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Finanziare l’impatto sociale col risparmio privato: il modello del Cammino di San Francesco Caracciolo

Nei giorni scorsi si è svolta a Roma, presso la sede della Fondazione con il Sud la tavola rotonda dal titolo ‘I depositi sociali a supporto della rigenerazione dei territori – nuove forme di investimento nel Terzo Settore’. Fondazione Etica, Banca Etica e Fondazione con il Sud hanno presentato il lavoro che stanno svolgendo insieme per rendere sistemica una modalità innovativa di finanziare il sociale, così da renderlo motore di sviluppo anche economico sui territori, attraverso il coinvolgimento del risparmio privato, che in Italia supera € 6.000.000.000.000: una ricchezza che non può e non deve essere relegata solo ad attività speculative.

Su proposta di Fondazione Etica, che si è ispirata ai ‘titoli di solidarietà’ previsti dal Codice del Terzo Settore del 2017, Banca Etica ha realizzato un prodotto bancario denominato social time deposit, funzionale a sostenere il progetto TAPPA (Territori Attivi per Paesi Accoglienti) che, cofinanziato da Fondazione con il Sud, si propone di portare molteplici benefici ai territori coinvolti attraverso la riattivazione del Cammino di San Francesco Caracciolo e il rafforzamento dell’accoglienza turistica e dell’offerta culturale.

Chiunque, da tutta Italia, può sottoscrivere il social time deposit, pensato per coinvolgere piccoli e grandi risparmiatori, anche quelli istituzionali, in modo sicuro e professionale: si tratta di un conto deposito che prevede sia la remunerazione del capitale investito, sia il riversamento di una percentuale degli interessi a favore del progetto. Il cliente così può ottenere, oltre a un beneficio fiscale sulle somme donate, un beneficio maggiore: scoprire di persona il Cammino e contribuire alla ripresa delle tradizioni ed economie di territori oggi marginali.

Per Fondazione Etica non si tratta di una sperimentazione ex-novo, ma del consolidamento di quanto già realizzato con successo: prima in Toscana, attraverso il progetto pilota “Luci nel Parco”, insieme a Regione Toscana, Ente Terre Regionali Toscane e Caritas Grosseto, tra i numerosi promotori, e poi a Napoli con “Casa Comune”, insieme a Fondazione FOQUS, Guber Banca e l’Amministrazione Comunale di Napoli.

L’alleanza tra i promotori dell’iniziativa rappresenta, dunque, una concreta applicazione dei principi della Riforma del Terzo Settore, ha commentato Camilla Turelli, direttrice di Fondazione Etica: “Da sempre riteniamo che la sperimentazione sia una fase essenziale al successivo sviluppo di metodi e buone prassi: spesso in Italia assistiamo a lunghi dibattiti preventivi su ciò che potrà essere mentre, nel frattempo, il tempo scorre e le istanze sociali aumentano. Noi vogliamo dimostrare che determinate azioni sono già possibili: questo è il terzo progetto che promuoviamo e confidiamo che il percorso verso una sistematizzazione sia ormai tracciato”.

Le fa seguito il presidente di Fondazione con il Sud, Stefano Consiglio: “La Fondazione con il Sud è impegnata nel promuovere lo sviluppo delle regioni meridionali mettendo a disposizione una serie di strumenti, che vanno dal bando alle iniziative in cofinanziamento con altri enti, dalle fondazioni di comunità ai partenariati speciali pubblico-privato. Il progetto che presentiamo oggi rappresenta una ulteriore novità rispetto al sostegno e alla partecipazione della comunità locale al proprio processo di sviluppo. Il social time deposit può ‘moltiplicare’ le risorse destinate agli interventi nel sociale al Sud, attivando la comunità locale che, attraverso questo strumento finanziario, può contribuire allo sviluppo del proprio territorio”.

Per parte sua, “Banca Etica ha accolto con grande favore il coinvolgimento nel progetto TAPPA, riconoscendone la concreta rilevanza per la rigenerazione e lo sviluppo dell’economia territoriale nelle aree interne del Paese. La finanza etica partecipa attivamente a  questa progettualità innovativa attraverso la creazione di uno strumento finanziario ‘su misura’, il social time deposit, che può consentire al risparmio privato e istituzionale di contribuire direttamente al benessere comune. Insieme alla partnership inedita che sostiene l’iniziativa, TAPPA rappresenta un’esperienza stimolante per chi intende promuovere il Terzo Settore, offrendo un modello che consente di dirigere risorse finanziarie verso lo sviluppo sociale ed economico”, ha affermato il presidente di Banca Etica, Aldo Soldi.

Il valore del progetto TAPPA e dell’innovazione economico-finanziaria che porta con sé, a supporto di aree in via di spopolamento e soggette a continua erosione dei servizi a favore della cittadinanza, ha già raccolto anche il supporto di numerose istituzioni, tra cui il Dipartimento per gli Affari Regionali e le Autonomie della Presidenza del Consiglio, l’Unione Comuni e Comunità Montani (UNCEM), la Confederazione Italiana Agricoltori (CIA) ed Enti locali. Giovanni Vetritto, Direttore del Dipartimento per gli affari regionali e le autonomie della Presidenza del Consiglio e responsabile di ITALIAE, progetto a supporto della capacitazione degli Enti locali e del rafforzamento delle filiere territoriali:

“In una fase restrittiva delle politiche di bilancio, dovuta alla necessità di uscire dalla procedura di infrazione europea, è estremamente importante che gli enti locali sperimentino modalità di innovazione finanziaria, allo scopo di reperire le risorse utili a perseguire obiettivi strategici ambiziosi. Esempi come quello di oggi hanno un valore in sé, rispetto allo specifico progetto, ma hanno ancora di più un valore pedagogico, indicando possibili nuove strade per gli enti locali”.

Di fatto, il progetto TAPPA, attraverso la valorizzazione del Cammino di San Francesco Caracciolo e dei saperi, delle tradizioni e del patrimonio anche immobiliare dei territori attraversati, ambisce a diventare un modello di progettazione “integrata”, replicabile su altre tappe dell’intero Cammino, che risponde a più bisogni del territorio, coinvolgendo enti pubblici ed enti no-profit, includendo categorie svantaggiate, restituendo beni storici alla comunità, promuovendo attività commerciali e culturali.

Attraverso i suoi tre moduli progettuali, il progetto lega i territori dell’Alto Casertano al Molise, prevedendo interventi sia materiali (mezzi di mobilità sostenibile, recupero di strutture ricettive, mappatura e segnaletica…) sia comunicativi (creazione del brand etico del Cammino, festival caracciolino…), oltre che formativi. Nicola Caracciolo, presidente della Cooperativa Con la Mano del Cuore: “Con il progetto TAPPA vogliamo favorire e portare innovazione a 360° in tutte le innumerevoli sfaccettature della progettualità di un Cammino, e stimolare presso una platea che vada oltre quella degli appassionati di trekking la possibilità concreta di essere parte attiva del futuro di giovani e anziani residenti in territori tenuti ai margini se non addirittura dimenticati”.

