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A Tolentino il Santuario della Madonna della Tempesta per pregare contro le calamità
Conosciuto precedentemente come Chiesa di Santa Maria Nova, è soltanto dal 2002 che questo luogo di culto, nel centro storico di Tolentino, in provincia di Macerata, ha acquisito lo stato di Santuario, grazie ad una dichiarazione dell’allora vescovo di Macerata, mons. Luigi Conti. Il sito era originariamente occupato da un tempio romano, sul quale venne edificata la prima chiesa medievale (XIII sec.), dedicata a Santa Maria, che era meta di pellegrinaggi fin dal Medioevo; successivamente la chiesa fu trasformata in pieve, eppoi ottenne lo status di cattedrale, che fu mantenuto fino al 1653, anno in cui dovette essere abbandonata perché pericolante.
L’edificio attuale (non più visitabile dopo il sisma del 2016), edificato nel 1740-46, è il frutto dell’opera combinata di Pietro Perugini, Pietro Severini e Carlo Maggi. Inoltre il Santuario comprende al suo interno interessanti opere d’arte, come gli affreschi raffiguranti la ‘Madonna col Bambino e Santi’, opera del ‘Maestro della Dormitio’ di Terni (sec. XIV), e la ‘Madonna delle Grazie’ (XVI sec.), i quadri dell’Immacolata e delle Anime Purganti, e la massiccia statua in legno policromo del ‘Cristo morto’ (sec. XVII); la reliquia più importante e venerata è la statua lignea della ‘Madonna della Tempesta’, attualmente conservata nella chiesa di san Giacomo, dedicata all’apostolo.
La statua della Madonna della Tempesta è un’effigie scolpita in legno durissimo, e ricoperta di un sottile strato di gesso policromo. Essa raffigura la Madonna assisa in trono, che indossa un manto di colore azzurro ricoperto di stelle. Il Bambino è seduto sulle sue ginocchia, vestito di una veste di colore rosso che ne sottolinea simbolicamente l’aspetto regale. Il Bambino tiene alzata la mano destra in un gesto di benedizione, mentre Maria lo regge affettuosamente con una mano sulle spalle e l’altra sulle gambe. Lo sguardo della Madonna è distaccato e fisso in lontananza, come quello di tante altre rappresentazioni di Madonne del periodo medievale.
Dal presidente del circolo culturale ‘T. Colsalvatico’, Franco Maiolati, ci facciamo raccontare la definizione di ‘Madonna della Tempesta’: “Credo che l’appellativo della ‘Madonna della Tempesta’ si possa far risalire al santo francescano Leonardo da Porto Maurizio, che è un santo missionario in Italia con una grande missione anche in Corsica, perché lui avrebbe voluto andare in Cina, ma il papa gli indicò di rimanere in Italia e per 43 anni girò l’Italia per incontrare la gente, ricordando la devozione alla Madonna.
Fu lui ad introdurre la ‘Via Crucis’ in Italia dalla Terra Santa, in quanto i francescani erano custodi della Terra Santa: fu sua l’idea della Via Crucis al Colosseo iniziata nel 1750. Nel mese dell’agosto 1740 san Leonardo da Porto Maurizio si fermò per una decina di giorni a Tolentino per la predicazione e, vedendo lo stato di abbandono della chiesa di Santa Maria, che non era più officiata ed in decadenza strutturale e, riscoprendo al suo interno, questa statua della Madonna, richiamò in una orazione i tolentinati a riprendere il culto della Madonna, affermando che Ella poteva essere un valido punto di preghiera per essere protetti dalla tempesta”.
Allora perché la denominazione ‘Tempesta’?
“Non sappiamo se questo appellativo risuonava tra la gente o fu frà Leonardo a richiamarlo per un aiuto dalla Madonna ad affrontare tutte le tempeste, in primis quelle fisiche e meteorologiche (fino a qualche decennio fa nelle campagne tolentinati era grandissimo il culto alla Madonna della Tempesta, come risulta nei documenti di archivio), tanto è che in estate in questa chiesa si celebrava una messa alle ore 4.30 di mattino in modo tale che i contadini potessero parteciparvi per poi andare a lavorare nella campagna. In questo modo si sviluppa l’appellativo. Quindi dalla predicazione di san Leonardo scaturì una rinascita del culto mariano, tanto è che il Consiglio comunale tolentinate, immediatamente dopo, si riunì per stanziare i soldi per il restauro della chiesa, che fu opera di un allievo del Vanvitelli”.
Quale è il culto a Tolentino?
