Tag Archives: Dottrina Sociale della Chiesa
Papa Leone XIV in Guinea Equatoriale invita a non profanare il nome di Dio
“Vi saluto cordialmente, grato per la vostra accoglienza e per le parole che mi sono state rivolte. Sono felice di essere qui a visitare l’amato popolo della Guinea Equatoriale… Sono parole che rimangono attuali e che interrogano chiunque sia investito di responsabilità pubbliche”: con le parole di papa san Giovanni Paolo II ha salutato le autorità e le rappresentanze del popolo della Guinea Equatoriale, sottolineando che i conflitti armati sono causati dalla ‘colonizzazione di giacimenti petroliferi e minerari’.
Riprendendo le parole della Costituzione pastorale ‘Gaudium et Spes’ il papa ha spiegato il motivo della visita apostolica: “Queste espressioni della Costituzione ‘Gaudium et Spes’ del Concilio Vaticano II esprimono al meglio le ragioni e i sentimenti che mi conducono a voi, per confermare nella fede e consolare il popolo di questo Paese in rapida trasformazione. Come nel cuore di Dio, infatti, così nel cuore della Chiesa risuona l’eco di quanto avviene quaggiù, fra milioni di uomini e donne per i quali il nostro Signore Gesù Cristo ha dato la vita”.
In tale prospettiva assume significato importante il pensiero di sant’Agostino: “Voi sapete che Sant’Agostino leggeva gli avvenimenti e la storia secondo il modello di due città: quella di Dio, eterna, caratterizzata dal suo amore incondizionato (amor Dei), unito all’amore del prossimo, specialmente dei poveri; e quella terrena, luogo di dimora provvisorio, in cui l’uomo e la donna vivono fino alla morte. In questa prospettiva, le due città esistono assieme fino alla fine dei tempi ed ogni essere umano nelle sue decisioni manifesta, giorno per giorno, a quale di esse vuole appartenere”.
Ed ha elogiato il progetto della costruzione di una nuova capitale: “So che avete intrapreso l’imponente progetto di costruire una città, che da pochi mesi è la nuova capitale del vostro Paese. Avete voluto chiamarla con un nome in cui sembra risuonare quello della Gerusalemme biblica, Ciudad de la Paz. Possa una tale decisione interrogare ogni coscienza su quale città voglia servire! Come ho avuto modo di ricordare al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, per il grande padre Agostino la città terrena è incentrata sull’amore orgoglioso di sé (amor sui), sulla brama di potere e di gloria mondani che portano alla distruzione”.
Riprendendo il suo discorso al Corpo diplomatico presso la Santa Sede il papa ha evidenziato l’importanza della Dottrina Sociale della Chiesa: “Oggi la Dottrina sociale della Chiesa rappresenta un aiuto per chiunque voglia affrontare le ‘cose nuove’ che destabilizzano il pianeta e la convivenza umana, cercando prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia.
Questo è parte fondamentale della missione della Chiesa: contribuire alla formazione delle coscienze, mediante l’annuncio del Vangelo, l’offerta di criteri morali e di autentici principi etici, nel rispetto della libertà di ogni individuo e dell’autonomia dei popoli e dei loro governi. L’obiettivo della Dottrina sociale è educare ad affrontare i problemi, che sono sempre diversi, perché ogni generazione è nuova, con nuove sfide, nuovi sogni, nuove domande”.
Soprattutto per quanto riguarda l’evoluzione tecnologica: “Non si può nascondere, ad esempio, che la rapidissima evoluzione tecnologica cui stiamo assistendo ha accelerato una speculazione connessa al bisogno di materie prime, che sembra far dimenticare esigenze fondamentali come la salvaguardia del creato, i diritti delle comunità locali, la dignità del lavoro, la tutela della salute pubblica”.
Ed ha fatto proprio l’appello scritto da papa Francesco nell’esortazione apostolica ‘Evangelii Gaudium’: “E’ infatti ancora più evidente oggi, rispetto ad alcuni anni fa, che la proliferazione dei conflitti armati ha tra i suoi principali moventi la colonizzazione di giacimenti petroliferi e minerari, senza riguardo al diritto internazionale e all’autodeterminazione dei popoli. Le stesse nuove tecnologie appaiono concepite e utilizzate primariamente a scopi bellici e in cornici di significato che non lasciano intendere una crescita di opportunità per tutti”.
E’ stato un invito alla responsabilità con il monito a non profanare il nome di Dio: “Al contrario, senza un cambio di passo nell’assunzione di responsabilità politica e senza rispetto delle istituzioni e degli accordi internazionali, il destino dell’umanità rischia di venire tragicamente compromesso. Dio non vuole questo. Il suo Nome santo non può essere profanato dalla volontà di dominio, dalla prepotenza e dalla discriminazione: soprattutto, mai dev’essere invocato per giustificare scelte e azioni di morte. Il vostro Paese non esiti a verificare le proprie traiettorie di sviluppo e le positive opportunità di collocarsi sulla scena internazionale a servizio del diritto e della giustizia”.
Da qui l’incoraggiamento ad studiare visioni nuove: “Sono certo, dunque, che nella Chiesa troverete aiuto per la formazione di coscienze libere e responsabili, con cui andare insieme verso il futuro. In un mondo ferito dalla prepotenza, i popoli hanno fame e sete di giustizia. Bisogna stimare chi crede nella pace e osare politiche controcorrente, con al centro il bene comune. Urge il coraggio di visioni nuove e di un patto educativo che dia ai giovani spazio e fiducia. La città di Dio, città della pace, va accolta infatti come un dono che viene dall’alto e a cui volgere il desiderio e ogni nostra risorsa”.
Mentre nel viaggio aereo ai giornalisti ha ricordato il primo anniversario della morte di papa Francesco: “Adesso, avendo fatto questa parte del viaggio in Angola, innanzitutto vorrei ricordare in questo primo anniversario della sua morte il papa Francesco che ha lasciato, donato tanto alla Chiesa con la sua vita, la sua testimonianza, la sua parola e i suoi gesti: tante volte quello che ha fatto, vivendo veramente la vicinanza ai più poveri, a quelli più piccoli, ai malati, ai bambini, agli anziani. Ha lasciato tanto nella Chiesa con la sua testimonianza e la sua parola.
Possiamo ricordare tante cose, per esempio la fratellanza universale, cercando di promuovere un autentico rispetto per tutti gli uomini e tutte le donne, promuovendo questo spirito di fraternità, di essere fratelli e sorelle tutti, di cercare come vivere il messaggio che troviamo nel Vangelo però riconoscendo questo spirito di fratellanza fra tutti”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Leone XIV: la democrazia è baluardo contro l’abuso di potere
“Esprimo la mia gratitudine al cardinale Peter Turkson per il suo impegno come cancelliere dell’Accademia. Ringrazio altresì la vostra presidente, suor Helen Alford, per aver scelto il tema: ‘Gli usi del potere: legittimità, democrazia e riscrittura dell’ordine internazionale’. Si tratta di un tema particolarmente attuale, che focalizza la nostra riflessione sull’esercizio del potere, elemento cruciale per la costruzione della pace all’interno e tra le nazioni in questo momento di profondo cambiamento globale”: lo ha scritto papa Leone XIV nel messaggio ai partecipanti alla sessione plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali.
Nel messaggio il papa ha evidenziato il ragionamento sul significato del potere: “La dottrina sociale cattolica considera il potere non come fine a se stesso, ma come mezzo orientato al bene comune. Ciò implica che la legittimità dell’autorità non dipenda dall’accumulo di forza economica o tecnologica, bensì dalla saggezza e dalla virtù con cui essa viene esercitata. La saggezza, infatti, ci permette di discernere e perseguire ciò che è vero e buono, piuttosto che i beni apparenti e la vanagloria, nelle circostanze della vita quotidiana”.
Una saggezza che deve essere contemperata dalle virtù: “Questa saggezza è inseparabile dalle virtù morali, che rafforzano il nostro desiderio di promuovere il bene comune. In particolare, sappiamo che la giustizia e la fortezza sono indispensabili per un sano processo decisionale e per la sua attuazione. Anche la temperanza si rivela essenziale per il legittimo esercizio dell’autorità, poiché la vera temperanza frena l’eccessiva autoesaltazione e funge da baluardo contro l’abuso di potere”.
