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XIX Domenica del Tempo Ordinario: Non temere, piccolo gregge!
Il Vangelo ci esorta: ‘Non temere, piccolo gregge!’; sei figlio di Dio e il Padre ha preparato per te un regno. L’uomo spesso si perde d’animo; è preda del timore o della paura; è la fragilità umana che spinge l’uomo a temere. C’è il timore di Dio, c’è il timore degli uomini: l’uomo davanti a Dio sperimenta il rapporto di finito ed infinito; l’uomo è finito e limitato, Dio è infinito e santo. Ogni volta che Dio si manifesta ad Abramo, a Mosè o al popolo, l’uomo è preso da timore e Dio lo incoraggia: ‘Non temere, piccolo gregge’.
Il timore si supera solo con la Fede: vedi la fede di Abramo, la fede di Sara o di Mosè e il popolo ebreo diventa il popolo di Dio. La fede trasforma il timore in virtù teologale; ma bisogna essere sempre pronti, vigilanti: “siate pronti, dice Gesù, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese!”. La vita dell’uomo è un cammino verso il cielo: creati da Dio, dobbiamo tornare a Dio dove Cristo Gesù ci ha preparato un posto nel regno dei cieli. L’apostolo Pietro chiede a Gesù: “Queste cose, queste parabole le dici per noi o valgono per tutti’. Davanti al Signore non c’è differenza tra pastori e fedeli; siamo tutti ‘il gregge del Signore’ per il quale Gesù è morto in croce e ci ha elevato alla dignità di figli di Dio.
Noi infatti preghiamo come ci ha insegnato Gesù: ‘Padre nostro che sei nei cieli’. La chiave di Volta che ci aiuta a superare le paure e le tentazioni, è le fede e l’amore: la fede proietta la nostra vita nel giusto cammino; noi non attendiamo di raggiungere qualcosa ma Qualcuno; è l’incontro con il Signore: pastore e guida, Padre misericordioso ed attento. La Fede proietta la nostra esperienza nel futuro e ci dà la forza di bene operare nel presente; da qui il nostro abbandono nelle mani di Dio e la fiducia nella sua parola.
‘Non temere, piccolo gregge’: c’è una promessa di Dio; c’è la costatazione della nostra debolezza e fragilità; da qui la necessità della nostra preghiera sempre viva: Padre, ricordati di noi, fai crescere in noi lo spirito di figli adottivi. Gesù è il salvatore e noi con umiltà imploriamo: Signore, pietà, Cristo pietà!. Se hai fede, dice Gesù: non temere, piccolo gregge, perchè al Padre vostro è piaciuto darvi il Regno: la fede di Abramo, di Mosè ci sia di sprone a sperare, a credere sulla parola di Dio. Il Vangelo ci invita a tenere ben salda la cintura ai fianchi e pregare, come l’apostolo, ‘Signore, aumenta la nostra fede’.
Ci esorta inoltre a tenere ‘le lucerne accese’: Dio di lucerne ce ne ha dato due: a) la voce della coscienza, che è la voce di Dio in noi che ci richiama se facciamo il male, ci loda se facciamo il bene, come ci insegna sant’Agostino: uomo, non uscire fuori di te, rientra in te stesso perchè nel tuo io interiore incontri Dio, che è amore: Dio ti ama, e ti invita ad amare. b) La seconda lucerna è la Fede, luce che abbiamo ricevuto con il Battesimo, dono dello Spirito Santo. La Fede è una luce superiore che, come figli di Dio, ci parla di amore: ‘Ascolta Israele: amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore… , amerai il prossimo tuo come te stesso’.
L’amore è qualcosa di divino, perché Dio è amore. L’aiuto divino ci fa scorgere nell’altro un fratello, una sorella da servire nel nome del Signore; amore concreto, di cui parla Gesù: qualunque cosa hai fatto ad un tuo fratello, l’hai fatto a me. La fede vera apre il cuore al prossimo, ci sprona e ci riempie di speranza concreta. Allora, amico che leggi o ascolti, sei pronto? Il viaggio intrapreso è senza ritorno ma la meta è sublime ed eterna. La parola di Dio parla sempre dentro il cuore e mantiene sempre ciò che promette. La Madonna, Madre di Gesù e nostra, che ci ha preceduti nel nostro cammino verso la meta, ci protegga, ci aiuti, ci copra con il suo manto materno. Allora non temere, piccolo gregge!
