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Anno nuovo: festività di Maria, madre di Dio e della Chiesa
Inizia un anno nuovo e la Chiesa ci invita a guardare nel Presepe questa giovanissima donna, la vergine Maria: è la Madre di Gesù, vero uomo e vero Dio: la santa Madre di Dio, come noi la invochiamo. Nella giornata di oggi, 1° gennaio, confluiscono tre ricorrenze: civilmente è il primo giorno dell’anno; liturgicamente è la festività di Maria, madre di Dio; socialmente è la giornata mondiale della pace. Il Vangelo ci riporta a Betlemme quando i pastori, annunziati dagli angeli, andarono senza indugio alla grotta e trovarono Maria, Giuseppe e il bambino Gesù.
I Pastori riferirono quello che avevano visto ed udito dagli Angeli, Maria li accolse e presentò loro il bambino Gesù. La grotta di Betlemme è una icone singolare dove si coglie un segno vivo dell’amore di Dio Padre che dà il suo Figlio unigenito per salvare l’uomo; in Gesù, vero uomo e vero Dio, l’unigenito del Padre ha assunto la natura umana (vero uomo) per riscattare l’uomo, il capolavoro di Dio, e riportarlo alla vera vita, da qui il canto degli Angeli: ‘Gloria a Dio e pace agli uomini amati dal Signore’. Nel natale di Gesù si realizza la vocazione dell’uomo all’immortalità, che aveva perduto a causa del peccato originale. Tutto si attua ‘nella pienezza del tempo’.
Ma cosa è il tempo? La liturgia ci porta a riflettere sul tempo; esso non è solo la dimensione del divenire, scriveva papa san Giovanni Paolo II, per cui distinguiamo passato, presente e futuro, esso evidenzia soprattutto la ‘misura’ di tendere dell’uomo verso l’Assoluto, verso Dio. Ogni uomo che nasce porta scritto che deve morire; Cristo Gesù però si è incarnato, ed ha vinto la morte: come uomo è nato a Betlemme, e morto a Gerusalemme sul calvario, è risorto il terzo giorno ed ha aperto all’uomo la porta dell’immortalità. In Gesù, vero uomo, divenuto figlio dell’uomo, e vero Dio.
Anche noi siamo diventati ‘figli di Dio’, questa non vuole essere una espressione vuota di significato ma possiede una ricchezza interiore e ci fa pregustare la nuova realtà dell’immortalità. Noi, oggi, non siamo più uomini che devono morire; ciò che muore non è l’Io ma il corpo che poi risusciterà; l’Io, l’uomo creato ad immagine di Dio, grazie a Maria, che disse ‘sì’ all’Angelo e divenne la madre di Dio, non muore; ciò che muore è solo il corpo, che portiamo al cimitero, che è ‘Camposanto’, il luogo dove i santi, gli amici di Dio aspettano la risurrezione dei corpi: come Cristo Gesù è risorto, come Maria è stata assunta in cielo anima e corpo, così ogni uomo risorgerà.
Ecco perché il Presepe mentre ci parla di vita, ci fa guardare il cielo; il pontefice san Paolo VI ha voluto consacrare l’inizio dell’anno alla festività della Santa Madre di Dio e madre nostra e con questa festa attesta che la nostra speranza è colma di immortalità. Due cose sono infatti da evidenziare: il bimbo che Maria ha dato alla luce è il Figlio unigenito del Padre, Maria è perciò la madre di Dio; essa è da collocarsi, anche se creatura, accanto a Dio per avere detto ‘sì’ all’Angelo, ma è anche accanto a noi, come madre della Chiesa nascente, motivo per cui noi la invochiamo: ‘Santa Maria, madre di Dio prega per noi’, non perché Maria fa miracoli, ma la sua preghiera è forte davanti a Dio. Gesù con la sua nascita ci ha uniti, ci ha affratellati nella Chiesa per cui Egli stesso ci esorta: ‘Chiedete ed ottenete, bussate e vi sarà aperto’ perché Dio è Padre, è amore.
Che il Signore ci conceda allora la sua pace: questo è l’auspicio più bello mentre contempliamo il Bambino, adagiato nel Presepe, Principe della pace. E’ una icone mirabile quella del Presepe; evidenzia il grande mistero dell’amore di Dio; dal presepe Gesù ci invita a seguire la via privilegiata che porta alla pace vera.
Questa comincia quando impariamo a riconoscere nel volto dell’altro un fratello, una persona, qualunque sia il colore della sua pelle, la sua nazionalità, la sua lingua, la sua religione. E’ importante essere educati sin da piccoli nel rispetto dell’altro, anche se diverso da noi. In ogni volto di bambino c’è sempre il riflesso dell’amore di Dio, c’è un appello alla nostra responsabilità; davanti ad esso crolla ogni falsa giustificazione di guerra e di violenza.
All’inizio di un nuovo anno siamo chiamati tutti (piccoli e grandi) a convertirci a progetti di pace, a deporre armi di qualsiasi tipo, a costruire un mondo nuovo, conforme al canto degli Angeli: ‘Gloria a Dio e pace agli uomini amati dal Signore’. Condizione indispensabile per la pace è amministrare con giustizia e saggezza tutte le risorse create da Dio e messe a servizio dell’uomo.
E’ necessario rispettare ed avere cura del creato, di tutto il creato; costruire la pace rispettando l’uomo e la natura nella quale l’uomo vive ed opera. L’intercessione di Maria, madre di Gesù e madre nostra, non mancherà per la realizzazione dei un mondo migliore. Maria ispiri propositi di pace, di riconciliazione e di amore nel cuore di quanti sono responsabili della nazioni; ispiri nel cuore di tutti amore, comunione e rispetto di tutti e di tutto. E’ il mio augurio per un felice anno nuovo: fede, fratellanza e pace.
In dialogo con p. Gaffurini: il segno di speranza del Natale in Terra Santa
“Nel 2011 festeggiavo 35 anni di vita monastica concludendo il mio servizio di priore dell’abbazia cistercense di Fiastra e dopo tanti anni ininterrotti di ‘lavori’ i miei superiori mi consigliarono di prendere un tempo sabbatico chiedendomi dove lo volevo trascorrere. Non sapendo dove andare mi è venuto in modo spontaneo la richiesta di trascorrerlo a Gerusalemme, dove ho vissuto un mese. Per noi cristiani il cuore di Gerusalemme è la basilica del Santo Sepolcro, dove ogni giorno si fa memoria del mistero pasquale di Gesù.
