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A Torino la Giornata della Memoria per le vittime innocenti delle mafie

In occasione della XXXI Giornata nazionale della Memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, Torino accoglie la manifestazione organizzata da Libera-Gruppo Abele. Il 21 marzo sarà così, ancora una volta, un abbraccio sincero ai familiari delle vittime innocenti delle mafie, senza dimenticare chi ha perso la vita nelle stragi, nel terrorismo e nel dovere. L’intero territorio piemontese si prepara ad accompagnare il cammino verso questo appuntamento, che coinciderà con la chiusura del trentennale di Libera.

Il programma della giornata di sabato 21 marzo, invece, prevede la partenza del corteo da Piazza Solferino alle 9 per arrivare in piazza Vittorio alle 11, dove inizierà la lettura dei 1117 nomi delle vittime innocenti delle mafie. Semplici cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell’ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali morti per mano delle mafie. A mezzogiorno ci sarà l’intervento conclusivo di don Luigi Ciotti.

E’ stato proprio don Ciotti a lanciare un appello: “La trentunesima giornata riprende una parola di allora: fame di verità e di giustizia. La parola da sottolineare con forza è fame, questo bisogno oggi più che mai di verità e di giustizia, è il diritto alla verità, perché l’ottanta per cento dei familiari delle vittime, che cammineranno e apriranno il corteo e giungono da ogni parte d’Italia, non conosce la verità. Eppure le verità passeggiano per le vie del nostro Paese, l’omertà uccide la verità e la speranza, ma soprattutto senza verità non si può costruire giustizia”.

Erano circa 300 i nomi delle vittime innocenti letti in piazza del Campidoglio il 21 marzo 1996, durante la I Giornata della Memoria e dell’impegno. Dopo trentuno anni, l’elenco che sarà letto dal palco di Torino conta 1117 nomi. I nomi inseriti quest’anno in elenco sono 16, di cui 5 minori. Un lungo elenco, ogni anno arricchito di nuovi nomi, di nuove storie, ha aggiunto don Ciotti: “Vorrei ricordare Mauro Rostagno e voglio ripetere le sue parole quando disse, lui che è stato ucciso: ‘Spesso è accaduto che anche persone che ci vogliono bene ci hanno consigliato di parlare il meno possibile di mafia, perché dicono che in questo modo ci facciamo cattiva pubblicità e di questo non abbiamo bisogno. Il miglior modo per farci pubblicità non è quello di dire o di non dire se qua c’è la mafia o meno, ma riuscire a batterla, ad eliminarla. Questa è la migliore pubblicità che potremmo fare a noi stessi, a tutto il Paese, a tutti quelli che ci vogliono bene’. E’ questo il senso di continuare a camminare insieme anche per le vie di Torino”.

Ed ha spiegato la scenta della città: “A Torino, come in tutta Italia, le situazioni di vulnerabilità sociale aprono varchi che le mafie e le economie criminali possono sfruttare per consolidare consenso e potere. Per questo il contrasto passa anche dalla capacità di riconoscere i bisogni sociali, di costruire comunità inclusive e di fare in modo che nessuno resti escluso, perché sono i diritti il vero argine contro le mafie. In questa prospettiva, Libera accompagna percorsi di studio, monitoraggio civico, denuncia e impegno sociale, promuovendo un’alleanza tra cittadini, istituzioni e territori. La Giornata del 2026 a Torino e in Piemonte vuole essere dunque un’occasione per riportare al centro queste storie, rileggere le trasformazioni del territorio e rilanciare insieme un impegno collettivo capace di generare futuro”.

La Giornata nazionale della Memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie nasce nel 1996 in Campidoglio, quando viene letto per la prima volta l’elenco delle vittime innocenti, curato da Saveria Antiochia, madre di Roberto Antiochia. Da allora è divenuta un appuntamento annuale di partecipazione civile, memoria viva e responsabilità condivisa, che coinvolge scuole, associazioni e comunità di tutta Italia.

Negli anni, attorno a questo impegno, sono nate esperienze concrete: uso sociale dei beni confiscati, percorsi educativi e formativi, reti internazionali, progetti di giustizia rigenerativa e sostegno a chi ha scelto di rompere con i circuiti mafiosi. Nel 2023 è nato a Roma ExtraLibera, spazio multimediale dedicato alle nuove generazioni per raccontare in modo innovativo la memoria e il fenomeno mafioso.

Il ricordo delle Foibe gli alunni dell’ICS Di Vittorio incontrano il giornalista Riccardo Rossi

Al fine di commemorare il Giorno del Ricordo, istituito dalla legge 30 marzo 2004 per conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo Dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale, tutti gli alunni della scuola secondaria di I grado e le classi quinte della scuola primaria l’11 febbraio hanno partecipato ad un incontro con il giornalista e missionario Riccardo Rossi, volontario della Missione Speranza e Carità di fratel Biagio Conte, il quale, figlio di un esule istriano, ha raccontato con emozione agli studenti la storia della sua famiglia, costretta a lasciare la propria casa per sfuggire alle foibe.

L’incontro ha rappresentato un momento di riflessione profonda su una delle pagine più dolorose e a lungo trascurate della storia italiana: quella delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Un dramma collettivo che ha segnato migliaia di famiglie. Il giornalista ha offerto una testimonianza toccante e personale, ricordando la sofferenza, il dolore e il senso di sradicamento vissuti dalla sua famiglia quando furono costretti a lasciare tutto, portando con sé solo la memoria e l’identità, condividendo con gli studenti alcune foto della sua famiglia pubblicate su articoli di giornali.

Fra le tante le domande poste dagli studenti, il giornalista ha messo in evidenza che solo affidandosi a Gesù Cristo si può rinascere a dolori molto forti, familiari e personali. L’incontro si è concluso con un forte messaggio di speranza: custodire la memoria non significa restare ancorati al passato, ma costruire un futuro fondato sul rispetto, sulla consapevolezza e sulla pace, affinché il sacrificio di tante vite innocenti non venga mai dimenticato e diventi insegnamento per le generazioni che verranno.