XVIII Domenica del Tempo Ordinario. Dio è nostro Padre; il Vangelo è il vero stile di vita!
Se siamo figli di Dio, cerchiamo allora le cose di lassù, le uniche che hanno valore per la vita eterna. Le ingiustizie tra gli uomini sono sempre esistite, ma la vera ricchezza sono le cose di lassù: l’amore, la generosità, l’attenzione ai bisognosi; questi beni preziosi vanno cercati e aprono le porte per la vita eterna. Fai morire perciò l’uomo vecchio, che si perde dietro i desideri cattivi, e vivi di amore verso Dio e i fratelli ed assicurerai il posto nel Regno dei Cieli.
Nel Vangelo Gesù apre gli occhi: ‘Guardatevi, tenetevi lontano da ogni cupidigia’, da ogni bramosia perchè la vita non dipende dalle ricchezze. Gesù non è venuto a proporre una ideologia nuova, nè una organizzazione socio-economica particolare; Egli è venuto a proporre una concezione di vita dove l’uomo è chiamato a prendere coscienza che siamo figli di Dio e la nostra patria vera è il cielo.
Le realtà terrene sono relative ed hanno un limite; la vita del’uomo invece ha una dimensione ultraterrena. Davanti a Dio non c’è greco o giudeo, libero o schiavo, ricco o povero; esiste l’uomo creato da Dio, redento da Cristo; come Cristo è morto e risorto anche noi risorgeremo. Il brano del Vangelo si apre con la scena di un tale che invita Gesù a dirimere una questione di eredità tra fratelli.
Gesù non affronta la questione ma risponde con una parabola dove protagonista è un uomo ricco, ma stolto perché crede di potere essere felice per una annata eccezionale che gli stava assicurando un benessere sfrenato per molti anni; Dio annulla questi progetti dicendo: ‘Stolto, questa notte morirai e dovrai rendere conto a Dio delle tue ricchezze!’; queste ricchezze a cosa ti serviranno?, a chi andranno?
La stoltezza non consiste nell’avere accumulato tesori, ma ‘assicurare tesori per sé’ illudendosi che questi determinano la vera felicità. I tesori terreni hanno un valore solo provvisorio: dobbiamo morire e lasciare tutto. La vita dell’uomo non dipende dai soldi o dai piaceri (edonismo) e chi accumula solo per mangiare e divertirsi non vive secondo la dimensione del Vangelo. Si vive sulla terra nella prospettiva del cielo: la nostra patria eterna è il cielo, raggiungere Dio; le ricchezze non danno la vita eterna; questa si realizza con la fede e l’amore verso Dio e i fratelli.
San Paolo ci ricorda: ‘Cercate le cose di lassù e non quelle della terra’ (Col. 3,1-2) La cupidigia è come la lupa di cui parla Dante: ‘Dopo che mangia ha più fame che pria’, la cupidigia è insaziabile. E’ necessario per l’uomo liberarsi dalle tre concupiscenze, di cui parla l’apostolo Giovanni: ‘concupiscenza della carne, degli occhi e superbia della vita’ (1 Gv. 2,16). Tutte le guerre scaturiscono dalla cupidigia: la ricerca smisurata di beni materiali e delle ricchezze è sorgente di inquietitudine, odio, avversità, e prevaricazioni. Oggi c’è un bene prezioso da coltivare: cercare le cose di lassù, non quelle della terra; far morire in noi l’uomo vecchio che si perde dietro i desideri cattivi.
Dio è nostro Padre, siamo tutti fratelli: l’amore vero verso Dio e i fratelli apre le porte del Regno dei cieli. La Santissima. Vergine, madre delle grazie, ci aiuti a non lasciarci trascinare dalle sicurezze che passano, dai beni materiali effimeri e passeggeri, ricordando le parole di Gesù: ‘Che giova all’uomo guadagnare tutto il mondo se poi perde la sua anima? I valori veri sono quelli dello spirito; bisogna rettificare la vita mortificando ciò che appartiene alla terra (impurità, passioni sfrenate, desideri cattivi) e l’avarizia insaziabile che è una vera idolatria. E’ più che mai necessario meditare le parole della Liturgia: “non indurite oggi il vostro cuore ma ascoltate la voce del Signore’.
