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Progetto B.A.S.E.: una rete concreta contro le fragilità tra salute, lavoro e autonomia

Si è conclusa all’Università di Milano-Bicocca la presentazione del Progetto B.A.S.E. – Benessere, Autonomia, Sostegno, Empowerment, promosso dalla Società di San Vincenzo De Paoli – Consiglio Centrale di Milano e di Monza e Brianza, in collaborazione con LILT Milano – Monza Brianza e Associazione San Martino:

“In questi 24 mesi abbiamo lavorato fianco a fianco grazie a un lavoro di rete che ha messo al centro il raggiungimento dell’autonomia e l’accompagnamento delle persone più fragili”, ha dichiarato Dino Bertotto, presidente della Società di San Vincenzo De Paoli Consiglio Centrale di Milano ODV. L’appello di Dino Bertotto è che quanto costruito non si fermi: “Abbiamo creato una base solida su cui continuare a lavorare, per contrastare quella che, sempre più spesso, è una vera desertificazione sociale”.

Un auspicio condiviso anche da Pier Giovanni Bellomi, vicepresidente della Società di San Vincenzo De Paoli Consiglio Centrale di Monza ODV: “Questa è la base su cui continuare a costruire il futuro della nostra azione contro ogni forma di fragilità”.

Per Bellomi, il Progetto B.A.S.E. ha rappresentato un passaggio decisivo: ha dato ai Consigli Centrali di Milano e Monza – che insieme coordinano oltre 90 Conferenze, più di 1.150 volontari e circa 4.500 famiglie seguite ogni anno – l’occasione di lavorare in modo realmente condiviso con le istituzioni, con LILT e l’Associazione San Martino, affrontando fragilità diverse: dalla salute al lavoro, fino alla povertà relazionale, alla marginalità e alla solitudine.

Il vicepresidente ha inoltre sottolineato come i volontari abbiano potuto rafforzare competenze e strumenti grazie alla formazione, agli incontri con esperti, alla supervisione psicologica e alla lettura dei bisogni emergenti. Un ruolo fondamentale è stato svolto dalla psicologa Rosanna Maurizio, che ha accompagnato le Conferenze in percorsi di ascolto, consapevolezza e lettura dei nuovi bisogni emergenti. Ascolto attivo dell’altro, di noi stessi è fondamentale per accogliere  e riuscire a sostare  bisogni dell’altro Allo stesso tempo, le persone fragili hanno beneficiato di percorsi di orientamento al lavoro, accompagnamento personale, prevenzione sanitaria e interventi di prossimità.

Lamberto Bertolé, Assessore al Welfare del Comune di Milano, ha espresso un forte apprezzamento per il Progetto B.A.S.E., riconoscendone la capacità di mettere in rete competenze diverse e di agire in modo concreto sulle fragilità del territorio. Un approccio che oggi urge mantenere e portare avanti: “Non possiamo fermarci a elenchi di dati o modelli teorici. La vera sfida è intercettare la pluralità delle condizioni di vulnerabilità che attraversano le nostre comunità. Molte persone vivono forme di isolamento che rendono difficile persino raggiungerle: per questo non basta costruire risposte, occorre accompagnarle verso ciò che può davvero aiutarle”.

Bertolé ha sottolineato che il contrasto alle povertà richiede prossimità, relazioni e un lavoro di rete stabile, superando la logica del semplice intervento riparativo: “Il welfare funziona quando diventa comunità. Quando enti locali e Terzo Settore cooperano e costruiscono legami capaci di sostenere percorsi di autonomia e promuovere un autentico riscatto sociale”. Un richiamo finale è rivolto alle situazioni più urgenti: “Oggi, tra le persone più esposte alla povertà, ci sono soprattutto le famiglie con minori. A loro dobbiamo garantire non solo un sostegno, ma la possibilità concreta di ritrovare prospettive e futuro”.

Un importante contributo alla misurazione dell’impatto del progetto è stato fornito dal Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano-Bicocca, che ha condotto un’indagine sui beneficiari e sui volontari. Ivana Fellini, direttrice del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano-Bicocca, sottolinea l’importanza di un approccio capace di andare oltre stereotipi e letture superficiali: “Comprendere davvero le forme della fragilità significa affiancare alla ricerca scientifica la concretezza delle esperienze. Il progetto B.A.S.E. ha permesso all’Università di fare rete con le realtà del volontariato, mettendo le proprie competenze al servizio dei saperi sociali e costruendo insieme una conoscenza più profonda e utile per il territorio”.

David Benassi, Professore ordinario di Sociologia economica dell’Università di Milano-Bicocca, ha sottolineato come il Progetto B.A.S.E. abbia avuto il coraggio di intervenire in modo personalizzato sulle reali esigenze delle persone, affrontando la povertà nella sua complessità e non solo nella sua dimensione economica:

“La ricerca applicata che abbiamo condotto all’interno del progetto – evidenzia Benassi – ci ha permesso di comprendere più a fondo i processi sociali in atto e di offrire attraverso i dati ricavati indicazioni utili per proseguire il sostegno alle persone in difficoltà. La povertà non riguarda soltanto il reddito, ma anche la salute, la solitudine, l’abitare, le reti sociali. Serve un approccio integrato, capace di leggere questa complessità e di costruire risposte adeguate. B.A.S.E. ha dimostrato che è possibile”.

Dai 253 questionari somministrati agli utenti dai ricercatori del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano-Bicocca è emersa una forte fragilità sanitaria: oltre il 40% ha dovuto rinunciare a visite specialistiche e oltre il 30% all’acquisto di farmaci. Dall’analisi dei 176 questionari raccolti tra i volontari, il problema percepito come più urgente è quello della salute mentale, seguito dalle malattie croniche e dalle difficoltà di accesso a un’alimentazione adeguata.

I ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca hanno realizzato anche una valutazione dell’impatto sulle competenze e sull’esperienza dei volontari, confrontando chi ha preso parte alle attività formative con chi non ha partecipato al percorso. Un’analisi utile a orientare le azioni future e a rafforzare il lavoro di rete già avviato, aprendo alla possibilità di proseguire e ampliare la collaborazione tra la Società di San Vincenzo De Paoli, l’Associazione San Martino e LILT, per dare risposte sempre più efficaci alle nuove povertà e alle fragilità emergenti. Il progetto è nato dal Bando Terzo Settore 2023–2025 di Regione Lombardia.

