente per poter accedere ai pochi servizi disponibili”,

Quale è la situazione di povertà nella diocesi?

Nella diocesi di Ancona, la povertà è una realtà che coinvolge sempre più persone. L’aumento del costo della vita, la precarietà lavorativa e la carenza di alloggi accessibili hanno spinto molte famiglie e singoli individui verso la marginalità. Il dormitorio comunale, purtroppo, dispone di soli 20 posti, un numero insufficiente rispetto al bisogno reale. Molte persone, tra cui numerosi stranieri in attesa di documenti, si trovano a vivere ai margini, senza un riparo stabile e senza accesso a servizi essenziali. La mensa diocesana Caritas ospita ogni sera oltre 120 persone.

Nel territorio sono carenti servizi importanti come docce pubbliche e i servizi di lavanderia, elementi indispensabili per chi vive in strada. Inoltre, non esistono servizi di accompagnamento stabili e duraturi che possano offrire un reale supporto per uscire dalla condizione di senza dimora. La frammentarietà degli interventi assistenziali costringe le persone a una continua ricerca di soluzioni temporanee, senza una prospettiva concreta di reinserimento”.

Come vive una persona senza fissa dimora?

“Chi vive in strada deve affrontare una serie di ostacoli costanti: la difficoltà di trovare un luogo sicuro dove riposare, l’accesso limitato ai servizi igienici, la necessità di cercare cibo ogni giorno e il peso dello stigma sociale. La giornata di una persona senza dimora è caratterizzata da un continuo spostamento tra i luoghi in cui può ricevere assistenza, intervallato da lunghe ore di attesa e solitudine. I servizi ‘a bassa soglia’ disponibili sono concentrati in alcune fasce orarie e in determinati punti della città, costringendo le persone a muoversi rapidamente per non perdere l’opportunità di mangiare, ricevere un cambio di vestiti, poter usufruire di una visita medica…

Questo porta ad una gestione della giornata estremamente frammentata: momenti di grande frenesia, in cui bisogna correre per non perdere l’apertura di una mensa o di un centro di ascolto, alternati a lunghi periodi di vuoto in cui non resta altro che aspettare, spesso da soli, senza un posto dove stare”.

Quali sono state le ‘reazioni’ dei partecipanti?

“L’iniziativa ha suscitato una forte risposta emotiva nei partecipanti. Molti studenti, pur conoscendo il tema della povertà, non si erano mai resi conto di quanto fosse difficile vivere senza una casa. Il peso dei ‘no’ ricevuti, la difficoltà di trovare un posto per riposare o semplicemente il freddo provato durante la giornata hanno reso l’esperienza estremamente toccante.

Dopo l’esperienza, i ragazzi si sono ritrovati per un momento di confronto, sorseggiando un tè caldo e condividendo le loro impressioni. Il senso di frustrazione e impotenza provato ha aperto un dibattito su cosa si potrebbe fare concretamente per aiutare chi si trova in difficoltà. Molti hanno espresso il desiderio di impegnarsi attivamente nel volontariato e nelle iniziative della Caritas.

Questa esperienza ha dimostrato che la consapevolezza nasce dal contatto diretto con la realtà. E’ fondamentale che le istituzioni, insieme alle associazioni e ai cittadini, lavorino per garantire servizi più adeguati e percorsi di accompagnamento reali per chi si trova in difficoltà. La speranza è che, attraverso iniziative come questa, si possa costruire una società più attenta e solidale, in cui nessuno venga lasciato indietro”.

(Tratto da Aci Stampa)

25 tirocini di inserimento lavorativo per giovani che non lavorano o non studiano residenti nella diocesi di Ugento – Santa Maria di Leuca

La Caritas Diocesana di Ugento – S. Maria di Leuca attraverso  l’Associazione Form.Ami APS-ETS (Ente gestore) ed in collaborazione con la Cooperativa Sociale IPAD Mediterranean, nell’ambito del progetto “N.O.NEET NUOVI ORIENTAMENTI PER I NEET E I MINORI – SECONDA EDIZIONE” intende selezionare  25 giovani per l’attivazione di percorsi di inserimento/reinserimento lavorativo (tirocini in azienda). I percorsi prevedono attività di orientamento, di formazione di base e di tirocini extracurriculari-inserimento lavorativo (legge regionale 10 novembre 2023, n.26).