XVII Domenica del Tempo ordinario: Signore, insegnaci a pregare!
‘Signore, insegnaci a pregare’ è la richiesta unanime fatta a Gesù dai suoi discepoli; questi avevano constatato che la preghiera di Gesù era di rilevanza divina. Non era come la preghiera degli scribi e farisei né di quanti si ritenevano maestri e guida del popolo. Gandhi aveva detto che la preghiera era il respiro dell’anima; ora tutta la vita di Gesù era costellata da momenti di preghiera al Padre. Gesù non offre una tecnica speciale di preghiera ma invita i discepoli a fare esperienza di preghiera mettendoli in comunicazione diretta con Dio ed invocandolo: Padre nostro!
La preghiera è un dialogo tra persone che si amano; dialogo basato sulla fiducia vera; dialogo tra il figlio e il proprio papà. Questo papà è ‘il Padre nostro che sta nei cieli’. La novità sta nella presa di coscienza che Dio, il creatore, è dato a noi come vero ‘Padre’ a cui possiamo rivolgerci in ogni momento. La nostra preghiera al Padre non è la garanzia che saranno sempre esaudite le nostre richieste, Gesù dà la certezza che riceveremo dal Padre in dono lo Spirito Santo, che è quel vento mirabile che ci fa rinascere a nuova vita; ci conferisce quella eccellente realtà spirituale, laddove noi avevano pensato solo alla realizzazione di bisogni materiali, alle nostre meschine aspirazioni. Il Padre concede non semplici cose buone ma la cosa migliore in assoluto.
Il Padre Nostro non è perciò una formula standardizzata rivolta a Dio; è un dialogo di amore che accoglie ed esprime le nostre umane necessità sia materiali che spirituali. Gesù conoscendo le nostre necessità e difficoltà ci esorta: ‘Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete’. Non è un domandare per soddisfare le proprie voglie o curiosità quanto per tenere vivo ed operante il nostro rapporto con Lui. Lo aveva già sperimentato Abramo, l’uomo della fede, che implorò il Signore perché risparmiasse i pochi ‘giusti’ dallo sterminio di Sodoma (cfr Genesi 18, 23-30).
La preghiera insegnata da Gesù è il vero sostegno alla nostra debolezza perché così ogni uomo possa essere aiutato a conoscere meglio Dio e ad amarlo. Con la preghiera del Padre Nostro ci rivolgiamo a Dio perché sia santificato il suo nome e ciascuno di noi prenda coscienza di essere non il prodotto del caso, sempre sballottato dal vento e dalla tempesta, ma vero figlio, amato da Dio creatore e padre.
Con la preghiera insegnataci da Gesù auspichiamo che ‘si compia la volontà di Dio’ in mezzo a noi e si instauri il suo Regno nei nostri cuori, nella famiglia, nella società. Perciò ‘venga il tuo Regno’, che è proprio quanto Gesù è venuto a realizzare con la sua passione e morte; noi chiediamo che il Regno di Dio si compia e si realizzi secondo i disegni divini.
Questo Regno deve essere realizzato con il contributo dell’uomo redento da Cristo, a cui Gesù ordinò: ‘Come il Padre ha mandato me, io mando voi’. Questa è la volontà di Dio che il suo amore misericordioso plasmi la realtà umana nell’incontro nostro con i fratelli nella famiglia e nella vita associata.
Con la preghiera del Padre Nostro. chiediamo inoltre: A) ‘dacci il nostro pane quotidiano’ perchè ogni uomo possa saziare la propria fame e sete e disporre di quanto è necessario per vivere decorosamente. B) ‘rimetti a noi i nostri debiti…’: chiediamo a Dio la nostra piena riconciliazione con Lui attraverso la grazia divina che permette all’uomo la purezza del cuore e la santità della vita, allo stesso modo di come ci perdoniamo a vicenda con i fratelli.
