Papa Leone XIV invita a lavorare insieme per una Chiesa sinodale
“Grazie della vostra presenza! Lo Spirito Santo, che abbiamo invocato, ci guidi in queste due giornate di riflessione e di dialogo. Considero molto significativo il fatto che ci siamo riuniti in Concistoro all’indomani della solennità dell’Epifania del Signore, e vorrei introdurre i nostri lavori con una suggestione che viene proprio da questo mistero”: il Il discorso di papa Leone XIV ha dato il via, nel pomeriggio, ai lavori della riunione con i membri del Collegio cardinalizio, con l’indicazione della sinodalità come ‘il cammino che Dio chiede alla Chiesa del terzo millennio’.
Nel discorso introduttivo il papa ha preso spunto dall’invito del profeta Isaia a rivestirsi di luce, che richiama l’inizio del Concilio Vaticano II, attraverso la lettura del primo paragrafo della Costituzione dogmatica sulla Chiesa, ‘Lumen Gentium’: “Queste parole fanno pensare all’inizio della Costituzione sulla Chiesa del Concilio Vaticano II…
Possiamo dire che lo Spirito Santo, a distanza di secoli, ha ispirato la medesima visione nel profeta e nei Padri conciliari: la visione della luce del Signore che illumina la città santa – prima Gerusalemme, poi la Chiesa e, riflettendosi su di essa, permette a tutti i popoli di camminare in mezzo alle tenebre del mondo. Ciò che Isaia annunciava ‘in figura’, il Concilio lo riconosce nella realtà pienamente svelata di Cristo luce delle genti”.
Sotto questa ‘luce’ ha interpretato i pontificati post conciliari: “I pontificati di san Paolo VI e quello di san Giovanni Paolo II li potremmo interpretare complessivamente in questa prospettiva conciliare, che contempla il mistero della Chiesa tutto inscritto in quello di Cristo e così comprende la missione evangelizzatrice come irradiazione dell’inesauribile energia sprigionata dall’Evento centrale della storia della salvezza”.
Ugualmente per i pontificati di papa Benedetto XVI e di papa Francesco attraverso la parola ‘attrazione’: “I papi Benedetto XVI e Francesco hanno poi riassunto questa visione in una parola:attrazione. Papa Benedetto lo ha fatto nell’Omelia di apertura della Conferenza di Aparecida, nel 2007, quando disse: ‘La Chiesa non fa proselitismo. Essa si sviluppa piuttosto per attrazione’… Papa Francesco si è trovato perfettamente in accordo con questa impostazione e l’ha ripetuta più volte in diversi contesti”.
Il filo conduttore di questi pontefici è l’amore di Dio: “Ed invito me e voi a fare bene attenzione a quello che Papa Benedetto indicava come la ‘forza’ che presiede a questo movimento di attrazione: tale forza è la Charis, è l’Agape, è l’Amore di Dio che si è incarnato in Gesù Cristo e che nello Spirito Santo è donato alla Chiesa e santifica ogni sua azione. In effetti, non è la Chiesa che attrae ma Cristo, e se un cristiano o una comunità ecclesiale attrae è perché attraverso quel ‘canale’ arriva la linfa vitale della Carità che sgorga dal Cuore del Salvatore.
E’ significativo che papa Francesco, che ha iniziato con ‘Evangelii gaudium’ ‘sull’annuncio del Vangelo nel mondo attuale’, abbia concluso con ‘Dilexit nos’ ‘sull’amore divino e umano del Cuore di Cristo’… Nella misura in cui ci amiamo gli uni gli altri come Cristo ci ha amato, noi siamo suoi, siamo la sua comunità e Lui può continuare ad attirare attraverso di noi. Infatti solo l’amore è credibile, solo l’amore è degno di fede”.
Ecco il motivo per cui l’unità ‘attrae’ mentre la divisione ‘disperde’: “Mi pare che lo riscontri anche la fisica, sia nel micro che nel macrocosmo. Dunque, per essere Chiesa veramente missionaria, cioè capace di testimoniare la forza attrattiva della carità di Cristo, dobbiamo anzitutto mettere in pratica il suo comandamento, l’unico che Egli ci ha dato, dopo aver lavato i piedi dei discepoli”.
L’amore di Dio è il centro del Vangelo: “Carissimi Fratelli, vorrei partire da qui, da questa parola del Signore, per il nostro primo Concistoro e, soprattutto, per il cammino collegiale che, con la grazia di Dio, siamo chiamati a compiere. Siamo un gruppo molto variegato, arricchito da molteplici provenienze, culture, tradizioni ecclesiali e sociali, percorsi formativi e accademici, esperienze pastorali e, naturalmente, caratteri e tratti personali. Siamo chiamati prima di tutto a conoscerci e a dialogare per poter lavorare insieme al servizio della Chiesa. Spero che potremo crescere nella comunione per offrire un modello di collegialità”.
Ed ecco i temi su cui sono chiamati al confronto i cardinali nel cammino tracciato da papa Francesco: “In questi giorni avremo modo di sperimentare già una riflessione comunitaria su quattro temi: ‘Evangelii gaudium’, cioè la missione della Chiesa nel mondo di oggi; ‘Praedicate Evangelium’, vale a dire il servizio della Santa Sede, specialmente alle Chiese particolari; Sinodo e sinodalità, strumento e stile di collaborazione; Liturgia, fonte e culmine di vita cristiana. Per ragioni di tempo e per favorire un reale approfondimento, solo due di essi saranno oggetto di una trattazione specifica”.
In questa ‘due giorni’ il papa si metterà in ascolto: “Sono qui per ascoltare. Come abbiamo imparato durante le due Assemblee del Sinodo dei Vescovi del 2023 e del 2024, la dinamica sinodale implica per eccellenza l’ascolto. Ogni momento di questo tipo è un’opportunità per approfondire il nostro apprezzamento condiviso per la sinodalità”.
E’ stato un invito a mettersi in ascolto per un cammino sinodale: “Ascoltare la mente, il cuore e lo spirito di ciascuno; ascoltarsi l’un l’altro; esprimere solo il punto principale e in modo molto breve, così che tutti possano parlare: questo sarà il nostro modo di procedere. I saggi antichi romani dicevano: ‘Non multa sed multum!’
Ed in futuro, questo stile di ascolto reciproco, cercando la guida dello Spirito Santo e camminando insieme, continuerà ad essere di grande aiuto per il ministero petrino che mi è stato affidato. Anche dal modo con cui impariamo a lavorare insieme, con fraternità e sincera amicizia, può iniziare qualcosa di nuovo, che mette in gioco presente e futuro”.
(Foto: Santa Sede)




