I candidati devono avere un’età compresa fra i 18 e i 35 anni; essere residenti o domiciliati in uno dei seguenti Comuni della Diocesi di Ugento – S. Maria di Leuca: Alessano, Castrignano del C., Corsano, Gagliano del Capo, Miggiano, Montesano Salentino, Morciano di Leuca, Patù, Presicce-Acquarica, Ruffano, Salve, Specchia, Supersano, Taurisano, Tiggiano, Tricase e Ugento. Devono essere disoccupati/e o inoccupati/e, iscritti presso il Centro per l’Impiego competente e non partecipanti in percorsi di studio e formativi.

 I soggetti in possesso di requisiti precedentemente indicati possono presentare istanza di partecipazione compilando l’apposito modulo, da scaricare  dal sito https://www.caritasugentoleuca.it.

 A questo modulo va allegato una dichiarazione sostitutiva ai sensi del DPR 445/2000, art. 47, in cui l’interessato dimostra tramite autocertificazione il possesso dei requisiti di accesso,  il modello ISEE e lo stato occupazionale rilasciato dal Centro per l’Impiego competente. I giovani interessati alle azioni di accompagnamento imprenditoriale, devono presentare una scheda sintetica descrittiva dell’idea di impresa che si intende realizzare.

Le istanze pervenute verranno valutate da una commissione individuata dal soggetto gestore secondo i criteri: valore ISEE  da € 15.000,00 a € 6.000,00; periodo di disoccupazione da 0 ad un periodo superiore a 12 mesi.

 I soggetti coinvolti faranno  un percorso di orientamento individuale e un percorso formativo della durata di 40 ore affrontando  i seguenti argomenti: Sicurezza nei luoghi di lavoro – Orientamento Ricerca attiva del lavoro – Mercato del lavoro Legislazione del lavoro e sociale – Valori etici nel lavoro.

 Le aziende presso cui i beneficiari svolgeranno le attività di tirocinio saranno scelte sulla base del percorso di orientamento realizzato all’interno della formazione preliminare, considerando le aspettative e gli obiettivi professionali dei soggetti coinvolti. I tirocini saranno attivati entro il mese di luglio 2025 per completarsi entro la fine novembre 2025.

 La domanda va presentata, entro e non oltre il 13 giugno 2025, direttamente presso il Centro Caritas Diocesana, sede operativa dell’Associazione Form.Ami in Tricase, in Piazza Cappuccini, 15, oppure tramite e-mail agli indirizzi: segreteria@caritasugentoleuca.it oppure : formami4@gmail.com.

 Presso il Centro Caritas Diocesano in Piazza Cappuccini, 15, in Tricase è possibile richiedere informazioni sull’Avviso nei giorni di lunedì, mercoledì, venerdì dalle ore 9.00 alle 12.30, martedì e giovedì dalle 16,00 alle 19,00 (tel.: 0833219865 – 3388371927- sito https://www.caritasugentoleuca.it/ e-mail:  segreteria@caritasugentoleuca.it o formami4@gmail.com).

Le parrocchie si schierano contro il gioco d’azzardo

Giovedì 20 febbraio alla sede della Caritas Italiana è stato presentato il progetto ‘Vince chi smette’, attraverso il quale si promuovono percorsi di animazione comunitaria con l’obiettivo di sensibilizzare le comunità sul fenomeno dell’azzardo e sui rischi ad esso associati con lo scopo di costruire una coscienza critica collettiva e a promuovere azioni concrete di contrasto e prevenzione, in collaborazione con FICT (Federazione Italiana delle Comunità Terapeutiche), alla presenza di don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, il sociologo Maurizio Fiasco, l’economista Luigino Bruni, il presidente FICT Luciano Squillaci e padre Alex Zanotelli, moderati da moderati da Caterina Boca, che ha sottolineato il bacino d’utenza:

“Il progetto è rivolto alle comunità parrocchiali, abbiamo coinvolto la rete delle Caritas diocesane, chiedendo loro di aderire perché a loro volta possano attivare le comunità in un processo di sensibilizzazione e di formazione di una coscienza critica intorno al tema dell’azzardo… La ‘cassetta degli attrezzi’ del progetto è composta da fascicoli, che corrispondono a percorsi di animazione. Sono proposte di attività da svolgersi sui territori, che sono a loro volta suddivise in base alle categorie: per i ragazzi, i giovani adulti (giovani, giovani coppie, famiglie) e gli anziani. Siamo consapevoli che il linguaggio e gli strumenti da utilizzare per attivare le comunità cambiano in base all’età e all’esperienza”.

