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Papa Leone XIV: in Terra Santa cercare il dialogo
Stasera papa Leone XIV, lasciando la residenza di Castel Gandolfo, ha risposto alle domande dei giornalisti ricordando l’attacco in Israele di due anni fa e le vittime a Gaza: ‘Bisogna cercare soluzioni di pace’, in quanto il segretario di stato vaticano, card. Parolin, ‘ha espresso molto bene le posizioni della Santa Sede’: “Sono stati due anni molto dolorosi. Due anni fa, in questo atto terroristico, sono morte 1.200 persone. Bisogna pensare a quanto odio esiste nel mondo e cominciare a porci noi stessi la domanda su cosa possiamo fare. In due anni, circa 67.000 palestinesi sono stati uccisi. Bisogna ridurre l’odio, bisogna tornare alla capacità di dialogare, di cercare soluzioni di pace”.
Infatti il papa ha condannato sia il terrorismo che i recenti episodi di antisemitismo, ribadendo il messaggio di pace del Vangelo: “E’ certo che non possiamo accettare gruppi che causano terrorismo, bisogna sempre rifiutare questo stile di odio nel mondo. Allo stesso tempo l’esistenza dell’antisemitismo, che sia in aumento o no, è preoccupante. Bisogna sempre annunciare la pace, il rispetto per la dignità di tutte le persone. Questo è il messaggio della Chiesa”.
Ha quindi invitato tutti i fedeli a continuare a pregare per la fine del sanguinoso conflitto ed ha assicurato l’impegno della Chiesa a promuovere dialogo e riconciliazione. “La Chiesa ha chiesto a tutti di pregare per la pace, specialmente durante questo mese. Cercheremo anche, nella forma che è a disposizione della Chiesa, di promuovere il dialogo sempre”.
Infatti nell’intervista ai media vaticani il segretario dello Stato vaticano aveva affermato che l’antisemitismo “è un cancro da estirpare. Nel mondo ebraico ci sono voci di dissenso sulla guerra. Bene le piazze in solidarietà con la Palestina, il mondo impotente di fronte al massacro”. Infatti per il cardinale la comunità internazionale risulta ‘impotente’ ed ‘i Paesi in grado di influire veramente’ non hanno fatto abbastanza ‘per fermare la carneficina in atto’ a Gaza.
Continuando nell’intervista il segretario di stato ha evidenziato la sproporzione nell’uso della forza: “Sembra evidente che la guerra perpetrata dall’esercito israeliano per sconfiggere i miliziani di Hamas non tiene conto che ha davanti una popolazione per lo più inerme e ridotta allo stremo delle forze, in un’area disseminata di case e di palazzi rasi al suolo: basta vedere le immagini aeree per rendersi conto di che cosa sia Gaza oggi.
Mi sembra altrettanto evidente che la comunità internazionale risulti purtroppo impotente e che i Paesi in grado di influire veramente fino ad oggi non l’abbiano fatto per fermare la carneficina in atto… La comunità internazionale certamente può fare molto di più rispetto a ciò che sta facendo. Non basta dire che è inaccettabile quanto avviene e poi continuare a permettere che avvenga. C’è da porsi delle serie domande sulla liceità, ad esempio, del continuare a fornire armi che vengono usate a discapito della popolazione civile”.
Però in quest’intervista il segretario di Stato vaticano ha sottolineato che “l’attacco terroristico compiuto da Hamas e da altre milizie contro migliaia di israeliani e di migranti residenti, molti dei quali civili, che stavano per celebrare il giorno della Simchat Torah, a conclusione della settimana della festa di Sukkot, è stato disumano ed è ingiustificabile. La brutale violenza perpetrata nei confronti di bambini, donne, giovani, anziani, non può avere alcuna giustificazione. E’ stato un massacro indegno e (ripeto) disumano”.
Comunque ha condannato gli episodi di antisemitismo, che “sono una triste e altrettanto ingiustificata conseguenza. E ciò porta chi si alimenta di queste cose ad attribuire agli ebrei in quanto tali la responsabilità per ciò che accade oggi a Gaza. Lo sappiamo che non è così: ci sono anche tante voci di forte dissenso che si levano dal mondo ebraico contro la modalità con cui l’attuale governo israeliano ha operato e sta operando a Gaza e nel resto della Palestina dove (non dimentichiamolo) l’espansionismo spesso violento dei coloni vuole rendere impossibile la nascita di uno Stato Palestinese…
L’antisemitismo è un cancro da combattere e da estirpare, perché non possiamo dimenticarci di quanto è accaduto nel cuore dell’Europa con la Shoah; dobbiamo impegnarci con tutte le nostre forze perché questo male non rialzi la testa. Dobbiamo al tempo stesso fare in modo che mai siano giustificati atti di disumanità e di violazione del diritto umanitario: nessun ebreo deve essere attaccato o discriminato in quanto ebreo, nessun palestinese per il fatto di essere tale deve essere attaccato o discriminato perché (come purtroppo si sente dire) potenziale terrorista”.
