Mons. Toso spiega la dimensione sociale della Chiesa

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A fronte del cambiamento d’epoca e del periodo pandemico, a causa del COVID-19, è richiesto un nuovo pensiero, una nuova cultura. Proprio per venire incontro a questa esigenza è importante la bussola che ci offre una nuova sintesi della Dottrina sociale della Chiesa, ‘Dimensione sociale della fede. Sintesi aggiornata di Dottrina sociale della fede’, predisposta dal vescovo di Faenza-Modigliana, mons. Mario Toso, componente della Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace.

Il volume si propone anzitutto come strumento per la formazione e per l’insegnamento. In particolare, sollecita la ripresa dell’azione sociale e politica dei cattolici, non ristretta ai temi sensibili e identitari (inizio e fine della vita, famiglia, libertà di insegnamento, tutela delle scuole paritarie), bensì comprensiva dei grandi temi dell’ecologia integrale, della pandemia, del cibo e della terra, dell’acqua, dell’energia sostenibile, delle migrazioni, della tratta degli esseri umani, del land grabbing, delle diseguaglianze, della riforma profonda dell’economia, del sistema finanziario e monetario internazionale, delle istituzioni giuridiche e politiche del mondo.

A lui abbiamo chiesto di spiegarci quale è la dimensione sociale della fede: “Alla domanda si può rispondere in più maniere. Ma mi sembra che quella più efficace sia quella di sottolineare che, grazie al battesimo, chi vive in Cristo come persona intera, ossia secondo tutte le sue dimensioni costitutive, è chiamato a vivere il suo essere sociale, relazionale, con l’Amore trasfigurante del figlio di Dio.

L’uomo, assunto da Cristo con la sua incarnazione, è divinizzato e redento nella sua interezza e, dunque, anche nella dimensione sociale della sua esistenza. Volendo essere più completi: Dio, in Cristo, non redime solamente la singola persona, ma anche le relazioni sociali tra gli uomini. Esiste, in concreto, per il credente una vocazione cristiana al sociale. L’impegno nel sociale e nel politico non è estraneo rispetto all’essere umano e cristiano.

Se il credente confessa la propria fede riconosce ed opera affinché lo Spirito Santo penetri ed agisca in ogni situazione umana e in tutti i vincoli sociali. Quanto detto dovrebbe essere sufficiente nell’ispirare e nell’aiutare i formatori nell’educazione sociale della fede.

Appare cruciale far comprendere che per il credente non ci può essere separazione tra fede e vita. Tanto l’annuncio quanto l’esperienza cristiana generano conseguenze sociali. Per conseguenza, non può essere coltivata una pastorale e un’educazione che non esplicitino debitamente la dimensione sociale della fede e dell’evangelizzazione”.

Qual è la specificità della dottrina sociale della Chiesa?

“La specificità della Dottrina sociale della Chiesa è data dalla sua stessa natura e dalla sua finalità. Essa è un sapere sapienziale, sapere teologico, teorico-pratico, che viene elaborato dalla Chiesa, quale frutto di un’attenta riflessione sulle complesse realtà dell’esistenza dell’uomo, nella società e nel contesto internazionale, alla luce della fede e della tradizione ecclesiale.

Suo scopo principale è di interpretare tali realtà, esaminandone la conformità o difformità con le linee dell’insegnamento del Vangelo sull’uomo e sulla sua vocazione terrena e insieme trascendente, per orientare il comportamento cristiano nella costruzione della società (cf Sollicitudo rei socialis, nn. 1 e 41).

Da san Giovanni Paolo II la Dottrina sociale della Chiesa viene ascritta esplicitamente all’ambito della teologia morale sociale, ma nello stesso tempo, in quanto relativa alla costruzione della società, suggerisce che costituisce una branca particolare del sapere e della prassi, avente come obiettivo il modellamento delle relazioni sociali, delle istituzioni, delle legislazioni, in conformità all’altissima dignità delle persone e dei popoli della terra.

Nel contesto di una cultura a frammenti e fluida è tempo, allora, di riscoprire la Dottrina sociale come ciò che offre a credenti e a non credenti punti di riferimento essenziali per il discernimento, indispensabile ad analizzare, a giudicare e a risolvere i vari problemi sociali sul tappeto.

