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Papa Leone XIV: senza difesa del debole non ci sarà pace
Oggi nei Giardini vaticani papa Leone XIV ha inaugurato un mosaico della Vergine ed una statua di santa Rosa da Lima alla presenza del card. Carlos Gustavo Mattasoglio, arcivescovo di Lima, e del presidente della Pontificia Accademia Mariana Internazionale, fra Stefano Cecchin. Tale scultura è opera dell’artista peruviano Edwin Morales ed è stata realizzata interamente con materiale peruviano: il travertino bianco di Huancayo.
Benedicendo le opere papa Leone XIV ha sottolineato la fede dei peruviani: “Siamo qui riuniti oggi per una gioiosa occasione: l’inaugurazione di un mosaico dedicato alla Beata Vergine Maria e di un’immagine di Santa Rosa da Lima nei Giardini Vaticani. Questo gesto rinnova i profondi vincoli di fede e di amicizia che uniscono il Perù, Paese a me tanto caro, alla Santa Sede…
Riuniti in questo luogo meraviglioso, dove tutto ci parla del Creatore e della bellezza del creato, desidero esprimere la mia gratitudine innanzitutto agli artisti che hanno realizzato queste opere ea tutti coloro che ci hanno permesso di godere oggi di questa lieta occasione”.
Tali opere d’arte conducono il visitatore verso la santità: “La nostra Madre Celeste e la prima santa latinoamericana, Rosa da Lima, ci conducono al tema della santità. A questo proposito, ricordiamo quanto afferma il Concilio Vaticano II: E’ dunque del tutto evidente che tutti i fedeli, di qualsiasi stato o condizione, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità…
Nel raggiungimento di questa perfezione, i fedeli esibiscono le forze ricevute secondo la misura del dono di Cristo, seguendo le sue orme e le sue opere conformi alla sua immagine, obbedendo in tutto alla volontà del Padre, si dedichino con tutto il cuore alla gloria di Dio e al servizio del prossimo”.
Ha concluso tale momento con un invito a contemplare la vocazione a cui ciascuno è chiamato: “Cari amici, queste bellissime immagini che contempliamo oggi ci ricordano la grandezza della vocazione a cui Dio ci chiama, cioè la chiamata universale alla santità. Vi incoraggiamento a essere, con la grazia di Dio, testimoni ed esempi di questa santità nel mondo di oggi. Perché questa è la volontà di Dio: la nostra santificazione. Che la Vergine Maria e tutti i santi intercedano nel nostro cammino verso la patria celeste. Con gratitudine, vi benedico di cuore”.
Infine la benedizione ai presenti: “Che abbiano una fede incrollabile e una speranza salda, così come una carità diligente e una sincera umiltà. Che abbiano forza nella sofferenza, dignità nella povertà, pazienza nelle avversità, generosità nella prosperità, che lavorino per la pace e lottino per la giustizia affinché, dopo aver percorso le vie di questo mondo nell’amore per te e per i fratelli, giungano alla città permanente, dove la Santissima Vergine intercede come madre e risplende come Regina”.
La giornata si è aperta dall’incontro con i leader giovani partecipanti al convegno ‘One Humanity, One Planet’: “Sono molto contento di incontrare giovani come voi, provenienti da ogni parte del mondo, uniti nell’impegno politico alla ricerca del bene comune. Le diverse nazioni, culture e religioni cui appartenete non sono per voi motivo di rivalità, ma di collaborazione e di crescita secondo uno stile sinodale.
Questo metodo di ascolto e discernimento non è indifferente rispetto ai temi che trattate, ma funziona come una lente, attraverso la quale osservare il mondo. In quanto forma della comunione che ci lega, la sinodalità rende attenti allo sguardo di chi abbiamo accanto, e non solo a ciò che osserviamo, esercitandoci nel comporre visioni d’insieme che rispettano la complessità senza cadere in confusione e cercano la verità senza temere il confronto”.