“Il culto della Madonna della Tempesta a Tolentino è attestata da una lunghissima tradizione. Sicuramente si può far risalire all’epoca di san Nicola da Tolentino ed al beato Tommaso da Tolentino, che subì il martirio in India sulla strada per la Cina. Esiste un ex voto in cui sono raffigurati san Nicola e la statua della Madonna della Tempesta; però si può ricordare anche il culto avuto da san Vincenzo Maria Strambi, che nei primi decenni del XIX secolo è stato vescovo di Macerata e di Tolentino, che aveva una particolare venerazione del culto della Madonna della Tempesta, tanto è che trascorreva molte ore in preghiera e si era fatto ricavare dalla sua piccola stanza accanto alla chiesa,una finestrella, che si apriva sull’altare, per vedere la statua della Madonna con Bambin Gesù in braccio. Inoltre sembra che anche san Gaspare del Bufalo nel 1839 nella stessa chiesa diede inizio alla congregazione del Preziosissimo Sangue. Quindi abbiamo episodi ‘particolari’ di questa devozione”.
A Lei è stato dedicato anche un Santuario: per quale motivo?
“Tale chiesa divenne Santuario successivamente alla predicazione sopracitata di san Maurizio, a cui si aggiunge la grande devozione di san Vincenzo Maria Strambi, che fu vescovo di Tolentino. Prima abbiamo raccontato della sua devozione, pregando davanti alla statua; ma fu anche fautore di quel viaggio di ritorno a Roma di papa Pio VII dall’esilio. San Vincenzo Maria Strambi consigliò al papa una ‘deviazione’ facendolo passare a Tolentino, tantoché con tale occasione depose una corona e benedì tale statua della Madonna con Gesù Bambino in una celebrazione che si tenne nella basilica di san Nicola il 17 maggio 1815, insieme ad altre immagini della Madonna provenienti dalle città limitrofe”.
Per quale motivo i fedeli si affidano a Lei?
“La festa della Madonna è sempre stata nel mese di maggio, ma successivamente a questa incoronazione della statua della Madonna e di Gesù Bambino tale festa fu tenuta il 17 maggio. E sempre per la devozione che coinvolgeva la città con il suo territorio fu istituita la ‘peregrinatio’ della statua della Madonna nelle chiese del territorio durante il mese di maggio, che si è svolta fino all’evento sismico del 2016. Per quanto riguarda la devozione abbiamo citato alcuni esempi; ma, in particolare, è interessante ricordare come partì dai sacerdoti che reggevano la chiesa della Madonna della tempesta una preghiera per la pace durante la Prima Guerra mondiale.
Questo aspetto è interessante perché si ha qualche notizia che, essendo l’amministrazione comunale del tempo interventista, sollecitava la Chiesa a prendere una posizione a favore della guerra, mentre i sacerdoti tolentinati non erano d’accordo con questa presa di posizione; anzi, pensarono di dedicare una preghiera alla Madonna della Tempesta perché riportasse la pace; quindi questo Santuario divenne un luogo particolare di preghiera. Un altro aspetto da ricordare è che durante i bombardamenti del 1944, che coinvolsero il territorio maceratese, quindi anche Tolentino, non si ebbero danni alle persone nel territorio tolentinate, anche se sappiamo che nel marzo dello stesso anno molti giovani della città furono trucidati dai nazisti e dai fascisti a Montalto, nell’entroterra maceratese”.
‘O Vergine gloriosa e Madre nostra Maria, che noi veneriamo sotto il nome di Madonna della Tempesta, vedete quale orrenda e micidiale tempesta si è rovesciata per tutta l’Europa e nel mondo. Il grido di guerra risuona per ogni dove e sono sorte genti contro genti, regni contro regni e stragi e morti non solo sono ricominciate ma proseguono e minacciano di divenire più spesse e crudeli e di estendersi maggiormente’:ad inizio della Prima Guerra Mondiale ci si affidò a Lei per chiedere la pace: quale valore ha la preghiera?
“Per la pace ci si affidava molto alla preghiera. Quale valore ha? E’ evidente che chi non crede può essere scettico; però dobbiamo prendere atto di un fatto: anche nella storia recentissima (per questo a Tolentino è stata ridiffusa tale preghiera alla Madonna della Tempesta per la Prima Guerra mondiale, ma le ragioni sono le stesse) le strategie umane portano pochi frutti, anzi tendono sempre più ad inasprire, perché non partono realmente da una volontà di pace, ma vogliono ‘sistemare’ le situazioni in base a punti di vista in cui occorre sempre stabilire chi ha più ragione di altri.
Sono considerazioni che bisogna fare evidentemente;però sappiamo anche che se il tutto non parte da un cambiamento del cuore di chi governa queste situazioni, forse le strategie non hanno tutta l’efficacia, come anche la storia recente ci sta dicendo. Affidarsi alla preghiera significa che anche noi non dobbiamo perdere la speranza e non cedere alla rabbia ed alla disperazione nel vivere, più o meno direttamente, queste circostanze, compresi la guerra od i mali che assillano il mondo, presentati spesso anche in modo fuorviante. Vediamo le tempeste, che ci sono, anche quelle meteorologiche, ma anche della nostra situazione personale o familiare. Quindi la preghiera ha efficacia, come narrano le testimonianze storiche, che dicono che aiuta il vivere di un popolo”.