(Tratto dal sito blogsicilia.it)

Le Foibe dimenticate raccontate in un atlante online

La vicenda degli esuli giuliano-dalmati è una delle pagine più drammatiche della recente storia italiana, perché ha segnato il confine orientale, attraverso una lunga sequenza di eventi tragici, in cui lo scontro ideologico si è unito all’intolleranza etnica e agli orrori dei conflitti armati. Istituito con una legge del 2004 in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo e delle vicende del confine orientale del secondo dopoguerra, il Giorno del ricordo è stato ricordato ieri. In questa giornata sono state organizzate iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso le scuole di ogni ordine e grado, oltre a convegni, incontri e dibattiti. Quest’anno anche la terza edizione del ‘Treno del Ricordo’, la mostra multimediale itinerante allestita su una locomotiva storica che ripercorre idealmente il viaggio compiuto dagli esuli istriani, fiumani e dalmati per raggiungere i vari campi profughi sul territorio nazionale, da Nord a Sud, che tocca 11 città: Trieste, Pordenone, Bologna, Pescara, L’Aquila, Roma, Latina, Salerno, Reggio Calabria, Palermo e Siracusa.

Ed in occasione di questa giornata l’Azione Cattolica Italiana dell’arcidiocesi di Gorizia ha richiamato “tutta la comunità al valore profondo della memoria storica, quale strumento di consapevolezza, responsabilità e costruzione della pace. Il ricordo delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata rappresenta per il territorio goriziano una pagina dolorosa ma fondamentale della propria storia. Custodire questa memoria significa non soltanto commemorare, ma anche promuovere una cultura dell’incontro, del dialogo e del rispetto reciproco tra i popoli”.

In questo contesto, l’Azione Cattolica goriziana ha ricordato ‘con gratitudine’ la testimonianza di Maria Almani, storica figura associativa e testimone delle vicende del confine orientale. Nata a Pisino d’Istria e giunta a Gorizia come esule nel secondo dopoguerra, “ha incarnato nel quotidiano i valori della fede vissuta, del servizio silenzioso e dell’impegno nella comunità ecclesiale e civile. Il Giorno del Ricordo diventa così occasione per rinnovare una memoria viva, capace di educare le nuove generazioni alla responsabilità storica e alla costruzione di un futuro fondato sulla solidarietà, sulla giustizia e sulla pace”. Infine ha invitato “tutti a vivere questa ricorrenza come momento di riflessione personale e comunitaria, affinché il passato non sia dimenticato ma diventi luce e orientamento per il presente”.

Per l’occasione la vice presidente dell’ANPC (Associazione Nazionale Partigiani Cattolici), Silvia Costa, ha sottolineato che per troppo tempo è stata ‘negata’ questa storia: “Una tragedia che troppo a lungo è stata negata, rimossa e non raccontata. Le vere foibe sono l’oblio”. Mentre Toni Concina, intervenendo alla Camera in rappresentanza delle Associazione giuliano dalmate, ha invitato a lavorare per elaborare tragedie e lutti intensificando il dialogo, le relazioni culturali, le nuove comunità italiane che, come a Zara, stanno ricostituendo i giovani nel quadro della comune appartenenza europea.

Intanto nei prossimi giorni sarà presentato a Roma l’Atlante digitale sui centri di raccolta dei profughi giuliani e dalmati della Seconda guerra mondiale, il primo repertorio completo dei 109 campi di accoglienza realizzati in Italia dopo l’esodo di quasi 300.000 profughi italiani da quelle terre. Una ricerca che è frutto del progetto ‘Alle origini della coscienza europea: ricerca e divulgazione sui conflitti, resistenze, esodi, ricostruzioni nel ‘900’, nell’ambito della Convenzione tra il CNR e l’Istituto ‘Ferruccio Parri’. Si tratta del più ampio censimento mai realizzato, coordinato dagli storici prof. Enrico Miletto, docente all’Università degli studi di Torino, e del prof. Costantino Di Sante, docente all’Università degli studi del Molise) e condotto per tre anni in tutta Italia, attraverso archivi storici, fonti primarie, ritagli di giornale, lettere, resoconti degli enti di assistenza, planimetrie e rare foto, come ha sottolineato il prof. Miletto:

“Questo è il primo importante tentativo di fornire un repertorio completo di quella che era l’accoglienza dei profughi giuliani e dalmati. Per faro, è stato necessario scavare nella storia locale, per sistematizzare il tutto in una dimensione nazionale… Molti di questi campi erano microcosmi, vere città nelle città: c’erano infermerie, ambulatori medici, asili, scuole elementari, spesso gestiti dagli stesi profughi”.

Papa Leone XIV: le Beatitudini sono luce per l’umanità

Papa Leone XIV

“Sono particolarmente contento di questo incontro, che (una volta tanto) è dedicato proprio a voi, e mi permette di dirvi una parola di gratitudine e di incoraggiamento… A tutti esprimo riconoscenza, soprattutto per lo spirito di fedeltà al Papa con cui lo svolgete. Questa dedizione mi accompagna e mi aiuta quotidianamente nella missione apostolica, andando a beneficio di tutti coloro che incontro nelle visite di Stato, nelle udienze, nelle occasioni più solenni come in quelle più familiari. A proposito, penso che il vostro lavoro possa essere ben sintetizzato da tre verbi, che ne custodiscono il senso e il valore: disporre, accogliere, salutare”: prima dell’Angelus di oggi papa Leone XIV ha incontrato i ‘Gentiluomini di Sua Santità, Addetti di Anticamera e Sediari Pontifici’ alla presenza del Reggente della Prefettura della Casa Pontificia, mons. Leonardo Sapienza, ed il Vice-reggente, p. Edward Daniang Daleng.

Nel breve colloquio il papa ha sottolineato le tre parole necessarie alla preparazione dell’incontro: “La qualità di un incontro, infatti, comincia dalla premura che contraddistingue i suoi preparativi, fin nei dettagli. Ricchissimo di storia e di arte, lo spazio che abitiamo chiede in proposito un servizio tanto attento quanto umile. Alla disposizione degli ambienti segue poi la solerzia di gesti d’accoglienza e di saluto che siano nobili ma non affettati, eleganti ma non sofisticati, così da comunicare affabilità a chiunque. Che sia principe o pellegrino, patriarca o postulante, la sollecitudine del Successore di Pietro resta identica verso tutti e amorevole per ciascuno”.