C) ‘non abbandonarci nelle tentazioni’ perché Satana, il maligno, ha tutto l’interesse di rendere infruttuosa l’opera della salvezza effettuata da Cristo Gesù. D) ‘Liberaci dal male’: aiutaci a saper lottare per superare ogni male dentro di noi ed attorno a noi. E’ male tutto ciò che mina la nostra fede: indifferenza, scetticismo, disperazione.
Questa preghiera è veramente la sintesi di ogni possibile preghiera, che rivolgiamo al Padre in comunione con tutti i fratelli nella fede. Quante volte bisogna pregare? Sempre! Maria Santissima, madre di Gesù e nostra, ci assista, ci guidi, ci incoraggi nel bussare con fiducia e solerzia al cuore di Dio.
Ascensione di Gesù al cielo
Con l’Ascensione di Gesù al cielo si conclude il tempo della Pasqua: Gesù esce dallo spazio terreno ed entra nella pienezza della sua gloria. E’ la festa di Gesù, Figlio di Dio; è la festa dell’umanità tutta perché Gesù, vero Dio e vero uomo, entra nel cielo potando con sè la nostra umanità. Gioiscono gli Angeli; gioiscono le anime già da 40 giorni liberate dal limbo ed oggi ammesse nel Regno dei cieli; gioisce la Chiesa tutta: Maria, gli apostoli, le pie donne perché da oggi inizia la storia della Chiesa.
Gesù infatti, prima di salire al cielo, dice alla sua Chiesa: “Come il Padre ha mandato me, io mando voi; non mi vedrete più ma sarò sempre accanto a voi”. I discepoli di Gesù, sconosciuti dal mondo, sono chiamati a conquistare la terra per fare dell’umanità la grande famiglia di Dio. A questi uomini deboli e fragili occorre un’armatura e Gesù promette loro la presenza dello Spirito Santo: ‘Giovanni battezzò con acqua ma voi battezzerete da qui a pochi giorni con lo Spirito Santo’.
L’Ascensione di Gesù al cielo segna il punto di partenza della storia della Chiesa nel mondo: la Chiesa è chiamata a portare avanti la missione affidatale da Gesù: predicare a tutte le genti; essere testimoni credibili davanti a tutti; vivere in gioiosa comunione con i fratelli costituendo il nuovo popolo di Dio. Gesù non lascia gli Apostoli in pianto, nelle lacrime; essi giulivi rientrano a Gerusalemme con grande gioia. L’Ascensione di Gesù segna il punto di arrivo di Cristo Gesù nella sua gloria; Gesù porta a termine la missione affidatagli dal Padre.
L’Ascensione segna anche il punto di partenza dello Spirito Santo, promesso da Gesù, che il Padre presto invierà sulla terra: il grande dono assicurato da Gesù ai suoi discepoli. L’evento della Ascensione è descritto non come un viaggio verso l’alto bensì come l’azione della potenza di Dio che introduce Gesù nello splendore della sua gloria: ‘seduto alla destra del Padre’.
Con Gesù asceso al cielo, l’uomo entra a pieno titolo, in modo inaudito e nuovo, nell’intimità della vita divina e perciò Gesù dirà ai suoi: ‘Vado a prepararvi un posto’. Il termine ‘cielo’ non indica un luogo sopra le stelle ma qualcosa di più sublime: indica Cristo Gesù che accoglie l’umanità redenta nella gloria perché in Lui, vero Dio e vero uomo, le due nature sono inseparabilmente unite nell’unica Persona divina. Per l’uomo essere con Dio significa essere in cielo, essere in comunione con Lui. Da qui il motivo per cui gli Apostoli rientrarono in Gerusalemme ‘pieni di gioia’.
L’Ascensione di Gesù non è stato un distacco ma la piena convinzione che Gesù, crocifisso e risorto, era veramente vivo ed aveva aperto le porte del regno dei cieli. Elevato in alto, reso invisibile agli occhi dei suoi discepoli, Egli non li aveva abbandonati; messo a morte nel corpo, è risorto e rimane sempre presente come Persona divina nella Chiesa che assicura la salvezza offerta a tutti.