Infatti il fenomeno dell’azzardo ha assunto negli ultimi anni una dimensione preoccupante e non si registrano proposte e scelte politiche in grado di realizzare adeguate misure di contrasto, prevenzione e sostegno. Se il gioco è un esercizio singolo o collettivo liberamente scelto a cui ci si dedica per passatempo, svago, ricreazione, o con lo scopo di sviluppare l’ingegno o le forze fisiche, nell’ambito dell’azzardo, l’attribuzione della qualifica di gioco è del tutto fuori luogo.

L’azzardo è infatti un’attività in cui ricorre il fine di lucro, nella quale la vincita o la perdita sono elementi aleatori (l’elemento determinante è il caso), e l’abilità, la capacità o l’esperienza altrimenti riscontrati nel gioco, hanno un’importanza trascurabile ed ininfluente.

Dal 2013 è riconosciuto come patologia perché l’azzardo può dar luogo a una condizione patologica di dipendenza, consistente nell’incapacità cronica di resistere all’impulso del gioco, con conseguenze anche gravemente negative sull’individuo stesso, la sua famiglia e le sue attività professionali.

Nonostante la crescente consapevolezza di questa situazione, il fenomeno dell’azzardo continua a espandersi in modo preoccupante. Le slot machine, i gratta e vinci, le scommesse e i concorsi a premi sottraggono annualmente agli italiani circa € 85.000.000.000, rappresentando una spesa per le famiglie che si avvicina a quella per il cibo e supera quella per il riscaldamento domestico e le cure mediche; quindi è un invito a costruire reti civiche e solidali:

“Animare una comunità, per noi, vuol dire anche essere Chiesa in uscita, invitiamo tutti ad uscire dalle proprie comunità, individuando altri organismi che si occupano di azzardo con cui creare delle relazioni. Si può chiamare l’ente locale e invitarlo a degli incontri pubblici, ragionare insieme sulla presenza delle slot machine nel proprio territorio, mappare la propria zona. L’invito è a non rimanere isolati ma uscire e fare rete con i movimenti civici. ‘Vince chi smette’ è un progetto che vuole smuovere e costruire dal basso la coscienza delle persone. Siamo chiamati, in quanto cristiani, a interrogarci e affrontare il grave male che oggi affligge le nostre comunità”

Salutando i partecipanti il direttore della Caritas italiana, don Marco Pagniello, ha illustrato lo scopo del progetto: “La pratica dell’azzardo toglie dignità e giustizia. Vince chi smette è uno dei progetti giubilari perché ci aiuta ad aumentare la consapevolezza nelle nostre comunità rispetto ai rischi connessi alla pratica dell’azzardo, che non è mai un gioco. Liberare le persone dalle varie forme di dipendenza, come la pratica dell’azzardo, significa restituire dignità”.

Mentre il sociologo Maurizio Fiasco, consulente scientifico dell’Osservatorio ‘sul contrasto al gioco d’azzardo e alla dipendenza grave’, ha lanciato un appello contro la dipendenza d’azzardo: “Con l’azzardo ci troviamo di fronte a una costruzione raffinatissima, molto complessa. La dipendenza da azzardo si sviluppa in correlazione ad altri tipi di dipendenze. Un appello: appassionarsi a smontare il giocattolo. Investire, documentarsi, non aver fretta di giungere a delle conclusioni, verificare le conclusioni”.

Invece l’economista Luigino Bruni, docente alla LUMSA di Roma ha sottolineato il problema economico legato al gioco d’azzardo: “C’è un grande equivoco sul tema del ‘gioco’ patologico. Associare l’azzardo al gioco è un’umiliazione per il gioco vero, che è una delle capacità fondamentali dell’essere umano. L’azzardo tutto è fuorché un gioco. E’ una macchina mangia soldi, una struttura di peccato.

Non c’è solo un problema di patologia. L’azzardo è un problema economico, civile e spirituale. Non confiniamo il problema dell’azzardo al patologico, ma consideriamo il tutto. L’azzardo è contrario al bene comune. E l’idea che l’azzardo sia innocuo se consumato in piccole dosi è fuorviante e va combattuta”.