Lì ho aiutato i francescani, che ogni pomeriggio ricordano la passione, morte e resurrezione di Gesù, nel canto e nella preghiera; poi sono stato invitato da loro a trascorrere alcune notti di preghiera, perché con tutte le comunità cristiane in Terra Santa si alzano nella notte per un’ora di preghiera. In una di quelle notti che ho avuto la grazia di passare nell’edicola del Santo Sepolcro ho avvertito un invito dal Signore di poter restare in questo luogo particolarmente ricco di grazia. Rientrato al monastero dell’Abbadia di Fiastra ho fatto presente ai superiori il dono di questa Grazia.
Così dopo il mese sabbatico mi hanno concesso un anno sabbatico; però l’affezione al Santo Sepolcro è cresciuta, trasformandosi in un torrente di grazia, ed al termine di questo anno sabbatico mi sono iscritto, sempre con il consenso dei superiori, al corso di ebraico biblico della facoltà di lingue dell’Ordine dei francescani, solo per continuare il mio servizio al Santo Sepolcro.
Nel frattempo il priore generale dei cistercensi venne a Gerusalemme per constatare la mia frequenza effettiva al corso, assecondando il mio desiderio di prolungare la permanenza al Santo Sepolcro. L’anno successivo è ritornato concedendomi la facoltà di passare ad un altro Ordine, dopo averne parlato con il capitolo cistercense, in quanto chi presta servizio in Terra Santa sono i frati minori francescani. Così dopo un tempo di discernimento sono diventato un frate minore francescano”.
Così inizia il racconto di p. Giuseppe Maria Gaffurini, frate dell’Ordine Francescano Minore della Custodia di Terra Santa e presidente della comunità francescana del Santo Sepolcro di Gerusalemme, incontrato di passaggio all’Abbadia di Fiastra di Tolentino, dopo un convegno dell’Opera Romana Pellegrinaggi a Roma per parlare ai tour operator in vista della ripresa dei pellegrinaggi in Terra Santa, il cui primo si svolge fino al 2 gennaio: “Possiamo dire che Gerusalemme, essendo città santa, è estremamente salvaguardata dalle conseguenze di questa ennesima guerra. Godiamo di una certa sicurezza. Il nostro convento si trova nella Gerusalemme vecchia ed è adiacente alla spianata delle moschee e vicina al muro occidentale. Evidentemente, trovandoci nel luogo più sacro di Gerusalemme sia per i musulmani che per gli ebrei, il luogo è molto sicuro, molto protetto”.
Ecco, allora, come si vive a Gerusalemme?
“Il nostro patriarca, card. Pizzaballa, prendendo spunto da un’espressione di papa Francesco (‘disarmare le parole’) ripresa anche da papa Leone XIV, ci invita in questo momento a non sottolineare più tutto il male che c’è stato e che ancora in qualche modo continuerà. Piuttosto ci invita a sottolineare i piccoli germogli di bene e di pace, affinchè crescano. Quindi è un invito a focalizzare la nostra attenzione sui pochi germogli di bene che si iniziano ad intravedere”.
‘E’ un kairós, un’opportunità. Non so se segnerà la fine della guerra, ma è stato un punto di svolta. Può essere l’inizio di qualcosa di nuovo, un’opportunità che ci è stata data’, affermava alcune settimane fa il card. Pierbattista Pizzaballa con un invito a non abbandonare la Terra Santa. Per quale motivo invita i giovani a non abbandonare la Terra Santa?
“Il patriarca fa di tutto perché le famiglie cristiane rimangano in Terra Santa: sarebbe veramente doloroso che nel luogo dove è nato il cristianesimo, esso possa scomparire. Quindi si sta prodigando con la pastorale e la solidarietà intensa per riuscire a convincere le famiglie cristiane a restare. Sollecita la carità della Chiesa di tutto il mondo per far sì che queste famiglie possano avere una vita dignitosa”.
Nell’omelia della terza domenica di Avvento sempre il card, Pizzaballa ha invitato a mettersi in ascolto della Parola di Dio: ‘Bisogna mettersi in ascolto delle Scritture per comprendere lo stile dell’agire di Dio, il suo modo di amare. Infatti, le parole con cui Gesù rinvia alle opere sono le parole del profeta Isaia sull’attività del Servo di Dio. Così e non in altro modo viene l’atteso e in lui viene Dio agli uomini’. In quale modo i cristiani si sono preparati al Natale in Terra Santa?
“Dopo due anni, durante i quali le luci del Natale sono state spente per volere di tutti i cittadini di Betlemme e per iniziativa del cardinale dello scorso anno, è stato finalmente riacceso nella piazza principale l’albero, rifatto il presepio ed illuminata la stella, mentre le strade della città si sono riempite di luci per accogliere i pellegrini che sono venuti a celebrare il Natale con noi a Betlemme: sembra proprio che Gesù sia nato a Betlemme”.
Quindi si sta ritornando ad una vita ‘normale’?
“Sembra che gli alberghi, che non hanno chiuso in questi due anni di guerra, di Betlemme siano tutti prenotati. Tuttavia rispetto allo scorso anno sembra che si possa affermare che si sta girando pagina”.
Si apre uno spiraglio di pace?
“Non vorremmo esagerare. Potremmo usare l’immagine di Gesù Bambino: per il momento è proprio in fasce, ma ci auguriamo che dalla nascita del Bambino Gesù possa crescere un cammino di pace”.
A proposito del Natale, l’immagine dei Re Magi che adorano Gesù Bambino potrebbe essere un segno di speranza?
“Certamente i Re Magi che indicano l’universalità della terra che riconosce nel Bambino nato a Betlemme, il Messia tanto atteso potrebbe indicare la strada ai cristiani di tutta la Chiesa per ritornare a Betlemme”.
(Foto: sbf.custodia)
Card. Pizzaballa: con Natale Dio entra nella nostra storia
Venerdì scorso il card. Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme per i latini, accompagnato dal vicario patriarcale latino, mons. William Shomali e una piccola delegazione, è arrivato a Gaza per una visita pastorale alla parrocchia della Sacra Famiglia, alla vigilia delle celebrazioni natalizie.
Durante la sua visita ha esaminato la situazione della parrocchia, compresi gli interventi umanitari, gli sforzi di soccorso e ricostruzione in corso e le prospettive per il periodo a venire, incontrando il clero locale e i parrocchiani per ricevere informazioni sulle esigenze della comunità e sulle iniziative in corso per sostenerla e celebrato la messa di Natale in questa parrocchia con l’impegno del Patriarcato ad accompagnare i suoi fedeli nella speranza, nella solidarietà e nella preghiera.
