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Papa Leone XIV elogia chi aiuta il Medio Oriente, Cuba e Porto Rico
“Quando qualcuno di Dolton, Illinois, viene a trovarci, dobbiamo aprire tutte le porte! Non siamo più in tanti… Sono lieto di darvi il benvenuto, membri del Consiglio di Catholic Extension, insieme alle vostre famiglie, in questo pellegrinaggio a Roma e in Vaticano. Prego che il tempo che trascorrerete qui vi offra l’opportunità di pregare presso le tombe degli Apostoli e di rafforzare il vostro legame con il Successore di Pietro e con la Chiesa universale. Un’occasione del genere è particolarmente significativa per voi in quanto Società Pontificia”: con questo saluto iniziale papa Leone XIV ha ricevuto in udienza il consiglio di amministrazione della ‘Catholic Extension Society’, che sostiene le diocesi e le parrocchie più povere in diversi Paesi degli USA attraverso progetti, incoraggiando la cura pastorale per le ‘numerose famiglie immigrate negli Stati Uniti’.
Ha ricordando brevemente come nacque la Chiesa: “La vostra visita a Roma si svolge in prossimità della Solennità di Pentecoste, un momento cruciale nella vita della Chiesa che riveste particolare importanza per noi oggi. Infatti, fu solo dopo aver ricevuto la promessa dello Spirito Santo che gli Apostoli iniziarono ad annunciare Gesù di Nazaret a uomini e donne di ‘ogni nazione sotto il cielo’, comunicando la Buona Novella della salvezza e della nuova vita in Cristo. Il libro degli Atti narra la storia della Chiesa primitiva e della diffusione del Vangelo, prima a Gerusalemme e poi nelle aree circostanti”.
Tale zelo della Chiesa primitiva ha ispirato il fondatore di tale associazione: “Lo stesso zelo che spinse i cristiani della Chiesa primitiva a condividere la notizia di Gesù Cristo e il dono dello Spirito, ispirò il vostro fondatore, p. Francis Clement Kelley, oltre 120 anni fa. Egli si impegnò a raggiungere le comunità di fede più remote degli Stati Uniti per portare loro la vita stessa di Cristo attraverso i sacramenti e il sostegno di una comunità cattolica più ampia. Questo entusiasmo missionario è ancora necessario oggi, e perciò desidero ringraziarvi per il vostro continuo impegno nel servire le comunità cattoliche più povere, sia negli Stati Uniti che all’estero”.
Ed ha elogiato il loro ‘lavoro’ verso il prossimo, specialmente quello svolto a Cuba ed a Porto Rico: “In particolare, vorrei lodare il vostro lavoro a Cuba e a Porto Rico. Il sostegno che offrite a queste comunità è una splendida espressione dell’universalità della Chiesa e un vivo promemoria del fatto che ‘l’amore per il prossimo è la prova tangibile dell’autenticità del nostro amore per Dio’. Incoraggio inoltre la cura pastorale che offrite ai più bisognosi, così come alle numerose famiglie immigrate negli Stati Uniti. E’ fondamentale che i nostri fratelli e sorelle sperimentino il calore di una comunità contraddistinta dalla presenza di Cristo”.
Per questo ha invitato a prendere esempio dalla Chiesa primitiva: “La Chiesa primitiva testimonia che ovunque vi sia una vera comunità di fede, la carità cristiana ispira i suoi membri ad alleviare le sofferenze altrui e a prendersi cura dei bisognosi, specialmente dei poveri. L’amore per i poveri può dunque essere inteso come ‘il segno distintivo evangelico di una Chiesa fedele al cuore di Dio’, ed apre anche la porta a coloro che serviamo affinché possano conoscere più profondamente il Signore, testimoniando il suo amore”.
Tale ‘missione’ verso i poveri oggi è necessario per alimentare la ‘vivacità’ dei cattolici: “Nel proseguire la vostra missione, l’impegno di Catholic Extension non solo ad alleviare i bisogni materiali dei meno fortunati, ma anche ad investire nella costruzione di comunità cattoliche vivaci, è oggi particolarmente necessario. Le comunità piene di fede offrono alle persone l’opportunità di sperimentare la gioia di una nuova vita in Cristo vissuta quotidianamente e in modo ordinario. Forniscono sostegno, come abbiamo visto, ai poveri, ma anche la forza di cui tutti abbiamo bisogno per affrontare con fede le sfide della vita. In modo particolare, queste comunità sono anche il ‘buon terreno’ in cui nuove vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa possono mettere radici e iniziare a crescere, fornendo nuovi operai per la messe per gli anni a venire”.
In precedenza aveva ricevuto Sua Santità Aram I, Catholicos della Chiesa armena di Cilicia, ricordando la storia di rapporto ecumenico con la sede di Roma: “Le sono profondamente grato per i Suoi sforzi volti a promuovere le relazioni con la Chiesa cattolica e per la Sua vicinanza alla Chiesa di Roma, che ha visitato per la prima volta come Catholicos durante la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani nel gennaio del 1997, e che da allora ha onorato con la Sua presenza in numerose occasioni”.
E’ stato un ringraziamento anche per la promozione del dialogo ‘teologico’: “La ringrazio in particolare per il Suo impegno personale nel promuovere il dialogo teologico tra le nostre Chiese, che si svolge dal 2003 nell’ambito della Commissione internazionale congiunta per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali.
Questo dialogo, che si avvale del prezioso contributo dei delegati armeni, ha già pubblicato tre importanti documenti sulla natura e la missione della Chiesa, sulla comunione nella Chiesa primitiva e sui sacramenti. Spero sinceramente che, nonostante le recenti difficoltà, questo dialogo prosegua con rinnovato vigore, poiché non può esserci ristabilimento della comunione tra le nostre Chiese senza unità nella fede”.
Tale visita ha richiamato la visita papale compiuta in Libano: “Questa terra, il Libano, così cara al mio cuore, che per tanto tempo ha dimostrato al mondo intero che è possibile per persone di culture e religioni diverse convivere come un’unica nazione, continua ad affrontare prove difficili. In un momento in cui l’unità e l’integrità del Suo Paese sono nuovamente minacciate, le nostre Chiese sono chiamate a rafforzare i legami fraterni che uniscono non solo i cristiani tra loro, ma anche i fratelli e le sorelle di altre comunità nella patria comune”.
Inoltre è stato reso noto il titolo della prima enciclica di papa Leone XIV il titolo sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale: ‘Magnifica Humanitas’, che sarà presentata lunedì 25 maggio.
(Foto: Santa Sede)
Papa Leone XIV ai membri di Catholic Charities americane: soluzioni a situazioni disumane
“Sono lieto di darvi il benvenuto, membri del Consiglio di Amministrazione di Catholic Charities USA, durante la vostra visita a Roma e in Vaticano. Prego affinché il tempo che trascorrerete qui, nel cuore della Chiesa universale, non solo rafforzi il vostro legame con il Successore di Pietro, ma vi aiuti anche ad avvicinarvi al cuore di Cristo, nel cui amore siamo tutti invitati a partecipare”: questa mattina papa Leone XIV ha ricevuto in udienza i responsabili delle 170 agenzie di Catholic Charities negli Stati Uniti d’America esprimendo gratitudine per ‘la disponibilità a proseguire il ministero di compassione verso i più piccoli’.
