Papa Francesco: non si scherza su migrazione ed eutanasia

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Concluso il viaggio apostolico a Marsiglia papa Francesco si è recato alla basilica di santa Maria Maggiore per pregare la Madre di Dio, come è stato riferito dalla sala stampa della Santa Sede: “Questa sera, di ritorno da Marsiglia, come di consueto al termine di ogni viaggio apostolico, Papa Francesco ha raggiunto la Basilica di Santa Maria Maggiore, dove ha sostato in preghiera davanti all’icona della Vergine Salus populi romani”.

Nel viaggio di ritorno, prima di rispondere alle domande dei giornalisti, ha rivolto due saluti particolari: “Oggi credo che è l’ultimo volo di Roberto Bellino perché va in pensione. La seconda cosa è che oggi è il compleanno di Rino (Anastasio), l’ineffabile Rino. C’è la claque. Adesso volentieri fate le domande”.

La prima domanda, a cui risponde, è sull’immigrazione in Europa, prospettando che le parole del papa siano rivolte al vento: “Io dirò di no. Dirò che la crescita è andata lentamente. Oggi c’è coscienza del problema migratorio. C’è coscienza.

Ed anche c’è coscienza di come sia arrivata a un punto … come una patata bollente che non si sa come prenderla. Angela Merkel ha detto una volta che si risolve andando in Africa e risolvendo in Africa, alzando il livello dei popoli africani. Ma ci sono stati casi che sono brutti.

Casi molto brutti, dove i migranti, come in un ping pong, sono stati mandati indietro. E si sa che tante volte finiscono nei lager, finiscono peggio di prima. Ho seguito la vita di un ragazzo, Mahmoud, che cercava di uscirne… e alla fine si è impiccato. Non ce l’ha fatta perché non tollerava questa tortura. Io ho detto a voi di leggere quel libro ‘Fratellino’, (Hermanito).

La gente che viene è prima venduta. Poi gli tolgono i soldi. Per pagare, poi gli fanno chiamare al telefono la famiglia perché inviino più soldi. Ma poverini. E’ una vita terribile. Ho sentito uno che è stato testimone, quando di notte, al momento dell’imbarco, uno ha visto una nave cosi semplice, senza sicurezza e non voleva imbarcarsi”.

Ed ha spiegato che oggi è aumentata la conoscenza della situazione: “Il mio primo viaggio, come lei ha detto sono andato a Lampedusa. Le cose sono migliorate. Davvero. C’è più coscienza oggi. Allora non si sapeva. Anche non ci dicevano la verità Ricordo che c’era una receptionist a Santa Marta, etiope, figlia di etiopi.

Conosceva la lingua. E seguiva alla tv il mio viaggio. E c’era uno che mi spiegava, un poveretto etiope che mi spiegava le torture e queste cose. E il traduttore (lei mi ha detto) ha detto bugie, ha detto quello che lui non ha detto, ha addolcito la situazione. E’ difficile avere fiducia. Tanti drammi”.

L’altra domanda ha riguardato il problema dell’eutanasia, particolarmente dibattuto in Francia, consigliando la lettura de ‘Il padrone del mondo’ di Robert Benson: “Oggi non abbiamo parlato su questo tema, ma ne abbiamo parlato all’altra visita, quando ci siamo incontrati, ne ho parlato chiaramente, quando lui è venuto in Vaticano; gli ho detto il mio parere, chiaro: con la vita non si gioca, né all’inizio né alla fine. Non si gioca.

E non è il mio parere: è custodire la vita! Perché poi finirai con quella politica del non-dolore, di una eutanasia umanistica…Oggi stiamo attenti con le colonizzazioni ideologiche che rovinano la vita umana e vanno contro la vita umana.

Oggi si cancella la vita dei nonni per esempio; quando la ricchezza umana va nel dialogo tra nonni e nipoti… si cancella: sono vecchi, non servono. Con la vita non si gioca. Questa volta non ho parlato con il presidente, ma l’altra volta sì, quando è venuto e gli ho detto il mio parere: con la vita non si gioca, sia la legge di non lasciare che cresca il bambino nel seno della madre, la legge dell’eutanasia nelle malattie o nella vecchiaia, questo non dico che è una cosa di fede, è una cosa umana”.

L’ultima domanda ha riguardato la guerra in Ucraina: “Diceva un economista alcuni mesi fa che oggi gli investimenti che danno più reddito sono le fabbriche di armi, cioè fabbriche di morte! Il popolo ucraino è un popolo martire, ha una storia molto martoriata; una storia che fa soffrire, non è la prima volta: al tempo di Stalin ha sofferto tanto, è un popolo martire. Ma noi non dobbiamo giocare con il martirio di questo popolo, dobbiamo aiutarli a risolvere le cose nel modo più reale possibile”.

(Foto: Santa Sede)

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