(Tratto da Aci Stampa)
Papa Francesco: nella Via Crucis l’attesa della vita
“La via del Calvario passa in mezzo alle nostre strade di tutti i giorni. Noi, Signore, andiamo solitamente nella direzione opposta alla tua. Proprio così può capitarci di incontrare il tuo volto, di incrociare il tuo sguardo. Noi procediamo come sempre e tu vieni verso di noi. I tuoi occhi ci leggono il cuore. Allora esitiamo a proseguire come se nulla fosse successo. Possiamo voltarci, guardarti, seguirti. Possiamo immedesimarci nel tuo cammino e intuire che è meglio cambiare direzione”: lo ha scritto papa Francesco nell’introduzione al testo delle meditazioni e delle preghiere, preparate da lui, per la Via Crucis, presieduta dal delegato del Santo Padre, il card. Baldassare Reina, vicario generale per la diocesi di Roma.
Nell’introduzione delle meditazioni papa Francesco ha sottolineato che occorre uscire dalla ‘città’ per ‘cambiare il mondo’: “Nei tuoi passi che escono dalla città c’è il nostro esodo verso una terra nuova. Sei venuto a cambiare il mondo: significa per noi cambiare direzione, vedere la bontà delle tue tracce, lasciare lavorare nel nostro cuore la memoria dei tuoi occhi”.
La Via Crucis è una ‘preghiera’ di chi accoglie l’invito di Gesù a mettersi in movimento: “La Via Crucis è la preghiera di chi si muove. Interrompe i nostri percorsi consueti, affinché dalla stanchezza andiamo verso la gioia. E’ vero, ci costa la via di Gesù: in questo mondo che calcola tutto, la gratuità ha un caro prezzo. Nel dono, però, tutto rifiorisce: una città divisa in fazioni e lacerata dai conflitti va verso la riconciliazione; una religiosità inaridita riscopre la fecondità delle promesse di Dio; persino un cuore di pietra può cambiarsi in un cuore di carne. Soltanto, occorre ascoltare l’invito: ‘Vieni! Seguimi!’ E fidarsi di quello sguardo d’amore”.
Per questo suo annuncio di libertà è stato condannato a morte: “Non andò così. Non ti rimise in libertà. Eppure, sarebbe potuta andare diversamente. E’ il drammatico gioco delle nostre libertà. Quello per cui, Signore, tanto ci hai stimati. Hai dato fiducia a Erode, a Pilato, ad amici e nemici. Sei irrevocabile nella fiducia con cui ti metti nelle nostre mani. Possiamo trarne meraviglie: liberando chi è ingiustamente accusato, approfondendo la complessità delle situazioni, contrastando i giudizi che uccidono. Persino Erode avrebbe potuto seguire la santa inquietudine che lo attraeva a te: non lo ha fatto, nemmeno quando si trovò finalmente in tua presenza. Pilato avrebbe potuto liberarti: già ti aveva assolto. Non lo ha fatto.
La via della croce, Gesù, è una possibilità che già troppe volte abbiamo lasciato cadere. Lo confessiamo: prigionieri dei ruoli da cui non siamo voluti uscire, preoccupati dei fastidi di un cambio di direzione. Tu sei ancora, silenziosamente, davanti a noi: in ogni sorella e in ogni fratello esposti a giudizi e pregiudizi. Ritornano argomenti religiosi, cavilli giuridici, l’apparente buon senso che non si coinvolge nel destino altrui: mille ragioni ci tirano dalla parte di Erode, dei sacerdoti, di Pilato e della folla. Eppure, può andare diversamente. Tu, Gesù, non te ne lavi le mani. Ami ancora, in silenzio. La tua scelta l’hai fatta, e ora tocca a noi”.
Per non rischiare di prendere posizione Gesù è condannato a morte: “Da mesi, forse da anni, quel peso era sulle tue spalle, Gesù. Quando ne parlavi, nessuno ti dava retta: resistenza invincibile, anche solo a intuire. Non te la sei cercata, ma hai sentito la croce venire verso di te, sempre più distintamente. Se l’hai accolta, è perché ne avvertivi, oltre che il peso, la responsabilità. La strada della tua croce, Gesù, non è solo in salita. È la tua discesa verso coloro che hai amato, verso il mondo che Dio ama. E’ una risposta, un’assunzione di responsabilità. Costa, come costano i legami più veri, gli amori più belli. Il peso che porti racconta il respiro che ti muove, quello Spirito ‘che è Signore e dà la vita’.
