Dagli Stati generali della natalità: si può fare… il figlio

Nella scorsa settimana gli  Stati generali della natalità, svoltasi a Roma, hanno narrato la famiglia attraverso il motto ‘Si può fare!’, raccontandola attraverso la crisi demografica per invertire la rotta del 2021, anno in cui in Italia sono nati meno di 400.000 bambini. E gli Stati generali della natalità hanno chiesto di raggiungere l’obiettivo dei 500.000 nati l’anno, che è il livello minimo di ricambio generazionale per salvare l’Italia.

Se non si invertirà la rotta nel 2050 ci saranno 5.000.000 di italiani in meno, tra i quali 2.000.000 di giovani, come ha introdotto il presidente Fondazione per la Natalità e Forum delle Famiglie Gigi De Palo: “La natalità è la nuova questione sociale del Paese. Serve un obiettivo e il titolo di questo evento è: Si può fare. Noi con questi Stati Generali della Natalità vogliamo dire che si può fare, si può fare molto di più di quanto stiamo facendo”.

Ed il presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo, ha proposto di raggiungere l’obiettivo in 10 anni: “Arginare il forte calo demografico dell’ultimo decennio con importanti misure di sostegno alla famiglia è fondamentale per evitare che l’Italia assista a un progressivo invecchiamento della sua popolazione, perdendo competitività rispetto agli altri paesi europei. Occorre dunque tornare in tempi brevi ai livelli del 2014 con oltre 500.000 nascite annue”.

Cambiare rotta è la speranza che il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi coltiva anche per la scuola, dove si sta lavorando per la ripresa demografica mantenendo “tutte le risorse della scuola fino al 2026, per diminuire la numerosità delle classi e sviluppare nuove attività. Abbiamo investito quasi € 5.000.000.000 su nidi e infanzia, laddove c’è più carenza”.

Rivendica invece la concretezza delle politiche sulla famiglia avviate dal governo la ministra per le Pari opportunità e la Famiglia Elena Bonetti, citando l’assegno unico e l’entrata in vigore del Family Act. Ma i cambiamenti devono essere in ogni settore, dalle imprese al locale”.

Ma ci deve essere ‘un grande patto tra pubblico e privato’ per conciliare vita e lavoro, come ha affermato Michele Crisostomo, Presidente di Enel Group : “Creare consapevolezza, valorizzare la cultura della genitorialità anche grazie a un welfare basato sull’ascolto e misure di flessibilità favorite dalla digitalizzazione, armonizzare vita privata e sfera professionale sono  i punti su cui il nostro Gruppo sta lavorando in linea con l’impegno di altre imprese e del Governo per dare un segnale concreto di speranza”.

Di queste intense giornate si raccolgono frasi emerse ai tavoli tematici. Sergio Gatti, direttore generale Federcasse: “Sono 3 gli elementi su cui stiamo lavorando: welfare aziendale e territoriale; attenzione non soltanto verso la conciliazione ma anche verso l’armonizzazione; previsione di un minore assorbimento di patrimonio per le banche che erogano crediti e mutui”.

Ilaria Spada: “A livello pratico, i figli mi hanno insegnato a diventare una donna organizzata. Fare figli sposta le esigenze e ti fa da specchio”. Giusy Buscemi : “La bellezza di vedere dall’esterno i miei ultimi 10 anni è che, anche se con tre figli, non ho dovuto rinunciare a nessuna parte professionale. Se c’è un messaggio che si può dare è che si può fare. Si può fare tutto”

Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione Con il Sud: “Di fronte a tutte le emergenze sociali ci siamo dimenticati di questa, la più grande e importante: L’emergenza della natalità certifica che siamo in un mondo incapace di futuro”. Jan Michelini: “Io credo che nella vita tutto sia dono. Quello che si scopre è che nonostante le rinunce del proprio ego, si apre un orizzonte più bello. Di gioia”.

Francesca Fraulini, Head of People & Performance, Plasmon: “Conciliare significa mettere vicino qualcosa che non va d’accordo. Sarebbe meglio parlare di inclusione. La nostra policy aziendale è family friendly, punta a una maggior occupazione femminile ed ha anche a cuore il second cargiver: è fondamentale dare due mesi di paternità a un genitore”.