Quindi nel messaggio natalizio il patriarca di Gerusalemme ha descritto la bellezza delle feste natalizie dopo due anni di guerra: “E’ bello vedere in tutte le nostre parrocchie e comunità l’albero di Natale e il presepe, e tutto ciò che tipicamente abbiamo per le celebrazioni natalizie, e ne siamo felici! Sappiamo che tutti i problemi, siano essi politici, sociali, economici, spirituali, ecc… sono ancora lì, ma è importante anche prendersi questa pausa da tutto il dolore e godersi il Natale, soprattutto per i nostri figli, per le nostre famiglie, per i nostri poveri, e condividerlo tra tutti noi”.
Ma ha avvertito anche le difficoltà: “In effetti, abbiamo avuto un anno molto difficile e anche il prossimo anno sarà molto impegnativo. Ma come abbiamo fatto in passato, anche per il futuro, possiamo assicurarvi che saremo presenti, continueremo a servire la nostra comunità e continueremo ad essere come un’unica comunità la luce di Gesù Cristo nella comunità, per portare consolazione, conforto, sostegno e solidarietà ovunque sia necessario”.
Proprio per questo il patriarca ha sottolineato la forza della verità: “E poi, naturalmente, vogliamo anche essere una voce di verità, per invocare la giustizia e il rispetto dei diritti umani e della dignità di tutti. Perché questo è ciò che celebriamo a Natale, celebriamo il Verbo che si fa carne, celebriamo l’Incarnazione che è qualcosa di reale e concreto: la nostra fede dovrebbe sempre incontrare e toccare la realtà delle nostre vite, sia a livello personale che comunitario”.
Quindi è ritornato ad esaminare la grazia del Natale: “Soprattutto in questo periodo in cui la violenza e l’odio sono il linguaggio comune. In un contesto in cui è comune pensare che se non si usa la forza non si viene presi in considerazione, quindi la violenza, la forza e l’odio sembrano essere il ritornello comune, purtroppo; se non sei forte, se non alzi la voce è come se non esistessi”.
Natale è Dio che entra nella storia senza la forza: “Il messaggio del Natale è diverso, ci ricorda la via cristiana, Dio entra nella nostra storia e nelle nostre notti, come un bambino appena nato, che è l’elemento più fragile che conosciamo, ma il Natale ci ricorda anche come è il modo di vivere cristiano, specialmente in questo contesto come ho detto.
Dio, attraverso Gesù Cristo, entra nella nostra storia, entra nelle nostre notti nella realtà dell’elemento più fragile che conosciamo, un bambino appena nato, che è molto fragile, bisognoso di tutto, dipendente e molto debole. Eppure, questo è il modo in cui entra nel mondo. Ma questo Bambino appena nato, che è molto debole dal punto di vista umano, ha cambiato il mondo, e tutte le nazioni e l’umanità sono attratte da lui”.
Proprio dalla debolezza nasce la speranza: “Un neonato risveglia in tutti tenerezza e amore, ed è proprio questo ciò di cui abbiamo bisogno soprattutto nel nostro tempo, e noi continueremo ad essere come cristiani un luogo di cura, tenerezza e amore, senza limiti e senza confini; amore senza confini; questo è ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento.
E c’è speranza, perché ho visto in tutte le nostre comunità e anche al di fuori di esse molte persone capaci di essere questa luce di cui abbiamo bisogno, quindi in tutte queste luci fisiche che vediamo a Natale, dobbiamo vedere anche le luci di molte persone e comunità che stanno rendendo visibile con la loro vita e la loro testimonianza, quindi dobbiamo continuare ad essere questa presenza luminosa ovunque ci troviamo”.
(Foto: lpj)
Natale: regge il presepe ma è forte la concorrenza dell’Albero e di Babbo Natale
Regge il mercato dei presepi in Italia, nonostante la forte concorrenza di altri simboli natalizi, come Babbo Natale e l’albero con luci e palline. La tradizione di rappresentare la Natività è ancora molto diffusa, anche se nelle case degli italiani diminuisce la consuetudine di realizzare la grotta di Betlemme e il resto della scenografia con carta colorata, stagnola, muschio e tanti personaggi, sostituita spesso da piccoli presepi composti quasi esclusivamente dalla Sacra Famiglia.
E’ quanto segnala ‘Devotio’, la più grande fiera nel mondo e l’unica in Italia sui prodotti devozionali e i servizi per il settore religioso, che si svolgerà nei giorni dal 31 gennaio al 3 febbraio 2026 a BolognaFiere. Questa manifestazione, giunta alla quinta edizione, vedrà la partecipazione di oltre 200 espositori, provenienti dall’Italia e da altri 18 Paesi, tra cui alcuni tra i principali produttori e rivenditori di statuine per i presepi.
“Il simbolo del Natale resta assolutamente il presepe, anche se il mondo della pubblicità da anni spinge soprattutto la figura di Babbo Natale, gli alberi natalizi pieni di addobbi colorati e tanti dolci e regali”, sottolinea Valentina Zattini, amministratore delegato di Conference Service, la società che organizza la fiera. “Nelle chiese vengono ancora realizzati grandi presepi con personaggi, luci e meccanismi. La Natività trova spesso spazio anche nelle piazze di molti comuni, ma l’albero rimane comunque più appariscente. Nelle case degli italiani, la tradizione è ancora forte, nonostante si sia un po’ persa la consuetudine di realizzare insieme (nonni, genitori e bambini) la rappresentazione del Natale, optando spesso per un piccolo presepe simbolico solo con le statuine di San Giuseppe, della Vergine Maria e di Gesù Bambino”.
La produzione di presepi artigianali in Italia è concentrata soprattutto in alcuni distretti: la Toscana e Lucca per la realizzazione delle statuine classiche tradizionali; la Val Gardena per i presepi in legno, anche di grandi dimensioni; Napoli e i suoi famosi artigiani di via San Gregorio Armeno per il presepe tradizionale napoletano; Lecce e anche la Sicilia per i personaggi in cartapesta. Oltre a questi distretti, nel nostro Paese vi sono nuove produzioni in ceramica, plastica, carta e metallo. I presepi made in Italy sono molto apprezzati in tutto il mondo per tradizione, design e qualità. Non manca però la concorrenza dall’estero, in particolare da aziende di Cina e Sud America.