Infine ha sottolineato la sobrietà del protocollo pontificio: “La sobria bellezza che contraddistingue il protocollo pontificio, si riflette su ogni vostro gesto. Pensando alla storia di quanti vi hanno preceduto, testimoniatene i valori con una vita coerente, ben sapendo che il servizio d’onore richiede certo una peculiare deontologia, ma prima ancora una fede solida, e quindi uno stile spirituale improntato alla devozione verso la Chiesa e il Papa. Le azioni, la postura, gli sguardi di ogni giorno ne siano sempre specchio luminoso”.

E prima della recita dell’Angelus papa Leone XIV ha sottolineato che le beatitudini evangeliche sono luce per l’umanità: “Queste, infatti, sono luci che il Signore accende nella penombra della storia, svelando il progetto di salvezza che il Padre realizza attraverso il Figlio, con la potenza dello Spirito Santo.

Sul monte, Cristo consegna ai discepoli la legge nuova, quella scritta nei cuori, non più sulla pietra: è una legge che rinnova la nostra vita e la rende buona, anche quando al mondo sembra fallita e miserabile. Solo Dio può chiamare davvero beati i poveri e gli afflitti, perché Egli è il sommo bene che a tutti si dona con amore infinito. Solo Dio può saziare chi cerca pace e giustizia, perché Egli è il giusto giudice del mondo, autore della pace eterna. Solo in Dio i miti, i misericordiosi e i puri di cuore trovano gioia, perché Egli è il compimento della loro attesa. Nella persecuzione, Dio è fonte di riscatto; nella menzogna, è àncora di verità”.

Ecco il motivo per cui le Beatitudini sono un paradosso per i ‘potenti’: “Queste Beatitudini restano un paradosso solo per chi ritiene che Dio sia diverso da come Cristo lo rivela. Chi si aspetta che i prepotenti saranno sempre padroni sulla terra, rimane sorpreso dalle parole del Signore. Chi si abitua a pensare che la felicità appartenga ai ricchi, potrebbe credere che Gesù sia un illuso. Ed invece l’illusione sta proprio nella mancanza di fede verso Cristo: Egli è il povero che condivide con tutti la sua vita, il mite che persevera nel dolore, l’operatore di pace perseguitato fino alla morte in croce”.

Le Beatitudini propongono una lettura diversa della storia: “E’ così che Gesù illumina il senso della storia: non quella scritta dai vincitori, ma quella che Dio compie salvando gli oppressi. Il Figlio guarda al mondo col realismo dell’amore del Padre; all’opposto stanno, come diceva papa Francesco, ‘i professionisti dell’illusione’…  Dio, invece, dona questa speranza anzitutto a chi il mondo scarta come disperato”.

Ecco il motivo per cui le Beatitudini è un banco di prova: “Allora, cari fratelli e sorelle, le Beatitudini diventano per noi una prova della felicità, e ci portano a chiederci se la consideriamo una conquista che si compra o un dono che si condivide; se la riponiamo in oggetti che si consumano o in relazioni che ci accompagnano. E’ infatti ‘a causa di Cristo’ e grazie a Lui che l’amarezza delle prove si trasforma nella gioia dei redenti: Gesù non parla di una consolazione lontana, ma di una grazia costante che ci sostiene sempre, soprattutto nell’ora dell’afflizione”.

Infine dopo la recita dell’Angelus ha invitato a pregare per la pace nel continente americano: “Ho ricevuto con grande preoccupazione notizie circa un aumento delle tensioni tra Cuba e gli Stati Uniti d’America, due Paesi vicini. Mi unisco al messaggio dei vescovi cubani, invitando tutti i responsabili a promuovere un dialogo sincero ed efficace, per evitare la violenza ed ogni azione che possa aumentare le sofferenze del caro popolo cubano. Che la Virgen de la Caridad del Cobre assista e protegga tutti i figli di quell’amata terra!”

Ma anche per i deceduti nella frana nella Repubblica Democratica del Congo e per quelli colpiti da calamità naturali: “Assicuro la mia preghiera per le numerose vittime della frana in una miniera nel Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo. Il Signore sostenga quel popolo che soffre tanto!

Preghiamo anche per i defunti e per quanti soffrono a causa delle tempeste che nei giorni scorsi hanno colpito il Portogallo e l’Italia meridionale. E non dimentichiamo le popolazioni del Mozambico duramente provate dalle inondazioni”.

Infine ha chiesto che sia rispettata la ‘tregua olimpica’: “Venerdì prossimo inizieranno i Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina, a cui faranno seguito i Giochi Paralimpici. Rivolgo i miei auguri agli organizzatori e a tutti gli atleti. Queste grandi manifestazioni sportive costituiscono un forte messaggio di fratellanza e ravvivano la speranza in un mondo in pace. E’ questo anche il senso della tregua olimpica, antichissima usanza che accompagna lo svolgimento dei Giochi. Auspico che quanti hanno a cuore la pace tra i popoli, e sono posti in autorità, sappiano compiere in questa occasione gesti concreti di distensione e di dialogo”.

Papa Leone XIV prega per le vittime a Crans-Montana

Appresa la notizia del tragico incendio avvenuto nella notte di giovedì 1 gennaio, a Crans-Montana, in Svizzera, che ha provocato più di 40 morti e numerosi feriti, papa Leone XIV si è unito ‘al dolore delle famiglie e dell’intera Confederazione Elvetica’ con un telegramma, a firma del segretario di Stato, card. Pietro Parolin, al vescovo della diocesi di Sion, mons. Jean-Marie Lovey: “La Madre di Dio, nella sua tenerezza, porti il conforto della fede a tutte le persone toccate da questo dramma e le custodisca nella speranza”.

