Comunità di Sant’Egidio: rendere accessibile la vita nelle RSA

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Nelle settimane scorse è stata presentata dalla Comunità di Sant’Egidio l’indagine sulla condizione degli anziani istituzionalizzati al tempo del Covid, che ha riguardato 240 strutture tra RSA e case di riposo, in 11 città e 10 regioni italiane.

Infatti la pandemia ha colpito soprattutto gli anziani ricoverati nelle strutture socioassistenziali, in molte delle quali si è verificato un numero altissimo di contagi e, spesso, di decessi. Ma anche per coloro che sono scampati al contagio, la vita in RSA o in Casa di Riposo si è fatta durissima, insostenibile.

Dallo studio emerge che il 64% delle strutture esaminate non consente alcun tipo di visita ai propri ospiti. Solo il 15% dei casi ammette amici e volontari. Le tanto pubblicizzate ‘stanze degli abbracci’ dopo un anno sono presenti in meno del 20% delle strutture.

Il servizio video-chiamate, una delle misure più facili da realizzare, c’è in meno della metà delle strutture. In oltre il 61% è proibita ogni uscita, comprese quelle per effettuare esami medici specialistici. Alla maggior parte degli ospiti non viene fornita nemmeno l’assistenza religiosa, diritto fondamentale negato nel 65% dei casi.

Il report della Comunità di Sant’Egidio evidenzia che la richiesta che emerge da questi dati è che i diritti negati vengano immediatamente ripristinati e che si proceda ad un ripensamento profondo, come è scritto nel piano nazionale di ripresa e resilienza, ad una ‘riconversione’ delle attuali strutture verso un modello di assistenza che consenta realmente agli i anziani di essere curati e sostenuti sul territorio,a casa propria:

“In attesa che vengano elaborate proposte concrete per il superamento della modalità ‘residenziale’ quale unica forma di assistenza fornita alle persone anziane più fragili della nostra società, appare opportuno formulare alcune proposte necessarie affinché venga da subito superata l’attuale condizione di chiusura totale delle strutture: che vengano consentite le visite ‘in sicurezza’ a parenti e volontari, attraverso la fornitura di dispositivi DPI all’ingresso e mediante l’effettuazione di tamponi;

che vengano considerate le maggiori fragilità degli ospiti che non hanno alcun legame familiare effettivo; che vengano predisposti spazi adeguati, interni ed esterni alle strutture, per consentire le visite con dignità ed in sicurezza; che le modalità di predisposizione delle visite siano ‘adeguate’ nella loro durata temporale (almeno 30 minuti) e negli orari stabiliti (mattina e pomeriggio);

che venga consentito agli ospiti vaccinati l’uscita dalle strutture per effettuare visite mediche e, nel caso di ospiti autosufficienti, anche l’espletamento di necessità legate alle loro attività quotidiane interrotte da un anno; che vengano ripristinate le attività di riabilitazione e socializzazione;

che venga effettivamente implementato un servizio di video-chiamate concretamente utilizzabile da tutti gli ospiti, anche da quelli parzialmente o non autosufficienti; che venga garantita la fruizione da parte di tutti gli ospiti dell’assistenza religiosa ove richiesta”.

Il presidente della Comunità di Sant’Egidio, prof. Marco Impagliazzo, ha sottolineato che occorre trovare una soluzione: “Con il Covid il 50% delle morti dei nostri anziani è avvenuto nell’ambito delle residenze sanitarie. E’ un dato impressionante che ci dice che qualcosa bisogna fare.

Abbiamo censito tante residenze prive di verifica e senza accreditamento da parte delle Regioni: situazioni in cui le persone assistite non vivono bene e che va assolutamente superato… Il nostro progetto si basa sull’amicizia e la vicinanza verso le persone anziane, sulla trasformazione della residenzialità, sulla lotta alla solitudine”.

Ed ha chiesto di instaurare un sistema per mettere in contatto gli anziani con i familiari: “Chiediamo che si appronti subito nelle Rsa un sistema valido per permettere agli assistiti di comunicare con le famiglie, a partire da quello delle videochiamate, che in molte strutture resta un miraggio:

è una fake news che funzioni ovunque e anzi non è stato fatto nulla a livello centrale per sviluppare una soluzione nell’assistenza a distanza per gli anziani. I nostri anziani non stanno morendo solo di Covid, stanno morendo di solitudine…

Per l’assistenza agli anziani nelle Rsa quest’estate è stato fatto troppo poco, quasi nulla perché queste strutture si adeguassero a un’esigenza: quella di permettere agli anziani di ricevere visite o comunque di avere un contatto con l’esterno. E nella solitudine si muore e si muore di più”.

E finalmente sabato scorso è arrivata la notizia dal ministro della Salute, Roberto Speranza, per le visite dei parenti nelle Rsa: “Ho appena firmato l’ordinanza che consentirà le visite in piena sicurezza in tutte le Rsa. Ringrazio le Regioni e il Comitato Tecnico Scientifico che hanno lavorato in sintonia con il ministero della Salute per conseguire questo importante risultato.

E’ ancora necessario mantenere la massima attenzione e rispettare le regole e i protocolli previsti, ma condividiamo la gioia di chi potrà finalmente rivedere i propri cari dopo la distanza indispensabile per proteggerli”.

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