XVIII Domenica del Tempo Ordinario. Dio è nostro Padre; il Vangelo è il vero stile di vita!
Se siamo figli di Dio, cerchiamo allora le cose di lassù, le uniche che hanno valore per la vita eterna. Le ingiustizie tra gli uomini sono sempre esistite, ma la vera ricchezza sono le cose di lassù: l’amore, la generosità, l’attenzione ai bisognosi; questi beni preziosi vanno cercati e aprono le porte per la vita eterna. Fai morire perciò l’uomo vecchio, che si perde dietro i desideri cattivi, e vivi di amore verso Dio e i fratelli ed assicurerai il posto nel Regno dei Cieli.
Nel Vangelo Gesù apre gli occhi: ‘Guardatevi, tenetevi lontano da ogni cupidigia’, da ogni bramosia perchè la vita non dipende dalle ricchezze. Gesù non è venuto a proporre una ideologia nuova, nè una organizzazione socio-economica particolare; Egli è venuto a proporre una concezione di vita dove l’uomo è chiamato a prendere coscienza che siamo figli di Dio e la nostra patria vera è il cielo.
Le realtà terrene sono relative ed hanno un limite; la vita del’uomo invece ha una dimensione ultraterrena. Davanti a Dio non c’è greco o giudeo, libero o schiavo, ricco o povero; esiste l’uomo creato da Dio, redento da Cristo; come Cristo è morto e risorto anche noi risorgeremo. Il brano del Vangelo si apre con la scena di un tale che invita Gesù a dirimere una questione di eredità tra fratelli.
Gesù non affronta la questione ma risponde con una parabola dove protagonista è un uomo ricco, ma stolto perché crede di potere essere felice per una annata eccezionale che gli stava assicurando un benessere sfrenato per molti anni; Dio annulla questi progetti dicendo: ‘Stolto, questa notte morirai e dovrai rendere conto a Dio delle tue ricchezze!’; queste ricchezze a cosa ti serviranno?, a chi andranno?
La stoltezza non consiste nell’avere accumulato tesori, ma ‘assicurare tesori per sé’ illudendosi che questi determinano la vera felicità. I tesori terreni hanno un valore solo provvisorio: dobbiamo morire e lasciare tutto. La vita dell’uomo non dipende dai soldi o dai piaceri (edonismo) e chi accumula solo per mangiare e divertirsi non vive secondo la dimensione del Vangelo. Si vive sulla terra nella prospettiva del cielo: la nostra patria eterna è il cielo, raggiungere Dio; le ricchezze non danno la vita eterna; questa si realizza con la fede e l’amore verso Dio e i fratelli.
San Paolo ci ricorda: ‘Cercate le cose di lassù e non quelle della terra’ (Col. 3,1-2) La cupidigia è come la lupa di cui parla Dante: ‘Dopo che mangia ha più fame che pria’, la cupidigia è insaziabile. E’ necessario per l’uomo liberarsi dalle tre concupiscenze, di cui parla l’apostolo Giovanni: ‘concupiscenza della carne, degli occhi e superbia della vita’ (1 Gv. 2,16). Tutte le guerre scaturiscono dalla cupidigia: la ricerca smisurata di beni materiali e delle ricchezze è sorgente di inquietitudine, odio, avversità, e prevaricazioni. Oggi c’è un bene prezioso da coltivare: cercare le cose di lassù, non quelle della terra; far morire in noi l’uomo vecchio che si perde dietro i desideri cattivi.
Dio è nostro Padre, siamo tutti fratelli: l’amore vero verso Dio e i fratelli apre le porte del Regno dei cieli. La Santissima. Vergine, madre delle grazie, ci aiuti a non lasciarci trascinare dalle sicurezze che passano, dai beni materiali effimeri e passeggeri, ricordando le parole di Gesù: ‘Che giova all’uomo guadagnare tutto il mondo se poi perde la sua anima? I valori veri sono quelli dello spirito; bisogna rettificare la vita mortificando ciò che appartiene alla terra (impurità, passioni sfrenate, desideri cattivi) e l’avarizia insaziabile che è una vera idolatria. E’ più che mai necessario meditare le parole della Liturgia: “non indurite oggi il vostro cuore ma ascoltate la voce del Signore’.




