Grazie al lavoro dell’Associazione San Martino, orientata all’inserimento e reinserimento lavorativo di persone fragili, il progetto ha raggiunto risultati concreti: 105 persone segnalate; 80 persone incontrate; 31 persone che hanno trovato un impiego nel corso del progetto:

“Un aspetto centrale del nostro lavoro è l’accompagnamento individuale: aiutiamo le persone a predisporre curricula efficaci, a prepararsi ai colloqui e a sviluppare competenze pratiche che aumentino le possibilità di inserimento nel mondo del lavoro. Ma non ci fermiamo qui! Crediamo sia fondamentale che il lavoro sia regolare e tutelato. Per questo, incoraggiamo chi cerca occupazione a informarsi”, ha raccontato Mario Porcelli, Presidente dell’Associazione San Martino Onlus

Il proposito dell’Associazione San Martino, come evidenziato dal Presidente Porcelli, è sviluppare una cultura della legalità del lavoro, perché solo un lavoro trasparente e tutelato può garantire dignità, sicurezza e stabilità. Formazione, accompagnamento e informazione diventano così strumenti essenziali per costruire un percorso duraturo e rispettoso delle regole: “Lavoriamo per costruire una società in cui il lavoro regolare sia la norma e non l’eccezione”, ha concluso Mario Porcelli.

All’evento era presente anche Anna Maria, la cui storia rappresenta uno dei volti simbolo del Progetto B.A.S.E. Dopo la diagnosi di tumore nel 2021 e la perdita del lavoro e della casa, ha trovato sostegno grazie alla Società di San Vincenzo De Paoli e alla rete del progetto: “Ho toccato il fondo dopo la scoperta della malattia. La mia vita è precipitata e ho perso tutto. La Società di San Vincenzo De Paoli ha saputo guardare oltre il mio silenzio, quando ero restia a parlare. Mi ha restituito dignità e speranza; mi ha accolto in un alloggio di housing sociale, mi ha inserita in un percorso di reinserimento lavorativo e mi ha garantito, grazie al contatto con LILT, il giusto supporto psicologico”.

L’evento di presentazione moderato dal giornalista e scrittore, Alessandro Ginotta, ha beneficiato del patrocinio del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano-Bicocca.

Il Progetto B.A.S.E. (Benessere, Autonomia, Sostegno, Empowerment) è nato all’interno del Bando Terzo Settore 2023–2025 di Regione Lombardia, ai sensi degli artt. 72 e 73 del D.Lgs. 117/2017. E’ stato realizzato dalla Società di San Vincenzo De Paoli – Consiglio Centrale di Milano e di Monza e Brianza, in collaborazione con LILT Milano – Monza Brianza e Associazione San Martino.

B.A.S.E. è nato con l’obiettivo di rispondere in modo integrato e concreto alle diverse forme di fragilità: povertà economica, lavorativa, abitativa, sanitaria e relazionale. Un progetto che ha voluto uscire da una logica autoreferenziale, puntando sulla costruzione di una rete stabile, capace di unire volontariato, ambito sanitario, mondo del lavoro e ricerca universitaria.

(Foto: Società San Vincenzo de’ Paoli)

Progetto B.A.S.E.: una rete concreta contro le fragilità tra salute, lavoro e autonomia

Sarà presentato venerdì 12 dicembre presso l’Università di Milano-Bicocca il Progetto B.A.S.E. – Benessere, Autonomia, Sostegno, Empowerment, promosso dalla Società di San Vincenzo De Paoli – Consiglio Centrale di Milano e di Monza e Brianza, in collaborazione con LILT Milano – Monza Brianza e Associazione San Martino.

Il progetto è nato dal Bando Terzo Settore 2023–2025 di Regione Lombardia; tale presentazione si svolge con il patrocinio del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano-Bicocca, che ha inoltre contribuito con un importante supporto scientifico alle attività di ricerca e valutazione dell’impatto.

Un progetto che ha scelto di affrontare in modo integrato e strutturato le diverse forme di povertà – economica, abitativa, lavorativa, sanitaria e relazionale – attraverso la creazione di una rete tra enti, volontari e realtà del Terzo Settore, capace di dare risposte concrete alle persone in situazione di fragilità.

B.A.S.E. ha coinvolto oltre 80 Conferenze della Società di San Vincenzo De Paoli, più di 700 soci e decine di volontari sui territori di Milano e Monza Brianza, con un’impostazione volta a superare l’autoreferenzialità e a rafforzare la collaborazione tra soggetti diversi.

Un importante contributo alla misurazione dell’impatto del progetto è stato fornito dal Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano-Bicocca, che ha condotto un’indagine sui beneficiari e sui volontari.

Dai 253 questionari somministrati agli utenti emerge una forte fragilità sanitaria: oltre il 40% ha dovuto rinunciare a visite specialistiche e oltre il 30% all’acquisto di farmaci. Dall’analisi dei 176 questionari raccolti tra i volontari, il problema percepito come più urgente è quello della salute mentale, seguito dalle malattie croniche e dalle difficoltà di accesso a un’alimentazione adeguata.

Parallelamente, grazie al lavoro dell’Associazione San Martino, orientata all’inserimento e reinserimento lavorativo di persone fragili, il progetto ha raggiunto risultati concreti: 105 persone segnalate; 80 persone incontrate: 31 persone che hanno trovato un impiego nel corso del progetto.

Un ruolo fondamentale nel rafforzare il lavoro di rete e le competenze dei volontari è stato svolto dalla psicologa Rosanna Maurizio, che ha accompagnato le Conferenze in percorsi di ascolto, consapevolezza e lettura dei nuovi bisogni emergenti.

All’evento sarà presente anche Anna Maria, la cui storia rappresenta uno dei volti simbolo del Progetto B.A.S.E. Dopo la diagnosi di tumore nel 2021 e la perdita del lavoro e della casa, ha trovato sostegno grazie alla Società di San Vincenzo De Paoli e alla rete del progetto:

“Ho toccato il fondo dopo la scoperta della malattia. La mia vita è precipitata e ho perso tutto. La Società di San Vincenzo De Paoli ha saputo guardare oltre il mio silenzio, quando ero restia a parlare. Mi ha restituito dignità e speranza; mi ha accolto in un alloggio di housing sociale, mi ha inserita in un percorso di reinserimento lavorativo e mi ha garantito, grazie al contatto con LILT, il giusto supporto psicologico” racconta.

A conclusione del progetto, i ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca hanno realizzato una valutazione dell’impatto sulle competenze e sull’esperienza dei volontari, confrontando chi ha preso parte alle attività formative con chi non ha partecipato al percorso. Un’analisi utile a orientare le azioni future e a rafforzare il lavoro di rete già avviato, aprendo alla possibilità di proseguire e ampliare la collaborazione tra la Società di San Vincenzo De Paoli, l’Associazione San Martino e LILT, per dare risposte sempre più efficaci alle nuove povertà e alle fragilità emergenti.

