Associazione ‘Amici dei Bambini’, 40 anni di adozione

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A dicembre scorso si è svolta l’iniziativa solidale che celebra il matrimonio tra eccellenza e solidarietà e da 22 anni contraddistingue il Natale di Ai.Bi (Associazione ‘Amici dei Bambini’), ‘Il Bello che fa Bene®’: “Non solo un evento, ma un modo di pensare e di agire che ogni anno raccoglie tutti i protagonisti del ‘bello’ sotto un comune intento di solidarietà. Un momento perfetto per le aziende e per le persone che credono che una scelta di stile possa sposare una buona azione e, insieme, possano sostenersi a vicenda”, per concludere i festeggiamenti del quarantennale.

Infatti il 4 maggio dello scorso anno sono stati celebrati 40 anni della legge 184, che disciplina l’istituto dell’affidamento familiare, il provvedimento legislativo che prevede l’affido temporaneo di un minore privo di un ambiente familiare idoneo ad un’altra famiglia, a un singolo o ad una comunità, affinché gli venga assicurato il mantenimento, l’educazione e l’istruzione. Il risalto del ruolo del giovane rende il provvedimento una tappa fondamentale per i diritti dei minori di cui vengono tutelate le fragilità.

Mentre a distanza di pochi mesi, ad ottobre dello stesso anno, è stata fondata l’associazione Ai.Bi (Associazione Amici dei Bambini), come ha raccontato il fondatore e presidente Marco Griffini, a cui abbiamo chiesto di spiegarci il motivo per cui è nata Ai.Bi.: “Ai.Bi. Associazione Amici dei Bambini nasce nell’ottobre del 1983, dall’iniziativa di due genitori adottivi, Marco Griffini e Irene Bertuzzi, e il sostegno di due padri spirituali: don Carlo Grammatica e padre Mario Colombo, missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME) in Brasile. Sono i primi semi del Movimento di famiglie che, nel gennaio del 1986, darà vita ad Amici dei Bambini e che, ancora oggi, rappresenta l’anima pulsante dell’organizzazione.

Ai.Bi. lavora ogni giorno al fianco dei bambini ospiti negli istituti di tutto il mondo per combattere l’emergenza abbandono e garantire il diritto di ciascuno di essere figlio. La convinzione di Ai.Bi. è che l’abbandono minorile sia la quarta emergenza umanitaria del XXI secolo. Solo che se di fame si muore, e si vede; di malattia si muore, e si vede; di guerra si muore, e si vede… Di abbandono si muore ‘dentro’, e non si vede”.

Su quali basi è stata fatta la legge 184/1983?
“In Italia, a seguito della Convenzione europea di Strasburgo del 24 aprile 1967, fu emanata la prima legge sulle adozioni: la 431 del 5 giugno 1967, successivamente recepita con la 357 del 22 maggio 1974 che sostanzialmente declinava l’operatività delle procedure. Nel 1983 con la legge 184 si è finalmente arrivati a emanare una legge che si potrebbe definire rivoluzionaria, in quanto ha recepito le istanze sociali stravolgendo il principio secondo cui l’adozione era uno strumento per dare un figlio a una coppia per mettere al centro l’interesse del minore.

La stessa legge 184 non subì poi delle sostanziali modifiche in seguito alla ratifica da parte dell’Italia della Convenzione de L’Aja del 1993, che disciplinò la procedura dell’adozione e pose anch’essa al centro l’interesse del minore, il suo diritto a crescere in una famiglia che lo accolga, lo accudisca e lo accompagni verso il futuro”.

Per quale motivo è urgente snellire le procedure di adozione?

“Innanzitutto per il fatto che i tempi dedicati alle istruttorie e gli ulteriori successivi adempimenti promossi dai Tribunale dei Minorenni per giungere alla dichiarazione di idoneità delle coppie vanno ben oltre i termini previsti dalla legge, che parla di un periodo massimo di 6 mesi e 15 giorni! Invece, di fatto, i tempi per decidere l’adottabilità di un minore sia nel nostro Paese che nei vari Paesi con i quali l’Italia collabora sono indeterminati e lunghissimi.

I motivi sono tanti, sia nei Paesi di origine, sia in quelli di destinazione. Per esempio, vediamo che tanti bambini abbandonati in tenera età crescono per anni in strutture preposte alla loro accoglienza ma senza la possibilità di poter essere accolti, seguiti e amati all’interno di una famiglia, sia essa nel Paese stesso o all’estero.

Così i bambini crescono e con il passare del tempo, oltre a procurare loro un danno profondo, diventa sempre più difficile riuscire a individuare una famiglia disposta ad accoglierli quando, finalmente, ne viene dichiarata l’adottabilità. Pur rispettando tutti i tempi previsti per gli accertamenti necessari sarebbe fondamentale snellire tutta una serie di passaggi soprattutto burocratici che ostacolano gli interventi a favore dell’infanzia in difficoltà”.

Come promuovere una cultura dell’accoglienza?

“L’unica vera ‘azione di soccorso’ per un bambino abbandonato è un atto di amore che si chiama accoglienza. Nell’abbandono possiamo individuare due differenti scale di bisogni: quelli fisici, della cura e del mantenimento, e quelli psichici dell’affetto, della protezione e della sicurezza. Una famiglia risponde a entrambe queste scale di bisogni, offrendo protezione e senso di continuità. Per questo è prioritario inserire nell’agenda politica l’adozione internazionale, utilizzando integralmente gli strumenti normativi già in vigore e, laddove necessario, mettendo mano a una riforma del settore.

Contemporaneamente, è importante promuovere momenti di informazione che parlino della bellezza dell’adozione, sgombrando il campo da quei luoghi comuni spesso legati, purtroppo, a immagini negative. Bisogna sostenere con convinzione che l’adozione non è ‘l’ultima spiaggia’ per poter diventare genitori, ma una scelta convinta che nasce dal cuore”.

(Tratto da Aci Stampa)

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