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L’anima e il corpo di san Francesco

Presso la Porziuncola frate Francesco morì nel 1226 un sabato sera, e quindi liturgicamente si era già nella domenica 4 ottobre. Con gli occhi della carne tutti poterono constatare che l’Assisiate era spirato ma mediante una visione più approfondita si riconobbe che quello fu un transito, ossia un passaggio. Infatti – come sintetizza il Catechismo della Chiesa Cattolica illustrando la resurrezione della carne proclamata nella professione di fede:

“Con la morte, separazione dell’anima e del corpo, il corpo dell’uomo cade nella corruzione, mentre la sua anima va incontro a Dio, pur restando in attesa di essere riunita al suo corpo glorificato. Dio nella sua onnipotenza restituirà definitivamente la vita incorruttibile ai nostri corpi riunendoli alle nostre anime, in forza della risurrezione di Gesù“.

Proprio nella consapevolezza del valore anche di quel corpo corruttibile, il giorno successivo al decesso fu portato solennemente in Assisi e precisamente nella chiesa di San Giorgio, per poi nel 1230 essere traslato definitivamente nella Basilica a lui dedicata dove ancora esso è custodito. Quelle ossa fragili anche loro un giorno parteciperanno alla gloria di cui per la misericordia del Signore già gode l’anima di san Francesco.

Di lui scrisse il cardinale John Henry Newman, canonizzato nel 2019 e dichiarato dottore della Chiesa nel 2025, nell’opera ‘Il sogno di Geronzio’: Vi fu un mortale, che ora è lassù in alto nella gloria: al quale, quando fu presso alla morte, fu concesso di unirsi al Crocifisso – Gesù, che le ferite del Maestro furono impresse nella sua carne, e, dell’agonia che in quell’abbraccio trafisse il corpo e l’anima, impara che la fiamma dell’Amore sempiterno arde prima di trasformare”.

(Tratto da Assisiofm)

Tour dei Miracoli Eucaristici: a Lanciano con il sostegno della Rete Mondiale del Turismo Religioso

L’Italia costituisce, nella storia della civiltà europea e mediterranea, uno spazio privilegiato di convergenza tra fede, arte, pensiero e bellezza. E’ una terra in cui il sacro ha assunto nel tempo una forma culturale, simbolica e antropologica, incidendo profondamente sulla coscienza collettiva e sull’identità dei territori. Tra chiese millenarie, abbazie silenziose e santuari spesso appartati, il patrimonio religioso italiano custodisce segni che attraversano i secoli e continuano a interrogare l’uomo contemporaneo, generando contemplazione, ricerca e senso.

In questo orizzonte nasce ‘Voucher – Il Turismo dell’Anima’, progetto promosso da Ventisetteviaggi, ideato da Anna Di Maria con il contributo di Biagio Maimone, Coordinatore per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso, e del conduttore televisivo Paky Arcella. L’iniziativa si colloca all’interno della visione e dell’azione della Rete Mondiale del Turismo Religioso, realtà internazionale presente in 18 Paesi, impegnata nella valorizzazione del patrimonio religioso e culturale come risorsa viva per lo sviluppo umano, sociale ed economico delle comunità.

La Rete Mondiale del Turismo Religioso promuove un modello di turismo che supera la logica del consumo per assumere una dimensione sostenibile, spirituale e generativa, capace di tutelare i luoghi sacri, rispettarne l’identità profonda e favorire una crescita armonica dei territori. In questa prospettiva, il turismo religioso diventa strumento di educazione alla bellezza, alla responsabilità e al dialogo interculturale, contribuendo a rafforzare il legame tra memoria storica, spiritualità e sviluppo locale. L’Italia, con il suo straordinario patrimonio religioso e artistico, assume in tale contesto un ruolo centrale come laboratorio internazionale di buone pratiche.

La prima tappa del Tour dei Miracoli Eucaristici, in programma dal 20 al 22 marzo, è dedicata a Lanciano, luogo che custodisce il più antico Miracolo Eucaristico riconosciuto dalla Chiesa. Qui, nell’VIII secolo, durante la celebrazione della Santa Messa, un monaco basiliano, attraversato dal dubbio circa la reale presenza di Cristo nell’Eucaristia, fu testimone di un evento che ha segnato in modo indelebile la storia della fede cristiana: l’ostia si trasformò in carne e il vino in sangue.

Un evento che, nei secoli, è stato oggetto di approfondite indagini storiche e scientifiche, le quali hanno attestato che la carne è tessuto miocardico umano e il sangue appartiene al gruppo AB, rimasti integri per oltre tredici secoli. Lanciano emerge così come luogo emblematico di dialogo tra fede e ragione, in cui il Mistero sacramentale si manifesta come segno vivo e interpellante.

Il viaggio, organizzato da Ventisetteviaggi, prevede uno spostamento in bus Gran Turismo, con partenza da Milano e sosta a Rimini per il pranzo. Nel pomeriggio è prevista una visita alla Cantina Frentana, in provincia di Chieti, con degustazione, prima di proseguire verso Lanciano per la sistemazione in hotel, la cena e il pernottamento, favorendo un clima di raccoglimento e preparazione interiore.

Il secondo giorno è dedicato al cuore spirituale dell’itinerario: la visita al Santuario del Miracolo Eucaristico e al Santuario della Madonna del Ponte, luoghi in cui la dimensione sacramentale e la devozione popolare si intrecciano in una sintesi teologica di grande profondità. Il percorso prosegue verso Fossacesia, con la visita all’Abbazia di San Giovanni in Venere, esempio emblematico di armonia tra architettura sacra e paesaggio naturale, e il pranzo su un trabocco, simbolo di un rapporto rispettoso tra l’uomo, il lavoro e il creato. Nel pomeriggio, lungo la Costa dei Trabocchi, il gruppo raggiunge Ortona per la visita alla Cattedrale di San Tommaso Apostolo, custode delle reliquie dell’Apostolo, prima del rientro a Lanciano.

Il terzo giorno conduce i partecipanti al Santuario del Volto Santo di Manoppello, dove l’immagine ritenuta non dipinta da mano umana invita alla contemplazione del volto di Cristo come rivelazione di un Dio che si fa prossimo, e alla Cattedrale di San Giustino a Chieti. Dopo il pranzo in un ristorante tipico, il rientro verso Milano conclude il percorso, lasciando nei partecipanti un’esperienza che si configura come memoria spirituale duratura e trasformativa.