Chissà perché temiamo persino di interrogarti, su questo. In realtà, siamo noi ad avere il fiato corto, a forza di evitare responsabilità. Basterebbe non scappare e restare: tra coloro che ci hai dato, nei contesti in cui ci hai posto. Legarci, sentendo che solo così smettiamo di essere prigionieri di noi stessi. Pesa più l’egoismo della croce. Pesa più l’indifferenza della condivisione. Lo aveva annunciato il profeta: Anche i giovani faticano e si stancano, gli adulti inciampano e cadono; ma quanti sperano in te riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi”.
Ma in questo calvario c’è il sostegno doloroso della Madre: “Tua madre c’è, sulla via della croce: fu lei la tua prima discepola. Con delicata determinazione, con la sua intelligenza che nel cuore custodisce e ripensa, tua madre c’è. Dall’istante in cui le fu proposto di accoglierti in grembo si voltò, si convertì a te. Piegò le sue vie alle tue. Non fu una rinuncia, ma una scoperta continua, fino al Calvario: seguirti è lasciarti andare; averti è fare spazio alla tua novità. Lo sa ogni madre: un figlio sorprende. Figlio amato, tu riconosci che tua madre e tuoi fratelli sono quelli che ascoltano e si lasciano cambiare. Non parlano, ma fanno. In Dio le parole sono fatti e le promesse sono realtà: sulla via della croce, o Madre, sei fra le poche che lo ricorda.
Ora è il Figlio che ha bisogno di te: lui sente che tu non disperi. Sente che stai generando ancora nel tuo grembo la Parola. Anche noi, Gesù, riusciamo a seguirti generati da chi ti ha seguito. Anche noi siamo rimessi al mondo dalla fede di tua madre e di innumerevoli testimoni che generano anche là dove tutto parla di morte. Quella volta, in Galilea, erano stati loro a volerti vedere. Ora, salendo al Calvario, tu stesso cerchi lo sguardo di chi ascolta e mette in pratica. Indicibile intesa. Alleanza indissolubile”.
Ma anche il sostegno, forse non cercato, dell’uomo di strada come il cireneo, che si lascia coinvolgere: “Non si offrì, lo fermarono. Simone tornava dal suo lavoro e gli misero addosso la croce di un condannato. Avrà avuto il fisico adatto, ma certo la sua direzione era un’altra, il suo programma era un altro. In Dio ci si può imbattere così. Chissà perché, Gesù, quel nome – Simone di Cirene – divenne presto indimenticabile fra i tuoi discepoli. Sulla via della croce loro non c’erano e noi nemmeno, Simone invece sì. Vale fino a oggi: mentre qualcuno offre tutto di sé, si può essere altrove, persino in fuga, oppure si può venire coinvolti. Noi crediamo, Gesù, di ricordare il nome di Simone perché quell’imprevisto lo cambiò per sempre. Non smise più di pensarti. Diventò parte del tuo corpo, testimone di prima mano della tua differenza da qualsiasi altro condannato.
E tu, Gesù, ami coinvolgerci nel tuo lavoro, che dissoda la terra, perché sia nuovamente seminata. Noi abbiamo bisogno di questa sorprendente leggerezza. Abbiamo bisogno di chi ci fermi, talvolta, e ci metta sulle spalle qualche pezzo di realtà che va semplicemente portato. Si può lavorare tutto il giorno, ma senza di te si disperde. Invano faticano i costruttori, invano veglia il custode della città che Dio non costruisce. Ecco: sulla via della croce sorge la Gerusalemme nuova. E noi, come Simone di Cirene, cambiamo strada e lavoriamo con te”.
O la Veronica che porta sollievo al condannato: “Nel tuo volto, Gesù, vediamo il tuo cuore. La tua decisione ti si legge negli occhi, scava il tuo viso, rende i tuoi lineamenti espressione di un’attenzione inconfondibile. Ti accorgi di Veronica, come di me. Io cerco il tuo volto, che racconta la decisione di amarci sino all’ultimo respiro: e anche oltre, perché forte come la morte è l’amore. A cambiarci il cuore è il tuo volto, che vorrei fissare e custodire. Tu ti consegni a noi, giorno dopo giorno, nel volto di ogni essere umano, memoria viva della tua incarnazione.
Ogni volta che ci volgiamo al più piccolo, infatti, diamo attenzione alle tue membra e tu resti con noi. Così ci illumini il cuore e l’espressione del viso. Invece di respingere, ora accogliamo. Sulla via della croce il nostro volto, come il tuo, può finalmente diventare raggiante e diffondere benedizione. Ne hai impressa in noi la memoria, presentimento del tuo ritorno, quando ci riconoscerai al primo sguardo, uno a uno. Allora, forse, ti somiglieremo. E saremo faccia a faccia, in un dialogo senza fine, nell’intimità di cui mai saremo stanchi, famiglia di Dio”.
