XIV Domenica: Gesù, rifiutato dai suoi, continua ad amare l’uomo

Il brano del Vangelo ci inserisce oggi nel grande tema della Fede. Questa è un dono dello Spirito santo per mezzo del quale l’uomo è chiamato ad abbandonarsi totalmente in Dio  prestando a Lui ‘il pieno ossequio dell’intelletto e della volontà’ ed accogliendo volontariamente la rivelazione data da Lui.

E’ Dio infatti con la sua grazia che ‘si rivela’ (toglie il velo) e ci fa apparire la verità di Dio, che è verità assoluta ed infallibile; superiore alle nostre capacità ma non contraria. Lo stesso uomo conosce bene se stesso solo alla luce di Dio; egli infatti è ‘imago Dei’ (immagine di Dio; è creato da Dio a sua immagine e somiglianza). Il mistero dell’uomo trova soluzione solo alla luce del mistero di Cristo (Gaudium et spes, 22).

La scena del vangelo si svolge di sabato nella sinagoga di Nazareth, dove Gesù era vissuto, era conosciuto come figlio di Maria e Giuseppe, come falegname del paese da tutti stimato e voluto bene. Perciò grande aspettativa nel popolo quando i suoi compaesani seppero della sua presenza e di quanto Egli aveva detto e fatto nei paesi circonvicini e soprattutto a Cafarnao.

L’aspettativa era profonda ma il popolo si sentì come investito da un ciclone quando Gesù, dopo aver letto un passo della Bibbia, disse: ‘Il tempo è compiuto, il Regno di Dio è vicino, convertitevi e credete al Vangelo’. Gli abitanti di Nazareth rimasero sconvolti:

essi conoscevano Gesù, figlio di Maria, onesto lavoratore; conoscevano di lui tutti i parenti; ma quando sentono i prodigi da Lui operati e le parole pronunciate rimangono solo scandalizzati: ‘Ma da dove gli vengono queste parole?’; poi rimasero delusi quando conobbero i suoi nuovi discepoli che, in fondo, erano solo ragazzi di fuori, pescatori, operai, gente che non aveva nulla di straordinario.

L’esperienza di Nazareth fu per Gesù assai dolorosa, come d’altronde dolorosa era stata nel passato l’esperienza di tutti i profeti che avevano parlato ed operato tra la propria gente, per cui Gesù dirà: ‘Nessuno è profeta accetto nella propria patria’.

Punto focale della incredulità è sempre l’identità di Gesù. Chi è Gesù?, domanda che un giorno Gesù stesso pose ai suoi discepoli: cosa dice la gente di Me?; domanda alla quale ne seguì subito un’altra ai suoi discepoli: cosa dite voi di Me?.

Allora è stato l’apostolo Pietro che rispose: ‘Tu sei Cristo, il Figlio di Dio vivo’  e Gesù di rimando: “Beato sei tu, Simone, figlio di Giovanni, perché quello che hai detto non è frutto della tua intelligenza, ma è lo Spirito Santo che te lo ha rivelato”.

La fede in Cristo Gesù è opera divina. Il vero cristiano non è colui che crede in Gesù per i miracoli e i prodigi da lui compiuti, la vera fede ha come fondamento la grazia di Dio. 

Gesù è veramente figlio di Maria, ma la sua grandezza deriva dall’essere vero Figlio di Dio. Come figlio di Maria era il falegname del paese: uomo piccolo e debole; come vero Figlio di Dio la potenza divina non annulla la debolezza propria dell’uomo ma la trasforma, la sorregge, lo rende fonte di salvezza per l’umanità.  Si diceva una volta: la Chiesa è una grande potenza nel mondo!

Lo affermò una volta anche Nixon, presidente americano, parlando con il papa Paolo VI, ed aveva ragione perché la Chiesa cristiana è debole solo umanamente parlando, ma è nello stesso tempo forte, assai forte perché ricca dei doni celesti per cui Gesù ebbe a dire: ‘Le porte degli inferi non prevarranno’. La Chiesa di Cristo è come una barca in mezzo ad un mare tempestoso, ma al timone di questa barca retta da Pietro, c’è sempre lo Spirito santo. 

Di che cosa avevano paura gli abitanti di Nazareth? I Nazaretani rifiutavano la novità. Il Profeta è sempre un uomo scomodo, attraverso il profeta Dio impone il suo stile e il suo passo all’uomo invitandolo a cambiare rotta:

‘Convertitevi, cambiate rotta, stile e mentalità’; scoprite l’uomo creato ad immagine di Dio con un’anima spirituale ed immortale, creato per il cielo; homo viator sempre impegnato a costruire la nuova civiltà dell’amore dove tutti sono chiamati ad essere fratelli e figli di Dio.

Una civiltà nuova dove alla base c’è rispetto, comprensione, simpatia, condivisione; consapevoli sempre che la vita è un cammino verso il cielo. Chi non ha fede, non può capire. Per conoscere ed accogliere Gesù è necessaria la Fede.

Una fede che ci porta a vincere la nostra pigrizia, l’attaccamento testardo alle nostre abitudini, alle sicurezze materiali fondate sul passato che impediscono di aprirci alla potenza dello Spirito Santo che opera sempre ‘cose nuove’.

L’incredulità è sempre un velo che copre la pigrizia. Abramo, uomo di fede, chiamato da Dio, lasciò tutto e partì. Noi cristiani, con il Battesimo, abbiamo ricevuto dallo Spirito  tre doni: Fede, Speranza, Carità, siamo chiamati perciò a ‘convertirci’, ad essere uomini nuovi, i veri profeti del terzo millennio perché si istauri il Regno dell’amore e, come l’apostolo Paolo, avere la gioia e il coraggio di superare l’amara esperienza del profeta disprezzato in patria propria, tra i propri parenti, per essere compartecipi nella realizzazione del regno di Dio, regno di giustizia e di amore dove tutti possiamo invocare Dio ‘Padre nostro che sei nei cieli’.

Come ci ricorda papa Francesco: La Chiesa di Cristo siamo tutti Clero e Laicato, sacerdoti e popolo di Dio con eguale dignità, come le due mani dell’uomo: l’una lava l’altra ed insieme realizzano la vera unità della Chiesa di Dio.

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