Con il suo sacrificio in croce ha suggellato la nuova alleanza tra Dio e l’uomo; una alleanza dove tutti gli uomini sono invitati ad entrare con la fede e il Battesimo. Questa ‘alleanza’ non è un semplice segno di amicizia tra Dio e gli uomini ma l’adozione filiale dell’uomo al Padre, che diventa così anche ‘nostro Padre’. Gli Apostoli sono i testimoni non solo della sua passione, morte e risurrezione ma anche dell’Ascensione di Gesù al cielo: Gesù è salito al cielo; rimane così sempre con noi ! Cosa allora bisogna fare ? Ce lo indicano gli Atti degli Apostoli: ‘Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo’; non state allora a braccia conserte, ma, su, all’opera !
Nasce così la storia millenaria della Chiesa una, santa, cattolica, apostolica. La festa dell’Ascensione di Gesù al cielo è il grazie più sentito a Gesù, che ha aperto a tutti le porte del Regno dei cieli; è un invito a guardare il cielo, che è la nostra vera patria dove Gesù ci ha preceduto con il suo amore; è la patria dove tutti siamo diretti per dare il via ad una vita nuova. La Santissima Vergine, Madre di Gesù e nostra, ci assista sempre, ci protegga nel nostro cammino per la maggior gloria di Dio.
Card. Repole: la preghiera è respiro per la vita
“La preghiera con cui Gesù si è rivolto personalmente a Dio ci ha permesso di scoprire chi siamo, quale sia la nostra identità più vera e profonda. Io non sono il frutto del caso. Sono una creatura di Dio, sono voluto e fato da Lui, sono costantemente mantenuto in vita da Lui. Una preghiera antica, pensando a tutti gli esseri viventi ed in particolare all’uomo, si rivolge a Dio con delle parole toccanti: ‘Se nascondi il tuo volto, vengono meno, togli loro il respiro, muoiono e ritornano nella loro polvere. Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra’. E’ un modo poetico per dire che non siamo solo stati creati in un momento del passato, ma che in ogni istante, anche adesso, sono l’alito e il respiro di Dio che ci permettono di essere vivi e di respirare”.
Con queste parole è iniziato il dialogo dell’arcivescovo di Torino, card. Roberto Repole con i giovani sull’approfondimento della Parola di Dio, in quanto Egli ha creato l’uomo nella prospettiva di Gesù: “E tuttavia io sono, tra tutti gli esseri viventi, una creatura davvero speciale. Dio mi ha creato pensando a Gesù, in attesa di Lui, ad immagine Sua. Ascoltando la sua preghiera, sentendo che Lui si rivolge a Dio chiamandolo Padre, percependo che Egli ha un rapporto intorno con Lui ed è totalmente abbandonato nelle sue mani, scopriamo allora che anche noi uomini siamo, in Lui e attraverso di Lui, figli di Dio.
Anche noi abbiamo accesso ad un rapporto intimo con Dio; anche noi siamo tanto più noi stessi quanto più ci sentiamo sostenuti ed abbracciati da Dio Padre e siamo abbandonati a Lui; anche noi ci sentiamo tanto più realizzati quanto più attraversiamo la vita sapendoci accompagnati da Gesù e fidandoci, con Lui e come Lui, di Dio che è nostro Padre”.
La paternità di Dio si manifesta nella preghiera: “Attraverso di esse, infatti, ci rivolgiamo a Dio non come ad un Essere superiore, ad una entità astratta. Ci rivolgiamo a Lui chiamandolo e riconoscendolo come Padre e Padre nostro. Pregando così, diciamo di percepirci, con Gesù e per mezzo di Lui, figli di Dio , di ricevere costantemente la sua vita di Padre e di avere con Lui un rapporto personale.
Pregando così, diciamo di percepirci come unici, ma non soli: Dio è il Padre nostro, e dunque tra di noi siamo fratelli, tra noi circola la stessa vita di Dio. Io posso contare su di te e tu puoi contare su di me, io mi sento responsabile di te e so di essere custodito e amato da te”.
Gesù insegna una preghiera diversa: “E’ molto istruttivo il fatto che Gesù dica di non pregare come fanno gli ipocriti, che pregano con l’intenzione di farsi vedere, ed inviti a non sprecare le parole come fanno i pagani. Come a dire che con le parole del ‘Padre nostro’ ci viene consegnato il modo proprio di pregare dei cristiani, il prototipo ed il significato di ogni loro preghiera”.
