Perché la comunione è l’essenza del matrimonio anche nelle scelte economiche…

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Nel 2026 saranno passati esattamente dieci anni dall’uscita del mio primo libro, ‘Non lo sapevo, ma ti stavo aspettando’ (Mimep Docete, 2106) un romanzo di formazione, una storia d’amore dove si inserisce, però, anche una relazione personale con Gesù come svolta della vita. Il mio sogno nel cassetto diventava realtà, il sogno che avevo dentro già da bambina e che rivelavo ai pranzi di Natale o agli adulti di passaggio che mi chiedevano cosa volessi fare da grande.

Scrivere. Ho sempre risposto questo. Però, un conto è dirlo a dieci anni, altro conto è mettere tutti i tasselli necessari perché la scrittura diventi, effettivamente, la propria strada, il proprio lavoro. Chi ci è passato sa che non è un sogno facile da realizzare. La casa editrice Mimep Docete, conosciuta nei miei anni universitari, a cui avevo sottoposto il libro, mi aveva dato l’ok per la pubblicazione esattamente un mese dopo che dicessi ‘sì’ alla proposta di matrimonio di mio marito. Era l’estate del 2015.

Nel 2016, poi, è uscito il romanzo a febbraio, a giugno mi sono laureata, a luglio il matrimonio. A settembre ero incinta. Tutto è avvenuto quasi in contemporanea e da quel momento queste sfere della mia vita sono andate avanti di pari passo.

In questi giorni ripensavo a come la vocazione di moglie e madre e quella di scrittrice si siano intrecciate, nella mia vita, al punto da diventare inseparabili. E sento di poter testimoniare che il segreto di un matrimonio realizzato non è assicurarsi in ogni modo una via d’uscita dalla relazione, ma scegliere di non sposarsi finché non si è pronti ad una piena comunione. Nello stesso modo in cui, in una casa, non inseriamo dieci uscite di emergenza, ma cerchiamo di metter su una struttura solida, sicura, prima di andare ad abitarci.

Per me, personalmente, è stato un dono incontrare una persona che sapeva vedermi nella mia unicità e voleva custodire anche i miei desideri. E’ stato un dono saper dire dei ‘no’, per attendere una storia che meritasse davvero il mio ‘sì’, per incontrare una persona che volesse far crescere un ‘noi’, senza che nessuno due perdesse sé stesso, ma, anzi, diventasse “più sé stesso” con l’altro.  

Cercando di attuare la logica del dono, e non del controllo o del sospetto, a casa nostra non c’è mai stata una guerra economica, non è mai stato importante da “chi” dei due venissero i soldi necessari per vivere. Al centro c’era la comunione. Ciascuno fa la sua parte, a suo modo, coi propri mezzi, per il bene della coppia e della famiglia. Senza ricatti, senza prevaricazioni. Se i soldi diventano motivo di rinfacci e mezzo di dominio il problema è a monte, il problema è che manca amore, manca unità, manca il desiderio di vivere davvero un progetto comune.

Prima di affermarmi come scrittrice, era esclusivamente mio marito a provvedere a noi economicamente. Così è stato nei primi anni di matrimonio. Io non facevo nulla? Certo che no. Ho messo al mondo due figli e ho continuato a scrivere, a cercare contesti in cui far sbocciare la mia passione. Se avessi dovuto trovarmi “un lavoro ad ogni costo” solo per principio (perché “Nella coppia non può lavorare solo lui, altrimenti sei solo una mantenuta!”) oggi non potrei tenere tra le mani i tanti libri che sono venuti dopo, non avrei girato l’Italia grazie alle tante presentazioni che sono nate soprattutto grazie a “Sei nato originale, non vivere da fotocopia”, legato a Carlo Acutis e pubblicato nel 2017, stesso anno di nascita del mio primo bambino.

Se avessi dovuto preoccuparmi di trovare un lavoro qualsiasi, non per necessità economica, ma solo per non dare a mio marito la “soddisfazione”, il “potere” su di me (che poi, comunque, un uomo con questi atteggiamenti di fondo non va proprio sposato, nemmeno se si lavora entrambi…), oggi non sarei pienamente me stessa, non starei esattamente dove da sempre desideravo essere.

Conosco tante donne indipendenti economicamente da molto prima del matrimonio che oggi vivono assoggettate emotivamente, o vengono persino raggirate da uomini che non hanno voglia di lavorare.

Le cose vanno sempre analizzate e valutate nel contesto. Aiutare una donna a trovare l’indipendenza economica è senza dubbio importante, anzi, fondamentale, ad esempio, quando viene maltrattata e non vede un’alternativa al rapporto di potere attuato da un uomo-padrone.

Eppure, non possiamo fermarci qui. Non possiamo dire solo questo alle giovani donne. La condizione “sine qua non” si può entrare in un matrimonio non è tanto che in quella casa entrino due, tre, quattro stipendi e che ciascuno abbia il suo, quanto che nella relazione siano stati individuati e sconfitti i nuclei di morte che affliggono tante coppie.

Perché, se la relazione è sana, gli sposi vivono tutto nella comunione e nell’unità: “ciò che è mio è tuo e ciò che tuo è mio”. Se l’amore è vero, non ci approfittiamo, non prevarichiamo: semplicemente, condividiamo tutto. D’altronde, siamo o no una sola carne, pur restando due persone libere e distinte?  

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