In dialogo con p. Gaffurini: il segno di speranza del Natale in Terra Santa

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“Nel 2011 festeggiavo 35 anni di vita monastica concludendo il mio servizio di priore dell’abbazia cistercense di Fiastra e dopo tanti anni ininterrotti di ‘lavori’ i miei superiori mi consigliarono di prendere un tempo sabbatico chiedendomi dove lo volevo trascorrere. Non sapendo dove andare mi è venuto in modo spontaneo la richiesta di trascorrerlo a Gerusalemme, dove ho vissuto un mese. Per noi cristiani il cuore di Gerusalemme è la basilica del Santo Sepolcro, dove ogni giorno si fa memoria del mistero pasquale di Gesù.

Lì ho aiutato i francescani, che ogni pomeriggio ricordano la passione, morte e resurrezione di Gesù, nel canto e nella preghiera; poi sono stato invitato da loro a trascorrere alcune notti di preghiera, perché con tutte le comunità cristiane in Terra Santa si alzano nella notte per un’ora di preghiera. In una di quelle notti che ho avuto la grazia di passare nell’edicola del Santo Sepolcro ho avvertito un invito dal Signore di poter restare in questo luogo particolarmente ricco di grazia. Rientrato al monastero dell’Abbadia di Fiastra ho fatto presente ai superiori il dono di questa Grazia.

Così dopo il mese sabbatico mi hanno concesso un anno sabbatico; però l’affezione al Santo Sepolcro è cresciuta, trasformandosi in un torrente di grazia, ed al termine di questo anno sabbatico mi sono iscritto, sempre con il consenso dei superiori, al corso di ebraico biblico della facoltà di lingue dell’Ordine dei francescani, solo per continuare il mio servizio al Santo Sepolcro.

Nel frattempo il priore generale dei cistercensi venne a Gerusalemme per constatare la mia frequenza effettiva al corso, assecondando il mio desiderio di prolungare la permanenza al Santo Sepolcro. L’anno successivo è ritornato concedendomi la facoltà di passare ad un altro Ordine, dopo averne parlato con il capitolo cistercense, in quanto chi presta servizio in Terra Santa sono i frati minori francescani. Così dopo un tempo di discernimento sono diventato un frate minore francescano”.     

Così inizia il racconto di p. Giuseppe Maria Gaffurini, frate dell’Ordine Francescano Minore della Custodia di Terra Santa e presidente della comunità francescana del Santo Sepolcro di Gerusalemme, incontrato di passaggio all’Abbadia di Fiastra di Tolentino, dopo un convegno dell’Opera Romana Pellegrinaggi a Roma per parlare ai tour operator in vista della ripresa dei pellegrinaggi in Terra Santa, il cui primo si svolge fino al 2 gennaio: “Possiamo dire che Gerusalemme, essendo città santa, è estremamente salvaguardata dalle conseguenze di questa ennesima guerra. Godiamo di una certa sicurezza. Il nostro convento si trova nella Gerusalemme vecchia ed è adiacente alla spianata delle moschee e vicina al muro occidentale. Evidentemente, trovandoci nel luogo più sacro di Gerusalemme sia per i musulmani che per gli ebrei, il luogo è molto sicuro, molto protetto”.

Ecco, allora, come si vive a Gerusalemme?

“Il nostro patriarca, card. Pizzaballa, prendendo spunto da un’espressione di papa Francesco (‘disarmare le parole’) ripresa anche da papa Leone XIV, ci invita in questo momento a non sottolineare più tutto il male che c’è stato e che ancora in qualche modo continuerà. Piuttosto ci invita a sottolineare i piccoli germogli di bene e di pace, affinchè crescano. Quindi è un invito a focalizzare la nostra attenzione sui pochi germogli di bene che si iniziano ad intravedere”.

‘E’ un kairós, un’opportunità. Non so se segnerà la fine della guerra, ma è stato un punto di svolta. Può essere l’inizio di qualcosa di nuovo, un’opportunità che ci è stata data’, affermava alcune settimane fa il card. Pierbattista Pizzaballa con un invito a non abbandonare la Terra Santa. Per quale motivo invita i giovani a non abbandonare la Terra Santa?

“Il patriarca fa di tutto perché le famiglie cristiane rimangano in Terra Santa: sarebbe veramente doloroso che nel luogo dove è nato il cristianesimo, esso possa scomparire. Quindi si sta prodigando con la pastorale e la solidarietà intensa per riuscire a convincere le famiglie cristiane a restare. Sollecita la carità della Chiesa di tutto il mondo per far sì che queste famiglie possano avere una vita dignitosa”.

Nell’omelia della terza domenica di Avvento sempre il card, Pizzaballa ha invitato a mettersi in ascolto della Parola di Dio: ‘Bisogna mettersi in ascolto delle Scritture per comprendere lo stile dell’agire di Dio, il suo modo di amare. Infatti, le parole con cui Gesù rinvia alle opere sono le parole del profeta Isaia sull’attività del Servo di Dio. Così e non in altro modo viene l’atteso e in lui viene Dio agli uomini’. In quale modo i cristiani si sono preparati al Natale in Terra Santa?

“Dopo due anni, durante i quali le luci del Natale sono state spente per volere di tutti i cittadini di Betlemme e per iniziativa del cardinale dello scorso anno, è stato finalmente riacceso nella piazza principale l’albero, rifatto il presepio ed illuminata la stella, mentre le strade della città si sono riempite di luci per accogliere i pellegrini che sono venuti a celebrare il Natale con noi a Betlemme: sembra proprio che Gesù sia nato a Betlemme”.

Quindi si sta ritornando ad una vita ‘normale’?

“Sembra che gli alberghi, che non hanno chiuso in questi due anni di guerra, di Betlemme siano tutti prenotati. Tuttavia rispetto allo scorso anno sembra che si possa affermare che si sta girando pagina”.

Si apre uno spiraglio di pace?

“Non vorremmo esagerare. Potremmo usare l’immagine di Gesù Bambino: per il momento è proprio in fasce, ma ci auguriamo che dalla nascita del Bambino Gesù possa crescere un cammino di pace”.

A proposito del Natale, l’immagine dei Re Magi che adorano Gesù Bambino potrebbe essere un segno di speranza?

“Certamente i Re Magi che indicano l’universalità della terra che riconosce nel Bambino nato a Betlemme, il Messia tanto atteso potrebbe indicare la strada ai cristiani di tutta la Chiesa per ritornare a Betlemme”.  

(Foto: sbf.custodia)

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