Nonostante l’ingiusta condanna l’Uomo giusto sa consolare chi piange: “Nelle donne hai riconosciuto da sempre, Gesù, una particolare corrispondenza col cuore di Dio. Per questo, nella grande moltitudine di popolo che quel giorno cambiò direzione e ti seguiva, immediatamente vedesti le donne e, ancora una volta, stabilisti con loro un’intesa speciale. La città è diversa quando se ne portano gli abitanti in grembo, quando se ne allattano i bambini: quando, insomma, non si conosce soltanto il registro del dominio, ma le cose si vivono dal di dentro. Alle donne che per dovere svolgono il rito della compassione, tu colpisci il cuore…
La nostra convivenza ferita, o Signore, in questo mondo a pezzi, ha bisogno di lacrime sincere, non di circostanza. Altrimenti si avvera quanto predissero gli apocalittici: non generiamo più nulla e poi tutto crolla. La fede, invece, sposta le montagne. Monti e colli non ci cadono addosso, ma in mezzo a loro si apre una strada. E’ la tua strada, Gesù: una via in salita, su cui gli apostoli ti hanno abbandonato, ma le tue discepole (madri della Chiesa) ti hanno seguito”.
In questa via crucis di Gesù tutto si conclude con l’attesa del giorno nuovo, che arriverà nel ‘terzo giorno’: “In un sistema che non si ferma mai, Gesù, tu vivi il tuo sabato. Lo vivono anche le donne, alle quali aromi e profumi vorrebbero già parlare di risurrezione. Insegnaci a non fare niente, quando ci è chiesto solo di aspettare. Educaci ai tempi della terra, che non sono quelli dell’artificio. Deposto nel sepolcro, Gesù, condividi la condizione che tutti ci accomuna e raggiungi gli abissi che tanto ci spaventano.
Vedi come li sfuggiamo, moltiplicando le nostre attività. Giriamo spesso a vuoto, ma il sabato splende con le sue luci: ci educa e ci chiede riposo. Vita divina, vita a misura d’uomo, quella che conosce la pace del sabato… Gesù, che sembri dormire nel mondo in tempesta, portaci tutti nella pace del sabato. Allora la creazione intera ci apparirà molto bella e buona, destinata alla risurrezione. E sarà pace sul tuo popolo e fra tutte le nazioni”.
Ed ecco l’invocazione conclusiva, che riprende il tema delle sue encicliche, modellato dalla preghiera di san Francesco: “Abbiamo percorso la Via della Croce; ci siamo volti all’amore da cui nulla potrà separaci. Ora, mentre il Re dorme e un grande silenzio scende su tutta la terra, facendo nostre le parole di san Francesco invochiamo il dono della conversione del cuore: Alto e glorioso Dio, illumina le tenebre del cuore mio. Dammi fede retta, speranza certa, carità perfetta e umiltà profonda. Dammi, Signore, senno e discernimento per compiere la tua vera e santa volontà. Amen”.
Papa Francesco: la preghiera rende capaci
“Per conservare la salute in vista della Veglia di domani e della Santa Messa della domenica di Pasqua, questa sera il Santo Padre Francesco seguirà la Via Crucis al Colosseo da Casa Santa Marta. I testi delle meditazioni e delle preghiere dal titolo ‘In preghiera con Gesù sulla via della croce’ proposte quest’anno per le stazioni della Via Crucis del Venerdì Santo sono state scritte dal Santo Padre”. Quindi questa sera papa Francesco, per preservare la propria salute ha seguito la ‘Via Crucis’ al Colosseo da Casa Santa Marta.
La ‘Via Crucis’ di papa Francesco è stata una preghiera intima che, nell’Anno della Preghiera, ha lasciato parlare il cuore dell’uomo, con i racconti degli incontri lungo la via dolorosa verso il Golgota sulla strada del perdono, perché Dio ci invita a rialzarci dal peccato, nonostante una condanna a morte:
“Gesù, tu sei la vita e sei condannato a morte; sei la verità e subisci un falso processo. Ma perché non reclami? Perché non alzi la voce e non spieghi le tue ragioni? Perché non confuti i dotti e i potenti come hai sempre fatto con successo? La tua reazione stupisce, Gesù: nel momento decisivo non parli, taci. Perché più il male è forte, più la tua risposta è radicale. E la tua risposta è il silenzio”.
Davanti all’ingiustizia il silenzio si trasforma in preghiera che perdona: “Ma il tuo silenzio è fecondo: è preghiera, è mitezza, è perdono, è la via per redimere il male, per convertire ciò che soffri in un dono che offri. Gesù, mi accorgo che ti conosco poco perché non conosco abbastanza il tuo silenzio; perché nella frenesia di correre e fare, assorbito dalle cose, preso dalla paura di non stare a galla o dalla smania di mettermi al centro, non trovo il tempo per fermarmi e rimanere con te: per lasciare agire te, Parola del Padre che operi nel silenzio. Gesù, il tuo silenzio mi scuote: m’insegna che la preghiera non nasce dalle labbra che si muovono, ma da un cuore che sa stare in ascolto: perché pregare è farsi docili alla tua Parola, è adorare la tua presenza”.