Il discorso del papa è stato un invito a promuovere la pace: “Sì, la pace è soprattutto un dono, perché la riceviamo da chi ci precede nella storia: è un bene del quale ringraziare. La pace è alleanza, che ci incarica di un impegno comune: quello di onorarla, quando c’è, e di realizzarla, quando manca. La pace, infine, è promessa, perché sostiene la nostra speranza in un mondo migliore, e come tale viene cercata da tutte le persone di buona volontà”.
Per tale promozione è necessaria la politica: “La politica svolge qui una funzione sociale insostituibile: vi esorto perciò a cooperare sempre più nello studio di forme partecipative che coinvolgano tutti i cittadini, uomini e donne, nella vita istituzionale degli Stati. Su queste basi sarà possibile edificare quella fraternità universale che già tra voi giovani si annuncia come segno di un tempo nuovo: il vostro lavoro, infatti, trova la sua espressione più alta quando opera per un’umanità pacificata nella giustizia”.
Infine ha ricordato loro di proteggere i più deboli seguendo l’esempio di santa Madre Teresa di Calcutta: “La sua voce rimane profetica: nessuna politica può infatti porsi a servizio dei popoli se esclude dalla vita coloro che stanno per venire al mondo, se non soccorre chi è nell’indigenza materiale e spirituale.
Davanti alle molte sfide del presente abbiate dunque coraggio, ricordando che non siete soli a cercare la fraternità universale: l’unico Dio ci dona la terra come casa comune per tutti i popoli. Il titolo del vostro convegno, ‘One Humanity, One Planet’, merita perciò di essere completato con ‘One God’: riconoscendo in Lui il creatore buono, le nostre religioni ci chiamano a contribuire al progresso sociale, ricercando sempre quel bene comune che ha per fondamenta la giustizia e la pace”.
(Foto: Santa Sede)
Verso una pace ‘disarmata e disarmante’: convegno sul messaggio per la pace di papa Leone XIV
In un tempo segnato dal ritorno della guerra come strumento ordinario di regolazione dei conflitti, dall’indebolimento delle istituzioni multilaterali e da una crescente spinta al riarmo, il messaggio di papa Leone XIV per la LIX Giornata mondiale della pace si colloca come un pronunciamento di forte spessore politico e culturale, oltreché pastorale. Non un appello generico, ma una presa di parola che interpella governi, istituzioni internazionali e società civili. «La pace sia con tutti voi: verso una pace disarmata e disarmante» è l’orizzonte indicato dal Pontefice, una prospettiva che chiede di essere tradotta in scelte storiche concrete, capaci di incidere sugli assetti del potere globale.
Promosso dall’Istituto di diritto internazionale della pace ‘Giuseppe Toniolo’, dall’Azione Cattolica Italiana, dalla Pontificia Università Lateranense e dal Forum Internazionale di Azione Cattolica (Fiac), il convegno di sabato 31 gennaio (Domus Mariae – Roma, via Aurelia 481) intende approfondire l’idea di una pace che non si limiti all’assenza di guerra, ma che assuma il disarmo (materiale, culturale e istituzionale) come criterio di fondo dell’agire politico e delle relazioni internazionali. Nel suo messaggio, papa Leone XIV richiama con chiarezza la responsabilità collettiva di fronte a un sistema globale che investe sempre più risorse nella produzione di armi e sempre meno nella tutela dei diritti, nello sviluppo umano e nella prevenzione dei conflitti.
Una pace ‘disarmata’, anzitutto, nello stile: capace di rinunciare alla logica della forza, di smascherare la pretesa razionalità della guerra, di riaffermare la centralità del diritto e della non violenza attiva. Ma anche una pace “disarmante”, cioè dotata di strumenti concreti e credibili: dal disarmo nucleare alla riconversione degli investimenti, dalla difesa non armata all’educazione delle coscienze.