Fabrizio Gavellli, AD Danone Company Italia e Grecia: “Nella nostra azienda abbiamo permesso turnazione facoltativa, abbiamo raddoppiato i giorni di paternità, abbiamo previsto aumenti per i genitori. Siamo una delle grandi aziende che hanno contribuito all’attuazione del family-act”.

Francesca Valla , nota come Tata Francesca, insegnante e counselor familiare, ha affermato che fare famiglia insieme è la cosa più importante e che il congedo di paternità è fondamentale per vivere il momento della genitorialità… Più di conciliazione, si deve parlare di armonizzare: provare a funzionare insieme, provare a fare squadra, smettere di giudicarsi. Bisogna sentirsi genitori efficaci a prescindere, anche con narrazioni diverse, con storie diverse”.

Andrea Delogu: “Penso sia una cosa straordinaria, se qualcuno desidera un figlio, riuscire ad averlo. Ma che sia un impegno e un dovere dare tutto quello che puoi a tuo figlio, con tutte le energie, per permettergli di essere felice. Penso anche che ci sia questa lotta folle che una donna deve portare avanti per fare dei figli, tenersi un lavoro e comunque diventare madre e poi crescere dei bambini in maniera presente”.

Giulia Lamarca e Andrea Decarlini in collegamento hanno raccontato come è vissuta la disabilità in famiglia: “Quello che mi dicevano spesso era: come fai a viaggiare con una disabilità? Quando poi ho partorito le domande che mi arrivavano erano: come fai a viaggiare con una neonata?

Ma se ho imparato a viaggiare con una disabilità, imparerò a viaggiare anche con una neonata. Quindi quello che c’è dietro è solo la voglia di raccontare che si può fare! Ci siamo buttati nella genitorialità perché ci siamo sentiti di farlo. Questo non vuol dire farlo in maniera scellerata, ma secondo me non va bene neanche dire ‘aspetto il momento giusto’ perché non c’è. Semplicemente te lo devi sentire”.

Le giornate sono state aperte dal messaggio del presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, che ha richiamato l’art. 31 della Costituzione Italiana: “Assumere con determinazione l’obiettivo di affrontare la crisi della struttura demografica del Paese, favorendo la famiglia e l’adempimento dei relativi compiti, è responsabilità delle istituzioni a tutti i livelli, come prescrive l’art.31 della Costituzione, che ci richiama, conseguentemente, alla tutela della maternità, dell’infanzia e della gioventù ‘favorendo gli istituti necessari a tale scopo’.

Il tema è di particolare attualità per le donne che devono affrontare ancora oggi troppi impedimenti e difficoltà per raggiungere una piena parità e un apporto essenziale può venire dalla conciliazione dei tempi di cura della famiglia e dei tempi di lavoro. E’ questione che interpella anche le imprese e la loro funzione sociale.

Non può esservi opposizione tra impegno professionale, attività lavorativa e scelta di maternità. La Repubblica non può privarsi dei talenti della piena partecipazione femminile. Non è il lavoro ad allontanare dalla maternità bensì le carenze a supporto della stessa”.

Mentre papa Francesco ha affermato che la denatalità è la nuova povertà: “Questa è una nuova povertà che mi spaventa. E’ la povertà generativa di chi fa lo sconto al desiderio di felicità che ha nel cuore, di chi si rassegna ad annacquare le aspirazioni più grandi, di chi si accontenta di poco e smette di sperare in grande. Sì, è una povertà tragica, perché colpisce gli esseri umani nella loro ricchezza più grande: mettere al mondo vite per prendersene cura, trasmettere ad altri con amore l’esistenza ricevuta.

Non vedere il problema della denatalità è un atteggiamento miope; è rinunciare a vedere lontano, a guardare avanti. E’ girarsi dall’altra parte, pensando che i problemi siano sempre troppo complessi e che non si possa fare nulla.

E’, in una parola, arrendersi. Per questo mi piace il titolo del vostro evento, organizzato dalla Fondazione per la Natalità e promosso dal Forum delle Famiglie: ‘Si può fare’. E’ il titolo di chi non si rassegna. E’ il titolo di chi spera contro ogni speranza, contro numeri che inesorabilmente peggiorano di anno in anno”.

(Foto: Stati generali della natalità)