Perciò è stato un invito ad ‘impararle’ per capire il senso: “Certo, noi dobbiamo imparare queste parole a memoria e siamo chiamati a recitarle almeno alcune volte al giorno, specie al mattino quando ci svegliamo e alla sera prima di addormentarci. Ma ascoltando e recitando proprio queste parole impariamo poco per volta quale sia il senso della preghiera, quale significato abbia per noi esseri umani la preghiera, che cosa vi si esprime, come si debba pregare”.
Con la preghiera del ‘Padre Nostro’ Gesù sconfigge la nostra solitudine: “Nel consegnarci questa preghiera Gesù ci permette di prendere in mano quello che è, probabilmente, il nostro amore più grande e il nostro desiderio più intenso. Posso temere di essere solo, di essere abbandonato in balia di me stesso, di avere in mano la vita senza sapere che cosa farne. Ed, all’inverso, ciò che più desidero è entrare in relazione con qualcuno, essere visto, rompere la solitudine e l’isolamento. Le parole che Gesù ci consegna ci permettono di entrare in un dialogo con il Padre”.
Quindi la preghiera non invita all’isolamento: “Nella preghiera scopro che Dio mi parla, che parla proprio a me, che mi dice che Lui non mi dimentica, mi ha in mente, mi accompagna, che Lui mi ha a cuore, che è Lui che rompe il mio isolamento. La preghiera è un dialogo all’interno di una relazione che nasce prima di tutto dall’ascolto di un Dio che desidera parlarmi, stare con me.
All’interno di questa relazione anche io posso affidare a Dio ciò che vivo, ciò che più mi sta a cuore. Entro in relazione con Dio che si prende a cuore la mia vita, a cui posso affidare la mia esistenza. La preghiera è fondamentalmente un dialogo in cui Dio mi parla e mi ascolta”.
Inoltre nella preghiera si chiede la venuta del Regno di Dio: “Riconosciamo con queste parole che non è poi così vero che per essere veramente realizzato, come donne e come uomini, dobbiamo fare sempre quello che vogliamo e, soprattutto, dobbiamo avere sempre tutto sotto il nostro controllo. Quando viviamo con questo atteggiamento in realtà siamo spesso in preda all’ansia, ci troviamo a spendere mille energie per trovare un attimo di pace, rischiamo di sentirci frustrati e persino falliti quando le cose non vanno come le abbiamo programmate.
In ogni caso, siamo sempre in balia degli eventi perché, per quanto controlliamo e decidiamo, molto di quello che accade non dipende da noi ed è fuori dal nostro controllo. Le parole della preghiera ci dicono che il segreto della nostra umanità è altrove: sta nel percepire che la storia è nelle mani di Dio, che non è poi così decisivo il fato che controlliamo tutto, che ciò che conta davvero è la sua volontà, che è una volontà di bene e di vita per tutti e per ognuno”.
In questo consiste la bellezza della preghiera: “Il segreto della vita è dire: io mi affido a te o Padre; so che, qualunque cosa accada, tu vuoi il mio bene e desideri la mia gioia; percepisco che voglio
davvero il mio bene quando cerco e desidero quello che cerchi e desideri tu. Diciamo anche non abbandonarci alla tentazione, ammettendo che siamo fragili ma che possiamo contare sulla presenza e la vicinanza di Dio. Non siamo perfetti, possiamo inciampare e cadere, possiamo talvolta
sbagliare il bersaglio e cercare la vita là dove invece incontriamo solo la morte. Ma abbiamo la possibilità di riconoscerlo senza timori; e soprattutto possiamo vedere che anche quando ci distacchiamo da Dio, Lui non si distacca da noi, ci è vicino, ci accompagna: se cadiamo, ci rialza; se ci allontaniamo, continua a tenderci la mano”.
In questo senso la preghiera illumina la vita: “Se Gesù ci consegna la preghiera del «Padre nostro» e se è necessario ogni tanto trovare degli spazi di isolamento, di solitudine e di silenzio per entrare in relazione con Dio, per dare respiro all’anima e ritrovare il segreto del nostro essere donne e uomini, non è perché il resto della vita sia meno importante o sia privo di interesse.