Riprendendo i brani evangelici del tempo pasquale il papa ha sottolineato anche la difficoltà da parte degli Apostoli di curare i bisognosi: “Come accadde per gli Apostoli e per la Chiesa primitiva, l’annuncio del Vangelo attraverso la cura dei poveri e dei più bisognosi presenta sempre delle difficoltà, sia a livello personale che istituzionale. Tra queste, la ricerca di risorse sufficienti, la dimostrazione agli altri che questo tipo di servizio è parte integrante di un’autentica vita cristiana e il non cedere allo scoraggiamento, soprattutto quando incontriamo persone che non possiamo aiutare come vorremmo”.
Questo accade ancora oggi senza la presenza di Gesù: “Sono pienamente consapevole che le agenzie di Catholic Charities negli Stati Uniti d’America non sono affatto immuni da queste sfide, che continuano a manifestarsi anche ai giorni nostri. Eppure è proprio quando ci troviamo di fronte a tali ostacoli che dobbiamo imparare ad ascoltare la voce di Gesù che ci dice ancora una volta: Io sono con voi sempre!’ Anche oggi Cristo si avvicina per accompagnare i suoi discepoli, specialmente nei momenti di frustrazione e dubbio, come fece con san Tommaso apostolo, con i discepoli sulla via di Emmaus”.
Ed ecco l’incoraggiamento per soluzioni per chi è in difficoltà con carità cristiana: “Per questo vi incoraggio ed esprimo la mia gratitudine per la vostra disponibilità a portare avanti il ministero di compassione del Signore, specialmente verso i più piccoli. Così facendo, cercate di trovare soluzioni a situazioni disumane, di alleviare le sofferenze di individui e famiglie e di dare sollievo a coloro che sono oppressi dalle difficoltà e dalle avversità.
In tutte queste circostanze, deve essere la carità di Cristo a guidarvi nel vostro lavoro quotidiano. Ovvero, il desiderio di portare agli altri un aiuto materiale con l’amore del cuore di Gesù, perché è in questo amore che troveranno un vero riposo e la loro dignità sarà rispettata”.
Però l’amore al prossimo implica un amore verso Dio: “Tuttavia, amare autenticamente il prossimo significa anche offrirgli la possibilità di un vero incontro con Dio. Il vostro lavoro con i meno fortunati continua ad offrirvi un’opportunità privilegiata per condividere la gioia della Risurrezione, e vi ringrazio per questa sincera testimonianza di fede”.
Questa è la sperimentazione dell’Amore di Dio: “L’aiuto concreto che voi e le vostre organizzazioni partner offrite ai bisognosi permette loro di sperimentare l’amore di Dio attraverso di voi e apre loro la strada per entrare in una relazione duratura con Lui. Allo stesso tempo, vi permette di entrare in contatto con la carne di Cristo, cercando di vederlo e servirlo nei nostri fratelli e sorelle. In questo modo, le vostre opere di carità diventano un incontro reciproco con il Signore che è presente in mezzo a noi”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Leone XIV esorta e ringrazia per l’aiuto ai poveri
“Vi porgo un caloroso benvenuto in occasione del cinquantesimo anniversario della fondazione di ‘Weltkirche & Dialog’, oggi noto come Ufficio diocesano per la Chiesa universale e il dialogo. La vostra visita cade nel periodo pasquale, in cui tutta la Chiesa gioisce per la risurrezione del Signore e rinnova la propria speranza nella vita nuova che scaturisce dal Mistero pasquale. E’ un’occasione propizia per riflettere sull’universalità della Chiesa e sull’importanza del dialogo. Alla luce della risurrezione di Cristo, la Chiesa si riconosce come inviata a tutti i popoli, non imponendosi, ma rendendo testimonianza alla verità nella carità”: sono state parole di gratitudine e di ringraziamento, quelle pronunciate da papa Leone XIV ai membri della fondazione di ‘Weltkirche-Weltmission’, ricordando la sua missione in Perù.
Nel discorso il papa ha evidenziato la necessità del dialogo: “Il dialogo, a sua volta, rafforza la comunione, apre vie di comprensione e serve la causa della pace. In questo modo, Cristo attira a sé tutte le cose e rende la Chiesa segno di unità e di speranza per il mondo. Questi stessi elementi sono profondamente radicati nella storia della vostra Arcidiocesi, che ha dimostrato una profetica apertura alla dimensione universale della Chiesa, espressa nella disponibilità all’incontro, allo scambio reciproco e al dialogo tra popoli e culture”.
Nel ripercorre la storia di questa associazione il papa ha sottolineato la visione della Chiesa nell’aiuto ai poveri: “Questa visione della Chiesa come entità veramente universale (chiamata alla solidarietà oltre i confini dell’Europa e sostenuta da una cultura del dialogo) rimane al centro stesso dell’identità della vostra organizzazione”.
Ciò è avvenuto grazie anche al sostegno dell’arcidiocesi di Colonia: “Spinta da questo stesso spirito, l’Arcidiocesi di Colonia è diventata membro fondatore del Raduno delle Organizzazioni di Aiuto alle Chiese Orientali (ROACO) e, nel corso di molti anni, ha fornito soccorso alle regioni colpite da carestie, inondazioni, guerre e altre crisi.
Inoltre, l’Arcidiocesi intrattiene rapporti di sostegno con le Chiese in più di cento paesi, con particolare attenzione al Medio Oriente e alle Chiese orientali, oltre a concedere borse di studio per la formazione sacerdotale e assistenza ai sacerdoti anziani.
Vorrei aggiungere qui che quando ero vescovo in Perù, a Chiclayo, l’Arcidiocesi di Colonia ha sostenuto con grande impegno diverse iniziative, tra cui l’acquisto di macchine per la produzione di ossigeno che hanno salvato la vita a molte persone. E la gente oggi è ancora grata per quel sostegno”.
Ed ecco l’incoraggiamento a sviluppare la missione della carità, specialmente in Medio Oriente: “Molti dei nostri fratelli e sorelle cristiani sono stati costretti ad abbandonare la loro patria a causa della guerra, della violenza e della povertà, e molti dipendono direttamente dal vostro impegno e dalla vostra generosità per la loro sopravvivenza.
Vi incoraggio quindi a perseverare in questa missione di carità, affinché possano continuare a sentire la vicinanza della Chiesa universale. In modo particolare, vi chiedo di continuare a sostenere la presenza dei cristiani in Medio Oriente, per garantire che queste venerabili tradizioni delle Chiese orientali siano preservate, salvaguardate e più ampiamente conosciute”.