Oltre la violenza economica: 11 progetti per l’indipendenza delle donne con Banca Etica

L’indipendenza economica è lo strumento chiave per contrastare la violenza di genere. Per questo motivo, Banca Etica ed Etica Sgr ha lanciato, martedì 25 novembre, la raccolta fondi per gli 11 progetti selezionati dal Bando Impatto+ 2025, intitolato ‘Oltre la violenza di genere, l’indipendenza economica’. Le campagne di crowdfunding si svolgeranno su Produzioni dal Basso e sono mirate a sostenere percorsi di educazione finanziaria, formazione lavorativa e accesso al credito per donne che subiscono violenza economica. Grazie al Fondo per la Microfinanza e il Crowdfunding di Etica Sgr, i progetti che raggiungeranno il 70% dell’obiettivo riceveranno un contributo a fondo perduto potenziato al 30% (dal 25% delle edizioni precedenti).

Il bando è specificamente rivolto al supporto di iniziative che offrano alle donne percorsi concreti per uscire dalla violenza economica. Il sostegno di Etica Sgr al crowdfunding avviene tramite il suo Fondo per la Microfinanza e il Crowdfunding (alimentato dai sottoscrittori dei fondi di investimento etici che scelgono di devolvere 1 euro ogni 1.000 investiti).

I progetti che raggiungeranno almeno il 70% del budget riceveranno un contributo del 30% a fondo perduto da Etica Sgr. I progetti che supereranno il 100% del budget preventivato riceveranno un premio unico del 5% sull’obiettivo iniziale. Il Bando Impatto+ è parte di un ecosistema più ampio di iniziative promosse dal Gruppo Banca Etica per l’autonomia femminile, in sinergia con centri antiviolenza, imprese e istituzioni.

Il progetto ‘Monetine’ rappresenta un insieme di azioni concrete che intervengono direttamente dove la violenza economica si manifesta: nella gestione del denaro, nell’accesso ai servizi e nel rapporto con gli istituti finanziari. Banca Etica è stata la prima in Italia a sviluppare un percorso di formazione interna del personale bancario per riconoscere i segnali di violenza economica e intervenire, intercettando e supportando donne in difficoltà. In continuità con il percorso avviato con Monetine, Fondazione Finanza Etica insieme a Fondazione NOI di Legacoop Toscana sta realizzando percorsi di formazione per le persone responsabili del personale delle cooperative dedicati al tema della violenza economica e alla costruzione di sinergie tra centri antiviolenza, imprese e istituzioni regionali.

L’attenzione al credito per le donne è un focus costante per Banca Etica: nel 2024, Banca Etica ha finanziato 324 imprese femminili (il 26,8% delle organizzazioni finanziate), superando la media nazionale (22,2%). I nuovi impieghi ammontano ad € 70.000.000. Per quanto riguarda il credito alle persone, il 46,8% dei nuovi impieghi è stato concesso a donne.

Questo impegno si estende grazie all’accordo firmato nel 2024 con la BEI (Banca Europea per gli Investimenti) per un finanziamento di € 30.000.000 di cui almeno il 30% destinato a progetti per la parità di genere e l’inclusione lavorativa. Nel primo anno sono stati erogati € 815.000 per cinque operazioni riconducibili a questo obiettivo. Per maggiori informazioni sul bando di crowdfunding ‘Oltre la violenza di genere, l’indipendenza economica’: https://www.produzionidalbasso.com/network/di/banca-etica%23 progetti-banca-etica#progetti-banca-etica.  

Ecco i progetti selezionati, che si possono sostenere su Produzioni dal Basso:

Progetto LISA – Libere e Indipendenti Senza violenzA (Associazione NINA APS, Belluno) –  Il progetto propone un percorso innovativo per rompere il ciclo della violenza economica, sostenendo le donne nel recupero di fiducia, consapevolezza e capacità di scelta. L’iniziativa offre a 10 donne vittime di violenza un accompagnamento personalizzato basato su orientamento al lavoro, supporto alla ricostruzione dell’autostima e strumenti concreti per riattivare l’indipendenza economica dopo anni di isolamento e fragilità socio-lavorativa. L’obiettivo è permettere alle partecipanti di costruire basi solide per il proprio futuro, attraverso percorsi di empowerment e reinserimento professionale.

Un taglio…con il passato (Agorà Cooperativa Sociale, Genova) – Il progetto nasce dalla storia di Anna (nome di fantasia), vittima per anni di violenza fisica ed economica. La cooperativa mira a raccogliere 10.000 euro per sostenere il suo percorso di autonomia: il finanziamento permetterà ad Anna di frequentare un corso professionale di estetica e parrucchieria, avverando un sogno che ha sempre dovuto rimandare a causa delle violenze subite. Il progetto intende restituirle stabilità emotiva ed economica, offrendole la possibilità di costruire una vita indipendente e sicura per sé e per sua figlia.

Ci troviamo in cucina! (Lavoratorio in Cucina APS, Reggio Emilia) – Il progetto vuole creare una cucina professionale attrezzata e conforme alle normative, mettendola a disposizione di donne provenienti da diversi Paesi e contesti culturali. Lo spazio diventerà un luogo di lavoro, formazione e incontro, dove le partecipanti potranno avviare microattività imprenditoriali nel settore food, sviluppare competenze professionali e integrarsi nella comunità locale. L’obiettivo è facilitare percorsi di autonomia lavorativa e promuovere l’inclusione sociale attraverso il cibo.

RISE UP – Rinascere, Imparare, Scegliere: percorsi per donne libere (Casa di Pollicino, Marsciano – Perugia) – Il progetto nasce dall’esperienza maturata all’interno della comunità, punto di riferimento per donne che hanno vissuto situazioni di violenza. RISE UP offre un percorso integrato composto da sostegno psicologico, educazione finanziaria e formazione professionale, rivolto a donne accolte nelle comunità umbre. L’obiettivo è accompagnarle verso la ricostruzione della propria autonomia, rafforzando competenze personali e strumenti decisionali per intraprendere un nuovo cammino libero dalla violenza.

Libera la vita (Fondazione Giulia e Umberto Chiappini ETS, Piacenza) – Il progetto nasce all’interno di Casa Alba, una comunità dedicata all’accoglienza di donne vittime di violenza. ‘Libera la vita’ offre un percorso completo di empowerment che comprende accoglienza, protezione, educazione finanziaria, formazione professionale e supporto all’avvio di attività lavorative, sia artigianali sia digitali. L’iniziativa intende accompagnare le donne verso una rinascita personale, sostenendo l’autodeterminazione e la costruzione di una nuova vita autonoma.