Ciò si può sperimentare nella democrazia, riprendendo il pensiero di papa san Giovanni Paolo II: “Questa concezione del potere legittimo trova una delle sue più alte espressioni nell’autentica democrazia. Lungi dall’essere una mera procedura, la democrazia riconosce la dignità di ogni persona e chiama ogni cittadino a partecipare responsabilmente al perseguimento del bene comune… La democrazia, tuttavia, rimane sana solo quando è radicata nella legge morale e in una vera visione della persona umana. In mancanza di questo fondamento, rischia di trasformarsi in una tirannia maggioritaria o in una maschera per il dominio delle élite economiche e tecnologiche”.
Nel messaggio il papa ha ragionato anche sui meccanismi della cooperazione come metodo democratico: “Gli stessi principi che guidano l’esercizio dell’autorità all’interno delle nazioni devono ugualmente informare l’ordine internazionale, una verità particolarmente importante da ricordare in un momento in cui rivalità strategiche e alleanze mutevoli stanno rimodellando le relazioni globali. Dobbiamo ricordare che un ordine internazionale giusto e stabile non può nascere dal mero equilibrio di potere o da una logica puramente tecnocratica. La concentrazione del potere tecnologico, economico e militare nelle mani di pochi minaccia sia la partecipazione democratica dei popoli sia la concordia internazionale”.
Ha concluso il messaggio che occorre sempre ritornare alla carità quale forma politica: “In ultima analisi, quando le potenze terrene minacciano la ‘tranquillitas ordinis’ (la classica definizione agostiniana di pace) dobbiamo trarre speranza dal Regno di Dio, che, pur non essendo di questo mondo, illumina le vicende terrene e ne rivela il significato escatologico. In questa prospettiva di fede, ci viene ricordato che l’onnipotenza di Dio si manifesta soprattutto nella misericordia e nel perdono; il potere divino non domina, ma guarisce e ristora”.
Quindi la logica della carità deve animare la vita sociale: “E’ proprio questa logica di carità che deve animare la storia, poiché l’attività umana ispirata dalla carità contribuisce a plasmare la ‘città terrena’ nell’unità e nella pace, rendendola (seppur imperfettamente) un’anticipazione ed una prefigurazione della ‘Città di Dio’. Tale fede rafforza la nostra determinazione a costruire una cultura di riconciliazione capace di superare le insidie dell’indifferenza e dell’impotenza”.
30 anni del Progetto Policoro: don Marco Ulto racconta il lavoro che cambia
Nel terzo week end di febbraio a Roma si è celebrato il trentennale del Progetto Policoro, ‘Tra memoria e futuro’, riportando al cuore l’intuizione originaria del progetto: stare accanto ai giovani perché possano riconoscere nel lavoro non solo un’occupazione, ma una vocazione ed una possibilità di vita piena.
Le testimonianze hanno restituito una consapevolezza comune: il lavoro rimane luogo di dignità e di speranza, spazio in cui ogni giovane può scoprire il proprio posto nel mondo, lasciando germogliare i semi che Dio ha posto in lui, come ha ribadito papa Leone XIV nell’udienza: ‘Nessun giovane deve essere lasciato in panchina e le comunità siano incubatori di futuro’.
Nei laboratori del sabato pomeriggio, dedicati ai temi dell’inclusione, della disabilità, della scuola, della cooperazione e delle politiche attive del lavoro, è emersa la necessità di abitare i territori con uno sguardo capace di ascolto e cura. Evangelizzare il lavoro significa allora riconoscerlo come luogo di relazione e crescita, spazio in cui accompagnare i giovani a desiderare l’età adulta, dando valore a quel tempo meraviglioso e complesso che è quello della gioventù.
E nell’udienza di sabato mattina papa Leone XIV ha evidenziato il contributo dei giovani: ‘Voi giovani siete il volto bello dell’Italia che non si arrende, non si rassegna, si rimbocca le maniche e si rialza. In trent’anni avete seminato un’immensa quantità di bene che vale la pena raccontare: giovani che si sono impegnati nel sociale e nella politica; vite che si sono rimotivate grazie al Vangelo e alla dottrina sociale della Chiesa’.
Iniziando proprio da queste parole di papa Leone XIV a don Marco Ulto, coordinatore nazionale del Progetto Policoro, abbiamo chiesto di raccontare quale sprone è arrivato: “Sono veramente tanti gli sproni che Papa Leone XIV ci ha consegnato nell’Udienza. Tra questi l’invito a continuare a camminare verso un futuro che ci aspetta a braccia aperte, un futuro che ci chiede di rinnovarci ogni volta, senza accontentarci e senza restare fermi a guardare, per continuare a contagiare con l’entusiasmo dei giovani e la loro sensibilità anche i luoghi più refrattari e le persone più rassegnate senza perdere di vista i riferimenti che hanno guidato questo cammino trentennale: il Vangelo, la Dottrina sociale della Chiesa, la comunità e le testimonianze.
Quando il Santo Padre ci ha detto che i giovani sono ‘il volto bello dell’Italia che non si arrende, non si rassegna, si rimbocca le maniche e si rialza’, ci ha affidato una responsabilità grande: continuare a essere quella parte viva del Paese che costruisce, che vuole ridonare speranza tenendo ben chiaro che nessun giovane può essere lasciato ‘in panchina’, ma va sostenuto nel realizzare i suoi sogni e nel migliorare il mondo che abita. Non bisogna perdere il passo, non si può cedere alla stanchezza o al disincanto. Bisogna essere protagonisti e non spettatori; mettere le mani nella storia invece di commentarla da fuori; lasciarsi guidare dal Vangelo, perché è lì che nasce la forza per rialzarsi e per rialzare gli altri perché i giovani, quando decidono di mettersi in gioco, diventano la forza capace di trasformare i territori”.
Per quale motivo il papa ha invitato a conoscere le biografie dei santi?
“Papa Leone XIV ci ha consegnato una serie di testimoni che, con la loro vita e il loro impegno, hanno lasciato un segno profondo nella storia e nella vita sociale del nostro Paese. Francesco d’Assisi, Caterina da Siena, Giovanni Bosco, Bartolo Longo, Francesca Cabrini, Armida Barelli, Luigi Sturzo, Piergiorgio Frassati, Alberto Marvelli, Giorgio La Pira, Lorenzo Milani, Primo Mazzolari, Maria di Campello, Aldo Moro, Tina Anselmi, Pino Puglisi, Tonino Bello, Annalena Tonelli: sono volti e storie che hanno reso fertili le nostre comunità, mostrando che la santità può davvero trasformare la società.
Con la loro testimonianza ci ricordano che l’affidamento a Dio non è qualcosa di astratto, ma una presenza concreta capace di generare cambiamento, giustizia, cura e responsabilità. Le loro vite ci dicono che il Vangelo, quando diventa carne, può incidere nella storia e aprire strade nuove anche nei contesti più difficili”.
30 anni del Progetto Policoro: come è cambiato il lavoro in questi anni?
“Oggi il lavoro non è più inteso come un semplice impiego. E’ diventato un tema che tocca la dignità della persona, la stabilità emotiva, la possibilità di restare nei propri territori e di costruire un futuro personale e comunitario. Sono cambiate anche le competenze richieste: trenta anni fa poteva bastare una formazione tecnica o un diploma; oggi servono competenze digitali, relazionali, capacità di adattamento continuo. Il lavoro chiede flessibilità, creatività e aggiornamento costante.
Parallelamente è cambiato anche il rapporto tra lavoro e vita.
Le nuove generazioni non cercano soltanto uno stipendio, ma un lavoro che abbia senso, che permetta di crescere, che non consumi la persona e che lasci spazio per coltivare i propri interessi. C’è una ricerca di equilibrio, di benessere, di possibilità di restare umani. Sono cambiati anche i territori: molti si sono spopolati, altri hanno saputo reinventarsi. Oggi il lavoro è strettamente legato allo sviluppo locale, all’innovazione sociale, alla capacità di creare comunità che sostengano i giovani e le loro idee. Non è più solo un ‘posto’, ma un percorso e richiede strumenti nuovi, alleanze nuove, una visione più ampia”.
Per quale motivo mons. Mario Operti ideò tale Progetto?
“Mons. Mario Operti pensò il Progetto Policoro perché riconosceva che la crisi occupazionale del Sud negli anni ’90 non era soltanto un’emergenza economica, ma una ferita profonda che intaccava la vita spirituale, sociale e culturale dei giovani del Mezzogiorno, compromettendone dignità e futuro. Per questo era convinto che la Chiesa non potesse limitarsi a denunciare il problema, ma dovesse trovare strade nuove per stare accanto ai giovani, accompagnarli e sostenerli concretamente.