Inoltre è stato pubblicato il Rapporto annuale 2025 dell’Autorità di Supervisione e Informazione Finanziaria (ASIF), che conferma la solidità del sistema di vigilanza della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano nella prevenzione e nel contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, in cui emerge anche un rafforzamento delle relazioni con controparti e organismi internazionali di riferimento.
Nello scorso anno le segnalazioni di attività sospette (SAS) ricevute dall’ASIF sono state 78, in linea con l’evoluzione del sistema e con le aspettative maturate dopo la fase di assestamento registrata nel 2024, oltre che per effetto dell’attuazione delle misure richieste al principale soggetto segnalante a seguito dell’ispezione mirata in materia svolta nel 2024 e delle attività connesse agli eventi straordinari che hanno interessato la Chiesa Cattolica e la Santa Sede nel 2025.
Rispetto all’anno precedente si nota, inoltre, una minore incidenza di segnalazioni legate all’utilizzo di denaro contante, verosimilmente legata ad un decremento dell’ammontare dei flussi transitati nello Stato, come traspare anche dalle statistiche relative alle dichiarazioni di trasporto transfrontaliero di denaro contante.
Sul versante internazionale, il Rapporto registra 35 scambi informativi dell’ASIF con le proprie controparti estere, confermando una crescente intensità delle relazioni operative con le Unità di Informazione Finanziaria straniere. In particolare, viene sottolineato l’incremento nel numero di comunicazioni in entrata, dato che appare confermare la rilevanza, in termini operativi, del percorso di consolidamento della rete di relazioni internazionali portato avanti dall’ASIF nel corso dell’anno.
Nello scorso anno, sul piano prudenziale, l’ASIF ha continuato ad agire per rafforzare gli standard di sana e prudente gestione dell’Istituto per le Opere di Religione e per monitorarne i servizi agli utenti, nell’ambito di un percorso di migliore e più efficiente integrazione con il sistema finanziario internazionale.
Infine sul piano internazionale il Rapporto ha individuato uno dei segnali più significativi dell’evoluzione del sistema: il rafforzamento della rete di cooperazione. In uno scenario in cui i rischi finanziari travalicano stabilmente i confini nazionali, la dimensione multilaterale si configura come condizione imprescindibile per un’azione efficace, più che come semplice ambito di sviluppo.
(Foto: Santa Sede)
Colletta per la Terra Santa: aiutare per dare speranza
“Quanto abbiamo sperato che la pace finalmente potesse riportare vita e speranza in Terra Santa! I cosiddetti dialoghi e gli accordi si sono moltiplicati, ma contemporaneamente le armi non tacevano. Si è detto di aver raggiunto la pace ma, pur parlandone i media molto meno di prima, le armi continuano a sparare, la gente a morire, le terre a essere contese, i cristiani a emigrare per salvarsi la vita. Perfino le scuole non ricevono spesso gli insegnanti perché non vengono fatti transitare”: il prefetto del Dicastero per le Chiese Orientali, card. Claudio Gugerotti ha scrive una lettera per la raccolta di offerte destinate ai luoghi ‘del Redentore’ nel Venerdì Santo.
Nella lettera il prefetto rivolge un appello per contribuire alla tradizionale Collecta pro Terra Sancta, la raccolta di offerte destinate ai luoghi del ‘Redentore’ che si tiene ogni anno il Venerdì Santo: “So che rivolgermi a te e alla famiglia cristiana di cui sei responsabile è sempre più difficile e sempre più ripetitive sono le parole che di anno in anno ti rivolgo. So che diventa sempre più arduo pensare a tamponare e disinfettare, finché si può, le ferite di questo mondo così atrocemente dilaniato”.
Nonostante questa situazione la lettera è un invito a non disperare: “Ma noi cristiani non possiamo che sperare, perché Dio è la nostra speranza, e Dio non tradisce. Quel Crocifisso appeso nelle nostre stanze, come nei nostri luoghi sacri, è il segno di una vita più forte della morte ma passata attraverso la morte. Dobbiamo cambiare molto: mentalità, sensibilità, priorità nell’esistenza quotidiana, perché questo mondo ci disumanizza progressivamente e non ce ne accorgiamo”.
Oltre ad essere un invito alla preghiera, è anche un invito al sostegno dei cristiani, che abitano quei luoghi santi: “Non dimentichiamoci mai di pregare, perché Dio è la nostra speranza. Ma ora ecco che vengo a proporti un gesto piccolo, che però va proprio nel senso di questa conversione, di questo cambiamento: dare un po’ del nostro denaro per aiutare i fratelli e le sorelle in estremo pericolo a vivere un giorno di più, a trovare la possibilità di sperare e di ricominciare.
Un gesto importante per loro, fondamentale per la Custodia di Terra Santa che da tanto tempo veglia sui luoghi che hanno segnato la vita del Signore Gesù. Si tratta di un gesto importante anche per noi, perché ci aiuta a pensare che senza un sacrificio, senza un mutamento nella nostra esistenza restiamo inerti in questo mondo in fiamme e quindi complici di chi gli dà fuoco”.
Un gesto per dare speranza ai cristiani di quei luoghi: “Un gesto che si concretizzerà nel mondo quasi dovunque (perché qualche comunità ha scelto un’altra data) proprio nel Venerdì santo, giorno in cui si ricorda Colui che ha dato non un’elemosina, ma la sua stessa vita, il suo ultimo sospiro che è lo Spirito Santo, perché questo mondo guarisse e ricominciasse a sperare nell’insperato.
I Papi hanno voluto questo gesto e continuano a volerlo, perché sono convinti che soltanto nella paternità, nella condivisione e nell’amicizia solidale si può ricostruire una realtà che torni ad avere parvenze umane e a riprodurre il progetto di umanità voluto da Dio all’atto della creazione”.
E’ un appello accorato a favore dei cristiani che odono solo bombe: “Per vivere c’è bisogno anche del vostro contributo. Moltissimi cristiani di Terra Santa hanno perso tutto, compreso quel lavoro che veniva dal servizio ai pellegrini. Ora la quasi totalità di questi tende, impaurita, a non avventurarsi più in quelle terre. I nostri fratelli e sorelle nella fede che abitano i Luoghi Santi sanno che con il vostro contributo, e forse solo con esso, se la loro incolumità non potrà essere garantita tuttavia almeno le loro scuole potranno riprendere a funzionare, qualche nuova casa potrà essere costruita e, laddove la distruzione è totale, qualche cura sarà garantita. Bombe prima, catastrofi naturali poi, hanno deturpato la loro terra, rendendola inabitabile, per non parlare di quei lutti sempre più numerosi, senza che vi sia un giorno in cui si possa respirare sereni”.