Solida (Kermasofia, Torino) – Il progetto mira a rafforzare l’autonomia economica delle donne ospiti dei centri di accoglienza attraverso un percorso formativo articolato in 9 incontri. Le attività comprendono laboratori interattivi, momenti di riflessione e proiezioni cinematografiche in collaborazione con l’Associazione Museo Nazionale del Cinema. L’obiettivo è lavorare sulla consapevolezza di genere, sull’educazione finanziaria e sull’acquisizione di competenze utili a prendere decisioni economiche informate, favorendo empowerment e capacità di progettare il proprio futuro.

Soluzioni abitative per l’inclusione e l’innovazione sociale in provincia di Bolzano (Impresa Sociale Cooperativa Sole di Gatteo – Forlì Cesena) – Il progetto si rivolge a donne che desiderano scrivere un nuovo inizio dopo esperienze di fragilità o violenza. Attraverso percorsi di empowerment personale, competenze digitali, educazione finanziaria e attività di benessere, l’iniziativa mira a rafforzare autonomia, autostima e capacità di gestione economica. Le partecipanti saranno accompagnate in un percorso che le metta nelle condizioni di immaginare e realizzare una vita indipendente e dignitosa.

Vie d’Uscita – Women have the power (C.S.C. Credito Senza Confini, Perugia) – Il progetto intende contrastare le discriminazioni di genere e supportare donne sopravvissute alla violenza verso la costruzione di autonomia economica. Attraverso percorsi di co-progettazione individuale, tutoraggio tra pari e accesso al microcredito, le partecipanti vengono accompagnate nell’avvio di attività economiche sostenibili e percorsi professionali. L’obiettivo è favorire la libertà economica come base per una reale uscita dalla violenza.

Violenza economica: percorsi di autonomia delle donne (Cooperativa sociale Cerchi d’Acqua – Onlus, Milano)- Cerchi d’Acqua, centro antiviolenza nato nel 2000 a Milano e socia fondatrice della Rete Nazionale D.i.Re, propone il progetto ‘Violenza economica: percorsi di autonomia delle donne’. Ideato in collaborazione con la cooperativa di finanza etica MAG2 Finance, ha due obiettivi, sensibilizzare l’opinione pubblica sulla violenza economica e promuovere l’empowerment professionale e l’autonomia economica per donne in situazioni di violenza.

CONTO SU DI ME (Fratelli è Possibile, Santarcangelo di Romagna, Rimini) – Dal progetto innovativo di coabitazione protetta Borgo Maestro nasce “CONTO SU DI ME”, che si rivolge a donne sole e madri con figli minori in situazioni di vulnerabilità o in uscita da percorsi di violenza. L’iniziativa prevede educazione finanziaria, supporto psicologico, formazione al lavoro e attività educative per madri e bambini. L’obiettivo è contrastare la violenza economica e favorire l’empowerment femminile attraverso percorsi personalizzati di autonomia.

TRAME DI VITA, VERSO L’AUTONOMIA (Cooperprint, Pregnana Milanese, Milano) – Dall’esperienza della cooperativa nel settore grafico e artigianale nasce TRAME DI VITA, evoluzione del progetto storico ‘StileSolidale’. Il progetto si rivolge a Laura, donna colombiana rifugiata e vittima di violenza, attualmente accolta dalla Fondazione Somaschi, e ad altre donne con esperienze simili. L’iniziativa offre un percorso concreto di emancipazione attraverso formazione professionale, accompagnamento al lavoro e creazione di opportunità occupazionali all’interno di una realtà produttiva inclusiva.

‘Montagna Libera Tutti’: il camp inclusivo che vede protagonisti giovani con disabilità

Camminare insieme per fare inclusione ed educare alle differenze. E’ ciò che si propone ‘Montagna Libera Tutti’, il camp inclusivo che si terrà dal 7 all’11 agosto prossimi a Cese dei Marsi e dintorni, in provincia dell’Aquila. Al camp parteciperanno sette ragazzi tra i 16 e i 20 anni: due giovani ciechi, un ragazzo ipovedente e ipoacusico e quattro giovani africani non accompagnati, uno dei quali con una disabilità. L’iniziativa prevede escursioni nella natura, esperienze sensoriali, laboratori di cucina tradizionale, pic-nic all’aperto, partecipazione a festival culturali.

L’obiettivo è favorire nei ragazzi una maggiore autonomia e consapevolezza delle proprie capacità e dei propri limiti, imparando ad aiutarsi reciprocamente. Le attività di cammino e immersione nella natura favoriscono l’incontro e l’inclusione, perché la lentezza del passo e la costanza dello sforzo impongono attenzione a sé e alle piccole cose, creando le condizioni ideali per relazioni genuine, che si nutrono di una sfida comune e di un’autenticità difficili da vivere nella frenesia della vita quotidiana.

L’iniziativa è organizzata da due realtà impegnate da anni nell’inclusione attraverso le esperienze nella natura: NoisyVision e Appennini for All. NoisyVision è un’associazione che promuove l’accessibilità, l’inclusione e la consapevolezza sulle disabilità sensoriali, organizzando soprattutto cammini dove le persone cieche, ipovedenti, ipoacusiche e normodotate camminano fianco a fianco, in un rapporto alla pari. Appennini for All è un tour operator nato per rendere la montagna accessibile a tutte e tutti, valorizzando il territorio dell’Appennino centrale.

NoisyVision e Appennini for All in questi anni hanno organizzato eventi che, attraverso il cammino e la natura, hanno contribuito ad abbattere quelle barriere culturali che ostacolano una piena partecipazione alla vita sociale da parte delle persone con disabilità sensoriale. Perfino nell’ambito sportivo e del tempo libero permane spesso una cesura tra offerte rivolte a un pubblico indifferenziato e proposte specifiche per persone con disabilità, con il risultato che restano ancora molto ridotte le possibilità di incontro reale tra persone normodotate e persone con disabilità. Questa volta, poi, le due organizzazioni hanno deciso di coinvolgere anche dei ragazzi stranieri non accompagnati, con lo stesso spirito di inclusione e valorizzazione delle differenze che contraddistingue la loro attività.

Tre dei ragazzi stranieri che partecipano al camp sono seguiti dall’Associazione Villa Amantea di Milano, il quarto dall’Associazione Amici della Zizzi di Livorno. È prevista anche la partecipazione nel ruolo di guida ambientale e profondo conoscitore del territorio di Luca Gianotti, fondatore e coordinatore della Compagnia dei Cammini ETS. Il camp è realizzato con il sostegno della Fondazione CARISPAQ e del Comune di Ortona.

