Nel ricordo di Cesare Pavese

Nella notte tra il 26 ed il 27 agosto 1950 lo scrittore Cesare Pavese si tolse la vita ed a 70 anni dall’evento il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, lo ha ricordato con un messaggio:

“Cesare Pavese moriva settant’anni fa lasciando nella cultura italiana il segno del suo prezioso e originale apporto. Scrittore, poeta, critico letterario, traduttore raffinato di autori americani e inglesi, Pavese è stato uno degli intellettuali italiani più significativi del Novecento. Fu animatore tra i più importanti e prestigiosi dell’editrice Einaudi.

Insieme ad altre personalità antifasciste riuscì a comporre un patrimonio di cultura, di pensiero, di letteratura, da cui il Paese ha tratto energia fin dagli anni della conquista della libertà e della democrazia e che poi ha contribuito alla formazione di tanti giovani.

Nella tormentata esperienza di uomo e di scrittore, Pavese ha cercato di tenere in relazione la solitudine dell’individuo moderno con le vicende della storia e l’impegno nella comunità. Il forte legame con la terra di origine è rimasto un tratto cruciale della sua personalità e della sua narrazione.

Ha pagato con sofferenze interiori un’intelligenza e una sensibilità fuori dal comune, ma proprio questa inquietudine e questo desiderio di piena umanità rendono ricca l’eredità delle sue opere e fanno sì che un simile tesoro sia oggi un bene comune degli italiani, tanto apprezzato anche in Europa e nel mondo”.

Mentre la Fondazione ‘Cesare Pavese’ ha ricordato lo scrittore, partendo dal suo ultimo messaggio (‘Perdono tutti e a tutti chiedo perdono’): “A 70 anni dalla morte è forse giunto il momento di discostarci dall’oscuro ‘Mito Pavese’ nato con il suicidio e caratterizzato dal chiacchiericcio attorno al dato biografico, all’appartenenza politica, agli amori e alle motivazioni che lo hanno portato in quella stanza di albergo, per tradurre il messaggio pavesiano in una rotta da seguire verso la ricerca, la consapevolezza e la vita.

Questo è il potere della cultura e della letteratura: essere una mappa esistenziale e le parole di Cesare Pavese, la sua letteratura, meritano di essere accolte per quello che sono, opere d’arte, immortali. Leggere Pavese oggi è porsi di fronte a un quadro quasi dimenticando l’autore e solo godendo del senso di straniamento stimolato dalla visione.

Perdoniamo Pavese e dimentichiamolo, non carichiamolo delle nostre frustrazioni e camminiamo insieme ai suoi personaggi sulle colline delle Langhe o sotto i portici della città. Non tentiamo di spiegare Pavese, leggiamolo, perché è ciò che ci ha chiesto”.

‘Verrà la morte e avrà i tuoi occhi’ è la sua ultima poesia, pubblicata nella raccolta omonima ed edita nel 1951 dopo il suicidio dell’autore. Il testo è incentrato sulla delusione amorosa che il poeta attraversa dopo la fine della storia con l’attrice americana Constance Dowling.  

“Verrà la morte e avrà i tuoi occhi; questa morte che ci accompagna dal mattino alla sera, insonne, sorda, come un vecchio rimorso o un vizio assurdo. I tuoi occhi saranno una vana parola un grido taciuto, un silenzio.

Così li vedi ogni mattina quando su te sola ti pieghi nello specchio. O cara speranza, quel giorno sapremo anche noi che sei la vita e sei il nulla. Per tutti la morte ha uno sguardo. Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.

Sarà come smettere un vizio, come vedere nello specchio riemergere un viso morto, come ascoltare un labbro chiuso. Scenderemo nel gorgo muti”.

(Foto: Biografieonline)

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