Anselmo Palini: i rischi nucleari di una guerra

A poco più di un mese dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina, la situazione sul terreno e a livello diplomatico è a un’impasse. A Bruxelles si sono svolti tre incontri cruciali sulla crisi, con la partecipazione del presidente statunitense, Joe Biden. Al termine del vertice dell’Alleanza atlantica, il Segretario generale Jens Stoltenberg ha annunciato che la Nato si rafforzerà a est dispiegando nuove truppe in Bulgaria, Ungheria, Romania e Slovacchia.

L’Alleanza inoltre darà ulteriore sostegno all’Ucraina per la difesa da attacchi informatici e contro le armi chimiche, biologiche e militari. Sul fronte russo intanto, dopo le clamorose dimissioni di Anatoly Chubais, inviato russo alle Nazioni Unite per le questioni climatiche, in dissenso con Mosca per la guerra in Ucraina anche la governatrice della Banca centrale russa, Elvira Nabiullina, avrebbe chiesto di lasciare il suo incarico, come riporta l’agenzia Bloomberg secondo cui il presidente russo Vladimir Putin avrebbe respinto le dimissioni e avrebbe invece confermato l’economista per un nuovo mandato quinquennale.

Per comprendere meglio la situazione al prof. Anselmo Palini, componente della segreteria organizzativa per la messa al bando delle armi nucleari e già docente di letteratura nella scuola superiore, che all’inizio degli anni ’80 ha svolto il servizio civile presso il Mir (Movimento Internazionale della Riconciliazione) di Brescia, abbiamo chiesto un giudizio sulla guerra in Ucraina: “Ci troviamo di fronte ad una guerra di aggressione della Russia di Putin contro l’Ucraina.

Una guerra che comporta in prevalenza vittime civili, tra cui in maggioranza donne, bambini e anziani, a causa di bombardamenti su abitazioni, insediamenti industriali, infrastrutture, ma scuole, ospedali, centri culturali, chiese. E’ ciò che sta accadendo in Ucraina. Prendere di mira i civili rientra nella categoria dei ‘crimini di guerra’ e i responsabili andrebbero chiamati a risponderne davanti alla Corte Penale Internazionale.

Detto questo, va precisato un secondo aspetto. Dopo la caduta del muro di Berlino, ossia con la conclusione della guerra fredda e lo scioglimento dell’Unione Sovietica e, nel 1991, del Patto di Varsavia, anche l’alleanza militare occidentale, ossia la Nato, avrebbe dovuto ridimensionarsi, se non addirittura sciogliersi. E invece non solo ha continuato ad armarsi ad un ritmo superiore a quello della Russia, ma si è allargata verso Est fino a coinvolgere diversi Paesi dell’ex Unione Sovietica. Dai 16 membri del 1989 la Nato è arrivata ai 30 attuali”.

Cosa deve fare il popolo ucraino? Come può difendersi?

“Il popolo ucraino ha diritto a difendersi dall’aggressione che sta subendo. La scelta che è stata fatta fin da subito è quella della difesa armata ad oltranza, con tutti i mezzi a disposizione e con il forte richiamo rivolto anche alla popolazione civile ad armarsi per combattere contro l’invasore russo.

E l’Occidente, senza alcuna esitazione, ha sostenuto fermamente questo diritto fornendo armi di vario tipo all’Ucraina, affinché possa contrastare lo strapotere dell’esercito russo. Un modo insomma per fermare il conflitto rendendolo più sanguinoso.

Soffiare, dal nostro comodo divano di casa e dalle cancellerie occidentali, sul fuoco della resistenza armata ucraina significa mettere nel conto migliaia di vittime di resistenti ucraini.

Una risposta militare all’aggressione, come insegna la storia, comporta infatti devastazioni, morti, feriti, mutilazioni, distruzioni, odio crescente, massacri. Sarebbe necessario percorrere un’altra strada, con scelte coraggiose anche da parte dei leader politici e religiosi occidentali, ad esempio andando a Kiev e restandovi finché non tacciono le armi”.

La guerra in Ucraina ha riproposto il problema di una minaccia nucleare: quali rischi effettivamente si corrono?

Il riferimento alle armi nucleari da parte di Putin pone all’ordine del giorno il fatto che le armi di distruzione di massa sono in possesso delle grandi potenze. Albert Einstein ha affermato: ‘Non so bene come si combatterà la terza guerra mondiale, ma per certo so che la quarta sarà combattuta con i bastoni’. Le armi si costruiscono perché siano usate, scriveva don Primo Mazzolari, e dunque le armi nucleari rappresentano un pericolo costante per l’umanità, ancora più in un momento in cui è in corso un conflitto armato’.

Dopo questa guerra è possibile un disarmo nucleare?

“Il riferimento all’uso delle armi nucleari da parte della Russia rende evidente la necessità che in tale direzione ci siano gesti forti di netto contrasto, come la firma del Trattato Onu di proibizione delle armi nucleari. Il nostro Paese, pur se sollecitato dalla Chiesa e dalla società civile, non ha ancora neppure posto all’ordine del giorno questo tema. Firmare questo Trattato sarebbe invece un grande messaggio di pace, oggi più che mai urgente”.

Esistono possibilità per avere un nucleare solo civile?

“Certamente le possibilità esistono. Si tratta di scelte politiche ed economiche che tuttavia non possono scordare il problema non ancora risolto delle scorie radioattive e degli incidenti o anche degli attentati che sarebbero devastanti”.

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