I lavori si apriranno con i saluti introduttivi di Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, e di Sandro Calvani, presidente del Consiglio scientifico dell’Istituto di diritto internazionale della pace ‘Giuseppe Toniolo’. La prima sessione, ‘La pace disarmata: stile e organizzazione’ (ore 10.30-13.00), affronterà le radici culturali e giuridiche della pace. Debora Tonelli, rappresentante della Georgetown University a Roma, proporrà una riflessione sulla non violenza come stile personale e politico. Tommaso Greco, docente di Filosofia del diritto all’Università di Pisa, offrirà una critica radicale della ‘ragion bellica’ che ancora permea il discorso pubblico. Gabriele Della Morte, docente di Diritto internazionale all’Università Cattolica del Sacro Cuore, si concentrerà sul ruolo del multilateralismo, della negoziazione e della certezza del diritto internazionale come architravi di un ordine di pace.
Nel pomeriggio, la seconda sessione, ‘La pace disarmante: strumenti’ (ore 14.00-16.00), entrerà nel merito delle scelte politiche, economiche e sociali. Don Luigi Ciotti, presidente di Libera-Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, affronterà il tema dei giusti investimenti e della nuova corsa agli armamenti, denunciandone le ricadute su democrazia e giustizia sociale. Carlo Cefaloni, redattore di Città Nuova, analizzerà il realismo del disarmo nucleare, oltre la retorica dell’inevitabilità.
Laila Simoncelli, avvocata, della Comunità Papa Giovanni XXIII, presenterà le prospettive della difesa non armata e non violenta e delle nuove forme di mobilitazione civile. Giulio Alfano, docente di Scienza politica alla Pontificia Università Lateranense, concluderà con una riflessione sull’educazione alla cultura della pace come investimento strategico per il futuro. A moderare l’intera giornata sarà Andrea Michieli, direttore dell’Istituto di diritto internazionale della pace ‘Giuseppe Toniolo’.
Il convegno si rivolge a studiosi, operatori pastorali, responsabili associativi, studenti e a quanti, nelle istituzioni e nella società civile, avvertono l’urgenza di ripensare la pace non come utopia disincarnata, ma come responsabilità storica e scelta politica esigente. In un contesto internazionale in cui la guerra tende a essere giustificata come necessità e il riarmo come inevitabile, la proposta di una pace ‘disarmata e disarmante’ si configura come un atto di resistenza culturale e come una piattaforma di lavoro per chi crede ancora nella forza del diritto, del dialogo e della non violenza organizzata.
Inoltre sabato 24 gennaio papa Leone XIV ha ricevuto in udienza Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, affrontando temi che hanno toccato il cuore della missione dell’Azione Cattolica e il suo servizio alla Chiesa e al Paese. In particolare, l’attenzione si è soffermata sull’impegno dell’Associazione per la pace, la cooperazione tra i popoli e la costruzione di relazioni ispirate alla fraternità, in un tempo segnato da conflitti, divisioni e nuove fragilità.
E’ stato inoltre sottolineato il valore del dialogo e della comunione tra le diverse realtà ecclesiali, come dimensione essenziale per una Chiesa capace di camminare insieme e di testimoniare il Vangelo nella complessità del mondo contemporaneo, sul modello proposto da Vittorio Bachelet, di cui quest’anno celebreremo il centenario della nascita. Ampio spazio è stato dedicato alla vocazione educativa dell’Azione Cattolica, tratto distintivo della sua storia e della sua presenza diffusa nelle parrocchie e nelle diocesi italiane. Un servizio che si esprime nell’accompagnamento delle persone di ogni età (ragazzi, giovani e adulti) e che contribuisce alla crescita integrale delle comunità, non solo sul piano ecclesiale ma anche su quello sociale e civile.
In questo orizzonte, è emersa con forza la responsabilità dei laici nel dare testimonianza nei territori, assumendo con consapevolezza le sfide del nostro tempo e abitandone le contraddizioni con uno stile evangelico. Il cammino dell’Azione Cattolica Italiana si colloca, come ricordato nel corso dell’udienza, nel solco fecondo del Concilio Vaticano II, che continua a orientare l’identità e l’azione dell’Associazione. Un riferimento vivo, che l’AC si impegna quotidianamente a tradurre in scelte concrete di corresponsabilità, partecipazione e servizio alla Chiesa locale e universale.