Al pensiero del papa si è unito quello dei vescovi svizzeri, con un messaggio firmato insieme alla diocesi di Sion: “Quella che doveva essere una notte di festa si è trasformata in una terribile catastrofe per centinaia di persone. E’ a loro che vanno i nostri pensieri e le nostre preghiere”. La Diocesi di Sion esprime in particolare “il suo sostegno e la sua gratitudine a tutte le persone impegnate in vari modi a favore delle vittime, sul posto o nei vari ospedali mobilitati, al personale sanitario, alla polizia, alle autorità civili e giudiziarie… Preghiamo affinché le famiglie straziate possano essere accompagnate e sostenute. Affinché la luce della solidarietà possa dissipare il fumo nero e denso di questo dramma, affidiamo in modo particolare tutte le vittime e i loro cari alla tenerezza della Vergine Maria”.

Ulteriori messaggi di cordoglio giungono poi dalle singole Diocesi. Oltre a mons. de Raemy, amministratore apostolico della diocesi di Lugano, si è anche espresso in un messaggio mons. Bonnemain, vescovo di Coira: “Questa mattina, durante la celebrazione eucaristica, ho pregato per tutte le persone che sono state colpite direttamente o indirettamente dal terribile incendio di Crans-Montana: le vittime, i feriti, i familiari, i medici, gli infermieri, i servizi di soccorso, le forze di sicurezza, le autorità, i soccorritori, per tutto il Vallese. Vorrei solo pregare in silenzio e sperare che la solidarietà dimostrata possa alleviare in qualche modo l’immensa sofferenza”.

In un ulteriore messaggio diffuso oggi mons. Pierre-Yves Maillard, vicario generale della diocesi di Sion, ha inoltre annunciato che mons. Jean-Marie Lovey celebrerà un’ulteriore messa domenica 4 gennaio nella chiesa di Crans, insieme al pastore di Montana, al presidente del Consiglio sinodale Stephan Kronbichler ed al presidente del Sinodo svizzero Gilles Cavin. Inoltre oggi vi sarà un’adorazione eucaristica nella chiesa di Montana.

Ed ieri è stata celebrata una messa in suffragio delle vittime dal vescovo della diocesi di Sion, mons. Jean-Marie Lovey, nella chiesa di Crans-Montana: “Il raduno spontaneo di ieri sera sul luogo della tragedia è stato commovente: centinaia di giovani si abbracciavano in silenzio portando fiori e candele”.

Infine, anche il Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc), che ha la sua sede a Ginevra, ha espresso in queste ore ‘profondo dolore e solidarietà’ con una lettera indirizzata alle Chiese del segretario generale dell’organismo ecumenico, rev. Jerry Pillay: “Non siete soli. Persone in tutto il mondo pregano per voi, piangono con voi e vi sono vicine in solidarietà. Che possiate trovare forza e conforto gli uni negli altri e che il ricordo dei vostri cari diventi fonte di luce e pace nei difficili giorni che ci attendono”.

Intanto, le autorità svizzere parlano di 80-100 persone in condizioni critiche, tra i 115 feriti nell’incendio di Crans-Montana. Le vittime sono cittadini svizzeri, italiani e francesi, come ha spiegato il capo del dipartimento della sicurezza del Canton Vallese, Stéphane Ganzer, alla radio francese Rtl: “Delle centinaia di persone ricoverate negli ospedali molte non sono state ancora identificate”.

Mentre nel videomessaggio inviato ai partecipanti alle Conferenze SEEK26 che si svolgono nelle città di Columbus, Fort Worth e Denver, negli Stati Uniti, il papa ha evidenziato la chiamata dei primi discepoli: “Gesù pone questa domanda ai discepoli perché conosce i loro cuori. Erano inquieti, in senso buono. Non volevano accontentarsi della normale routine della vita.

Erano aperti a Dio e desideravano un significato. Oggi, Gesù rivolge la stessa domanda a ciascuno di voi. Cari giovani, cosa cercate? Perché siete qui a questa conferenza? Forse anche i vostri cuori sono inquieti, alla ricerca di significato, realizzazione e direzione nella vostra vita. La risposta si trova in una persona. Solo il Signore Gesù ci porta vera pace e gioia e soddisfa ogni nostro desiderio più profondo”.

Quindi la conoscenza personale permette la ‘nascita’ del cristianesimo: “Questo brano ci parla quindi anche di cosa significhi essere missionari. Dopo aver incontrato Gesù, Andrea non poté fare a meno di condividere con suo fratello ciò che aveva trovato. Infatti, lo zelo missionario nasce dall’incontro con Cristo.

Desideriamo condividere con gli altri ciò che abbiamo ricevuto affinché anche loro possano giungere a conoscere la pienezza dell’amore e della verità che si trovano solo in Lui. Prego che, al termine di questa conferenza, tutti voi siate mossi da questo stesso zelo missionario per condividere con chi vi circonda la gioia che avete ricevuto da un autentico incontro con il Signore”.

(Foto: Avvenire)

Avvento di Carità per le famiglie della Striscia di Gaza

La diocesi di Ugento – S. Maria di Leuca comunica che 14 Dicembre, III Domenica di Avvento, si svolgerà l’ ‘Avvento di Carità 2025’,  durante la quale la questua straordinaria delle 43 Parrocchie diocesane sarà a sostegno delle famiglie martoriate della Striscia di Gaza per dare conforto e speranza in modo particolare ai bambini e ai giovani, nell’ambito del gemellaggio con il Patriarcato di Gerusalemme.

 In questo Avvento di Carità la Diocesi di Ugento-S. Maria di Leuca rinnova e rafforza il suo impegno a sostenere il flebile segno di PACE con la preghiera e con azioni concrete per dare conforto e speranza. La proposta di animazione comunitaria per vivere, nella solidarietà e nella generosità, il tempo che prepara al Natale è promossa dalla Caritas diocesana, dalla Fondazione ‘Mons. Vito de Grisantis’, da Amahoro e dall’ufficio Missio Ugento.

Il vangelo, Domenica Gaudete –  14 Dicembre 2025, annuncia che – Gesù rispose loro: “Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!” (Matteo 11,4-6). In Gesù, Buon Samaritano, ancora oggi le vite umane, ferite e umiliate da ogni forma di violenza, si risollevano e tornano a sorridere.