In questa visione, le nuove strade erano segnate da un impegno chiaro e coraggioso: ridare speranza ai giovani senza lavoro; contrastare la cultura della rassegnazione; unire evangelizzazione e promozione umana; creare un metodo pastorale nuovo, sinodale e generativo, capace di mettere insieme persone, competenze e territori”.
Come coniugare i segni di speranza in impegno sociale?
“Coniugare i segni di speranza in impegno sociale significa trasformare ciò che riconosciamo come possibile in scelte e azioni che costruiscono davvero il bene comune. Significa passare dalla speranza, intesa come sentimento, a impegno concreto fatto di responsabilità, partecipazione e costruzione del bene comune mettendo in campo competenze, tempo, creatività per generare processi che migliorano davvero la vita delle persone e della comunità”.
‘Ascolta, Accogli, Agisci’: come accendere la speranza nei giovani?
“Rivestirsi del Signore significa recuperare la nostra umanità abbandonando l’arte della guerra, cercando di entrare in sé stessi; significa avere la possibilità di dilatare l’orizzonte, allargare la nostra prospettiva a quella di Dio e guardare come Lui guarda. Significa accogliere la paternità di Dio che aiuta a recuperare la nostra dignità di figli, pensati, amati e accompagnati nel suo amore. L’amore inteso come una regola che ci ha dato, per crescere nelle relazioni etiche, sane, di cura, nella convivialità delle differenze. Siamo profeti di speranza non replichiamo il ‘si è sempre fatto così’ ma impegniamoci insieme a realizzare quello che ancora c’è da fare, facendolo insieme!”
(Tratto da Aci Stampa)
Papa Leone XIV richiama alla responsabilità della cura
“Vi ringrazio per la vostra visita che è durante questo Giubileo della Speranza, un anno in cui tutta la Chiesa alza gli occhi al Signore che rinnova la forza, riaccende il coraggio e ci insegna a sperare anche in mezzo alla fragilità umana. Il vostro lavoro si trova al crocevia della scienza, della compassione e della responsabilità etica. La Chiesa afferma costantemente la vocazione dell’indagine scientifica, che apre la persona umana alla verità e ad un servizio più profondo del bene comune. Incarniate questo spirito ogni volta che cercate di guarire il cuore, sia fisicamente che metaforicamente, portando sollievo a coloro che soffrono e portando speranza alle loro famiglie”: dopo il viaggio apostolico in Turchia ed in Libano oggi papa Leone XIV ha ripreso le udienze, ricevendo una delegazione di cardiologi del Paris Course on Revascularization,
In tale udienza ha ricordato che la medicina è al servizio della vita: “Infatti, il ‘servizio di vita’ è fondamentale per ogni atto medico autentico, perché riflette la tenerezza con cui Cristo stesso si è avvicinato agli ammalati e ai vulnerabili. Il suo amore costante ispira la dedizione che si mostra attraverso la ricerca, la formazione e gli interventi delicati che preservano la vita”.
Per questo ha sollecitato affinchè la cura sia per tutti: “Ogni battito del cuore affidato alla vostra cura è un promemoria che la vita è un dono, sempre un mistero da riverire. Vi incoraggio, quindi, a continuare a promuovere uno spirito di collaborazione globale, a condividere generosamente la conoscenza e a garantire che i progressi nel trattamento rimangano accessibili a tutti, specialmente ai poveri e agli emarginati”.
Mentre ai partecipanti alla conferenza ‘Artificial Intelligence and Care of Our Common Home, organizzata da Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice e dal SACRU, il papa ha sottolineato l’importanza dell’Intelligenza Artificiale: “L’’avvento dell’intelligenza artificiale è accompagnato da rapidi e profondi cambiamenti nella società, che incidono su dimensioni essenziali della persona umana, come il pensiero critico, il discernimento, l’apprendimento e le relazioni interpersonali”.
Il papa, quindi ha ricordato l’importanza della Dottrina Sociale della Chiesa: “Gli esseri umani sono chiamati a essere collaboratori nell’opera della creazione, non semplici consumatori passivi di contenuti generati dalla tecnologia artificiale. La nostra dignità risiede nella capacità di riflettere, scegliere liberamente, amare incondizionatamente ed entrare in relazioni autentiche con gli altri.
L’intelligenza artificiale ha certamente aperto nuovi orizzonti alla creatività, ma solleva anche serie preoccupazioni circa le sue possibili ripercussioni sull’apertura dell’umanità alla verità e alla bellezza, e sulla sua capacità di meraviglia e contemplazione. Riconoscere e salvaguardare ciò che caratterizza la persona umana e ne garantisce la crescita equilibrata è essenziale per stabilire un quadro adeguato per gestire le conseguenze dell’intelligenza artificiale”.
In particolare il papa ha riflettuto sulla libertà in correlazione alla vita ‘interiore’: “A questo proposito, dobbiamo soffermarci a riflettere con particolare attenzione sulla libertà e sulla vita interiore dei nostri bambini e ragazzi, e sul possibile impatto della tecnologia sul loro sviluppo intellettuale e neurologico. Le nuove generazioni devono essere aiutate, non ostacolate, nel loro cammino verso la maturità e la responsabilità”.
La riflessione del papa si è soffermata sulla necessità di far crescere i talenti dei giovani: “Il benessere della società dipende dalla loro capacità di sviluppare i propri talenti e di rispondere alle richieste dei tempi e ai bisogni degli altri, con generosità e libertà di pensiero. La capacità di accedere a grandi quantità di dati e informazioni non deve essere confusa con la capacità di trarne significato e valore. Quest’ultima richiede la disponibilità ad affrontare il mistero e le domande centrali della nostra esistenza, anche quando queste realtà sono spesso emarginate o ridicolizzate dai modelli culturali ed economici prevalenti”.
Perciò è importante l’educazione: “Sarà quindi essenziale educare i giovani a utilizzare questi strumenti con la propria intelligenza, assicurandosi che si aprano alla ricerca della verità, a una vita spirituale e fraterna, ampliando i propri sogni e gli orizzonti delle proprie decisioni. Sosteniamo il loro desiderio di essere diversi e migliori, perché mai come ora è stato così chiaro che è necessaria una profonda inversione di rotta nella nostra idea di maturazione”.
Per questo ha chiesto di dare fiducia ai giovani:“Per costruire insieme ai nostri giovani un futuro che realizzi il bene comune e sfrutti le potenzialità dell’intelligenza artificiale, è necessario ripristinare e rafforzare la loro fiducia nella capacità umana di guidare lo sviluppo di queste tecnologie. Una fiducia che oggi è sempre più erosa dall’idea paralizzante che il suo sviluppo segua un percorso inevitabile”.
Tutto ciò richiede cooperazione: “Ciò richiede un’azione coordinata e concertata che coinvolga politica, istituzioni, imprese, finanza, istruzione, comunicazione, cittadini e comunità religiose. Gli attori di questi ambiti sono chiamati a un impegno comune, assumendosi questa responsabilità comune. Questo impegno viene prima di qualsiasi interesse di parte o profitto, sempre più concentrato nelle mani di pochi. Solo attraverso una partecipazione diffusa che dia a tutti la possibilità di essere ascoltati con rispetto, anche ai più umili, sarà possibile raggiungere questi ambiziosi obiettivi”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Leone XIV chiede di tutelare la dignità di ogni persona
“Saluto tutti voi che partecipate a questo incontro sulla dignità dei bambini e degli adolescenti nell’era dell’intelligenza artificiale. Vi sono grato per la vostra presenza e per i vostri preziosi contributi. L’intelligenza artificiale sta trasformando molti aspetti della nostra vita quotidiana, tra cui l’istruzione, l’intrattenimento e la sicurezza dei minori. Il suo utilizzo solleva importanti questioni etiche, soprattutto per quanto riguarda la tutela della dignità e del benessere dei minori”: con questo saluto ai partecipanti al convegno ‘The dignity of children and adolescents in the age of Artificial Intelligence’, organizzato da Telefono Azzurro e Foundation Child for Study and Research into Childhood and Adolescence, l’intensa mattina di papa Leone XVI con l’invito a governi ed organizzazioni internazionali ad aggiornare le leggi sulla protezione dei dati.
Nell’udienza concessa il papa ha sollecitato i presenti alla consapevolezza delle dinamiche dell’Intelligenza Artificiale: “Bambini e adolescenti sono particolarmente vulnerabili alla manipolazione attraverso algoritmi di intelligenza artificiale, che possono influenzare le loro decisioni e preferenze. E’ essenziale che genitori ed educatori siano consapevoli di queste dinamiche e che vengano sviluppati strumenti per monitorare e guidare le interazioni dei giovani con la tecnologia”.