Il progetto si inserisce in un itinerario più ampio che comprende i 22 miracoli eucaristici riconosciuti in Italia, tra cui Bolsena, Siena, Cascia, Alatri e altri luoghi di elevato valore spirituale, storico e artistico. Ogni tappa è concepita come occasione di studio, contemplazione e crescita interiore, contribuendo al tempo stesso alla valorizzazione culturale e alla vitalità dei territori coinvolti.

Come afferma Anna Di Maria: “Il turismo religioso è esperienza relazionale e trasformativa: mette in dialogo l’uomo con i luoghi, con la memoria e con il divino. E’ un viaggio che educa all’ascolto, genera armonia interiore e favorisce una consapevolezza spirituale autentica”.

Biagio Maimone, Coordinatore per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso e Direttore della Comunicazione della Fondazione Bambino Gesù del Cairo, definita il testamento d’amore di papa Francesco, offre una lettura che intreccia teologia, antropologia e dialogo interreligioso:

“Voucher – Il Turismo dell’Anima nasce come risposta a una domanda profonda di senso che attraversa l’uomo contemporaneo. I miracoli eucaristici non appartengono a una dimensione museale della fede, ma sono segni vivi che parlano alla coscienza e invitano a una relazione autentica con il Divino.

Nel dialogo interreligioso ho imparato che il sacro, quando è autentico, non divide ma unisce, non esclude ma apre all’incontro. Questo progetto intende promuovere un turismo che sia esperienza di pace interiore, di fraternità e di responsabilità verso i luoghi e le comunità. La bellezza diventa qui linguaggio universale, l’arte si fa preghiera silenziosa e il viaggio si trasforma in pellegrinaggio dell’anima. Rigenerare i territori significa rigenerare le coscienze. E’ in questa profondità che l’uomo riscopre la propria vocazione alla trascendenza e al dialogo”.

‘Voucher – Il Turismo dell’Anima’ propone una visione del turismo in cui spiritualità, cultura, sostenibilità e crescita territoriale convergono in un’esperienza consapevole e responsabile. Un cammino che invita a riconoscere il viaggio come atto di gratitudine, custodia del creato e ricerca di senso, nella convinzione che ogni luogo possa diventare spazio di rivelazione. Quando il viaggio si fa ricerca di senso, ogni passo diventa luce, ogni incontro diventa grazia e l’anima ritrova la propria dimora interiore.

Turismo Religioso, Maimone: I miracoli eucaristici sono il segno vivo dell’incontro con Dio

In un’epoca segnata da velocità, distrazione e frammentazione, si fa strada un richiamo silenzioso ma profondo, che invita l’uomo a ritrovare la propria anima e la sua originaria vocazione alla trascendenza. E’ in questo contesto che nasce il progetto ‘Voucher – Il Turismo dell’Anima’, ideato e promosso da Biagio Maimone, Coordinatore per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso (RMTR), in collaborazione con l’agenzia Ventisetteviaggi di Anna Di Maria e con il conduttore televisivo Paky Arcella.

Questo itinerario si propone come un’esperienza spirituale, culturale e rigenerativa, in cui il viaggio diviene atto contemplativo, incontro con il Mistero, ma anche strumento di crescita economica, sostenibilità e valorizzazione dei territori. E’ un modello di turismo innovativo ed esperienziale, che supera la logica del consumo per riscoprire il viaggio come via di conoscenza, di preghiera e di comunione.Ogni percorso è pensato per risvegliare la coscienza, per unire fede e cultura, arte e natura, memoria e futuro — nel segno di una spiritualità viva e incarnata.

L’iniziativa trae ispirazione dai miracoli eucaristici, straordinari segni della Presenza reale di Cristo nel Sacramento dell’altare. Essi costituiscono la testimonianza più viva dell’amore di Dio che si fa carne e rimane tra gli uomini per donar loro la grazia della Sua vicinanza. Attualmente, i miracoli eucaristici riconosciuti ufficialmente dalla Chiesa sono ventidue, ma recenti studi condotti in Italia (nell’ambito della ricerca teologica, storica e antropologica) ne documentano circa quaranta, diffusi in tutto il Paese, in luoghi che rappresentano un tesoro spirituale di fede e di bellezza.

Tra i più celebri si annoverano: Lanciano (Abruzzo), Bolsena-Orvieto (Umbria), Siena (Toscana),  Cascia (Umbria), Alatri (Lazio), Trani (Puglia), Offida (Marche), Firenze, Turin e Macerata. Ogni miracolo rappresenta un segno di alleanza tra cielo e terra, un evento che parla non solo ai credenti ma all’intera umanità, perché restituisce senso, speranza e stupore al cuore dell’uomo.

Maimone ha sottolineato: “Il progetto ‘Voucher – Il Turismo dell’Anima’ nasce come un segno che richiama alla sorgente stessa del nostro essere. I miracoli eucaristici non sono reliquie di un passato remoto, ma manifestazioni viventi della Grazia, centri di energia spirituale che continuano a parlare al cuore del mondo. Attraverso questo itinerario vogliamo proporre un turismo che sia incontro, non evasione: un incontro con Dio, con l’altro, con il creato e con la propria interiorità.

E’ un cammino che rigenera: rigenera i luoghi, le comunità, il senso della vita. Qui la bellezza diventa sacramento, l’arte diventa preghiera, e il viaggio si trasforma in un atto d’amore e di lode. Chi intraprende questo cammino impara a camminare con il silenzio nel cuore, perché nel silenzio risuona la voce che parla oltre le parole, e in quella voce si riconosce la misericordia che tutto abbraccia”.

‘Voucher – Il Turismo dell’Anima’ non si limita a promuovere la devozione o la conoscenza dei luoghi sacri: esso aspira a trasformare il modo stesso di intendere il turismo. Propone una nuova visione integrale, dove la fede incontra la responsabilità sociale e l’economia si trasfigura in etica e comunione. Il turismo, in questa prospettiva, diventa via di fraternità, sviluppo e sostenibilità, capace di unire l’uomo alla sua terra, la comunità al proprio destino spirituale, la cultura al Mistero che la fonda.

Ogni tappa di questo viaggio sarà concepita come esperienza immersiva, dove il pellegrino sarà invitato a vivere il luogo, non solo a visitarlo: a respirarlo, ascoltarlo, contemplarlo. E’ un turismo che non si misura in chilometri percorsi, ma in profondità di sguardo; non accumula immagini, ma trasforma il cuore. E’ un’economia dello spirito, dove la bellezza non si consuma ma si condivide, e la crescita diventa sinfonia tra creato e creatura. In questa visione si inscrive la luminosa figura di san Carlo Acutis, giovane beato, innamorato dell’Eucaristia e testimone di una fede capace di coniugare spiritualità e modernità.