“Da quasi dieci anni organizziamo attività nella natura con persone con disabilità sensoriali”, dichiara Dario Sorgato, fondatore e presidente di NoisyVision. “Dal 2023 abbiamo iniziato a proporre iniziative specifiche per giovani e giovanissimi. In questa occasione abbiamo coinvolto ragazzi che vivono in contesti sociali differenti e che devono affrontare ostacoli diversi. Disabilità sensoriali per alcuni, diversità culturale e vissuto di migrazione per altri.

Ma tutti condividono lo stesso desiderio di inclusione che, per ragioni differenti, resta un percorso difficile e pieno di barriere. Di fatto siamo riusciti a unire minoranze diverse che possono condividere le proprie risorse. L’inclusione non è a comportamenti stagni. Forse è il caso di dire che con questo progetto 1+1 fa tre. E se teatro di questa coesione sono le piccole comunità locali, come Cese dei Marsi, allora i giovani, l’inclusione e la voglia di stare insieme possono diventare volano di nuove prospettive anche per chi ha scelto di restare in questi borghi”.

“E’ con grande orgoglio”, afferma Mirko Cipollone, fondatore e direttore generale di ‘Appennini for All’, “che la nostra organizzazione partecipa al camp ‘Montagna Libera Tutti’. Nato quattro anni fa come un sogno senza troppe aspettative, oggi Appennini For All è una realtà capace di promuovere esperienze di inclusione e cittadinanza attiva in contesti montani, spesso dimenticati. Coinvolgere adolescenti non è facile, tanto meno motivarli a partecipare a progetti sociali.

Abbiamo messo insieme sette ragazzi con storie e bisogni diversi per dimostrare che fare attività nella natura è possibile per chiunque, senza barriere. Questa esperienza dimostra che la collaborazione con NoisyVision funziona e può diventare un modello per coinvolgere nuovi giovani e diffondere una nuova cultura dell’inclusione”.

In occasione del camp verranno anche presentati il documentario intitolato NoisyVision, promosso dall’omonima associazione e realizzato da Glauco Tortoreto e Mattia Tufano – che racconta la storia dei 13 ragazzi che nel 2023 hanno preso parte al cammino inclusivo ‘Anche a Leo piace giallo’ per adolescenti ipovedenti, non vedenti e vedenti lungo il Sentiero di Leonardo, da Lecco a Milano – ed il libro di Dario Sorgato, ‘Guarda dove cammini. Passi condivisi sui sentieri del possibile’, pubblicato quest’anno da Ediciclo Editore, in cui il cammino è presentato come uno strumento per cambiare la percezione della disabilità, da parte sia delle stesse persone con disabilità sia di tutti coloro che non vivono la disabilità in prima persona.

Società di San Vincenzo De Paoli: si è concluso a Vittoria il progetto ‘Insieme per Costruire un Lavoro’

La Società di San Vincenzo De Paoli ODV Consiglio Centrale di Vittoria ha organizzato un corso per pizzaiolo destinato a diverse famiglie in difficoltà che potranno inserirsi nel mondo del lavoro ed essere autonome.

Due mesi di alta formazione professionale che si sono conclusi con il rilascio di un attestato che ha fornito ai dieci allievi tutte le competenze necessarie per intraprendere la professione ed essere assunti con contratti di lavoro vantaggiosi.

Giuseppe ha 58 anni ed è rimasto senza lavoro dopo aver chiuso l’azienda familiare. Per la sua famiglia sogna in grande: “Vorrei aprire una pizzeria tutta mia. Oggi intanto inizio nuovamente a sperare grazie a una nuova prospettiva lavorativa”, racconta.

Flavio ha soli 18 anni. La strada è lunga davanti a sé ma di difficoltà ne ha già incontrate diverse. A soli 16 anni ha dovuto lasciare gli studi per aiutare economicamente la sua famiglia: “Ho lavorato in campagna e la sera facevo il cameriere. Erano lavoretti saltuari e non mi consentivano di aiutare sempre i miei genitori. Oggi però, con una nuova arte in mano, potrò inserirmi nella ristorazione con un contratto sicuro e dignitoso”.

Le famiglie in difficoltà nel territorio sono diverse. Il Consiglio Centrale aiuta 420 nuclei familiari. “Il nostro proposito è contrastare l’esclusione sociale e le diverse forme di marginalità. Così, insieme alle Conferenze di Vittoria-Scoglitti e Acate, abbiamo pensato di promuovere questo progetto per avviare più persone a un lavoro autonomo. Per renderle autosufficienti e ridare loro la dignità”, spiega il Presidente del Consiglio Centrale della Società di San Vincenzo De Paoli di Vittoria, Rosario Macca.

I maestri pizzaioli hanno incontrato i propri allievi tre volte a settimane e ogni lezione durava dalle 4 alle 5 ore tra la pratica in laboratorio e la teoria. A ogni ‘scolaro’ sono stati trasmessi tutti i particolari delle tecniche di produzione e lavorazione e svelato anche qualche piccolo segreto per una pizza a prova dei palati più raffinati. Ogni corsista con cinque ingredienti, gli utensili necessarie le mani in pasta ha ottenuto il suo prodotto pronto da essere utilizzato dopo un’attenta lievitazione, il giusto condimento e un forno ben scaldato.

“E’ stato bello vedere tanta soddisfazione e forza interiore… D’altronde una buona pizza è il frutto di pizzaioli determinati e con tanta voglia di fare! Tra i più adulti è emerso il desiderio di ricominciare. Di rimettersi in gioco. Siamo contenti di aver offerto questa possibilità a diverse famiglie che iniziavano a perdere la speranza”, sottolinea Sara Lo Monaco, Vice Presidente del Consiglio Centrale della Società di San Vincenzo De Paoli di Vittoria. Il progetto ‘Insieme per costruire un lavoro’ ha avuto un costo di € 5.500,00 che è stato sostenuto dalla Ditta AGRIPLAST S.P.A. di Vittoria e dal Consiglio Centrale.

Il Consiglio Centrale di Vittoria si occupa di assistere le famiglie e le persone che sono nel bisogno, con interventi mirati a rendere più dignitosa la loro quotidianità come la distribuzione di alimenti o altri generi personali, distribuzione di farmaci, aiuto nell’acquisto di bombole di gas per riscaldamento e cucina, aiuto nel pagamento di bollette di energia elettrica e quant’altro necessario per le necessità e i disagi esistenti.

Ogni giorno spinti da una forte carità vengono garantiti una gamma di servizi come le visite a domicilio, la distribuzione di beni di prima necessità, il sostengo morale e spirituale agli ammalati, agli anziani, alle persone sole e l’assistenza burocratica e amministrativa.