Riprendendo un messaggio di papa Francesco sulla comunicazione nel periodo pandemico, papa Leone XIV ha richiamato stati ed organizzazioni a progettare politiche che tutelino la dignità dei bambini: “I governi e le organizzazioni internazionali hanno la responsabilità di progettare e attuare politiche che tutelino la dignità dei minori nell’era dell’intelligenza artificiale. Ciò include l’aggiornamento delle leggi vigenti in materia di protezione dei dati per affrontare le nuove sfide poste dalle tecnologie emergenti e la promozione di standard etici per lo sviluppo e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale”.
Ed in tale dignità va annoverata anche l’educazione ‘digitale: “Tuttavia, la tutela della dignità dei minori non può ridursi solo alle politiche; richiede anche l’educazione digitale. Come osservava una volta il mio predecessore a proposito di un progetto di tutela promosso da tre grandi associazioni cattoliche in Italia, gli adulti devono riscoprire la loro vocazione di ‘artigiani dell’educazione’ e impegnarsi a esservi fedeli”.
Tale tutela avviene sempre attraverso l’educazione: “E’ certamente importante sviluppare e far rispettare linee guida etiche, ma non è sufficiente. Ciò che serve è un impegno educativo quotidiano e continuo, svolto da adulti a loro volta formati e supportati da reti collaborative. Questo processo implica la comprensione dei rischi che sia l’uso dell’Intelligenza Artificiale sia l’accesso digitale prematuro, illimitato e non supervisionato possono comportare per le relazioni e lo sviluppo dei giovani. Solo partecipando alla scoperta di questi rischi e dei loro effetti sulla loro vita personale e sociale, i minori possono essere supportati nell’approccio al mondo digitale come mezzo per rafforzare la loro capacità di fare scelte responsabili per sé e per gli altri”.
Poi ha ricevuto le monache della Federazione Monasteri Agostiniani d’Italia ‘Madre del Buon Consiglio’, soffermandosi su tre aspetti della loro ‘missione di essere contemplative nella Chiesa’: “Il primo è quello di vivere e testimoniare la gioia dell’unione con Dio. Sant’Agostino ci ha lasciato delle pagine molto belle in proposito. Nelle Confessioni parla di una letizia concessa a coloro che servono il Signore per puro amore..
Come sappiamo, questo era anche il grande desiderio del Santo Vescovo di Ippona: un sogno a cui dovette rinunciare a causa degli impegni del ministero. Il primo invito che vi rivolgo, allora, è a spendervi con amore indiviso in questa chiamata, abbracciando con trasporto la vita del chiostro: la liturgia, la preghiera comune e personale, l’adorazione, la meditazione della Parola di Dio, l’aiuto reciproco nella vita comunitaria. Ciò darà a voi pace e consolazione, e a chi bussa alla porta dei vostri monasteri un messaggio di speranza più eloquente di mille parole”.
La seconda dimensione consiste nella testimonianza nella carità: “Per spargere nel mondo il buon aroma di Dio, allora, sforzatevi di amarvi con affetto sincero, come sorelle, e di portare nel cuore, nel nascondimento, ogni uomo e donna di questo mondo, per presentarli al Padre nella vostra preghiera. Senza clamore, abbiate attenzione e premura le une per le altre e fatevi modello di cura verso tutti, ovunque il bisogno lo richieda e le circostanze lo consentano. In una società tanto proiettata verso l’esteriorità, in cui pur di trovare palcoscenici e applausi non si esita, a volte, a violare il rispetto delle persone e dei sentimenti, il vostro esempio di amore silenzioso e nascosto sia di aiuto per una riscoperta del valore della carità quotidiana e discreta, intenta alla sostanza del volersi bene e libera dalla schiavitù delle apparenze”.
Infine l’aiuto reciproco: “Già il Venerabile Pio XII caldeggiava che tale forma associativa si promuovesse nella vita monastica… Papa Francesco ha fortemente ribadito l’importanza di muoversi in tale direzione nella Costituzione apostolica ‘Vultum Dei quaerere’, cui sono seguite indicazioni attuative precise nell’Istruzione ‘Cor orans’… Tutto questo evidenzia quanto la Chiesa apprezzi le forme di collaborazione menzionate, come pure l’esigenza per tutti di promuoverne e viverne concretamente l’appartenenza, aderendo alle iniziative che vengono proposte, anche a livello nazionale, e aprendosi, ove necessario, a opportunità di sostegno particolari come quella dell’affiliazione.
E’ una sfida impegnativa, da cui però non ci si può tirare indietro, anche a costo di fare scelte difficili e sacrifici, e vincendo una certa tentazione di “autoreferenzialità” che a volte può insinuarsi nei nostri ambienti. Ne verranno certamente grandi benefici alle comunità, in vari campi, non ultimo quello fondamentale della formazione”.
Mentre nell’ultimo appuntamento con i partecipanti del Dicastero delle cause per i santi sul tema della mistica ha sottolineato che l’esperienza mistica è un dono spirituale: “La mistica si caratterizza dunque come un’esperienza che supera la mera conoscenza razionale non per merito di chi la vive, bensì per un dono spirituale, che può manifestarsi in diversi modi, anche con fenomeni addirittura opposti, come visioni luminose o fitte oscurità, afflizioni o estasi. Per sé, tuttavia, questi eventi eccezionali restano secondari e non essenziali rispetto alla mistica e alla santità stessa: possono esserne segni, in quanto carismi singolari, ma la vera meta è e resta sempre la comunione con Dio”.
Però non è elemento necessario per la santità: “Di conseguenza, i fenomeni straordinari che possono connotare l’esperienza mistica non sono condizioni indispensabili per riconoscere la santità di un fedele: se presenti, essi ne fortificano le virtù non come privilegi individuali, ma in quanto ordinati all’edificazione di tutta la Chiesa, corpo mistico di Cristo. Ciò che più conta e che maggiormente si deve sottolineare nell’esame dei candidati alla santità è la loro piena e costante conformità alla volontà di Dio, rivelata nelle Scritture e nella vivente Tradizione apostolica. E’ importante perciò avere equilibrio: come non bisogna promuovere le Cause di Canonizzazione solo in presenza di fenomeni eccezionali, così va posta attenzione a non penalizzarle se gli stessi fenomeni connotano la vita dei Servi di Dio”.
Infine nel messaggio agli industriali argentini il papa ha consigliato di ‘seguire’ l’esempio del venerabile Enrique Shaw: “In Argentina, questa visione trova un esempio luminoso e condivisibile nel Venerabile Enrique Shaw, un imprenditore che comprese che l’industria non era semplicemente una macchina produttiva o un mezzo per accumulare capitale, ma una vera comunità di persone chiamate a crescere insieme.
La sua leadership si distinse per la trasparenza, la capacità di ascolto e l’impegno a far sì che ogni lavoratore si sentisse parte di un progetto comune. In lui, fede e gestione aziendale si unirono armoniosamente, dimostrando che la Dottrina Sociale della Chiesa non è una teoria astratta o un’utopia irrealizzabile, ma un possibile cammino che trasforma la vita degli individui e delle istituzioni ponendo Cristo al centro di ogni attività umana”.
Nella sua vita di industriale fu ispirato dall’enciclica ‘Rerum Novarum’: “Enrico promosse salari equi, implementò programmi di formazione, si prese cura della salute dei lavoratori e sostenne le loro famiglie nei bisogni più concreti. Non concepì la redditività come un valore assoluto, ma come un aspetto importante per sostenere un’azienda umana, giusta e solidale. Nei suoi scritti e nelle sue decisioni è chiaramente evidente l’ispirazione della ‘Rerum Novarum’…
Ma la coerenza del Servo di Dio non si limitò all’esercizio della sua professione. Sperimentò anche l’incomprensione e la persecuzione profetizzate da Cristo per coloro che operano per la giustizia. Fu imprigionato in periodi di tensione politica e accolse questa esperienza con pace e serenità. In seguito, affrontò la malattia, ma non smise mai di lavorare e di incoraggiare la sua famiglia. Offrì la sua sofferenza a Dio come un atto d’amore e, pur nel dolore, rimase vicino ai suoi operai”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Leone XIV invita ad essere sulla frontiera
“…desidero dare a tutti voi il benvenuto in Vaticano questa mattina, e ringraziarvi della vostra presenza. Ringrazio in modo particolare il vostro Superiore Generale per le sue gentili parole. Prego perché il vostro incontro sia fecondo e perché, attraverso di esso, lo Spirito Santo vi confermi nella vostra vocazione ed aiuti i membri della Compagnia di Gesù a discernere nuovi modi per vivere la vostra missione nel mondo attuale”: ricevendo in udienza i superiori maggiori della Compagnia di Gesù papa Leone XIV li ha incoraggiato, secondo lo spirito di Sant’Ignazio, a discernere e innovare.