Fu proprio lui a creare la celebre mostra digitale sui miracoli eucaristici del mondo, oggi tradotta in decine di lingue e diffusa in oltre cento Paesi. San Carlo, con la sua purezza di cuore e la sua intelligenza profetica, ha saputo mostrare come la tecnologia possa divenire strumento di evangelizzazione e di comunione, unendo i popoli nel segno dell’Eucaristia. Il suo esempio ispira ‘Voucher – Il Turismo dell’Anima’, che vuole accompagnare ogni viaggiatore in un cammino di luce, dove la fede si rinnova, la cultura si apre al divino e la vita diventa preghiera.

Questo progetto, attualmente in fase di strutturazione, rappresenta un nuovo paradigma di turismo religioso e culturale, in cui arte, fede, storia e sostenibilità si fondono in un’unica sinfonia spirituale.

Esso invita l’uomo del nostro tempo a riscoprire il senso del pellegrinaggio come atto di bellezza e di fraternità universale, e a riconoscere in ogni luogo visitato la presenza viva di Dio che abita il mondo:

“Quando il viaggio si trasforma in miracolo, conclude Maimone, ogni passo diventa luce, ogni incontro diventa grazia, e ogni anima ritrova se stessa nel respiro dell’Eterno. Il turismo dell’anima è la via nuova di un’umanità che vuole tornare a vedere il mondo come sacramento di Dio e la terra come dimora dell’infinito”.

XXXIII Domenica del Tempo Ordinario: sempre sereni, nelle mani di Dio!

Siamo verso la fine dell’anno liturgico: domenica prossima è la festa di Cristo re e si conclude l’anno liturgico. La fine della corsa è solo arrivo al grande traguardo dove l’uomo sperimenta l’amore di Dio e la sua provvidenza. Il linguaggio del vangelo è escatologico: fine dell’anno liturgico, fine di questa vita, fine di questo mondo; poi terra nuova e mondo nuovo. Nel Vangelo Gesù evidenzia non la fine della storia ma della nostra esperienza terrena.

Gesù si trovava a Gerusalemme e gli Apostoli e i Discepoli ammiravano la città santa e il Tempio, che era una vera meraviglia; Gesù evidenzia subito: ‘Verranno giorni in cui di tutto questo che voi ammirate non resterà pietra su pietra’. La distruzione del Tempio, annunciata da Gesù, è figura assai chiara che la storia dell’uomo sulla terra avrà una conclusione. Gesù usa due immagini: a) eventi catastrofici che si avvereranno: guerre, persecuzioni, carestie, distruzione del Tempio e la stessa Gerusalemme saranno distrutte, come alla stessa maniera avverrà per le nostre basiliche, cattedrali, edifici grandiosi, santuari scintillanti per oro, argento e marmi; di tutto questo non resterà pietra su pietra.        

B) la seconda immagine è rassicurante: ‘Non temete, dice Gesù, con la vostra perseveranza, salverete le vostre anime’. E’ una esortazione a non cedere nel momento in cui incalzano sofferenze e persecuzioni. Cosa fare allora? Rimanere sereni non perché non ci saranno prove o tribolazioni ma perché Dio è sempre con noi; le prove ci saranno, ma Dio non ci abbandonerà mai. Voi, dice Gesù, vegliate perché non conoscete né il giorno, né l’ora.

Compito del cristiano è restare saldi nella Fede, nella Speranza e nella Carità anche in mezzo alle avversità, alle guerre, ai cataclismi naturali. L’attesa della ‘Parusia’ non ci dispensa dagli impegni; essa crea, al contrario, responsabilità davanti a Dio circa l’agire nel mondo e per il mondo. I veri discepoli di Cristo Gesù non possono restare vittime di paura o di angoscia, ma sono chiamati a collaborare come operatori di pace, testimoni di speranza nel nome del Signore: la speranza di un futuro di salvezza e di vera redenzione. la vera Fede viva ci fa camminare con Cristo e ci addita la meta per la quale siamo stati creati da Dio e redenti da Gesù con la sua morte in croce. 

La Fede ci parla di amore perché Dio è amore, ci ha creati con un progetto di amore e ci presenta la meta come piena realizzazione: la fine della vita terrena è inizio della vita eterna. Amore è apertura agli altri; vivere per gli altri diventa il vero programma della vita cristiana. Da qui l’apostolo Paolo scrive ai cristiani: ‘Chi non vuole lavorare neppure deve mangiare’. Anche la Bibbia presenta Dio come ‘lavoratore’: ‘In principio Dio creò il cielo e la terra…’.

Dio creando ama e amando crea. l’uomo, creato ad immagine di Dio, è chiamato a continuare l’opera creativa di Dio e l’azione redentiva di Gesù. Manifestazione negativa del lavoro è la disoccupazione o il super-lavoro. Il vero cristiano non si lascia intimorire neppure dall’incalzare delle sofferenze fisiche o delle persecuzioni: opere tutte diaboliche. Da qui le parole rassicuranti di Gesù: ‘Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime’. Vegliate, dice Gesù, state pronti perché non sapete quando verrà il Signore.

L’ultima parola sarà quella del Signore, che ci presenta Cristo risorto e noi che con Lui risorgeremo. Ci siano di sprone i numerosi martiri cristiani di ieri e di oggi. Essi consegnano a noi il Vangelo dell’amore e della misericordia di Dio. La Madonna, madre di Gesù e nostra, rivolga a noi i suoi occhi misericordiosi; ci sostenga, ci guidi nel cammino quotidiano con amore veramente materno.

Ferragosto 2025: La Santissima Vergine è Assunta in cielo in anima e corpo

A Ferragosto, cuore dell’estate, la Chiesa nella Liturgia ci invita a guardare il cielo e a contemplare la Vergine Maria assunta alla gloria del cielo. Nel trionfo di Maria, assunta in cielo in anima e corpo, la Chiesa tutta contempla Colei che il Padre ha prescelto come madre del Verbo eterno, Gesù, incarnato per salvare l’uomo. Maria, come evidenzia la liturgia, è il segno consolante della nostra Speranza. Guardando Maria, assunta in cielo, ci si apre alla prospettiva dell’eterna beatitudine.