Ed appena rientrato in Vaticano papa Leone XIV ha incontrato un gruppo di fedeli croati: “E’ motivo di profonda consolazione constatare come le radici della vostra fede non siano rimaste ferme nel passato, ma continuino a portare frutti anche oggi, grazie alla testimonianza delle vostre famiglie, delle vostre comunità parrocchiali e delle vostre associazioni. La tradizione ricevuta dai vostri padri è un tesoro prezioso, che voi custodite con cura e che siete chiamati a rinnovare continuamente, rimanendo sempre aperti a riconoscere ciò che insuffla lo Spirito Santo.
Vi ringrazio di cuore per questa fedeltà vissuta nella concretezza della vita quotidiana. So bene che tanti di voi si trovano in diverse parti del mondo, portati lontano dalla patria, dal lavoro, dallo studio o da altre necessità; ma ovunque vi trovate, restate legati alle vostre radici cristiane e offrite la testimonianza di un popolo che ama Cristo e la sua Chiesa. Questa coerenza di vita è una parola evangelica più eloquente di tanti discorsi”.
Infine in mattinata è stato annunciato il primo viaggio apostolico del papa in Turchia: “Accogliendo l’invito del Capo di Stato e delle Autorità ecclesiastiche del Paese, il Santo Padre Leone XIV compirà un Viaggio Apostolico in Türkiye dal 27 al 30 novembre prossimo, recandosi in pellegrinaggio a İznik in occasione del 1700° anniversario del Primo Concilio di Nicea. Successivamente, rispondendo all’invito del Capo di Stato e delle Autorità ecclesiastiche del Libano, il Santo Padre si recherà in Viaggio Apostolico nel Paese dal 30 novembre al 2 dicembre”.
(Foto: Santa Sede)
Yemen: la designazione degli Houthi come organizzazione terroristica straniera aggrava la crisi umanitaria
La recente decisione della nuova amministrazione Trump di classificare le autorità de facto nel nord dello Yemen, conosciute come Houthi, come “Foreign Terrorist Organization” (FTO, Organizzazione Terroristica Straniera) solleva serie preoccupazioni per l’impatto sulla già critica consegna degli aiuti umanitari nel Paese. Secondo i dati, lo Yemen vive una crisi senza precedenti dopo oltre un decennio di conflitto: circa 19.500.000 persone necessitano di assistenza umanitaria. Azione Contro la Fame ha espresso timori sul fatto che questa designazione potrebbe compromettere ulteriormente l’accesso ai beni essenziali per una popolazione già stremata.
Le comunità del nord dello Yemen dipendono in larga misura da importazioni di cibo, carburante e medicine, spesso attraverso il porto strategico di Hodeida, sotto il controllo degli Houthi. Questo scalo marittimo rappresenta uno dei due principali punti di ingresso per i rifornimenti vitali nel Paese.
“La classificazione degli Houthi come Organizzazione Terroristica Straniera potrebbe provocare restrizioni o ritardi nelle importazioni di beni essenziali, oltre a un aumento dei prezzi. In un contesto in cui il 49% della popolazione è a rischio alimentare e il 55% dei bambini sotto i cinque anni soffre di malnutrizione cronica, le conseguenze potrebbero essere catastrofiche” spiega Anne Garella, Direttrice delle Operazioni in Medio Oriente per Azione Contro la Fame.
Le aree settentrionali dello Yemen, dove vive circa il 70% della popolazione del Paese, stanno già affrontando gravi livelli di insicurezza alimentare acuta e crisi umanitarie. La scelta di considerare gli Houthi come Organizzazione Terroristica Straniera potrebbe ulteriormente ostacolare la distribuzione degli aiuti umanitari, dato che l’interazione con le autorità locali è indispensabile per operare in queste zone. “Esperienze in altri contesti umanitari, mostrano che questa designazione può causare la sospensione di progetti, il blocco di programmi e maggiori difficoltà operative legate a restrizioni burocratiche o legali”, sottolinea ancora Garella.
Un ulteriore rischio derivante da questa classificazione riguarda l’accesso ai servizi finanziari. “Un cittadino yemenita su dieci dipende dalle rimesse inviate dall’estero per soddisfare i propri bisogni di base. Questi trasferimenti, essenziali per stabilizzare l’economia locale, potrebbero essere gravemente ostacolati. Inoltre, la misura potrebbe complicare i bonifici bancari, il pagamento degli stipendi agli operatori umanitari e l’implementazione di programmi di aiuti economici, pilastro della sicurezza alimentare” prosegue Anne Garella.