Nell’analisi i l papa ha evidenziato il periodo in cui si sta vivendo: “Viviamo in quello che molti definiscono un cambiamento epocale, un tempo caratterizzato da rapidi cambiamenti nella cultura, nell’economia, nella tecnologia e nella politica. In particolare, l’intelligenza artificiale e altre innovazioni stanno rimodellando la nostra comprensione del lavoro e delle relazioni e addirittura sollevando domande sull’identità umana. Il degrado ecologico minaccia la nostra casa comune. I sistemi politici spesso non rispondono al grido dei poveri. Populismo e polarizzazione ideologica rendono più profonde le divisioni tra nazioni. Molti sono affetti da consumismo, individualismo e indifferenza”.
Però non ci si deve scoraggiare con l’invito alla testimonianza: “Tuttavia, in questo mondo Cristo continua a mandare i suoi discepoli. La Compagnia di Gesù da lungo tempo è presente dove i bisogni dell’umanità incontrano l’amore salvifico di Dio: attraverso la guida spirituale, la formazione intellettuale, il servizio tra i poveri e la testimonianza cristiana alle frontiere culturali. Sant’Ignazio di Loyola e i suoi compagni non temevano l’incertezza o la difficoltà; andavano ai margini, dove fede e ragione si intersecavano con nuove culture e grandi sfide”.
Ripetendo le parole dei precedenti pontefici il papa ha ribadito il loro impegno nella Chiesa: “Oggi io ripeto: la Chiesa ha bisogno di voi sulle frontiere, siano esse geografiche, culturali, intellettuali o spirituali. Sono luoghi rischiosi, dove le mappe conosciute non bastano più. Lì, come Ignazio e i martiri gesuiti che lo hanno seguito, siete chiamati a discernere, innovare e confidare in Cristo, con ‘attorno ai fianchi, la verità; indosso, la corazza della giustizia; i piedi, calzati e pronti a propagare il vangelo della pace’. Quando lo Spirito conduce il corpo apostolico altrove per un bene più grande, ciò può richiedere che si abbandonino strutture o ruoli a lungo cari, un esercizio di ‘santa indifferenza’ ignaziana”.
Una frontiera è la sinodalità: Una delle principali frontiere oggi è il cammino di sinodalità nella Chiesa. Il percorso sinodale chiama ognuno di noi ad ascoltare più profondamente lo Spirito Santo e l’altro, di modo che le nostre strutture e i nostri ministeri possano essere più agili, più trasparenti e più reattivi al Vangelo. Vi ringrazio per i vostri contributi al processo sinodale, specialmente nell’aiutare le comunità ecclesiali a discernere come camminare insieme nella speranza”.
L’altra frontiera riguarda la cultura della riconciliazione: “Un’altra frontiera essenziale sta nella riconciliazione e nella giustizia, specialmente in un mondo lacerato da conflitto, disuguaglianza e abuso. Oggi molti subiscono l’esclusione e molte ferite rimangono aperte tra generazioni e popoli. Come ho osservato di recente ricordando la visita del mio venerabile predecessore a Lampedusa, dobbiamo contrastare la ‘globalizzazione dell’impotenza’ con una cultura di riconciliazione, incontrandoci gli uni gli altri in verità, perdono e guarigione; dobbiamo diventare esperti di riconciliazione, fiduciosi che il bene è più forte del male”.
Un’ulteriore frontiera è la tecnologia: “La tecnologia, specialmente l’intelligenza artificiale, è un’altra frontiera importante. Ha il potenziale per la prosperità umana, ma comporta anche rischi di isolamento, perdita di lavoro e nuove forme di manipolazione. La Chiesa deve aiutare a guidare questi sviluppi eticamente, difendendo la dignità umana e promuovendo il bene comune. Dobbiamo discernere come utilizzare le piattaforme digitali per evangelizzare, per formare comunità e per sfidare i falsi dei del consumismo, del potere e dell’autosufficienza”.
Infatti è un incoraggiamento ad essere irrequieti: “Vi incoraggio a incontrare persone in quella irrequietezza: nelle case di ritiro spirituale, nelle università, nei social media, nelle parrocchie e nei luoghi informali dove si riuniscono coloro che sono alla ricerca. Comunicate la gioia del Vangelo con umiltà e con convinzione. Restate contemplativi in azione, radicati nell’intimità quotidiana con Cristo, poiché solo chi è vicino a lui può condurre altri a lui”.
Poi ha ribadito la preferenza per i poveri: “La vostra seconda preferenza vi chiama a camminare con i poveri, gli esclusi del mondo e quanti sono stati feriti nella dignità. Molti, oggi, sono vittima di un sistema economico guidato dal profitto, posto al di sopra della dignità della persona.,, Questo squilibrio globale spinge innumerevoli persone a migrare alla ricerca della sopravvivenza. Abbandonano la casa, la cultura e la famiglia, affrontando spesso rifiuto e ostilità. Il vero discepolato esige sia la denuncia dell’ingiustizia sia la proposta di nuovi modelli radicati nella solidarietà e nel bene comune”.
E’ un invito a non cadere nel fatalismo: “A tale riguardo, le vostre università, i vostri centri sociali, le vostre pubblicazioni e le vostre istituzioni, come il Jesuit Refugee Service, possono essere canali potenti per promuovere il cambiamento sistemico. Malgrado gli ostacoli o i fallimenti che talvolta incontriamo svolgendo questo servizio, dobbiamo evitare di cedere al risentimento o di cadere in una ‘stanchezza da compassione’ o nel fatalismo. Dobbiamo invece confidare nel potere trasformatore dell’amore di Dio, come il seme di senape che diventa un grande albero”.
La terza preferenza riguarda i giovani: “La vostra terza preferenza (accompagnare i giovani verso un futuro di speranza) è urgente. I giovani d’oggi sono diversi: studenti, migranti, attivisti, imprenditori, religiosi e quelli ai margini. Malgrado la loro diversità condividono una sete di autenticità e di trasformazione. Sono ‘in movimento’, alla ricerca di significato e di giustizia.
La Chiesa deve trovare e parlare il loro linguaggio, attraverso azioni e presenza oltre che con le parole. Pertanto, è importante creare spazi dove possano incontrare Cristo, scoprire la loro vocazione e lavorare per il Regno. La prossima Giornata Mondiale della Gioventù in Corea sarà un momento chiave per questa missione”.
Inoltre non può mancare la cura per la ‘casa comune’, riprendendo l’enciclica ‘Laudato Sì’: “La vostra quarta preferenza, la cura della nostra casa comune, risponde a un grido che è sia umano sia divino… La conversione ecologica è profondamente spirituale; riguarda il rinnovamento della nostra relazione con Dio, degli uni con gli altri e con il creato. In questo sforzo, l’umile collaborazione è essenziale, riconoscendo che nessuna istituzione singola può affrontare questa sfida da sola. Lasciate che le vostre comunità siano esempi di sostenibilità ecologica, semplicità e gratitudine per i doni di Dio”.
E’un invito ad annunciare con urgenza il Vangelo: “La vostra missione, cari fratelli, è di aiutare il mondo a percepire questa novità, di seminare speranza dove sembra dominare la disperazione, di portare luce dove regna il buio. Per farlo, vi incoraggio a rimanere vicini a Gesù… Rimanete con lui attraverso la preghiera personale, la celebrazione dei Sacramenti, la devozione al suo Sacro Cuore e l’adorazione del Santissimo Sacramento. In modo diverso e tuttavia potente, rimanete con lui riconoscendo la sua presenza nella vita comunitaria”.
Dalla vicinanza con Gesù nasce il coraggio dell’annuncio: “Da questo radicamento trarrete il coraggio per andare ovunque: per dire la verità, riconciliare, guarire, operare per la giustizia, liberare i prigionieri. Nessuna frontiera sarà fuori dalla vostra portata se camminerete con Cristo. La mia speranza per la Compagnia di Gesù è che possiate leggere i segni dei tempi con profondità spirituale; che abbracciate ciò che promuove la dignità umana e rifiutiate ciò che la sminuisce; che siate agili, creativi, discernenti e sempre in missione”,
Mentre ha invitato i docenti e studenti del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia a sostenere la famiglia: “Nei diversi contesti sociali, economici e culturali, differenti sono le sfide che ci interpellano: ovunque e sempre, però, siamo chiamati a sostenere, difendere e promuovere la famiglia, anzitutto mediante uno stile di vita coerente col Vangelo. Le sue fragilità e il suo valore, considerati nella luce della fede e della sana ragione, impegnano i vostri studi, che coltivate per il bene dei fidanzati che diventano sposi, degli sposi che diventano genitori, e dei loro figli, che sono per tutti promessa di un’umanità rinnovata dall’amore”.