Papa Leone XIV invita ad usare con giudizio la ricchezza

“Mi rivolgo anzitutto ai rappresentanti di diverse associazioni cattoliche, impegnate nella solidarietà con la popolazione della Striscia di Gaza. Carissimi, apprezzo la vostra iniziativa e molte altre che in tutta la Chiesa esprimono vicinanza ai fratelli e alle sorelle che soffrono in quella terra martoriata. Con voi e con i Pastori delle Chiese in Terra Santa ripeto: non c’è futuro basato sulla violenza, sull’esilio forzato, sulla vendetta. I popoli hanno bisogno di pace: chi li ama veramente, lavora per la pace”: anche oggi al termine della recita dell’Angelus papa Leone XIV ha rivolto ancora un appello per la pace in Terra Santa con un pensiero per le associazioni che sostengono con aiuti umanitari il popolo di Gaza.

Prima della recita dell’Angelus il papa ha riflettuto sulla parabola della buona amministrazione: “Nel racconto vediamo che un amministratore viene chiamato dal padrone a ‘rendere conto’. Si tratta di un’immagine che ci comunica qualcosa di importante: noi non siamo padroni della nostra vita né dei beni di cui godiamo; tutto ci è stato dato in dono dal Signore e Lui ha affidato questo patrimonio alla nostra cura, alla nostra libertà e responsabilità. Un giorno saremo chiamati a rendere conto di come abbiamo amministrato noi stessi, i nostri beni e le risorse della terra, sia davanti a Dio sia davanti agli uomini, alla società e soprattutto a chi verrà dopo di noi”.

Il papa ha sottolineato l’interesse dell’amministratore: “L’amministratore della parabola ha cercato semplicemente il proprio guadagno e, quando arriva il giorno in cui deve rendere conto e l’amministrazione gli viene tolta, deve pensare a che cosa fare per il suo futuro. In questa situazione difficile, egli comprende che non è l’accumulo dei beni materiali il valore più importante, perché le ricchezze di questo mondo passano; e, allora, si fa venire un’idea brillante: chiama i debitori e ‘taglia’ i loro debiti, rinunciando quindi alla parte che sarebbe spettata proprio a lui. In questo modo, perde la ricchezza materiale ma guadagna degli amici, che saranno pronti ad aiutarlo e a sostenerlo”.

Infatti l’intento di tale amministratore era quello di farsi gli amici: “Infatti, l’amministratore della parabola, pur nella gestione della disonesta ricchezza di questo mondo, riesce a trovare un modo per farsi degli amici, uscendo dalla solitudine del proprio egoismo; tanto più noi, che siamo discepoli e viviamo nella luce del Vangelo, dobbiamo usare i beni del mondo e la nostra stessa vita pensando alla ricchezza vera, che è l’amicizia con il Signore e con i fratelli”.

Quindi questa parabola è interessante per i cristiani, che possono scegliere tra due strade: “Possiamo seguire il criterio dell’egoismo, mettendo la ricchezza al primo posto e pensando solo a noi stessi; ma questo ci isola dagli altri e sparge il veleno di una competizione che spesso genera conflitti. Oppure possiamo riconoscere tutto ciò che abbiamo come dono di Dio da amministrare, e usarlo come strumento di condivisione, per creare reti di amicizia e solidarietà, per edificare il bene, per costruire un mondo più giusto, più equo e più fraterno”.

Prima della recita dell’Angelus papa Leone XIV ha celebrato la messa nella parrocchia ‘Sant’Anna’, affidata agli agostiniani: “A proposito, il Vangelo che è stato appena proclamato ci provoca a esaminare con attenzione il nostro legame con il Signore e, quindi, fra di noi. Gesù pone un’alternativa nettissima tra Dio e la ricchezza, chiedendoci di prendere una chiara e coerente posizione..

Non si tratta di una scelta contingente, come tante altre, né di una opzione rivedibile nel corso del tempo, a seconda delle situazioni. Occorre decidere un vero e proprio stile di vita. Si tratta di scegliere dove porre il nostro cuore, di chiarire chi sinceramente amiamo, chi serviamo con dedizione e qual è davvero il nostro bene”.

Così Gesù invita a fare una scelta di vita: “La sete di ricchezza rischia di prendere il posto di Dio nel nostro cuore, quando riteniamo che sia essa a salvare la nostra vita, come pensa l’amministratore disonesto della parabola. La tentazione è questa: pensare che senza Dio potremmo comunque vivere bene, mentre senza ricchezza saremmo tristi e afflitti da mille necessità.

Davanti alla prova del bisogno ci sentiamo minacciati, ma invece di chiedere aiuto con fiducia e di condividere con fraternità, siamo portati a calcolare, ad accumulare, diventando sospettosi e diffidenti verso gli altri”.

Però non contrappone il ricco al povero, ma ad operare una scelta: “La parola del Signore, infatti, non contrappone gli uomini in classi rivali, ma sprona tutti a una rivoluzione interiore, una conversione che inizia dal cuore. Allora si apriranno le nostre mani: per donare, non per arraffare. Allora si apriranno le nostre menti: per progettare una società migliore, non per scovare affari al miglior prezzo”.

Ed ha sottolineato che la Chiesa chiede ai governanti il buon uso della ricchezza: “Oggi, in particolare, la Chiesa prega perché i governanti delle nazioni siano liberi dalla tentazione di usare la ricchezza contro l’uomo, trasformandola in armi che distruggono i popoli e in monopoli che umiliano i lavoratori. Chi serve Dio diventa libero dalla ricchezza, ma chi serve la ricchezza ne resta schiavo! Chi cerca la giustizia trasforma la ricchezza in bene comune; chi cerca il dominio trasforma il bene comune nella preda della propria avidità”.

(Foto: Santa Sede)

XXV Domenica del Tempo Ordinario: la vera scaltrezza del cristiano!

 La parabola de vangelo da parte di Gesù vuole essere un richiamo forte ai ‘figli della luce’ perché si sveglino ed agiscano con decisione, con scaltrezza, con creatività nel fare il bene focalizzando ciascuno i talenti ricevuti da Dio. La chiave di lettura della parabola sta nelle parole di Gesù: ‘Fatevi degli amici con le ricchezze disoneste perché quando queste vengono a mancare c’è chi vi accolga!’ Gesù fa una distinzione netta tra ‘i buoni’ ed ‘i cattivi’ e con amarezza loda la scaltrezza dei secondi sempre pronti ed intraprendenti.