Si legge nella Apocalisse: ‘Nel cielo apparve un segno: una donna vestita di sole, con la luna sotto i piedi e sul capo una corona di dodici stelle’  Abituati a guardare verso l’alto, che è la nostra patria, troviamo la Vergine che ci aspetta. L’assunzione di Maria è un evento che ci interessa da vicino perché ogni uomo è destinato alla morte, ma la morte non è l’ultima parola. E’ il passaggio verso la beatitudine riservata a quanti operano per la verità, la giustizia e si sforzano di seguire Cristo Gesù.

Maria, che oggi proclamiamo ‘assunta in cielo’, ha vissuto sulla terra, come noi, i misteri gaudiosi e dolorosi della vita. Ella ha saputo dire il suo ‘sì’ al Signore all’annuncio dell’angelo e per volontà di Dio divenne la nuova Eva dell’umanità, laddove Gesù è detto il nuovo Adamo perché con la sua passione e morte  ha redento l’umanità riunendo il cielo con la terra, l’umano con il divino ed operando la nostra salvezza.

Con il suo ‘sì’ a Dio, Maria potè cantare: ‘L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore’. Magnificare ed Esultare: due verbi che esprimono la felicità della persona e riconoscono l’amore misericordioso di Dio che ama l’uomo e per salvarlo il Verbo si fece carne ed è morto in croce per l’umanità. Se vogliamo essere felici è necessario mettere Dio al primo posto perché lui solo è grande; noi siamo solo dono di Dio. 

Maria, che in vista delle sua divina maternità era stata concepita ‘Immacolata’, diventa la primizia dell’umanità redenta, la nuova Eva, la donna nella quale il mistero di Cristo Gesù ha avuto il suo pieno effetto riscattandola dalla morte e trasferendola in anima e corpo  nel regno della vita immortale. Maria diventa così nella Chiesa il segno della sicura speranza, come evidenzia il Vaticano II (cfr. lumen gentium 68). Quando diciamo ‘Assunta in cielo’ non esprimiamo una idea astratta o un cielo  immaginario; il cielo è la realtà vera, è il mondo di Dio, nostro Padre, è la nostra meta, è la dimora eterna a cui siamo diretti; il cielo è la fonte dell’amore come l’oasi è la fonte per l’assetato.

Maria oggi, davanti all’uomo in preda a mille problemi, alle prese con situazioni storiche, sociali, psicologiche assai dure, invita questo uomo a guardare il cielo ,dove siamo diretti, e con il canto del ‘Magnificat’ ci esorta a bene sperare sulla parola di Dio, che è amore e provvidenza. Guardando con fede Maria assunta in cielo, la nostra vita scorre come l’acqua del fiume e va verso Dio, oceano di pace, di gioia e di vita. La morte non è la fine ma è l’ingresso nella vera vita perché ci prepara alla risurrezione della carne.

Come Cristo è risorto, come Maria è l’assunta in cielo, anche noi risorgeremo. Il culto dell’Assunta comincia ai primordi del cristianesimo con la festa della ‘dormitio B. M. Virginis’, che si celebrava a Gerusalemme e ad Efeso. Si deve al beato Bartolo Longo avere promosso nel santuario di Pompei una petizione ai fedeli riuscendo a raccogliere ben 6.411.000 firme di fedeli che auspicavano la definizione dogmatica dell’evento. All’invito risposero ben 1191 Vescovi evidenziando in modo plebiscitario l’attesa del popolo di Dio.

Il pontefice Pio XII  il 1°  novembre 1950, anno santo, definì il dogma: ‘L’Immacolata Madre di Dio, sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, è stata assunta in cielo alla gloria celeste anima e corpo’. In Maria la promessa di Gesù si fa realtà: beata è la madre, beati saremo noi, suoi figli, se ascoltiamo e mettiamo in pratica le parole del Signore. La SS. Vergine aiuti tutti i credenti ad essere vere sentinelle della speranza che non delude. Maria, madre di Gesù e della Chiesa, vigila sempre  e prega per noi e per il mondo intero.

XVIII Domenica del Tempo Ordinario. Dio è nostro Padre; il Vangelo è il vero stile di vita!

Se siamo figli di Dio, cerchiamo allora le cose di lassù, le uniche che hanno valore per la vita eterna. Le ingiustizie tra gli uomini sono sempre esistite, ma la vera ricchezza sono le cose di lassù: l’amore, la generosità, l’attenzione ai bisognosi; questi beni preziosi vanno cercati e aprono le porte per la vita eterna. Fai morire perciò l’uomo vecchio, che si perde dietro i desideri cattivi, e vivi di amore verso Dio e i fratelli ed assicurerai il posto nel Regno dei Cieli.

Nel Vangelo Gesù apre gli occhi: ‘Guardatevi, tenetevi lontano da ogni cupidigia’, da ogni bramosia perchè la vita non dipende dalle ricchezze. Gesù non è venuto a proporre una ideologia nuova, nè una organizzazione socio-economica particolare; Egli è venuto a proporre una concezione di vita dove l’uomo è chiamato a prendere coscienza che siamo figli di Dio e la nostra patria vera è il cielo.

Le realtà terrene sono relative ed hanno un limite; la vita del’uomo invece ha una dimensione ultraterrena. Davanti a Dio non c’è greco o giudeo, libero o schiavo, ricco o povero; esiste l’uomo creato da Dio, redento da Cristo; come Cristo è morto e risorto anche noi risorgeremo. Il brano del Vangelo si apre con la scena di un tale che invita Gesù a dirimere una questione di eredità tra fratelli.

Gesù non affronta la questione ma risponde con una parabola dove protagonista è un uomo ricco, ma stolto perché crede di potere essere felice per una annata eccezionale che gli stava assicurando  un benessere sfrenato per molti anni; Dio annulla questi progetti dicendo: ‘Stolto, questa notte morirai e dovrai rendere conto a Dio delle tue ricchezze!’; queste ricchezze a cosa ti serviranno?, a chi andranno?

La stoltezza non consiste nell’avere accumulato tesori, ma ‘assicurare tesori per sé’ illudendosi che questi determinano la vera felicità. I tesori terreni hanno un valore solo provvisorio: dobbiamo morire e lasciare tutto. La vita dell’uomo non dipende dai soldi o dai piaceri (edonismo) e chi accumula solo per mangiare e divertirsi non vive secondo la dimensione del Vangelo. Si vive sulla terra nella prospettiva del cielo: la nostra patria eterna è il cielo, raggiungere Dio; le ricchezze non danno la vita eterna; questa si realizza   con la fede e l’amore verso Dio e i fratelli.

