Fabio Rocchi: Roma è pronta ad ospitare i pellegrini

Condividi su...

Tra i tanti primati l’Italia conserva saldamente anche quello della ricettività religiosa e no-profit, in un settore dell’accoglienza dedicato a spiritualità, turismo, lavoro e studio: una potenzialità unica al mondo che, secondo il ‘Rapporto 2024’ dell’Associazione ‘Ospitalità Religiosa Italiana’, è rappresentato da quasi tremila strutture ricettive che mettono a disposizione ogni giorno 200.000 posti letto. Il 45% è gestito direttamente da religiosi/e, mentre il 38%, pur di proprietà religiosa, è di fatto gestito da laici impegnati.

Infatti con 6.000.000 di ospiti e 25.000.000 di presenze, il 2023 si era chiuso in maniera molto positiva; ed il trend di quest’anno continua con una moderata crescita, anche in vista del Giubileo; in numeri assoluti Roma e il Lazio rappresentano da soli circa un sesto di tutta l’offerta ricettiva, con oltre 30.000 posti letto. Seguono ben distanziati, ma appaiati, Emilia Romagna e Veneto. Ma è la Liguria che si distingue in rapporto al numero dei residenti, con 31 posti letto ogni 1.000 abitanti. Seguono il Lazio, l’Umbria, la Valle d’Aosta e le Marche. Un terzo delle strutture si trova in centro città, mentre il 40% fa della montagna la sua peculiarità.

Per questo, secondo il presidente dell’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana, Fabio Rocchi, “queste strutture ricettive, gestite in modalità no-profit e che alimentano con i loro introiti le attività benefiche in Italia e nel mondo, avrebbero bisogno di quei sostegni dai quali sono invece spesso tagliate fuori, non rispondendo ai canoni economici d’impresa richiesti quasi sempre per usufruirne”.

A lui abbiamo chiesto di raccontarci l’accoglienza durante il Giubileo: “Le strutture religiose già abitualmente dedite all’ospitalità, non faranno nulla di diverso da come già operano tutti i giorni: aprire le porte all’accoglienza è la loro missione. Quello che probabilmente rappresenterà la singolarità sarà il tipo di pellegrino che si troveranno ad ospitare. Normalmente si tratta di un ospite che coniuga fede e lavoro o fede e turismo, già edotto nel viaggiare, abituato ad adattarsi ad ogni situazione. Per il Giubileo prevediamo che gran parte degli arrivi riguarderà fedeli che non sarebbero mai giunti da noi se non vi fosse stato questo evento a stimolare la loro presenza. Quindi sarà necessario un reciproco spirito di adattamento, nella comprensione e nelle difficoltà che potrà incontrare chi non è avvezzo a viaggiare”.

Per quale motivo l’ospitalità religiosa è sempre più diffusa?

“Ferma restando l’importanza di hotel e B&B, abbiamo notato una crescente esigenza delle persone di trovarsi in una struttura che sia accogliente come casa propria. Questo non solo per la semplicità delle camere o dei servizi, spesso improntati alla sobrietà, ma anche per il clima familiare di accoglienza che le comunità religiose, aiutate dai laici, permettono di far respirare a chi varca la loro soglia. Non si tratta quindi (o quanto meno non solo) di un risparmio economico. L’accoglienza viene vista ormai come un sentimento da esprimere e con cui confrontarsi reciprocamente, in una conoscenza che va al di là del semplice soggiorno”.

Quale esperienza può offrire il turismo religioso?

“Gli obiettivi del turismo religioso sono sicuramente marcati dalla fede che spinge il pellegrino a mettersi in viaggio. Sono motivi che risalgono, pur ora modernizzati, al Medioevo, con i pellegrini che si mettevano in marcia per raggiungere Roma, la Terra Santa o quei luoghi che rappresentavano punti focali per ogni fedele. Forse non sono cambiati gli obiettivi, ma il cuore di ognuno conserva le diverse aspettative che animano il desiderio di mettersi in viaggio. Ecco quindi che lasciare a ciascuno la possibilità di vivere intensi momenti di Fede, diventa un obiettivo primario, nel rispetto delle esigenze di tutti”.

Il banco di prova è stato con il giubileo dei bambini: quale è stato l’impegno per affrontare questa prima ‘sfida’?

“La Giornata Mondiale dei Bambini, voluta da papa Francesco, ha permesso di ‘rodare’ le necessità organizzative in vista del Giubileo. In questa occasione il nostro settore dell’accoglienza religiosa è stato messo sotto pressione da migliaia di richieste, tant’è che abbiamo fatto ricorso a soluzioni di alloggio alternative, sia con gli alberghi che con poli creati ad hoc sulle basi di strutture pre-esistenti. Un mix di proposte, quindi, in cui ognuno ha potuto trovare la soluzione migliore, mettendo in conto comunque che non tutti possono dormire a pochi metri da piazza San Pietro”.

Cosa è il portale ‘Dormire in cammino’, realizzato in collaborazione dall’associazione ‘Vita in cammino’?

“Con il portale www.dormireincammino.it abbiamo voluto accendere un faro sulle tante ospitalità che si trovano lungo i Cammini d’Italia. Non per fare loro pubblicità, ma per offrire un servizio gratuito ai camminatori e pellegrini, in modo che possano partire da casa con la certezza di trovare il loro posto letto a fine tappa. Il successo e l’ ‘esplosione’ dei Cammini, infatti, tende a creare problemi nelle ospitalità, spesso non preparate ad accogliere un gran numero di ospiti, a differenza di ciò che accade sul Cammino di Santiago.

Senza nessun costo supplementare, chi vuol fare questa esperienza su e giù per la penisola, trova la possibilità in pochi click di organizzarsi in sicurezza, evitando il rischio di dover dormire… sotto le stelle. Cosa che di per sé potrebbe avere anche il suo fascino, ma solo con un meteo clemente.

Quindi, aldilà dell’ immersività del Cammino, è divenuta nel tempo sempre più significativa l’esigenza di semplificare e velocizzare il processo di comunicazione e di prenotazione delle strutture ricettive lungo i percorsi. Questo per allargare sempre più la platea dei possibili fruitori dei tanti Cammini italiani che meritano una costante promozione”.