Da Firenze parte la profezia della pace

“In questi giorni siamo stati sconvolti da qualcosa di tragico: la guerra. Più volte abbiamo pregato perché non venisse imboccata questa strada. E non smettiamo di pregare, anzi, supplichiamo Dio più intensamente. Per questo rinnovo a tutti l’invito a fare del 2 marzo, Mercoledì delle ceneri, una giornata di preghiera e digiuno per la pace in Ucraina. Una giornata per stare vicino alle sofferenze del popolo ucraino, per sentirci tutti fratelli e implorare da Dio la fine della guerra”.

Da piazza san Pietro, piena di molte bandiere dell’Ucraina, ieri è riecheggiata la parola di papa Francesco (doveva essere a Firenze), al termine della recita dell’Angelus, con l’invito ad una giornata di digiuno e di preghiera, perché la guerra è contro l’umanità: “Chi fa la guerra dimentica l’umanità. Non parte dalla gente, non guarda alla vita concreta delle persone, ma mette davanti a tutto interessi di parte e di potere.

Si affida alla logica diabolica e perversa delle armi, che è la più lontana dalla volontà di Dio. E si distanzia dalla gente comune, che vuole la pace; e che in ogni conflitto è la vera vittima, che paga sulla propria pelle le follie della guerra. Penso agli anziani, a quanti in queste ore cercano rifugio, alle mamme in fuga con i loro bambini… Sono fratelli e sorelle per i quali è urgente aprire corridoi umanitari e che vanno accolti”.

Infine, ricordando l’articolo 11 della Costituzione Italiana, il papa ha ripetuto la condanna della guerra: “Con il cuore straziato per quanto accade in Ucraina (e non dimentichiamo le guerre in altre parti del mondo, come nello Yemen, in Siria, in Etiopia…), ripeto: tacciano le armi! Dio sta con gli operatori di pace, non con chi usa la violenza”.

E da Firenze il presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti, concludendo l’incontro del Mediterraneo, ha parlato della ‘sapienza mediterranea’ di Gesù: “Anche la fede cristiana non è indottrinamento né autoconvincimento, ma ascolto di chi ci ha preceduto e confronto con altri compagni di viaggio.

Abbiamo bisogno di continuare a confrontarci con il Signore e con gli altri: rinchiusi nella nostra solitudine, come singoli, come Chiese e come popoli, rischiamo di trovare soluzioni inappropriate, se non distruttive. Ed è questa l’esperienza che abbiamo fatto, ascoltando le varie storie provenienti dalle sponde del Mediterraneo: il confronto ha favorito la comunione e la fraternità”.

Nel commentare il brano evangelico il card. Bassetti ha sottolineato il legame di fiducia tra sindaco e cittadini: “C’è un legame stretto tra il maestro e il discepolo, tra il pastore e il suo gregge, tra il sindaco e i suoi concittadini. Da chi guida gli altri ci si aspetta che intraveda il futuro prima e meglio degli altri grazie alla sua posizione privilegiata e che indirizzi i percorsi altrui verso il bene, anche quando questi sono in salita”.

In questo contesto esempio è Giorgio La Pira: “Ancora una volta Giorgio La Pira, che fu sindaco di questa città con grande sapienza cristiana, si staglia come una figura esemplare: una guida capace di ispirare la sua vita e le sue scelte a quelle del Figlio di Dio, che è venuto per servire e non per essere servito. Così ha reso Firenze una città in grado di tessere relazioni di pace con tutte le nazioni e tra tutte le nazioni”.

Gesù non condanna chi critica, ma chiede di andare oltre: “Gesù chiede di passare dalla critica alla compassione, dalla compassione al perdono e dal perdono alla fraternità. Ancora una volta mi pare di riconoscere qui la fiducia che egli ci accorda: non ci dà una norma dettagliata da applicare, ma ci offre una chiave di lettura etica, certo della nostra responsabilità”.

Il Vangelo offre l’occasione di diventare ‘albero buono’: “La parabola evangelica ci comunica la speranza che è possibile diventare alberi buoni, che producono frutti buoni. Ecco la terza immagine: l’albero e il suo frutto. Gesù lascia intendere come si può diventare ‘albero buono’: superando l’ipocrisia con l’aiuto dell’altro.

In questo modo cambierò il mio cuore e riuscirò a portare frutti buoni per me e per il mondo. Nel cuore, infatti, nascono l’odio o la fraternità. Per il Vangelo, il cuore ovvero l’interiorità della persona si raggiunge grazie alle relazioni con gli altri e alle nostre stesse azioni, che ci fanno da specchio”.

Per questo è ancora attuale il pensiero di Giorgio La Pira: “Nel passato questo insegnamento di Gesù ha già trovato spazio nel cuore di persone concrete come Giorgio La Pira, che sono diventate profeti di pace in un mondo che sembrava bloccato da tensioni latenti e guerre in atto. Ancora oggi la Parola di Dio rivela la speranza che cambiare il mondo sia possibile, a patto che cambi il cuore delle persone”.

La Pira è un testimone per i popoli che si affacciano nel bacino del mar Mediterraneo: “Possa il Mediterraneo, che è lo spazio geografico in cui il Figlio di Dio ha deciso di nascere e dove il suo Vangelo ha compiuto i primi passi, diventare una immensa cassa di risonanza di questo messaggio di fraternità.

Possano i popoli del Mediterraneo essere testimoni per il mondo intero di una pace possibile, quella che parte dal cuore convertito al Vangelo e produce scelte concrete per il bene di tutti”.

(Foto: Santa Sede)