San Paolo ci ricorda: ‘Cercate le cose di lassù e non quelle della terra’ (Col. 3,1-2) La cupidigia è come la lupa di cui parla Dante: ‘Dopo che mangia ha più fame che pria’, la cupidigia è insaziabile. E’ necessario per l’uomo liberarsi dalle tre concupiscenze, di cui parla l’apostolo Giovanni: ‘concupiscenza della carne, degli occhi e superbia della vita’ (1 Gv. 2,16). Tutte le guerre scaturiscono dalla cupidigia: la ricerca smisurata di beni materiali e delle ricchezze è sorgente di inquietitudine, odio, avversità, e prevaricazioni. Oggi c’è un bene prezioso da coltivare: cercare le cose di lassù, non quelle della terra; far morire in noi l’uomo vecchio che si perde dietro i desideri cattivi.

Dio è nostro Padre, siamo tutti fratelli: l’amore vero verso Dio e i fratelli apre le porte del Regno dei cieli. La Santissima. Vergine, madre delle grazie, ci aiuti a non lasciarci trascinare dalle sicurezze che passano, dai beni materiali effimeri e passeggeri, ricordando le parole di Gesù: ‘Che giova all’uomo guadagnare tutto il mondo se poi perde la sua anima? I valori veri sono quelli dello spirito; bisogna rettificare la vita mortificando ciò che appartiene alla terra (impurità, passioni sfrenate, desideri cattivi) e l’avarizia insaziabile che è una vera idolatria. E’ più che mai necessario meditare le parole della Liturgia: “non indurite oggi il vostro cuore ma ascoltate la voce del Signore’.

La Mamma ci regala le sue lezioni Divine

Nel libro ‘La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà’, vergato dalla Serva di Dio Luisa Piccarreta, la nostra cara Mamma Celeste ci regala, per la prima volta, le sue lezioni Divine. Sono tutte perle preziose dove la nostra Mamma ci testimonia la sua vita, le verità su Gesù, su San Giuseppe e su Dio. Non solo episodi di vita mai conosciuti, ma anche i pensieri e la sua vita spirituale. E’ un percorso per comprendere, passo dopo passo, la vita nella Divina Volontà fino ad arrivare a possederla come vita propria.

Tutto il libro si dipana in un coinvolgente colloquio d’amore tra l’anima e la Regina del Cielo. Ogni lezione denominata “giorno” (sono 31 giorni e 6 meditazioni in appendice) termina con un fioretto da mettere in pratica e una giaculatoria da ripetere più volte durante la giornata.

La nostra Mamma nell’ “Appello materno della Regina del Cielo’ ci consegna le parole giuste che ci aprono alla lettura: “Questo libro è d’oro, figlia mia, esso formerà la fortuna spirituale e la tua felicità anche terrena. In essa troverai la sorgente di tutti i beni: se sei debole acquisterai la forza; se sei tentata acquisterai la vittoria; se sei caduta nella colpa, incontrerai la mano pietosa e potente che ti rialzerà; se ti senti afflitta, troverai il conforto; se fredda il mezzo sicuro per riscaldarti; se affamata, gusterai il cibo della Divina Volontà”.

Nel trentunesimo giorno la Mamma ci dice: “Io non conobbi mai malattia né qualunque indisposizione leggera; alla mia natura concepita senza peccato e vissuta tutta di Volontà Divina mancava il germe dei mali naturali”.

Che meraviglia! Già in questa vita terrena, accogliendo le conoscenze della nostra Mamma dal “Libro d’Oro”, di Gesù nei volumi del “Libro di Cielo” e nel libro  “Le 24 ore della Passione di nostro Signore Gesù Cristo”, e mettendole in pratica, sperimentiamo con segni concreti (anche fisici) l’Avvento del Regno di Dio in noi.

La Mamma nostra maestra ci dice nella quinta meditazione: “Ora, figlio mio, ti voglio confidare una pena che mi tortura: purtroppo sono tanti che vanno bensì in chiesa per pregare, ma le preghiere che essi rivolgono a Dio si fermano sulle labbra , perché il cuore e la mente fuggono lontani da Lui! Questi chiudono il Cielo invece di aprirlo. E come sono numerose le irriverenze che si commettono nella casa di Dio!

Quanti flagelli non verrebbero risparmiati nel mondo e quanti castighi non si convertirebbero in grazie, se tutte le anime si sforzassero di imitare il nostro esempio! Soltanto la preghiera che scaturisce da un’anima in cui regna la Divina Volontà agisce irresistibilmente sul Cuore di Dio. Essa è tanto potente, da vincerlo e da ottenere da Lui le massime grazie. Abbi perciò cura del Divin Volere e la Mamma tua, che ti ama, cederà alla tua preghiera i diritti della sua potente intercessione”.

Che aspettiamo! Leggiamo e mastichiamo per bene le Verità di Cielo della nostra Mamma Celeste, fino a Consacrarci a Lei.

(Tratto da Adveniat Regnum Tuum)

Profili teologici e scientifici dello ‘sguardo dell’anima e della  ragione’: da occhi di ombra ad occhi di fede

Condivido anche il commento di Enzo Bianchi per il quale ogni lettore, in determinati periodi della sua vita, può identificarsi con il cieco Bartimeo, essendo non vedente, non aveva ovviamente mai visto Gesù, né l’aveva incontrato, ma la fama di questo rabbi galileo l’aveva raggiunto  (Mc 10,46-52). Deve solo prendere coscienza della propria cecità e gridare al Signore Gesù: “Abbi pietà di me!”, con piena fiducia che egli può salvarlo, cioè può strapparlo dalla tenebra ( nella duplice accezione) e fargli vedere quello che i suoi occhi non riescono a vedere, sta  di fronte al figlio di David, animato dalla fiducia che il Messia avrebbe aperto gli occhi ai ciechi, compiendo anche in questo le sante Scritture (cf. Is 35,5; 42,7). Questo il primo atteggiamento necessario all’incontro con Gesù: occorre uscire dal timore, dalla sfiducia, dalla mancanza di attesa, dalla visione di se stessi come non degni di essere da lui amati. A quel punto si tratta di alzarsi – verbo egheíro, che esprime anche il risorgere (cf. Mc 5,41; 6,14.16; 12,26; 14,28; 16,6)! – dal giaciglio alla postura dell’uomo che ha speranza (homo spe erectus).