I figli di questo mondo, dice Gesù, dove domina l’arrivismo, l’accumulo delle ricchezze, la disonestà chiara e manifesta, sono non solo numerosi ma anche intraprendenti da trasformare la terra in un deserto dove il pesce grosso cerca solo di divorare il piccolo per amore del vile denaro, della ricchezza terrena. E’ scaltro colui che capisce che i tempi sono brevi e bisogna essere solleciti nell’agire. Nota dominante dei figli del mondo è l’abilità nel vedere, prevedere, manovrare in modo da raggiungere propri fini. Invece i ‘figli della luce’, veri cristiani, sembrano talvolta di essere dominati da ‘imbecillitudine’: paurosi, incapaci di guardare il futuro, preoccupati sempre di sbagliare.

Gesù loda l’intraprendenza dell’amministratore disonesto che pensa subito come tirarsi fuori dai guai: loda l’astuzia e non la disonestà. La ricchezza può spingere a creare muri, divisione tra ricchi e poveri; Gesù invita i cristiani veri ad invertire la rotta; è un invito a trasformare i beni, le ricchezza in chiave di relazioni fraterne, carità, collaborazione, condivisione; le ricchezze e i beni servono per essere trasformati in opere di amore, di fraternità. Questa è la vera scaltrezza lodata dal Signore: essere sempre solleciti nell’agire in chiave di amore, carità.

Con le ricchezze si può fare tanto male come anche tanto bene. Vale l’esempio dei ‘Santi’: san Francesco d’Assisi, da ricco volle essere povero e a servizio dei poveri; Pier Giorgio Frassati, da famiglia nobile, fu un mirabile laico impegnato nell’Azione Cattolica ed additato per le sue opere di misericordia. Problema fondamentale non sono le ricchezze ma la bontà del cuore: se il cuore è malvagio le ricchezze servono solo per la dannazione eterna; se il cuore è nobile le ricchezze aprono le porte del Regno dei cieli.

Gesù invita i suoi amici ad invertire la rotta e a trasformare i beni terreni in relazione di amore, di servizio perché il ‘beneficato’ ti accolga nella patria eterna. Considerare la ricchezza non come qualcosa da possedere ma qualcosa da amministrare per trasformarla in gioia anche per gli altri che sono tuoi fratelli.  

Non si tratta solo di fare elemosina ma, come diceva san Basilio, il pane che ti sopravanza è il pane dell’affamato; le scarpe che voi non portate sono le scarpe di chi è scalzo; il vestito che tieni appeso nell’armadio è il vestito di chi è nudo e muore di freddo. La parabola di Gesù, come vedi, non vuole proporre l’agire immorale e disonesto dell’amministratore infedele, ma il punto focale sta nella prontezza delle sue decisioni in vista di mettere al sicuro il futuro della sua vita.

La morale della parabola sta nella lode per la scaltrezza dimostrata dall’iniquo amministratore; da qui la triste considerazione: ‘I figli di questo mondo verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce’. Amico che ascolti: affronti tanti disagi per salvare la tua anima quanto ne affronta un mercante per salvare la sua merce? ti preoccupi per la tua vita spirituale come si preoccupa un industriale per salvare la sua azienda?

E’ necessario, amico, imparare la prudenza dell’affarista, la tenacia dell’industriale, il fervore del politico, lo sforzo dell’atleta, l’entusiasmo dell’artista per raggiungere la beata speranza, fine ultimo della nostra esperienza terrena. La Vergine Santissima ci sia sprone, guida per assicurare non il successo mondano ma la vita eterna. Maria, regina del paradiso, madre nostra cara, prega per noi e con noi.

XVIII Domenica del Tempo Ordinario. Dio è nostro Padre; il Vangelo è il vero stile di vita!

Se siamo figli di Dio, cerchiamo allora le cose di lassù, le uniche che hanno valore per la vita eterna. Le ingiustizie tra gli uomini sono sempre esistite, ma la vera ricchezza sono le cose di lassù: l’amore, la generosità, l’attenzione ai bisognosi; questi beni preziosi vanno cercati e aprono le porte per la vita eterna. Fai morire perciò l’uomo vecchio, che si perde dietro i desideri cattivi, e vivi di amore verso Dio e i fratelli ed assicurerai il posto nel Regno dei Cieli.

Nel Vangelo Gesù apre gli occhi: ‘Guardatevi, tenetevi lontano da ogni cupidigia’, da ogni bramosia perchè la vita non dipende dalle ricchezze. Gesù non è venuto a proporre una ideologia nuova, nè una organizzazione socio-economica particolare; Egli è venuto a proporre una concezione di vita dove l’uomo è chiamato a prendere coscienza che siamo figli di Dio e la nostra patria vera è il cielo.

Le realtà terrene sono relative ed hanno un limite; la vita del’uomo invece ha una dimensione ultraterrena. Davanti a Dio non c’è greco o giudeo, libero o schiavo, ricco o povero; esiste l’uomo creato da Dio, redento da Cristo; come Cristo è morto e risorto anche noi risorgeremo. Il brano del Vangelo si apre con la scena di un tale che invita Gesù a dirimere una questione di eredità tra fratelli.

Gesù non affronta la questione ma risponde con una parabola dove protagonista è un uomo ricco, ma stolto perché crede di potere essere felice per una annata eccezionale che gli stava assicurando  un benessere sfrenato per molti anni; Dio annulla questi progetti dicendo: ‘Stolto, questa notte morirai e dovrai rendere conto a Dio delle tue ricchezze!’; queste ricchezze a cosa ti serviranno?, a chi andranno?

La stoltezza non consiste nell’avere accumulato tesori, ma ‘assicurare tesori per sé’ illudendosi che questi determinano la vera felicità. I tesori terreni hanno un valore solo provvisorio: dobbiamo morire e lasciare tutto. La vita dell’uomo non dipende dai soldi o dai piaceri (edonismo) e chi accumula solo per mangiare e divertirsi non vive secondo la dimensione del Vangelo. Si vive sulla terra nella prospettiva del cielo: la nostra patria eterna è il cielo, raggiungere Dio; le ricchezze non danno la vita eterna; questa si realizza   con la fede e l’amore verso Dio e i fratelli.

San Paolo ci ricorda: ‘Cercate le cose di lassù e non quelle della terra’ (Col. 3,1-2) La cupidigia è come la lupa di cui parla Dante: ‘Dopo che mangia ha più fame che pria’, la cupidigia è insaziabile. E’ necessario per l’uomo liberarsi dalle tre concupiscenze, di cui parla l’apostolo Giovanni: ‘concupiscenza della carne, degli occhi e superbia della vita’ (1 Gv. 2,16). Tutte le guerre scaturiscono dalla cupidigia: la ricerca smisurata di beni materiali e delle ricchezze è sorgente di inquietitudine, odio, avversità, e prevaricazioni. Oggi c’è un bene prezioso da coltivare: cercare le cose di lassù, non quelle della terra; far morire in noi l’uomo vecchio che si perde dietro i desideri cattivi.