(Foto: Società San Vincenzo de’ Paoli)

Mattarella: dalla sussidiarietà nasce una ‘cultura’ di libertà

“Ringrazio di questa opportunità di riflessione che viene offerta dalla prima edizione del Premio, che la Fondazione per la Sussidiarietà, generosamente, ha ritenuto di assegnarmi. Rivolgo i complimenti al maestro Steiner per la raffigurazione artistica del premio. Ringrazio molto dei cortesi riferimenti che mi riguardano e sottolineo che, nelle parole del Presidente, professor Vittadini, si delinea una visione della società che fa perno sulla centralità della persona e della comunità in cui essa si riconosce e opera. Una visione coerente con le prospettive delineate dalla Costituzione, e tuttavia, assai impegnativa nell’attuale contesto, così incerto”.

Con queste parole il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, ha ricevuto al Quirinale la delegazione della Fondazione per la Sussidiarietà, guidata dal presidente Giorgio Vittadini, illustrando la centralità per la politica italiana di un principio cardine della storia culturale e sociale occidentale: “La sussidiarietà è un principio che lega e rafforza il rapporto tra istituzioni e società. Lega tra loro anche gli stessi ordinamenti delle istituzioni pubbliche, ciascuna nella sua autonomia e complementarietà. E’ nel vivo della società che la sussidiarietà trova la sua radice più profonda, e la sua ragione più esigente, perché essa è strettamente connessa con due valori di fondamentale rilievo: la libertà della persona e la solidarietà che essa esprime nell’ambito delle comunità in cui vive e realizza la propria esistenza”.

Quindi la sussidiarietà garantisce la libertà: “La sussidiarietà è, cioè, in primo luogo, espressione e garanzia di libertà per le persone e i corpi sociali che concorrono all’interesse generale e che, nella pluralità degli apporti, si adoperano per rigenerare continuamente quei valori di umanità e di corresponsabilità che rappresentano uno dei portati più preziosi del nostro modello sociale, del modello sociale europeo”.

Garantisce la libertà, in quanto è garante di autonomia: “Un modello che assicura spazi di autonomia, di partecipazione, di concorso delle persone, che trovano nelle formazioni espressive di valori e interessi delle comunità lo strumento per la loro affermazione, sconfiggendo sia le pretese di massificazione delle ideologie autoritarie del ‘900, che hanno portato all’oppressione dell’uomo sull’uomo, sia quelle nuove, con la verticalizzazione del potere e la prevalenza di quello finanziario”.

Per questo ha chiesto di non indebolire questo principio: “E’ importante irrobustire il principio di sussidiarietà: l’alternativa sarebbe introdurre arbitrari criteri gerarchici, addirittura favorendo, di fatto, poteri separati dalla società o concentrazioni che indeboliscono l’impianto democratico. La rete delle comunità e dei corpi intermedi tiene alta la stessa qualità della democrazia, rinvigorisce la libertà di ciascuno, perché la libertà si realizza insieme a quella degli altri, si realizza in quella degli altri”.

Ed ha ripercorso il tragitto compiuto da questo principio nella Costituzione italiana: “La sussidiarietà è uno dei vettori del percorso che abbiamo davanti e, ben prima che la parola entrasse nella Costituzione nel 2001, il principio della sussidiarietà è maturato lungo tutta la storia della Repubblica.

La nostra, come altre Costituzioni nate dalla Liberazione del continente dal nazifascismo, viene definita Costituzione ‘personalista’, perché colloca la dignità della persona, e non la ragione di Stato, al centro dell’azione della Repubblica. E sono proprio il principio personalistico e quello comunitario a farci dire che la sussidiarietà (sussidiarietà verticale ma, a maggior ragione, sussidiarietà orizzontale) è, dalle origini, pienamente dentro il disegno costituzionale, anzi ne è una sua esplicazione”.

Tale principio di sussidiarietà è un rimando alle autonomie, che contribuiscono alla vita democratica: “Le autonomie, territoriali e sociali, sono con evidenza incompatibili con i regimi autoritari, e proprio la loro inibizione è spesso la cartina di tornasole di restringimento delle libertà.

Ecco allora il contributo che esse recano vivificando libertà e democrazia di un popolo con la loro semplice esistenza. Contributo che trascende le finalità specifiche che le ha mosse, per divenire collante di una identità comune”.

E da queste ‘identità’ nasce la democrazia: “Le comunità che si organizzano, la solidarietà che prende forma associativa, la mutualità, il volontariato, il Terzo Settore costituiscono risorsa insostituibile. Lo spazio pubblico non vive di polarizzazione tra il potere delle istituzioni da un lato e il singolo individuo dall’altro. Senza comunità intermedie anche il riconoscimento dei diritti viene messo a rischio”.

Solo attraverso il principio di sussidiarietà si può rilanciare una cultura di comunità: “Per affrontare le sfide locali come quelle nazionali, come quelle globali, è indispensabile rilanciare la cultura che viene espressa dal ‘noi’. ‘Noi’ come responsabilità comune, ‘noi’ come volontà di partecipazione, “noi” come costruzione di comunità larghe e aperte. L’albero della sussidiarietà ha molti rami. Coltivarlo è un grande servizio al nostro Paese”.

(Foto: Quirinale)

Giornata della Consapevolezza sull’Autismo: l’importanza dell’inclusione

Il 2 aprile di tutti gli anni è celebrata la ‘Giornata mondiale della Consapevolezza sull’Autismo’, istituita nel 2007 dall’Assemblea Generale dell’ONU con l’intento di richiamare l’attenzione dei cittadini sui diritti delle persone nello spettro autistico e di costruire una società più inclusiva e accogliente.

Per tale occasione abbiamo rivolto alcune domande alla presidente della cooperativa sociale ‘Work Aut – Lavoro ed Autismo’, Stefania Grimaldi, madre di un ragazzo con autismo, chiedendo di raccontare quanta consapevolezza c’è nelle persone rispetto all’autismo: “In generale ritengo che la consapevolezza sia poco presente nelle persone, perché c’è bisogno di fare esperienza direttamente e dopo tante esperienze si può essere consapevoli di questa ‘situazione’.

Però c’è da dire che da quando ho iniziato ad informarmi, in quanto mamma di un ragazzo affetto da autismo, ed ad aderire a questa giornata, sicuramente è aumentata molto la consapevolezza sull’autismo e sulla neuro divergenza sia da parte delle famiglie che si trovano in questa condizione,  sia da parte della comunità in cui queste famiglie, che diventano sempre più numerose, vivono. Sicuramente è una crescita, ma siamo ancora molto lontani dalla piena opportunità dell’essere accolti per quello che si è”.