Per questo ha chiesto di approfondire la Dottrina Sociale della Chiesa: “Tra questi vorrei richiamare, come ulteriore impegno, quello di approfondire il legame tra famiglia e dottrina sociale della Chiesa. Il percorso potrebbe svolgersi in due direzioni complementari: quella di inserire lo studio sulla famiglia come capitolo imprescindibile del patrimonio di sapienza che la Chiesa propone sulla vita sociale e, reciprocamente, quella di arricchire tale patrimonio con i vissuti e le dinamiche familiari, per meglio comprendere gli stessi principi dell’insegnamento sociale della Chiesa.
Questa attenzione permetterebbe di sviluppare l’intuizione, richiamata dal Concilio Vaticano II e più volte ribadita dai miei Predecessori, di vedere nella famiglia la prima cellula della società in quanto originaria e fondamentale scuola di umanità”.
Inoltre ha chiesto di porre attenzione all’accompagnamento al matrimonio: “Nell’ambito pastorale, poi, non possiamo ignorare le tendenze, in tante regioni del mondo, a non apprezzare, o addirittura a rifiutare il matrimonio. Vorrei invitarvi ad essere attenti, nella vostra riflessione sulla preparazione al sacramento del Matrimonio, all’azione della grazia di Dio nel cuore di ogni uomo e di ogni donna. Anche quando i giovani fanno scelte che non corrispondono alle vie proposte dalla Chiesa secondo l’insegnamento di Gesù, il Signore continua a bussare alla porta del loro cuore, preparandoli a ricevere una nuova chiamata interiore”.
(Foto: Santa Sede)
Luisa Santolini: Carlo Casini e Shahbaz Bhatti interpreti della politica come via alla santità
Che cosa hanno in comune Carlo Casini e Shahbaz Bhatti? A loro sarà dedicato il convegno ‘La politica via alla santità’ in programma nel pomeriggio di lunedì 29 settembre nella Sala Zuccari del Senato. Due politici diversi per nazionalità, ambito di impegno, età, percorsi di vita e incarichi istituzionali, eppure entrambi ugualmente innamorati di Gesù e testimoni del Vangelo. L’attenzione verrà posta su due politici diversi per nazionalità, ambito di impegno, età, percorsi di vita e incarichi istituzionali, eppure ugualmente innamorati di Gesù e testimoni del Vangelo: Carlo Casini (1935-2020) e Shahbaz Bhatti (1968-2011). L’accostamento fra Carlo Casini e Shahbaz Bhatti, manifesta la ‘fecondità universale della dottrina sociale della Chiesa cattolica’, come si legge nella presentazione dell’evento promosso dal ‘Movimento per la Vita’, associazione ‘Amici di Carlo Casini’, ‘Pakistani cristiani in Italia’, e ‘Shahbaz Bhatti Mission’, con la ‘lectio magistralis’ del vicario per la diocesi di Roma, card. Baldassarre Reina.
Alla vigilia dell’evento abbiamo contattato la presidente dell’associazione ‘Amici di Carlo Casini, prof.ssa Luisa Snntolini, per chiedere il motivo per cui la politica è via alla santità:
“Perché la politica, correttamente intesa e soprattutto correttamente vissuta è forse il terreno più arido, più pericoloso e più difficile in cui si scontrano due visioni opposte della realtà e della verità dell’uomo: la cultura della morte e la cultura della vita. Essere fedeli al Vangelo, avere sempre come faro la propria adesione profonda al Gesù crocifisso, non tradire e non abbandonare mai il Magistero della Chiesa richiede davvero delle virtù eroiche che Casini e Bhatti possedeva in sommo grado. I ricatti, le pressioni dei partiti, ma soprattutto le sirene e le tentazioni della politica sono irresistibili, più che altrove e resistere loro è un esercizio che pochi sanno fare”.
perché è stato scelto di narrare le vite di Carlo Casini e di Shabbat Bhatti?
“Carlo e Shabbat sono vissuti in contesti culturali, politici, religiosi e sociali profondamente diversi. A migliaia di Km di distanza, con ruoli e incarichi diversi. Avevano età diverse e sono anche tornati alla casa del Padre in maniera diversa: l’uno ucciso sotto casa dagli integralisti islamici, l’altro divorato per anni da una malattia atroce che non perdona. Eppure, tutti e due hanno celebrato la politica come forma di vita e la vita come criterio per valutare la politica. La Chiesa è davvero universale, la Fede non ha confini o terreni privilegiati per fiorire, tutti gli uomini sono chiamati alla santità, anche i personaggi politici. Questo vogliamo dire: un messaggio per tutti coloro che hanno responsabilità politiche e istituzionali”.
Come hanno realizzato nel loro percorso politico la Dottrina Sociale della Chiesa?
“La Dottrina Sociale della Chiesa non è un insieme di regole e di precetti da osservare. E’ una monumentale “lettura” del Vangelo che va solo studiata, capita e vissuta. I pilastri, detto in parole poverelle, sono la sacralità della vita umana e la dignità della persona, la solidarietà, la sussidiarietà, pace, giustizia e il bene comune. Ecco, spesso in politica questi valori, queste pietre miliari nel cammino di tutti i credenti, sono stati ‘saccheggiati e strattonati’ da politici che di cristiano avevano poco soprattutto per giustificare le loro ideologie, usando così solo le parole della Dottrina Sociale della Chiesa che potevano far comodo.
I nostri due ‘eroi’ hanno detto e dimostrato che non esiste solidarietà senza sussidiarietà, che non esiste tutela della vita senza la pace, che non esiste bene comune senza giustizia, che non esiste dignità della persona senza il suo rispetto dal concepimento alla morte naturale che non esiste famiglia senza la declinazione completa della Dottrina Sociale della Chiesa. Sono stati testimoni credibili e per questo vanno celebrati”.
Cosa significa testimoniare l’essere cristiano in politica?
“Penso che la testimonianza debba passare attraverso le doti che sono tipiche del laico credente chiamato ad ‘ordinare il temporale secondo la volontà di Dio’. Una fede radicata sulla roccia, una profonda capacità di vivere la massima di sant’ Ignazio di Loyola: ‘Agisci come se tutto dipendesse da te; confida come se tutto dipendesse da Dio’, ed infine le cinque C che rendono la politica una avventura affascinante: coraggio, convinzione, credibilità, competenza e coerenza. A mio avviso questo significa essere cristiani in politica ed infatti non è un caso che sia Carlo Casini che Shabbat Bhatti sono stati stimati ed apprezzati anche dai loro avversari più acerrimi, durante e dopo la loro vita”.
E’ possibile vivere la politica come ‘forma alta di carità’?
“Certamente è possibile, basta sapere che è una strada impervia, tutta in salita, con pochi compagni di viaggio, quasi in solitario, perché molti alle prime difficoltà, e ce ne sono tante, si fermano al ‘campo base’. Ed i problemi vengono anche stampa, dalla opinione pubblica, da una mentalità che guarda con sufficienza se non con disprezzo chi si avventura in politica. Lo ha detto anche alcune settimane fa papa Leone XlV: ‘Non ignoro neppure le pressioni, le direttive di partito, le colonizzazioni ideologiche a cui gli uomini politici sono sottoposti. Devono avere coraggio, il coraggio di dire ‘No, non posso’, quando è in gioco la verità’.
Ecco il papa ci ha indicato la strada. Un cristiano ha il compito di dare dignità alla politica indicando un modello di politica che non può prescindere dall’etica e da una gerarchia di valori che rendono appunto la politica una ‘forma alta di carità’. Le parole del Santo Padre non possono che confortare chi si vuole cimentare con la politica in vista del bene comune, nella speranza che siano molti i seguaci di Carlo Casini e di Shabbat Bhatti”.