Dio è nostro Padre, siamo tutti fratelli: l’amore vero verso Dio e i fratelli apre le porte del Regno dei cieli. La Santissima. Vergine, madre delle grazie, ci aiuti a non lasciarci trascinare dalle sicurezze che passano, dai beni materiali effimeri e passeggeri, ricordando le parole di Gesù: ‘Che giova all’uomo guadagnare tutto il mondo se poi perde la sua anima? I valori veri sono quelli dello spirito; bisogna rettificare la vita mortificando ciò che appartiene alla terra (impurità, passioni sfrenate, desideri cattivi) e l’avarizia insaziabile che è una vera idolatria. E’ più che mai necessario meditare le parole della Liturgia: “non indurite oggi il vostro cuore ma ascoltate la voce del Signore’.

Il dito di Dio. Lo Spirito Santo nella vita cristiana

L’autrice del libro è specializzata in Teologia dogmatica. Ha pubblicato: Dono e impegno. Un cammino tra temperamenti e virtù (2023) e San Giuseppe, l’uomo dei fatti (2024). Inoltre collabora con diverse riviste di teologia, cultura e spiritualità, scrivendo articoli e recensioni.

Lo scopo di questa nuova pubblicazione l’ha chiarito lei stessa nell’Introduzione dell’opera con parole significative: «In queste pagine, desideriamo immergerci nella straordinaria ricchezza di quei doni d’amore che il Padre continua a effondere nel cuore dei credenti, per far brillare la vita di Cristo nel mondo. Questi doni sono un invito a rispondere alla chiamata alla santità; a prendere parte, con crescente consapevolezza, alla stessa vita della SS. Trinità e alla missione della Chiesa, affinché il Regno di Cristo si manifesti anche oggi in mezzo a noi, e il suo amore possa raggiungere tutti gli uomini».

Quali sono questi “doni d’amore”? Dopo un primo capitolo dedicato a Lo Spirito Santo nella nostra vita, dove viene spiegato il contesto della lotta spirituale in cui fruttificano i doni di Dio, dal capitolo secondo fino al settimo, sono esaminati questi doni sublimi assieme alle virtù che portano a perfezione e alle beatitudini evangeliche a cui conducono: Il dono della Sapienza e la carità; I doni dell’Intelletto e della Scienza e la fede; Il dono del Consiglio e la prudenza; Il dono e la virtù della Fortezza; Il dono della Pietà e la giustizia; Il dono del Timor Dio e la speranza.

L’importanza di questo nuovo libro viene espressa da fr. Manuel Valenzisi ofm, nella sua Prefazione: «In questo nuovo testo di Pamela, siamo guidati a scoprire gli immensi tesori ricevuti nel giorno del Battesimo: un forziere ricolmo di perle preziose, che troppo spesso resta dimenticato a causa della nostra ignoranza spirituale. C’era proprio bisogno di una mappa che ci aiutasse a scoprire i tesori nascosti che abitano in noi, tesori innestati quel giorno in cui siamo nati a vita nuova e che attendono solo di essere scoperti, usati, spesi, scambiati, commerciati!».

C’è da precisare che l’autrice dell’opera, anni fa, ha pronunciato delle catechesi su questi doni, in una trentina di puntate radiofoniche, che sono disponibili nel canale youtube Vivete nella gioia.

A chi è diretto il libro? Oserei affermare che esso è diretto a tutti, ma in modo particolare a quei cristiani che ancora non hanno “scoperto” la bellezza, la sublimità e il valore dei doni dello Spirito. Ovviamente, una volta conosciuti questi doni, essi sono chiamati a viverli, per poter realizzare lo scopo e il senso della loro vita: tendere alla santità, ossia raggiungere quel grado di perfezione, nel loro stato di vita, a cui il Signore li ha chiamati, per donare loro, nella vita futura, la piena ed eterna felicità.

Estratto: https://www.academia.edu/127915794/Il_dito_di_Dio_Lo_Spirito_Santo_nella_vita_cristiana_estratto_

Link per l’acquisto: https://www.amazon.it/dito-Dio-Spirito-Santo-cristiana/dp/B0DYJMMFM8/ref=tmm_pap_swatch_0?_encoding=UTF8&sr=

Booktrailer: https://youtu.be/ZJHdN057uiA

Papa Francesco invita a prendere il ‘largo’

Ancora una catechesi in udienza generale non in presenza, ma solo con la diffusione del testo di papa Francesco con una meditazione che riprende il tema giubilare della speranza, ‘Gesù Cristo nostra speranza’, concentrandosi sull’episodio evangelico del giovane ricco: “Questa volta però la persona incontrata non ha nome. L’evangelista Marco la presenta semplicemente come ‘un tale’. Si tratta di un uomo che fin da giovane ha osservato i comandamenti, ma che, malgrado questo, non ha ancora trovato il senso della sua vita. Lo sta cercando. Forse è uno che non si è deciso fino in fondo, nonostante l’apparenza di persona impegnata”.

Il papa si è soffermato sul ‘cuore’ del giovane, che non è capace di abbandonare le certezze: “Al di là, infatti, delle cose che facciamo, dei sacrifici o dei successi, ciò che veramente conta per essere felici è quello che portiamo nel cuore. Se una nave deve salpare e lasciare il porto per navigare in mare aperto, può anche essere una nave meravigliosa, con un equipaggio d’eccezione, ma se non tira su le zavorre e le ancore che la tengono ferma, non riuscirà mai a partire. Quest’uomo si è costruito una nave di lusso, ma è rimasto nel porto!”

E la ‘certezza’ che il giovane chiede è la vita eterna: “Mentre Gesù va per la strada, questo tale gli corre incontro, si inginocchia davanti a Lui e gli chiede: ‘Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?’. Notiamo i verbi: ‘Che cosa devo fare per avere la vita eterna’. Poiché l’osservanza della Legge non gli ha dato la felicità e la sicurezza di essere salvato, si rivolge al maestro Gesù. Quello che colpisce è che quest’uomo non conosce il vocabolario della gratuità! Tutto sembra dovuto. Tutto è un dovere. La vita eterna è per lui un’eredità, qualcosa che si ottiene per diritto, attraverso una meticolosa osservanza degli impegni. Ma in una vita vissuta così, anche certamente a fin di bene, quale spazio può avere l’amore?”

E’ questo l’essenziale: “Come sempre, Gesù va al di là dell’apparenza. Se da un lato quest’uomo mette davanti a Gesù il suo bel curriculum, Gesù va oltre e guarda dentro. Il verbo che usa Marco è molto significativo: ‘guardandolo dentro’. Proprio perché Gesù guarda dentro ognuno di noi, ci ama come siamo veramente… Vede la nostra fragilità, ma anche il nostro desiderio di essere amati così come siamo”.

Lo sguardo di Gesù è l’amore: “Gesù ama quest’uomo prima ancora di avergli rivolto l’invito a seguirlo. Lo ama così com’è. L’amore di Gesù è gratuito: esattamente il contrario della logica del merito che assillava questa persona. Siamo veramente felici quando ci rendiamo conto di essere amati così, gratuitamente, per grazia. E questo vale anche nelle relazioni tra noi: fin quando cerchiamo di comprare l’amore o di elemosinare l’affetto, quelle relazioni non ci faranno mai sentire felici”.

