Colorati il volto di Speranza… 60° viaggio di solidarietà e speranza in Kenya. “Regala un sorriso”: il caso di Patricia

Don Gigi con Patricia
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 24.03.2024 – Vik van Brantegem] – Ieri sabato 23 marzo 2024, Mons. Luigi (Don Gigi) Ginami è tornato dal 60° viaggio di solidarietà e speranza della Fondazione Santina in Kenya dal tema Togliti la paura. Colorati il volto di Speranza e sfida il futuro con il Cuore! per cui era partito il 14 marzo scorso, come avevamo annunciato [QUI]. Il 17 marzo abbiamo riportato il suo Report 60/1 – Il sessantesimo viaggio celebrando volti di speranza nel mondo [QUI], il 22 marzo il suo Report 60/3 – Rolando #VoltiDiSperanza N. 46 [QUI] e ieri 23 marzo il suo Report 60/4 – Acqua nei campi della prigione di Mtangani [QUI].

In questo 60° viaggio di solidarietà e speranza, la Fondazione Santina non ha soltanto inaugurato un nuovo sistema di irrigazione dei campi e distribuzione dell’acqua potabile nella prigione di Mtangani, ma ha anche definito il programma adozioni a distanza 2024-25-26 dal titolo eloquente Regala un sorriso in Kenya, a cui abbiamo accennato ieri in chiusura dell’articolo e Don Gigi parla oggi nel suo Report 60/5 – Patricia. Lo presento in questa mattina della Domenica delle Palme (e mi fa pensare che la coincidenza vuole che praticamente ogni mattina dei giorni di festa è dedicato ad un argomento che mi fa vivere come un esercizio spirituale…). Solo la conversione a Dio dei cuori degli uomini, delle nostre famiglie, della Chiesa può far risplendere la solidarietà, la speranza e la pace sul volto degli uomini e del mondo. Preghiamo e invochiamo questo dono dal Signore per tutti.

Fondazione Santina – Programma adozioni a distanza 2024-25-26 in Kenya – Il caso di Patricia.

Report 60/5 – Patricia

Sto scrivendo dall’aeroporto di Dubai, dove siamo atterrati questa mattina alle quattro e ripartiremo nel pomeriggio alle ore 15.55. Nella grande città è evidente la presenza del tempo del Ramadan. Andando in centro, ciò che mi ha incuriosito nella metropolitana erano tre uomini seduti vicino a me. Pregavano, leggendo il corano dal telefonino. Incredibile quanta fede questa gente professi. Io dovevo ancora pregare l’Ora Media del breviario e incoraggiato da loro, ho preso anche io il telefonino. Mi sono fatto il segno di croce e muovendo anche io le labbra come loro, ho recitato l’ora liturgica. Ci volevano tre Musulmani con il loro esempio per non vergognarmi di pregare anch’io in metropolitana? Ci credo, che in Italia si giunga alla assurdità di proporre in una scuola statale la chiusura per la festa del Ramadan. Ma dove andremo a finire con la nostra grande mancanza di fede? Le chiese ed i seminari si svuotano, alle Messe partecipano sempre meno gente e in questa Quaresima cosa abbiamo fatto?

Ma torniamo a noi. Scrivere di Patricia a Dubai, dove la ricchezza è sfarzosa, davvero mi fa vivere una profonda e grande contraddizione. Visitando la città, la metropoli ti sputa in faccia tutta la sua ricchezza. Non ero mai stato a Dubai ma, da quel poco che ho visto, sicuramente è una città che ha un tenore di vita più alto di Singapore e New York. Di New York senz’altro!

E qui mi trovo a scrivere di una piccolina, che con i suoi otto anni e la manciata di ossa in cui è ridotta non supera i 12 chili. Non so se hai mai provato a prendere in braccio una bambina denutrita e mangiata dall’ HIV. La prima sensazione che provi è quella di una strana leggerezza: sei pronto a sostenere un peso… e poi ne scopri purtroppo un altro. Ed allora cominci a dire, ma questa piccolina davvero è malata. Ma ascoltate il nostro incontro.