(Tratto da Aci Stampa)
Papa Leone XIV ai politici francesi: testimoniare Cristo nella società con la Dottrina Sociale
“Sono lieto di accogliervi nel vostro cammino di fede: ritornate ai vostri impegni quotidiani rafforzati nella speranza, più saldi per lavorare alla costruzione di un mondo più giusto, più umano, più fraterno, che non può essere altro che un mondo più impregnato del Vangelo. Dinanzi alle derive di ogni genere che vivono le nostre società occidentali, noi non possiamo fare di meglio, come cristiani, che volgerci verso Cristo e chiedere il suo aiuto nell’esercizio delle nostre responsabilità”: papa Leone XIV ha ricevuto in udienza una delegazione di rappresentanti politici e personalità civili provenienti dalla Francia, mettendoli in guardia da ‘una laicità a volte fraintesa’.
Per questo il cammino dei politici è molto importante, anche se non facile: “Per questo il vostro cammino, più che un semplice arricchimento personale, è di grande importanza e di grande utilità per gli uomini e le donne che servite. Ed è tanto più lodevole in quanto non è facile in Francia, per un eletto, a causa di una laicità a volte fraintesa, agire e decidere in coerenza con la propria fede nell’esercizio di responsabilità pubbliche”.
Quindi il cristianesimo non è un fatto privato: “La salvezza che Gesù ha ottenuto con la sua morte e la sua resurrezione racchiude tutte le dimensioni della vita umana, quali la cultura, l’economia e il lavoro, la famiglia e il matrimonio, il rispetto della dignità umana e della vita, la salute, passando per la comunicazione, l’educazione e la politica. Il cristianesimo non si può ridurre a una semplice devozione privata, perché implica un modo di vivere in società improntato all’amore di Dio e del prossimo che, in Cristo, non è più un nemico ma un fratello”.
E si addentrato nella situazione di quella regione francese: “La vostra regione, luogo dei vostri impegni, deve affrontare grandi questioni sociali come la violenza in alcuni quartieri, l’insicurezza, la precarietà, le reti della droga, la disoccupazione, la scomparsa della convivialità… Per farvi fronte, il responsabile cristiano è forte della virtù della carità che lo abita sin dal suo battesimo…
coEcco perché il responsabile cristiano è meglio preparato ad affrontare le sfide del mondo attuale, naturalmente nella misura in cui vive e testimonia la fede operante in lui, il suo rapporto personale con Cristo che lo illumina e gli dà questa forza. Gesù lo afferma con vigore: ‘perché senza di me non potete far nulla’; non bisogna quindi stupirsi che la promozione di ‘valori’ (per quanto evangelici siano) ma ‘svuotati’ di Cristo che ne è l’autore, siano incapaci di cambiare il mondo”.
Ed ecco il consiglio: “Il primo (ed il solo) che vi darei è di unirvi sempre più a Gesù, di viverne e di testimoniarlo. Non c’è separazione nella personalità di un personaggio pubblico: non c’è da una parte l’uomo politico e dall’altra il cristiano. Ma c’è l’uomo politico che, sotto lo sguardo di Dio e della sua coscienza, vive cristianamente i propri impegni e le proprie responsabilità!”
Però è necessario lo studio della dottrina sociale: “Siete dunque chiamati a rafforzarvi nella fede, ad approfondire la dottrina (in particolare la dottrina sociale) che Gesù ha insegnato al mondo, e a metterla in pratica nell’esercizio delle vostre funzioni e nella stesura delle leggi. I suoi fondamenti sono sostanzialmente in sintonia con la natura umana, la legge naturale che tutti possono riconoscere, anche i non cristiani, persino i non credenti. Non bisogna quindi temere di proporla e di difenderla con convinzione: è una dottrina di salvezza che mira al bene di ogni essere umano, all’edificazione di società pacifiche, armoniose, prospere e riconciliate”.
Anche se ciò non è sempre facile il papa li ha invitati ad avere ‘coraggio’: “Sono ben consapevole che l’impegno apertamente cristiano di un responsabile pubblico non è facile, in particolare in certe società occidentali in cui Cristo e la sua Chiesa sono emarginati, spesso ignorati, a volte ridicolizzati. Non ignoro neppure le pressioni, le direttive di partito, le ‘colonizzazioni ideologiche’ (per riprendere una felice espressione di papa Francesco), a cui gli uomini politici sono sottoposti.
Devono avere coraggio: il coraggio di dire a volte ‘no, non posso!’, quando è in gioco la verità. Anche qui, solo l’unione con Gesù (Gesù crocifisso!) vi darà questo coraggio di soffrire in suo nome… Conservate la speranza di un mondo migliore; conservate la certezza che, uniti a Cristo, i vostri sforzi recheranno frutto e saranno ricompensati”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Leone XIV ricorda che occorre annunciare la Parola di Dio attraverso l’azione sociale
“E’ evidente a chiunque ripercorra la storia del Perù che quelle terre sono state accompagnate da un particolare disegno della Provvidenza, soprattutto per quanto riguarda la nostra fede cattolica, che è sempre stata professata in armonia con la cura e il servizio ai più bisognosi”: così inizia il messaggio di papa Leone XIV Papa Leone XIV inviato ai partecipanti alla Settimana Sociale a Lima fino ad oggi.
Nel messaggio il papa ha evidenziato la ‘densità di santità’ nel Perù: “Solo così si può comprendere la ‘densità di santità’ che questa nazione, così vicina al mio ministero e alla mia preghiera, possiede. Le testimonianze di vita mistica in santa Rosa da Lima; di ardente carità in san Martín de Porres; e di amore per i poveri in san Giovanni Macías, parlano di una presenza vigorosa e feconda del Vangelo, che non ha mai trascurato la preghiera nel servizio al prossimo, né ha dimenticato i più piccoli mentre magnificava e abbelliva il culto dovuto al Dio eterno”.
Riprendendo un’omelia di san Paolo VI papa Leone XIV ha ricordato in particolar modo san Toribio de Mogrovejo: “Insieme a queste tre grandi testimonianze di vita cristiana lasciateci dai secoli XVI e XVII, e ad altre che potrebbero ancora essere menzionate, come non ricordare il ministero episcopale di san Toribio de Mogrovejo, spagnolo di nascita, ma evidentemente peruviano per la sua attività missionaria e il suo ampio lavoro pastorale? Nel corso del suo episcopato, fondò cento parrocchie, convocò un Concilio Panamericano, due concili provinciali e dodici sinodi diocesani; il tutto mentre donava quotidianamente il meglio delle sue forze agli abbandonati e a quanti abitavano quelle regioni geografiche o culturali che il mio predecessore, Papa Francesco, chiamava periferie”.
Ecco il motivo che l’azione sociale della Chiesa è nell’annuncio della Parola di Dio: “Contempliamo ora il nostro tempo, segnato da molteplici sfide economiche, politiche e culturali. Il dolore per l’ingiustizia e l’esclusione subite da tanti nostri fratelli e sorelle spinge tutti i battezzati a rispondere, come Chiesa, ai segni dei tempi a partire dalle profondità del Vangelo. A tal fine, abbiamo urgente bisogno della testimonianza dei santi di oggi, cioè di persone che rimangono unite al Signore, come i tralci alla vite”.
Per tale motivo annuncio della Parola di Dio ed azione sociale non possono essere divisi: “Perché i santi non sono ornamenti di un passato barocco; nascono dalla chiamata di Dio a costruire un futuro migliore. Comprendiamo, allo stesso tempo, che tutta l’azione sociale della Chiesa deve avere come centro e fine l’annuncio del Vangelo di Cristo, affinché, senza trascurare l’immediato, rimaniamo sempre consapevoli della direzione propria e ultima del nostro servizio. Perché se non doniamo Cristo nella sua interezza, daremo sempre pochissimo”.
Il messaggio si conclude con l’invito a ‘sfamare’ interamente l’umanità: “Cari fratelli e sorelle, non ci sono due amori, ma uno solo e identico, che ci spinge a donare sia il pane materiale sia il Pane della Parola, il quale, a sua volta, per il suo stesso dinamismo, risveglierà la fame del Pane del cielo, che solo la Chiesa può dare, per comando e volontà di Cristo, e che nessuna istituzione umana, per quanto ben intenzionata, può sostituire”.
Mentre nel messaggio nel messaggio inviato alle Suore Oblate di Santa Francesca Romana di Tor de’ Specchi, in occasione del 600° anniversario dell’Oblazione di santa Francesca Romana il papa ha sottolineato il valore di tale ricorrenza: “Il 15 agosto 1425, la santa fondatrice Francesca Romana, dopo una vita vissuta come sposa e madre esemplare, insieme alle prime nove compagne, emise l’oblazione solenne, consacrandosi a Dio nel servizio umile e dedito a quanti erano afflitti dalle povertà umane e spirituali del suo tempo. Nel solco di questi sei secoli, la vostra antica Famiglia religiosa, ispirata alla Regola del grande padre del monachesimo occidentale San Benedetto, è stata scuola di carità operosa, fonte di spiritualità e ideale d’offerta di sé a Cristo e alla Chiesa”.