Tale amore di Gesù cambia la vita: “La proposta che Gesù fa a quest’uomo è di cambiare il suo modo di vivere e di relazionarsi con Dio. Gesù infatti riconosce che dentro di lui, come in tutti noi, c’è una mancanza. È il desiderio che portiamo nel cuore di essere voluti bene. C’è una ferita che ci appartiene come esseri umani, la ferita attraverso cui può passare l’amore”.

Questo amore proposto da Gesù chiede la libertà dal superfluo: “Per colmare questa mancanza non bisogna ‘comprare’ riconoscimenti, affetto, considerazione; occorre invece ‘vendere’ tutto quello che ci appesantisce, per rendere più libero il nostro cuore. Non serve continuare a prendere per noi stessi, ma piuttosto dare ai poveri, mettere a disposizione, condividere”.

E’ la proposta della sequela ed ad instaurare una relazione: “Infine Gesù invita quest’uomo a non rimanere da solo. Lo invita a seguirlo, a stare dentro un legame, a vivere una relazione. Solo così, infatti, sarà possibile uscire dall’anonimato. Possiamo ascoltare il nostro nome solo all’interno di una relazione, nella quale qualcuno ci chiama…

Forse oggi, proprio perché viviamo in una cultura dell’autosufficienza e dell’individualismo, ci scopriamo più infelici, perché non sentiamo più pronunciare il nostro nome da qualcuno che ci vuole bene gratuitamente”.

E’ l’invito a prendere il ‘largo’: “Quest’uomo non accoglie l’invito di Gesù e rimane da solo, perché le zavorre della sua vita lo trattengono nel porto. La tristezza è il segno che non è riuscito a partire. A volte pensiamo che siano ricchezze e invece sono solo pesi che ci stanno bloccando. La speranza è che questa persona, come ognuno di noi, prima o poi possa cambiare e decidere di prendere il largo”. Inoltre, salutando i pellegrini delle diocesi di Grosseto e Pitigliano-Sovana-Orbetello, nel messaggio ha chiesto perseverazione nella preghiera: “… viviamo questo tempo di prova contemplando il Signore Gesù sulla croce, fonte di consolazione e di salvezza. Davanti alle difficoltà che vediamo nel mondo e che sentiamo nel cuore, vi raccomando di perseverare nella preghiera, testimoniando ogni giorno quella speranza che ci fa sale della terra”.

Papa Francesco invita ad ‘imitare’ Zaccheo

Papa Francesco

Anche oggi in occasione dell’udienza generale papa Francesco, ancora convalescente, ha fornito il testo scritto della catechesi, che prende in esame alcuni personaggi evangelici, concentrandosi su Zaccheo: “Questa volta vorrei soffermarmi sulla figura di Zaccheo: un episodio che mi sta particolarmente a cuore, perché ha un posto speciale nel mio cammino spirituale. Il Vangelo di Luca ci presenta Zaccheo come uno che sembra irrimediabilmente perso. Forse anche noi a volte ci sentiamo così: senza speranza. Zaccheo invece scoprirà che il Signore lo stava già cercando”.

Il papa ha sottolineato che nel Vangelo si descrive il modo con cui Gesù ‘scende’ per ‘cercare’ la gente: “Gesù infatti è sceso a Gerico, città situata sotto il livello del mare, considerata un’immagine degli inferi, dove Gesù vuole andare a cercare coloro che si sentono perduti. E in realtà il Signore Risorto continua a scendere negli inferi di oggi, nei luoghi di guerra, nel dolore degli innocenti, nel cuore delle madri che vedono morire i loro figli, nella fame dei poveri”.

L’evangelista è abile nel tratteggiare le sue ‘caratteristiche’, che lo hanno escluso: “Zaccheo in un certo senso si è perso, forse ha fatto delle scelte sbagliate o forse la vita l’ha messo dentro situazioni da cui fatica a uscire. Luca insiste infatti nel descrivere le caratteristiche di quest’uomo: non solo è un pubblicano, cioè uno che raccoglie le tasse dei propri concittadini per gli invasori romani, ma è addirittura il capo dei pubblicani, come a dire che il suo peccato è moltiplicato.

Luca aggiunge poi che Zaccheo è ricco, lasciando intendere che si è arricchito sulle spalle degli altri, abusando della sua posizione. Ma tutto questo ha delle conseguenze: Zaccheo probabilmente si sente escluso, disprezzato da tutti”.

Proprio per queste caratteristiche Zaccheo ha un desiderio di poterlo vedere: “Quando viene a sapere che Gesù sta attraversando la città, Zaccheo sente il desiderio di vederlo. Non osa immaginare un incontro, gli basterebbe guardarlo da lontano. I nostri desideri però trovano anche degli ostacoli e non si realizzano automaticamente: Zaccheo è basso di statura!”

Ed il suo desiderio non si arresta nemmeno davanti alle difficoltà: “E’ la nostra realtà, abbiamo dei limiti con cui dobbiamo fare i conti. E poi ci sono gli altri, che a volte non ci aiutano: la folla impedisce a Zaccheo di vedere Gesù. Forse è anche un po’ la loro rivincita”.

Il desiderio vince la paura: “Ma quando hai un desiderio forte, non ti perdi d’animo. Una soluzione la trovi. Occorre però avere coraggio e non vergognarsi, ci vuole un po’ della semplicità dei bambini e non preoccuparsi troppo della propria immagine. Zaccheo, proprio come un bambino, sale su un albero. Doveva essere un buon punto di osservazione, soprattutto per guardare senza essere visto, nascondendosi dietro le fronde”.

Questa ‘caparbietà’ è premiata, nonostante le ‘chiacchiere’ di paese: “Ma con il Signore accade sempre l’inaspettato: Gesù, quando arriva lì vicino, alza lo sguardo. Zaccheo si sente scoperto e probabilmente si aspetta un rimprovero pubblico. La gente magari l’avrà sperato, ma resterà delusa: Gesù chiede a Zaccheo di scendere subito, quasi meravigliandosi di vederlo sull’albero, e gli dice: ‘Oggi devo fermarmi a casa tua!’ Dio non può passare senza cercare chi è perduto”.

Quindi da un incontro con Gesù nasce la gioia per avere ricevuto misericordia: “Luca mette in evidenza la gioia del cuore di Zaccheo. E’ la gioia di chi si sente guardato, riconosciuto e soprattutto perdonato. Lo sguardo di Gesù non è uno sguardo di rimprovero, ma di misericordia. E’ quella misericordia che a volte facciamo fatica ad accettare, soprattutto quando Dio perdona coloro che secondo noi non lo meritano. Mormoriamo perché vorremmo mettere dei limiti all’amore di Dio”.