E’ un appello diretto ai vescovi per sensibilizzare i fedeli: “Ti prego di far risuonare, con le parole che più si adattano alla sensibilità della tua gente, il nostro dovere di prenderci cura della Terra Santa, così come di tanti altri luoghi devastati. Mostra immagini, sensibilizza attraverso le mille fonti che rendono accessibile la fatica quotidiana dei pochi cristiani che riescono a mantenere la possibilità di rimanere nella loro terra. Ci sono tanti strumenti in giro, a partire dall’appello dei Papi e dei dediti pastori del luogo”.
E’ un appello per ‘risvegliare’ le coscienze sul dramma mediorientale: “Cerchiamo di fare in modo che la nostra gente arrivi alla Colletta cosciente che dare è un forte segno di fede, che una Terra Santa senza credenti è una terra perduta, perché si smarrisce la memoria viva, che è la continuità con la fonte della salvezza che ci ha rigenerati in Cristo.
Esorta, convinci, risveglia le coscienze, richiamale alla solidarietà di quest’unico Corpo di Cristo che è la Chiesa, estesa su tutte le terre del mondo. Sacrilegio non è solo un atto compiuto contro l’Eucarestia; sacrilegio è anche l’atto compiuto contro il Corpo di Cristo che è la Chiesa. Sant’Agostino, quanto insiste su questo concetto: quando ricevi il corpo di Cristo all’altare sappi che tu ricevi quello che sei! “Diventate ciò che vedete e ricevete ciò che siete”.
Richiamando un invito di papa Leone XIV il prefetto del dicastero si appella alla sensibilità cristiana: “Io sono convinto che la nostra gente, la tua gente, non sarà insensibile a questo richiamo, perché le fibre più vibranti, quelle che il Battesimo ha reso parte integrante della voglia universale di bene che ci prepara all’incontro con Dio, aspettano solo di essere rinforzate o anche semplicemente allenate”.
E’ una chiara richiesta di aiuto per non far scomparire i cristiani dalla Terra Santa: “Quante volte ho personalmente visitato quelle minoranze cristiane che ogni giorno si svegliano col pericolo di non trovare più spazio per esistere!
Aiutateci a dare loro una speranza concreta e non soltanto parole di consolazione, perché noi che li visitiamo sappiamo che di lì ce ne andremo, mentre essi rimangono con le loro paure, perfino con il terrore che, proprio perché sono cristiani, possono essere eliminati. La Colletta per la Terra Santa, con l’inestimabile aiuto quotidiano dei nostri francescani e di quanti animano e lavorano nelle comunità sul posto, sarà una goccia nell’oceano, ma l’oceano, a forza di perdere gocce, sta diventando un deserto”.
Mentre qualche settimana prima il nuovo Custode di Terra Santa, fr. Francesco Ielpo, aveva raccontato la situazione in Terra Santa: “Gli ultimi anni sono stati particolarmente gravosi per le comunità cristiane del Medio Oriente. La guerra ha portato morte, distruzione e paura, non solo a Gaza, ma anche in Cisgiordania, in Israele, in Libano e in Siria. Alla sofferenza provocata dal conflitto si è aggiunta la lunga assenza dei pellegrini, che ha aggravato una già profonda crisi economica e occupazionale”.
Queste assenze stanno causando difficoltà alle famiglie: “Molte famiglie cristiane, che traevano sostentamento dai Luoghi Santi e dalle attività connesse ai pellegrinaggi, si trovano oggi in grande difficoltà. Abbiamo appena concluso l’Anno Giubilare della Speranza e la speranza stessa appare ferita: a Betlemme, a Gerusalemme, nel Nord di Israele, così come nelle comunità cristiane del Libano e della Siria. La mancanza di sicurezza e di lavoro rende sempre più difficile sostenere le famiglie e, ancor più, immaginare un futuro per i giovani e per le nuove generazioni”.
Infine il nuovo Custode di Terra Santa invita a sostenere in modo particolare le scuole: “Oggi più che mai è urgente ricostruire, non solo edifici e infrastrutture, ma anche relazioni, fiducia e speranza. Questo cammino passa necessariamente dall’educazione: dalle scuole, dai giovani, dalle famiglie, dai luoghi in cui può germogliare una cultura dell’incontro, del dialogo e della pace. Sostenere l’educazione significa investire nel futuro della Terra Santa e nel ruolo delle comunità cristiane come fermento di riconciliazione in una società segnata da divisioni e ferite profonde”.
Sostenere vuol dire non dimenticare: “Nel Venerdì Santo, mentre contempliamo il Crocifisso, vi chiediamo di non dimenticare la Terra Santa, di ricordare nella preghiera e nella carità concreta coloro che continuano a vivere e a testimoniare il Vangelo nei Luoghi della Redenzione. La vostra vicinanza è un segno prezioso di speranza e di fraternità: aiutaci a donare speranza e seminare la pace!”
Ad Arezzo presentato il Rapporto diocesano sulle povertà: oltre 2000 le persone accolte nel 2024
Nei giorni scorsi è stato presentato il Rapporto diocesano sulle povertà relativo al 2024, redatto dalla Caritas di Arezzo in collaborazione con l’associazione Sichem. ‘Cercando l’invisibile’ è il titolo scelto per questa edizione, che intende far emergere le situazioni di fragilità spesso celate nel territorio e restituire visibilità a chi vive condizioni di disagio.
Il Rapporto si basa sui dati provenienti dal Centro di Ascolto della diocesi di Arezzo e dalle 35 Caritas parrocchiali. Il quadro che emerge mostra l’ampliarsi della cosiddetta ‘fascia grigia’, composta da persone e famiglie che non rientravano nei circuiti di aiuto ma che, per la prima volta, hanno richiesto sostegno: 378 nuovi utenti solo nel 2024, una parte di quel sommerso che tende a non manifestarsi.
Nel complesso, nel 2024 sono state registrate 2.086 prese in carico nominali, 19 in meno rispetto all’anno precedente. Il dato conferma una situazione stabile, in cui alcuni riescono a uscire da percorsi di povertà mentre altri vi entrano improvvisamente, rendendo fondamentale un accompagnamento costante verso forme reali di autonomia.
Accanto a un nucleo stabile di circa 1.500–1.600 utenti ricorrenti, si registra una crescita delle situazioni complesse: le richieste riguardano sempre più spesso problemi intrecciati, che richiedono interventi personalizzati, ha spiegato mons. Andrea Migliavacca: “E’ importante il lavoro di questo Rapporto sulle povertà, perché ci consente di avere un quadro di riferimento e di conoscenza della situazione aiutandoci a essere operativi e quindi passare dalle parole ai fatti nel vivere la carità nella nostra diocesi. Il mio grazie va a tutti gli operatori della Caritas diocesana”.
Gli ha fatto eco don Fabrizio Vantini, direttore della Caritas diocesana: “Spesso siamo disturbati dal virus dell’indifferenza verso chi, con la sua povertà, interrompe il nostro percorso ordinario. Questo Rapporto richiama ciascuno alla responsabilità civica e umana: agire per il bene ci rende tutti più umani, oltre appartenenze e differenze. E’ anche un appello alla Politica affinché le scelte di governo mettano al centro gli ultimi. I poveri non possono essere lasciati soli fino a diventare invisibili”.