Uno degli scopi di questo viaggio era di dare inizio al quarto ciclo del progetto di adozioni a distanza dall’eloquente titolo di Regala un sorriso in Kenya. Abbiamo così preso congedo dalle 10 famiglie dello scorso programma ed abbiamo visitato le case di 10 nuovi bambini, che saranno adottati da noi per i prossimi tre anni.

Il progetto è molto semplice, quanto esigente. La persona che decide di adottare uno di questi bimbi versa per tre anni 300 euro all’anno. Il nostro aiuto è dunque di 25 euro al mese per ogni bambino. I genitori adottivi vengono inseriti in una chat di WhatsApp nella quale possono avere notizie e seguire i loro piccoli. Jimmy in Kenya coordina gli aiuti ed una volta all’anno io visito le famiglie per sapere se tutto procede bene e come stanno i bambini.

Siamo arrivati così al quarto gruppo di nuovi bambini. Ma l’Africa riserva sempre tante sofferenze: i nostri piccoli del Kenya sono tutti e dieci sieropositivi. Ve li presenterò tutti, ma in questo report voglio parlarvi della piccola Patricia, l’ultimo dei dieci casi visitata.

La bambina è nata il 7 luglio 2016, dunque in luglio compirà otto anni. La mamma di Patricia si chiama Miriam, una povera disgraziata di 23 anni che scriteriatamente ha abbandonato tre figlie, oltre a Patricia, di Purity e Margaret, e un figlio, Paul. Naturalmente, i quattro figli Miriam li ha fatti con uomini diversi. Purity ha messo su famiglia e se ne è andata nella sua giovane età a vivere con un uomo e Paul è scomparso. Entrando nella baracca di Patricia vedo una giovane ragazza e penso sia la madre, ma la ragazzina di 17 anni timidamente mi dice che lei non è la madre, che Miriam da due anni non vive più con loro, sta a Watamu ed è alcolizzata, passando da uomo a uomo in una storia di squallore.  “Padre Gigi, mi chiamo Margaret ho 17 anni e sono la sorella di Patricia, io mi prendo cura di lei e della sua malattia, ma devo anche prendermi cura di mia figlia Sasha che ho avuto due anni fa, da un uomo che poi è scomparso”.

La stamberga trasuda miseria e sporcizia e così in questa situazione infernale arriva lei con il suo vestito consunto e lurido. Cammina piano la piccola, lentamente. Ha gli occhi spenti, mentre arriva verso di me il sole si affaccia alla finestra aperta e improvvisamente la rischiara tutta. È magra la piccolina, magra, magra e tossisce forte, continua a tossire. Mi viene in mente la mamma di Santina: la mia Everlyne era tanto magra e compromessa nei polmoni. La guardo, Patricia, e la sollevo: è leggerissima e così un peso, un macigno mi entra nel cuore e nell’anima!

Siamo il 22 marzo, in un venerdì di Quaresima. Noi Cristiani in questo giorno ripercorriamo la Via Crucis, il cammino della croce. Immediato mi appare il quadro della Via Crucis nella croce di questo angelo, Patricia, che ha un Cireneo e si chiama Margaret.

È troppo facile fare la Via Crucis in chiesa davanti a devoti quanto asettici quadri dipinti con gusto ottocentesco. Altro conto è toccare la sofferenza nella Via Crucis di tanti poveri oggi, che nella strada della loro vita rendono autenticamente vera la croce portata da Gesù. Margaret, il nostro Cireneo, non porta solo la croce di Patricia: in braccio ha la sua piccolina Sasha. Per un momento mi sono chiesto se dedicare questo libretto a Rolando od a Margaret tanta è la speranza che la ragazzina ha saputo dare ad un vecchio di prete di 63 anni rincoglionito come me. Margaret davvero ha nel cuore quella forza di Amore e Carità che la rendono vera testimone di Dio che ama ed accudisce Patricia, inventando una figura tanto bella come quella di Margaret.