 La situazione dei bambini a Gaza è catastrofica e senza precedenti, con un impatto sproporzionato dovuto al conflitto. Migliaia di bambini sono stati uccisi o feriti dall’inizio del conflitto. Il numero esatto è difficile da verificare, ma le stime indicano decine di migliaia di vittime totali tra morti e feriti, con i bambini che rappresentano una percentuale elevatissima.

In alcuni periodi si sono registrati numeri estremamente alti di bambini uccisi o feriti al giorno, riflettendo la natura volatile e distruttiva del conflitto che colpisce pesantemente i civili. Molti bambini sopravvissuti riportano ferite che alterano permanentemente le loro vite e richiedono interventi chirurgici complessi, spesso in strutture mediche al collasso e con risorse insufficienti.

 A tutto questo si aggiunge la mancanza di cibo, acqua potabile e forniture mediche ha portato a livelli critici di malnutrizione. In alcune aree, in particolare nel nord di Gaza, la carestia è un rischio imminente e ci sono stati decessi accertati per malnutrizione. La mancanza di acqua pulita, servizi igienico-sanitari e le condizioni di sovraffollamento nei rifugi aumentano il rischio di diffusione di malattie trasmesse dall’acqua e respiratorie. L’ingresso degli aiuti umanitari è spesso insufficiente e l’ordine civile compromesso rende la distribuzione degli aiuti molto difficile e pericolosa.

 La maggior parte della popolazione è sfollata internamente, costretta a fuggire più volte e a vivere in rifugi improvvisati o in condizioni estreme, spesso esposti alle intemperie. I bambini sono esposti a traumi psicologici incalcolabili, avendo perso familiari, case e la sicurezza. Molti mostrano segni di ansia, disturbi del sonno e stress estremo. Scuole e ospedali sono stati danneggiati o distrutti, privando i bambini del diritto all’istruzione e alle cure mediche essenziali.

 Mons. Vito Angiuli, Vescovo di Ugento – S.Maria di Leuca, insieme ad un gruppo di sacerdoti e laici, farà visita, nella prima settimana di febbraio 2026, a Gerusalemme e Nazaret – Israele e a Cipro  per mostrare la vicinanza dell’intera Diocesi alla popolazione di Gaza e rinsaldare il rapporto con il Patriarcato della Terra Santa.

  Per aiutare concretamente è possibile effettuare un’ offerta detraibile a favore della Fondazione Mons. Vito De Grisantis,(braccio operativo della Caritas Diocesana) causale: Avvento di Carità 2025 – IBAN: IT23K0306234210000002904373. Per maggiori informazioni e dettagli sull’iniziativa si può contattare il Centro Caritas Ugento – S. Maria di Leuca in Piazza Cappuccini, 15 a Tricase – www.caritasugentoleuca.it – email: segreteria@caritasugentoleuca.it – Tel.0833219865.

Da Napoli un’invocazione a rigenerare le periferie delle città

“Cari fratelli e sorelle, ci troviamo qui in questa periferia della nostra città, periferia spesso simbolo di tutte le periferie non solo della nostra città ma del nostro paese, periferia che purtroppo oggi diventa il centro dell’attenzione di tutti non per la sua rinascita, ma perché ancora una volta l’odore della morte e della paura pervade le sue vie e i cuori dei suoi abitanti”.

Con queste parole avanti ieri l’arcivescovo di Napoli, mons. Domenico Battaglia, ha celebrato in n piazza Giovanni Paolo II le esequie delle vittime del crollo della Vela Celeste a Scampia ricordando le condizioni della città: “Gli abitanti di Scampia, che per già molto tempo hanno subito etichette mediatiche frettolose e generalizzanti, che hanno tanto lottato per scrollarsi di dosso un’opinione pubblica che legge le situazioni con una superficialità spesso più attratta dalla decadenza del male che dai tanti segni primaverili di riscatto, oggi si ritrovano qui, insieme all’intera città, per piangere Roberto, Patrizia, Margherita e per pregare per la guarigione di Carmela, Martina, Giuseppe, Luisa, Patrizia, Mya, Anna, Greta, Morena Suamy e Annunziata, vittime di un crollo che va ben oltre le macerie di cemento e ferro, assurgendo a simbolo di un crollo sociale che deve essere arginato, prevenuto, evitato, non solo qui ma in tutte le periferie della nostra città, del nostro Sud, della nostra Italia!”

E’ la condizione in cui vivono le ‘periferie’, chiamate ad essere ‘simbolo’ di una rinascita: “Periferie che possono rinascere, che possono diventare simbolo di una resurrezione possibile, come ci insegna proprio la nostra Scampia che, al di là di certe narrazioni parziali e stereotipate, ha saputo sempre rialzarsi, diventando un esempio di autentica resilienza e riscatto, grazie all’onestà e all’impegno di tanti suoi figli e figlie, Chiesa, società civile e istituzioni che, quando si alleano per il bene comune, possono compiere veri e propri miracoli”.

L’omelia dell’arcivescovo di Napoli è un invito al rispetto del dolore di un quartiere e di una città: “Quest’ora però è l’ora del silenzio e della preghiera, l’ora dell’affidamento di queste sorelle e di questi fratelli alla tenerezza di un Dio che non è indifferente al nostro dolore ma che piuttosto ha scavato tra quelle macerie, si è fatto presente attraverso il soccorso dei volontari, della Croce Rossa, della Protezione Civile, dei Medici e degli Infermieri, della Caritas, delle Parrocchie e di tutte le Istituzioni che stanno facendo quanto è possibile per essere vicini alla sofferenza della nostra gente, al dolore di queste famiglie lacerate.

Queste vite spezzate, queste storie interrotte sono ora tra le braccia di Dio e dove noi vediamo l’ombra della morte Dio vede la vita, dove noi pronunciamo la parola fine Dio pronuncia la parola inizio, dove per noi cala il sipario sul paesaggio di questo mondo per Dio si spalanca l’orizzonte della vita eterna, di una vita senza fine nel suo amore senza fine”.