Ecco le prime cinque nazionalità di chi ha fruito dei servizi: Italia (35,2%), Marocco (12,8%), Romania (8,7%), Albania (6,6%), Nigeria (5,4%). Le donne sono leggermente prevalenti (53,4%). Il 23,8% dei richiedenti ha più di 60 anni, spesso con difficoltà economiche e problemi sanitari o di solitudine. Il 33,1% ha figli minori a carico: 1.211 minori sostenuti indirettamente, ai quali si aggiungono 608 figli maggiorenni, per un totale di 1.819.
Invece queste sono le condizioni abitative di chi si è rivolto alla Caritas: Affitto: 58,3%; Edilizia popolare: 8,3%; Abitazione propria: 8,3%; Struttura di accoglienza/CAS: 7,6%; Ospitalità presso amici/familiari: 6,4%; Senza alloggio: 4,3%; Altre situazioni (datore di lavoro, baracca, auto, camper, tenda…): 6,8%.
Invece questa è la loro condizione lavorativa: disoccupati/inoccupati: 62,3%; occupati (inclusa cassa integrazione): 20%; pensionati: 7,5%; altre condizioni (invalidità, inabilità, assenza permesso lavoro): 10,2%; mentre le problematiche segnalate sono state 2.889, pari a una media di 1,4 per persona. Problematiche così ripartite: problemi economici: 67,2%; lavoro: 8,5%; salute: 7,1%; problemi familiari: 5,4%; casa: 3,9%; migrazione: 3,1%; istruzione: 1,7%; disabilità: 1,2%; dipendenze: 1%; altro: 0,6%; detenzione/giustizia: 0,3%.
Inoltre nel Centro di Ascolto diocesano (Via Fonte Veneziana) sono state accolte 470 persone/famiglie (42,3% italiani; 57,7% stranieri) con 8173 contatti front office; nell’ambulatorio medico sono state compiute 399 visite per un totale di 121 persone seguite, di cui il 13,2% sono italiani.
Inoltre sono stati erogati 263 buoni spesa (+40 per ospiti delle strutture) e 251 persone registrate nelle mense per 23.401 pasti erogati; mentre i prodotti alimentari ritirati da collette sono ammontati a 17.567 kg freschi/caldi + 9.805 kg a lunga conservazione. Infine queste sono state le accoglienze: Casa San Vincenzo: 39 persone; Casa Santa Luisa: 15 adulti e 9 minori; Dormitorio invernale: 30 persone (nov. 2024 – apr. 2025); Accoglienza profughi: 70 persone (19 nuovi ingressi).
(Foto: Diocesi di Arezzo – Cortona – SanSepolcro)
Giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne: per Gessica Notaro occorre dire no
La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è una ricorrenza istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come data della ricorrenza, in quanto in quel giorno del 1960nella Repubblica Dominicana furono uccise tre attiviste politiche, le sorelle Mirabal (Patria, Minerva e Maria Teresa), successivamente chiamate anche Las Mariposas, per ordine del dittatore Rafael Leónidas Trujillo.
Quel giorno le sorelle Mirabal, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione, furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare. Condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze furono stuprate, torturate, massacrate a colpi di bastone e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente.
In Italia ha subìto violenze fisiche o sessuali da partner o ex partner il 13,6% delle donne (2.800.000), in particolare il 5,2% (855.000) da partner attuale e il 18,9% (2.044.000) dall’ex partner. La maggior parte delle donne che avevano un partner violento in passato lo hanno lasciato proprio a causa delle violenza subita (68,6%). In particolare, per il 41,7% è stata la causa principale per interrompere la relazione, per il 26,8% è stato un elemento importante della decisione.
Il 24,7% delle donne ha subìto almeno una violenza fisica o sessuale da parte di uomini non partner: il 13,2% da estranei e il 13% da persone conosciute. In particolare, il 6,3% da conoscenti, il 3% da amici, il 2,6% da parenti e il 2,5% da colleghi di lavoro. Le donne subiscono minacce (12,3%), sono spintonate o strattonate (11,5%), sono oggetto di schiaffi, calci, pugni e morsi (7,3%). Altre volte sono colpite con oggetti che possono fare male (6,1%). Tra le donne che hanno subìto violenze sessuali, le più diffuse sono le molestie fisiche, cioè l’essere toccate o abbracciate o baciate contro la propria volontà (15,6%), i rapporti indesiderati vissuti come violenze (4,7%), gli stupri (3%) e i tentati stupri (3,5%).
E per parlare dell’importanza di questa giornata abbiamo incontrato a Tolentino Gessica Notaro, divenuta testimone pubblico in seguito allo sfregio al volto con l’acido compiuto dall’ex fidanzato nel 2017, nella campagna di sensibilizzazione e di contrasto alle violenze di genere: “Occorre porre attenzione alle persone che chiedono aiuto e quando non c’è una sufficiente preparazione per poter dare una mano con il buon senso e non solo con quello che sarebbe giusto fare tecnicamente con il protocollo. E’ un insieme di cose da fare ma nel tempo siamo migliorati. C’è ancora molta strada da fare, ma abbiamo fatto molti miglioramenti”.
Quindi è possibile dire no ai soprusi, agli abusi ed alla violenza nata all’interno di una relazione?
“Certo. E’ possibile dire no, perché l’amore non ha niente a che vedere con le relazioni tossiche, all’interno delle quali la donna resta legata all’uomo che la maltratta, un uomo che all’inizio si camuffa molto bene. Eppure si percepisce sin dall’inizio se una relazione è davvero sana oppure no. La donna lo sente nello stomaco. Se ci disperiamo e passiamo più tempo a piangere che ad essere felici, dovremmo porci subito delle domande”.
Allora per quale motivo è diventata una testimonial?
“Mi è successo un episodio molto spiacevole, in quanto 8 anni il mio ex fidanzato mi ha tirato in viso l’acido; però da quella volta non mi sono arresa ed ho reagito, cercando di trovare una ragione a quella che poteva essere una sfortuna ed ho provato a rendermi utile”.
Qual è la forma più subdola di manipolazione, campanello di allarme?
“Consiste in un agire che fa sentire la vittima sempre sbagliata e inadeguata, in continuo senso di colpa. L’uomo trasforma la donna nella causa di tutti i probabili fallimenti del quotidiano e schiaccia la sua personalità per un insano desiderio di emergere. Il manipolatore aumenta il proprio ego, nutrendosi dell’energia altrui”.
E le donne, ingabbiate in una relazione tossica, quale tipo di fragilità manifestano?
“Le donne potrebbero commettere l’errore di non aprirsi e di non parlare del loro dolore per un senso di vergogna, quando invece è fondamentale chiedere aiuto subito. Subito! E poi c’è una costante nelle relazioni non sane: la tendenza da parte delle vittime a giustificare i partner violenti e a trattarli come se fossero un po’ i loro figli. Noi donne, purtroppo, in alcuni casi vestiamo l’abito della ‘crocerossina’ e questo è un gravissimo sbaglio. Gli uomini vanno trattati da compagni, non da figli”.