Patricia alza le sue braccia e tutte le ossa si rendono a me visibili e scatena un poderoso abbraccio. Mi commuovo e ringrazio Dio che mi regala in tutto il mondo abbracci così belli e densi di significato. Tante volte non mi rendo conto della grande fortuna che ho in questi viaggi di solidarietà: è molto più il bene che ricevo di quel poco che compio e spero che Dio sia pietoso e misericordioso con me nel giudizio finale perché mi ha regalato infinite possibilità di conversione. Anche ora qui a Dubai, mentre rifletto su ieri, mentre attendo il volo per Milano.

Poi salgo sul volo per Milano, con circa 500 persone a bordo, un autentico gigante dell’aria. Vicino a me siedono due Cinesi, che non spiccicano una parola di inglese e quindi prendo l’occasione di continuare e chiudere questo quinto report, che svolgo ancora in pieno viaggio e pieno di stanchezza, con i piedi provati da vesciche, scottature, lividi e punture di zanzare.

Guardo la mia piccolina mentre la tengo in braccio e noto diverse punture di insetti, poi i piedini con calli duri sono però cosparsi di macchie, probabilmente per qualche allergia immagino, ma in un fisico che compromesso dall’HIV tutto può trasformarsi in un dramma. La guardo, non è pulita. Avrebbe bisogno di una doccia, ma chi la accudisce sta peggio di lei come pulizia. Sul vestitino di Patricia vi sono macchie vecchie di unto, in alcune parti vi sono bruciature di fuoco, probabilmente non è mai stato lavato. Quello straccio noi non lo utilizzeremmo neppure per pulire la casa: troppo sporco. Ed invece qui è tutto ciò che la piccolina possiede.

“Ciao Patricia, mi chiamo Gigi, con Jimmy vogliamo prenderci cura di te per alcuni anni: magari un cibo più nutriente, un vestito nuovo e pulito ed aiutarti con le medicine”. Jimmy traduce e la piccolina sorride. Mi abbraccia e poi mi dice: “Muzungo Gigi, ti voglio tanto bene. Hai una faccia bianca, ma buona…”. Scoppio a ridere per l’ingenuità della risposta, che la rende dolcissima. Tocco nella tasca e estraggo le ultime caramelle di Blanca: sono magicamente tre: ne scarto una e la metto in bocca della piccola Shasha, poi ne offrono una a Patricia che accende gli occhi di luce: davvero i bambini si rendono felici con una caramella, immaginatevi in Africa dove sono così rare.

Ma la terza caramella è quella che più mi riempie di gioia, quella per Margaret: la scarta la mette in bocca e torna bambina con quella ingenuità dei 17 anni. Sorride felice, mi fissa e dice: “Erano anni che non mangiavo una caramella ed anche mia sorella. Forse per mia figlia è la prima! Don Gigi, mi hai fatto tornare bambina, interessandoti a me a Sasha ed aiutando mia sorellina Margaret. Sono così felice, non puoi immaginare quanto”. Jimmy traduce velocemente. Io mi avvicino, la accarezzo e la stringo forte forte a me: “Tu oggi non sei tornata bambina, lo sei sempre stata. Sei una mamma-bambina: tua madre ed un uomo hanno tolto a te la vita spensierata, ma se una sola caramella ti fa tornare bambina, vuole dire che il tuo cuore è buono. Questo cuore buono sono sicuro che toglierà la paura dal tuo cuore e dipingerà sul tuo volto speranza. Margaret, non ti preoccupare: torno presto e ti porterò nuovamente una caramella e tu non smettere di avere cuore buono, conservalo puro. E se hai bisogno, dillo a Jimmy. Noi ci siamo”. Saltiamo in moto.

Lascio l’Africa con il sapore di una buona caramella in bocca. E sapete come si chiamano quelle tre caramelle dolcissime che in Italia non si trovano? Si chiamano Shasha, Patricia e Margaret!

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