‘Devotio 2026’ ospiterà migliaia di prodotti devozionali, oggetti per il culto, arredamenti e tecnologie per la chiesa, come crocifissi, rosari, immagini sacre, statue e presepi, campane, incensi, candele, vetrate e mosaici, calici e pissidi, paramenti per la liturgia, arte sacra, impianti audio, sistemi per la raccolta di donazioni, arredi per le chiese e abbigliamento per il clero.
Nel corso della fiera, si svolgerà anche un articolato programma culturale sul tema ‘Spazio liturgico: luogo della fede, bene culturale’, curato dal Comitato scientifico della manifestazione in collaborazione con la Fondazione Centro Studi per l’architettura sacra ‘Cardinale Giacomo Lercaro’. Previsto un ricco calendario di iniziative, con tavole rotonde, convegni, workshop degli espositori, mostre e anche eventi in città, che affronteranno temi come l’arte sacra, l’architettura, la liturgia, il restauro e la musica liturgica.
‘Devotio 2026’ ha ricevuto i patrocini da Dicastero per la Cultura e l’Educazione, Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici e l’Edilizia di Culto della Conferenza Episcopale Italiana, Ufficio Liturgico Nazionale della Conferenza Episcopale Italiana, Chiesa di Bologna, FACI-Federazione tra le Associazioni del Clero in Italia, FIUDAC/S-Federazione italiana tra le Unioni Diocesane Addetti al Culto, Associazione Musei Ecclesiastici Italiani.
Il comitato scientifico è coordinato da Claudia Manenti, direttrice del Centro Studi per l’architettura sacra ‘Cardinale Giacomo Lercaro’. Partner della manifestazione sono inoltre Fondazione Culturale San Fedele e Provincia Italiana Pie Discepole del Divin Maestro. Digital partner è il Marketplace Ereligio.com, mentre media partner sono Edizioni San Paolo, Emil Edizioni (D’A) e Chiesa Oggi. Ulteriori informazioni su www.devotio.it.
Papa Leone XIV ricorda che la Chiesa è missionaria e tutti partecipano alla manifestazione di Dio
“Grazie del vostro caloroso saluto e soprattutto grazie di essere venuti a questo appuntamento natalizio. Come sapete per me è il primo, ed è la prima volta che vi incontro tutti insieme, anche con molti vostri familiari, e questo mi fa molto piacere! Oggi non dobbiamo parlare di lavoro, però voglio approfittare di questa occasione per ringraziare ciascuno di voi per il lavoro che svolge. Sto imparando a conoscere il Vaticano come un grande mosaico di uffici e di servizi, e piano piano, con l’aiuto di Dio, penso che potrò anche incontrarvi visitando i vari ambienti di lavoro”: nella tradizionale udienza per gli auguri natalizia ai dipendenti vaticani papa Leone XIV ha esortato a lavorare con impegno e dedizione, perché le occupazioni quotidiane acquistano senso nel disegno di Dio.
In tale occasione, però il papa ha sottolineato l’importanza del presepe: “Ma oggi sono contento di questo momento familiare ormai quasi alla vigilia del Natale. Lo viviamo davanti al presepe, che in effetti è presente anche qui, in questa scena della Natività donata dal Costa Rica. Nel presepe, l’immaginazione popolare ha spesso inserito tante figure tratte dalla vita quotidiana, che popolano lo spazio intorno alla grotta. E così, oltre agli immancabili pastori, protagonisti dell’evento secondo il Vangelo, possiamo trovare le statuine che raffigurano diversi mestieri: il fabbro, l’oste, la locandiera, la lavandaia, l’arrotino, e così via”.
Presepe che racconta la quotidianità inquadrata nel disegno di Dio: “Naturalmente sono mestieri di una volta: alcuni di essi sono spariti oppure totalmente trasformati. Comunque mantengono il loro significato all’interno del presepe. Ci ricordano che tutte le nostre attività, le nostre occupazioni quotidiane acquistano il loro senso pieno nel disegno di Dio, che ha il suo centro in Gesù Cristo”.
E nel presepe tutti partecipano alla manifestazione di Dio: “E’ come se Gesù Bambino, dalla mangiatoia dov’è adagiato, benedicesse tutto e tutti. La sua presenza mite e umile diffonde ovunque la tenerezza di Dio. Mentre Maria e Giuseppe adorano il Bambino e i pastori si avvicinano pieni di meraviglia, gli altri personaggi compiono i loro gesti quotidiani. Sembrano distaccati dall’avvenimento centrale, ma non è così: in realtà, ognuno vi partecipa proprio così com’è, stando al suo posto e facendo quello che deve fare, il suo mestiere”.
Così può avvenire nel proprio lavoro con la lode a Dio: “Mi piace pensare che possa essere così anche per noi, nelle nostre giornate lavorative: ciascuno di noi svolge il suo compito e diamo lode a Dio proprio facendolo bene, con impegno. A volte si è talmente presi dalle occupazioni che non si pensa al Signore o alla Chiesa, ma il fatto stesso di lavorare con dedizione, cercando di dare il meglio, e anche, per voi laici, con amore per la vostra famiglia, per i figli, questo dà gloria al Signore”.
Questo è l’insegnamento del presepe: “Carissimi, impariamo dal Natale di Gesù lo stile della semplicità, dell’umiltà e facciamo in modo, tutti insieme, che questo sia sempre più lo stile della Chiesa, in ogni sua espressione. Vi prego di portare il mio saluto anche ai vostri cari a casa; specialmente alle persone anziane o ammalate dite che il papa prega per loro”.
In precedenza nel ricevere i collaboratori della curia il papa aveva ricordato papa Francesco, che incoraggiava ad essere Chiesa ‘accogliente verso tutti’: “… desidero anzitutto ricordare il mio amato predecessore papa Francesco, che in questo anno ha concluso la sua vita terrena. La sua voce profetica, il suo stile pastorale e il suo ricco magistero hanno segnato il cammino della Chiesa di questi anni, incoraggiandoci soprattutto a rimettere al centro la misericordia di Dio, a dare maggiore impulso all’evangelizzazione, ad essere Chiesa lieta e gioiosa, accogliente verso tutti, attenta ai più poveri. Proprio prendendo spunto dalla sua Esortazione apostolica ‘Evangelii gaudium’, vorrei ritornare su due aspetti fondamentali della vita della Chiesa: la missione e la comunione”.
