Papa Leone XIV in Guinea Equatoriale invita a non profanare il nome di Dio
“Vi saluto cordialmente, grato per la vostra accoglienza e per le parole che mi sono state rivolte. Sono felice di essere qui a visitare l’amato popolo della Guinea Equatoriale… Sono parole che rimangono attuali e che interrogano chiunque sia investito di responsabilità pubbliche”: con le parole di papa san Giovanni Paolo II ha salutato le autorità e le rappresentanze del popolo della Guinea Equatoriale, sottolineando che i conflitti armati sono causati dalla ‘colonizzazione di giacimenti petroliferi e minerari’.
Riprendendo le parole della Costituzione pastorale ‘Gaudium et Spes’ il papa ha spiegato il motivo della visita apostolica: “Queste espressioni della Costituzione ‘Gaudium et Spes’ del Concilio Vaticano II esprimono al meglio le ragioni e i sentimenti che mi conducono a voi, per confermare nella fede e consolare il popolo di questo Paese in rapida trasformazione. Come nel cuore di Dio, infatti, così nel cuore della Chiesa risuona l’eco di quanto avviene quaggiù, fra milioni di uomini e donne per i quali il nostro Signore Gesù Cristo ha dato la vita”.
In tale prospettiva assume significato importante il pensiero di sant’Agostino: “Voi sapete che Sant’Agostino leggeva gli avvenimenti e la storia secondo il modello di due città: quella di Dio, eterna, caratterizzata dal suo amore incondizionato (amor Dei), unito all’amore del prossimo, specialmente dei poveri; e quella terrena, luogo di dimora provvisorio, in cui l’uomo e la donna vivono fino alla morte. In questa prospettiva, le due città esistono assieme fino alla fine dei tempi ed ogni essere umano nelle sue decisioni manifesta, giorno per giorno, a quale di esse vuole appartenere”.
Ed ha elogiato il progetto della costruzione di una nuova capitale: “So che avete intrapreso l’imponente progetto di costruire una città, che da pochi mesi è la nuova capitale del vostro Paese. Avete voluto chiamarla con un nome in cui sembra risuonare quello della Gerusalemme biblica, Ciudad de la Paz. Possa una tale decisione interrogare ogni coscienza su quale città voglia servire! Come ho avuto modo di ricordare al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, per il grande padre Agostino la città terrena è incentrata sull’amore orgoglioso di sé (amor sui), sulla brama di potere e di gloria mondani che portano alla distruzione”.
Riprendendo il suo discorso al Corpo diplomatico presso la Santa Sede il papa ha evidenziato l’importanza della Dottrina Sociale della Chiesa: “Oggi la Dottrina sociale della Chiesa rappresenta un aiuto per chiunque voglia affrontare le ‘cose nuove’ che destabilizzano il pianeta e la convivenza umana, cercando prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia.
Questo è parte fondamentale della missione della Chiesa: contribuire alla formazione delle coscienze, mediante l’annuncio del Vangelo, l’offerta di criteri morali e di autentici principi etici, nel rispetto della libertà di ogni individuo e dell’autonomia dei popoli e dei loro governi. L’obiettivo della Dottrina sociale è educare ad affrontare i problemi, che sono sempre diversi, perché ogni generazione è nuova, con nuove sfide, nuovi sogni, nuove domande”.
Soprattutto per quanto riguarda l’evoluzione tecnologica: “Non si può nascondere, ad esempio, che la rapidissima evoluzione tecnologica cui stiamo assistendo ha accelerato una speculazione connessa al bisogno di materie prime, che sembra far dimenticare esigenze fondamentali come la salvaguardia del creato, i diritti delle comunità locali, la dignità del lavoro, la tutela della salute pubblica”.
Ed ha fatto proprio l’appello scritto da papa Francesco nell’esortazione apostolica ‘Evangelii Gaudium’: “E’ infatti ancora più evidente oggi, rispetto ad alcuni anni fa, che la proliferazione dei conflitti armati ha tra i suoi principali moventi la colonizzazione di giacimenti petroliferi e minerari, senza riguardo al diritto internazionale e all’autodeterminazione dei popoli. Le stesse nuove tecnologie appaiono concepite e utilizzate primariamente a scopi bellici e in cornici di significato che non lasciano intendere una crescita di opportunità per tutti”.
E’ stato un invito alla responsabilità con il monito a non profanare il nome di Dio: “Al contrario, senza un cambio di passo nell’assunzione di responsabilità politica e senza rispetto delle istituzioni e degli accordi internazionali, il destino dell’umanità rischia di venire tragicamente compromesso. Dio non vuole questo. Il suo Nome santo non può essere profanato dalla volontà di dominio, dalla prepotenza e dalla discriminazione: soprattutto, mai dev’essere invocato per giustificare scelte e azioni di morte. Il vostro Paese non esiti a verificare le proprie traiettorie di sviluppo e le positive opportunità di collocarsi sulla scena internazionale a servizio del diritto e della giustizia”.
Da qui l’incoraggiamento ad studiare visioni nuove: “Sono certo, dunque, che nella Chiesa troverete aiuto per la formazione di coscienze libere e responsabili, con cui andare insieme verso il futuro. In un mondo ferito dalla prepotenza, i popoli hanno fame e sete di giustizia. Bisogna stimare chi crede nella pace e osare politiche controcorrente, con al centro il bene comune. Urge il coraggio di visioni nuove e di un patto educativo che dia ai giovani spazio e fiducia. La città di Dio, città della pace, va accolta infatti come un dono che viene dall’alto e a cui volgere il desiderio e ogni nostra risorsa”.
Mentre nel viaggio aereo ai giornalisti ha ricordato il primo anniversario della morte di papa Francesco: “Adesso, avendo fatto questa parte del viaggio in Angola, innanzitutto vorrei ricordare in questo primo anniversario della sua morte il papa Francesco che ha lasciato, donato tanto alla Chiesa con la sua vita, la sua testimonianza, la sua parola e i suoi gesti: tante volte quello che ha fatto, vivendo veramente la vicinanza ai più poveri, a quelli più piccoli, ai malati, ai bambini, agli anziani. Ha lasciato tanto nella Chiesa con la sua testimonianza e la sua parola.
Possiamo ricordare tante cose, per esempio la fratellanza universale, cercando di promuovere un autentico rispetto per tutti gli uomini e tutte le donne, promuovendo questo spirito di fraternità, di essere fratelli e sorelle tutti, di cercare come vivere il messaggio che troviamo nel Vangelo però riconoscendo questo spirito di fratellanza fra tutti”.
(Foto: Santa Sede)




