‘Siamo folli sognatori, crediamo dell’inclusività, aspiriamo ad una buona vita, alla soddisfazione, alla realizzazione di sé ed alla felicità’ è la presentazione della cooperativa: perché Work Aut?

“Work Aut è sorto nel 2021 dal sogno di un gruppo di famiglie con figli maggiorenni colpiti da autismo con l’obiettivo di creare per i nostri figli una vita dignitosa ed indipendente in funzione del ‘dopo di noi’, in quanto diventando anziani non potremo più proteggere i nostri figli fragili dall’inconsapevolezza del mondo”.

‘Vivere una vita piena e dignitosa vuol dire partecipare, essere e sentirsi parte di una comunità, apportare il proprio contributo, grande o piccolo che sia. Una società, per essere definita civile, deve essere inclusiva, offrire a tutti le giuste opportunità per esprimere al meglio il proprio potenziale’: quale è la ‘mission’ di Work Aut?

“La mission che ci siamo proposti è quella di sperimentare per ogni persona alcuni percorsi di apprendistato adatti alle caratteristiche dei nostri figli, certi che nell’attività lavorativa, anche se occasionale, si possa offrire dignità ed accoglienza, che meritano”.

Cosa significa realizzare una cooperativa sociale per dare ‘risposte lavorative’?

“Non vogliamo compassione né tantomeno non chiediamo l’elemosina. Vogliamo lavorare perché siamo bravi, perché ci sono risorse umane valide e competenti che non possono restare nell’ombra. Il nostro obiettivo è quello di capire qual è la reale inclinazione dei ragazzi per poterla trasformare in lavoro. Intanto, si formano, si impegnano e guadagnano attraverso il loro lavoro. La nostra speranza è di fare connessioni, collegamenti tra le varie realtà presenti, per riuscire ad inserire i nostri giovani nelle diverse imprese del territorio”.

‘La Cooperativa Sociale Work Aut Lavoro e Autismo, con il progetto Work-Aut, si pone l’obiettivo di creare un ponte tra imprese, attività commerciali, piccole e medie aziende del territorio e le persone con Autismo, attraverso progetti socio-lavorativi che offrano concrete opportunità di lavoro e diano visibilità alle loro capacità lavorative finora rimaste inespresse’. In quale modo si può nutrire l’inclusione?

“Nel modo più naturale possibile. Nel laboratorio ‘Work Aut’ cerchiamo di conoscere i nostri aspiranti apprendisti, dimenticando i limiti diagnosticati, in quanto non sono un limite alla possibilità di sperimentare. Cerchiamo di capire quali sono le passioni ed i talenti dei nostri ragazzi e su questi talenti attiviamo i laboratori, che vanno dalla creazione di piantine fino al confezionamento di bomboniere per arrivare al servizio di bibliotecario e guida turistica”.

A proposito di quest’ultimo progetto di guida turistica cosa è stato riscontrato dai turisti?

“Sono state riscontrate una bellezza ed una magia inaspettata, perché da parte degli operatori ‘work aut’ c’è stata una grande felicità: con lo studio i ragazzi hanno scoperto ed aumentato la loro autostima e quindi nei loro occhi una luce di gioia, che non vedevamo da tempo. Al tempo stesso abbiamo scoperto una grande ammirazione da parte dei turisti, perché non si aspettavano assolutamente di scoprire questa bellezza e questo talento da parte di persone dichiaratamente fragili. Inoltre c’è stata anche una presa di coscienza che le persone hanno luci ed ombre. Il nostro approccio è quello di guardare le ‘luci’ e questo è motivo di serenità”.

Riprendendo lo ‘slogan’ di ‘folli sognatori’, come è possibile interpretare un sogno?

“Il sogno che cerchiamo di raggiungere è quello dell’autostima e della felicità di ognuno. Questo sogno si raggiunge pensando di fare cose belle. Noi di ‘Work Aut’ non abbiamo aspettative od obblighi o la necessità di essere perfetti. Abbiamo fatto della nostra imperfezione il nostro talento maggiore, perché ci poniamo come apprendisti e con umiltà cerchiamo ogni giorno di migliorare con l’obiettivo di essere ogni giorno più bravi del giorno precedente. Questo ci fa stare bene”.

Però quali difficoltà si riscontrano per rendere una vita autonoma?

“I rischi sono quotidiani. La più grande difficoltà è quella di convincere la comunità civile a dare opportunità ai nostri ragazzi. C’è grande diffidenza; quindi il rischio quotidiano è quello di farsi credere come esseri umani che possono stare in comunità, perché il nostro limite più grande è la solitudine, che è un limite per tutti. La solitudine è la ‘malattia’ dei nostri tempi, dove tutti rincorrono i loro obiettivi, ma è necessario un ritorno all’empatia ed allo stare insieme. Il sogno è allo stesso tempo limite di questi tempi”.

(Foto: Work Aut)

Cei preoccupata per le autonomie differenziate

Dopoché alcune conferenze episcopali, specialmente nel sud Italia, si erano espresse sul disegno di legge per le autonomie differenziate, anche la Cei ha approvato un testo che raccoglie le preoccupazioni emerse dal dibattito dei vescovi, intitolato ‘il Paese non crescerà se non insieme’: “Questa convinzione ha accompagnato, nel corso dei decenni, ‘il dovere e la volontà della Chiesa di essere presente e solidale in ogni parte d’Italia, per promuovere un autentico sviluppo di tutto il Paese’. E’ un fondamentale principio di unità e corresponsabilità, che invita a ritrovare il senso autentico dello Stato, della casa comune, di un progetto condiviso per il futuro”.

Nel documento i vescovi ricordano che lo sviluppo non può prescindere dalla solidarietà: “Ed è proprio la storia del Paese a dirci che non c’è sviluppo senza solidarietà, attenzione agli ultimi, valorizzazione delle differenze e corresponsabilità nella promozione del bene comune. Ci dà particolare forza l’esperienza di sinodalità delle nostre Chiese, grazie alla quale stiamo crescendo nella capacità di ‘camminare insieme’ come comunità cristiane e con i territori e la comunità civile del Paese”.

Riprendendo l’enciclica ‘Fratelli tutti’ la Conferenza Episcopale Italiana si è soffermata ad esaminare la parola ‘insieme’, capace di legare sussidiarietà e solidarietà: “In particolare, crediamo che la parola ‘insieme’ sia la chiave per affrontare le sfide odierne e la via che conduce a un futuro possibile per tutti. Siamo convinti infatti (la storia lo conferma) che il principio di sussidiarietà sia inseparabile da quello della solidarietà. Ogni volta che si scindono si impoverisce il tessuto sociale, o perché si promuovono singole realtà senza chiedere loro di impegnarsi per il bene comune, o perché si rischia di accentrare tutto a livello statale senza valorizzare le competenze dei singoli. Solidarietà e sussidiarietà devono camminare assieme altrimenti si crea un vuoto impossibile da colmare”.

