Papa Francesco invita a tenere lo sguardo su Gesù

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Proseguendo nell’udienza generale nel cortile di san Damaso papa Francesco ha affermato che è impossibile ad un ritorno alla vita precedente in quanto essa era già malata, invitando a preparare il futuro con l’aiuto di Gesù, che guarisce:

“Abbiamo percorso le vie della dignità, della solidarietà e della sussidiarietà, vie indispensabili per promuovere la dignità umana e il bene comune. E come discepoli di Gesù, ci siamo proposti di seguire i suoi passi optando per i poveri, ripensando l’uso dei beni e prendendoci cura della casa comune.

Nel mezzo della pandemia che ci affligge, ci siamo ancorati ai principi della dottrina sociale della Chiesa, lasciandoci guidare dalla fede, dalla speranza e dalla carità. Qui abbiamo trovato un solido aiuto per essere operatori di trasformazione che sognano in grande, non si fermano alle meschinità che dividono e feriscono, ma incoraggiano a generare un mondo nuovo e migliore”.

L’invito del papa è di continuare nel cammino tenendo fisso ‘lo sguardo su Gesù’: “Come ci mostra il Vangelo, Gesù ha guarito i malati di ogni tipo (cfr Mt 9,35), ha dato la vista ai ciechi, la parola ai muti, l’udito ai sordi. E quando guariva le malattie e le infermità fisiche, guariva anche lo spirito perdonando i peccati, perché Gesù sempre perdona, così come i ‘dolori sociali’ includendo gli emarginati. Gesù, che rinnova e riconcilia ogni creatura, ci regala i doni necessari per amare e guarire come Lui sapeva fare, per prendersi cura di tutti senza distinzioni di razza, lingua o nazione”.

Inoltre ha sollecitato ogni persona ad ‘apprezzare la bellezza’ dell’essere umano, che aiuta a riconoscere Gesù: “Potremo rigenerare la società e non ritornare alla cosiddetta ‘normalità’, che è una normalità ammalata, anzi ammalata prima della pandemia: la pandemia l’ha evidenziata!..

La normalità alla quale siamo chiamati è quella del Regno di Dio, dove ‘i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo’. E nessuno fa il finto tonto guardando da un’altra parte. Questo è quello che dobbiamo fare, per cambiare”.

Inoltre ha sottolineato che l’azione di Gesù è umana: “ Nella normalità del Regno di Dio il pane arriva a tutti e ne avanza, l’organizzazione sociale si basa sul contribuire, condividere e distribuire, non sul possedere, escludere e accumulare. Il gesto che fa andare avanti una società, una famiglia, un quartiere, una città, tutti è quello di darsi, dare, che non è fare un’elemosina, ma è un darsi che viene dal cuore. Un gesto che allontana l’egoismo e l’ansia di possedere. Ma il modo cristiano di far questo non è un modo meccanico: è un modo umano”.

Quindi ha ribadito che per sconfiggere la pandemia è necessaria la tenerezza di Gesù: “Noi non potremo mai uscire dalla crisi che si è evidenziata dalla pandemia, meccanicamente, con nuovi strumenti (che sono importantissimi, ci fanno andare avanti e dei quali non bisogna avere paura) ma sapendo che neppure i mezzi più sofisticati potranno fare tante cosa ma una cosa non la potranno fare: la tenerezza. E la tenerezza è il segnale proprio della presenza di Gesù. Quell’avvicinarsi al prossimo per camminare, per guarire, per aiutare, per sacrificarsi per l’altro”.

Al contempo ha sottolineato anche che le diseguaglianze sono opera dell’uomo, invitando a trovare ‘antivirus’ che sconfiggano gli squilibri economici: “Sono opera dell’uomo, provengono da un modello di crescita sganciato dai valori più profondi. Lo spreco del pasto avanzato: con quello spreco si può dare da mangiare a tutti. E ciò ha fatto perdere la speranza a molti ed ha aumentato l’incertezza e l’angoscia.

Per questo, per uscire dalla pandemia, dobbiamo trovare la cura non solamente per il coronavirus (che è importante!) ma anche per i grandi virus umani e socioeconomici. Non bisogna nasconderli, facendo una pennellata di vernice perché non si vedano. E certo non possiamo aspettarci che il modello economico che è alla base di uno sviluppo iniquo e insostenibile risolva i nostri problemi”.

Concludendo ha chiesto un impegno per generare politiche ‘buone’: “Dobbiamo metterci a lavorare con urgenza per generare buone politiche, disegnare sistemi di organizzazione sociale in cui si premi la partecipazione, la cura e la generosità, piuttosto che l’indifferenza, lo sfruttamento e gli interessi particolari.

Dobbiamo andare avanti con tenerezza. Una società solidale ed equa è una società più sana. Una società partecipativa, dove gli ‘ultimi’ sono tenuti in considerazione come i ‘primi’, rafforza la comunione. Una società dove si rispetta la diversità è molto più resistente a qualsiasi tipo di virus”.

(Foto: Vatican Media)

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