Quindi ha ricordato che la Chiesa è missionaria: “La Chiesa è per sua natura estroversa, rivolta verso il mondo, missionaria. Essa ha ricevuto da Cristo il dono dello Spirito per portare a tutti la buona notizia dell’amore di Dio. Segno vivo di questo amore divino per l’umanità, la Chiesa esiste per invitare, chiamare, radunare al banchetto festoso che il Signore imbandisce per noi, perché ciascuno possa scoprirsi figlio amato, fratello del prossimo, uomo nuovo a immagine del Cristo e, perciò, testimone di verità, di giustizia e di pace”.
Ciò è ricordato nell’esortazione apostolica ‘Evangelii Gaudium’ che “ci incoraggia a progredire nella trasformazione missionaria della Chiesa, che trova la sua inesauribile forza nel mandato di Cristo Risorto… Tale stato di missione deriva dal fatto che Dio stesso, per primo, si è messo in cammino verso di noi e, nel Cristo, ci è venuto a cercare. La missione ha inizio nel cuore della Santissima Trinità: Dio, infatti, ha consacrato e inviato il Figlio nel mondo perché ‘chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna’. Il primo grande ‘esodo’, dunque, è quello di Dio, che esce da sé stesso per venirci incontro. Il mistero del Natale ci annuncia proprio questo: la missione del Figlio consiste nella sua venuta nel mondo”.
Però la missione è legata alla comunione: “Allo stesso tempo, nella vita della Chiesa la missione è strettamente congiunta alla comunione. Il mistero del Natale, infatti, mentre celebra la missione del Figlio di Dio in mezzo a noi, ne contempla anche il fine: Dio ha riconciliato a sé il mondo per mezzo di Cristo e, in Lui, ci ha resi suoi figli.
Il Natale ci ricorda che Gesù è venuto a rivelarci il vero volto di Dio come Padre, perché potessimo diventare tutti suoi figli e quindi fratelli e sorelle tra di noi. L’amore del Padre, che Gesù incarna e manifesta nei suoi gesti di liberazione e nella sua predicazione, ci rende capaci, nello Spirito Santo, di essere segno di una nuova umanità, non più fondata sulla logica dell’egoismo e dell’individualismo, ma sull’amore vicendevole e sulla solidarietà reciproca”.
Quindi missione e comunione devono avere al centro della loro ‘azione’ Gesù: “Carissimi, la missione e la comunione sono possibili se rimettiamo Cristo al centro. Il Giubileo di questo anno ci ha ricordato che solo Lui è la speranza che non viene meno. E, proprio durante l’Anno Santo, importanti ricorrenze ci hanno fatto ricordare altri due eventi: il Concilio di Nicea, che ci riconduce alle radici della nostra fede, e il Concilio Vaticano II, che fissando lo sguardo su Cristo ha consolidato la Chiesa e l’ha sospinta incontro al mondo, in ascolto delle gioie e delle speranze, delle tristezze e delle angosce degli uomini di oggi”.
Concludendo i saluti il papa ha ricordato il 50^ anniversario dell’esortazione apostolica ‘Evangelii Nuntiandi’ di papa san Paolo VI: “Essa sottolinea, tra l’altro, due realtà che qui possiamo richiamare: il fatto che ‘tutta la Chiesa riceve la missione di evangelizzare, e l’opera di ciascuno è importante per il tutto’; e, allo stesso tempo, la convinzione che ‘la testimonianza di una vita autenticamente cristiana, abbandonata in Dio in una comunione che nulla deve interrompere, ma ugualmente donata al prossimo con uno zelo senza limiti, è il primo mezzo di evangelizzazione’. Ricordiamo questo, anche nel nostro servizio curiale: l’opera di ciascuno è importante per il tutto, e la testimonianza di una vita cristiana, che si esprime nella comunione, è il primo e più grande servizio che possiamo offrire”.
(Foto: Santa Sede)
Il presepe icona della ‘famiglia’
Vicini ormai al Natale, protagonisti nel vangelo appaiono Maria e Giuseppe: la nuova famiglia istituita con la benedizione del cielo. Maria, l’Immacolata, la promessa sposa a Giuseppe, è ormai alla vigilia del matrimonio; Giuseppe, definito “uomo giusto”, della stirpe di David, assai religioso, ha contratto la promessa di matrimonio. L’una e l’altro conducono la propria vita e si preparano al nuovo ruolo della famiglia.
Maria, visitata dall’Angelo, ha detto il suo ‘sì’ al progetto divino: un mistero singolare e veramente unico, che tiene nel suo cuore ma che presto non potrà nascondere né a Giuseppe, né alla società in mezzo alla quale vive: è il progetto divino della redenzione; è la imminente nascita di Gesù, vero Dio e vero uomo: il mistero teologico assai eclatante perché il Bambino che dovrà nascere è l’Emmanuele, il Dio con noi, Dio che assume in sé la natura umana per riscattare la dignità dell’uomo, e Maria è la madre del Figlio di Dio.
Giuseppe è l’uomo giusto che, a norma del diritto ebraico, come sposo di Maria, viene a collocare Gesù nel popolo d’Israele, nella discendenza di David, destinatario della promessa divina.
Giuseppe sconosce il progetto divino che si sta attuando in Maria, sua legittima sposa, mentre questa porta già in sé i segni evidenti della sua maternità: era incinta per opera dello Spirito Santo, aveva detto il suo ‘sì’ all’Angelo, messaggero divino; il Figlio di Dio nel suo grembo aveva assunto la natura umana, mentre Lei, la Vergine Maria, era promessa sposa a Giuseppe: tale mistero manifestava solo l’amore, la sapienza e la potenza di Dio in favore dell’umanità ferita dl peccato.
Giuseppe vive così il momento più drammatico della sua vita: la moglie aspetta un Bimbo: è serena ma Lui, Giuseppe, non è il padre; una situazione la cui soluzione richiedeva a Giuseppe di mettersi da parte. In Giuseppe non c’è certamente quel giustizialismo imposto dalla legge, cioè denunciare il fatto di non essere il padre del Bambino con tutte le conseguenze legali; Giuseppe non dubita delle virtù di Maria, ma neppure dell’evidente ormai chiara maternità. Giuseppe è uomo giusto, fedele alla legge di Dio, disponibile sempre a fare la volontà di Dio.
Entra così nel mistero dell’incarnazione, dopo che un Angelo lo rassicura: Giuseppe, figlio di David, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, tutto è opera divina. Giuseppe, abbandonato il pensiero di ripudiare in segreto Maria, la prende con sé perché i suoi occhi vedono in Lei l’opera divina. Trionfa così la giustizia perché Giuseppe si mette nelle mani di Dio e solo da Lui aspetta che gli venga indicata la via da intraprendere. Nella vita bisogna leggere e capire i segni dei tempi, veri Messaggi celesti.
