Papa Francesco al Corpo Diplomatico: forte denuncia contro il pensiero unico

Dopo il periodo natalizio, come consuetudine, papa Francesco ha ricevuto in udienza il Corpo Diplomatico accreditato nella Santa Sede, evidenziando che i primi diritti sono ‘il diritto alla vita, dal concepimento alla morte naturale’ ed il diritto alla libertà religiosa, preceduto dal saluto di ringraziamento dal decano del Corpo Diplomatico, George Poulides, ambasciatore di Cipro presso la Santa Sede:

“L’anno della pandemia che si protrae ha visto la Sua figura prodigarsi incessantemente a favore della pace, della costruzione del dialogo, della difesa dell’ambiente e della protezione dei nostri simili più deboli e indifesi. In ogni modo ‘opportune et inopportune’, ha comunicato instancabilmente che non ci si salva da soli.

Come da Lei indicato nell’enciclica ‘Fratelli Tutti’ la pandemia è indubbiamente la prova del nostro tempo nella quale nessuno può isolarsi né come individuo né come collettività. Dalla crisi sanitaria dovuta al Covid-19 non è possibile uscire ritrovando la normalità perduta con le sue ineguaglianze e sofferenze ma cercando soluzioni nuove che facciano cambiare i nostri stili di vita”.

Il discorso del papa è stato molto ampio ed articolato, chiedendo di continuare nella lotta per debellare la pandemia: “E’ dunque importante che possa proseguire lo sforzo per immunizzare quanto più possibile la popolazione.

Ciò richiede un molteplice impegno a livello personale, politico e dell’intera comunità internazionale. Anzitutto a livello personale. Tutti abbiamo la responsabilità di aver cura di noi stessi e della nostra salute, il che si traduce anche nel rispetto per la salute di chi ci è vicino”.

Per il papa la cura è obbligo morale: “Purtroppo, constatiamo sempre più come viviamo in un mondo dai forti contrasti ideologici. Tante volte ci si lascia determinare dall’ideologia del momento, spesso costruita su notizie infondate o fatti scarsamente documentati.

Ogni affermazione ideologica recide i legami della ragione umana con la realtà oggettiva delle cose. Proprio la pandemia ci impone, invece, una sorta di ‘cura di realtà’, che richiede di guardare in faccia al problema e di adottare i rimedi adatti per risolverlo.

I vaccini non sono strumenti magici di guarigione, ma rappresentano certamente, in aggiunta alle cure che vanno sviluppate, la soluzione più ragionevole per la prevenzione della malattia”.

L’obbligo morale significa estendere a tutta la popolazione mondiale le cure: “Infine, occorre un impegno complessivo della comunità internazionale, affinché tutta la popolazione mondiale possa accedere in egual misura alle cure mediche essenziali e ai vaccini. Purtroppo occorre constatare con dolore che per vaste aree del mondo l’accesso universale all’assistenza sanitaria rimane ancora un miraggio.

In un momento così grave per tutta l’umanità, ribadisco il mio appello affinché i Governi e gli enti privati interessati mostrino senso di responsabilità, elaborando una risposta coordinata a tutti i livelli (locale, nazionale, regionale, globale), mediante nuovi modelli di solidarietà e strumenti atti a rafforzare le capacità dei Paesi più bisognosi”.

Dialogo e fraternità sono due elementi necessari per la cura dei mali del mondo, chiedendo l’abrogazione delle armi: “Naturalmente, tutti i conflitti sono agevolati dall’abbondanza di armi a disposizione e dalla mancanza di scrupoli di quanti si adoperano a diffonderle. A volte ci si illude che gli armamenti servano solo a svolgere un ruolo dissuasivo contro possibili aggressori. La storia, e purtroppo anche la cronaca, ci insegnano che non è così”.

Riprendendo le parole di san Paolo VI il papa ha sottolineato la necessità di mettere al bando le armi nucleari: “Tra le armi che l’umanità ha prodotto, destano speciale preoccupazione quelle nucleari. A fine dicembre scorso è stata ulteriormente posticipata, a causa della pandemia, la X Conferenza d’Esame del Trattato sulla Non-Proliferazione Nucleare, che era prevista a New York in questi giorni. Un mondo libero da armi nucleari è possibile e necessario. Auspico, pertanto, che la Comunità internazionale colga l’opportunità di quella Conferenza per compiere un passo significativo in tale direzione.