Al contrario, il momento della solitudine e della preghiera serve ad illuminare ogni altro attimo
della nostra vita. Preghiamo per trovare il senso profondo di tutto il tempo in cui non preghiamo, per vivere in pienezza ogni istante della nostra esistenza e ogni attività in cui siamo immersi ed impegnati. Ci potremmo anche esprimere in questo modo: di tanto in tanto, nella nostra settimana e nelle nostre giornate, ci ritiriamo in preghiera perché tuta la nostra vita sia animata dallo Spirito di Gesù che ci permette di pregare”.
In questo modo la preghiera si fonde con la vita: “Preghiamo perché tutta la nostra vita, in tutte le sue fibre e in tutti i suoi attimi, sia in definitiva la preghiera più bella rivolta a Dio. Possiamo infatti essere intelligenti o meno, capaci o meno capaci, più leader o più gregari, di successo o no… ma ciò che davvero conta di noi è quanto la nostra vita è vissuta in intimità con Dio e con i fratelli. Se c’è questo, c’è tutto. Quando c’è questo, sperimentiamo tuta la felicità di cui disponiamo in questo nostro mondo”.
(Foto: diocesi di Torino)
Quinta Domenica di Pasqua: Io sono la Via, la Verità, la Vita
Quando si è smarriti, disorientati, si vivono momenti esistenziali terribili. Anche gli apostoli provarono sentimenti simili, ma fortunatamente intervenne Gesù: ‘Non siate turbati, abbiate fiducia, io vado a prepararvi un posto; poi verrò e dove sono io, sarete anche voi’. Il Padre vi ama; Io vado al Padre, poi verrò di nuovo e sarò sempre con voi. A guidare l’uomo, a guidare questa Chiesa sarà sempre Gesù e l’amore di Dio (lo Spirito Santo). Noi talvolta ci lamentiamo, ma la Liturgia ci presenta la Chiesa già nel suo nascere alle prese con un ‘malcontento’.
Quinta domenica di Quaresima: ‘Io sono la risurrezione e la vita’
I brani del Vangelo delle domeniche di Quaresima sono immagini vive con le quali Gesù indica il Battesimo: il sacramento che ci conferisce la luce vera, il sacramento che disseta per la vita eterna, il sacramento che conferisce la vera vita (la vita eterna). Davanti a Dio esiste la vita, l’uomo vivo: gli uomini vivi, prima della morte del corpo, gli uomini vivi, dopo la morte del corpo. La nostra vita ha due momenti: uno terreno, l’altro celeste; ma l’uomo è sempre vivo davanti a Dio, che ci ha creati e redenti per possedere la vita eterna.
Debora Vezzani racconta l’amore per san Giuseppe
“Salve, custode del Redentore, e sposo della Vergine Maria. A te Dio affidò il suo Figlio; in te Maria ripose la sua fiducia; con te Cristo diventò uomo. O Beato Giuseppe, mostrati padre anche per noi, e guidaci nel cammino della vita. Ottienici grazia, misericordia e coraggio, e difendici da ogni male. Amen”: è la preghiera che conclude la lettera apostolica ‘Patris corde’, che papa Francesco ha scritto nel 2020 per ricordare i 150 anni della dichiarazione di san Giuseppe patrono della Chiesa universale.
VII Domenica del Tempo Ordinario: ama il prossimo tuo come te stesso
“In pace mi corico”. Un invito alla lettura.
Una delle ultime fatiche editoriali del neo-segretario del Dicastero per la cultura e l’educazione, il lodigiano presbitero don Giovanni Cesare Pagazzi, ha un chiaro riferimento biblico e nella fattispecie ad un salmo in cui si parla di sonno. Sembrerebbe strano che la teologia si possa occupare di un fenomeno così “basso”, eppure a ben vedere noi passiamo almeno un terza delle nostre giornate “nelle braccia di Morfeo”, per non parlare dei bambini che, come si dice popolarmente, “mangiano e dormono”.





