Quindi il presidente della Federazione Italiana delle Comunità Terapeutiche (FICT), Luciano Squillaci, ha affermato che occorre studiare soluzioni complesse: “Quella dell’azzardo è una questione che ha una complessità importante. Le soluzioni semplici sono sbagliate. Il fenomeno va considerato nel suo complesso, non in modo settoriale e frammentato. Serve un approccio sistemico, con il coraggio di percepirsi all’interno del sistema”.

Infine il missionario comboniano, p. Alex Zanotelli, ha invitato a riscoprire la ‘logica’ del Vangelo: “Noi cristiani dobbiamo riconoscere che abbiamo tradito il vangelo, proprio sui soldi. Noi cristiani d’Occidente abbiamo sposato un sistema che è profondamente ingiusto. L’Occidente deve cominciare a convertirsi e tornare alla logica del Vangelo. Rispetto al tema economico, che cosa ne abbiamo fatto di quello che Gesù chiede? Cito due comandamenti proposti dal teologo Enrico Chiavacci. Il primo: cerca di non arricchirti. Il secondo: se tu hai, hai per condividere. Organizziamo dei momenti di comunità in cui chiediamo perdono al Signore per aver tradito le indicazioni del Vangelo. Per essere liberi”.

(Foto: Caritas Italiana)

Pubblicato il bando per la selezione per il servizio civile universale per 25 operatori

La Caritas diocesana di Ugento – S. Maria di Leuca comunica che entro e non oltre le ore 14.00 del 18 febbraio prossimo è possibile presentare on-line la domanda di partecipazione per un totale di 25 posti nell’ambito del Bando volontari per la selezione di giovani da impiegare in due progetti di Servizio Civile Universale: 1) Costruire percorsi educativi-Caritas Ugento; 2) Ascoltare la speranza-Caritas Ugento.

 Il servizio civile presso la Caritas diocesana di Ugento-S. Maria di Leuca ha durata di 12 mesi con 25 ore di impegno settimanali. Ciascun operatore volontario selezionato sarà chiamato a sottoscrivere con il Dipartimento un contratto che fissa l’importo dell’assegno mensile per lo svolgimento del servizio in € 507,30. Per i volontari che hanno concluso il Servizio Civile Universale senza demerito, nei concorsi pubblici arriva la riserva del 15% dei posti.

Per il progetto ‘Costruire percorsi educativi-Caritas Ugento’, per n. 13 posti, le cinque sedi di svolgimento saranno: Parrocchia Santa Sofia a Corsano (n. 2 giovani ) – Parrocchia S. Andrea Apostolo a Presicce-Acquarica (n. 3 giovani di cui 1 con difficoltà economica ) – Parrocchia Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo – Oratorio Taurisano (n. 3 giovani di cui 1 con difficoltà economica) – Parrocchia Madonna delle Grazie Tutino di Tricase (n. 2 giovani ) – Centro Caritas Piazza Cappuccini a Tricase (n. 3 giovani di cui 1 con difficoltà economica. Il Progetto ha come obiettivo di colmare la povertà educativa attraverso varie attività di sostegno.

Per il progetto ‘Ascoltare la speranza-Caritas Ugento’, per n. 12 posti, le quattro sedi di svolgimento saranno: Parrocchia SS. Salvatore ad Alessano (n. 3 giovani di cui 1 con difficoltà economica) – Parrocchia S. Antonio a Tricase (n. 3 giovani di cui 1 con difficoltà economica) – Centro Caritas Piazza Cappuccini a Tricase (n. 3 giovani di cui 1 con difficoltà economica) – Maior Charitas Via Galvani, 44 Tricase (n. 3 giovani di cui 1 con difficoltà economica. Il Progetto mira a migliorare la condizione delle famiglie svantaggiate socio economicamente e degli adulti in stato di disagio.