Dio, come era intervenuto in Maria, che fu annunziata dall’Angelo, così interviene con Giuseppe, destinato ad essere il padre putativo di Cristo Gesù: ‘Non temere di prendere con te, Maria, tua sposa, tutto è opera divina’; il Bambino, che dovrà nascere, lo chiamerai Gesù, l’Emmanuele, è il Dio con noi. Nel cammino dell’Avvento, in questa quarta domenica, la liturgia ci invita a contemplare l’ingresso di Gesù nel mondo mentre si inserisce in una famiglia umana. La famiglia è la realtà mirabile istituita da Dio sin dalla creazione quando Dio disse: “Non è bene che l’uomo sia solo’.
Dopo il peccato originale era iniziata la grande attesa dovuta alla promessa divina: ‘Metterò inimicizia tra te e la donna, tra il seme tuo e il seme di lei’. Tutto l’Antico testamento costituisce e fa vivere la promessa di Dio che si concluderà a Betlemme, in una grotta dove nasce l’atteso bambino. Nella notte dei tempi è necessario lasciarsi sorprendere ed illuminare da questo atto divino, che è singolare ed inaspettato.
Alla vigilia quasi del Natale, questo quarta tappa ci porta alla valorizzazione della famiglia, realtà sacra ed essenziale per la vita della coppia.
E Gesù nascendo volle nascere in una famiglia per offrire a tutte le coppie l’icona perfetta da imitare. Gesù sceglie di nascere in una famiglia dove non ci sono tutte le comodità ma c’è amore, c’è fede profonda, c’è abbandono sincero e fiducioso nelle mani di Dio. Una famiglia dove Dio parla con i suoi segni, con il suo linguaggio di amore responsabilizzando ciascuno dei coniugi.
Gesù santifica così la famiglia e la eleva a sacramento, segno visibile della sua presenza. In essa non è il giustizialismo o il sensualismo che debbono dominare ma l’amore e il rispetto reciproco perché entrambi: uomo e donna, sono creati ad immagine di Dio e redenti da Cristo Gesù. Un amore dove ogni attrito o conflitto debbono essere superati con il dialogo sincero, l’amore profondo, la ricerca l’uno del bene dell’altro. Amore infatti non è ricevere ma dare, fare felice l’altro in nome di Dio, che è Amore. Guardate il presepe, amici carissimi, e fate della famiglia una Chiesa domestica. Allora e solo allora è Natale: Festa della famiglia, festa dell’amore.
A Roma la benedizione dei Bambinelli
Mentre la città si riempie di luci e vetrine scintillanti gli oratori di Roma si preparano al S. Natale vivendo l’Avvento insieme a bambini e ragazzi e realizzando presepi in tante attività diverse e significative per portare questo segno della festa in tutte le case. Per sottolineare la centralità della presenza di Gesù Bambino nelle prossime festività torna domenica 21 dicembre anche la tradizionale Benedizione dei Bambinelli in Piazza San Pietro, per la prima volta con la presenza e la preghiera di Papa Leone XIV che, a conclusione dell’Angelus, benedirà le statuine di Gesù che gli oratori, le famiglie, bambini e ragazzi ma anche moltissimi fedeli porteranno in piazza per vivere un intenso momento di preghiera, di comunione ecclesiale e di festa.
Un appuntamento che proprio dal 21 dicembre 1969 con Papa Paolo VI accompagna il percorso di preparazione al S. Natale della Diocesi di Roma sottolineando l’importanza del Gesù Bambino nell’esperienza educativa degli oratori.
Quest’anno il tema dell’appuntamento sarà ‘Un Tesoro di Luce fra le Mani’ scelto dal Centro Oratori Romani per sottolineare l’importanza di riconoscere in Gesù Bambino il tesoro più bello della vita della comunità cristiana. A tutti, bambini, ragazzi, adolescenti, ma anche catechisti, animatori, genitori in oratorio viene chiesto di fare spazio a Lui nel proprio cuore. Tutte le info per partecipare all’evento sono disponibili sul sito del COR (https://www.centrooratoriromani.org/).
In questa occasione Piazza san Pietro per qualche ora diventerà un grande oratorio a cielo aperto dove tutti potranno partecipare a canti natalizi, giochi ed animazione per vivere insieme una tipica mattinata di festa dopo aver partecipato alla S. Messa nella propria parrocchia o nelle chiese nelle vicinanze della Basilica. Dalle 10.30 catechisti ed animatori del COR accoglieranno centinaia di bambini e ragazzi proponendo attività e piccoli giochi per prepararsi alla preghiera dell’Angelus e alla benedizione da parte del Pontefice. La piazza si riempirà di canti natalizi animati dai giovani dell’associazione che inviteranno tutti i presenti ad unirsi alla gioia, mentre si attenderà che Papa Leone si affacci alla consueta finestra del Palazzo Apostolico.
La Benedizione dei Bambinelli è promossa e organizzata dal Centro Oratori Romani, associazione di fedeli fondata nel 1945 dal Venerabile Arnaldo Canepa per la diffusione e la promozione della pastorale oratoriana a Roma. Questa tradizione si è diffusa moltissimo negli ultimi anni in Italia e all’estero (Stati Uniti, Filippine, Inghilterra, Irlanda, Sud America e molti altri) coinvolgendo centinaia di comunità e di Diocesi dove Vescovi e sacerdoti hanno scelto di dedicare una domenica di Avvento all’appuntamento con le statuine di Gesù Bambino e all’accoglienza di famiglie, animatori e religiosi della Chiesa locale.
“Al termine di un anno di grazia come quello del Giubileo appena vissuto torniamo ancora in Piazza San Pietro” sottolinea il Presidente del COR, Stefano Pichierri. “Quest’anno, proprio qui, abbiamo vissuto momenti di gioia, di condivisione, ma anche di tristezza per la perdita di Papa Francesco, e poi di attesa e di speranza per il nuovo Papa. Abbiamo celebrato il Giubileo e proclamato nuovi giovani Santi. Ora la Stella ci guida dinnanzi alla Grotta, per adorare il Dio Bambino. Attendiamo trepidanti le parole di Papa Leone XIV, che ha già dato prova della sua attenzione ed affezione alla Diocesi di Roma. I bambini di Roma vogliono vivere e, al tempo stesso, mostrare a tutti il vero volto del Natale”.