 Una volta in piedi, si può ascoltare e comprendere che il Signore chiama ciascuno in modo personalissimo e pieno di affetto (“Chiama te”). La preghiera è desiderio espresso davanti a Gesù, e Bartimeo desidera vedere, ben oltre la semplice visione con gli occhi ( prima accezione): vuole vedere anche con il cuore, vuole vedere nella fede ( seconda accezione), vuole essere nella luce e non nella tenebra…Gesù, sempre attento a ogni singolo uomo o donna che incontra, sempre capace di comunicare “in situazione”, si accorge di ciò che Bartimeo sta vivendo. Per questo si rivolge a lui con un’affermazione straordinaria: “Va’, la tua fede ti ha salvato”, parole che egli ha ripetuto spesso di fronte a chi gli chiedeva salvezza (cf. Mc 5,34 e par.; Lc 7,50; 17,19; 18,42). Questo episodio è molto di più di un semplice racconto di miracolo, come il lettore di Marco può ormai capire. Gesù sta per entrare nella città santa per la sua passione e morte, ma i suoi Dodici discepoli lungo tutto quel cammino sono rimasti ciechi. Ascoltavano le sue parole ma non capivano, mostrando di essere ben lontani dal vedere gli eventi come li vedeva Gesù    (https://www.ilblogdienzobianchi.it/blog-detail/post/249270/la-tua-fede-ti-ha-salvato ).

Concludo la mia disamina con la recente catechesi in materia  del Vicario di Cristo, Papa Francesco (Gv 3,1-3: “Nicodemo va da Gesù di notte: un orario insolito per un incontro. Nel linguaggio di Giovanni, i riferimenti temporali hanno spesso un valore simbolico: qui la notte è probabilmente quella che c’è nel cuore di Nicodemo. È un uomo che si trova nel buio dei dubbi, in quell’oscurità che viviamo quando non capiamo più quello che sta avvenendo nella nostra vita e non vediamo bene la strada da seguire.

Se sei nel buio, ovviamente cerchi la luce. E Giovanni, all’inizio del suo Vangelo, scrive così: «Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo» -1,9- Nicodemo cerca dunque Gesù perché ha intuito che Lui può illuminare il buio del suo cuore…..Nicodemo, come tutti noi, potrà guardare il Crocifisso..” (cfr.https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2025-03/papa-francesco-catechesi-udienza-generale-nicodemo-cambiamento.html ).

Ringrazio il mio amico Dr. Simone Baroncia (https://www.korazym.org/argomenti/bussole-per-la-fede/ : giornalista vaticanista, v. dir. Riv. Cattolica internazionale “KORAZYM”) l’oculista Dr. Giuseppe Giunchiglia ed il suo eccellente staff, mia moglie Marcella Varia, il mio amico fraterno rev.mo Padre Salvatore Lazzara  (http://facebook.com/salvatore.lazzara ), i coniugi Mineo, i miei amici di facebook e di whatsapp (a cui invierò questo articolo), i miei parenti, residenti in Italia ed in varie parti del mondo, che mi hanno seguito e supportato durante la mia convalescenza in 1 chat da me creata, e tutti gli amici ed autori qui menzionati dai quali ho imparato nozioni scientifiche a me in precedenza  ignote.

Profili teologici e scientifici dello ‘sguardo dell’anima e della  ragione’: da occhi di ombra ad occhi di fede

In qualunque fase della vita, la salute degli occhi va tutelata con una dieta e uno stile di vita equilibrati. Assicurarsi di riposare molto, ridurre il tempo speso davanti agli schermi, fare esercizio fisico e sottoporsi regolarmente a controlli oculistici sono gli accorgimenti da avere per proteggere la vista. Inoltre, è importante essere consapevoli delle diverse condizioni che possono colpire l’occhio nell’arco dell’intera vita, partendo dalla nascita fino alla vecchiaia (https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.osservatoriomalattierare.it/news/attualita/16314-malattie-dell-occhio-sono-tante-e-possono-colpire-a-tutte-le-eta&ved=2ahUKEwjz1NLe9ZWMAxWY2AIHHWDyH5gQFnoECBYQAQ&usg=AOvVaw1JG__TC_7ia04nMVvmRF-u  Roshni Patel si é laureata in Optometria nel 2004, presso il College degli Optometristi a Londra. La sua esperienza professionale si divide tra gli aspetti clinici e commerciali dell’optometria, dal fornire un training professionale agli optometristi pre-registrati fino a ricoprire ruoli nel settore universitario e in collaborazione con il College degli Optometristi, oltre a collaborare con esperti alla sperimentazione di nuove tecnologie nel campo dell’optometria ) :

-NASCITA E PRIMA INFANZIA

Durante il primo anno di vita la vista si sviluppa molto velocemente, ma ci vogliono diversi mesi prima che i neonati siano in grado di mettere a fuoco. Poiché la vista si sviluppa proprio in questi primi mesi critici, non è strano che lo sguardo del neonato sia perso o poco focalizzato.

-ADOLESCENZA

Un primo fattore chiave a cui prestare attenzione tra gli adolescenti è rappresentato dagli infortuni, che possono essere conseguenza di sport o di uno stile di vita particolarmente attivo e che possono causare anche traumi agli occhi.

-ETÁ ADULTA: 20-40 ANNI

Con l’età adulta termina la fase di sviluppo dell’occhio ma rimangono comunque delle misure e degli accorgimenti da adottare per proteggere la vista. Oltre a mantenere uno stile di vita sano, seguendo una dieta equilibrata e ricca di antiossidanti, evitando di fumare e facendo regolare attività fisica, ci sono alcune malattie dell’occhio a cui prestare attenzione.

-ETÁ ADULTA: 40-60 ANNI

Quando si raggiunge la mezza età, tra i cambiamenti più comuni nella vista vi è una diminuzione della capacità di vedere da vicino, che spesso risulta in una difficoltà a leggere. Questo problema prende il nome di presbiopia e progredisce con il tempo. Per coloro che già indossano occhiali o lenti a contatto sarà possibile correggere questo difetto con lenti multifocali. La presbiopia non va confusa con sintomi quali sfocatura generale, sensibilità alla luce, secchezza e infiammazione, che possono essere associati ad altre patologie come, ad esempio, cataratta e glaucoma.

Cataratta

Opacizzazione parziale o totale del cristallino che è la lente biconvessa posizionata all’interno del bulbo oculare (tra l’iride e il corpo vitreo). Il cristallino ha il compito di mettere a fuoco l’immagine e, nel momento in cui viene danneggiato, perde la propria trasparenza e si ha una riduzione della capacità visiva. Se non viene curata, può causare una cecità permanente.