Per l’ammissione alla selezione è richiesto al giovane il possesso dei seguenti requisiti: a) cittadinanza italiana, ovvero di uno degli altri Stati membri dell’Unione Europea, ovvero di un Paese extra Unione Europea purché il candidato sia regolarmente soggiornante in Italia; b) aver compiuto il diciottesimo anno di età e non aver superato il ventottesimo anno di età (28 anni e 364 giorni) alla data di presentazione della domanda; c) non aver riportato condanna anche non definitiva alla pena della reclusione superiore a un anno per delitto non colposo ovvero ad una pena della reclusione anche di entità inferiore per un delitto contro la persona. d) Giovani con minori opportunità economiche – ISEE entro i € 15.000,00, per ogni dettaglio, occorre consultare il Bando.

Possono presentare domanda coloro che si trovano in una delle seguenti condizioni: a) cittadino dell’Unione europea; b) familiare di cittadini dell’Unione europea non aventi la cittadinanza di uno Stato membro che siano titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente; c) titolare del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo; d) titolare di permesso di soggiorno per asilo; e) titolare di permesso di soggiorno per protezione sussidiaria.

La domanda di partecipazione alle selezioni deve essere presentata esclusivamente online attraverso la piattaforma DOL all’indirizzo domandaonline.serviziocivile.it, per la compilazione della domanda di partecipazione al Bando, i cittadini italiani residenti in Italia o all’estero e i cittadini di Paesi extra Unione Europea regolarmente soggiornanti in Italia devono dotarsi dello SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) di livello di sicurezza 2. Sul sito dell’Agenzia per l’Italia Digitale www.agid.gov.it/it/piattaforme/spid sono disponibili tutte le informazioni in merito allo SPID, quali servizi offre e come si richiede. Le domande trasmesse con modalità diverse non saranno prese in considerazione.

Per poter scegliere il Progetto di Servizio Civile a cui aderire, fra quelli proposti in Caritas, ci si dovrà collegare al seguente link: https://www.caritas.it/progetti-di-servizio-civile-2024-caritas-in-puglia/. Per facilitare la partecipazione dei giovani e, più in generale, per avvicinarli al mondo del Servizio civile universale basterà accedere al sito dedicato www.scelgoilserviziocivile.gov.it che potrà meglio orientarli tra le tante informazioni e aiutarli a compiere la scelta migliore.

Per ulteriori informazioni rivolgersi al Centro Caritas Ugento-S. Maria di Leuca – Piazza Cappuccini, 15 – Tricase nei seguenti giorni: lunedì e venerdì dalle ore 10,00 alle 12,00 – martedì e giovedì dalle ore 16,00 alle 18,00. Tel. 0833/219865 oppure consultare i siti istituzionali: www.diocesiugento.org, www.caritasugentoleuca.it, www.caritas.it.

A Milano un Fondo per la gente

“In questa nostra Milano così attraente e intraprendente è necessario ripetere il grido antico: non ci sono case! Ispirato dalle parole del Beato Cardinal Schuster, in occasione del 50° di Caritas Ambrosiana, voglio rivolgere un appello simile e dare vita a un fondo che si chiamerà Fondo Schuster – Case per la gente”: con queste parole l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, ha annunciato nel pomeriggio, in Duomo, la costituzione del ‘Fondo Schuster – Case per la gente’, opera-segno promossa dalla Diocesi in occasione del 50° anniversario di costituzione (era il 18 dicembre 1974) di Caritas Ambrosiana.

L’annuncio è stato dato durante l’omelia nella Messa presieduta dall’Arcivescovo, con la partecipazione di oltre mille persone, tra responsabili, operatori, volontari e donatori Caritas, una folta schiera di autorità religiose e civili (incluso il sindaco di Milano, Giuseppe Sala), rappresentanti di realtà imprenditoriali e del terzo settore della città e del territorio diocesano.

Nei mesi scorsi era stato proprio monsignor Delpini, in vista del 50° Caritas, a chiedere di proporre un’opera-segno che coinvolgesse l’intera Diocesi, incentrata su un tema pastorale e sociale di particolare rilevanza. La scelta è caduta su tema dell’abitare, perché il diritto alla casa è principio-base di una buona convivenza civile, ed è fondamento di dignità nei percorsi di sostegno verso l’autonomia che Caritas cerca di costruire con tutti coloro che incontra (famiglie in povertà, minori, senza dimora, anziani, carcerati, stranieri, rom-sinti, ecc).