In effetti la preghiera è un invito a non portare da soli la propria croce: “Venire a te; io, invece, mi chiudo in me: rimugino, rivango, mi piango addosso, sprofondo nel vittimismo, campione di negatività. Venite a me: dircelo non è bastato e allora ecco che ci vieni incontro e ti carichi sulle spalle la nostra croce, per togliercene il peso. Tu questo desideri: che gettiamo in te fatiche e affanni, perché vuoi che ci sentiamo liberi e amati in te. Grazie, Gesù. Unisco la mia croce alla tua, ti porto la mia stanchezza e le mie miserie, getto in te ogni peso del cuore”.
In questa ‘Via Crucis’ le donne hanno un ruolo importante, iniziando dalla Madre: “Gesù, i tuoi ti hanno abbandonato, Giuda ti ha tradito, Pietro rinnegato: sei rimasto solo con la croce. Ma ecco tua madre. Non servono parole, bastano i suoi occhi, che sanno guardare in faccia la sofferenza e farsene carico. Gesù, nello sguardo pieno di lacrime e di luce di Maria ritrovi la memoria della tenerezza, delle carezze, delle braccia amorevoli che ti hanno sempre accolto e sostenuto. Lo sguardo materno è lo sguardo della memoria, che ci fonda nel bene”.
Il ‘ruolo’ della madre è fondamentale nella vita di ciascuno: “Non si può fare a meno di una madre che ci mette al mondo, ma neppure di una madre che ci rimette a posto nel mondo. Tu lo sai e dalla croce ci dai la tua stessa madre. Ecco tua madre, dici al discepolo, a ognuno di noi: dopo l’Eucaristia, ci dai Maria, dono estremo prima di morire. Gesù, il tuo cammino è stato confortato dal ricordo del suo amore; anche il mio cammino ha bisogno di fondarsi nella memoria del bene.
Mi accorgo, però, che la mia preghiera è povera di memoria: veloce, sbrigativa, una lista di bisogni per oggi e domani. Maria, ferma la mia corsa, aiutami a fare memoria: a custodire la grazia, a ricordare il perdono e i prodigi di Dio, a ravvivare il primo amore, a riassaporare le meraviglie della provvidenza, a piangere di gratitudine”.
Tale ‘ruolo’ è confermato dalla Veronica: “Gesù, tanti seguono il barbaro spettacolo della tua esecuzione e, senza conoscerti e senza conoscere la verità, emettono giudizi e condanne, gettando su di te infamia e disprezzo. Accade anche oggi, Signore, e non serve nemmeno un macabro corteo: basta una tastiera per insultare e pubblicare sentenze. Ma, mentre tanti urlano e giudicano, una donna si fa strada in mezzo alla folla. Non parla: agisce. Non inveisce: s’impietosisce. Va controcorrente: sola, con il coraggio della compassione, rischia per amore, trova il modo di passare tra i soldati solo per darti sul volto il conforto di una carezza”.
La donna comprende il dolore e lo allevia: “Il suo gesto passerà alla storia ed è un gesto di consolazione. Quante volte invoco consolazione da te, Gesù! Ma la Veronica mi ricorda che pure tu ne hai bisogno: tu, Dio vicino, chiedi la mia vicinanza; tu, mio consolatore, vuoi essere consolato da me. Amore non amato, anche oggi cerchi tra la folla cuori sensibili alla tua sofferenza, al tuo dolore. Cerchi veri adoratori, che in spirito e verità rimangano con te, Amore abbandonato. Gesù, accendi in me il desiderio di stare con te, di adorarti e consolarti. E fa’ che, nel tuo nome, io sia consolazione per gli altri”.
E’ un incontro particolare quello di Gesù crocifisso con le donne: “Gesù, chi ti segue fino alla fine lungo la via della croce? Non i potenti, che ti aspettano sul Calvario, non gli spettatori che stanno lontano, ma le persone semplici, grandi ai tuoi occhi e piccole a quelli del mondo. Sono le donne, a cui hai dato speranza: non hanno voce ma si fanno sentire. Aiutaci a riconoscere la grandezza delle donne, loro che a Pasqua sono state fedeli e vicine a te, ma che ancora oggi vengono scartate, subendo oltraggi e violenze. Gesù, le donne che incontri si battono il petto e fanno lamenti su di te”.
Le donne asciugano le lacrime: “Non si piangono addosso, ma piangono per te, piangono sul male e sul peccato del mondo. La loro preghiera fatta di lacrime arriva al tuo cuore. E la mia preghiera sa piangere? Mi commuovo davanti a te, crocifisso per me, davanti al tuo amore mite e ferito? Piango le mie falsità e la mia incostanza? Di fronte alle tragedie del mondo il mio cuore è di ghiaccio o si scioglie? Come reagisco alla follia della guerra, a volti di bimbi che non sanno più sorridere, a madri che li vedono denutriti e affamati e non hanno più lacrime da versare? Tu, Gesù, hai pianto su Gerusalemme, hai pianto sulla durezza del nostro cuore. Scuotimi dentro, dammi la grazia di piangere pregando e di pregare piangendo”.