Comunque esiste ancora ‘omertà’ da parte delle famiglie di fronte a tali violenze contro le figlie?
“Un po’ sì, perché chiaramente le persone si vergognano di chiedere aiuto in quanto ti senti in colpa quando succede l’aggressione, ma in realtà è qualcun altro che deve provare vergogna”.
A proposito di colpa in quale modo è possibile dire alla donna che subisce di superare questo momento?
“Smettendo di vergognarsi, perché non dobbiamo vergognarci noi, ma qualcun altro; poi cercare di cambiare subito il proprio atteggiamento cercando di non comportarsi da vittima, ma di reagire e di aprire le spalle al mondo alzando la testa e porsi in maniera diversa, chiedendo aiuto, in quanto se ti metti il mantello di agnello il lupo ti mangia”.
In quale modo ci si può accorgere che il fidanzato od il marito stia diventando aggressivo?
“Dipende dalle situazioni. Di sicuro l’amore è qualcosa che dovrebbe renderci sereni. Se non siamo sereni ed avvertiamo ansia, con il trascorrere del tempo potremmo porci una domanda su cosa non funziona nel rapporto”.
Un consiglio a chi si trova in questa situazione?
“Quando avvertiamo stati di ansia o qualche dubbio è necessario un confronto con altre persone con un’amica, sorella, collega… Od anche un amico. Insomma persone di fiducia che possano condividere questo ‘peso’. Basta rompere il ‘ghiaccio’ e la situazione può essere gestita al meglio. Importante è parlare e condividere senza lasciarla nel nostro intimo”.
Biella, San Vincenzo De Paoli: un gesto che scalda due volte
Sabato 4 ottobre, dalle 9 alle 12, l’Armadio San Vincenzo (via Don Minzoni 2/A, Biella) apre le sue porte al pubblico per un mercatino solidale: verranno proposti vestiti usati, selezionati e in buono stato. L’offerta è libera.
All’Armadio San Vincenzo, con discrezione e rispetto, si offrono abiti a chi vive situazioni di fragilità, restituendo dignità, calore e un piccolo aiuto a sentirsi parte della comunità. Il ricavato sarà destinato a sostenere due importanti obiettivi:
- Riacquistare vestiario adatto ai bisogni sempre più diversificati delle persone in difficoltà. Oggi, accanto ai classici capi invernali, cresce la necessità di scarpe da ginnastica, tute e abbigliamento pratico, richiesti in particolare dai migranti che arrivano sul territorio;
- Contribuire al pagamento delle bollette del riscaldamento per famiglie, già assistite dalla Società di San Vincenzo De Paoli. Con l’arrivo dei primi freddi, il costo del calore domestico diventa un peso insostenibile per chi è più fragile. Garantire il riscaldamento significa offrire non solo calore, ma anche sicurezza e serenità.
Ogni gesto di attenzione, ascolto e cura ha il potere di restituire speranza a chi si sente dimenticato. Dietro ogni progetto della Società di San Vincenzo De Paoli – Consiglio Centrale di Biella c’è la volontà di offrire risposte concrete e vicine a chi ha perso fiducia nel futuro.
Nel solo 2024, la Società di San Vincenzo di Biella ha supportato 300 famiglie, assistito oltre 700 persone e distribuito vestiario a più di 1000 persone costruendo una rete di solidarietà che ogni giorno si rinnova grazie all’impegno di soci e volontari.
La vendita del 4 ottobre è dunque molto più di un’iniziativa solidale. È un invito a partecipare a un’azione semplice ma capace di fare la differenza accendendo una nuova speranza e aiutando le persone a riscoprire il proprio valore: un gesto di solidarietà che scalda due volte.
Appuntamento:
📍 Armadio San Vincenzo, via Don Minzoni 2/A, Biella
📅 Sabato 4 ottobre 2025
🕘 Dalle ore 9.00 alle ore 12.00
Perché anche un vestito può restituire dignità.
Partecipare è semplice: basta un gesto per scaldare il cuore e la vita di chi è in difficoltà.
Dall’associazionismo italiano un invito a non abbandonare Gaza
Attaccate mentre erano ferme in acque internazionali al largo dell’isola di Creta alcune barche della Global Sumus Flotilla, secondo le dichiarazioni in un video pubblicato sui suoi profili social di Maria Elena Delia, portavoce italiana della Global Sumud Flotilla: “Quello che è accaduto questa notte ha poche decine di miglia al largo di Creta è stata un episodio di una gravità intollerabile,.E dovrebbe essere intollerabile da parte di tutti e di tutte. Da parte del nostro governo, delle istituzioni, e di chiunque abbia un po’ di coscienza”.
Ed ha raccontato l’attacco: “Le nostre barche sono state attaccate da droni, colpite con sostanze urticanti e bombe sonore. I droni hanno volutamente danneggiato gli alberi. E danneggiare un albero di una barca a vela significa impedirle di muoversi o comunque crearle delle difficoltà nel movimento. Tutto questo è avvenuto nei confronti di barche che battono bandiera italiana, inglese e polacca. Questo significa che è come se l’Inghilterra, la Polonia e l’Italia fossero state attaccate, significa che qualcuno ha dichiarato guerra a questi tre stati. E allora mi aspetto l’indignazione di tutta la nostra politica, perché questo è stato un attacco all’Italia e agli italiani”.
Secondo quanto riportato sui social dagli attivisti della Global Sumud Flotilla, nelle ultime 24 ore, più di 15 droni hanno sorvolato ogni dieci minuti a bassa quota la nave Alma. I partecipanti alla missione hanno riferito di oggetti lanciati da droni o aerei su almeno 10 imbarcazioni. Non ci sono stati feriti, ma ‘i danni saranno valutati pienamente alla luce del giorno’.
Nel frattempo il CNCA (Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti) ha espresso solidarietà alla Global Sumud Flotilla, oggetto di attacchi gravi e totalmente ingiustificati mentre le imbarcazioni della missione erano in acque internazionali: “Abbiamo sostenuto anche economicamente questa iniziativa di pace perché (dinanzi all’ignavia di governi e organismi internazionali) riteniamo che questa mobilitazione della società civile possa aiutare a smuovere le coscienze, a rompere quella cappa di impotenza che diventa sempre più soffocante dinanzi alle notizie e alle immagini dei morti e delle distruzioni continue.
E, forse, a portare a nuovi e più incisivi passi diplomatici per fermare il genocidio del popolo palestinese. Chiediamo ai governi e agli organismi internazionali di attivarsi per garantire la sicurezza della missione, che si muove nel più pieno rispetto della legalità internazionale”.