E’ un dolore che solo Gesù può consolare: “E mentre il nostro discorso si rivolge intimorito ad un futuro distante, Gesù irrompe con un presente che spacca il tempo e annulla le distanze, un presente che afferma una speranza capace di donare luce tra le ombre fitte della morte: ‘Io sono la risurrezione e la vita’. Lo sono ora, in questo momento, per te, per voi, per tutti. Si, il Signore Gesù è la resurrezione e la vita, il suo Vangelo è la buona notizia da cui ripartire, l’unica speranza che può illuminare la notte del dolore, la bussola che può davvero orientare (non solo Scampia ma tutte le periferie del nostro Sud) verso nuovi orizzonti di rinascita comunitaria, verso un futuro in cui il bene comune diventa un ‘sistema’ di vita capace di rovesciare e sovvertire ogni sistema di morte!”

E’ un dolore al quale partecipa anche Gesù, come ha fatto per la morte di Lazzaro: “Sorelle e fratelli, il nostro dolore e il nostro sgomento, le lacrime di queste famiglie segnate da queste morti assurde e improvvise si mescolano con le lacrime stesse di Gesù. Gesù piange dinanzi alla morte di Lazzaro. Gesù non è impassibile dinanzi al dolore e alla sofferenza dei suoi amici! Si, Dio piange con noi e per noi: siamo noi i suoi amici, Roberto, Patrizia e Margherita sono i suoi amici e Lui non consentirà mai, come non l’ha consentito per Lazzaro, che la morte li strappi via”.

Però, in fondo, l’amore è più forte della morte: “Vedete, il contrario della morte, il suo opposto, il suo vero nemico non è la vita ma l’amore. Perché l’amore, come ci ricorda il Cantico dei Cantici, è più forte della morte. E nell’amore, nell’amore di Dio, tutti potremmo sempre ritrovarci, ricomponendo i legami, assottigliando l’udito, aguzzando la vista per imparare ad ascoltare e vedere coloro che abbiamo amato e che, custoditi dalla tenera mano di Dio, ci sono accanto sempre, seppur in un modo diverso e nuovo. Dalle lacrime di Dio impariamo il cuore di Dio. Il perché della nostra risurrezione sta in questo amore fino al pianto. Risorgiamo adesso, risorgeremo dopo la morte, perché amati”.

Ed ha concluso l’omelia con una preghiera allo Spirito Santo: “Venga Signore il tuo Spirito e soffi la tua consolazione sui cuori lacerati dei familiari e degli amici di Roberto, Margherita e Patrizia, accarezzi il loro dolore, accompagni i loro passi in questo tempo difficile abitato dall’assenza e dalla mancanza, sussurri al loro intimo la certezza della vita che non muore, allontani da loro la tentazione della disperazione e doni alla loro anima la capacità di sentire che il legame che li univa ai propri cari non è stato interrotto ma trasformato!

Venga Signore il tuo Spirito e soffi il tuo conforto sui feriti, sui loro familiari, sui medici e sugli infermieri che se ne prendono cura! Sia la loro forza in questo tempo di veglia e di cura, alimenti la lampada della loro speranza e faccia sentire loro l’affetto e la solidarietà della comunità cristiana e dell’intera famiglia di Napoli!

Venga il tuo Spirito e soffi sulle strade di Scampia, dove in queste ore gli sfollati camminano tra timori e speranze, dove tante persone costrette alla precarietà portano il peso di giorni difficili, dove tante famiglie lottano per un domani migliore, per un presente e un futuro abitato dalla giustizia e dalla pace!”

E’ un’invocazione allo Spirito Santo, affinché conservi la città: “Venga il tuo Spirito e soffi sulle vele della nostra città, non su quelle di ferro e cemento deteriorate dal tempo e dall’incuria, ma su quelle vive, quelle fatte di carne, su quelle che oggi più che mai devono essere dispiegate, su quelle che raccontano un passato di dolore e di lotta, e la cui stoffa lascia intravedere il colore della resilienza, della forza di chi non si arrende, della tenacia di chi spera ancora nel domani, della fede evangelica di chi trova bellezza anche nelle sue cicatrici!

Venga il tuo Spirito e soffi su chi ha il compito di governare e amministrare il bene comune, affinché attraverso politiche di risanamento e di inclusione, possa rispondere con azioni concrete e immediate alle vite segnate dalla sofferenza, perché la politica è autentica se fa sua l’etica della cura, e solo la cura può trasformare il dolore in speranza, la sfiducia dei singoli in un nuovo slancio comunitario!

Venga il tuo Spirito e sospinga le nostre barche alla deriva, i tanti battelli marginali che navigano ancora tra mille tempeste e anelano un porto in cui sentirsi al sicuro, soffi sulle vele spiegate dei tanti marinai i cui volti e i cui nomi sono sconosciuti ai potenti di questo mondo ma non al Signore!

Venga il tuo Spirito e soffi sulle vele di chi naviga controcorrente, bramando una città più giusta e accogliente, una città davvero solidale in cui nessuno riesca a dormire sereno se un solo bambino rischia la vita per il semplice fatto di abitare in una casa degradata di un edificio degradato, una città in cui nessuno si tiri fuori dall’esigenza di solidarietà e prossimità se una parte della comunità vive nel disagio e nella precarietà!”

Ed infine un’invocazione per la rigenerazione di una comunità cittadina: “Venga il tuo Spirito e faccia risorgere da queste macerie e da questo dolore una comunità più giusta, in cui sia per sempre abbattuto quel muro invisibile che divide i figli di questa città, che separa le tante Napoli che si sfiorano senza mai incontrarsi! Venga il tuo Spirito e soffi sulle vele della nostra anima, sospinga al largo la nostra amata Napoli, conforti ogni suo dolore, fasci le sue ferite e la conduca verso il porto sicuro della giustizia, della solidarietà e della pace! Venga il tuo Spirito e ci convinca nell’intimo che la morte non è la fine di tutto, anche se fa male, e che la vita umana non finisce mai sotto una tomba”.

(Foto: arcidiocesi di Napoli)

Mattarella ricorda Cassino nel nome della pace

Nell’80^ anniversario della distruzione di Cassino da parte degli alleati il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, ha sottolineato che il ‘prezzo’ più caro è quello pagato dai civili: “Nella drammatica storia della Seconda Guerra mondiale, con le sue immani sofferenze, Cassino, la città ed il suo territorio, queste popolazioni, sono tragicamente entrate nell’elenco dei martiri d’Europa, accanto ad altri centri come Coventry, come Dresda”.

