Il papa invita allo stupore del Crocifisso e prega per i cristiani vittime di terrorismo

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“Preghiamo per tutte le vittime della violenza, in particolare per quelle dell’attentato avvenuto questa mattina in Indonesia, davanti alla Cattedrale di Makassar”: così al termine dell’Angelus papa Francesco ha pregato per le 14 vittime dell’attentato: 5 fedeli e 9 passanti.

In Indonesia, Paese a maggioranza musulmana più popolato del mondo, le chiese cristiane sono spesso obiettivo degli estremisti islamici: nel maggio 2018 un attentato contro tre chiese nell’isola di Giava, poi rivendicato dall’Isis, causò 13 morti. L’attacco più grave è avvenuto a Bali nel 2002 con un bilancio di 202 vittime.

Prima della recita dell’Angelus papa Francesco ha sottolineato che è la seconda Pasqua vissuta in pandemia: “Per la seconda volta la viviamo nel contesto della pandemia. L’anno scorso eravamo più scioccati, quest’anno siamo più provati. E la crisi economica è diventata pesante.

In questa situazione storica e sociale, Dio cosa fa? Prende la croce. Gesù prende la croce, cioè si fa carico del male che tale realtà comporta, male fisico, psicologico e soprattutto male spirituale, perché il Maligno approfitta delle crisi per seminare sfiducia, disperazione e zizzania”.

Anche noi, ha esortato il papa, non dobbiamo scoraggiarci, perché abbiamo l’esempio della Madre di Dio:”Ce lo mostra la Vergine Maria, la Madre di Gesù che è anche la sua prima discepola. Lei ha seguito il suo Figlio. Ha preso su di sé la propria parte di sofferenza, di buio, di smarrimento e ha percorso la strada della passione custodendo accesa nel cuore la lampada della fede.

Con la grazia di Dio, anche noi possiamo fare questo cammino. E, lungo la via crucis quotidiana, incontriamo i volti di tanti fratelli e sorelle in difficoltà: non passiamo oltre, lasciamo che il cuore si muova a compassione e avviciniamoci. Sul momento, come il Cireneo, potremo pensare: ‘Perché proprio io?’. Ma poi scopriremo il dono che, senza nostro merito, ci è toccato”.

Nella celebrazione della Domenica delle Palme papa Francesco ha sottolineato che Gesù stupisce: “La sua gente lo accoglie con solennità, ma Lui entra a Gerusalemme su un umile puledro. La sua gente attende per Pasqua il liberatore potente, ma Gesù viene per compiere la Pasqua con il suo sacrificio. La sua gente si aspetta di celebrare la vittoria sui romani con la spada, ma Gesù viene a celebrare la vittoria di Dio con la croce”.

Questo atteggiamento cambia il sentimento del popolo (come accade anche oggi in molti cattolici): “Lo stupore è diverso dall’ammirazione. L’ammirazione può essere mondana, perché ricerca i propri gusti e le proprie attese; lo stupore, invece, rimane aperto all’altro, alla sua novità.

Anche oggi tanti ammirano Gesù: ha parlato bene, ha amato e perdonato, il suo esempio ha cambiato la storia… e così via. Lo ammirano, ma la loro vita non cambia. Perché ammirare Gesù non basta. Occorre seguirlo sulla sua via, lasciarsi mettere in discussione da Lui: passare dall’ammirazione allo stupore”.

Lo stupore, anche oggi, consiste nell’umiliazione: “Il fatto che Lui giunge alla gloria per la via dell’umiliazione. Egli trionfa accogliendo il dolore e la morte, che noi, succubi dell’ammirazione e del successo, eviteremmo… Lo ha fatto per noi, per toccare fino in fondo la nostra realtà umana, per attraversare tutta la nostra esistenza, tutto il nostro male. Per avvicinarsi a noi e non lasciarci soli nel dolore e nella morte. Per recuperarci, per salvarci”.

Gesù sceglie questa via perché attraverso il dolore Dio redime: “Sperimenta nella sua carne le nostre contraddizioni più laceranti, e così le redime, le trasforma. Il suo amore si avvicina alle nostre fragilità, arriva lì dove noi ci vergogniamo di più.

E ora sappiamo di non essere soli: Dio è con noi in ogni ferita, in ogni paura: nessun male, nessun peccato ha l’ultima parola. Dio vince, ma la palma della vittoria passa per il legno della croce. Perciò le palme e la croce stanno insieme”.

Per questa Pasqua il papa ha chiesto di lasciarsi guidare dalla ‘grazia dello stupore’: “La vita cristiana, senza stupore, diventa grigiore… In questa Settimana Santa, alziamo lo sguardo alla croce per ricevere la grazia dello stupore. san Francesco d’Assisi, guardando il Crocifisso, si meravigliava che i suoi frati non piangessero…

Lasciamoci stupire da Gesù per tornare a vivere, perché la grandezza della vita non sta nell’avere e nell’affermarsi, ma nello scoprirsi amati. Questa è la grandezza della vita: scoprirsi amati. E la grandezza della vita è proprio nella bellezza dell’amore. Nel Crocifisso vediamo Dio umiliato, l’Onnipotente ridotto a uno scarto”.

E l’immagine più bella dello stupore è quella del centurione: “La sua frase suggella la Passione. Tanti prima di lui nel Vangelo, ammirando Gesù per i suoi miracoli e prodigi, lo avevano riconosciuto Figlio di Dio, ma Cristo stesso li aveva messi a tacere, perché c’era il rischio di fermarsi all’ammirazione mondana, all’idea di un Dio da adorare e temere in quanto potente e terribile. Ora non più, sotto la croce non si può più fraintendere: Dio si è svelato e regna solo con la forza disarmata e disarmante dell’amore”.

(Foto: Santa Sede)

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