Va, in particolare, superato il pregiudizio che la Dottrina sociale della Chiesa sia una mera silloge di testi sociali senza la proposta di una progettualità coerente e unitaria. Si tratta, invece,  di cogliere in essa ideali storici e concreti di società, di economia e di politica, secondo l’ispirazione cristiana.

Tali ideali non acquisiscono senso e forma casualmente o in maniera meccanica. Il loro sviluppo richiede di essere configurato corrispondentemente alle res novae e alle esigenze del bene comune  mondiale”.

Allora quale è il ruolo delle comunità ecclesiali e delle aggregazioni?

“In vista di rendere la Dottrina sociale fermento di vita nuova, scaturigine di una nuova cultura, è imprescindibile il ruolo delle comunità ecclesiali, delle istituzioni universitarie e delle varie aggregazioni, associazioni e dei movimenti.

Non tanto per una conoscenza nozionistica, bensì per una ricezione e per una sperimentazione della Dottrina sociale come vita che scaturisce dall’unità di vita con Gesù Cristo. In particolare, con la celebrazione dell’Eucaristia.

La Dottrina sociale si impianta nelle culture, negli ambienti di vita, allorché viene sperimentata come fede che partecipa all’azione redentrice, trasfiguratrice e ricapitolatrice di Cristo, che fa nuove tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra”.

Quale apporto può dare la Dottrina sociale della Chiesa al nuovo umanesimo?

“Proprio per la sua fonte primigenia, che è il mistero di Cristo redentore, accolto, celebrato, vissuto ed espresso nella storia dalla Chiesa, la Dottrina sociale propone umanesimi trascendenti. Come ci hanno fatto capire Benedetto XVI e papa Francesco, la maggior forza a servizio dell’ecologia integrale e della politica, del bene comune, delle nuove tecnologie, è un umanesimo cristiano, guidato da un amore pieno di verità, dalla fede.

Solo la carità e la fraternità unificano le persone, sono in grado di giungere ai fratelli e alle sorelle lontani, a quelli più ignorati. Solo la loro coltivazione consapevole e pedagogica crea mondi aperti, pacifici, inclusivi. Il rapporto della carità e della fraternità con la verità favorisce l’universalismo della politica e della democrazia, superando privilegi e particolarismi, isolazionismi”.

A Taranto si svolgerà la 49^ Settimana sociale dei cattolici italiani, ‘Il pianeta che speriamo’: quale pianeta spera la Chiesa?

“La Chiesa guarda, alla luce della teologia della creazione, al pianeta anzitutto come «casa comune» di tutti gli uomini. Si tratta di una casa che purtroppo è profondamente danneggiata dal punto di vista ecologico, ma prima di tutto dal punto di vista antropologico ed etico.

Alla base dell’attuale crisi ecologica sta la crisi della ragione, la crisi dei rapporti con il creato, con i propri fratelli, con Dio. Sta il ‘peccato ecologico’. Il creato è espressione di un disegno di amore e di verità. Occorre una conversione, occorre ritornare a considerare il pianeta nella complessità delle sue connessioni e delle sue relazioni, alla luce dell’azione della Trinità, che è costituita da relazioni sussistenti, piene di amore.

Le persone divine esistono l’una in rapporto all’altra, come relazione di paternità, di figliolanza e di reciproco amore. I cristiani sono chiamati a riconoscere il mondo come un sacramento di comunione. Il divino e l’umano si incontrano nel più piccolo dettaglio della creazione di Dio.

Proprio per questo è fondamentale procedere a guarire il pianeta, tenendo presente che l’ecologia ambientale si compie in connessione con una ecologia umana. Come ha rilevato molto bene papa Benedetto XVI la natura è talmente integrata nelle dinamiche sociali e culturali da non costituire quasi più una variabile indipendente. L’ecologia ambientale trae beneficio quando l’ecologia umana è rispettata dentro la società.

Se non si rispetta il diritto alla vita e alla morte naturale, se si rende artificiale il concepimento, la gestazione e la nascita dell’uomo, se si sacrificano embrioni umani alla ricerca, la coscienza comune finisce per perdere il concetto di ecologia umana e, con esso, quello di ecologia ambientale (cf Caritas in veritate, n. 51).

Tutto questo appare di difficile comprensione per la cultura odierna la quale finisce per approcciare la questione ambientale proponendo sì il cambio dell’economia lineare in economia circolare, interventi di carattere tecnologico per evitare lo spreco delle risorse, ma dimentica che quella ecologica è una questione soprattutto antropologica, etica e spirituale”.

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