Infine il corpo di Gesù è accolto dalla Madre: “Maria, dopo il tuo ‘sì’ il Verbo si fece carne nel tuo grembo; ora adagiata sul tuo grembo c’è la sua carne martoriata: quel bimbo che tenevi tra le braccia è un cadavere straziato. Eppure adesso, nel momento più sofferto, risplende la tua offerta: una spada ti trapassa l’anima e la tua preghiera continua ad essere un ‘sì’ a Dio. Maria, noi siamo poveri di ‘sì’ e ricchi di ‘se’: se avessi avuto genitori migliori, se fossi stato più compreso e amato, se mi fosse andata meglio la carriera, se non ci fosse quel problema, se solo non soffrissi più, se Dio mi ascoltasse”.
Il gesto della Madre è un invito a vivere la realtà affidandosi a Dio: “Perennemente a chiederci il perché delle cose, fatichiamo a vivere il presente con amore. Tu avresti tanti ‘se’ da dire a Dio, ma dici ancora ‘sì’. Forte nella fede, credi che il dolore, attraversato dall’amore, porta frutti di salvezza; che la sofferenza con Dio non ha l’ultima parola. E mentre tieni tra le braccia Gesù esanime, risuonano in te le ultime parole che ti ha rivolto: Ecco tuo figlio. Madre, sono io quel figlio! Accoglimi tra le tue braccia e chinati sulle mie ferite. Aiutami a dire ‘sì’ a Dio, ‘sì’ all’amore. Madre di pietà, viviamo un tempo spietato e abbiamo bisogno di compassione: tu, tenera e forte, ungici di mitezza: sciogli le resistenze del cuore e i nodi dell’anima”.
E’ una preghiera alla Madre di Dio di essere sempre al proprio fianco: “Prendimi per mano, Maria. Quando cedo alla recriminazione e al vittimismo: prendimi per mano, Maria. Quando smetto di lottare e accetto di convivere con le mie falsità: prendimi per mano, Maria. Quando indugio e non trovo il coraggio di dire ‘sì’ a Dio: prendimi per mano, Maria. Quando sono indulgente con me e inflessibile con gli altri: prendimi per mano, Maria. Quando voglio che la Chiesa e il mondo cambino, ma io non cambio: prendimi per mano, Maria”.
Ed al termine della ‘Via Crucis’ compare Giuseppe d’Arimatea, che dà valore alla preghiera, perché rende audaci: “Giuseppe: il nome che insieme a Maria sta all’alba del Natale, segna pure l’aurora della Pasqua. Giuseppe di Nazaret sognò e con coraggio prese Gesù per salvarlo da Erode; tu, Giuseppe di Arimatea, ne prendi il corpo, senza sapere che un sogno impossibile e meraviglioso si realizzerà proprio lì, nel sepolcro che hai dato a Cristo quando pensavi che lui non potesse far più nulla per te. Invece è proprio vero che ogni dono fatto a Dio riceve una ricompensa più grande.
Giuseppe di Arimatea, sei il profeta del coraggio audace. Per fare il tuo dono a un morto vai dal temuto Pilato e lo preghi, così da poter regalare a Gesù il sepolcro che avevi fatto costruire per te. La tua preghiera è tenace e alle parole seguono le opere. Giuseppe, ricordaci che la preghiera insistente porta frutto e attraversa persino il buio della morte; che l’amore non rimane senza risposta, ma regala nuovi inizi”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Francesco: non sentirsi ‘scarto’
Papa Francesco ha inviato un messaggio ad un gruppo di migranti riuniti a Lajas Blancas, a Panama, ricordando che anche lui è stato un migrante: “Sono anche figlio di migranti partiti alla ricerca di un futuro migliore. C’erano momenti in cui rimanevano senza nulla, addirittura affamati; con le mani vuote, ma il cuore pieno di speranza”.
Questa speranza è testimonianza da vescovi e agenti pastorali, che partecipano all’incontro a Panama: “Ringrazio i miei fratelli vescovi e agenti pastorali che mi rappresentano davanti a voi. Sono il volto di una Chiesa madre che cammina con i suoi figli, nei quali scopre il volto di Cristo e, come Veronica, con affetto, offre sollievo e speranza nella via crucis della migrazione. Grazie per il tuo impegno con i nostri fratelli e sorelle migranti che rappresentano la carne sofferente di Cristo, quando sono costretti ad abbandonare la propria terra, ad affrontare i rischi e le tribolazioni di un cammino duro, senza trovare altra via d’uscita”.