Ed avviene il cambiamento di vita: “Nella scena a casa, Zaccheo, dopo aver ascoltato le parole di perdono di Gesù, si alza in piedi, come se risorgesse dalla sua condizione di morte. E si alza per prendere un impegno: restituire il quadruplo di ciò che ha rubato”.

Infatti la misericordia cambia la vita nel concreto: “Non si tratta di un prezzo da pagare, perché il perdono di Dio è gratuito, ma si tratta del desiderio di imitare Colui dal quale si è sentito amato. Zaccheo si prende un impegno a cui non era tenuto, ma lo fa perché capisce che quello è il suo modo di amare. E lo fa mettendo insieme sia la legislazione romana relativa al furto, sia quella rabbinica circa la penitenza. Zaccheo allora non è solo l’uomo del desiderio, è anche uno che sa compiere passi concreti. Il suo proposito non è generico o astratto, ma parte proprio dalla sua storia: ha guardato la sua vita e ha individuato il punto da cui iniziare il suo cambiamento”.

La catechesi si conclude con l’invito a nutrire il desiderio di Dio: “Cari fratelli e sorelle, impariamo da Zaccheo a non perdere la speranza, anche quando ci sentiamo messi da parte o incapaci di cambiare. Coltiviamo il nostro desiderio di vedere Gesù, e soprattutto lasciamoci trovare dalla misericordia di Dio che sempre viene a cercarci, in qualunque situazione ci siamo persi”.

Oxfam denuncia l’aumento della povertà nel mondo

“Lo scatto sul mondo di oggi restituisce l’immagine di società attraversate da faglie profonde e, con le parole del Presidente Sergio Mattarella, ‘di una realtà piena di contraddizioni che generano smarrimento, sgomento, talvolta senso di impotenza’. Assistiamo, sgomenti, a conflitti cruenti e all’avanzare, sullo scacchiere internazionale, di una pericolosa deriva incardinata sulla pretesa di riconoscimento della dignità solo ai forti.

Una pretesa che si pone in antitesi con il diritto, costruito nei secoli, che tutela i deboli e pone il rispetto alla base della pace. Assistiamo, preoccupati, agli impatti nefasti del cambiamento climatico e agli imperdonabili ritardi della politica sul cammino di una transizione ecologica giusta, capace di ridurre l’impatto dell’attività umana sul pianeta, senza lasciare indietro nessuno”.

Così inizia il nuovo report dell’ong Oxfam sulle diseguaglianze nel mondo, ‘Disuguaglianza: povertà ingiusta e ricchezza immeritata’ in occasione dell’apertura dei lavori del World Economic Forum di Davos ed in concomitanza con l’insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump, sottolineando che nello scorso anno la ricchezza dei dieci uomini più facoltosi al mondo è cresciuta, in media, di quasi $ 100.000.000 al giorno:

“Nel 2024 la ricchezza dei miliardari è cresciuta, in termini reali, di $ 2.000.000.000.000, pari a circa $ 5.700.000 al giorno, a un ritmo tre volte superiore rispetto all’anno precedente. Entro un decennio si prevede che ci saranno ben cinque trilionari. Il numero di persone che oggi vivono in povertà, con meno di $ 6,85 al giorno, è rimasto pressoché invariato rispetto al 1990 e, alle tendenze attuali, ci vorrebbe più di un secolo per portare l’intera popolazione del pianeta sopra tale soglia”.

Anche in Italia la ricchezza di poche famiglie è cresciuta: “In Italia il 5% più ricco delle famiglie italiane, titolare del 47,7% della ricchezza nazionale, possiede quasi il 20% in più della ricchezza complessivamente detenuta dal 90% più povero. La crescita della disuguaglianza rende l’Italia un Paese dalle fortune invertite con strutture di opportunità fortemente differenziate per i suoi cittadini”.

Da questa fotografia attuale sullo stato delle disuguaglianze nel mondo e in Italia, Oxfam mette in luce come l’estrema concentrazione di ricchezza al vertice non sia solo un male per l’economia ma un male per l’umanità: “Un’accumulazione di ricchezza in gran parte non ascrivibile al merito ma derivante da rendite di posizione (eredità, monopoli, clientelismo), da un sistema economico ‘estrattivo’ o da politiche, come nel caso italiano, che vanno caratterizzandosi più per il riconoscimento e la premialità di contesti ed individui che sono già avvantaggiati, che per una lotta determinata contro meccanismi iniqui ed inefficienti che accentuano le divergenze nelle traiettorie di benessere dei cittadini. Un cambio di rotta è più urgente che mai. Bisogna ricreare le condizioni per società più eque. Il tempo di agire è ora. Per noi e per le generazioni future”.

Dal rapporto è emerso come il sistema economico profondamente iniquo vada caratterizzandosi per forme di moderno colonialismo che condizionano i rapporti economici tra il Nord ed il Sud Globale, con i Paesi ad alto reddito che controllano il 69% della ricchezza globale, nonostante rappresentino appena il 21% della popolazione del pianeta.

Sono molteplici i meccanismi di estrazione di ricchezza dal Sud perpetrati dal Nord, a partire dal predominio delle valute del Nord nel sistema dei pagamenti internazionali e i costi di finanziamento più bassi nei Paesi ricchi che sono alla base di forti squilibri nei flussi di redditi da capitale tra le economie avanzate e il Sud.

Il Sud del mondo contribuisce per il 90% alla forza lavoro globale, ma riceve solo il 21% del reddito da lavoro aggregato. I gap salariali sono marcati: si stima che i salari dei lavoratori del Sud siano inferiori dell’87-95%, a parità di competenze, rispetto a quelli del Nord. Inoltre i Paesi a basso e medio reddito spendono in media quasi la metà del loro bilancio per rimborsare il debito estero contratto spesso con ricchi creditori di New York e Londra. A metà del 2023, il debito globale ha raggiunto il livello record di $ 307.000.000.000.000 e sono 3.300.000.000 le persone che vivono in Paesi che spendono più per ripagare il debito che per istruzione e sanità:

“La crescita delle disuguaglianze è un fenomeno profondamente nocivo per l’economia, comportando perdite non trascurabili di efficienza e produttività. Ma lo è anche per la società nel suo complesso. Le disuguaglianze ostacolano la mobilità intergenerazionale, minano le prospettive di uno sviluppo duraturo e sostenibile, ulteriormente aggravate dall’approssimarsi di un ‘punto di non ritorno climatico’ ed indeboliscono la coesione sociale. Ferendo il diritto all’uguaglianza, le accentuate disparità inficiano la qualità delle nostre democrazie, ponendosi in stridente contrasto con le prescrizioni costituzionali alla rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale, lesivi dei diritti delle persone e della loro piena realizzazione, senza distinzioni”.

