Dal Veneto un invito ad essere solidali

Alcuni giorni fa i vescovi del Nord Est si sono riuniti in streaming, confermando solidarietà a quanti vivono situazioni di lutto, sofferenza e fragilità, anche sul piano economico, e confidano che l’azione congiunta delle istituzioni e l’avviata campagna di vaccinazione possano presto ottenere risultati positivi e in grado di restituire sollievo alla vita quotidiana di persone, famiglie, comunità e imprese.

I Vescovi si sono interrogati sul compito e sulla capacità delle comunità ecclesiali di accompagnare la vita concreta delle persone (dai giovani agli anziani) e delle famiglie in questo tempo particolare, manifestando prossimità e aiuto, ma anche offrendo percorsi coinvolgenti e cammini di speranza per venir incontro ad interrogativi, alle domande di senso e alle questioni culturali ed antropologiche che emergono.

In tale contesto hanno, quindi, riaffermato la centralità della famiglia (sia nella vita civile che nell’azione pastorale) e il valore della domenica, giorno del Signore e della comunità ecclesiale che si ritrova ‘in presenza’ (pur con le necessarie attenzioni e limitazioni odierne), si riconosce e crede insieme:

“La conversione a Dio genera rapporti nuovi anche tra gli uomini: riconoscerci fragili e vulnerabili ci porta ad andare verso gli altri per portare insieme il peso del nostro limite”.

Su tale ‘fronte’ il vescovo di Adria-Rovigo, mons. Pierantonio Pavanello ha ricordato nella lettera ai suoi fedeli che occorre fare tesoro degli insegnamenti che abbiamo ricevuto dall’esperienza della pandemia:

“Innanzitutto abbiamo imparato che il deserto in cui il Signore ci conduce è dato dalle vicende concrete che ci troviamo ad affrontare come singoli e come comunità: pertanto non abbiamo bisogno di andare lontano o di uscire dalla nostra vita ordinaria.

Così come per il popolo ebreo il deserto è stato il luogo in cui il Signore si è fatto conoscere, oggi per noi è nella prova della pandemia, con le sue conseguenza in campo sanitario, economico e sociale che il Signore ci viene incontro per farci conoscere il suo progetto di salvezza e per stringere con noi la sua Alleanza”.

Però il vescovo ha sottolineato la difficoltà di tale conoscenza: “Incontrare il Signore nella pandemia non è facile né immediato: è necessario mettersi in ascolto di quello che il Signore ci vuole dire attraverso le vicende che ci troviamo a vivere. Per questo la Quaresima è tempo di ascolto della Parola: non un ascolto disincarnato, ma un ascolto capace di illuminare e dare senso a quanto stiamo vivendo, soprattutto alle sofferenze e alle prove di questo periodo”.

Ed ha ricordato che la Parola di Dio è sempre per il popolo: “Ricordiamo poi che la Parola di Dio è sempre rivolta ad un popolo: per questo non possiamo limitarci ad ascoltarla da soli, ma dobbiamo sforzarci di ascoltarla insieme con altri, aiutandoci a vicenda a comprenderne il messaggio.

Il primo luogo in cui sperimentare questo ascolto comunitario della Parola di Dio è la famiglia: proprio il lungo lockdown dell’anno scorso, quando non ci era possibile riunirci nelle chiese, ci ha spinto a riscoprire la dimensione domestica della vita cristiana. Sarà bene che ne teniamo conto anche per la Quaresima di quest’anno, valorizzando il sussidio per la preghiera in famiglia che la Diocesi mette a disposizione”.

E l’ascolto della Parola di Dio genera nuovi rapporti: “Dall’ascolto della Parola nascono la conversione a Dio e la riconciliazione con i fratelli. Convertirsi è ridare a Dio il posto che gli spetta nella nostra vita, accogliendo la nostra condizione di creature, vulnerabili e fragili…

La conversione a Dio genera rapporti nuovi anche tra gli uomini: riconoscerci fragili e vulnerabili ci porta ad andare verso gli altri per portare insieme il peso del nostro limite. L’esperienza della pandemia ci ha fatto scoprire che siamo dipendenti gli uni dagli altri per cui abbiamo bisogno di essere uniti e solidali.

Nella necessità però abbiamo constatato la fatica di collaborare e di convergere su obiettivi comuni: per questo la nostra società ha bisogno di riconciliazione: è questa la nostra missione di cristiani nel mondo di oggi, quel ‘ministero della riconciliazione’ che Gesù affida alla sua Chiesa”.

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