E’ stata richiamata anche la dimensione internazionale dell’esperienza associativa, condivisa con le AC presenti in molti Paesi del mondo, unite da una comune dedizione ai fratelli e alle sorelle, in particolare a quanti vivono situazioni di sofferenza, povertà e marginalità, e a coloro che cercano segni di speranza e di solidarietà. In questo contesto, Papa Leone XIV ha ricordato la ricca e luminosa tradizione spirituale dell’Azione Cattolica, segnata dalla testimonianza di numerosi santi e beati, e ha rivolto parole di incoraggiamento all’Associazione perché continui a essere sempre più missionaria e costruttrice di bene. Un’Associazione chiamata a dialogare e a incontrare tutti, senza esclusioni, e a rendere visibile, nella vita quotidiana, la gioia del Vangelo.
(Foto: Azione Cattolica Italiana)
Don Giovanni Fornasini: medaglia d’oro per la difesa della popolazione
Giovanni Fornasini (Pianaccio, 23 novembre 1915 – San Martino di Caprara, 13 ottobre 1944) presbitero antifascista e partigiano, medaglia d’oro al valor militare alla memoria, fu ordinato sacerdote il 28 giugno 1942 dal cardinale Giovanni Battista Nasalli Rocca di Corneliano. Venne nominato vicario della parrocchia di Sperticano e il 21 agosto 1942 diviene parroco.
Il 25 luglio 1943 fece suonare a festa le campane, quando venne a conoscenza della destituzione di Mussolini, fu attivo nella resistenza e vicino alla brigata partigiana ‘Stella Rossa’. Difese come poté dalle angherie dei nazisti la popolazione riuscendo a salvare diversi parrocchiani.
Nonostante non avesse combattuto sui monti per la libertà della Patria, don Giovanni combatté con le armi della cristiana carità, difendendo vecchi, madri, spose, bambini innocenti, facendogli scudo con la propria persona contro efferati massacri condotti dalle SS tedesche.
Incoraggiò combattenti e famiglie ad eroica resistenza. Per tutto ciò fu arrestato e, miracolosamente, sfuggî alla morte per riprendere subito il suo posto di pastore e di soldato, prima tra le rovine e le stragi della sua Sperticano distrutta, poi a San Martino di Caprara, dove fu ucciso.
Venne ucciso a bruciapelo a Casaglia di Caprara da un ufficiale tedesco, che lui aveva accusato apertamente dei delitti compiuti a Marzabotto. Il suo corpo decapitato venne ritrovato alla fine dell’inverno.
Il 18 ottobre 1998, a Marzabotto, il cardinale Giacomo Biffi, diede inizio al processo canonico di beatificazione di don Giovanni e di altri due sacerdoti (Ferdinando Casagrande e Ubaldo Marchioni) considerati ‘martiri di Monte Sole’.
A don Giovanni furono intitolate la scuola elementare di Porretta Terme e una via di Bologna. Un cippo lo ricorda nel cimitero di San Martino di Caprara, insieme ad altri quattro parroci (a loro volta assassinati dalle SS).
Il mondo chiede pace
Nel primo anniversario dell’invasione delle truppe russe, i vescovi dell’Ucraina hanno chiesto ai fedeli cattolici di pregare Dio per la pace con la preghiera e praticando penitenza e digiuno in quaresima, come hanno scritto i vescovi ucraini nel messaggio quaresimale; “Il cammino per riportare la pace in Ucraina, e nei nostri cuori, non sarà facile, ma sarà salvifico per tutti noi”.
Anselmo Palini: i rischi nucleari di una guerra
A poco più di un mese dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina, la situazione sul terreno e a livello diplomatico è a un’impasse. A Bruxelles si sono svolti tre incontri cruciali sulla crisi, con la partecipazione del presidente statunitense, Joe Biden. Al termine del vertice dell’Alleanza atlantica, il Segretario generale Jens Stoltenberg ha annunciato che la Nato si rafforzerà a est dispiegando nuove truppe in Bulgaria, Ungheria, Romania e Slovacchia.




