Papa Leone XIV all’ACR: nel presepe c’è spazio per tutti
“Che bello incontrarci a pochi giorni dal Natale del Signore! Saluto con affetto tutti voi, il Presidente nazionale, l’Assistente ecclesiastico generale, insieme all’équipe nazionale dell’ACR, agli educatori e ai collaboratori che vi accompagnano. Vi ringrazio molto sinceramente per l’entusiasmo che esprimete e che condividete con noi altri, molto bello, veramente testimoniando la bellezza della fede e la bellezza dell’Azione Cattolica. Il nome della vostra associazione dice bene la sua identità: siete discepoli di Gesù, testimoni del suo Vangelo e compagni di viaggio insieme con tutta la Chiesa”.
Rivolgendosi ai giovani dell’Azione Cattolica Italiana, papa Leone XIV ricorda che l’autentica riconciliazione non è una mera ‘assenza di guerre’, ma vera ‘amicizia fra i popoli’. Essa germoglia dalle relazioni quotidiane, i cui doni sono ben più lucenti ‘di quelli che si possono comprare nei negozi’ in vista del Natale.
Maria e Giuseppe, i pastori, l’asino e il bue: il presepe è la manifestazione più immediata e visiva di come, accanto a Gesù, nessuno sia escluso: “Durante l’Avvento avete certamente preparato il presepio nelle case, nelle scuole, in parrocchia. Mentre guardate san Giuseppe e la Madonna, i pastori, l’asino e il bue, vedete realizzato il titolo del vostro percorso associativo di quest’anno: ‘C’è spazio per tutti’.
Sì, attorno al Signore, che si fa uomo per salvarci, c’è spazio per tutti! Egli fa posto ad ogni persona, ad ogni bambino, ragazzo, giovane e anziano. Quando il Figlio di Dio viene nel mondo non trova spazio in una casa, ma bussa al nostro cuore proprio mentre apre il suo per accogliere tutti con amore”.
Ed agli acierrini ha chiesto di seguire l’esempio di san Piergiorgio Frassati e di san Carlo Acutis: “Perciò, quando pregate davanti al presepio, chiedete di poter essere come quegli angeli che annunciano la gloria di Dio e la pace agli uomini. Questa pace è l’impegno di ogni persona di buona volontà, e soprattutto di noi cristiani, che siamo chiamati non solo a essere buoni, ma a diventare migliori ogni giorno.
A diventare santi, come Pier Giorgio Frassati, che faceva parte dell’Azione Cattolica, e come Carlo Acutis: vi incoraggio a imitare la loro passione per il Vangelo e le loro opere, sempre animate dalla carità. Agendo come loro, il vostro annuncio di pace sarà luminoso, perché in compagnia di Gesù sarete davvero liberi e felici, pronti a tendere la mano al prossimo, soprattutto a chi è in difficoltà”.
E’ stato un invito a seguire la strada della pace, che è prerogativa dell’Azione Cattolica Italiana: “Carissimi, la nascita del Principe della pace (cfr Is 9,6) ci rivela il senso autentico di questa parola, pace, che non è soltanto un’assenza di guerre, ma un’amicizia fra i popoli fondata sulla giustizia”.
E la pace si costruisce quotidianamente: “Tutti noi desideriamo questa pace per le nazioni ferite dai conflitti, ma ricordiamoci che la concordia e il rispetto iniziano dalle nostre relazioni quotidiane, dai gesti e dalle parole che scambiamo in casa, in parrocchia, con i compagni di scuola, nello sport. Perciò, prima della santa notte di Natale, pensate a una persona con la quale fare pace: sarà un regalo più prezioso di quelli che si possono comprare nei negozi, perché la pace è un dono che si trova, davvero, solo nel cuore”.
Inoltre sabato 10 gennaio el Giubileo in Aula Paolo VI papa Paolo VI incontrerà gli adolescenti e i giovani romani incontreranno Papa Leone XIV e potranno ascoltare le sue parole. Con loro, ad accompagnarli in questo incontro con il papa, il vicario, card. Baldo Reina, che aveva annunciato l’appuntamento durante la ‘Notte in cattedrale’ di preghiera dello scorso 21 novembre, e che ha rinnovato l’invito con una lettera: “Sarà un momento prezioso e di gioia per il quale vi invito a incoraggiare la partecipazione dei ragazzi delle vostre parrocchie, esortandoli a viverlo come un’occasione importante per ascoltare le parole del nostro Vescovo”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Leone XIV: un cuore inquieto trova riposo in Dio
“Saluto, infine, i malati, gli sposi novelli e i giovani, specialmente gli studenti dell’Istituto Cicerone di Sala Consilina e quelli dell’Istituto Capriotti di San Benedetto del Tronto. Tra non molti giorni sarà Natale e immagino che nelle vostre case si stia ultimando o è già ultimato l’allestimento del presepe, suggestiva rappresentazione del Mistero della Natività di Cristo. Auspico che un elemento così importante, non solo della nostra fede, ma anche della cultura e dell’arte cristiana, continui a far parte del Natale per ricordare Gesù che, facendosi uomo, è venuto ad abitare in mezzo a noi”: al termine dell’udienza generale odierna papa Leone XIV ha salutato i giovani incoraggiandoli a ‘fare’ il presepio, che è elemento importante non solo della fede, ma anche della cultura.
Mentre prima della catechesi si era trattenuto in dialogo con alcuni malati nell’aula Paolo VI: “In questa giornata volevamo difendervi un po’ dagli elementi, dal freddo soprattutto… Non sta piovendo, però così forse state un po’ più comodi. Dopo potrete seguire l’Udienza sullo schermo, o se volete potete anche uscire, però approfittiamo di questo piccolo incontro un po’ più personale, così, per salutarvi, per offrirvi la benedizione del Signore, e anche un augurio. Siamo già vicino alla festa di Natale e vogliamo chiedere al Signore che la gioia di questo tempo di Natale vi accompagni tutti: le vostre famiglie, i vostri cari, e che siate sempre nelle mani del Signore con la fiducia, con l’amore che solo Dio ci può dare”.
Mentre la catechesi dell’udienza generale ha affrontato il tema della Pasqua come luogo sicuro per il riposo del cuore: “La vita umana è caratterizzata da un movimento costante che ci spinge a fare, ad agire. Oggi si richiede ovunque rapidità nel conseguire risultati ottimali negli ambiti più svariati. In che modo la risurrezione di Gesù illumina questo tratto della nostra esperienza? Quando parteciperemo alla sua vittoria sulla morte, ci riposeremo? La fede ci dice: sì, riposeremo. Non saremo inattivi, ma entreremo nel riposo di Dio, che è pace e gioia. Ebbene, dobbiamo solo aspettare, o questo ci può cambiare fin da ora?”