La Santa Sede rimane ferma nel sostenere che le armi nucleari sono strumenti inadeguati e inappropriati a rispondere alle minacce contro la sicurezza nel 21° secolo e che il loro possesso è immorale. La loro fabbricazione distoglie risorse alle prospettive di uno sviluppo umano integrale e il loro utilizzo, oltre a produrre conseguenze umanitarie e ambientali catastrofiche, minaccia l’esistenza stessa dell’umanità”.

Altro elemento sottolineato dal papa riguarda l’educazione, ricordando la triste piaga degli abusi sui minori: “La Chiesa Cattolica ha sempre riconosciuto e valorizzato il ruolo dell’educazione per la crescita spirituale, morale e sociale delle nuove generazioni.

E’ perciò ancor più per me motivo di dolore constatare come in diversi luoghi educativi (parrocchie e scuole) si siano consumati abusi sui minori, con gravi conseguenze psicologiche e spirituali sulle persone che li hanno subiti.

Si tratta di crimini, sui quali vi deve essere la ferma volontà di fare chiarezza, vagliando i singoli casi, per accertare le responsabilità, rendere giustizia alle vittime e impedire che simili atrocità si ripetano in futuro”.

Riguardo all’educazione il papa ha chiesto un uso sapiente delle tecnologie: “La pandemia ha impedito a molti giovani di accedere alle istituzioni educative, con detrimento del loro processo di crescita personale e sociale.

Molti, mediante i moderni strumenti tecnologici, hanno trovato rifugio in realtà virtuali, che creano legami psicologici ed emotivi molto forti, con la conseguenza di estraniare dagli altri e dalla realtà circostante e di modificare radicalmente le relazioni sociali.

Con ciò non intendo certo negare l’utilità della tecnologia e dei suoi prodotti, che consentono di connettersi sempre più facilmente e rapidamente, ma richiamo l’urgenza di vigilare affinché tali strumenti non sostituiscano i veri rapporti umani, a livello interpersonale, familiare, sociale e internazionale. Se fin da piccoli si impara a isolarsi, più difficile sarà in futuro costruire ponti di fraternità e di pace”.

L’altro punto sottolineato dal papa riguarda il lavoro: “Il secondo elemento che desidero brevemente richiamare è il lavoro… Abbiamo dovuto constatare come la pandemia abbia messo a dura prova l’economia mondiale, con gravi ricadute sulle famiglie e sui lavoratori, che vivono situazioni di disagio psicologico, prima ancora che difficoltà economiche.

Essa ha posto ancor più in evidenza le disuguaglianze persistenti in diversi ambiti socio-economici. Si pensi all’accesso all’acqua pulita, al cibo, all’istruzione, alle cure mediche. Il numero delle persone annoverate nella categoria della povertà estrema è in sensibile aumento”.

E senza lavoro non esiste sviluppo economico: “In questo quadro, la consapevolezza del valore del lavoro acquista un’importanza ulteriore poiché non esiste sviluppo economico senza il lavoro, né si può pensare che le moderne tecnologie possano rimpiazzare il valore aggiunto procurato dal lavoro umano.

Esso è poi occasione di scoperta della propria dignità, di incontro e di crescita umana, via privilegiata attraverso la quale ciascuno partecipa attivamente al bene comune e dà un contributo concreto all’edificazione della pace.

Anche in quest’ambito è perciò necessaria maggiore cooperazione tra tutti gli attori a livello locale, nazionale, regionale e globale, specialmente nel prossimo periodo, con le sfide poste dall’auspicata riconversione ecologica”.

Ha concluso chiedendo il rispetto dei diritti umani ed una giusta retribuzione: “Gli anni a venire saranno un tempo di opportunità per sviluppare nuovi servizi e imprese, adattare quelli già esistenti, aumentare l’accesso al lavoro dignitoso e adoperarsi per il rispetto dei diritti umani e di livelli adeguati di retribuzione e protezione sociale”.

(Foto: Santa Sede)

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