L’annuncio della classificazione arriva in un momento critico, segnato dalla crescente politicizzazione degli aiuti umanitari nello Yemen e da una riduzione globale dei finanziamenti destinati all’emergenza. Recentemente, i fondi internazionali sono stati diretti sempre più spesso verso le aree meridionali, sotto il controllo del governo yemenita riconosciuto dalla comunità internazionale, su pressione dei donatori. “Se questa tendenza prosegue, il nord dello Yemen rischia un isolamento maggiore e la sua popolazione potrebbe essere ancora più vulnerabile”, conclude Anne Garella.
A dicembre 2024, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato la Risoluzione 2761 che stabilisce un’esenzione umanitaria permanente applicabile a tutti i regimi di sanzioni delle Nazioni Unite: “E’ essenziale che tutti gli attori, specialmente i governi e il settore bancario, rispettino questa risoluzione e proteggano la consegna degli aiuti umanitari”.
‘Azione Contro la Fame’ è presente in Yemen dal 2013 e lavora nel Paese per accedere al cibo nei mercati, rafforzare la capacità delle famiglie di generare reddito e sostiene i centri sanitari nelle aree più colpite dalla malnutrizione. Inoltre, fornisce supporto psicologico alle persone colpite da violenza e abusi, e lavora per supportare la riabilitazione delle infrastrutture igienico-sanitarie e l’accesso all’acqua potabile. Nel 2023, i programmi dell’ONG hanno supportato più di 323.000 persone in tutto il Paese.
Vittorio Bachelet nel ricordo di Sergio Mattarella
Nei giorni scorsi il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, è intervenuto alla cerimonia per l’intitolazione a Vittorio Bachelet, ucciso nel 1980 dalle Brigate Rosse, della sede del Consiglio Superiore della Magistratura, esortando a mantenere vivo “il ricordo del suo servizio nelle istituzioni e per rinnovare la riconoscenza per il suo impegno. Bachelet, anche quale Vicepresidente del Consiglio Superiore, è stato testimone autentico dei valori della nostra Costituzione. Si adoperava costantemente per la ricerca di prospettive condivise anche in considerazione delle fratture ideologiche che attraversavano il nostro Paese”.
Ed ha sottolineato che era per il dialogo: “Essere ‘uomo del dialogo’ è stata, sin dall’inizio, la caratteristica della sua attività politica e sociale. Già nel 1946, a vent’anni, da studente, dirigente della Fuci, ricercava sempre il confronto dialettico con le altre componenti universitarie in vista della ricostruzione dell’Italia democratica”:
Infatti, ha ricordato il presidente Mattarella, che lui invitava a non essere ‘pigri’ nel dialogare con tutti: “Il dialogo è stato sempre un tratto distintivo del suo impegno nella società profuso lungo l’intero arco della sua vita, nelle organizzazioni cattoliche, nell’insegnamento nelle aule dell’università, nel Consiglio superiore della magistratura, in ogni altra attività pubblica. Il dialogo rappresentava per lui, più che un metodo, l’essenza della democrazia”.
Anche negli anni del terrorismo invitava a non abbandonare la strada della democrazia: “In quegli anni drammatici, Vittorio Bachelet esprimeva la convinzione che il rafforzamento delle istituzioni democratiche si realizzasse non attraverso lo scontro, ma con scelte, per quanto possibile condivise, di piena e coerente attuazione dei principi della nostra Costituzione.
La sera prima del brutale assassinio, accompagnando a casa l’amico Achille Ardigò, aveva con lui discusso della minaccia terroristica, giungendo alla conclusione, condivisa, che il terrorismo andasse combattuto senza rinunciare ai principi della legalità democratica, nel rispetto delle regole costituzionali, senza ricorrere all’arbitrio, in quanto la Repubblica dispone delle risorse capaci di far prevalere i valori della Costituzione anche nei momenti più critici”.
Ed ha ricordato la sua fede: “Da Presidente dell’Azione cattolica, aveva vissuto intensamente gli anni del Concilio, le speranze e le aperture verso la società che cambiava e nei confronti di una generazione che sognava una società sempre migliore. E’ stato protagonista della scelta religiosa di quella organizzazione, che (come ripeteva) non fu mai intesa come una rinuncia, un abbandono dell’impegno pubblico, ma come un ritorno sincero e umile alle origini, una nuova e coinvolgente riproposizione dei valori essenziali.