Di fronte a tali domande il papa ha incentrato la catechesi sul cuore: “Siamo assorbiti da tante attività che non sempre ci rendono soddisfatti. Molte delle nostre azioni hanno a che fare con cose pratiche, concrete. Dobbiamo assumerci la responsabilità di tanti impegni, risolvere problemi, affrontare fatiche. Anche Gesù si è coinvolto con le persone e con la vita, non risparmiandosi, anzi donandosi fino alla fine.
Eppure, percepiamo spesso quanto il troppo fare, invece di darci pienezza, diventi un vortice che ci stordisce, ci toglie serenità, ci impedisce di vivere al meglio ciò che è davvero importante per la nostra vita. Ci sentiamo allora stanchi, insoddisfatti: il tempo pare disperdersi in mille cose pratiche che però non risolvono il significato ultimo della nostra esistenza. A volte, alla fine di giornate piene di attività, ci sentiamo vuoti. Perché? Perché noi non siamo macchine, abbiamo un ‘cuore’, anzi, possiamo dire, siamo un cuore”.
Il cuore è fondamentale per ‘conservare’ un tesoro: “Il cuore è il simbolo di tutta la nostra umanità, sintesi di pensieri, sentimenti e desideri, il centro invisibile delle nostre persone. L’evangelista Matteo ci invita a riflettere sull’importanza del cuore, nel riportare questa bellissima frase di Gesù: ‘Là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore’. E’ dunque nel cuore che si conserva il vero tesoro, non nelle casseforti della terra, non nei grandi investimenti finanziari, mai come oggi impazziti e ingiustamente concentrati, idolatrati al sanguinoso prezzo di milioni di vite umane e della devastazione della creazione di Dio”.
Ed a tale proposito ecco la citazione di sant’Agostino, che è il maestro del cuore: “E’ importante riflettere su questi aspetti, perché nei numerosi impegni che di continuo affrontiamo, sempre più affiora il rischio della dispersione, talvolta della disperazione, della mancanza di significato, persino in persone apparentemente di successo. Invece, leggere la vita nel segno della Pasqua, guardarla con Gesù Risorto, significa trovare l’accesso all’essenza della persona umana, al nostro cuore: cor inquietum. Con questo aggettivo ‘inquieto’, Sant’Agostino ci fa comprendere lo slancio dell’essere umano proteso al suo pieno compimento”.
Infatti il cuore è inquieto finché non giunge alla meta: “L’inquietudine è il segno che il nostro cuore non si muove a caso, in modo disordinato, senza un fine o una meta, ma è orientato alla sua destinazione ultima, quella del ‘ritorno a casa’. E l’approdo autentico del cuore non consiste nel possesso dei beni di questo mondo, ma nel conseguire ciò che può colmarlo pienamente, ovvero l’amore di Dio, o meglio, Dio Amore”.
Però per acquietare il cuore esiste la medicina dell’amore: “Questo tesoro, però, lo si trova solo amando il prossimo che si incontra lungo il cammino: i fratelli e le sorelle in carne e ossa, la cui presenza sollecita e interroga il nostro cuore, chiamandolo ad aprirsi e a donarsi. Il prossimo ti chiede di rallentare, di guardarlo negli occhi, a volte di cambiare programma, forse anche di cambiare direzione”.
Quindi è un invito a ‘tornare’ a Dio: “Carissimi, ecco il segreto del movimento del cuore umano: tornare alla sorgente del suo essere, godere della gioia che non viene meno, che non delude. Nessuno può vivere senza un significato che vada oltre il contingente, oltre ciò che passa. Il cuore umano non può vivere senza sperare, senza sapere di essere fatto per la pienezza, non per la mancanza”.
Solo in Dio il cuore non trova alcuna delusione: “Gesù Cristo, con la sua Incarnazione, Passione, Morte e Risurrezione ha dato fondamento solido a questa speranza. Il cuore inquieto non sarà deluso, se entra nel dinamismo dell’amore per cui è creato. L’approdo è certo, la vita ha vinto e in Cristo continuerà a vincere in ogni morte del quotidiano. Questa è la speranza cristiana: benediciamo e ringraziamo sempre il Signore che ce l’ha donata!”
(Foto: Santa Sede)
A Cavoretto ritorna il presepe
Il Presepe si trova sulla via che da piazza Freguglia (la piazzetta di Cavoretto) porta alla chiesa, ed è visibile dalla strada: si allunga, infatti, per circa 50 metri sul fianco della collina. Visibile fino all’11 gennaio 2026, è stato realizzato da alcuni abitanti di Cavoretto e della parrocchia di San Pietro in Vincoli, con il contributo dei bambini dell’asilo “Morelli”, dei ragazzi dell’oratorio e con la collaborazione dei commercianti e associazioni del borgo.
I personaggi che lo compongono sono oltre sessanta, hanno grandezza naturale e sono abbigliati con stoffe che vogliono ricordare gli abiti dei pastori dell’epoca. Il Presepe è illuminato dalle ore 16.30 alle ore 22.00 mentre una musica di sottofondo è attiva dalle ore 8.00.
Si segnala in particolare che tutti i giorni, dalle ore 18.30 alle ore 21.30, ogni ora, si potrà assistere ad una rappresentazione scenica ‘suoni e luci’ della durata di 20 minuti intitolata “La carezza di Dio”. Attraverso l’ascolto registrato di alcuni brani biblici, letti dall’attore Roberto Accornero e da Letizia Colombo e accompagnati dalle musiche originali di ‘Camera Sambô’ viene raccontato il Natale e la vita di Gesù. I personaggi, infatti, diventano i protagonisti di alcuni miracoli e parabole. Anche una croce è presente nel presepe, a ricordare la morte e la resurrezione.
Quest’anno, grazie alla disponibilità di alcuni commercianti, il presepe è diffuso. In piazza Freguglia, infatti, oltre ai Re Magi, si trovano alcune installazioni composte da quattro personaggi, accompagnati dalle tele dipinte da Enrica Campi raffiguranti scene della vita di Gesù. L’artista ha realizzato i pannelli con la tecnica dell’acrilico su tela ispirandosi ai personaggi del presepe, come i vasi del vasaio, o il pozzo della Samaritana.




























