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Papa Francesco: occorre una ecologia interiore

‘EcoOne’ è un’iniziativa culturale promossa e sostenuta da docenti, ricercatori e professionisti che operano nel settore delle scienze ambientali accomunati dal desiderio di arricchire la propria conoscenza scientifica con una lettura umanistica e sapienziale dei problemi ambientali.

Il papa alle ‘Comunità Laudato sì’: scoprite la tenerezza di Dio

‘Terra futura’ è il titolo di un libro di Carlo Petrini, che ha intervistato sui temi ecologici papa Francesco ed ha creato con il vescovo di Rieti, mons. Domenico Pompili, le ‘Comunità Laudato sì’ per ‘dare gambe’  per rendere concreta l’enciclica del papa, dove racconta la sua conversione ecologica maturata nel tempo:

Papa Francesco racconta la sua conversione ‘ecologica’

Ad inizio del mese di settembre papa Francesco, ricevendo in udienza un gruppo di esperti, che collaborano con la Conferenza episcopale francese sul tema ecologico dell’enciclica ‘Laudato sì’, ha raccontato come si è evoluta la sua esperienza ambientale, trasformatasi in conversione ecologica:

“Vorrei incominciare con un pezzo di storia. Nel 2007 c’è stata la Conferenza dell’Episcopato Latinoamericano in Brasile, ad Aparecida. Io ero nel gruppo dei redattori del documento finale, e arrivavano proposte sull’Amazzonia. Io dicevo: ‘Ma questi brasiliani, come stufano con questa Amazzonia! Cosa c’entra l’Amazzonia con l’evangelizzazione?’. Questo ero io nel 2007. Poi, nel 2015 è uscita la Laudato si’. Io ho avuto un percorso di conversione, di comprensione del problema ecologico. Prima non capivo nulla!… Da Aparecida a Laudato si’ per me stato un cammino interiore”.

In confidenza e parlando liberamente ha raccontato la genesi dell’enciclica: “Quando ho incominciato a pensare a questa Enciclica, chiamai gli scienziati (un bel gruppo) e ho detto loro: ‘Ditemi le cose che sono chiare e che sono provate e non ipotesi, le realtà’… E loro hanno fatto il primo lavoro, poi sono intervenuto io. E, alla fine, la redazione finale l’ho fatta io. Questa è l’origine.

Ma voglio sottolineare questo: dal non capire nulla, ad Aparecida, nel 2007, all’Enciclica. Di questo mi piace dare testimonianza. Dobbiamo lavorare perché tutti abbiano questo cammino di conversione ecologica”.

Un altro spunto ricevuto per l’enciclica è stato il viaggio in Amazzonia: “E qui ho visto che era necessario eliminare l’immagine degli indigeni che noi vediamo soltanto con le frecce. Ho scoperto, fianco a fianco, la saggezza dei popoli indigeni, anche la saggezza del ‘buon vivere’, come lo chiamano loro. Il ‘buon vivere’ non è la dolce vita, no, nel dolce far niente, no. Il buon vivere è vivere in armonia con il creato.

E questa saggezza del buon vivere noi l’abbiamo persa. I popoli originari ci portano questa porta aperta. E alcuni vecchi dei popoli originari dell’Ovest del Canada, si lamentano che i loro nipoti vanno in città e prendono le cose moderne e dimenticano le radici. E questo dimenticare le radici è un dramma non solo degli aborigeni, ma della cultura contemporanea”.

Inoltre ha invitato a vivere l’armonia dei linguaggi: “E abbiamo perso l’armonia dei tre linguaggi. Il linguaggio della testa: pensare; il linguaggio del cuore: sentire; il linguaggio delle mani: fare. E portare questa armonia, che ognuno pensi quello che sente e fa; che ognuno senta quello che pensa e fa; che ognuno faccia quello che sente e pensa. Questa è l’armonia della saggezza. Non è un po’ la disarmonia (ma questo non lo dico in senso peggiorativo) delle specializzazioni. Ci vogliono gli specialisti, ci vogliono, a patto che siano radicati nella saggezza umana. Gli specialisti, sradicati da questa saggezza, sono dei robot”.

Ha spiegato anche in cosa consiste la conversione ecologica: “La conversione ecologica ci fa vedere l’armonia generale, la correlazione di tutto: tutto è correlato, tutto è in relazione. Nelle nostre società umane, abbiamo perso questo senso della correlazione umana. Sì, ci sono associazioni, ci sono gruppi – come il vostro – che si riuniscono per fare una cosa… E tante volte abbiamo perso il senso delle radici, dell’appartenenza.