Inoltre il CNCA ha plaudito alla condanna dell’attacco espressa dal governo italiano e alla decisione dell’esecutivo di intervenire per garantire l’incolumità dei cittadini italiani impegnati nella missione. Dopo la grande manifestazione di lunedì, la gran parte delle cittadine e dei cittadini italiani ha dimostrato da che parte sta. E l’esecutivo ne ha preso atto, agendo di conseguenza. Il CNCA chiede con forza che quanto prima si possa arrivare a un cessate il fuoco e all’apertura di una trattativa di pace che riconosca il diritto del popolo palestinese ad avere un proprio stato nelle terre che gli sono riconosciute a livello internazionale.
Anche la Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie (FISH_ETS) esprime preoccupazione per la drammatica situazione umanitaria nella Striscia di Gaza, in particolare riguardo le persone con disabilità e le loro famiglie: “In questo scenario tragico, infatti, le barriere fisiche, ambientali e sociali rendono impossibile mettersi in salvo o accedere a un’assistenza di base. La distruzione delle infrastrutture, la mancanza di ausili e l’interruzione dei servizi sanitari condannano le persone con disabilità e le loro famiglie a una condizione di isolamento e di estrema vulnerabilità”.
La FISH continuerà a monitorare la situazione, promuovendo azioni di sensibilizzazione affinché la dignità e la protezione di tutte le persone colpite dal conflitto siano garantite: “In particolare, chiediamo corridoi umanitari sicuri e accessibili; l’accesso a cure mediche, ausili e supporto psicologico adeguati; il rispetto della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, anche nelle situazioni di conflitto.
Siamo solidali con la sofferenza delle vittime del conflitto e ci uniamo alla richiesta urgente di interventi umanitari che tengano conto dei diritti e delle necessità specifiche delle persone con disabilità e delle loro famiglie”.
Per questo la Rete AOI con FOCSIV sostiene la missione umanitaria non violenta della Global Sumud Flotilla (Sail to Gaza – Collective Action for Gaza), in coerenza con la priorità associativa di garantire sicurezza e aiuti alla popolazione civile nella Striscia di Gaza e la fine dell’occupazione militare israeliana, come ha dichiarato dichiara la presidente Focsiv Ivana Borsotto:.
“Un’iniziativa civile forte e non simbolica, in risposta al genocidio, con l’obiettivo di rompere l’assedio disumano in corso contro il popolo palestinese e portare aiuti a Gaza. E’ fondamentale dare sostegno e voce alla Flotilla: non è solo testimonianza ma cittadinanza globale e impegno concreto per la pace, la giustizia, la dignità e la sacralità della vita umana”.
Quindi FOCSIV con AOI è solidale e vicina ai Patriarchi della Chiesa Cattolico Latina e Greco-Ortodossa a Gerusalemme e ai loro sacerdoti, suore e comunità che non intendono evacuare da Gaza City, denunciando ancora una volta il silenzio complice della comunità politica internazionale di fronte alle violazioni dei diritti e la volontà di colpire la popolazione civile di Gaza da parte di Israele, nell’intento dell’annessione totale della Striscia.
Anche Pax Christi Italia e Mosaico di Pace sostengono la Global Sumud Flotilla, divulgando una lettera inviata dalla ‘Flotilla’: “Gentilissimi, vi scrivo con urgenza a nome della Global Sumud Flotilla, che si trova attualmente in acque internazionali in missione umanitaria. La flottiglia trasporta esclusivamente aiuti umanitari e non rappresenta alcuna minaccia. Nonostante questo, nelle ultime ore le imbarcazioni sono state ripetutamente prese di mira da droni e ordigni, con attacchi che mettono in pericolo la vita di tutti i partecipanti…
Chiediamo con urgenza: un’immediata presa di posizione pubblica per condannare questi attacchi; la protezione dei partecipanti da parte delle istituzioni internazionali; la pressione diplomatica e politica sui responsabili per fermare queste azioni illegali. Se qualcuno dovesse essere ferito o ucciso, si tratterebbe di un ulteriore crimine di guerra da aggiungere alla lunga lista di violazioni già commesse. E’ fondamentale che governi, istituzioni e organizzazioni internazionali intervengano ora, prima che sia troppo tardi. Vi chiediamo di non rimanere in silenzio. Abbiamo bisogno della vostra voce, del vostro sostegno e della vostra azione immediata. Con urgenza e speranza”.
(Foto: Focsiv)
Papa Leone XIV: da una richiesta arriva la salvezza
“Dal Sudan, in particolare dal Darfur, giungono notizie drammatiche. A El Fasher, numerosi civili sono intrappolati nella città, vittime di carestia e violenze. A Tarasin, una frana devastante ha causato moltissimi morti, lasciando dietro di sé dolore e disperazione. E, come se non bastasse, la diffusione del colera minaccia centinaia di migliaia di persone già stremate. Sono più che mai vicino alla popolazione sudanese, in particolare alle famiglie, ai bambini e agli sfollati. Prego per tutte le vittime.
Rivolgo un appello accorato ai responsabili e alla comunità internazionale, affinché siano garantiti corridoi umanitari e si attui una risposta coordinata per fermare questa catastrofe umanitaria. E’ tempo di avviare un dialogo serio, sincero e inclusivo tra le parti, per porre fine al conflitto e restituire al popolo del Sudan speranza, dignità e pace”: al termine dell’udienza generale papa Leone XIV, ricordando le vittime di una frana avvenuta a Tarasin, ha lanciato un appello per l’apertura di corridoi umanitari ed una risposta coordinata per mettere fine alle emergenze del popolo sudanese.
Mentre ai pellegrini polacchi ha chiesto di pregare per i bambini e per i giovani che in questo mese ritornano a scuola e per i loro insegnanti: “Settembre sia un mese di preghiera per i bambini e i giovani che tornano a scuola e per coloro che si prendono cura della loro istruzione. Chiedete per loro, per intercessione dei Beati, e presto Santi, Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis, il dono di una fede profonda nel loro cammino di maturazione”.
Invece nella meditazione del ciclo di catechesi sulla Pasqua il papa si è soffermato sulla parola ‘Ho sete!’, pronunciata da Gesù sulla croce: “Nel cuore del racconto della passione, nel momento più luminoso e insieme più tenebroso della vita di Gesù, il Vangelo di Giovanni ci consegna due parole che racchiudono un mistero immenso: ‘Ho sete’, e subito dopo: ‘E’ compiuto’. Parole ultime, ma cariche di una vita intera, che svelano il senso di tutta l’esistenza del Figlio di Dio. Sulla croce, Gesù non appare come un eroe vittorioso, ma come un mendicante d’amore. Non proclama, non condanna, non si difende. Chiede, umilmente, ciò che da solo non può in alcun modo darsi”.
Per il papa questa esclamazione di Gesù rappresenta un grido di amore: “La sete del Crocifisso non è soltanto il bisogno fisiologico di un corpo straziato. E’ anche, e soprattutto, espressione di un desiderio profondo: quello di amore, di relazione, di comunione. E’ il grido silenzioso di un Dio che, avendo voluto condividere tutto della nostra condizione umana, si lascia attraversare anche da questa sete. Un Dio che non si vergogna di mendicare un sorso, perché in quel gesto ci dice che l’amore, per essere vero, deve anche imparare a chiedere e non solo a dare”.