Cassino è stata assediata per 129 giorni: “Gli storici ci consegnano un numero (così alto da essere terrificante) di migliaia e migliaia di vittime delle diverse armate, della popolazione civile, degli abitanti di questa città, di questo territorio, come conseguenza dei 129 giorni di combattimenti qui avvenuti. I cimiteri (e quelli di guerra, dedicati ai combattenti) fanno qui corona e ammoniscono. Una tragedia dai costi umani ripeto di dimensioni spaventose. In questa terra avvennero scontri tra i più cruenti e devastanti”.

Ecco il motivo per cui è necessario ripudiare la guerra: “E mentre un sentimento di pietà si leva verso i morti, verso le vittime civili, non può che sorgere, al contempo, un moto di ripulsa da parte di tutte le coscienze per la distruzione di un territorio e delle sue risorse, per l’annientamento delle famiglie che lo abitavano, nel perseguimento della cieca logica della guerra, quella della volontà di ridurre al nulla del nemico, senza nessun rispetto per le vittime innocenti”.

La guerra non conosce limiti: “Lutti e sofferenze pagate in larga misura dalla incolpevole popolazione civile, a partire da quel funesto bombardamento del 15 febbraio contro l’Abbazia, nella quale, con i monaci, perirono famiglie sfollate, tante persone che vi si erano rifugiate contando sull’immunità di un edificio religioso, espressione di alta cultura universalmente conosciuto.

Ma la guerra non sa arrestarsi sulla soglia della barbarie. L’offensiva della coalizione contro il nazismo, che aveva occupato, ed opprimeva, l’Italia, rase totalmente al suolo la città e la storica Abbazia. Questo territorio, all’indomani degli eventi bellici, si presentò completamente distrutto: case, chiese, strade, ponti, ferrovie, scuole”.

Per questi eventi occorre rendere omaggio ad una città ‘martire’ per non perdere la memoria: “A quella comunità così duramente colpita, a quelle donne e a quegli uomini contro cui la furia bellica si manifestò in tutta la sua disumanità, la Repubblica esprime oggi affetto e rimpianto e, nel ricordo, si inchina alla loro memoria.

Rende omaggio a un eroismo silenzioso nel tempo della sofferenza, e alla loro orgogliosa volontà di far riprendere la vita in quello che era divenuto un campo di rovine. Ricordiamo come un gesto eroico quello di trovare dentro di sé le risorse per porre mano immediatamente alla ricostruzione.

Anche dell’Abbazia, faro di civiltà, avviata, questa ricostruzione dell’Abbazia, ancor prima della conclusione del conflitto. Toccò al primo Presidente del Consiglio dei ministri espresso dal Comitato di Liberazione Nazionale, Ivanoe Bonomi, porne la prima pietra già nel marzo del 1945”.

Ma, contemporaneamente, Cassino è stata protagonista anche della rinascita della democrazia: “Cassino martire. Ma Cassino anche protagonista, straordinaria testimone di questa risalita dall’abisso. Un abisso che inghiottì anche migliaia di giovani di altri Paesi che morirono combattendo contro gli oppressori dell’Italia e che ricordiamo con commozione e con riconoscenza.

La strada della libertà è stata segnata dal sacrificio e dal coraggio degli uomini che combatterono coraggiosamente (e tanti vi persero la vita) in questi territori, prendendo parte alla lotta di Liberazione, per far sì che prevalesse la pace nel Continente dilaniato da nazionalismi e da conflitti e che non avessero a soccombere le ragioni dei diritti delle persone e dei popoli”.

Quel cammino che ha portato alla democrazia ed alla pace: “Quello che l’Italia ha compiuto in Europa in questi decenni è un cammino straordinario di pace e di solidarietà, abbracciando i valori dell’unità del nostro popolo, della democrazia, dell’uguaglianza, della giustizia sociale.

Valori che gli italiani vollero consacrati con la scelta della Repubblica e con la Costituzione. Insieme a una affermazione solenne, tra le altre: il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo per la risoluzione delle controversie internazionali.

Sono queste le poche parole dell’art.11 della nostra Costituzione che contiene le ragioni, le premesse del ruolo e delle posizioni del nostro Paese nella comunità internazionale: costruire ponti di dialogo, di collaborazione con le altre nazioni, nel rispetto di ciascun popolo”.

Inoltre ha ricordato le parole di san Paolo VI, che definì l’abbazia ‘messaggero di pace’: “La nuova Abbazia ha la stessa vocazione ma ambisce anche a essere prova di un’accresciuta consapevolezza degli orrori della guerra e di come l’Europa debba assumersi un ruolo permanente nella costruzione di una pace fondata sulla dignità e sulla libertà. Ne siamo interpellati. Sono mesi, ormai anni, amari quelli che stiamo attraversando. Contavamo che l’Europa, fondata su una promessa di pace, non dovesse più conoscere guerre”.

Parole che richiamano alle guerre in atto in Europa ed in Medio Oriente: “Ai confini d’Europa, invece, anzi dobbiamo dire dentro il suo spazio di vita, guerre terribili stanno spargendo altro sangue e distruggendo ogni remora posta a tutela della dignità degli esseri umani. Bisogna interrompere il ciclo drammatico di terrorismo, di violenza, di sopraffazione, che si autoalimenta e che vorrebbe perpetuarsi. Questo è l’impegno della Repubblica Italiana.

Far memoria di una tragedia, una battaglia così sanguinosa, come quella di Cassino, che ha inciso nelle carni e nelle coscienze del nostro popolo e di popoli divenuti nostri fratelli, è anche un richiamo a far cessare, ovunque, il fuoco delle armi, a riaprire una speranza di pace, di ripristino del diritto violato in sede internazionale, della dignità riconosciuta a ogni comunità”.

Cassino è un invito a non perdere la memoria: “Cassino esprime un ricordo doloroso di quanto la guerra possa essere devastante e distruttiva, ma è anche un monito a non dimenticare mai le conseguenze dell’odio, del cinismo, della volontà di potenza che si manifesta a più riprese nel mondo.