Percepita come un annebbiamento delle lenti dell’occhio, questa condizione, di solito, è segno di invecchiamento ed è molto comune nei più anziani. La cataratta può anche manifestarsi prematuramente a causa di certe condizioni mediche o di alcuni medicinali, come gli steroidi. I sintomi possono includere visione offuscata, colori sfocati, sensibilità alla luce, riduzione della capacità di vedere di notte e visione doppia.

-ETÁ AVANZATA: 60 ANNI O PIÚ

Gli ultrasessantenni possono manifestare una degradazione della vista dovuta all’età. La presbiopia continua in questa fascia d’età, spingendo al bisogno di occhiali per la lettura o di lenti a contatto multifocali…..

( cfr.  https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.polimedalab.it/2022/01/20/le-principali-patologie-oculari-come-riconoscerle/&ved=2ahUKEwjg4Pzm8pWMAxUM2AIHHRnyKLMQFnoECBQQAw&usg=AOvVaw2U-6bdVdWWOpAwBlhi7mZo )

Pertanto, ritengo utile, opportuno ed importante per tutti riportare un recente evento dell’Associazione Italiana Medici Oculisti “il riconoscimento alla carriera al Direttore della Banca degli Occhi del Veneto”

Ha all’attivo più di trent’anni di attività nel settore, ed è a tutti gli effetti uno dei principali esperti di eye banking a livello internazionale. Sperimentatore e innovatore, Diego Ponzin è stato insignito in questi giorni del Premio AIMO 2022, riconoscimento alla carriera conferito dall’Associazione italiana Medici Oculisti (AIMO).Padovano, oculista e Direttore sanitario di Fondazione Banca degli Occhi del Veneto, attualmente Presidente di SIBO (Società Italiana Banche degli Occhi), Diego Ponzin ha conosciuto e condiviso la visione pionieristica del prof. Giovanni Rama, che immaginò già negli anni ‘80, primo in Italia, la creazione di una banca che potesse conservare i tessuti oculari

 (cfr. https://www.osservatoriomalattierare.it/news/attualita/19297-dall-associazione-italiana-medici-oculisti-il-riconoscimento-alla-carriera-al-direttore-della-banca-degli-occhi-del-veneto ).

 Io ho avuto recentemente l’onore di apprezzare personalmente un grande professionista che, congiuntamente ad un eccellente staff, ha risolto patologie che affliggevano da alcuni mesi  i miei occhi che nel momento in cui scrivo sono ancora  destinatari di quasi “gocce” terapeutiche ( 750 in 3 mesi) molto efficaci da cui è anche derivata una positiva, bellissima sorpresa non programmata ( eliminazione di ogni tipo di occhiali, semplicisticamente per guardare lontano, per leggere, per usare computer, tablet e cellulare che mi ha consentito di elaborare, come speciale ringraziamento, questo articolo  dedicato a tutti ed in particolare al Dott. Giuseppe Giunchiglia-Palermo, c.v. straordinario).

Proseguendo  nell’ “ottica” religiosa  ho apprezzato pure questo stupendo commento teologico di Padre Ermes Ronchi  che con mia moglie Marcella abbiamo conosciuto quando illustrò una catechesi durante il nostro secondo corso annuale di specializzazione  ( in cui il Prof. Damiano Cadar svolse un’ originale lezione su “lo sguardo di Gesù menzionato dal Vangelo”,link citato in premessa) in Teologia (dopo il Titolo conseguito dopo 3 anni di Corso ordinario al Centro accademico diocesano San Luca Evangelista-Palermo).

“Ciascuno di noi può adottare verso il campo del cuore questo sguardo positivo e vitale, liberandosi dai falsi esami di coscienza negativi. La nostra coscienza matura, chiara e sincera deve mettere a fuoco non tanto i difetti, ma il bene e il bello che è stato seminato in noi.

Una parabola leggera e potente che, accolta, può cambiare il nostro rapporto con Dio, portandoci dal negativo al positivo, dallo sguardo giudicante a quello abbracciante, da occhi d’ombra a occhi di mattino. È successo anche a me, tanti anni fa: mi ha fatto uscire dalla fede intesa come un’aula di tribunale, e mi sono felicemente perso in un campo di grano. Questione di sguardo: gli occhi dei servi si fissano sulla zizzania, sul negativo, quelli del padrone riposano sul buon grano. Questione di priorità: vuoi che andiamo a strapparla via? La risposta è netta: no, perché mettete a rischio il grano, che viene prima e vale di più. Prospettiva solare, fiduciosa, divina: il male non revoca il bene; è invece il bene che revoca il male nella tua vita”.

 ( cfr. https://youtu.be/_gGzqw6Nj48?si=vbxZBm3SUW2qrDG8 : Sapienza 12, 13.16-19; Salmo 85; Rom,ani 8, 26-27; Matteo 13, 24-43

https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/da-occhi-d-ombra-a-occhi-di-mattino&ved=2ahUKEwjqi-C10vKLAxWB-AIHHVGvOlMQFnoECCoQAQ&usg=AOvVaw13iH2muTgj6qkQlPP8PJNP).

Da Parma un invito ad un cammino di speranza con i giovani

“C’è speranza per i giovani, a Parma? Il marziano che arriva o la persona che ha passato il mare, a Parma, vede speranza o rassegnazione? Siamo Capitale europea dei giovani. L’Europa è giovane e dà speranza? Queste domande me le faccio da cittadino e da Vescovo, preoccupato e voglioso di guardare avanti con una coscienza che si interroga, osservando prima di tutto la nostra Chiesa le cui membra sono la gente di Parma che crede, partecipa, vive, come ognuno può, la fede cattolica. Ho goduto della Giornata mondiale della gioventù e di altre manifestazioni con i giovani e soffro se la Chiesa non ascolta e non propone e quando vedo non accolte o sciupate le potenzialità ed energie dei giovani. Intuisco la loro voglia di autenticità, di crescita e di testimoni”.

Con queste domande inizia la lettera inviata da mons. Enrico Solmi, vescovo di Parma, alla città, che sarà capitale europea dei giovani nel 2024, in occasione della solennità del patrono sant’Ilario di Poitiers, coniugando la speranza, tema dell’Anno Santo, ed i giovani, simbolo di speranza nel presente e nel futuro, ma anche espressione spesso di sogni traditi: “Ognuno ha una responsabilità verso i giovani, gli adulti, la famiglia, la Chiesa e la società civile, le aggregazioni e la scuola. Pensare ai giovani, dobbiamo esserne coscienti, è inquadrare una galassia diversificata, per età, per provenienza, per possibilità, per inclusione. Un elenco lungo, troppo per essere raccolto qui. Parma è una città ricca. Dove si vive bene. Anche se questo non è per tutti”.