Vittorio Bachelet non ha mai ostentato la sua fede, anche se ben nota a tutti, ma l’ha tradotta in un’autentica, laica, testimonianza umana e istituzionale in ogni ruolo in cui è stato chiamato a svolgere funzioni pubbliche di alta responsabilità. I valori della collaborazione e della lealtà istituzionale erano evidenti nel suo stile di ascolto e nella sua visione autenticamente aperta al confronto, al punto di vista altrui”.
Per questo fu un uomo dell’unità: “In quel momento della storia repubblicana fu un segno di unità perché, senza rinunciare alle proprie convinzioni, il loro rapporto inalterato assunse un valore cruciale per la salvaguardia di questa istituzione, per il suo funzionamento, la sua credibilità.
Con questo spirito, Vittorio Bachelet ha guidato l’organo di governo autonomo della Magistratura, coniugando fermezza di principi e disponibilità al dialogo nella ricerca di convergenza tra prospettive diverse”.
Fu assassinato perché era ‘sostenitore’ della ricomposizioni delle divisioni: “Nella logica criminale dei suoi assassini, Bachelet rappresentava le istituzioni che contrastavano con determinazione la violenza terroristica utilizzando soltanto gli strumenti costituzionali e, insieme, esprimeva un profondo senso della comunità e della coesione sociale. Questi due elementi (la Costituzione e il senso di comunità per la coesione sociale) hanno sempre sconfitto i tentativi di lacerazione della società e di disarticolazione delle sue istituzioni”.
(Foto: Quirinale)
Settimana per l’unità dei cristiani: fa’ questo e vivrai
Il sussidio per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che si svolge dal 18 al 25 gennaio è stato preparato da un Gruppo ecumenico locale del Burkina Faso, coordinato dalla comunità locale di ‘Chemin Neuf’ sul tema ‘Ama il Signore Dio tuo… e ama il prossimo tuo come te stesso: “Quanti sono stati coinvolti nella stesura del testo (fratelli e sorelle dall’Arcidiocesi cattolica di Ouagadougou, dalle Chiese protestanti, dagli organismi ecumenici e dalla CCN in Burkina Faso) hanno collaborato generosamente alla stesura delle preghiere e delle riflessioni, vivendo questa esperienza di lavoro insieme come un vero cammino di conversione ecumenica”.
Giovanni Paolo II: no al terrorismo ed ai conflitti armati
45 anni fa, in piazza San Pietro, è risuonato ‘Habemus Papam!’, con l’annuncio che un cardinale polacco di Cracovia era stato eletto papa. Che pronunciò tali parole: “siamo ancora tutti addolorati dopo la morte del nostro amatissimo Papa Giovanni Paolo I. Ed ecco che gli Eminentissimi Cardinali hanno chiamato un nuovo vescovo di Roma.
In Mozambico attacco alle missioni cattoliche
I santi della porta accanto raccontati da Cecilia Galatolo: Nella Zulian Mariani
Spesso diventare genitori significa trovare il coraggio di rispondere alle domande più scomode: è quello che scopre Alessandro, il protagonista del nuovo romanzo, ‘Cara Nella, i tuoi figli sono dodici’ di Cecilia Galatolo, quando, sul punto di mettere a letto i propri figli in una sera come tante, si troverà a dover rispondere a una domanda che rievoca in lui ricordi spiacevoli: ‘Anche chi ha commesso un crimine finisce in paradiso?’
Zaccuri: rinascere ogni giorno nel legno di Bruegel
Tra i narratori italiani Alessandro Zaccuri sta consolidando la propria presenza in un’ottica innovativa che non segue i canoni stabiliti dal mercato editoriale, ma va alla ricerca di una dimensione morale che lo porta sempre di più verso tradizioni ‘alte’, sia per qualità stilistica, sia come scelta di avere un luogo d’elezione in cui giocare a specchio la sua narrazione, così da usare la chiave dell’enigma, non in senso strumentale, ma come condizione per dare risposte a quel gioco di luci e di ombre che creano la consistenza del destino di ognuno.
Il papa invita allo stupore del Crocifisso e prega per i cristiani vittime di terrorismo
Condanna unanime agli attentati: l’odio genera solo odio
Nel tweet di ieri papa Francesco ha condannato l’attacco terroristico avvenuto a Vienna, che ha causato 5 morti e 22 feriti: “Esprimo dolore e sgomento per l’attacco terroristico a #Vienna e prego per le vittime e i loro familiari. Basta con la violenza! Costruiamo insieme pace e fraternità. Solo l’amore spegne l’odio”.





