Per questo Oxfam ha chiesto di attuare giusti provvedimenti e promuovere iniziative in ambito internazionale che possano ridurre le disuguaglianze a livello globale: “In particolare supportare la creazione di un organismo internazionale indipendente con mandato di vagliare i necessari interventi di riduzione/ristrutturazione e cancellazione del debito dei Paesi a basso e medio reddito;

riportare la cooperazione allo sviluppo al centro della politica estera italiana, definendo un percorso programmato di progressivo aumento dei fondi per la cooperazione per poter raggiungere, entro il 2030, lo storico obiettivo di destinazione dello 0,70% del Reddito Nazionale Lordo all’Aiuto Pubblico allo Sviluppo e colmare il gap finanziario che ostacola il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) nei Paesi a basso e medio reddito”.

Inoltre ha sottolineato che è necessario “sostenere l’emissione regolare di ‘Diritti Speciali di Prelievo’ (DSP) e favorirne una maggiore allocazione a beneficio dei Paesi del Sud del mondo; supportare, in seno al G20 e nell’ambito del processo negoziale della Convenzione quadro sulla cooperazione fiscale internazionale delle Nazioni Unite, l’istituzione di uno standard globale di tassazione dell’estrema ricchezza.

Uno standard che renda più equo (ed effettivo) il prelievo a carico degli ultra ricchi, contribuisca a garantire sostenibilità delle finanze pubbliche e generi significative risorse da investire in istruzione, salute, protezione sociale, misure di contrasto al cambiamento climatico e una transizione ecologica giusta”.

Papa Francesco in Lussemburgo chiede impegno per l’Europa

“A motivo della sua particolare posizione geografica, sul confine di differenti aree linguistiche e culturali, il Lussemburgo si è trovato spesso ad essere al crocevia delle più rilevanti vicende storiche europee; per ben due volte, nella prima metà del secolo scorso, ha dovuto subire l’invasione e la privazione della libertà e dell’indipendenza”: papa Francesco questa mattina è stato ricevuto dai reali di Lussemburgo nel viaggio apostolico, che fino a domenica 29 settembre lo condurrà anche in Belgio.

Nel discorso alle autorità del Paese, dove il pil pro capite è il più alto nel mondo, nel cuore dell’Europa il papa ha evidenziato l’impegno per ‘costruire’ l’Europa: “Ammaestrato dalla sua storia (la storia è maestra della vita), a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, il vostro Paese si è distinto nell’impegno per la costruzione di un’Europa unita e solidale, nella quale ogni Paese, piccolo o grande che fosse, avesse il suo proprio ruolo, lasciando finalmente alle spalle le divisioni, i contrasti e le guerre, causate da nazionalismi esasperati e da ideologie perniciose. Le ideologie sempre sono un nemico della democrazia”.

Ha anche evidenziato l’essenzialità della democrazia: “A sua volta, la solida struttura democratica del vostro Paese, che ha a cuore la dignità della persona umana e la difesa delle sue libertà fondamentali, è la premessa indispensabile per un ruolo così significativo nel contesto continentale. In effetti, non è l’estensione del territorio o il numero degli abitanti la condizione indispensabile perché uno Stato svolga una parte importante sul piano internazionale, o perché possa diventare un centro nevralgico a livello economico e finanziario.

Lo è invece la paziente costruzione di istituzioni e leggi sagge, le quali, disciplinando la vita dei cittadini secondo criteri di equità e nel rispetto dello stato di diritto, pongono al centro la persona e il bene comune, prevenendo e contrastando i pericoli di discriminazione e di esclusione. Il Lussemburgo è un Paese dalle porte aperte, una bella testimonianza di non discriminazione e non esclusione”.

Ricordando il viaggio apostolico compiuto nel 1985 da san Giovanni Paolo II ha rimarcato l’importanza della Dottrina Sociale della Chiesa: “La dottrina sociale della Chiesa indica le caratteristiche di tale progresso e le vie per raggiungerlo. Anch’io mi sono inserito nella scia di questo magistero approfondendo due grandi tematiche: la cura del creato e la fraternità. Lo sviluppo, infatti, per essere autentico e integrale, non deve saccheggiare e degradare la nostra casa comune e non deve lasciare ai margini popoli o gruppi sociali: tutti, tutti fratelli”.

Quindi proprio in questo Paese il papa ha ribadito la necessità di aiutare i Paesi più poveri: “La ricchezza (non dimentichiamolo) è una responsabilità. Pertanto chiedo che sia sempre vigile l’attenzione a non trascurare le Nazioni più svantaggiate, anzi, che esse siano aiutate a risollevarsi dalle loro condizioni di impoverimento. Questa è una via maestra per fare in modo che diminuisca il numero di quanti sono costretti a emigrare, spesso in condizioni disumane e pericolose.

Il Lussemburgo, con la sua storia peculiare, con la sua altrettanto peculiare posizione geografica, con poco meno della metà degli abitanti provenienti da altre parti dell’Europa e del mondo, sia di aiuto e di esempio nell’indicare il cammino da intraprendere per accogliere e integrare migranti e rifugiati. E voi siete un modello di questo”.

Inoltre ha sottolineato l’inconsistenza dell’Europa, che ancora una volta è in guerra: “Purtroppo, si deve constatare il riemergere, anche nel continente europeo, di fratture e di inimicizie che, invece di risolversi sulla base della reciproca buona volontà, delle trattative e del lavoro diplomatico, sfociano in aperte ostilità, con il loro seguito di distruzione e di morte. Sembra proprio che il cuore umano non sappia sempre custodire la memoria e che periodicamente si smarrisca e torni a percorrere le tragiche vie della guerra. Siamo smemorati in questo”.

Per il papa la guerra è causa di una dimenticanza dell’umanità: “Per sanare questa pericolosa sclerosi, che fa ammalare gravemente le Nazioni e aumenta i conflitti e rischia di gettarle in avventure dai costi umani immensi, rinnovando inutili stragi, occorre alzare lo sguardo verso l’alto, occorre che il vivere quotidiano dei popoli e dei loro governanti sia animato da alti e profondi valori spirituali. Saranno questi valori a impedire l’impazzimento della ragione e l’irresponsabile ritorno a compiere i medesimi errori dei tempi passati, aggravati per giunta dalla maggiore potenza tecnica di cui l’essere umano ora si avvale. Il Lussemburgo è proprio al centro della capacità di fare l’amicizia ed evitare queste strade. Io direi: è una delle vostre vocazioni”.

E proprio questo Paese può mostrare l’utilità della pace: “Il Lussemburgo può mostrare a tutti i vantaggi della pace rispetto agli orrori della guerra, dell’integrazione e promozione dei migranti rispetto alla loro segregazione (e su questo vi do tante grazie: quello spirito di accoglienza dei migranti e anche dare loro un inserimento nella vostra società, questo arricchisce), i benefici della cooperazione tra le Nazioni a fronte delle nefaste conseguenze dell’indurimento delle posizioni e del perseguimento egoistico e miope o addirittura violento dei propri interessi”.

