Il sinodo sulla sinodalità ed i giovani, una occasione sprecata?

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“Lo scorso 25 ottobre i delegati (compresi i vescovi) hanno votato il Documento finale. Si è chiusa così una fase importante, avviata quattro anni fa accogliendo l’invito di papa Francesco, che ha visto una partecipazione a vario titolo di almeno 500.000 persone… Con il Cammino sinodale abbiamo imparato ad affinare aspetti che erano probabilmente già presenti, ma che avevano bisogno di essere rinnovati: l’ascolto, il discernimento, la profezia. Abbiamo cercato soprattutto di interiorizzare questo processo come stile ecclesiale permanente”: aprendo l’assemblea generale dei vescovi ad Assisi il presidente della Cei, card. Matteo Zuppi ha ricordato il cammino sinodale compiuto dalla Chiesa italiana in questi anni.

Un cammino sinodale aperto da papa Francesco e chiuso da papa Leone XIV nello scorso ottobre, dopo quattro anni di cammino e di discernimento, con il giubileo delle équipe sinodali e degli organismi di partecipazione: “Ed oggi vorrei esortarvi: nell’ascolto dello Spirito, nel dialogo, nella fraternità e nella parresìa, aiutateci a comprendere che, nella Chiesa, prima di qualsiasi differenza, siamo chiamati a camminare insieme alla ricerca di Dio, per rivestirci dei sentimenti di Cristo; aiutateci ad allargare lo spazio ecclesiale perché esso diventi collegiale ed accogliente… Essere Chiesa sinodale significa riconoscere che la verità non si possiede, ma si cerca insieme, lasciandosi guidare da un cuore inquieto e innamorato dell’Amore. Carissimi, dobbiamo sognare e costruire una Chiesa umile”.

Partendo da queste sollecitazioni abbiamo chiesto al prof. Sergio Ventura, docente di religione cattolica nei licei romani, scrittore per il sito Vinonuovo.it, autore del libro ‘Imparare dal vento. Sulle tracce della sinodalità di papa Francesco’, delegato della diocesi di Roma per il cammino sinodale, di raccontarci il clima vissuto in quei giorni sinodali: “Un clima molto positivo e partecipato, nonostante fosse affiorata un po’ di stanchezza per la fatica fisica e mentale sperimentata. Ma l’attesa e la curiosità per l’esito finale sono state più forti ed hanno garantito il ‘carburante’ spirituale necessario per tagliare il traguardo”.

Il Sinodo si è concluso da quasi un mese: in quale modo è possibile camminare nell’unità?

“Pensando anche alla mia esperienza nella diocesi di Roma, rafforzerei la partecipazione ed il funzionamento effettivo degli organismi di partecipazione, creando poi ulteriori luoghi di confronto reale e profondo sulle questioni dottrinali oggi divisive. Solo così, credo, potremo trasfigurare i conflitti e le polarizzazioni interni alla comunità ecclesiale in cammini su sentieri inesplorati, per cercare di scoprire ogni volta la verità più profonda verso cui lo Spirito sta sussurrando di muoverci”.

Quale visione offre il documento del Sinodo?

“Mi sembra che, in estrema sintesi, il documento finale prospetti una Chiesa che divenga capace di formarsi (parte 2) e di organizzarsi (parte 3) per aprirsi (parte 1) a quelle chi io chiamo porzioni del popolo di Dio ‘ufficiose’ (con tutto il loro mondo di valori e ideali), ma che lo Spirito sembra volere divengano ‘ufficialmente’ parte della Chiesa”.

La Chiesa italiana è capace di abitare la realtà?

“Direi che la Chiesa sta sinceramente cercando di rendersi capace di abitare la realtà nella sua complessità. Durante il cammino sinodale è emersa l’onestà con cui pastori e popolo di Dio hanno confessato le loro debolezze e resistenze. Tale atteggiamento è importante perché costituisce la premessa per poter cogliere, di questa realtà, dettagli nuovi o in precedenza non visti o trascurati”.

Ma i giovani si sentono ‘protagonisti’ in questa Chiesa sinodale?

“Se non ci lasciamo distogliere dalla ‘vexata quaestio’Chiesa-Democrazia, non possiamo non vedere nella partecipazione il motore della sinodalità. A quanto risulta, i giovani hanno partecipato al cammino sinodale facendosi sentire, indicando alcuni temi e dando una certa direzione ad altri. Certo, non possiamo pretendere che questo protagonismo abbia riguardato tutti i giovani (ma lo stesso vale per gli adulti).

Non dimentichiamo che viviamo nell’epoca della disintermediazione e della crisi della democrazia. Il vero problema, secondo me, è che alcuni giovani (ed alcuni adulti) che avrebbero potuto e dovuto partecipare non lo hanno fatto. Per scetticismo o per paura di avallare un processo non condiviso, questo non lo so. Ma sono convinto che tale atteggiamento ha ‘danneggiato’ il tentativo dello Spirito di far dialogare gli opposti per condurli, più o meno docilmente, verso quella verità più profonda di cui parlavo prima”.

Quale è il ruolo degli insegnanti di religione, secondo il documento sinodale?

“Da un lato è stato riconosciuto in modo esplicito l’aspetto culturale e professionale del loro ruolo, sempre un po’ sacrificato rispetto a quello educativo, anche se tale aspetto non è emerso in tutta la sua portata di mediazione teologica tra contenuti cristiano-cattolici e mondo giovanile. Dall’altro lato, un paragrafo decisivo è restato vittima di un refuso da correggere per meglio rappresentare quanto emerso chiaramente dal cammino sinodale: gli insegnanti – e quelli di religione in particolare – sono stati l’orecchio che ha permesso di cogliere quei ‘segni dei tempi’ emergenti dal mondo giovanile che la Chiesa ‘ufficiale’ non coglie perché questi giovani (spesso con le rispettive famiglie) le gravitano intorno lontano, molto lontano…”.

(Tratto da Aci Stampa)

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