Ed ha ricordato tre aspetti del suo impegno: “Lo zelo con cui si impegnò a generare Cristo nel mondo e a renderne forte e reale la presenza con la sua testimonianza di fede e santità; il secondo è la sua docilità alla guida degli Angeli, la cui presenza coltivava grazie alla fedeltà alla preghiera e alla meditazione della Parola di Dio, unite alla devozione per i suoi Santi protettori (san Paolo, santa Maria Maddalena, san Benedetto e san Francesco di Sales) sotto la guida di giganti spirituali quali san Giovanni Leonardi e san Filippo Neri, che l’hanno accompagnata nel suo cammino. La terza virtù è l’impegno per l’unità della Chiesa, per la quale si profuse, con la preghiera e con l’azione”.
Infine l’incoraggiamento ad essere ancora presenza: “Di tutto questo è continuazione la vostra presenza di Monastero aperto nel cuore della Città Eterna, come lampada per la storia e il cammino di un popolo; numerosi, nei secoli trascorsi, sono stati i devoti della Santa che si sono recati in codesto luogo così sublime, ricco di arte e di spiritualità, per attingere la pace interiore e assaporare l’amore di Dio, e ancora oggi c’è tanto bisogno, in una società così frenetica ed opulenta, di oasi come questa. Vi incoraggio perciò a ravvivare il vostro carisma confidando nell’aiuto dello Spirito Santo che, pur tra le sfide del tempo presente, saprà rafforzarVi e aiutarVi a proseguire nella missione per il bene della Chiesa”.
Cosa resta dell’ultimo anno di pontificato di Papa Francesco: l’appello alla 50ª Settimana sociale dei cattolici in Italia
Il discorso pronunciato da Papa Francesco (1936-2025) a conclusione della 50ª Settimana sociale dei cattolici in Italia (3-7 luglio 2024), sia per il tema scelto per tale edizione dai Vescovi e dal laicato nazionale, “Al cuore della democrazia. Partecipare tra storia e futuro”, sia per gli sviluppi che tale Magistero ha determinato (la Rete di Trieste), rimane un seme prezioso per tutti coloro che sono impegnati in politica e in generale in attività e associazioni al servizio del bene comune.
All’ultima edizione della Settimana sociale (la 51ª non è stata infatti ancora programmata) hanno preso parte 1200 delegati giunti da ogni parte dell’Italia, incontrati dal Pontefice prima della chiusura dei lavori nel “Generali Convention Center” di Trieste nella mattina di domenica 7 luglio. In tale circostanza Papa Bergoglio, dopo aver salutato il presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) card. Matteo Maria Zuppi e il presidente della Commissione CEI “per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace” arcivescovo Luigi Renna, ha rivolto ai partecipanti un discorso appassionato, che ha preso spunto dalle origini e dall’ispirazione originaria delle Settimane sociali dei cattolici in Italia, promosse come notonel 1907 dal sociologo ed economista Giuseppe Toniolo (1845-1918), beatificato da Benedetto XVI il 29 aprile 2012.
«La storia delle “Settimane” – ha esordito il Pontefice – si intreccia con la storia dell’Italia, e questo dice già molto: dice di una Chiesa sensibile alle trasformazioni della società e protesa a contribuire al bene comune. […] Il Beato Giuseppe Toniolo, che ha dato avvio a questa iniziativa nel 1907, affermava che la democrazia si può definire “quell’ordinamento civile nel quale tutte le forze sociali, giuridiche ed economiche, nella pienezza del loro sviluppo gerarchico, cooperano proporzionalmente al bene comune, rifluendo nell’ultimo risultato a prevalente vantaggio delle classi inferiori” (Giuseppe Toniolo, Democrazia cristiana. Concetti e indirizzi, I, Città del Vaticano 1949, p. 29). Così diceva Toniolo. Alla luce di questa definizione, è evidente che nel mondo di oggi la democrazia, diciamo la verità, non gode di buona salute» (Papa Francesco, Partecipazione e passione civile per risanare il cuore della democrazia, L’Osservatore Romano, 8 luglio 2024, pp. 2-3).
L’attuale crisi della democrazia, determinata dal connubio perverso tra frammentazione sociale e predominio dei giganti Big Tech, ovvero di quel gruppo di grandi aziende tecnologiche che dominano il settore dell’informatica, dei media e della tecnologia, «ci interessa e ci preoccupa», afferma Papa Francesco, «perché è in gioco il bene dell’uomo, e niente di ciò che è umano può esserci estraneo».
«In Italia – continua il Santo Padre – è maturato l’ordinamento democratico dopo la seconda guerra mondiale, grazie anche al contributo determinante dei cattolici. Si può essere fieri di questa storia, sulla quale ha inciso pure l’esperienza delle Settimane Sociali; e, senza mitizzare il passato, bisogna trarne insegnamento per assumere la responsabilità di costruire qualcosa di buono nel nostro tempo».
A questo punto il Pontefice arriva al “cuore” dell’appello ai laici italiani, che si articola in «due riflessioni per alimentare il per corso futuro».
Nella prima raccomanda di contribuire a combattere e invertire ogni fattore o circostanza «che limita la partecipazione» dei cittadini e delle famiglie alla vita civica e politica della propria comunità. Questo perché «l’indifferenza è un cancro della democrazia, un non partecipare».
La seconda riflessione tocca un argomento piuttosto inedito nel Magistero sociale di Papa Francesco, ovvero l’assistenzialismo, considerato in tale contesto un «nemico della democrazia» perché, in generale, «nemico dell’amore al prossimo». Certe forme di assistenzialismo, infatti, «non riconoscono la dignità delle persone [e] sono ipocrisia sociale».
In definitiva, conclude il Santo Padre, «il cuore della politica è fare partecipe. E queste sono le cose che fa la partecipazione, un prendersi cura del tutto; non solo la beneficenza, prendersi cura di questo [o quello]…, no: del tutto!».
A raccogliere questo appello di Bergoglio vi è stata una iniziativa concreta, la Rete di Trieste, un’esperienza di confronto tra amministratori locali, partita spontaneamente appunto a seguito della 50° Settimana Sociale dei Cattolici di Trieste.
Un “non partito” che punta a essere (perfino) più di un partito. La Rete di Trieste, infatti, è divenuta ormai un nutrito network di amministratori pubblici di ispirazione cattolica che punta a riproporre il contributo della Dottrina Sociale della Chiesa «alla vita del Paese». Per questo si definisce «più di un partito, partito dal basso e dal di dentro», fondato su cinque punti di confronto, che sono stati presentati e verranno presentati ancora in tutta Italia questa estate.
Dalla partecipazione democratica dei cittadini alle politiche giovanili, dal welfare territoriale alla necessità di rilanciare la tutela del territorio e lo sviluppo delle aree interne. Costituita nel febbraio 2025, la Rete di Trieste conta più di mille fra amministratori e operatori sociali che hanno in comune l’ambizione, come precisa il portavoce nazionale Francesco Russo, vicepresidente del consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia di «provare a rilanciare la partecipazione, cambiando il modo stesso di far politica». In poche parole: «Una politica che ascolta e non urla, che dialoga e non polarizza».
Ad un anno dalla visita di Papa Francesco, come vediamo, le sue parole continuano ad illuminare la strada di chi prova a tracciare un nuovo modo di vivere e animare la nostra democrazia.
***
Della stessa serie “Cosa resta dell’ultimo anno di pontificato di Papa Francesco” e dello stesso autore segnaliamo nel trigesimo della morte di Bergoglio i precedenti articoli:
- La preghiera davanti alla tomba di Re Baldovino del Belgio: https://www.korazym.org/112776/cosa-resta-dellultimo-anno-di-pontificato-di-papa-francesco-la-preghiera-davanti-alla-tomba-di-re-baldovino-del-belgio/
- L’intenzione di preghiera per i leader politici: https://www.korazym.org/113102/cosa-resta-dellultimo-anno-di-pontificato-di-papa-francesco-lintenzione-di-preghiera-per-i-leader-politici/
- La beatificazione del sacerdote-martire Michael Rapacz: https://www.korazym.org/113447/cosa-resta-dellultimo-anno-di-pontificato-di-papa-francesco-la-beatificazione-del-sacerdote-martire-michal-rapacz/




