Il discorso del papa è terminato con un appello all’aumento demografico: “E mi permetto di aggiungere una cosa. Ho visto la percentuale delle nascite: per favore, più bambini, più bambini! È il futuro. Non dico più bambini e meno cagnolini (questo lo dico in Italia), ma più bambini!

Vi è infatti un impellente bisogno che quanti sono investiti di autorità si impegnino con costanza e pazienza in oneste trattative in vista della soluzione dei contrasti, con l’animo disposto a individuare onorevoli compromessi, che nulla pregiudicano e che invece possono costruire per tutti sicurezza e pace”.

Questo è il significato del motto di questa visita: “Per servire: con questo motto sono venuto tra voi. Esso si riferisce direttamente ed eminentemente alla missione della Chiesa, che Cristo, Signore fattosi servo, ha inviato nel mondo come il Padre aveva inviato Lui. Ma permettetemi di ricordarvi che questo, il servire, è anche per ognuno di voi l’alto titolo di nobiltà.

Il servizio è per voi anche il compito principale, lo stile da assumere ogni giorno. Il buon Dio vi conceda di farlo sempre con animo lieto e generoso. E coloro che non hanno fede lavorino per i fratelli, lavorino per la patria, lavorino per la società. Questa è una strada per tutti, sempre per il bene comune!”

(Foto: Santa Sede)

Papa Francesco elogia la Guardia di Finanza per la promozione della legalità

In occasione del 250° anniversario della fondazione della Guardia di Finanza papa Francesco ha ricevuto in udienza i militari appartenenti al corpo militare, che ha come motto ‘Nella tradizione, il futuro’: “Questo è il motto del vostro 250° anniversario. Nella tradizione c’è il futuro. Fa riferimento alle radici che hanno portato alla fondazione della Guardia di Finanza e le hanno dato una direzione di crescita”.

Ed ha ricordato la missione di questo Corpo: “Nata come Corpo speciale per il servizio di vigilanza finanziaria e difesa ai confini, ha assunto compiti di polizia tributaria ed economico-finanziaria, di polizia sul mare, con una importante missione nell’ambito del soccorso, sia in mare che in montagna.

Ricordo storico di questo impegno è l’aiuto offerto ai profughi ebrei e ai perseguitati durante i due grandi conflitti mondiali.  Un vasto ambito di interventi, dunque, che intende rispondere ai problemi con la concretezza della presenza e dell’azione puntuale, veicolando al contempo un’alternativa culturale ad alcuni mali che rischiano di inquinare la società”.

Il papa li ha ricevuti nella festa del protettore del corpo militare: “Il vostro Patrono è San Matteo (oggi è la festa), apostolo ed evangelista. Egli, infatti, era stato un ‘pubblicano’, cioè un esattore delle tasse, mestiere doppiamente disprezzato al tempo di Gesù, perché asservito al potere imperiale e perché corrotto. A me piace andare alla chiesa dei francesi a vedere quel Caravaggio, ‘La conversione di Matteo’, che simboleggia così profondamente”.

Quindi ha sottolineato che la logica della ricchezza è difficile da cambiare: “Matteo rappresentava una mentalità utilitarista e senza scrupoli, devota solo al ‘dio denaro’. Anche ai nostri giorni una logica simile si ripercuote sulla vita sociale, causando squilibri ed emarginazione: dagli sprechi alimentari (questo è uno scandalo, gli sprechi alimentari, è uno scandalo!) all’esclusione di cittadini dal beneficiare di alcuni loro diritti”.

Le parole del papa sono state chiare quando ha affrontato il tema della finanza: “Anche lo Stato può finire vittima di questo sistema; perfino quegli Stati che, pur disponendo di ingenti risorse, rimangono isolati sul piano finanziario o del mercato globale. Come si spiega la fame nel mondo, oggi, quando ci sono tanti, tanti sprechi nelle società sviluppate? E’ terribile questo. E un’altra cosa: se si fermassero un anno dal fabbricare le armi, finirebbe la fame nel mondo. Meglio le armi che risolvere la fame”.

Il compito della Guardia di Finanza è quello di contribuire alla giustizia ‘economica’: “In questo panorama, voi siete chiamati a contribuire alla giustizia dei rapporti economici, verificando l’osservanza delle norme che disciplinano le attività dei singoli e delle imprese. Perciò vigilate sul dovere di ogni cittadino di contribuire secondo criteri di equità alle necessità dello Stato, senza che vengano privilegiati i più forti, e contrastate l’uso inappropriato di internet e delle reti sociali. Sia riguardo alla riscossione delle imposte, sia nella lotta al lavoro sommerso e sottopagato (questo è un altro scandalo), o comunque lesivo della dignità umana, la vostra azione è di primaria importanza”.

E’ un servizio per il ‘bene comune’: “E tutto questo è il vostro modo concreto e quotidiano di servire il bene comune, di essere vicini alla gente, di contrastare la corruzione e promuovere la legalità. Quella corruzione che si fa sotto il tavolo… Perciò la risposta, l’alternativa non sta solo nelle norme, ma in un ‘nuovo umanesimo’. Rifondare l’umanità”.

Ad un certo punto Matteo cambiò mentalità: “Matteo, in un certo senso, passò dalla logica del profitto a quella dell’equità. Ma, alla scuola di Gesù, egli superò anche l’equità e la giustizia e conobbe la gratuità, il dono di sé che genera solidarietà, condivisione, inclusione. La gratuità non è soltanto una dimensione finanziaria, ma è una dimensione umana. Diventare [persone] al servizio degli altri, gratuitamente, senza cercare il proprio profitto. Perché, se la giustizia è necessaria, essa non è sufficiente a colmare quei vuoti che solo la gratuità, la carità, l’amore può sanare”.

Ed ha elogiato la Guardia di Finanza per i ‘servizi’ svolti: “Voi lo sperimentate ad esempio quando organizzate l’accoglienza e il soccorso ai migranti in pericolo nel Mediterraneo. Grazie di questo, grazie. Oppure negli interventi coraggiosi per le calamità naturali, in Italia e altrove. Ma pensiamo al contrasto alla piaga del traffico di stupefacenti, ai mercanti di morte. Il vostro servizio non si esaurisce nella protezione delle vittime, ma include il tentativo di aiutare la rinascita di chi sbaglia: infatti, agendo con rispetto e integrità morale potete toccare le coscienze, mostrando la possibilità di una vita diversa”.

Ha concluso l’udienza con una riflessione sulla globalizzazione: “Anche in questo modo si può e si deve costruire un’alternativa alla globalizzazione dell’indifferenza, che distrugge con la violenza e la guerra, ma pure trascurando la cura della socialità e dell’ambiente. In effetti, la ricchezza di una Nazione non sta solo nel suo PIL, risiede nel suo patrimonio naturale, artistico, culturale, religioso, e nel sorriso dei suoi abitanti, dei suoi bambini… Serve questo slancio solidale verso l’altro come via per la pace e come speranza di un futuro migliore!”

(Foto: Santa Sede)

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