La Diocesi di Milano ha dunque deliberato di costituire, affidandone la gestione a Caritas, il nuovo ‘Fondo Schuster. Case per la gente’, che avrà una dotazione iniziale di € 1.000.000, derivante da riserve diocesane. In prospettiva, il Fondo Schuster potrà essere alimentato da donazioni monetarie (effettuate da cittadini, imprese, enti privati o pubblici) e dal conferimento di appartamenti (pubblici e privati). Obiettivi e meccanismi di funzionamento del Fondo sono illustrati dal sito internet www.fondoschuster.it.

Il Fondo è stato intitolato al cardinale Ildefonso Schuster, nel 70° anniversario dalla morte (31 agosto 1954), per ricordare una delle attenzioni principali che caratterizzarono il ministero pastorale dell’Arcivescovo del secondo dopoguerra, culminata nel progetto della Domus Ambrosiana. La finalità del nuovo strumento (vedi brochure allegata) saranno tre: effettuare lavori di riqualificazione di immobili, da destinare a famiglie e individui con difficoltà di accesso a soluzioni abitative a prezzo di mercato (a questa finalità saranno destinate il 50% delle risorse del Fondo);

erogare garanzie per i privati che intendono mettere a disposizione i propri appartamenti a prezzi calmierati, perché siano destinati a famiglie o individui con difficoltà di accesso a soluzioni abitative a prezzo di mercato (20% del Fondo); erogare a soggetti in povertà o in difficoltà contributi per le spese legate alla casa, ovvero affitti, bollette, spese condominiali, spese per la riqualificazione energetica (30% del Fondo).

Il Fondo opererà tramite la rete dei Centri di ascolto Caritas (vedi qui il sistema-Caritas), coordinata dal Servizio Siloe, per l’individuazione delle famiglie residenti nel territorio della Diocesi destinatarie degli interventi; la Fondazione San Carlo (promossa da Diocesi e Caritas) si occuperà, insieme ad altri soggetti, di riqualificare e gestire gli appartamenti conferiti al Fondo.

L’intento dell’iniziativa è però anche educativo e culturale. Volontà dell’Arcivescovo è suscitare una riflessione e una mobilitazione sul tema dell’abitare, in un territorio, quello milanese, in cui il diritto alla casa è avversato da sempre più evidenti squilibri e diseguaglianze (leggi qui), registrati anche dai Centri d’ascolto e dai servizi Caritas. Il Fondo è concepito come occasione per mettere a fuoco le cause della povertà abitativa e per favorire scelte di fede e forme di responsabilità istituzionale e giustizia sociale volte a superarle.

“Il Fondo Schuster non vuole essere solo una raccolta di risorse – ha aggiunto l’Arcivescovo nell’omelia –: vuole essere un messaggio, una provocazione, un invito alle istituzioni e a tutti gli enti e le persone sensibili alla sfida. Comune di Milano e Regione Lombardia hanno già garantito di mettere a disposizione appartamenti da riqualificare. Saranno un primo segno di cui i cittadini sono grati. Ma è solo un segno. Invochiamo una politica, una strategia, un’alleanza perché anche nella nostra città e nelle città della nostra diocesi si diffonda una parola di speranza e di incoraggiamento”.

“L’avvio e la gestione del Fondo sono obiettivi di grande attualità e spessore, e rappresentano il modo migliore per celebrare, in maniera non rituale ma generativa di futuro, i 50 anni di azione Caritas a Milano e in diocesi – osserva Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana -.

Accogliamo con entusiasmo la sfida che la Diocesi e l’Arcivescovo ci pongono, che ci esorta a declinare su nuovi fronti, in risposta alle urgenze sociali che maturano nelle nostre città e comunità, la fedeltà alle radici statutarie (‘testimonianza della carità in vista dello sviluppo integrale dell’uomo’, ‘particolare attenzione agli ultimi’, ‘prevalente funzione pedagogica’) che in mezzo secolo ha sempre contraddistinto Caritas Ambrosiana”.

Per le donazioni

Con carta di credito online www.caritasambrosiana.it  In posta: ccp n. 000013576228 intestato a Caritas Ambrosiana Onlus, via San Bernardino 4, 20122 Milano (causale: Fondo Schuster – Case per la gente); con bonifico: c/c presso Banca Intesa intestato a Caritas Ambrosiana Onlus, Iban: IT53M0306909606100000000348 (causale: Fondo Schuster – Case per la gente). Le offerte sono detraibili fiscalmente.

(Foto: Arcidiocesi di Milano)

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