Roma si allea per i fragili

Oltre 2.500 persone, per il 52% italiani e più del 50% con un’età tra 35 e 54 anni, il 69,1% disoccupati: sono i fragili a rischio esclusione della città di Roma che hanno potuto accedere al Fondo ‘Gesù Divino Lavoratore’, istituito più di un anno fa dal vescovo di Roma, papa Francesco.

Il 12 giugno 2020 la diocesi, raccogliendo il mandato del papa e il suo stanziamento iniziale di un milione di euro per sostenere quanti erano colpiti dalla crisi economica dovuta alla pandemia da coronavirus, promuoveva l’Alleanza per Roma tra istituzioni pubbliche, enti del Terzo settore e fondazioni private, raccogliendo anche il contributo di Regione Lazio e Roma Capitale (entrambi con € 500.000). Al Fondo si sono poi aggiunte donazioni sia di aziende che di privati cittadini per altri € 201.000.

Il 31 luglio scorso, il progetto ha ufficialmente concluso la prima fase e nelle settimane scorse mons. Gianpiero Palmieri, don Benoni Ambarus, vescovo ausiliare delegato diocesano per la carità, il presidente della Regione Nicola Zingaretti e la sindaca Virginia Raggi hanno presentato il bilancio di € 2.203.100 impiegati alla data del 30 giugno 2021 nelle varie misure previste dal Fondo.

I 150 Centri d’ascolto parrocchiali, coordinandosi con circa 75 Presidi territoriali di Ascolto (in tutto quasi 500 volontari), hanno raccolto le richieste d’aiuto e proposto tipi d’intervento mirati sulle differenti necessità: ‘una tantum’ a sostegno di importanti morosità; contributi fino a 600 euro mensili (rinnovabili anche per 5 mesi) per colmare un’improvvisa mancanza di reddito; sostegni a progetti di piccola imprenditoria, per lo più artigianale, e di reinserimento nel mercato del lavoro attraverso corsi di formazione e tirocini formativi.

Alla data del 15 giugno le domande presentate erano 875, ma presumibilmente si arriverà a 920, mentre si stima che 2.500 siano le persone raggiunte e sostenute attraverso una o più misure del Fondo, per quasi tre quarti delle quali appartenenti a famiglie con 3 o 4 componenti – ma anche 9 o 10. Per quanto riguarda la nazionalità, la fragilità ha toccato per il 52% cittadini italiani, quindi nell’ordine persone provenienti da Bangladesh (4,1%), Egitto (3,9%), Perù (3,3%), Romania (2,7%).

La percentuale maggiore degli assistiti, il 73,4%, possiede un diploma di secondo grado (39,37%), mentre un altro terzo ha conseguito la licenza di primo grado. Un numero più basso, ma comunque significativo in termini assoluti, possiede una laurea, per il 7% di primo livello e per il 6,1% di secondo livello. Infine il 4,3% possiede una licenza elementare e il 2,5% è analfabeta.

Il 69,1% di chi ha fatto ricordo al Fondo era disoccupato, e precisamente il 44,3% aveva già perso il lavoro (44,3%) mentre il 24,8% non era mai stato occupato, come ha sottolineato la diocesi:

“Questo dato conferma l’obiettivo perseguito dal Progetto, cioè intercettare e sostenere quella parte di popolazione con maggiori fragilità e fortemente in crisi in termini occupazionali”.

Infatti il dato relativo agli occupati (26,5%) comprende anche uomini e donne con impiego irregolare o in cassa integrazione. Molto interessanti anche i dati relativi all’ultimo lavoro svolto: i settori che emergono maggiormente sono l’alberghiero e la ristorazione (35,6%), il commercio (14,5%) e la cura della persona (12,8%, soprattutto colf e badanti):

“I comparti che con maggiore rapidità e gravità sono stati colpiti dalle conseguenze del Covid-19, creando letteralmente da un giorno all’altro una schiera di persone senza lavoro”.

Presentando il progetto don Ambarus Benoni, direttore della Caritas di Roma, ha sottolineato l’efficacia del progetto: “Un’esperienza di sussidiarietà che ha messo in luce l’importanza della prossimità:

sono stati i parroci e i loro collaboratori che hanno accolto e ascoltato le tante storie di disagio e povertà, hanno poi mediato con le reti territoriali per vedere, tra le tante misure messe in atto dalle istituzioni, se ve ne fossero di appropriate affiancando a queste i diversi strumenti proposti dal Fondo ‘Gesù Divino Lavoratore’.

Come molte altre iniziative promosse dalla Diocesi di Roma, l’Alleanza intendeva essere un’opera-segno per rispondere ad un’emergenza con una risposta efficace, seppur limitata per numeri ed effetti, portatrice però di una profezia e di una testimonianza”.

Ed infine ha sottolineato la ‘creazione’ di reti solidali: “Le comunità si sono rese conto meglio di quello che stava succedendo, e incontrando le persone, le famiglie, hanno offerto non solo risorse finanziarie o percorsi lavorativi, ma anche compagnia, relazione, accompagnamento. Si è ingrandita la famiglia attorno alle famiglie che chiedevano aiuto; tutti siamo diventati più consapevoli che insieme possiamo fare tanto,  che con il poco possiamo fare molto”.

(Foto: Caritas Roma)

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