Il senso dell’appartenenza. Quando un popolo perde il senso delle radici, perda la propria identità… Ma c’è un’altra realtà che è la storia; c’è l’appartenenza a una tradizione, a una umanità, a un modo di vivere… Per questo è molto importante oggi curare questo, curare le radici della nostra appartenenza, perché i frutti siano buoni”.

Prima di concludere l’incontro ha esortato tutti a parlare con i genitori e con i nonni: “Posso parlare con i genitori, questo è molto importante!, parlare con i genitori è molto importante. Ma i nonni hanno qualcosa di più, come il buon vino. Il buon vino più invecchia più è buono… I nonni hanno quella saggezza. Mi ha sempre colpito quel passo del Libro di Gioele: “I nonni sogneranno. I vecchi sogneranno e i giovani profetizzeranno”. I giovani sono dei profeti. I vecchi sono dei sognatori. Sembra il contrario, ma è così! A patto che i vecchi e i nonni si parlino. E questa è l’ecologia umana”.

Inoltre nel discorso preparato e consegnato papa Francesco aveva sottolineato la bellezza dell’universo, come aveva sottolineato san Giovanni Paolo II nell’enciclica ‘Centesimus Annus’: “L’universo è bello e buono, e contemplarlo ci permette di intravedere la bellezza e la bontà infinite del suo Autore. Ogni creatura, anche la più effimera, è oggetto della tenerezza del Padre, che le dona un posto nel mondo.

Il cristiano non può che rispettare l’opera che il Padre gli ha affidato, come un giardino da coltivare, da proteggere, da far crescere secondo le sue potenzialità. E se l’uomo ha il diritto di fare uso della natura per i propri fini, non può in alcun modo ritenersi suo proprietario o despota, ma solamente l’amministratore che dovrà rendere conto della sua gestione. In questo giardino che Dio ci offre, gli esseri umani sono chiamati a vivere in armonia nella giustizia, nella pace e nella fraternità, ideale evangelico proposto da Gesù”.

(Foto: Santa Sede)

Papa Francesco: un Giubileo per riparare la terra e rallegrarsi

Nella Giornata Mondiale di Preghiera per la cura del creato papa Francesco ha inviato un messaggio, nel quale ha ricordato che il tema scelto he il tema scelto per la celebrazione di questa giornata è dedicato al ‘Giubileo per la Terra’, nel giorno in cui ricorre il 50^ anniversario del Giorno della Terra, scandito da cinque parole (ricordare, ritornare, riposare, riparare e rallegrarsi):

Un’enciclica sulla fraternità di papa Francesco

Fra qualche settimana forse si avrà la pubblicazione della terza enciclica di Papa Francesco, che il 15 settembre farà un discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Secondo indiscrezioni si tratterà di un‘enciclica sociale ed economica per il mondo post-Covid, un testo con il quale il papa parlerà al mondo dei cambiamenti necessari nell’organizzazione sociale e produttiva, delle necessità di salvaguardare il creato, di farsi carico gli uni degli altri, della sempre più necessaria fratellanza umana.

Mons. Pompili traccia una visione della realtà dopo il coronavirus

‘Come gli uccelli del cielo’: è il titolo della Lettera pastorale del vescovo di Rieti, mons. Domenico Pompili; un testo che “vuole essere quasi come una guida per ripartire senza far finta che non ci sia stata la pandemia, cogliendo anzi l’occasione per trasformare la tragedia in opportunità: quella di operare quei cambiamenti che già prima si auspicavano e che adesso in qualche modo diventano necessari”.

Querida Amazonia: lettera d’amore di papa Francesco

“Ho ascoltato gli interventi durante il Sinodo e ho letto con interesse i contributi dei circoli minori. Con questa Esortazione desidero esprimere le risonanze che ha provocato in me questo percorso di dialogo e discernimento. Non svilupperò qui tutte le questioni abbondantemente esposte nel Documento conclusivo. Non intendo né sostituirlo né ripeterlo. Desidero solo offrire un breve quadro di riflessione che incarni nella realtà amazzonica una sintesi di alcune grandi preoccupazioni che ho già manifestato nei miei documenti precedenti, affinché possa aiutare e orientare verso un’armoniosa, creativa e fruttuosa ricezione dell’intero cammino sinodale”.

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