E’ un esclamazione di aiuto e perciò di salvezza comunitaria: “Nessuno di noi può bastare a sé stesso. Nessuno può salvarsi da solo. La vita si ‘compie’ non quando siamo forti, ma quando impariamo a ricevere. E proprio in quel momento, dopo aver ricevuto da mani estranee una spugna imbevuta di aceto, Gesù proclama: è compiuto. L’amore si è fatto bisognoso, e proprio per questo ha portato a termine la sua opera”.
Ecco il motivo per cui Dio salva attraverso l’aiuto dell’altro: “Questo è il paradosso cristiano: Dio salva non facendo, ma lasciandosi fare. Non vincendo il male con la forza, ma accettando fino in fondo la debolezza dell’amore. Sulla croce, Gesù ci insegna che l’uomo non si realizza nel potere, ma nell’apertura fiduciosa all’altro, persino quando ci è ostile e nemico. La salvezza non sta nell’autonomia, ma nel riconoscere con umiltà il proprio bisogno e nel saperlo liberamente esprimere”.
Quindi non è un atto di ‘forza’: “Il compimento della nostra umanità nel disegno di Dio non è un atto di forza, ma un gesto di fiducia. Gesù non salva con un colpo di scena, ma chiedendo qualcosa che da solo non può darsi. E qui si apre una porta sulla vera speranza: se anche il Figlio di Dio ha scelto di non bastare a sé stesso, allora anche la nostra sete (di amore, di senso, di giustizia) non è un segno di fallimento, ma di verità”.
L’azione di Dio è un capovolgimento della nostra mentalità: “Questa verità, apparentemente così semplice, è difficile da accogliere. Viviamo in un tempo che premia l’autosufficienza, l’efficienza, la prestazione. Eppure, il Vangelo ci mostra che la misura della nostra umanità non è data da ciò che possiamo conquistare, ma dalla capacità di lasciarci amare e, quando serve, anche aiutare”.
Ecco il motivo per cui l’amore passa attraverso il perdono: “Gesù ci salva mostrandoci che chiedere non è indegno, ma liberante. E’ la via per uscire dal nascondimento del peccato, per rientrare nello spazio della comunione. Fin dall’inizio, il peccato ha generato vergogna. Ma il perdono, quello vero, nasce quando possiamo guardare in faccia il nostro bisogno e non temere più di essere rifiutati”.
Quindi la sete stimola a cercare l’acqua: “La sete di Gesù sulla croce è allora anche la nostra. E’ il grido dell’umanità ferita che cerca ancora acqua viva. E questa sete non ci allontana da Dio, piuttosto ci unisce a Lui. Se abbiamo il coraggio di riconoscerla, possiamo scoprire che anche la nostra fragilità è un ponte verso il cielo. Proprio nel chiedere (non nel possedere) si apre una via di libertà perché smettiamo di pretendere di bastare a noi stessi”.
E’ un’apertura alla fraternità: “Nella fraternità, nella vita semplice, nell’arte di domandare senza vergogna e di offrire senza calcolo, si nasconde una gioia che il mondo non conosce. Una gioia che ci restituisce alla verità originaria del nostro essere: siamo creature fatte per donare e ricevere l’amore”.
In conclusione il papa ha esortato a chiedere quando siamo nel bisogno: “Cari fratelli e sorelle, nella sete di Cristo possiamo riconoscere tutta la nostra sete. E imparare che non c’è nulla di più umano, nulla di più divino, del saper dire: ho bisogno. Non temiamo di chiedere, soprattutto quando ci sembra di non meritarlo. Non vergogniamoci di tendere la mano. E’ proprio lì, in quel gesto umile, che si nasconde la salvezza”.
(Foto: Santa Sede)
Società di San Vincenzo De Paoli ed Ospedale San Gerardo: nasce una nuova rete di aiuto per pazienti e famiglie
“Vogliamo costruire un ponte di aiuto e vicinanza con le famiglie di chi si trova ad affrontare la malattia e il ricovero. Nessuno deve sentirsi abbandonato”: con queste parole Stefano Bellini, Presidente della Società di San Vincenzo De Paoli – Consiglio Centrale di Monza, annuncia la firma della convenzione con l’Ospedale San Gerardo.
L’iniziativa segna un passo importante nella direzione del sostegno concreto a pazienti e famiglie, in particolare nel delicato momento delle dimissioni e durante la degenza ospedaliera: “Ci sono anziani soli, famiglie che arrivano da fuori regione, persone straniere che faticano con la lingua – spiega Bellini –. Noi ci inseriamo proprio dove esiste un disagio, una difficoltà”. Ma è proprio dove sorgono problemi che è più forte la volontà di risolverli.
Così, nove volontari, tra cui medici e infermieri, hanno dato vita a una nuova Conferenza della Società di San Vincenzo De Paoli intitolata a Carlo Acutis, proprio all’interno dell’Ospedale San Gerardo dove il giovane beato, presto santo, morì nel 2006: “Carlo ha vissuto una vita donata agli altri. Noi oggi vogliamo spendere le nostre forze e il nostro tempo garantendo una presenza in ospedale per chi ne avrà bisogno”, dichiara Bellini e aggiunge: “Siamo tornati dove la nostra associazione era attiva già decenni fa, nelle fabbriche e negli ospedali. Oggi riprendiamo quel cammino con gioia”.
Il San Gerardo è il primo ospedale in Brianza ad accogliere una Conferenza al suo interno. ‘L’obiettivo è replicare il modello anche in altre strutture sanitarie del territorio’, spiega il Presidente. L’attività dei volontari sarà svolta in collaborazione con la parrocchia ospedaliera, il personale sanitario e i servizi sociali. Nessun intervento diretto nei reparti, ma una presenza discreta e su segnalazione, per offrire supporto nei momenti di maggiore fragilità.
“Non siamo lì per invadere, ma per accompagnare. Grazie alla rete e alla condivisione di intenti con l’ospedale, saremo accanto a chi si sente solo, a chi è lontano da casa, a chi sta attraversando una malattia”, conclude Stefano Bellini.
Claudia Beltrame, membro dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio Centrale di Monza, ha evidenziato il valore della continuità dell’assistenza: “Ci prenderemo cura dei pazienti non solo in ospedale, ma anche al loro rientro a casa, grazie alla rete capillare di volontari presenti nelle conferenze sparse sul territorio.
L’avvio ufficiale dell’iniziativa è stato accompagnato dall’allestimento di un punto informativo all’esterno, dove i volontari della Società di San Vincenzo De Paoli hanno presentato il progetto ai cittadini e ai visitatori.
(Foto: Società San Vincenzo de’ Paoli)



