Quindi il rischio che si potrebbe ‘correre’ è quello della cancellazione della solidarietà: “Da sempre ci sta a cuore il benessere di ogni persona, delle comunità, dell’intero Paese, mentre ci preoccupa qualsiasi tentativo di accentuare gli squilibri già esistenti tra territori, tra aree metropolitane e interne, tra centri e periferie. In questo senso, il progetto di legge con cui vengono precisate le condizioni per l’attivazione dell’autonomia differenziata, prevista dall’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, rischia di minare le basi di quel vincolo di solidarietà tra le diverse Regioni, che è presidio al principio di unità della Repubblica”.  

Il documento della Cei è un appello alle Istituzioni per un ‘patto sociale e culturale’ delle autonomie fortemente voluto da don Luigi Sturzo: “Gli sviluppi del sistema delle autonomie (la cui costruzione con Luigi Sturzo, nel secolo scorso, è stata uno dei principali contributi dei cattolici alla vita del Paese) non possono non tener conto dell’effettiva definizione dei livelli essenziali delle prestazioni relative ai diritti civili e sociali che devono essere garantiti in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale”.

E sempre in quei giorni sono state presentate le ‘Comunità Energetiche Rinnovabili’, che rappresentano un passo decisivo verso una transizione energetica in una prospettiva di ecologia integrale, che abbraccia la tutela dell’ambiente, la giustizia nei rapporti economici e sociali, la cura della persona umana e delle comunità, come è stato sottolineato dal presidente della Cei, card. Matteo Zuppi:

“Non può esistere un autentico sviluppo economico senza garantirne la sostenibilità nel lungo periodo, inclusa la dimensione ambientale. Al contempo, le preoccupazioni ambientali non possono e non devono tradursi in una nuova forma di marginalizzazione dei poveri e degli ultimi”.

Il Vademecum, che sarà regolarmente aggiornato per recepire in maniera continuativa gli sviluppi a livello normativo, di mercato e pastorale, è disponibile sui siti www.chiesacattolica.it e https://tavoloenergia.chiesacattolica.it/. Oltre a fornire alcune informazioni di carattere generale e a suggerire strumenti e metodologie utili per le Chiese locali e gli enti religiosi, il testo propone infatti una road map per la costituzione di una CER.

A Roma un popolo contro le mafie

“Nata nella società civile, cresciuta grazie ai valori di cui è portatrice, la ‘Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie’ è ricorrenza significativa per la comunità nazionale. Un giorno che sottolinea l’impegno per liberare le popolazioni e i territori dalle mafie, per vincere l’indifferenza e la rassegnazione che giovano sempre ai gruppi criminali. Quando difendiamo la dignità di essere cittadini liberi, quando ci ribelliamo alle violenze e alle ingiustizie, quando davanti ai soprusi non ci voltiamo dall’altra parte, contribuiamo alla lotta contro le mafie…

Le Istituzioni sono chiamate a fare il loro dovere per contrastare, su ogni piano, le organizzazioni del crimine e l’azione dei cittadini e delle forze sociali è coessenziale per costruire e diffondere la cultura della legalità e della libertà. Le mafie sono una pesante zavorra per l’Italia, insinuate come sono in ogni attività illegale dei traffici criminali. La Giornata ci rammenta che la lotta alle mafie è compito e dovere di tutti coloro che amano la Repubblica e intendono renderne migliore il futuro”.

Con questo messaggio del presidente della Repubblica italiana la XXIX Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie, organizzata ieri a Roma da Libera con la partecipazione di 100.000 persone per chiedere verità e giustizia con uno striscione, ‘Roma città libera’, che ha scandito il ricordo di tutte le vittime innocenti di mafia, come ha sottolineato don Luigi Ciotti: “Vogliamo un’Italia libera dalle mafie, dalla corruzione e dell’ingiustizia. Libera di parlare di pace, di curare chi sta male e di accogliere chi arriva da lontano. Un paese libero e cittadini liberi perché responsabili”.

Nel suo intervento don Ciotti ha messo in guardia il Parlamento dalla modifica di due leggi, l’autonomia differenziata e la legge 185: “L’autonomia non può essere differenziata perché i diritti sono un bene comune… E’ un guaio la modifica della legge 185, una legge con norme stringenti per il mercato delle armi. Ci sono momenti in cui parlare diventa un obbligo morale e una responsabilità civile, è in gioco la pace”.

Ha concluso con un appello sul valore della memoria: “Fare memoria vuol dire impegnarsi non una giornata, ma ricordare i nomi di tutti quanti, con la stessa dignità e con la stessa forza. Dobbiamo raccogliere e custodire le memorie di queste nomi, di questi volti e sentirli qui dentro, sentire rinascere quelle memorie finite nell’oblio e trasformarle in pungolo, responsabilità. E’ importante impegnarsi tutti i giorni. Bisogna fare un lavoro nelle scuole, nelle università e nei territori. Non dobbiamo dimenticarci che le mafie sono forti, anche più di prima. Sparano di meno ma ci sono”.

Infine ha chiesto alla politica di non distruggere ciò che era stato costruito per sconfiggere le mafie: “Alcuni provvedimenti ci pongono domande, interrogativi. Bisogna evitare di demolire dei pilastri, dei meccanismi che in questi anni hanno dimostrato di essere efficaci nel contrasto alla criminalità, alla corruzione, all’illegalità. Vedo che alcuni provvedimenti viaggiano un pochettino nella direzione opposta”.

(Foto: Libera)

La Chiesa ricorda il card. Consalvi

Un convegno di studi, una messa e un concerto per commemorare un personaggio che la Chiesa cattolica ricorda per il ruolo storico in un periodo politicamente complesso. Si tratta del card. Ercole Consalvi, diacono e Segretario di Stato vaticano nell’epoca napoleonica e post napoleonica. Era l’epoca di papa Pio VII, dell’esilio, ma anche quella della restaurazione che arriva con Leone XII anche se per poco. Consalvi è l’uomo della difesa della autonomia della Santa Sede, in politica ma anche nel mondo della cultura. Il convegno, organizzato dalla Segretaria di Stato e dal Pontificio Comitato di scienze storiche, per due giorni mette in luce i vari aspetti della sua vita pubblica, come ha raccontato  p. Marek Andrzej Inglot, presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche:

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