Cassino città martire.  Cassino città della pace. Questo il messaggio forte, intenso, che da qui viene oggi. E’ questo il traguardo a cui ambire. E’ questa la natura dell’Europa, la sua vocazione, la sua identità. E’ questa la lezione che dobbiamo tenere viva, custodire, trasmettere sempre, costantemente”.

(Foto: Quirinale)

A Roma la XXIX Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie

La Giornata Nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie giunge alla XXIX edizione: un periodo lungo che ha reso protagonista una vasta rete di associazioni, scuole, realtà sociali, enti locali, in un percorso di continuo cambiamento dei nostri territori, nel segno del noi, nel segno di Libera. La Giornata è riconosciuta ufficialmente dallo Stato, attraverso la legge n. 20 dell’8 marzo 2017:

“Il 21 marzo è Memoria, memoria di tutte le vittime innocenti delle mafie. Persone, rese vittime dalla violenza mafiosa, che rappresentano storie, scelte e impegno. Lo stesso impegno che viene portato avanti dalle centinaia di familiari che camminano con Libera e che ne costituiscono il nucleo più profondo ed essenziale, nella continua ricerca di verità e giustizia”.

Inoltre Libera ha spiegato la scelta della capitale: “Consci della forza criminali e forti della ricchezza di questi percorsi di alternativa, saremo a Roma per riaccendere i riflettori sulla presenza della criminalità organizzata nella Capitale e nel Lazio e per combattere la pericolosa e sempre più dilagante normalizzazione dei fenomeni mafiosi e corruttivi. Cammineremo, come ogni anno, al fianco dei familiari delle vittime innocenti, per sostenere le loro istanze di giustizia e verità, per rinnovare la memoria collettiva e manifestare insieme a loro il nostro impegno per il bene comune”.

‘Roma città libera’ è uno slogan che evoca il capolavoro del neorealismo ‘Roma città aperta’: “un’opera d’arte che parla di resistenza e della lotta per la libertà. Ad ottant’anni dalla liberazione dell’occupazione  nazi-fascista, oggi Roma deve nuovamente aprirsi e liberarsi. I ‘cento passi’ verso e dopo il 21 marzo, avranno lo scopo di raggiungere i centri e le periferie in cui la criminalità assume forme differenziate, per ribadire che Roma può e deve essere una città LIBERA, capitale di un’Italia che deve essere liberata da mafie e corruzione”.

Ma non è la prima volta che si svolge una manifestazione di Libera a Roma: “Dobbiamo rimettere al centro il sacrificio delle vittime innocenti e di quanti oggi subiscono la violenza mafiosa e non hanno ancora trovato la forza di ribellarsi. Per loro e per costruire un futuro libero, saremo con la nostra presenza in piazza il 21 marzo a Roma.

A Roma, dove alla presenza del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, si è svolta nel 1996 la prima edizione della Giornata, in piazza del Campidoglio. Qui fu letto il primo elenco delle vittime innocenti, sapientemente redatto grazie alla tenacia e alla pazienza di Saveria Antiochia.

Roma ha accolto la giornata nel 2005, quando un’importante manifestazione portò migliaia di persone allo stadio Flaminio. E poi nel 2014, quando il 20 marzo i familiari furono accolti da papa Francesco, prima della manifestazione nazionale svolta a Latina. E infine nel 2021, durante le restrizioni pandemiche, quando l’Auditorium Parco della Musica è stato teatro di una manifestazione ristretta ma densa di emozioni”.

Inoltre Libera sottolinea il grande numero di beni e aziende sequestrate e confiscate: “Grazie all’attività investigativa degli ultimi anni, Il Lazio è la terza regione per gli immobili in gestione dopo Sicilia e Campania con 2.711 beni. Rispetto alle aziende sequestrate, secondo un recente rapporto di Infocamere il Lazio è in seconda posizione dopo la Campania con 2100, rappresentando il 16% del totale delle aziende sequestrate in Italia. Di queste aziende la gran parte sono chiuse perché in realtà ‘aziende finte’ utilizzate soltanto come strumento di riciclaggio.

Attualmente gestite dall’Amministrazione Giudiziarie sono 462 le aziende a Roma che sono attive sul mercato, circa il 14% delle aziende sequestrate operative in Italia. Altro dato significativo sono le 381 aziende confiscate a Roma gestite dall’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati che si aggiungono alle 226 aziende confiscate sempre a Roma e vendute dall’ANBSC”.

Altro dato sottolineato riguarda il reato contro l’ambiente: “Roma è al primo posto nella classifica delle province italiane, stilata nel Rapporto Ecomafia di Legambiente, per reati contro l’ambiente accertati da forze dell’ordine e Capitanerie di porto: nel 2022, ultimo dato disponibile, sono stati 1.315.

Nel ciclo illegale dei rifiuti è seconda solo alla provincia di Napoli (con 288 illeciti penali) ed è al primo posto per quanto riguarda i reati contro la fauna e gli animali, ben 589. Una pressione, quella della criminalità ambientale, che investe tutto il Lazio, al quarto posto con 2.642 reati, dopo Campania, Puglia, Sicilia e prima della Calabria”.

Infine Libera ha scelto Roma per un importante progetto: “A Roma sta per aprire il primo percorso espositivo multimediale su mafie, antimafia e corruzione, all’interno di un bene confiscato. ExtraLibera prende vita negli spazi dell’ex Cinema Bologna, poi diventato sala bingo, e si propone di portare al centro la conoscenza dei traffici criminali attraverso il racconto delle storie delle vittime innocenti delle mafie.

Uno spazio immersivo, che coinvolge il visitatore in un viaggio tra sapere, consapevolezza e azione. Nello stesso immobile, un archivio storico sui fenomeni criminali (cartaceo e digitale) è pronto ad accogliere i ricercatori che vogliano approfondire queste tematiche e gli studiosi che vogliano conferire materiale da consultare. Uno spazio che si propone di essere un epicentro del percorso che ci condurrà alla XXIX Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie”.

(Foto: Libera)

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