IV Domenica di Pasqua: Gesù è il buon Pastore

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Nel primo discorso al popolo ebreo l’apostolo Pietro evidenzia a chiare parole: ‘Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso’. All’udire queste parole la folla chiede a Pietro: ‘Cosa dobbiamo fare?’ L’apostolo Pietro risponde con una parola: ‘Convertitevi, cioè pentitevi del passato e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo’.

Battezzare significa lavare, purificare, diventare uomini nuovi attraverso l’azione dello Spirito Santo, che è amore. Non solo perciò credere, avere fede in Cristo, accettare Cristo, ma imitare Cristo Gesù.

Il Battesimo infatti ci inserisce a Cristo, come membra vive dello stesso corpo.  Eravate, infatti, dice Gesù, come pecore senza pastore, ma ora bisogna rientrare nell’ovile dove il Pastore ha dato la vita per le sue pecorelle: un pastore che ama a prezzo del suo sangue.

Il rapporto tra Gesù e l’uomo può paragonarsi a quello che potrebbe esistere tra il pastore e le sue pecore. Rapporto di comunione di vita, di reciproco conoscersi in cui il ritorno dell’uno è motivo di gioia per l’altro.

Il Pastore buono non picchia, ma indica la strada da percorrere; non costringe ma sollecita; non bistratta, né disprezza ma promuove. La voce del buon Pastore è particolare: basta ricordare il dialogo di Gesù al pozzo di Sichem con la samaritana, dove questa chiaramente esprime che mai alcun uomo aveva parlato come Gesù.

La sua era voce autorevole e riconosciutissima se la stessa Maria Maddalena subito lo riconobbe alla voce e i discepoli, diretti ad Emmaus, ebbero a dire: “Non ci ardeva il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo la strada?” Una voce veramente unica che mostra di conoscere le sue pecorelle una per una e le chiama per nome; una voce che promette e dona la vita.

Con questa voce nutre per quaranta anni con la manna gli ebrei diretti dall’Egitto alla terra promessa; con cinque pani e due pesci sfama una moltitudine di 5.000 uomini; trasforma l’acqua in un vino eccellente e risuscita Lazzaro morto e seppellito da quattro giorni. Egli è il buon pastore, non è un mercenario: questi se viene il lupo fugge per salvare la vita, Gesù invece dà la sua vita per salvare tutti gli uomini.

Non si tratta dunque di seguire il partito di Cristo o della sua Chiesa, ma di seguire Cristo risorto, Cristo vivo e vero.  Oggi, dopo venti secoli di cristianesimo, quanti pseudo-pastori in nome della fede guardano solo il proprio interesse, il proprio portafogli: questo non si chiama amore ma egoismo. Amare è dare (anche la vita se è necessario,  non ricevere. L’operaio ha certamente diritto alla sua mercede ma per vivere e non per sfruttare o arricchirsi a scapito delle pecorelle.

San Paolo, grande Apostolo di Gesù, per vivere faceva il conciatore di pelli (era il suo mestiere). Poteva a ragione dire: io non ho chiesto nulla per me perché ai miei bisogni provvedono le mie braccia.

Ecco il buon pastore che non va dietro le pecore per la lana, il formaggio, ma solo per guidare le sue pecore perché le ama. Dalle opere ci si accorge se uno è buon pastore o mercenario: ‘Le mie pecore ascoltano la mia voce, io le conosco, le chiamo per nome ed esse vengono di corsa’.

 Il ladro viene solo per uccidere e distruggere, io sono venuto, dice Gesù, perché abbiano la vita e in abbondanza. Come l’albero si riconosce dai frutti così si riconosce chi è veramente buon Pastore.

Non si tratta perciò di seguire il partito di Cristo o della Chiesa: Dio non ha partito ma solo un messaggio di salvezza. Il mio regno, dice Gesù, non è di questo mondo; il vero Pastore ne è  la guida sicura. Vuoi entrare nel Regno dei cieli? C’è una guida sicura, Gesù che è la porta dalla quale si entra. 

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