Infine, rivolgendosi ai migranti, li invita a non considerarsi ‘scarto’: “Fratelli e sorelle migranti, non dimenticate mai la vostra dignità umana. Non aver paura di guardare negli occhi gli altri perché non sei uno scarto, ma fai parte anche tu della famiglia umana e della famiglia dei figli di Dio. E grazie per esserci”.
Ugualmente nella lettera inviata ai partecipanti alla VI Semana Social Brasileira papa Francesco ha chiesto di camminare verso una ‘Chiesa in uscita’: “Fin dalla sua prima edizione, nel 1991, la Semana Social Brasileira si è presentata come un cammino verso una ‘Chiesa in uscita’, impegnata ad abbattere i muri del rifiuto e dell’indifferenza, accompagnando i più poveri e i più privati dei loro diritti fondamentali nella loro lotta per la terra, casa e lavoro”.
E’ un invito a ripensare ad una nuova economia, come aveva sottolineato durante l’incontro mondiale dei movimenti popolari: “Inoltre, propone una nuova economia più solidale e la rivitalizzazione dei valori democratici che aiutano a costruire una società in cui vi sia una vera partecipazione popolare ai processi decisionali della nazione. Vi ringrazio di cuore per questo impegno e anche per promuovere, insieme ai giovani del Brasile, l’Economia di Chiara e Francesco”.
In conclusione ha auspicato “frutti abbondanti a favore di una società più giusta in cui si viva la fraternità universale e l’amicizia sociale. In questo senso, cerchiamo di vedere in coloro che sono costretti a vivere nella miseria dalle ingiustizie sociali il volto di Gesù che ci esorta a non rimanere indifferenti, perché, come lui stesso ha detto: ogni volta che lo fate a uno dei miei fratelli più piccoli, lo fate a me!”
Papa Francesco: imitate i missionari
Ieri papa Francesco ha incontrato i pellegrini della diocesi di Crema, nel ricordo del martirio del beato p. Alfredo Cremonesi che ‘ha incarnato la pietà robusta, il lavoro generoso, la vita semplice e il fervore missionario, virtù solide della sua terra’, ucciso in Myanmar il 7 febbraio 1953 e della violenza che ancora oggi sconvolge la vita della popolazione birmana, dopochè era stato rimandato a causa della pandemia:
Una Via Crucis che insegna la pace con i testimoni della guerra
“Se diciamo semplicemente passo dopo passo, il nostro pensiero corre subito a chi cammina lentamente o speditamente. Se parliamo, invece, di passi in salita, il nostro pensiero va a chi con gli scarponi procede sui sentieri di montagna e con fatica raggiunge la meta. La salita di Gesù al Calvario non è assimilabile né al cammino in pianura, né a quello dello scalatore, esperto o amatoriale che sia. La salita di Gesù è un impegno di cui Lui si è caricato per ciascuno di noi.
A Cutro una via Crucis per le vittime del naufragio contro l’indifferenza
Ieri, inaugurando il 40^ Anno Accademico dell’Università degli studi della Basilicata, il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, ha insistito affinché si dia una risposta al naufragio avvenuto pochi giorno prima davanti le coste calabresi, in cui hanno perso la vita finora 71 profughi, provenienti dalle zone di guerra:
Le visioni del Meeting di Rimini, l’arte e le storie da Livatino alla Barelli
Il meeting dell’Amicizia fra i popoli, conclusosi da poco a Rimini, ha offerto ai visitatori il ‘piatto’ forte della kermesse; stiamo parlando delle mostre, che sono tredici ed hanno avuto più di 150.000 prenotazioni: ma anche senza prenotazione sono state visitate, armati di santa pazienza, perché alla fine si riesce ad entrare.
Papa Francesco al Colosseo: la preghiera supporta le famiglie
Stasera al Colosseo, affollato da circa 10.000 fedeli, papa Francesco ha presieduto, dopo due anni di ‘fermo’ a causa della pandemia da coronavirus, la Via Crucis con le meditazioni delle famiglie. I testi delle 14 stazioni sono stati scritti da una coppia di giovani sposi, una famiglia in missione, da sposi anziani senza figli, una famiglia numerosa, una famiglia con un figlio con disabilità, una famiglia che gestisce una casa famiglia, una famiglia con un genitore malato, una coppia di nonni, una famiglia adottiva, una vedova con figli, una famiglia con un figlio consacrato, una famiglia che ha perso una figlia, una famiglia ucraina e una famiglia russa ed infine una famiglia di migranti.
Papa Francesco affida la Via Crucis alle famiglie
Questa sera sono le famiglie le protagoniste delle meditazioni della tradizionale Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo, presieduta da papa Francesco, in vista dell’Incontro Mondiale delle Famiglie che si terrà a Roma a giugno, come ha dichiarato il direttore della sala stampa della Santa Sede, Matteo Bruni:



