Consapevole di ciò ha indicato alcune speranze che i giovani, intervistati, nutrono: “Il desiderio che muove la speranza è, per molti, la felicità e per tanti la fede che prospettano uno sguardo verso il futuro. La speranza viene percepita come una molla… La speranza è colta come la possibilità e l’auspicio di un cambio di passo, nella consapevolezza che si può ‘avere una seconda possibilità’, e che ‘non è ancora detta l’ultima parola sulla realtà e che c’è ancora qualcosa di nuovo…’. Una speranza che viene alimentata, per alcuni dalla fede, per molti dalla testimonianza degli altri: ‘Giovani che fanno scelte in conformità al Vangelo’, ‘persone che, intorno a me, continuano a progettare e a vivere e non a sopravvivere’; per altri dalla gratitudine: ‘Spero di poter restituire al mondo parte di quello che ho ricevuto’, come gli stessi giovani intervistati hanno dichiarato. Messaggio che contiene domande, riflessioni e provocazioni, rivolte a tutta la comunità, sia cristiana che civile, perché solo camminando insieme si dà forma e volto alla speranza”.

Inoltre i giovani hanno sottolineato gli ostacoli alla speranza: “Ma i giovani hanno anche evidenziato ciò che spegne, ostacola, la speranza. Tra questi, la paura: ‘La paura di non riuscire ad arrivare al traguardo che mi sono posta, l’insicurezza nelle mie capacità’… Paura, incertezza, instabilità, vissute e colte anche nell’attuale contesto sociale e politico”.

Quindi parlare di speranza implica alcuni interrogativi sugli stili di vita di una comunità: “Parlare di speranza, come ci hanno detto e ci chiedono i giovani, porta ad interrogarci sullo stile di vita della nostra comunità, sulle attese che genera, sui modelli che propone, su quanto si ritiene essenziale, condiviso e non rinunciabile. Così pure se trae dal suo tesoro, dalla sua anima, un messaggio armonico che rende ragione delle dimensioni proprie della persona, non soltanto di carattere immediato e immanente, ma con piste di risposte a interrogativi profondi che non possono essere elusi e a domande di senso tanto radicali, quanto appaiono sovente lontani i punti luce che le possono rischiarare, come donne e uomini significativi, capaci di educare, ascoltare e attrarre”.

Ma la speranza è bloccata anche dalla precarietà: “La speranza fatica a crescere nella precarietà, nell’incertezza, nella povertà. Non possiamo negare che anche a Parma la forbice si sta allargando tra giovani che hanno tante possibilità di formazione e di un significativo o alto tenore di vita e chi ne ha molto meno, fino a non averne. Qui si mina la speranza. Può essere forte come la gramigna che fora l’asfalto, ma, più spesso, vi muore sotto. Pensiamo ai giovani migranti che cercano una sistemazione, un permesso di soggiorno, un lavoro, una possibilità di studio. In chiaro scuro la speranza e la sua negazione possono portare a delinquere e a oltrepassare le porte del Carcere. Via Burla non è una burla. E’ luogo di detenzione anche di giovani”.

Per questo il vescovo ha invitato i giovani ad essere testimoni di speranza: “I giovani sono testimoni di speranza. La nutrono e la diffondono. Sanno, come diceva don Pino Puglisi, ‘rispondere alle attese vere dell’umanità intera e del singolo… sperimentano che vivere è sperare’ fino al martirio, cioè fino a pagare di persona”.

Un giovane di speranza è stato Sammy Basso: “Una lezione non voluta, dalla cattedra della sua vita di giovane ventottenne, affetto da progeria. Tanti giovani hanno la domanda sulla vita e su cosa c’è oltre. Negarla è mettere la polvere sotto il tappeto. La speranza della vita piena che non finisce, non distoglie dall’oggi, anzi è la molla per il cambiamento. Nei testimoni di speranza possiamo mettere ‘i patrioti’ ricordati dal presidente Mattarella.

pI loro sono volti comuni, in professioni necessarie e spesso a rischio… Fa ben sperare vedere giovani che si offrono per i più poveri, anche loro coetanei, che servono in servizi essenziali, da volontari, come alla mensa della Caritas. Lo fanno in silenzio, non fanno polemiche sterili, non puntano il dito senza conoscere, si tirano su le maniche, si sporcano le mani”.

Perciò il messaggio del vescovo è un invito agli adulti di ascoltare i giovani: “Testimoni di speranza sono anche quei giovani (ce lo hanno detto nelle interviste) che sperano di fare famiglia, di generare figli. Preoccupa che questo desiderio resti, per loro, in bilico tra la speranza e la paura di non farcela. Due giovani che si sposano si aprono al futuro; il figlio è ‘la’ speranza della città e del mondo. Oltre che loro. Se intendiamo per ‘patriottismo’ l’agire con coraggio per il bene comune, sono veri patrioti”.

Ecco l’invito ad essere ‘pellegrini nella speranza’: “Il pellegrinaggio, tipico del Giubileo, è una pratica e un simbolo universale e può rappresentare la sinergia tra la speranza giovane e la nostra città. Richiede una partenza, un itinerario, una meta, e camminare con entusiasmo insieme. Si vince così più facilmente la fatica, e si supera, una volta partiti, la noia e l’apatia. Mette alla prova, purifica le speranze. C’è l’obbligo che nessuno resti indietro. Ci piace pensare che possa essere intrapreso da una comunità che, unendo tutti, trae dalla sua storia anche recente la motivazione per farlo (vi ricordate della pandemia e di quanto ci dicevamo?) avendo i giovani come apripista. Si cammina sulla terra, l’ambiente che ci è dato”.

Il messaggio si conclude con l’invito ad iniziare un pellegrinaggio di speranza: “Nel pellegrinaggio si può toccare l’essenziale che ci abita, attivare risorse sopite, aprirsi alla speranza. Dal di dentro si irradia la luce e la forza per il poliedro della speranza. Non ha luce propria, la riceve e l’espande al punto che diventa storia, cambiamento. L’augurio è che questa luce si riaccenda nel cuore di tutti i giovani e che si si espanda ovunque, partendo dalla nostra città, dal suo territorio, perché non ci può essere futuro se non lo speriamo insieme”.

(Foto: Diocesi di Parma)

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